Joe Biden

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Joe Biden
Joe Biden official portrait 2013 cropped.jpg

47º Vicepresidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 20 gennaio 2009 –
20 gennaio 2017
Presidente Barack Obama
Predecessore Dick Cheney
Successore Mike Pence

Senatore degli Stati Uniti per il Delaware
Durata mandato 3 gennaio 1973 –
15 gennaio 2009
Predecessore J. Caleb Boggs
Successore Ted Kaufman

Presidente della Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 3 gennaio 2001 –
20 gennaio 2001
Predecessore Jesse Helms
Successore Jesse Helms

Durata mandato 6 giugno 2001 –
3 gennaio 2003
Predecessore Jesse Helms
Successore Richard Lugar

Durata mandato 4 gennaio 2007 –
3 gennaio 2009
Predecessore Richard Lugar
Successore John Kerry

Presidente del Comitato di controllo sul narcotraffico internazionale del Congresso degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 4 gennaio 2007 –
3 gennaio 2009
Predecessore Chuck Grassley
Successore Chuck Grassley

Presidente della Commissione sulla giurisdizione del Senato degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 6 gennaio 1987 –
3 gennaio 1995
Predecessore Strom Thurmond
Successore Orrin Hatch

Dati generali
Partito politico Democratico
Titolo di studio Juris Doctor e Bachelor of Arts
Università Università del Delaware
Università di Syracuse
Professione Avvocato
Firma Firma di Joe Biden

Joseph Robinette Biden Jr., meglio conosciuto come Joe Biden (Scranton, 20 novembre 1942), è un politico statunitense, membro del Partito Democratico e vicepresidente degli Stati Uniti sotto l'amministrazione Obama dal 2009 al 2017.

Senatore del Delaware dal 1973 al 2009, è successivamente diventato il candidato democratico per le elezioni presidenziali del 2020.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È nato in una modesta famiglia cattolica di origini irlandesi a Scranton, in Pennsylvania, figlio di Joseph R. Biden Sr. e di Catherine Eugenia, nata Finnegan. La nonna paterna, Robinette, discende da ugonotti francesi emigrati in Inghilterra e poi in Pennsylvania. Joseph Biden crebbe con due fratelli e due sorelle prima a Scranton e poi, dopo il suo decimo compleanno, a Claymont, nella contea di New Castle, nel Delaware, dove il padre vendeva automobili.

Laureato in Scienze politiche nel 1965 all'università di Newark, si specializzò in seguito in Legge, laureandosi nel 1968 a Syracuse, New York, per poi essere ammesso nell'albo degli avvocati nel 1969, attività esercitata per un breve periodo e con modesto successo. Eletto nel consiglio della contea di New Castle dal 1970 al 1972, proprio in quell'anno Biden venne eletto senatore per il Partito Democratico in rappresentanza dello Stato del Delaware. Nel 1966 sposò Neilla Hunter, incontrata a Syracuse, dalla quale ha avuto tre figli: Joseph R. "Beau" Biden, Robert Hunter e Naomi Christina.

La sua vita è stata segnata da un dramma familiare quando aveva solo 30 anni ed era appena stato eletto senatore. Verso la fine del 1972, la moglie Neila e i tre figli sono state vittime di un terribile incidente d'auto dalla dinamica non chiara[1]. La moglie e la figlia più piccola, Naomi Christina, di soli 13 mesi, sono rimaste uccise mentre gli altri due figli gravemente feriti. Joe Biden crebbe da solo i due ragazzi, e poi nel 1977, incoraggiato anche da loro a rifarsi una vita affettiva[2], si è risposato con Jill Tracy Jacobs, dalla quale ha avuto una figlia, Ashley, nata l'8 giugno 1981.[3]

