Ghetto di Łódź

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Il ghetto di Łódź è stato il secondo ghetto ebraico per grandezza in Polonia, dopo a quello di Varsavia e avanti a quello di Cracovia, del Terzo Reich. Situato nella città di Łódź ed inizialmente inteso come un campo di raccolta per ebrei, il ghetto venne trasformato in un importante centro industriale a basso costo di manodopera per la Germania nazista ed in special modo per l'esercito tedesco. A causa dell'elevata produttività il ghetto riuscì a sopravvivere fino all'agosto 1944 quando la popolazione rimasta venne deportata ad Auschwitz. Fu l'ultimo ghetto polacco ad essere liquidato. Al contrario del ghetto di Varsavia, su cui esiste un'abbondante documentazione, si sapeva poco del ghetto di Lodz, l'unica testimonianza che si ha al riguardo è il Diario di Dawid Sierakowiak, cinque quaderni ritrovati in un archivio dell'Istituto storico ebraico di Varsavia.

Fondazione del ghetto[modifica | modifica sorgente]

Quando le forze tedesche occuparono Łódź nel settembre 1939, la città contava 672.000 abitanti dei quali circa un terzo (220.000) era composto da ebrei. Łódź venne direttamente annesso al Reichsgau Wartheland entrando così a far parte della Grande Germania e la città venne rinominata Litzmannstadt. Come parte del Reich la città venne sottoposta al processo di "arianizzazione": la popolazione di origine ebraica venne espulsa verso il Governatorato Generale mentre quella polacca venne drasticamente ridotta e trasformata in manodopera schiava al servizio dell'industria tedesca.

La prima menzione per la fondazione di un ghetto apparve in un ordine datato 10 dicembre 1939 che parlava di un punto di raccolta temporaneo per gli ebrei locali al fine di semplificare le operazioni di deportazione; entro il 1º ottobre 1940 la deportazione avrebbe dovuto essere completata e la città avrebbe dovuto essere Judenrein (libera da ebrei). (testo dell'ordine, in inglese).

La fondazione del ghetto mise in moto una serie di successive misure anti-ebraiche (ed in parte anche anti-polacche), attraverso le quali gli ebrei vennero spogliati dei loro beni e obbligati ad indossare la stella di Davide su di un bracciale giallo che permetteva una loro semplice identificazione. Durante l'invasione molti ebrei, specialmente della classe politica ed intellettuale, erano fuggiti verso il Governatorato Generale o ancora più ad est, verso le zone della Polonia occupate dall'Unione Sovietica. L'8 febbraio 1940 le residenze ebraiche vennero limitate ad alcune specifiche vie nella città vecchia di Łódź e dell'adiacente quartiere di Batuny, aree che successivamente divennero i limiti del ghetto. Un pogrom istigato dalle forze di occupazione avvenuto il 1º marzo, durante il quale molti ebrei vennero uccisi, velocizzò il reinsediamento nelle zone "concesse" nella speranza di un miglior trattamento. Nei due mesi successivi attorno al ghetto venne eretta una barriera di travi di legno e filo spinato in maniera da isolarlo completamente dal resto della città. Il 1º maggio 1940 gli ebrei vennero ufficialmente rinchiusi nel ghetto.

Polizia tedesca ed ebraica a guardia dell'entrata del ghetto

A causa della fuga avvenuta durante l'invasione della città e alla conseguente diminuzione della popolazione ebraica, all'atto della sua creazione il ghetto contava circa 164.000 persone. Negli anni successivi vennero deportati nel ghetto anche ebrei provenienti dall'Europa centrale e dal lontano Lussemburgo, come pure una piccola comunità di zingari. Per assicurarsi che non fosse possibile nessun contatto tra la popolazione ebrea e quella polacca i tedeschi adibirono al servizio di ronda attorno al ghetto due speciali unità di polizia. All'interno del ghetto stesso venne creata una polizia ebraica che aveva il compito di vigilare su eventuali fughe. Ogni ebreo trovato all'esterno del ghetto poteva, per legge, essere ucciso a vista. Il 10 maggio 1940 vennero emanati ulteriori ordini tesi ad interrompere ogni forma di commercio tra ebrei e non-ebrei con severissime pene in caso di trasgressione.

