Superstiti dell'Olocausto

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Superstiti dell'Olocausto sono stati tutti coloro che sopravvissero alle misure di persecuzione razziale e politica, di pulizia etnica e di genocidio messe in atto dal regime nazista del Terzo Reich e dai loro alleati, tra il 1933 e il 1945.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Esistono modi diversi di definire la categoria di "superstiti dell'Olocausto". Il dibattito è tuttora aperto, specialmente in riferimento alle sue implicazioni legali, legate al diritto individuale di ricevere compensazioni per le persecuzioni subite.[1] In senso stretto, il termine si riferisce in primo luogo agli ebrei che sopravvissero nei ghetti e nei campi di concentramento, lavoro coatto e sterminio nazisti e quindi a tutti gli ex-deportati non ebrei (rom, disabili, omosessuali, ecc.) che condivisero per motivi razziali o politici la stessa sorte. In senso più ampio, il termine si applica anche a tutti coloro che a questo destino si sottrassero con la fuga come rifugiati, o vivendo in clandestinità, nascosti sotto falsa identità, o unendosi alla lotta partigiana.[2] In quanto sottoposto a un progetto collettivo di sterminio, ogni ebreo (o rom) che si trovò a vivere nei territori controllati dal regime nazista è stato in qualche modo un superstite dell'Olocausto. Lo stesso vale per le migliaia di persone che per motivi razziali o politici furono sottoposte a lavoro coatto e a misure di detenzione o comunque esposte a situazioni e condizioni di vita che misero a repentaglio la loro esistenza. In base alla definizione data, cambia specularmente, in senso più stretto o più ampio, anche la definizione della categoria delle "vittime dell'Olocausto".

In ambito ebraico, Sh'erit ha-Pletah (in ebraico: שארית הפליטה, letteralmente: il superstite) è il termine biblico (Libri delle Cronache 4:43) usato dagli ebrei sopravvissuti alla Shoah per riferirsi a sé stessi e le comunità che essi formano, in seguito alla loro liberazione nella primavera del 1945.

Modalità di sopravvivenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo tra il 1933 e il 1945, le politiche razziali e repressive del regime nazista posero milioni di persone nella condizione di dover lottare per la propria sopravvivenza. Di fronte a circa 17 milioni di vittime dell'Olocausto (tra cui 6 milioni di ebrei),[3] i perseguitati che sopravvissero furono una minoranza: non più di un terzo dei 9 milioni di ebrei europei, i 3/4 del milione di rom europei, un numero limitato tra i "politici", disabili, slavi o altri gruppi che furono deportati nei ghetti e nei campi di concentramento e sterminio. La sopravvivenza, quando fu possibile, si realizzò attraverso quattro vie principali: l'emigrazione, la clandestinità, la lotta partigiana, e la resistenza individuale.

Emigrazione[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio delle persecuzioni razziali, la fuga e l'emigrazione fu per moltissimi l'unica alternativa possibile.[4] Il problema e' che furono pochi i paesi disponibili ad accogliere i rifugiati e con quote inferiori alle richieste. Un caso che fece molto scalpore fu quello degli oltre 900 passeggeri della nave St. Louis, costretta a fare ritorno in Europa dalle coste nord-americane. Non sempre l'emigrazione produsse i risultati sperati: circa 100.000 tra i 340.000 ebrei che dalla Germania e l'Austria si erano trasferiti in altri paesi, si rifugiarono nell'Europa continentale per ritrovarsi poi comunque durante la guerra sotto occupazione nazista.

Pur di garantire la loro incolumità, molte famiglie si convinsero ad iscrivere i loro bambini in speciali trasporti (i cosiddetti Kindertransport) cui per ragioni umanitarie fu concesso l'espatrio in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Palestina. La maggior parte di quei bambini sarebbero rimasti orfani.

Lo scoppio della guerra, con la conseguente chiusura delle frontiere tra i paesi belligeranti, significò un'ulteriore riduzione delle possibilità di emigrazione, ora limitata ai pochi paesi rimasti "neutrali" in Europa. Furono 100.000 i rifugiati in Spagna e Portogallo, 30.000 in Svizzera. La Svezia accolse significativi gruppi di ebrei norvegesi e la quasi totalità degli ebrei danesi.

Per quanto ad essi furono risparmiati gli orrori dell'Olocausto, la vita dei rifugiati (separati dai loro familiari e dal loro paese) non fu facile e per i più fu un viaggio senza ritorno.