Il figlio maggiore, Beau, è stato eletto procuratore generale del Delaware nel 2006 e nel 2010, dopo aver prestato servizio come capitano in un'unità della Guardia Nazionale del Delaware e nella guerra del 2003 in Iraq. Il 30 maggio 2015, durante il suo secondo mandato di vicepresidente, Beau Biden, candidato alla carica di governatore, morì a 46 anni per un tumore al cervello. Alla celebrazione funebre è intervenuto lo stesso presidente Obama, tenendo il discorso commemorativo.[4] Il secondo figlio, Hunter Biden, è avvocato a Washington. La sua partecipazione, dal giugno 2014, nella directory di una delle più grandi compagnie ucraine del gas, Burisma, ha sollevato polemiche legate in particolare all'incarico del padre.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Senatore del Delaware[modifica | modifica wikitesto]

Senatore nel 1972 per il Partito Democratico in rappresentanza dello Stato del Delaware (risiede a Wilmington), Biden ha conservato il suo incarico sino alla nomina alla vicepresidenza dell'Unione nel 2008.

Durante il mandato di senatore ha ricoperto numerosi importanti incarichi: dal 1987 al 1995 è stato Presidente della Commissione Giustizia del Senato federale, nel 2001 ha assunto il prestigioso incarico di Presidente della Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d'America ricoprendo lo stesso ruolo per ben tre volte e risultando alla sua guida in fasi cruciali per la politica estera statunitense come la risposta agli attentati dell’11 settembre 2001 e delle votazioni in Congresso sull’inizio delle ostilità contro l’Iraq di Saddam Hussein.[5] Dal 2007, contemporaneamente all'incarico di presidente della Commissione Esteri del Senato, Biden è stato presidente del Comitato di controllo sul narcotraffico internazionale del Congresso degli Stati Uniti d'America, incarico mantenuto fino al 2009 quando è stato nominato vicepresidente degli Stati Uniti.

Campagne presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 si è candidato alle primarie presidenziali democratiche, dichiarando d'ispirarsi al modello laburista di Neil Kinnock, ma nelle consultazioni venne sconfitto da Michael Dukakis. Nel 2004 è tentato dal candidarsi nuovamente alle primarie, ma alla fine ha rinunciato all'intento dichiarando di non essere disponibile nemmeno per fare il vice di John Kerry (per questo ruolo Biden ha suggerito al collega del Massachusetts il senatore John McCain, pur essendo quest'ultimo repubblicano).

Il 7 gennaio 2007 ha dichiarato in un'intervista televisiva di volersi presentare alle primarie del 2008 e il 30 gennaio è stato ufficialmente iscritto nell'elenco dei candidati.

Il 4 gennaio 2008, al termine del caucus dell'Iowa (primo test elettorale delle primarie) ha annunciato di volersi ritirare dalla competizione a causa dello scarso risultato ottenuto (0,93%)[6], ma il 22 agosto Barack Obama, il candidato alle elezioni presidenziali del 2008 per il Partito Democratico, ha annunciato durante un comizio elettorale a Springfield, Ilinois, che Joe Biden sarebbe stato il suo compagno di cordata nella corsa per la presidenza.[7] La candidatura è stata convalidata formalmente tramite un voto per acclamazione durante la Convention Democratica di Denver svoltasi dal 25 al 28 agosto 2008.[8].

Il 4 novembre 2008 la coppia Obama-Biden ha vinto le elezioni presidenziali sconfiggendo il ticket repubblicano composto dal senatore John McCain e dalla governatrice dell'Alaska Sarah Palin.

Vicepresidenza degli Stati Uniti (2009-2017)[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 2009 ha giurato ufficialmente, divenendo il 47º vicepresidente degli Stati Uniti, primo cattolico a ricoprire questa carica.[9] Nell'amministrazione Obama ha avuto un ruolo molto attivo come stretto consigliere del Presidente, per questo ebbe l'incarico di supervisionare la spesa per le infrastrutture del piano straordinario voluto da Obama per contrastare la grande recessione e di seguire tutta la politica estera degli Stati Uniti verso l'Iraq, fino al ritiro delle truppe USA nel 2011. Nello stesso anno si è opposto alla possibilità di proseguire la missione militare che aveva portato all'uccisione di Osama Bin Laden.

