Islamofobia

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Proteste contro la costruzione di una moschea sul Ground Zero

Islamofobia è un neologismo che indica pregiudizio e discriminazione verso l'islam come religione e verso i musulmani come credenti[1].

Il termine può essere utilizzato per indicare due cose:

  • l'odio e un'irrazionale paura verso l'islam o verso i musulmani "in quanto credenti";
  • un'attitudine xenofoba verso i musulmani, presente nei paesi occidentali, e per analogia, verso gli abitanti indigeni (o dei quali i genitori sono originari) dei paesi a maggioranza musulmana (Medio Oriente, regioni del Magreb, Turchia, Africa subsahariana islamizzata)[2], ed in questo caso è analogo al neologismo giudeofobia.

Questa attitudine, in Occidente, talvolta sfocia in iniziative pubbliche atte a bloccare o rendere difficile la pratica della fede islamica, come i tentativi di vietare o bloccare la costruzione di moschee.

Spesso il termine islamofobia è confusa con l'antislamismo, cioè l'opposizione alle dottrine e pratiche politiche che mirano alla creazione di uno stato che trovi nella religione islamica i principi guida per regolarne la sfera economica, politica e sociale, oltre che religiosa (islamismo).

Due definizioni di islamofobia[modifica | modifica sorgente]

Islamofobia come pregiudizio contro l'islam e i musulmani[modifica | modifica sorgente]

Per Doudou Diène, consigliere generale delle Nazioni Unite[3], il termine islamofobia si

«riferisce ad una ostilità infondata ed alla paura verso l'islam, e di conseguenza la paura e l'avversione verso tutti i musulmani o la maggioranza di loro. Si riferisce ugualmente alle conseguenze pratiche di questa ostilità in termini di discriminazione, pregiudizi e trattameni ingiusti di cui sono vittime i musulmani (sia come individui sia come comunità) e loro esclusione dalla sfera politica e sociale di una certa importanza. Questo termine è stato creato per rispondere ad una nuova realtà: la discriminazione crescente verso i musulmani che si è sviluppata negli ultimi anni»

Per Vincent Geisser (ricercatore del CNRS e docente) "[l'islamofobia] è un razzismo antimusulmano".[4]

WordReference [5] così definisce:

(EN)
« Islamophobia : prejudice against Muslims; "Muslim intellectuals are afraid of growing Islamophobia in the West" »
(IT)
« Islamofobia: pregiudizio contro i musulmani; "Gli intellettuali musulmani sono spaventati dall'islamofobia crescente in occidente". »
(Wordreference)

Runnymede Trust utilizza il termine "islamofobico" per caratterizzare particolari punti di vista sulla religione musulmana. Considera, inoltre, che l'islamofobia è fonte di pericolo per la comunità musulmana ed anche per l'insieme della società.[6]:

(EN)
« The overall intention of the Commission is twofold:

(a) to counter Islamophobic assumptions that Islam is a single monolithic system, without internal development, diversity and dialogue, and;
(b) to draw attention to the principal dangers which Islamophobia creates or exacerbates for Muslim communities, and therefore for the well-being of society as a whole. »

(IT)
« Obiettivo generale della Commissione è duplice:

(a) combattere la crescente islamofobia per la quale l'islam è un sistema monolitico unico, senza sviluppo interno, diversità o dialogo e
(b) attirare l'attenzione sui principali pericoli creati o esacerbati dall'islamofobia sulle altre comunità musulmane e, di conseguenza, per il benessere della società nel suo insieme. »

(Runnymede Trust)

La rivista Le Reflet, utilizza il termine per indicare "degli attacchi satanici ed intollerabili verso l'islam", e poi ne individua le vittime[7]:

"I leader religiosi ne sono coscienti perché tutte le altre confessioni religiose hanno condannato questi attacchi satanici ed intollerabili contro l'islam.
Ma la stampa occidentale invece di condannare vigorosamente questa islamofobia, continua a parlare delle vittime e della loro religione, contribuendo in questo modo a rinforzare il sentimento di odio e di incomprensione nell'animo dei credenti."