Clandestinità[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte all'impossibilità dell'emigrazione, la vita in clandestinità rappresentava almeno a livello teorico un'alternativa. In realtà solo un numero relativamente limitato di perseguitati la poté perseguire. In alcuni paesi dove la popolazione ebraica era più integrata fu più facile che in altri. Vivere in clandestinità richiedeva tuttavia soluzioni non facili, soprattutto da sostenersi a lungo termine: bisognava poter contare sulla fedeltà degli amici, l'omertà dei vicini, carte false per i controlli, accesso a fonti di sostentamento. Le leggi naziste, imposte attraverso continui rastrellamenti e ferrei controlli polizieschi, condannavano alla morte chiunque avesse aiutato i perseguitati. Bisognava quindi fare i conti con i diffusi sentimenti antisemiti e le carenze e la povertà generale in tempo di guerra, che rendevano desiderabili le ricompense promesse ai delatori. Alcuni diari dell'Olocausto o Libri di memorie sull'Olocausto ci raccontano alcune di queste vicende, alcune a lieto fine almeno sul piano individuale (Emanuele Pacifici, Joseph Joffo), altre conclusesi tragicamente (Anna Frank, Otto Wolf). Molti bambini e adolescenti, come Géza Vermes e Jean-Marie Lustiger, furono affidati a amici o a istituti religiosi cattolici o, come Roman Polański e Mario Capecchi, vissero in bande di ragazzi di strada.[5] Tra le persone sopravvissute in clandestinità nei territori occupati dai nazisti ci sono molte altre personalità famose come Rita Levi-Montalcini, François Englert, Roald Hoffmann, Carlo Levi, Franca Valeri, Guido Alberto Fano, e Curt Lowens, solo per citarne alcune.

Lotta partigiana[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra opzione possibile, seppur limitatamente ad alcune zone ed alcuni paesi, era quella di unirsi ai gruppi partigiani.[6] Molti di questi gruppi comunque non erano immuni da quegli stessi pregiudizi razziali o politici dai quali si cercava di sfuggire ed erano in genere restii ad accollarsi il peso di provvedere al sostentamento di persone che non fossero armate e "abili" alla lotta partigiana. Solo pochi gruppi di partigiani accolsero nella foresta gruppi di anziani, donne e bambini; tra di essi il più importante fu quello guidato in Bielorussia dai Fratelli Bielski[7]. Per i combattenti furono anni di lotta spietata, in un contesto in cui l'unico modo di sopravvivenza era quello di mettere ogni giorno a repentaglio la propria vita. Numerosi perseguitati si esposero anche in azioni di resistenza civile. In Italia, ebrei come Raffaele Cantoni, Massimo Teglio, Giorgio Nissim, e Settimio Sorani furono tra gli esponenti di maggior rilievo della DELASEM, l'organizzazione che tanta parte ebbe nell'assistenza dei perseguitati tra il 1943 e il 1945. Vittorio Foa e Umberto Terracini furono autorevoli esponenti politici della Resistenza italiana.

Resistenza individuale[modifica | modifica wikitesto]

Per coloro che si trovarono intrappolati nei ghetti e subirono l'arresto nei continui rastrellamenti, la situazione fu certo la più tragica.[8] Laddove non morissero per malattia, di stenti o per le dure condizioni di trasporto, per essi si prospettava la morte lenta dei campi di lavoro o quella rapida nei campi di sterminio. La sopravvivenza in questi casi fu legata unicamente alla resistenza fisica individuale e ad una serie di circostanze fortuite che "ritardarono" la morte fino alla liberazione con l'arrivo delle truppe alleate. Ai liberatori i campi offrirono lo spettacolo di prigionieri stremati dalla fame, dalle malattie e dalle marce della morte[9]. Tra di loro anche un migliaio di italiani, sopravvissuti ai campi di sterminio, tra cui Piero Terracina, Mario Limentani, Settimia Spizzichino e molti altri.[10]

La sorte dei superstiti[modifica | modifica wikitesto]

Per la maggior parte dei superstiti dell'Olocausto, la liberazione segnò l'inizio di anni difficili.[11] Per molti degli ex-deportati furono necessari mesi di cure mediche per poter riprendere le forze. Per tutti cominciò la ricerca (spesso infruttuosa) dei familiari superstiti. Solo per pochi c'era una casa o una famiglia in cui rientrare. In molte zone d'Europa l'Olocausto aveva cancellato intere comunità. In Polonia episodi di violenza antisemita (Pogrom di Kielce) continuarono a ripetersi anche dopo la fine della guerra. Moltissimi ebrei preferirono lasciare l'Europa ed emigrare o in Israele o negli Stati Uniti. Significò dover imparare nuove lingue, adattarsi a un diverso paese e ad una nuova cultura, oltre che fare i conti con i propri traumi e le proprie memorie. La voglia collettiva di dimenticare e di ricominciare nel dopoguerra mise in secondo piano l'ascolto ai loro racconti e l'attenzione ai loro bisogni. Bisognerà aspettare fino agli anni Novanta perche' si creasse un interesse diffuso per le loro vicende.