In virtù della sua grande esperienza nel Congresso, maturata in 36 anni di permanenza in Senato, nel marzo 2011 il presidente Obama diede al suo vice il compito di condurre i negoziati tra la Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana e la Casa Bianca per risolvere i problemi derivanti dai livelli di spesa federale, evitando così lo shutdown del governo.

Nel 2012, assieme al Presidente Obama, è stato rieletto per un secondo mandato sconfiggendo il ticket repubblicano formato da Mitt Romney e Paul Ryan[10] giurando ufficialmente il 20 gennaio 2013 nelle mani del giudice Sonia Sotomayor.

Durante il secondo mandato si è speso in diverse occasioni contro la violenza di genere contribuendo a far approvare nel 2013 la legge contro la violenza sulle donne. Questa legge ha visto tra i suoi sviluppi la creazione della Commissione per le donne alla Casa Bianca co-presieduta dallo stesso Biden con la Consigliera Valerie Jarrett. Inoltre, nel 2014, gli è stato dedicato il planetoide sednoide 2012 VP113, distante tra le 80 e le 446 UA e ribattezzato Biden in suo onore.[11]

Nel mese di ottobre 2015, dopo mesi di speculazioni, ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa nel Giardino delle Rose alla Casa Bianca, anche a seguito della morte prematura del figlio Beau, la sua scelta di non candidarsi per la presidenza degli Stati Uniti nel 2016, appoggiando di fatto la candidatura di Hillary Clinton nelle primarie del partito democratico.[12]

Il 28 febbraio 2016 Biden è intervenuto all'88ª edizione dei premi Oscar pronunciando un breve discorso in merito ai crimini con violenza sessuale e introducendo l'esibizione della cantante Lady Gaga.[13]

Il 15 maggio 2016 Biden ha ricevuto (insieme a John Boehner) la medaglia Laetare dall'Università di Notre Dame, considerata il massimo riconoscimento per i cattolici americani.[14]

Il 12 gennaio 2017 il presidente Obama ha deciso, tra gli ultimi atti della sua amministrazione, di assegnare al suo vice la Medaglia presidenziale della libertà, la massima onorificenza del Paese, definendo Biden come "un leone della storia americana e un esempio per le generazioni future".[15] La medaglia è stata assegnata "con distinzione", onore sin qui concesso solamente ad altre tre personalità: al Presidente Ronald Reagan, al Segretario di Stato Colin Powell e al pontefice Giovanni Paolo II.

Rapporto con Barack Obama[modifica | modifica wikitesto]

La stampa ha osservato come il rapporto tra il Presidente e il suo vice è stato uno tra i più solidi che si siano registrati nella storia della Presidenza statunitense. Durante un'intervista Biden raccontò che quando fu diagnosticata la malattia al figlio Beau decise di vendere la sua casa nel Delaware per sostenere i costi molto elevati derivanti dalle cure. Venutolo a sapere, Obama chiese immediatamente di incontrarlo e si offrì di pagare interamente le cure, evitando la vendita della casa di famiglia.[16] Durante la cerimonia di consegna della Medaglia Presidenziale della Libertà, il Presidente affermò, rivolgendosi a Biden: "Sei stato la prima scelta che ho fatto da candidato, e la migliore".[17]

Dopo la Vicepresidenza[modifica | modifica wikitesto]

Il vicepresidente Mike Pence e sua moglie Karen Pence salutano l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden e la dott.ssa Jill Biden durante la cerimonia di partenza alla 58ª inaugurazione presidenziale a Washington DC nel 2017

Nel 2017 Biden è stato nominato professore all'Università della Pennsylvania, con l'intenzione di concentrarsi su politica estera, diplomazia e sicurezza nazionale. Nel frattempo guida il Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement.

