Juan Manuel Santos

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Juan Manuel Santos
Juan Manuel Santos and Lula (cropped).jpg

Presidente della Colombia
In carica
Inizio mandato 7 agosto 2010
Vice presidente Angelino Garzón
Germán Vargas Lleras
Predecessore Álvaro Uribe Vélez

Ministro della Difesa Nazionale
Durata mandato 19 luglio 2006 –
18 maggio 2009
Presidente Álvaro Uribe
Predecessore Camilo Ospina Bernal
Successore Freddy Padilla de León (ad interim)

Ministro delle Finanze e del Credito Pubblico
Durata mandato 7 agosto 2000 –
7 agosto 2002
Presidente Andrés Pastrana Arango
Predecessore Juan Camilo Restrepo Salazar
Successore Roberto Junguito Bonnet

Ministro del Commercio Estero
Durata mandato 18 novembre 1991 –
7 agosto 1994
Presidente César Gaviria
Predecessore -
Successore Daniel Mazuera Gómez

Dati generali
Partito politico Partito Liberale Colombiano (prima del 2005)
Partito Sociale di Unità Nazionale (dal 2005)
Tendenza politica Socialismo liberale
Liberalismo conservatore
Terza via
Titolo di studio PhD in Economia
Università Università del Kansas
London School of Economics and Political Science
John F. Kennedy School of Government, Università di Harvard
Professione Giornalista
Firma Firma di Juan Manuel Santos
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la pace 2016

Juan Manuel Santos Calderón (Bogotà, 10 agosto 1951) è un politico, giornalista ed economista colombiano, Presidente della Colombia in carica dal 7 agosto 2010 e premio Nobel per la pace nel 2016[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte dei Santos, una tra le famiglie più potenti e influenti di Bogotà: il nonno fu il giornalista Enrique Santos Montejo "Calibán" e il fratello di quest'ultimo (ossia il prozio) fu l'ex presidente Eduardo Santos Montejo, che fu il padrone e direttore de El Tiempo. È il cugino germano (parte paterna e materna) dell'ex vicepresidente della Colombia, Francisco Santos Calderón.

Studiò Economia e commercio negli Stati Uniti, ottenendo varie lauree honoris causa da Harvard.

Tornato in Colombia si iscrisse all'Ordine dei Produttori di Caffè Colombiani (1972) e nello stesso tempo assunse la vicedirezione de El Tiempo, periodico della famiglia Santos fin dalla fondazione.

Si è sposato due volte ed ha due figli.

Il primo ottobre 2012 ha reso noto di soffrire di un cancro alla prostata, a cui è stato operato due giorni dopo, per poi essere dimesso il 6 dello stesso mese completamente guarito.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua lunga carriera politica, è stato Ministro del Commercio con il Presidente César Gaviria, e Ministro dell'Economia con il Presidente Andrés Pastrana Arango.

A partire dal 2002 Santos fu uno dei creatori del Partito sociale di unità nazionale.

Fu nominato Ministro della Difesa durante il secondo governo del Presidente Alvaro Uribe, nel 2006. Durante questo periodo fu l'artefice dei peggiori colpi all'organizzazione rivoluzionaria FARC. Si ricordano l'operazione Fenix (nella quale fu ucciso il comandante Raul Reyes in territorio ecuadoriano grazie a un attacco aereo e terrestre condotto contro un suo accampamento, da aviazione ed esercito colombiano, scatenando una crisi diplomatica tra Colombia ed Ecuador e tra Colombia e Venezuela), e l'operazione Scacco, nella quale fu liberata Ingrid Betancourt.