Nel testo Pour le droit à la libre critique des religions sul sito Atheisme.org[8] si può leggere invece che "il termine islamofobia non esprime altro che il disgusto ed il rigetto dell'islam in quanto religione, in quanto sistema di pensiero totalizzante. L'islamofobia è il rifiuto dell'islam, non il rifiuto dei musulmani ne il rifiuto degli arabi o dei magrebini". E inoltre:
"I lettori di atheisme.org che si riconoscono nell'opposizione radicale alle religioni sono vivamente sollecitati a dichiararsi pubblicamente islamofobi al fine di creare un movimento coraggioso di contestazione verso questa religione, che non vale più delle altre."[9]

Claude Imbert, membro dell'Alto Consiglio per l'integrazione, fondatore ed editorialista del settimanale Le Point, il 24 ottobre 2003 afferma sulla catena LCI[10]:

Io sono un po' islamofobo. [...] Noi abbiamo il diritto di combattere il razzismo, d'accettare una pratica pacifica dell'islam. Ed io ho il diritto, io non sono affatto il solo in questo paese a pensare che l'islam - io dico proprio l'islam, non mi riferisco agli islamisti - come religione introduce una debilitazione d'arcaismo diverso, introduce una maniera di considerare la donna, di mortificare sistematicamente la donna [ed] inoltre la preoccupazione di sostituire la legge degli Stati con la legge del Corano, che in realtà mi rende islamofobo

L'arabista Enrico Galoppini, che ha dedicato un'opera al problema dell'islamofobia[11], ritiene che il fenomeno sia irresolubilmente legato alle "politiche atlantiste", e dunque coscientemente creato ad arte per inclinare l'opinione pubblica occidentale a favore delle campagne degli USA, della NATO e di Israele nel cosiddetto Grande Medio Oriente. Ad un livello più profondo - sostiene Galoppini constatando che è l'intero spettro delle opzioni politiche occidentali a contribuire, in un modo o nell'altro, alla formazione dell'idea di un "Islam come problema" - l'islamofobia tradisce la doppia valenza della formula dello "scontro di civiltà": strumentale (a livello di propaganda politica) e sostanziale (il dominio occidentale significa la diffusione di una società materialista, che vede quella islamica come un ostacolo poiché postula la presenza di una realtà divina).

Islamofobia come xenofobia contro i musulmani nei paesi occidentali[modifica | modifica sorgente]

Il dizionario Le Robert, edizione 2006, definisce l'islamofobia: "forma particolare del razzismo diretto contro l'islam ed i musulmani, che si manifesta in Francia attraverso atti di animosità ed una discriminazione etnica contro gli immigrati magrebini"[12].

L'islamofobia definisce così un'attitudine xenofoba verso i musulmani, presente nei paesi occidentali, e per analogia, verso gli abitanti indigeni (o dei quali i genitori sono originari) dei paesi a maggioranza musulmana (Medio Oriente, regioni del Magreb, Turchia, Africa subsahariana), ed in questo caso è analogo al neologismo giudeofobia.

Controversia sull'utilizzo del termine[modifica | modifica sorgente]

L'utilizzo del termine "islamofobia" ed i suoi equivalenti nelle diverse lingue sono di uso controverso: mentre alcuni movimenti ed istituzioni l'utilizzano senza problemi, altri lo rifiutano o considerano il suo uso come problematico , soprattutto pensando all'uso che ne fece Khomeini per sbarazzarsi del Tudeh Iraniano all'indomani della Rivoluzione islamista del 1979 che depose l'ultimo shah di Persia Reza Pahlevi.

Contrari all'utilizzo[modifica | modifica sorgente]

  • Caroline Fourest e Fiammetta Venner, fondatrici della rivista ProChoix,[13] vi scrivono: la "parola “islamofobia” è stata coniata dagli islamisti per intrappolare il dibattito e volgere l'antirazzismo a vantaggio della loro lotta contro la blasfemia. È vitale non impiegarlo più per combattere un nuovo razzismo ma piuttosto per designare la critica laica all'islam.",
    e con altri intellettuali o protagonisti dei media nell'appello "Insieme contro il nuovo totalitarismo"[14], detto anche "Manifesto dei dodici" : "Noi rifiutiamo di rinunciare allo spirito critico per paura di incoraggiare l’«islamofobia», idea sfortunata che confonde la critica dell'islam in quanto religione con il biasimo ai credenti.".
  • Didier Delaveleye, per il Mrax, scrive in Quando l'islamofobia mette a rischio la laicità[15]:

    ed ecco una parola che è nella hit-parade di quelle problematiche: islamofobia.