Negli altri ghetti in Polonia un'economia sotterranea basata sul contrabbando di alimenti e merci ebbe modo di fiorire rendendo meno duro l'isolamento del ghetto con il mondo esterno; a Łódź, a causa dei severi controlli, questo fu virtualmente impossibile e gli ebrei dovettero basarsi per la loro sussistenza esclusivamente sulle autorità tedesche dalle quali dipendevano per cibo, medicine e per tutti i rifornimenti essenziali. Per inasprire ulteriormente la situazione l'unica moneta legale del ghetto era uno speciale "buono" per il ghetto e non aveva, quindi, corso legale nel resto della città. Trovandosi in condizioni disperate, gli ebrei affamati cambiarono i loro ultimi valori con questo "buono", velocizzando così il processo di spoliazione totale dei loro beni.

Chaim Rumkowski ed il Consiglio ebraico[modifica | modifica sorgente]

Moneta in corso nel ghetto di Łódź

Per organizzare la popolazione locale e mantenere l'ordine le autorità tedesche stabilirono un Judenrat (consiglio ebraico) all'interno del ghetto di Łódź. il Judenälteste, presidente del Judenrat, Mordechai Chaim Rumkowski è ancora oggi considerato una delle figure più controverse dell'Olocausto a causa del suo comportamento verso i suoi stessi correligionari. Soprannominato beffardamente "re Chaim" dagli ebrei[1], egli ottenne dalle autorità tedesche un potere mai concesso prima ad un ebreo. Le autorità lo autorizzarono a "prendere ogni necessaria misura" per mantenere l'ordine all'interno del ghetto.

Anche se formalmente subordinato all'ufficiale tedesco Hans Biebow, Rumkowski esercitò un assoluto potere dittatoriale all'interno del ghetto e lo trasformò in un enorme complesso industriale al servizio della Germania. Convinto che la produttività ebraica avrebbe salvato le loro vite impose alla popolazione 12 ore di lavoro giornaliero in terribili condizioni producendo divise, oggetti in legno, carpenteria e materiale elettrico per la Wehrmacht tedesca. Entro il 1943 oltre il 95% della popolazione adulta era impiegato all'interno di 117 laboratori ed industrie, che come si vantò Rumkowski con il sindaco di Łódź erano "una vera miniera d'oro". In effetti a causa dell'estrema produttività il ghetto di Łódź sopravvisse più a lungo di ogni altro ghetto in Polonia.

Sotto il dominio di Rumkowski si stabilì un minimo di eguaglianza tra tutte le persone che risiedevano nel ghetto. Il cibo era distribuito in egual misura a tutti e, in maniera spesso sotterranea, proseguirono attività educative e culturali. Nonostante questo, le condizioni del ghetto rimasero molto dure e la popolazione era totalmente dipendente dalle autorità tedesche per i rifornimenti. L'insoddisfazione nei confronti di Rumkowski portò ad una serie di scioperi nelle fabbriche che venivano contrastati con l'intervento della polizia ebraica del ghetto, anche se in almeno un caso Rumkowski chiamò in aiuto la polizia tedesca. Gli scioperi venivano normalmente puniti con l'ulteriore riduzione delle razioni di cibo.

Le malattie erano un altro grave problema con il quale lo Judenrat doveva quotidianamente confrontarsi. I rifornimenti di medicinali erano ampiamente insufficienti ed il ghetto decisamente sovrappopolato. L'intera popolazione di 164.000 individui era racchiusa in una superficie di appena 4 chilometri quadrati di cui solo 2,4 di abitazioni e quindi abitabili. Inoltre le scorte di combustibile per riscaldamento erano minime e gli abitanti si videro costretti a bruciare di tutto per sopravvivere ai freddi inverni polacchi. Almeno 18.000 abitanti morirono di fame nel 1942 e, in totale, circa 43.500 persone persero la vita durante l'occupazione tedesca a causa della fame e delle malattie.

Le deportazioni[modifica | modifica sorgente]

Il sovraffollamento del ghetto venne ulteriormente peggiorato dall'arrivo di circa 40.000 ebrei provenienti dalle aree circostanti: dalla Germania, dal Lussemburgo e dal Protettorato di Boemia e Moravia, principalmente dal campo di concentramento di Theresienstadt, ed il 20 dicembre 1941 Rumkowski annunciò la deportazione di 20.000 abitanti selezionati dallo Judenrat, attraverso una speciale commissione, tra i criminali, i "lavativi" e coloro che avevano lucrato sui nuovi arrivati del ghetto. I deportati vennero inviati al campo di sterminio di Chełmno, uno dei primi creati nel contesto dell'Operazione Reinhard ed uccisi con esalazioni di monossido di carbonio all'interno di speciali autocarri (le camere a gas non erano ancora state inventate) e quando la notizia trapelò all'interno del ghetto causò un comprensibile terrore.