Come Ministro della Difesa rimase implicato nel grande scandalo dei falsi positivi in conseguenza di cui si dimise dal suo incarico. Come Ministro della Difesa rimase implicato nel grande scandalo dei falsi positivi in conseguenza di cui si dimise dal suo incarico. Almeno 4.000 civili sono stati eseguiti[2] e il tasso di impunità sarebbero il 98,5% per i criminali di guerra secondo l'ONU.[3]

Presidente della Colombia[modifica | modifica wikitesto]

Candidato alle presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 giugno 2010, nella seconda tornata elettorale delle elezioni presidenziali colombiane, sconfisse il candidato del Partito Verde Antanas Mockus, ottenendo il 69% dei suffragi (circa 9.004.000 voti), e assunse la carica di Presidente della Colombia il 7 agosto dello stesso anno.

Alle elezioni presidenziali in Colombia del 2014 si ricandidò e venne rieletto il 16 giugno al secondo turno con il 51% dei voti contro il 45% ottenuto da Óscar Iván Zuluaga del Centro Democratico.

Scandalo Odebrecht[modifica | modifica wikitesto]

L'ufficio del procuratore generale ha sostenuto che le campagne di successo di Santos nel 2010 e nel 2014 hanno ricevuto denaro dalla Odebrecht impresa al centro di uno scandalo di corruzione che coinvolge diversi stati dell'America Latina.

Il 14 marzo 2017 Santos ha riconosciuto che per la sua campagna presidenziale del 2010 ha ricevuto pagamenti illegali da conglomerato brasiliano Odebrecht.

I pubblici ministeri degli Stati Uniti hanno affermato che tra il 2002 e il 2016, Odebrecht ha pagato centinaia di milioni di dollari in tangenti riguardanti progetti di infrastrutture in 12 paesi, tra cui Brasile, Argentina, Colombia, Messico e Venezuela.[4]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Disputa con il Nicaragua[modifica | modifica wikitesto]

In politica internazionale Santos si è dovuto occupare di una disputa con la vicina Nicaragua che rivendica uno spostamento dei confini marittimi colombiani. Si tratta di un contenzioso aperto da lungo tempo riguardante il possesso del Dipartimento dell'Arcipelago di San Andrés, Providencia e Santa Catalina e delle acque dell'arcipelago dei Caraibi ricche di giacimenti di idrocarburi. Il Trattato Esguerra-Barcenas del 24 marzo 1928, sanciva il riconoscimento della sovranità colombiana sull'Arcipelago di San Andrés e su tutti gli isolotti circostanti. Nel febbraio del 1980, la Giunta di ricostruzione nazionale guidata dal neo Presidente sandinista Daniel Ortega annunciò che il Nicaragua considerava nullo il Trattato Esguerra-Barcenas poiché si trattava di un accordo concluso in un’epoca in cui il Nicaragua era occupato dagli Stati Uniti e quindi non esprimente la reale volontà del paese. Nel 2001 la disputa arrivò davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.[5][6]

Il 13 dicembre del 2007, la Corte decise che, nonostante le obbiezioni del Nicaragua, il Trattato del 1928 è da considerarsi legittimo. La Corte, inoltre, fece sapere che il Trattato del 1928 non risolveva la questione della delimitazione marittima tra le parti e si riconosceva competente a trattare il tema e trovare una soluzione alla disputa. In sostanza la Corte riconosceva la sovranità colombiana sulle isole maggiori ma non si pronunciava sul tema dello spazio marino e sulle isole minori. Dopo aver ricevuto questo primo parziale verdetto il Nicaragua decise di avanzare un secondo riesame del caso sempre davanti alla Corte Internazionale.[6]

Il secondo verdetto arrivò il 12 novembre del 2012 e benché la Colombia vide riconosciuta la propria sovranità sulle isole maggiori e anche su quelle minori, il Nicaragua di Ortega ottenne un formale riconoscimento di una zona economica esclusiva nicaraguense fino a 200 miglia nautiche (370 chilometri) dalla costa. Questo significa un trasferimento di circa 75 mila chilometri quadrati di mare (più o meno il 40% delle acque controllate dalla Colombia e del corrispondente spazio aereo) nelle mani di Managua. A ciò va aggiunto che lo spazio marino che la Corte ha riconosciuto al Nicaragua è particolarmente ricco di gas naturale e risorse petrolifere, la cui esistenza ha reso ancora più tese le relazioni tra i due paesi. A seguito della sentenza della Corte Ortega dichiarò che avrebbe inviato immediatamente le prime navi della marina nelle acque appena ottenute, il Presidente Santos di contro dichiarò che non avrebbe ritirato le sue, aggravando la situazione notevolmente.[6]