Dopo la morte del figlio Beau nel 2015, prosegue la sua agenda di lotta al cancro fondando la Biden Cancer Initiative, basata sul programma "Cancer Moonshot" lanciato quando era alla Casa Bianca. Da molti anni amico intimo del Senatore repubblicano John McCain, morto dello stesso tipo di cancro di suo figlio Beau, nel 2018 presenzia al suo funerale con un discorso commovente ("Mi chiamo Joe Biden. Sono un Democratico. E ho adorato John McCain").[18]

Il 30 marzo 2017, all'inaugurazione del Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement, rispondendo a uno studente che gli chiedeva quale consiglio volesse dare a Trump, Biden rispose che il Presidente avrebbe dovuto crescere e twittare meno, in modo da potersi concentrare seriamente sulle cose da fare nello Studio Ovale.[19]

Nei mesi successivi ha criticato la strumentalizzazione delle paure da parte di Trump, ha definito "dannosa" la guerra commerciale con la Cina e ha duramente criticato la scelta del Presidente di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, aprendo la strada all'aggressione dei turchi contro i curdi. Il 31 maggio 2017 Biden si è espresso sul cambiamento climatico definendolo "una minaccia esistenziale per il nostro futuro" e che rimanere nell'Accordo di Parigi era la scelta migliore per proteggere i nostri figli e la leadership globale americana. Quando Trump ha annunciato l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo, Biden ha criticato duramente la decisione sostenendo anche che la maggioranza degli americani non era affatto d'accordo con la decisione presa dal Presidente.[20][21]

Nel 2017 ha fortemente criticato la proposta di riforma sanitaria dei Repubblicani, definendola "un trasferimento di fondi dalla copertura sanitaria di milioni di americani a riduzioni fiscali per i più ricchi e le grandi aziende". Alla bocciatura della proposta da parte del Congresso, ha esultato su Twitter ringraziando chi aveva lavorato per difendere l'assistenza sanitaria degli americani.[22][23]

La candidatura alle elezioni presidenziali del 2020[modifica | modifica wikitesto]

Il logo della campagna di Joe Biden per le Presidenziali 2020

Dopo la vicepresidenza, dal 2017 al 2019 Biden ha espresso ripetutamente la possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020 e le speculazioni sulla sua possibile candidatura si sono progressivamente moltiplicate, specialmente dopo la pubblicazione delle sue memorie in un libro ("Papà, fammi una promessa").

Nel luglio del 2018 ha detto che avrebbe espresso la sua decisione pubblicamente nel gennaio 2019, poco dopo le elezioni di mid-term del novembre 2018, ma la data venne poi posticipata.

Il 25 aprile 2019, con la pubblicazione di un videomessaggio antirazzista di circa 3 minuti in cui attacca duramente il Presidente Donald Trump, Joe Biden ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alle primarie democratiche in vista delle elezioni presidenziali del 2020[24]. È la terza volta che si candida dopo quelle del 1988 e del 2008. Nelle 24 ore successive all'annuncio ha raccolto 6,3 milioni di fondi per la sua campagna, battendo tutti gli altri candidati democratici delle primarie. Il 18 maggio 2019 inaugura la campagna presidenziale con il primo comizio a Philadelphia (Pennsylvania), città in cui ha scelto di aprire il quartier generale. Il campaign manager della campagna è Greg Schultz, e fra i Senior Advisor figurano Symone Sanders, Anita Dunn e Cristobal Alex. Le frasi della campagna sono "Restore the Soul of America" ("Ripristinare l'anima dell'America") e "Our best days still lie ahead" ("I nostri migliori giorni sono ancora davanti").[25]

Programma[modifica | modifica wikitesto]