In settembre venne richiesto un ulteriore invio di 15.000 uomini da parte delle autorità tedesche e si scatenò un violento dibattito tra gli ebrei per decidere chi sarebbe dovuto partire; Rumkowski, dopo aver esaminato le diverse opzioni, rimase sempre più convinto che l'unica speranza di sopravvivenza fosse il mantenere un'elevata produttività per il Reich e di conseguenza, il 4 settembre 1942, indirizzò il seguente discorso agli abitanti del ghetto:

"Un atroce colpo si è abbattuto sul ghetto. Ci viene chiesto di consegnare quello che di più prezioso possediamo - gli anziani ed i bambini. Sono stato giudicato indegno di avere un figlio mio e per questo ho dedicato i migliori anni della mia vita ai bambini. Ho vissuto e respirato con i bambini e mai avrei immaginato che sarei stato obbligato a compiere questo sacrificio portandoli all'altare con le mie stesse mani. Nella mia vecchiaia, stendo le mie mani ed imploro: Fratelli e sorelle! Passatemeli! Padri e madri! Datemi i vostri figli!"

Malgrado l'orrore che questo intento provocò, i genitori capirono che questo sacrificio avrebbe potuto salvare almeno parte degli ebrei rimasti e per questo accettarono, separandosi per sempre dai loro figli. La decisione che dannò Rumkowski sui libri di storia, sembrò sul momento avere successo: le deportazioni cessarono dopo la consegna dei bambini e, nel 1944, il ghetto di Łódź, con i suoi 70.000 abitanti poteva considerarsi il più grosso concentramento di ebrei di tutta l'Europa orientale. In verità il ghetto venne trasformato in un immenso campo di lavoro dove la sopravvivenza dipendeva esclusivamente dalla capacità lavorativa. Scuole ed ospedali vennero chiusi e vennero aperte nuove fabbriche di armamenti.

La liquidazione del ghetto[modifica | modifica sorgente]

Donne, anziani e bambini del ghetto di Łódź avviati verso il campo di sterminio di Chełmno

Il destino del ghetto di Łódź venne discussa dai più alti gradi della gerarchia nazista fin dal 1943; Heinrich Himmler, comandante delle SS, aveva intenzione di liquidare il ghetto trasferendo i pochi lavoratori ancora abili in un campo di concentramento nei pressi di Lublino mentre il Ministro dell'economia bellica, Albert Speer propendeva invece per il mantenimento del ghetto come fonte di produzione a basso costo, utile in un frangente che vedeva la Germania in difficoltà su tutti i fronti di guerra.

Nell'estate 1944, nonostante la vicinanza delle armate sovietiche facesse sperare in una rapida liberazione, venne deciso di iniziare una graduale liquidazione della popolazione rimasta: tra il 23 giugno ed il 14 luglio 1944 circa 7.000 ebrei vennero deportati nel campo di sterminio di Chełmno dove vennero immediatamente uccisi; con l'avvicinarsi del fronte venne deciso di trasferire gli ebrei, incluso Rumkowski, al campo di concentramento di Auschwitz ed entro la fine di agosto il ghetto venne completamente liquidato. Circa 900 ebrei riuscirono a nascondersi tra le rovine del ghetto e sopravvissero fino all'arrivo dei russi.

Dei 204.000 ebrei che passarono attraverso il ghetto di Łódź, solo 10.000 sopravvissero alla guerra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Chaim Rumkowski, durante il suo "regno" nel ghetto di Łódź, coniò anche monete e stampò francobolli con la sua effigie, e lo storico ebreo Emmanuel Ringelblum annotò nel suo diario come egli "si considerasse un Dio in terra". V. AA.VV., Il terzo Reich, vol. Macchina di Morte, 1993, H&W, pag. 35.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il terzo Reich, vol. Macchina di Morte, 1993, H&W.
  • Alexander Weissmann, Dal ghetto di Lodz al paese del sole : (Via Auschwitz - Mauthausen - Ebensee), Edizioni Actac, Como, 1993.
  • Le mie foto segrete : vita nel ghetto di Lodz, fotografie di Mendel Grossman, testo di Frank Dabba Smith, Torino, EGA, 2001.
  • Il diario di Dawid Sierakowiak : cinque quaderni dal ghetto di Lódz, a cura di Alan Adelson ; edizione italiana a cura di Frediano Sessi, Einaudi, Torino, 1998.
  • Steve Sem-Sandberg, Gli spodestati, Marsilio, Venezia, 2012.

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