Cyril Ramaphosa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cyril Ramaphosa
Cyril Ramaphosa in Tehran.jpg

Presidente della Repubblica Sudafricana
In carica
Inizio mandato 15 febbraio 2018[1]
Predecessore Jacob Zuma

Presidente del Congresso Nazionale Africano
In carica
Inizio mandato 18 dicembre 2017
Predecessore Jacob Zuma

Vicepresidente del Sudafrica
Durata mandato 26 maggio 2014 –
15 febbraio 2018
Presidente Jacob Zuma
Predecessore Kgalema Motlanthe
Successore carica vacante

Dati generali
Partito politico Congresso Nazionale Africano
Università Università di Limpopo
Università del Sudafrica

Matamela Cyril Ramaphosa (Soweto, 17 novembre 1952) è un avvocato, politico e sindacalista sudafricano, Presidente della Repubblica Sudafricana dal febbraio 2018.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Riconosciuto come un formidabile negoziatore e stratega, contribuì a rendere l'Unione Nazionale dei Minatori il più grande ed importante sindacato sudafricano.

"C'è una foto che mostra Ramaphosa al primo discorso di Mandela il giorno della liberazione, la grande festa a Città del Capo. In giacca e cravatta, il sindacalista dei minatori tiene il microfono al leader, mentre accanto un gruppo di ragazzi neri in maglietta bianca si allungano verso di loro speranzosi e incuriositi. Da lì in poi per alcuni anni Cyril, appena quarantenne, fu l'ombra del Vecchio. Aveva la sua agenda. Era il suo capo negoziatore con i bianchi"[2]. Giocò un ruolo fondamentale, assieme a Roelf Meyer del National Party, nei negoziati che posero fine al regime di apartheid e che portarono alle prime elezioni democratiche del 1994.

Dopo la mancata successione a Mandela si era ritirato dalla politica[3], per poi rientrarvi nel 2012 accettando la carica di vice segretario dell'ANC[4]: del partito divenne segretario generale nel 2017, ottenendo al congresso nazionale "2.440 voti contro i 2.261 della sfidante Nkosazana Dlamini-Zuma, ex moglie di Zuma"[5].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze sudafricane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine di Mapungubwe - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Mapungubwe
Gran Consigliere dell'Ordine del Baobab - nastrino per uniforme ordinaria Gran Consigliere dell'Ordine del Baobab
«Per il suo prezioso contributo ai negoziati multipartitici e alla convocazione dell'Assemblea Costituzionale nel redigere la nuova Costituzione durante la transizione dall'apartheid a un Sudafrica democratico.»
— 27 marzo 2009[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aveva assunto la carica ad interim il 14 febbraio 2018.
  2. ^ MICHELE FARINA, Mito dei «black diamonds» chiamato a salvare la patria; «Rama», il figliol prodigo che si riprende il Sudafrica, Corriere della Sera, 30 dicembre 2012, secondo cui Ramaphosa "non aveva mai considerato Mandela, ai tempi della prigionia, un leader credibile per il futuro. (...) Fu durante un incontro in carcere poco prima della liberazione, che Madiba lo conquistò. «Mi chiese come stavano mia moglie e mio figlio, sapeva tutto di me», disse Cyril in una delle rare interviste.
  3. ^ MASTROLILLI PAOLO, VIAGGIO NELLA CITTA' DOVE E' NATA LA RESISTENZA NERA SOWETO il colore dei soldi è corruzione, La Stampa, 31 agosto 2002: «"I leader migliori - spiega l'amico Mothobi - sono morti o si sono ritirati dalla politica. Steve Biko e Chris Hani sarebbero stati dei buoni presidenti, ma li hanno ammazzati. Cyril Ramaphosa, invece, si è dimesso per diventare uomo d'affari"". Era nato e cresciuto tra queste strade, Ramaphosa, e nel 1994 aveva preso meno voti solo di Mandela. Però Mbeki, che da ragazzo aveva vissuto in esilio invece di fare le rivolte, lo ha scavalcato nella corsa alla successione. (...) Come risposta, nell'aprile dell'anno scorso il ministro della Sicurezza Steve Tshwete ha accusato Ramaphosa di essersi alleato con altri due uomini d'affari, Tokyo Setwale e Mattheus Phosa, per rovesciare Mbeki».
  4. ^ Jacob Zuma guiderà per altri 5 anni il partito di Mandela, l'Anc, Il Giorno, 19 dicembre 2012.
  5. ^ Sudafrica; Ramaphosa mette fine al regno di Zuma, Corriere della Sera, 19 dicembre 2017.
  6. ^ (EN) Cyril Ramaphosa (1952 - ), su thepresidency.gov.za. URL consultato il 29 dicembre 2017.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN43060849 · ISNI (EN0000 0001 1461 7798 · LCCN (ENn85261750 · GND (DE135695104 · BNF (FRcb157837560 (data)