Il programma di Biden, democratico moderato, è progressista. Si pone come obiettivo la "ricostruzione della classe media", aumentando il salario minimo a 15 dollari l'ora, garantendo il rispetto dei diritti sindacali e approvando un piano di 10 milioni di posti di lavoro nella "rivoluzione verso la clean-economy". Il programma economico prevede un imponente investimento in infrastrutture e manutenzione (1.300 miliardi di dollari in 10 anni) per dare lavoro alla classe media, rendere l'economia degli Stati Uniti sostenibile dal punto di vista ambientale e arrivare a collegare anche le zone più rurali del paese.[26]

In politica estera e migratoria Biden propone di eliminare il Travel Ban che aveva sbarrato l’ingresso ai cittadini provenienti da Paesi a maggioranza musulmana come la Siria e di eliminare le politiche di asilo messe in campo da Trump (compresa la pratica che prevede la separazione delle famiglie di migranti irregolari al confine). Biden propone, inoltre, una rinnovata fiducia nella NATO e un rafforzamento della cooperazione con gli alleati. Per quanto riguarda l’Iran, il candidato promette che, nel caso in cui Teheran dovesse tornare a rispettare il patto sul nucleare, gli USA rientrerebbero nell’accordo del 2015.[27]

Per quanto riguarda il tema ambientale, secondo lui, si potrà trasformare la minaccia del riscaldamento globale in un’opportunità per rilanciare il settore energetico e dare impulso alla crescita economica. Ha detto che mira a rendere l’America una “superpotenza energetica”, sfruttando il sistema degli appalti pubblici per arrivare ad alimentare la nazione interamente grazie ad energia rinnovabile e promuovere la diffusione di veicoli elettrici. Ha detto che ha intenzione di imporre limiti stringenti sulle emissioni di metano, ridurre l’inquinamento atmosferico prodotto dal settore dei trasporti assicurandosi che vengano messe in pratica e migliorate le disposizioni contenute nel Clean Air Act. Si è impegnato a lavorare affinché gli Stati Uniti arrivino a produrre zero emissioni nette entro il 2050 e a richiedere alle società pubbliche di rivelare i rischi per il clima e le emissioni di gas climalteranti nelle loro operazioni e catene di approvvigionamento.[28]

Sul controllo delle armi, sostiene con forza provvedimenti molto stringenti sul loro utilizzo guadagnandosi l'avversione dell'NRA (National Rifle Association), l'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco. In passato, da Senatore, Biden l'ha già fronteggiata due volte riuscendo nel suo intento: nel 1993 è stato promotore al Congresso del "Brady hundgun violence prevention act", una delle più importanti leggi sul controllo delle armi che ha istituito il sistema di background checks, i controlli cui gli acquirenti vengono sottoposti per verificare che siano idonei al possesso di un’arma, e nel 1994 ha garantito, insieme alla senatrice Dianne Feinstein, l’approvazione di un divieto della durata di dieci anni sui fucili d’assalto e sui caricatori ad alta capacità. Da Presidente, ha detto, la affronterà di nuovo.[29]

Sulla sanità, Biden ha l’ambizione di ripartire dall’Obamacare, la più grande riforma della sanità negli Stati Uniti avvenuta nel 2010, per poi aggiungere ulteriori tasselli: dare la possibilità ad ogni cittadino di scegliere un’opzione di assistenza pubblica oltre che privata (e non solo a determinate categorie di cittadini), aumentare il valore dei crediti d’imposta per estendere la copertura a più lavoratori e concedere alle famiglie della classe media un credito d’imposta in più per aiutarle a pagare la copertura.

Per Biden, l’immigrazione è essenziale per definire l’identità degli Stati Uniti, i valori fondamentali del paese e le sue aspirazioni per il futuro. Per questo il vice di Obama vorrebbe riprendere da dov’è stato interrotto, ripristinando una legge (cancellata da Trump) che permetteva di rinviare di due anni o più l’espulsione dei minori entrati negli Usa illegalmente.[30]

Alla Corte Suprema, Biden ha dichiarato che da Presidente nominerà una donna afroamericana.[31]

La corsa alle primarie[modifica | modifica wikitesto]