I testimoni[modifica | modifica wikitesto]

Su coloro che sopravvissero all'Olocausto ricadde anche la responsabilità di esserne i principali testimoni. I superstiti furono immediatamente chiamati a rendere la loro testimonianza nei numerosi processi che subito si aprirono contro i responsabili dell'Olocausto, come e' il caso di Michał Podchlebnik e Szymon Srebrnik (riguardo a Chelmo), Otto Wolken e Luigi Ferri (Auschwitz), o Jules Schelvis (Sobibor).

Non ci fu tuttavia alcun sforzo sistematico di raccogliere le testimonianze di vita dei sopravvissuti, se non in alcuni casi isolati, tra i quali il più notevole fu quello dello psicologo americano David P. Boder che nel 1946 viaggiò in Europa registrando le voci di 130 sopravvissuti.[12]

Alcuni superstiti assunsero un ruolo pubblico di primo piano. Jules Isaac, storico ebreo-francese, sopravvissuto in clandestinità durante la guerra, perdendo la moglie e la figlia, dopo la guerra si fece promotore del dialogo ebraico-cristiano come antidoto all'antisemitismo. Il suo messaggio viene accolto nel 1947 da un gruppo di teologi di varie confessioni cristiane e di ebrei impegnati in un incontro nella cittadina svizzera di Seelisberg (Conferenza di cristiani ed ebrei di Seelisberg) che, sotto la regia di Isaac, ne fanno la base dei Dieci punti di Seelisberg, ancora oggi carta fondante del dialogo ebraico-cristiano e che avranno un'influenza determinante nella stesura della dichiarazione Nostra Aetate al Concilio Vaticano II. Simon Wiesenthal, assieme ad altri trenta volontari, fondo nel 1947 il "Centro di documentazione ebraica" a Linz, in Austria, per raccogliere informazioni per futuri processi. Da allora Wiesenthal rimarrà una figura centrale nella caccia ai criminali nazisti, sfuggiti alla giustizia. Il giurista Raphael Lemkin, rifugiato in Svezia, fu il primo a coniare il termine "genocidio" e a promuovere nel 1951 l'approvazione della "Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio".[13]

Alcuni altri superstiti dopo la guerra vollero fissare per iscritto i loro ricordi e presero l'iniziativa di offrirli ai lettori, perche' conoscessero la realtà dell'Olocausto. Tra i primi autori a pubblicare libri di memorie sull'Olocausto ci furono Georges Wellers, Miklós Nyiszli, Jean Améry, Elie Wiesel (Premio Nobel 1986), Imre Kertész (Premio Nobel 2002) e, in Italia, Liana Millu, Primo Levi, Bruno Piazza e Edith Bruck. Furono loro a tenere in vita per decenni la memoria dell'Olocausto a livello internazionale.

L'Istituto Yad Vashem fu fondato a Gerusalemme già nel 1953 con lo scopo di preservare la memoria dell'Olocausto, ma e' solo a partire dagli anni Novanta che si riaccende, nell'opinione pubblica, l'interesse sulle storie dei sopravvissuti, e comincia così una corsa frenetica contro il tempo per raccoglierne il maggior numero possibile da parte di istituti specializzati come lo United States Holocaust Memorial Museum o, in Italia, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. Si moltiplicano esponenzialmente le pubblicazioni di libri di memorie sull'Olocausto e la produzione di film sull'Olocausto incentrati su esperienze di sopravvivenza. I superstiti ancora in vita sono chiamati con sempre maggior frequenza a dare pubblicamente la loro testimonianza, specialmente nelle scuole.