Molto colpiti dalla sentenza furono i pescatori locali delle varie isole dell’Arcipelago che abitualmente pescavano nella porzione di mare che ora è passata al controllo nicaraguense insieme al carico di aragoste che rappresentava circa l’80% del pescato colombiano ed il pesce più pregiato, quello esportato all'estero e offerto ai turisti dei numerosi resort situati sulle isole.[6]

La risposta immediata della Colombia alla sentenza fu una dichiarazione del Presidente Santos di voler ritirare il suo paese dal Patto di Bogotà, famoso trattato firmato proprio nella capitale colombiana nel 1948 e che stabiliva che tutti i paesi dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ricorressero ad un regolamento pacifico delle controversie regionali attraverso la Corte Internazionale di Giustizia.[6] Il 28 novembre del 2012, il Presidente Santos ha affermato che il suo paese non riconoscerà più la giurisdizione della Corte e che:"i confini di nessuna nazione possono essere decisi da una sentenza giudiziaria ma dovranno essere concordati in un nuovo trattato tra i due paesi direttamente interessati" affermando anche: "I colombiani sono ancora indignati dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che pretende dare al Nicaragua una parte significativa dei nostri diritti storici ed economici nei Caraibi. Sottoscriveremo una lettera di protesta che verrà firmata anche dai nostri paesi vicini di Giamaica, Costa Rica e Panama e che io personalmente presenterò al Segretario Generale delle Nazioni Unite".

Forte delle risultato ottenuto, Ortega ha dato il via alle operazioni di estrazione di petrolio che sono cominciate nel mese di agosto e che già hanno suscitato aspre critiche provenienti non solo dal governo colombiano ma anche da molti attivisti ambientalisti che ritengono che tale invasività vada a deturpare una delle barriere coralline più belle al mondo, il reef di Old Providence.

Ad oggi, 2017, la crisi non si è ancora risolta.

Dispute con il Venezuela[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 si è verificata una crisi diplomatica tra la Colombia ed il Venezuela innescata dalle accuse mosse dal presidente colombiano Alvaro Uribe nel luglio di quell'anno riguardo al fatto che il governo venezuelano stava dando ai guerriglieri FARC e ELN rifugio sicuro nel suo territorio. Uribe ha presentato alcune prove all'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) derivanti dai computer portatili acquisiti in un raid delle forze governative colombiane su un campo FARC in Ecuador (che aveva scatenato la precedente crisi diplomatica andina del 2008). In risposta alle accuse, il Venezuela ha interrotto le relazioni diplomatiche, ventilando l'ipotesi di una possibile guerra.

Il 10 agosto dello stesso anno, appena pochi giorni dopo l'insediamento di Santos come nuovo presidente della Colombia il governo venezuelano ha accettato di ripristinare le relazioni bilaterali e di ristabilire i legami diplomatici. I due hanno anche espresso l'ottimismo riguardo ai risultati positivi del loro primo incontro[7][8] risultato della mediazione del segretario generale dell'UNASUR, Néstor Kirchner, che ha dichiarato: "Noi latinoamericani abbiamo dimostrato di poter risolvere i nostri problemi".[9][10]