Joe Biden nel 2019

Rimasto per mesi in testa a tutti i sondaggi a livello nazionale e considerato il front-runner favorito per la nomination, con l'inizio delle votazioni nel febbraio 2020 e con le sconfitte in Iowa (arrivato quarto) e New Hampshire (classificato quinto) molti hanno iniziato a considerare in declino la sua candidatura. Ottiene una piccola ripresa in Nevada, arrivando secondo dietro Bernie Sanders, ma è con la schiacciante vittoria nelle primarie della Carolina del Sud del 29 febbraio 2020 (48%), grazie al forte sostegno della comunità afroamericana, che rilancia la sua corsa in vista del Super Tuesday. Il 2 marzo riceve l'appoggio di Amy Klobuchar, Pete Buttigieg e Beto O'Rourke, tutti ex candidati ritiratisi dalle primarie [32].

Con il Super Tuesday del 3 marzo Biden, con la vittoria in 10 stati sui 14 al voto, ritorna ad essere il front-runner della corsa. Fra gli altri, ottiene la vittoria in Texas, in Minnesota (lo stato di Amy Klobuchar), Massachussets (lo stato della rivale ancora in corsa Elizabeth Warren), Virgina e North Carolina. In seguito ai risultati, Micheal Bloomberg ritira la candidatura e annuncia il suo appoggio a Biden.[33] L'8 marzo anche Kamala Harris, Senatrice della California ed ex candidata alle primarie, annuncia il suo appoggio a Biden.

Si consolida la sua posizione di front-runner democratico dopo le vittoria del 10 marzo in Idaho (49%), Mississippi (81%), Missouri (60%), soprattutto in Michigan (53%) e Washington (38%), due stati che furono vinti da Sanders nel 2016. Il 16 marzo, durante il primo dibattito televisivo solo con Sanders, annuncia che in caso di vittoria il suo "running mate", ovvero il candidato Vicepresidente, sarà una donna.[34] Il 17 marzo si impone ulteriormente trionfando in Florida (62%), Illinois (59%) e Arizona (44%).

Candidato dei Democratici alle elezioni presidenziali del 2020[modifica | modifica wikitesto]

L'8 aprile 2020, con il ritiro dell'unico sfidante rimasto in corsa, il Senatore del Vermont Bernie Sanders, diviene ufficialmente il candidato democratico in pectore alle elezioni presidenziali del 3 novembre, in cui sfiderà il Presidente uscente Donald Trump.[35][36] Secondo la CNN, fra le possibili scelte come candidata a Vicepresidente figurano le Senatrici ed ex candidate Kamala Harris (da tempo molto quotata), Elizabeth Warren e Amy Klobuchar. Fra le altre, anche Stacey Abrams, la governatrice del New Mexico Michelle Lujan Grisham e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.[37]

Già il 13 aprile, inaspettatamente, il Senatore Sanders e suo principale sfidante, annuncia il suo appoggio a Biden nella corsa presidenziale e chiede ai suoi sostenitori di supportarlo, specificando che lavorerà con lui per fare in modo che Trump sia sconfitto.[38] Il giorno successivo, il 14 aprile, l'ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama pubblica un videomessaggio di 11 minuti in cui annuncia il suo pieno sostegno a Biden, suo ex Vicepresidente alla Casa Bianca, illustrando le sue doti e le ragioni per cui ritiene che sarà un ottimo Presidente, ringranziando Sanders per la sua correttezza e sottolineando l'importanza dell'unità dei Democratici verso la sfida di novembre.[39] Il 15 aprile ottiene anche il sostegno della Senatrice ed ex candidata alle primarie Elizabeth Warren.[40] Il 28 aprile riceve l'appoggio anche dell'ex Segretario di Stato e candidata democratica alle elezioni presidenziali del 2016 Hillary Clinton.[41]