Altri superstiti famosi[modifica | modifica wikitesto]

Molte sono le persone famose che furono direttamente colpite dall'Olocausto. Alcune erano note all'opinione pubblica internazionale già prima dell'Olocausto, altre lo sono divenute nella loro vita adulta dopo aver fatto esperienza delle persecuzioni da giovani o da bambini. Gli elenchi seguenti non hanno ovviamente alcun carattere esaustivo ma intendono solo un'offrire alcuni esempi di come l'Olocausto abbia segnato la vita di persone altrimenti celebri per la loro professione. Tra i superstiti dell'Olocausto ci sono attori, scrittori, scienziati, premi Nobel. Per molti di loro l'Olocausto è spesso un capitolo dai più ignorato della loro biografia.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Carpi, Aldo 1886-1973 italiana pittore, scultore sopravvissuto a Mauthausen-Gusen
Chagall, Marc 1887-1985 bielorussa pittore fugge clandestinamente in Spagna
Levi, Carlo 1902-1975 italiana pittore vive in clandestinità in Italia
Mušič, Zoran 1909-2005 slovena pittore sopravvive a Dachau

Cinema, teatro, televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Dalio, Marcel 1900-1983 francese attore si rifugia negli Stati Uniti
Lorre, Peter 1904-1964 ungherese attore si rifugia negli Stati Uniti
Lowens, Curt 1925-2017 tedesca attore vive sotto falsa identità nei Paesi Bassi
Marceau, Marcel 1923-2007 francese attore, mimo vive in clandestinità in Francia, unendosi alla Resistenza
Pitt, Ingrid 1937-2010 polacca attrice sopravvive al campo di concentramento di Stutthof
Polanski, Roman 1933 polacca regista vive sotto falsa identità in Polonia
Reisz, Karel 1926-2002 ceca regista giunge in Inghilterra con un Kindertransport
Sakall, S.Z. 1883-1955 ungherese attore si rifugia negli Stati Uniti
Valeri, Franca 1920 italiana attrice vive sotto falsa identità in Italia
Wilder, Billy 1906-2002 austriaca regista si rifugia negli Stati Uniti

Letteratura, giornalismo[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Appelfeld, Aharon 1932-2018 rumena scrittore si unisce ad un gang di fuorilegge
Bassani, Giorgio 1916-2000 italiana scrittore vive in clandestinità in Italia
Friedländer, Saul 1931 francese scrittore vive sotto falsa identità in Francia
Giordano, Ralph 1923-2014 tedesca giornalista vive nascosto in Germania
Klíma, Ivan 1931 ceca scrittore sopravvive a Terezín.
Lustig, Arnošt 1926-2011 ceca scrittore sopravvive a Terezín e Auschwitz
Massaquoi, Hans 1926-2013 tedesca giornalista vive nascosto in Germania
Orvieto, Angiolo 1869-1967 italiana poeta vive nascosto in un Istituto francescano.
Marcel Reich-Ranicki 1920-2013 polacca, tedesca critico letterario sopravvive al ghetto di Varsavia
Sutzkever, Abraham 1913-2010 bielorussa poeta si unisce ai partigiani

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Ančerl, Karel 1908-1973 ceca direttore d'orchestra sopravvive a Terezin e Auschwitz
Arnič, Blaž 1901-1970 slovena compositore sopravvive a Dachau
Castelnuovo-Tedesco, Mario 1895-1968 italiana compositore, pianista si rifugia negli Stati Uniti
Fano, Giudo Alberto 1875-1961 italiana compositore, pianista vive nascosto ad Assisi dai Padri Francescani
Herz-Sommer, Alice 1903-2014 ceca pianista sopravvive a Terezin
Szpilman, Władysław 1911-2000 polacca pianista sopravvive al Ghetto di Varsavia

Politica, economia, scienze umane[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Buergenthal, Thomas 1934 slovacca giudice della Corte Internazionale di Giustizia Sopravvive ad Auschwitz
Kahneman, Daniel 1934 francese economista (Premio Nobel 2002) vive in clandestinità in Francia
Mandel, Ernest 1923-1995 belga economista sopravvive al campo di concentramento di Dora-Mittelbau
Modigliani, Franco 1918-2003 italiana economista (Premio Nobel 1985) si rifugia negli Stati Uniti
Momigliano, Arnaldo 1908-1987 italiana storico delle religioni si rifugia in Inghilterra
Mondolfo, Rodolfo 1877-1976 italiana filosofo si rifugia in Argentina
Veil, Simone 1927-2017 francese politica sopravvive ad Auschwitz
Vermes, Géza 1924-2013 ungherese storico delle religioni vive in un seminario cattolico