L'accordo tra i due presidenti ha comportato l'istituzione di commissioni bilaterali relative agli investimenti commerciali, economici, sociali, infrastrutturali e di sicurezza. L'accordo ha dichiarato l'obiettivo di incentivare relazioni bilaterali stabili attraverso l'adesione al diritto internazionale, il principio di non interferenza negli affari interni e il rispetto della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale. Il Venezuela ha ammesso che la Colombia ha un diritto giuridico a firmare accordi militari con gli Stati Uniti, "purché nessuno di questi accordi interessi la sovranità dei vicini o diventi una minaccia".[11] I due presidenti si sono impegnati a mandare ambasciatori nell'altrui capitale per lavorare su ulteriori dettagli riguardanti questioni finanziarie e militari.[7] Santos, in seguito, ha affermato di aver ricevuto rassicurazioni da parte di Chávez riguardo al suo impegno a non consentire ai gruppi di guerriglia di stabilire un campo all'interno del Venezuela, inviando due brigate di fanteria e delle forze aeree nei pressi delle frontiere per fermare le eventuali attività del FARC sul territorio venezuelano.

Nel maggio 2015 si è verificata una nuova crisi diplomatica fra Bogotà e Caracas riguardo al territorio e alla zona marittima del Dipartimento di La Guajira, i cui confini sono ancora in corso di definizione. La crisi è stata originata dal decreto n. 1787 del 26 maggio 2015 del presidente venezuelano Maduro, il quale stabilisce “zone operative di difesa integrale marittima e insulare” e prevede anche l’invio di truppe nelle zone contese tra i due paesi e tra Venezuela e Guyana. L'atto afferma: “Si riconosce l’esistenza di aree marittime ancora da delimitare che richiedono l’attenzione dello Stato venezuelano fino a che non si stabilisca una demarcazione definitiva in modo amichevole”.[12]

Il provvedimento era volto a riaffermare la sovranità nella Esequiba, una zona contesa alla Guyana, poiché il governo guyanese sorretto da Ue e Stati Uniti aveva appena autorizzato l’esplorazione petrolifera della zona a una multinazionale statunitense. Tuttavia era oggetto del decreto anche La Guajira. Ciò ha provocato le proteste formali colombiane, nelle quali si condanna l’azione unilaterale venezuelana sulla zona. Maduro ha definito “esagerata” la protesta colombiana, ed ha risposto con l’invito a riprendere i lavori della Commissione Binazionale di Alto Livello (Coban), per dirimere la questione. Santos ha risposto accettando la proposta venezuelana, ma ha puntualizzato: “Vogliamo che rispondano al contenuto della nostra protesta, che ci diano spiegazioni e che rettifichino il contenuto di quel decreto, e allora, molto volentieri convocheremo la Coban per continuare a negoziare una soluzione a questo problema”.[12]

La risposta scritta da Caracas recitava: “La Repubblica Bolivariana del Venezuela è sorpresa dal tenore delle dichiarazioni del Governo della Colombia, che si scandalizza ed esagera i ricatti e le menzogne mediatiche che cercano di sostituire i validi canali diplomatici e il dialogo dovuto fra paesi vicini”.[12] Nella nota, tuttavia, si ribadisce l’accordo circa la convocazione della Commissione Binazionale e si “ratifica i vincoli di amicizia e unione tra entrambe le repubbliche”, non prima di sottolineare che il Venezuela “ha rispettato, rispetta e rispetterà tutti i trattati internazionali validamente firmati” e di ripudiare “le campagne anti-venezuelane cariche di odio che, da Bogotà, sottoscrivono e promuovono elementi oligarchici locali”.[12]

La crisi è successivamente rientrata dopo l'abrogazione del decreto da parte del governo venezuelano.[13]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Negoziato con le FARC[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 23 febbraio e il 26 agosto 2012, a L'Avana, Cuba, FARC e governo colombiano presero parte ad alcuni incontri esplorativi per valutare la possibilità di intraprendere dei dialoghi mirati a ottenere la fine del conflitto, “condizione essenziale alla costruzione di una pace stabile e duratura”.[14] Secondo alcuni sondaggi, il 72% della popolazione appoggiava il processo di pace, e solo il 33% riteneva possibile un'uscita dal conflitto per via militare.[15] Il sostegno al processo era rilevante anche in campo internazionale, contando su personalità come quella dell'ex presidente statunitense Jimmy Carter[16] o di movimenti politici di ampio respiro come il Forum di Sao Paulo, che il 25 gennaio 2013 emise un documento, approvato all'unanimità, di “pieno sostegno ai dialoghi dell'Avana, esigendo dal presidente Santos garanzie democratiche per tutte le organizzazioni coinvolte, per la sinistra e per il movimento sociale”[17]