Fra i co-presidenti della campagna di Biden figurano, fra gli altri, Eric Garcetti (Sindaco di Los Angeles), Lisa Blunt Rochester, Valerie Biden Owens, Cedric Richmond e Gretchen Whitmer (Governatrice del Michigan).[42] Ad aprile, la campagna di Biden comunica di aver raccolto nel mese di marzo 2020 (quando non era ancora il presunto candidato democratico) 46,7 milioni di dollari da donazioni online,[43] superando le raccolte fondi della Clinton e di Obama rispettivamente del marzo 2016 e del marzo 2012.[44]

A maggio Biden compone, con la collaborazione di Bernie Sanders, dei gruppi di lavoro per sviluppare ulteriormente e al meglio il programma elettorale dei Democratici in vista delle elezioni presidenziali. Alla guida del gruppo per le strategie contro i cambiamenti climatici ha nominato Alexandra Ocasio-Cortez, una popolare deputata di New York che aveva appoggiato Sanders durante le primarie, ma che aveva proposto il "New Green Deal", un piano con l’obiettivo di rendere "verde” l’economia statunitense per salvare il paese dalla minaccia del riscaldamento globale.[45]

Malgrado i molti rinvii delle elezioni primarie negli Stati a causa della pandemia di Coronavirus, il 6 giugno 2020 Biden raggiunge la quota di 1.991 delegati, diventando il candidato in pectore del Partito per la presidenza, in attesa che questa candidatura sia sancita dalla Convention che si terrà in estate.[46] Al termine di tutte le votazioni, conclusesi l'11 agosto, Biden ha raccolto complessivamente 19.058.015 voti, è il candidato democratico che ha totalizzato più preferenze nella storia delle primarie democratiche degli Stati Uniti.

L'11 agosto annuncia ufficialmente di aver scelto la Senatrice della California Kamala Harris come sua candidata Vicepresidente. È la prima donna nera ad essere indicata in un ticket presidenziale.[47]

Il 18 agosto, nella seconda serata della Convention Democratica (organizzata e svolta a distanza, via streaming, a causa della pandemia di Coronavirus), viene ufficialmente designato quale candidato Democratico alle elezioni presidenziali di quell'anno. Fra gli altri, intervengono per sostenerlo l'ex First Lady Michelle Obama, il Senatore ed ex sfidante Bernie Sanders, la giovane deputata Alexandra Ocasio-Cortez, il Repubblicano ex governatore dell'Ohio e candidato alle primarie presidenziali repubblicane del 2016 John Kasich, l'ex Segretario di Stato repubblicano Colin Powell, oltre a Cindy McCain, vedova dell'ex Senatore e candidato Presidente Repubblicano del 2008 John McCain. Alla prima serata di lavori è intervenuto anche il fratello di George Floyd.[48][49]

Nel mese di agosto la campagna di Biden raccoglie circa 364 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record di raccolta fondi nelle elezioni statunitensi.[50][51]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia Presidenziale della Libertà - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Presidenziale della Libertà
— 12 gennaio 2017
Ellis Island Medal of Honor - nastrino per uniforme ordinaria Ellis Island Medal of Honor