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Baeck, Leo 1873-1956 tedesca rabbino sopravvive a Terezin
Cassuto, Umberto 1883-1951 italiana rabbino si rifugia in Palestina
Lau, Yisrael Meir 1937 polacca rabbino sopravvive a Buchenwald
Lustiger, Jean-Marie 1926-2007 francese vescovo vive sotto falsa identità in Francia
Niemöller, Martin 1892-1984 tedesca pastore protestante sopravvive a Dachau
Toaff, Elio 1915-2015 italiana rabbino si unisce alla Resistenza

Scienza, medicina, psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Mario Capecchi 1937 italiana genetista (Premio Nobel 2007) vive in una banda di ragazzi di strada, quando la madre e' deportata come "dissidente" a Dachau
Charpak, Georges 1924-2010 polacca fisico (Premio Nobel 1992) sopravvive a Dachau
Englert, François 1932 belga fisico (Premio Nobel 2013) vive nascosto sotto falsa identità in Belgio
Frankl, Viktor 1905-1997 austriaca neurologo, psichiatra sopravvive a Auschwitz e Dachau
Hoffmann, Roald 1937 polacca chimico (Premio Nobel 1981) vive nascosto in un attico per 18 mesi
Kohn, Walter 1923-2016 austriaca fisico (Premio Nobel 1998) giunge in Inghilterra con un Kindertransport
Levi-Montalcini, Rita 1909-2012 italiana neurologa (Premio Nobel 1986) vive nascosta sotto falsa identità in Italia
Levi Primo Michele 1919-1987 italiana chimico deportato nel campo di concentramento di Auschwitz
Luria, Salvatore 1912-1991 italiana medico, biologo (Premio Nobel 1969) si rifugia negli Stati Uniti
Penzias, Arno 1933 tedesca fisico (Premio Nobel 1978) giunge in Inghilterra con un Kindertransport
Rossi, Bruno 1905-1993 italiana fisico si rifugia negli Stati Uniti
Segrè, Emilio 1905-1989 italiana fisico (Premio Nobel 1959) si rifugia negli Stati Uniti
Steinberger, Jack 1921 tedesca fisico (Premio Nobel 1988) giunge negli Stati Uniti con un Kindertransport

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Note
Ernő Erbstein 1898-1949 ungherese calciatore, allenatore (in Italia del Grande Torino) tra gli ebrei salvati da Raoul Wallenberg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Who Counts as a Holocaust Survivor?", Haaretz.
  2. ^ È questa la posizione ufficialmente assunta dallo United States Holocaust Memorial Museum: "The Museum honors as a survivor any person who was displaced, persecuted, and/or discriminated against by the racial, religious, ethnic, social, and/or political policies of the Nazis and their allies between 1933 and 1945. In addition to former inmates of concentration camps and ghettos, this also includes refugees and people in hiding." "Office of Survivor Affairs", United States Holocaust Memorial Museum.
  3. ^ "DOCUMENTING NUMBERS OF VICTIMS OF THE HOLOCAUST AND NAZI PERSECUTION", United States Holocaust Memorial Museum.
  4. ^ "Rifugiati", Enciclopedia dell'Olocausto.
  5. ^ "LIFE IN SHADOWS: HIDDEN CHILDREN AND THE HOLOCAUST", United States Holocaust Memorial Museum.
  6. ^ Reuben Ainsztein. Jewish Resistance in Nazi-occupied Eastern Europe: With a Historial Survey of the Jew as Fighter and Soldier in the Diaspora. New York: Barnes & Noble Books, 1974.
  7. ^ I partigiani Bielski, su ushmm.org. URL consultato il 9 dicembre 2017.
  8. ^ Eric Sterling, Life in the Ghettos during the Holocaust, Syracuse University Press, 2004.
  9. ^ La liberazione dei campi di concentramento nazisti, su ushmm.org. URL consultato il 9 dicembre 2017.
  10. ^ Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana, Torino: Einaudi, 2009.
  11. ^ "The Road Ahead: Survivors Speak about their Lives after the Holocaust", Yad Vashem.
  12. ^ Voices of the Holocaust.
  13. ^ Olivier Beauvallet, Lemkin face au génocide, Michalon, 2011, ISBN 978-2-84186-560-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tabatha Yeatts, The Holocaust Survivors, Enslow Publishers, 1998.
  • Dalia Ofer, ed., Holocaust Survivors: Resettlement, Memories, Identities, New York: Berghahn Books, 2012.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]