Mario Limentani

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Mario Limentani (Venezia, 18 luglio 1923Roma, 28 settembre 2014) è stato un reduce dell'olocausto italiano. Di origine ebraica, è autore di memorie sulla sua esperienza di sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen e testimone della Shoah italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Limentani nasce a Venezia il 18 luglio 1923 da una famiglia ebraica[1]. Nel 1937 i Limentani si trasferiscono a Roma. Con l'emanazione delle leggi razziali fasciste nel 1938, Mario Limentani deve lasciare la scuola e affrontare l'inizio di anni difficili di discriminazione razziale. Il 16 ottobre 1943 scampa miracolosamente alla cattura durante il rastrellamento del ghetto di Roma, nascondendosi in una cantina con altri familiari, mentre i soldati tedeschi fanno irruzione nell'abitazione. Viene però catturato il 27 dicembre 1943 dalle guardie fasciste[quali formazioni?] nei pressi della stazione Termini perché trovato senza documenti. È incarcerato a Roma, nella camera di sicurezza della Questura, in via Montebello, poi nel Carcere di Regina Coeli. Inserito tra i "politici", viene condotto alla Stazione Tiburtina e deportato il 5 gennaio 1944 in Germania. Dopo una breve sosta a Dachau, arriva l'11 gennaio al campo di concentramento di Mauthausen. Immatricolato con il n. 42.230, deve affrontare le terribili condizione di lavoro forzato:

« Ogni giorno – ricorda Limentani – dovevamo scendere e salire 186 gradini con blocchi di granito in testa e, se le forze ti abbandonavano e cadevi, finivi giù dal burrone. Lì morivano tutti i giorni duecento, duecentocinquanta persone... Noi la chiamavamo la scalinata della morte mentre quelli delle SS dicevano che era il muro dei paracadutisti. Oltre cinquanta metri...[2] »

Dopo quattro mesi a Mauthausen è trasferito al campo di Melk (sottocampi di Mauthausen) e, da lì, tradotto a piedi, in marcia forzata a Ebensee (altro sottocampo di Mauthausen). Solo la metà dei detenuti sopravvive alla marcia della morte. Limentani riprende a lavorare ma è così stremato da essere condotto alla baracca della morte. Lì, ormai privo di coscienza, sarà ritrovato dai soldati americani alla liberazione del campo, avvenuta il 6 maggio 1945. Dopo un periodo di due mesi di cura e convalescenza in ospedale, Limentani rientra a Roma il 27 luglio 1945. È uno dei soli 3 sopravvissuti delle 480 persone del suo trasporto.

La ripresa della vita non è facile: Limentani lavora come venditore ambulante, si sposa nel 1949, quindi nascono i figli e, a poco a poco, la vita riprende il suo corso.

Di temperamento schivo e riservato, per 50 anni Limentani non racconta la sua esperienza ma poi da anziano accetta volentieri di andare nelle scuole a parlare alle scolaresche e ad accompagnare gruppi di giovani in gite di istruzione a Mauthausen:

« Purtroppo io posso dire solo tre cose, perché se dovessi dire tutto ciò che ho passato, tutto ciò che ho visto... Non ne parlo mai perché fa male a me stesso. Quando vado per le scuole non racconto tutto, racconto solo queste tre cose. Un giorno il comandante di Mauthausen portò il figlio che compiva diciotto anni, prese quaranta deportati li mise sul muro del pianto, prese la sua rivoltella e la mise in mano al figlio: il figlio uno per uno li giustiziò, per far vedere che lui era un uomo, non noi. La seconda cosa che racconto è questa: un giorno entrò uno delle SS si voltò e vide un gruppetto di bambini, dai tre anni e mezzo ai sei, cinque anni, si soffermò a guardare poi prese il più piccolo, si mise a giocare un po', poi con tutta la sua forza lo buttò sui fili spinati. Quel bambino è rimasto appiccicato lì. Che cosa ha fatto di male quel bambino?. Un’altra volta entrò uno delle SS ubriaco, cominciò a sparare, dopo pochi secondi cadde ubriaco, ne uccise quattrocento... Molte notti io mi sveglio e mi pare di stare lì. Mi pare di stare nel campo e vedere con gli occhi i maltrattamenti che hanno fatto ai miei compagni, quello che hanno fatto a me. E’ una cosa indimenticabile, non si può scordare, io vado per le scuole, porto i ragazzi a Mauthausen, non lo faccio per me ma lo faccio per il loro avvenire, per prevenire che un domani possa di nuovo succedere una cosa simile.[2] »

Nel 2009 la testimonianza di Mario Limentani è inclusa nel progetto di raccolta dei "racconti di chi è sopravvissuto", una ricerca condotta da Marcello Pezzetti, tra il 1995 e il 2008, per conto del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, che ha portato alla raccolta delle testimonianze di quasi tutti i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento ancora viventi in quegli anni.[3]

Il 10 gennaio 2014 viene presentato a Roma, al Museo Ebraico in via Catalana, il libro di Grazia Di Veroli, dal tritolo La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen, che ripercorre la sua esperienza di deportato.

I funerali di Mario Limentani si sono svolti il 29 settembre 2014 con larga partecipazione popolare e il cordoglio delle massime autorità dello Stato italiano e della città di Roma, tra cui il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, il sindaco di Roma Ignazio Marino, e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001)
  2. ^ a b Testimonianza di Mario Limentani, da I Testimoni di Rai Educational.
  3. ^ Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana (Torino: Einaudi, 2009).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Grazia Di Veroli, La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen (Cava de' Tirreni: Marlin, 2014)
  • Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana (Torino: Einaudi, 2009).
  • Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]