Il 18 ottobre 2012 le FARC e il governo colombiano hanno presieduto la conferenza stampa d'inaugurazione ufficiale dei Dialoghi di Pace a Oslo, in Norvegia. Il 19 novembre i dialoghi sono effettivamente iniziati all'Avana, a partire dal primo dei sei punti in agenda: Politica di sviluppo agrario integrale, Partecipazione politica, Fine del conflitto, Soluzione al problema delle droghe ad uso illecito, Vittime e, infine, Implementazione. Lo stesso giorno, la guerriglia, accogliendo una proposta del gruppo "Colombiani per la Pace", annuncia un cessate il fuoco unilaterale “necessario perché le parti che iniziano il dialogo ottengano il proposito desiderato da tutti i colombiani”, con validità dal 20 novembre del 2012 alla mezzanotte del 20 gennaio del 2013.

Nonostante le reiterate richieste levate da più parti, la delegazione del governo Santos si rifiuta di proclamare la tregua, e le operazioni militari delle Forze Armate proseguono ininterrotte, con bombardamenti su accampamenti guerriglieri seguiti da azioni di truppe di terra.[18] Durante un'operazione sotto copertura eseguita dal generale Alzáte nel novembre 2014 in una comunità del Chocó (nordovest), questi viene arrestato da un'unità della guerriglia che presidia la zona e fatto prigioniero. Il presidente Santos sospende i dialoghi di pace venendo meno all'impegno di non permettere che gli eventi che accadono in Colombia, come conseguenza della guerra, danneggino il processo di pace. Le FARC decidono in ogni caso di liberare il generale[19], e decretano un ulteriore cessate il fuoco delle attività offensive a tempo indefinito per preservare il processo di pace, chiedendo al governo maggiore impegno e reciprocità a partire dall'esperienza ottenuta dalla vicenda del generale Alzáte[20].

In particolare le FARC chiedono di ascoltare i movimenti sociali colombiani che ritengono imprescindibile per il processo di pace un cessate il fuoco bilaterale[21]. Nel marzo 2015 Santos ordina la sospensione per un mese dei bombardamenti sugli accampamenti delle FARC, escludendo però l'ELN da questa misura. Il gesto è qualificato dalle FARC come poco credibile[22]. Dall'inizio delle conversazioni, le FARC richiedono la partecipazione popolare alla discussione nel tavolo dei dialoghi. Sulla base delle conclusioni del forum sulla questione agraria tenutosi a Bogotá, le FARC elaborano una proposta di riforma rurale e agraria integrale, democratica e partecipativa, nel rispetto della società e dell'ambiente in 10 punti, che esprime e riassume le posizioni dei movimenti sociali colombiani. La richiesta delle Farc di una concessione di terre agli strati più deboli della popolazione rurale non è stata presa in considerazione degli esponenti governativi che hanno dichiarato l'inviolabilità della proprietà privata e la necessità di tutelare i proprietari terrieri.

Nel maggio del 2015 il Consiglio di Stato colombiano (il più alto tribunale amministrativo) ha determinato che le FARC non possono essere considerate un'organizzazione terroristica (denominazione riservata a chi impiega sistematicamente il terrore nei confronti dei civili), ma come un gruppo guerrigliero, parte di un conflitto armato che deve essere interpretato e regolato secondo quanto previsto dal Diritto internazionale umanitario.[23][24]

Il lungo percorso verso questo l'accordo è stato coadiuvato da Cuba e dalla Norvegia, dal Cile e soprattutto Venezuela. [1] Il 24 settembre 2015 viene siglato all'Havana, alla presenza di Raul Castro, un accordo storico tra il presidente Santos e il leader delle FARC Timoleón Jiménez che prevede un cessate il fuoco tra le due parti entro sei mesi; l'intesa prevede inoltre l'istituzione di tribunali speciali volti a giudicare i crimini commessi nel conflitto da entrambi i contendenti[25].