    Questo termine si è imposto oggi per indicare l'ostilità specifica verso la popolazione di religione o di origine musulmana. Tuttavia, questa semplice definizione pone già un problema perché letteralmente l'islamofobia non indica la paura del musulmano ma la paura di una particolare religione: l'Islam.

  • Infine, per Thomas Deltombe [16]:

In funzione delle possibili definizioni delle parole utilizzate, si devono distinguere due posizioni: l'islamofobia di tipo razzista («musulmano» come categoria etnica) o xenofoba (l'islam come elemento «straniero») e la critica legittima dei dogmi religiosi, qualsiasi essi siano.

A favore dell'utilizzo[modifica | modifica sorgente]

A loro volta, queste ultime posizioni sono state criticate, in quanto accusate di essere fortemente ideologizzate[17].

Tra gli stessi intellettuali favorevoli all’ utilizzo del termine “islamofobia”, non tutti dimostrano una posizione acritica verso il mondo islamico. Fra i musulmani stessi come fra gli studiosi non-musulmani.

Abbiamo, difatti, degli intellettuali nordafricani di religione e cultura musulmana fin dalla nascita ma residenti in Europa come gli algerini Khaled Fouad Allam e Tahar Ben Jelloun nonché l’ egiziano Sherif El Sebaie, che riconoscono sì _ specie nelle sue manifestazioni più provocatorie _  il concetto di “islamofobia”, ma ritengono dialetticamente altrettanto opportuno distinguere fra “Musulmani” e “Islamisti Politici”. Sia in Occidente che nei Paesi islamici, a reciproco beneficio di entrambi. Confidando così nel "fare cultura".

Il giornalista e scrittore non-musulmano Pietrangelo Buttafuoco, in maniera problematica che alterna Storia e attualità, riconosce nell’ “islamofobia” d’ Inizio Millennio un uso strumentale della Storia medievale ad opera della stessa matrice culturale materialista del laicismo anticlericale dell’ Ottocento. Di stampo culturale tardo-illuminista, il laicismo mirerebbe così alla “secolarizzazione” di ogni società e popolo presenti nel mondo. Pietrangelo Buttafuoco, siciliano, è inoltre consapevole e istruttivo circa l’ importanza della cultura araba in Sicilia; assieme alle altre: greco-romana pagana e normanna cristiana soprattutto.

Non senza destare polemiche nel proprio milieu culturale di cattolicesimo tradizionalista, l’ apologeta cattolico Vittorio Messori si è avvicinato in età più matura alle suddette posizioni di Pietrangelo Buttafuoco.   

Lo studioso Federico Maria Brega, anch'egli non-musulmano, si occupa di islam Balcanico, ritenendo  l’ Albania “un ponte fra culture in Europa” particolarmente interessante, per la cultura musulmana come per la cultura cristiana. Il tutto nonostante il durissimo Ateismo di Stato del dittatore Enver Hoxha, durato dal 1945 al 1985 e oltremodo inaspritosi nel 1967.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Definizione
  2. ^ Definizione tradotta dal dizionario Le Robert edizione 2006: "forma particolare del razzismo diretto contro l'islam ed i musulmani, che si manifesta in Francia attraverso atti di animosità ed una discriminazione etnica contro gli immigrati magrebini"
  3. ^ Une pétition contre l'islamophobie en France
  4. ^ Vincent Geisser, La nouvelle islamophobie, p21
  5. ^ (EN) [1]
  6. ^ Runnymede Trust
  7. ^ Le Reflet del 07/02/06, nell'articolo riprodotto sul sito africatime - Côte d'ivoire
  8. ^ Pour le droit à la libre critique des religions
  9. ^ Islamophobes, dénonçons-nous !
  10. ^ Claude Imbert, islamophobe déclaré - Acrimed | Action Critique Médias
  11. ^ Enrico Galoppini, Islamofobia. Attori, tattiche, finalità, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2008 [2]
  12. ^ dizionario Le Robert, edizione 2006
  13. ^ Islamophobie ? par Caroline Fourest et Fiammetta Venner
  14. ^ [3]
  15. ^ Quand l'islamophobie questionne la laïcité
  16. ^ Thomas Deltombein L'islam imaginaire: La construction médiatique de l'islamophobie en France, 1975-2005, Editions La Découverte ISBN 2-7071-4672-2, p.312
  17. ^ Minorites

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enrico Galoppini, Islamofobia: Attori, Tattiche e Finalità, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2008

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