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Croce della Terra Mariana (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Croce della Terra Mariana (Estonia)
Ordine di San Giorgio della Vittoria (Georgia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di San Giorgio della Vittoria (Georgia)
— 22 luglio 2009
Grand'Ufficiale dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) C. Douglas Golden, Always Remember Joe Biden Misled Everyone About Wife's Death, Blamed Innocent Man for Years, su The Western Journal, 17 ottobre 2019. URL consultato il 6 agosto 2020.
  2. ^ (EN) Seelye, Katharine Q., Jill Biden Heads Toward Life in the Spotlight, The New York Times, 24 agosto 2008. URL consultato il 25 agosto 2008 (archiviato il 10 dicembre 2008).
  3. ^ (EN) Jeet Heer, Joe Biden’s Secret Weapon Is Grief, su The Nation (a cura di), thenation.com, 12 giugno 2020.
  4. ^ Beau Biden morto a 46 anni. Il figlio del vicepresidente Usa era malato di tumore, su Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  5. ^ Andrea Muratore, Chi è Joe Biden, InsideOver, 11 febbraio 2020
  6. ^ Dal sito Politico.com
  7. ^ (EN) Sarà Biden il vice di Obama Scelto un esperto di politica estera - esteri - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 25 gennaio 2017.
  8. ^ (EN) La convention Democratica a Denver - Esteri - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  9. ^ La sorpresa di Obama a Joe Biden: la Medaglia della libertà, in Famiglia Cristiana. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  10. ^ Elezioni Usa, i risultati. Obama rieletto presidente, su Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2012. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  11. ^ (EN) Lucy McCalmont, Would-be dwarf planet called Biden, su Politico, 26 marzo 2014. URL consultato il 18 maggio 2020.
  12. ^ Biden: «Non mi candido alla Casa Bianca, fuori tempo per vincere», in Corriere della Sera. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  13. ^ Oscar 2016: Lady Gaga contro la violenza sessuale, a presentarla Joe Biden, su Repubblica Tv - la Repubblica.it, 29 febbraio 2016. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  14. ^ Allie Malloy CNN, Biden, Boehner lament negative politics in Notre Dame addresses, su CNN. URL consultato il 21 agosto 2020.
  15. ^ Obama sorprende Biden con un omaggio inaspettato (e il vicepresidente piange), su L'Huffington Post. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  16. ^ Barack-Joe, storia di un'amicizia alla Casa Bianca - VanityFair.it, in vanityfair.it. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  17. ^ Due amici, su Il Post, 13 gennaio 2017. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  18. ^ (EN) Biden outlines steps to pursue post-Obama 'cancer moonshot', su CNBC, 10 gennaio 2017. URL consultato il 15 aprile 2020.
  19. ^ (EN) Taylor Lorenz, Biden to Trump: 'Grow up' and 'stop tweeting', su TheHill, 30 marzo 2017. URL consultato il 15 aprile 2020.
  20. ^ (EN) Max Greenwood, Biden: Paris deal 'best way to protect' US leadership, su TheHill, 31 maggio 2017. URL consultato il 15 aprile 2020.
  21. ^ (EN) Morgan Chalfant, Biden: Paris climate deal exit ‘imperils’ national security, su TheHill, 1º giugno 2017. URL consultato il 15 aprile 2020.
  22. ^ (EN) Nicole Gaudiano, Joe Biden says Republican health care is a giveaway to the rich, su USA TODAY. URL consultato il 15 aprile 2020.
  23. ^ (EN) Julia Manchester, Biden rips Senate GOP healthcare bill, says it 'isn't about healthcare', su TheHill, 23 giugno 2017. URL consultato il 15 aprile 2020.
  24. ^ (EN) Jonathan Martin e Alexander Burns, Joe Biden’s 2020 Plan Is Almost Complete. Democrats Are Impatient, in NYTimes.com, 7 marzo 2019.
  25. ^ (EN) Joe Biden For President 2020: Official Campaign Website, su Joe Biden for President. URL consultato il 15 aprile 2020.
  26. ^ Chi è Joe Biden e qual è il suo programma | WSI, su Wall Street Italia, 5 febbraio 2020. URL consultato il 15 aprile 2020.
  27. ^ Chi è Joe Biden e qual è il suo programma | WSI, su Wall Street Italia, 5 febbraio 2020. URL consultato il 15 aprile 2020.
  28. ^ filippomaggioni, Chi è Joe Biden, che sfiderà Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, su LifeGate, 24 marzo 2020. URL consultato il 15 aprile 2020.
  29. ^ filippomaggioni, Chi è Joe Biden, che sfiderà Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, su LifeGate, 24 marzo 2020. URL consultato il 15 aprile 2020.
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  31. ^ Zeta - Una donna può aiutare a battere Trump, su Zeta, 17 marzo 2020. URL consultato il 15 aprile 2020.
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