Il 23 giugno 2016, dopo 50 anni di ostilità, il governo colombiano nazionale e una delegazione delle FARC stipulano un accordo bilaterale definitivo per la cessazione delle ostilità e per la promozione della pace, in presenza di Raúl Castro e Ban Ki-moon.[26]

il 25 agosto 2016[27] viene confermato pubblicamente l'accordo dai negoziatori delle due parti, il presidente Santos e il comandante dei guerriglieri del Bloque Caribe de las FARC Iván Márquez, concludendo il negoziato; l'accordo sarà ratificato in seguito ad un referendum popolare. A Bogotà, la popolazione ha festeggiato con manifestazioni di gioia nei parchi e nelle strade.

Il 2 ottobre 2016 l’accordo è stato sottoposto a referendum nazionale venendo sorprendentemente bocciato dal popolo colombiano con il 50,3% dei voti contrari in opposizione al 49,7% dei voti favorevoli (con una differenza stimata di appena 65mila voti).[28]

Il successivo 24 ottobre fu firmato un nuovo accordo di pace tra le parti[29], a cui seguì la ratifica definitiva da parte del parlamento colombiano.[30] L'accordo prevede anche un sussidio da elargire per la sostituzione, da parte dei contadini affiliati alle FARC, delle piantagioni di droga con piantagioni di prodotti legali come alberi da frutti.[31] Il 28 dicembre 2016 il parlamento colombiano ha approvato una legge che prevede l'amnistia o la grazia ai membri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia accusati di reati politici.

Il 7 ottobre 2016 a Santos viene assegnato il Premio Nobel per la pace per gli sforzi profusi per la pacificazione della Colombia, nell'ambito della pluridecennale guerra civile tra esercito regolare colombiano e i gruppi terroristici paramilitari marxisti delle FARC.

Il 27 giugno 2017 con una solenne cerimonia il capo dei guerriglieri Timoleón Jiménez dichiara la fine della lotta armata dopo 53 anni di guerriglia, consegnando molte delle armi in mano al gruppo rivoluzionario ai rappresentanti dell'ONU, annunciando la futura trasformazione delle FARC in un partito politico autorizzato e legale.[32][33][34][35][36]

Negoziato con l'ELN[modifica | modifica wikitesto]

Santos ha ufficialmente annunciato a marzo 2016 l'inizio dei colloqui di pace con gli altri guerriglieri armati nel paese dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), dopo alcuni anni di fase esplorativa per discutere un'agenda di possibili punti per un eventuale processo di pace; tuttavia, l'inizio del dialogo è stato sospeso fino a quando l'ELN non avesse liberato gli ostaggi che aveva in suo possesso. Il 7 febbraio 2017 sono iniziati i colloqui con i rappresentanti del gruppo armato a Quito.[37][38][39]

Politiche sulla droga[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la sua rielezione Santos ha dichiarato: «La guerra alla droga è fallita. [...] Abbiamo speso miliardi di dollari in una guerra inefficace, che solo nel Messico ha causato più di 60 mila morti negli ultimi sei anni, soldi che avremmo potuto investire in ospedali, scuole, case popolari e creazione di posti di lavoro. [...] È necessario un nuovo schema per affrontare il problema delle droghe, perché quello attuale non è stato un successo».[40]

Il 22 dicembre 2015, Santos ha firmato un decreto presidenziale, convertito poi in legge dal parlamento colombiano, con cui ha liberalizzato l'acquisto, il commercio e il consumo della cannabis per uso medico o scientifico.[41][42][43]

Infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

Il governo Santos si è segnalato per aver pianificato la costruzione di 7.000 km di strade tra il 2016 ed il 2020 al fine di ridurre i tempi di viaggio del 30% ed i costi di trasporto del 20%. Un programma di concessioni stradali comprenderà 40 progetti parte di una strategica più ampia per investire quasi 50 miliardi di dollari nelle infrastrutture di trasporto, tra cui: il potenziamento dei sistemi ferroviari, rendere ancora più navigabile il fiume Magdalena, il miglioramento degli impianti portuali e l'espansione dell'aeroporto di Bogotá.[44]

Prese di posizione[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze colombiane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine di Boyacá - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine di Boyacá
Gran Maestro e Collare dell'Ordine Militare della Croce di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Collare dell'Ordine Militare della Croce di San Carlo
Gran Maestro dell'Ordine Nazionale al Merito "Antonio Nariño" - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale al Merito "Antonio Nariño"
Gran Maestro dell'Ordine al Merito Militare "José María Córdova" - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito Militare "José María Córdova"
Gran Maestro dell'Ordine al Merito Navale "Ammiraglio Padilla" - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito Navale "Ammiraglio Padilla"

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 14 novembre 2012
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 27 febbraio 2015[48]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
— 2016

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) www.nobelprize.org
  2. ^ (FR) Josselin Noble, Colombie : 22 généraux accusés de massacres de civils, in Le Journal International - Archives. URL consultato il 07 agosto 2017.
  3. ^ (FR) L'ONU dénonce un taux d'impunité de 98,5% des forces armées en Colombie, su archives.varmatin.com. URL consultato il 07 agosto 2017.
  4. ^ Blog | Dalla Colombia all'Argentina scoppia lo scandalo Odebrecht: la corruzione è il sistema, su Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2017. URL consultato il 02 luglio 2017.
  5. ^ Sfida tra Nicaragua e Colombia nel Mar dei Caraibi - Lookout News, su www.lookoutnews.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  6. ^ a b c d e Le “acque bollenti” di Colombia e Nicaragua: la disputa dell’Arcipelago di San Andrés. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  7. ^ a b (EN) Simon Romero, Chávez Meets with His New Colombian Counterpart, in The New York Times, 10 agosto 2010. URL consultato il 06 luglio 2017.
  8. ^ Colombia and Venezuela restore ties, su www.aljazeera.com. URL consultato il 06 luglio 2017.
  9. ^ Kirchner: “We Latin Americans have proved we can solve our own problems”, web.archive.org, 31 maggio 2011. URL consultato il 06 luglio 2017.
  10. ^ Hillary Clinton praises Argentina's role in Venezuela-Colombia conflict. URL consultato il 06 luglio 2017.
  11. ^ Chavez admits Colombia can sign military agreements even with United States, su MercoPress. URL consultato il 06 luglio 2017.
  12. ^ a b c d (IT) E' scontro tra Venezuela e Colombia per zona contesa | Contropiano, in Contropiano, 25 giugno 2015. URL consultato il 03 luglio 2017.
  13. ^ (IT) redazione, Disinnescata la bomba dei confini Venezuela-Colombia, in Agc Communication News, 08 luglio 2015. URL consultato il 03 luglio 2017.
  14. ^ Traduzione in italiano dell'Accordo Generale reperibile in http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/3284-accordo-generale-per-porre-fine-al-conflitto-e-costruire-una-pace-stabile-e-duratura.html
  15. ^ http://www.elcolombiano.com/BancoConocimiento/H/hay_apoyo_al_proceso_de_paz_pero_con_recelos/hay_apoyo_al_proceso_de_paz_pero_con_recelos.asp URL consultato il 3/3/2013
  16. ^ http://noticias.latam.msn.com/co/colombia/articulo_afp.aspx?cp-documentid=255679572 URL consultato il 4/3/2013
  17. ^ http://www.marchapatriotica.org/oficina-de-prensa/noticias/1096-paz-foro-de-sao-paulo-apoya-negociaciones-de-paz-de-colombia
  18. ^ http://www.caracol.com.co/noticias/judicial/baja-de-guillermo-pequeno-es-un-golpe-contundente-contra-las-farc-ffmm/20121203/nota/1805155.aspx URL consultato 4/03/2013
  19. ^ AnNC, FARC LIBERANO GENERALE ALZATE E ALTRI DUE PRIGIONIERI DI GUERRA, nuovacolombia.net.
  20. ^ AnNC, FARC DICHIARANO CESSATE IL FUOCO UNILATERALE A TEMPO INDEFINITO, nuovacolombia.net.
  21. ^ AnNC, MARCHA PATRIOTICA CHIEDE LA RIPRESA DEI DIALOGHI SOSPESI DAL GOVERNO E IL CESSATE IL FUOCO BILATERALE, nuovacolombia.net.
  22. ^ Centro di Cultura e Documentazione Popolare, Una dubbiosa generosità, resistenze.org.
  23. ^ (ES) Juan Sebastián Jiménez Herrera, 'Las Farc no son una organización terrorista': Consejo de Estado, in El Espectador, 12 maggio 2015.
  24. ^ 22/05 - CONSIGLIO DI STATO AMMETTE: LE FARC NON SONO UNA ORGANIZZAZIONE TERRORISTA
  25. ^ Bogota e Farc, pace vicina dopo cinquant'anni: accordo entro sei mesi, Corriere della Sera, 24 settembre 2015.
  26. ^ paz, pazfarc-ep.org.
  27. ^ - BOGOTA', 25 AGO - Il Governo colombiano e i ribelli di sinistra delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno raggiunto uno storico accordo per porre fine all'ultima grande guerra di guerriglia dell'America Latina. Lo hanno annunciato su Twitter i negoziatori delle due parti, riservandosi di illustrare più tardi i dettagli della conclusione positiva dei negoziati dell'Avana. Per il Paese si aprirebbe così un nuovo capitolo, dopo oltre mezzo secolo di un sanguinoso scontro politico. ANSA
  28. ^ Colombia: referendum su accordo di pace governo-Farc, il no vince a sorpresa, repubblica.it, 03 ottobre 2016. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  29. ^ Colombia, oggi la firma del nuovo accordo di pace
  30. ^ La Colombia ha ratificato l’accordo di pace con le Farc
  31. ^ Colombia, parte il piano per sostituire le piantagioni di coca con prodotti legali, in Repubblica.it, 16 maggio 2017. URL consultato il 02 luglio 2017.
  32. ^ Ticinonline - Le Farc depongono le armi dopo 53 anni. URL consultato il 02 luglio 2017.
  33. ^ (IT) I guerriglieri colombiani delle Farc hanno consegnato tutte le armi – TPI, in TPI, 28 giugno 2017. URL consultato il 02 luglio 2017.
  34. ^ Cinzia Rizzi, Colombia: FARC consegnano le armi, oggi la cerimonia ufficiale, su euronews, 27 giugno 2017. URL consultato il 02 luglio 2017.
  35. ^ (IT) Raffaella Cagnazzo, Farc, completata la consegna degli armamenti all’Onu: «Ora un partito politico», in Corriere della Sera. URL consultato il 02 luglio 2017.
  36. ^ (IT) Le Farc si trasformano in partito politico - Città Nuova, in Città Nuova, 03 luglio 2017. URL consultato il 03 luglio 2017.
  37. ^ (IT) La Colombia affronta una trattativa di pace incerta con l’Eln, in Internazionale, 08 febbraio 2017. URL consultato il 03 luglio 2017.
  38. ^ (IT) Colombia: il punto sui negoziati tra l'ELN e governo - Pressenza, in Pressenza, 20 aprile 2017. URL consultato il 03 luglio 2017.
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  47. ^ Colombia president backs same-sex marriage, Washington Blade, 27 May 2014.
  48. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

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