Marcel Reich-Ranicki

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Marcel Reich-Ranicki nel 2007

Marcel Reich-Ranicki, nato Marcel Reich (Włocławek, 2 giugno 1920Francoforte sul Meno, 18 settembre 2013), è stato un critico letterario tedesco di origine polacca. "Papa" della critica letteraria tedesca, è stato uno dei fondatori del "Gruppo 47", corrente letteraria formata da scrittori di lingua tedesca, fra i quali molti ebrei e autori di origine polacca. Appartenne al gruppo, che sancì il suo debutto, anche Günter Grass,[senza fonte] da Reich-Ranicki conosciuto giovanissimo a Varsavia (divertente il ritratto che il critico ne dà nell'edizione originale della sua autobiografia: un ricordo che però acuirà le già notevoli difficoltà nel rapporto -ormai cinquantennale- fra i due "colossi").

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Reich-Ranicki nasce a Włocławek, in Polonia, il 2 giugno 1920 figlio di David Reich, un ricco mercante ebreo polacco e di Helen Auerbach, un'ebrea tedesca nata in una famiglia di rabbini assai noti per gli studi biblici, conosce i classici della letteratura tedesca grazie alla madre. In Polonia frequenta una scuola elementare tedesca; s'interesserà anche di letteratura polacca, ma non prima del 1940.

Nel 1929 si trasferisce con la famiglia in Germania, a Berlino, dove dipende economicamente, insieme ai genitori, da un parente. Studia al Werner-von-Siemens-Realgymnasium di Berlino-Charlottenburg, liceo-ginnasio relativamente immune dalla ferocia della propaganda nazista, dove ripaga la resistenza passiva e la protezione di compagni e professori, per nulla scontata all'epoca, distinguendosi come uno dei migliori allievi di sempre in tedesco e nelle materie letterarie. Paradossalmente, il fatto di non essere mai riusciti ad ottenere la cittadinanza tedesca tiene i Reich, in quanto cittadini polacchi di lingua tedesca, relativamente al riparo dalle persecuzioni fino al 1938, quando sono rispediti in Polonia. Pur vivendo nell'incubo delle persecuzioni, il giovane Marcel Reich serberà sempre un ricordo meraviglioso del suo periodo berlinese, quello dell'infanzia e della prima giovinezza.

Insieme alla moglie Tosia, Reich-Ranicki è l'unico della sua famiglia ad uscire vivo in modo fortuito ed avventuroso dal ghetto di Varsavia (dove ha svolto anche funzioni di interprete ed organizzatore degli spettacoli): i suoi genitori ed il fratello maggiore Alexander, medico, alla liberazione sono già stati uccisi a Treblinka.

Funzionario del Partito Comunista Polacco, poi console per conto del suo paese d'origine a Londra, è stato in seguito allontanato dal partito non per ragioni politiche, ma razziali.

Caduto in disgrazia e già incarcerato dal regime, diventa pubblicista professionista alla fine degli anni quaranta e progetta clandestinamente l'espatrio, riuscendo a lasciare definitivamente la Polonia per la Germania approfittando di un soggiorno-studio nel 1958 e grazie alla generosa complicità di Heinrich Böll, futuro premio Nobel per la letteratura e suo grande amico. In Germania Reich-Ranicki si dà ad un'intensissima, rigorosa attività critica, svolgendo puntuale attività di recensore per diverse testate soprattutto della Germania meridionale (oltre der Spiegel, per Die Zeit, 1960-1973 e il Frankfurter Allgemeine Zeitung, delle cui pagine culturali è stato il direttore, sotto la direzione di Joachim Fest, tra il 1973 e il 1988), compilando fortunate antologie e monografie e svolgendo un'importante attività di organizzatore culturale e di traduttore dal polacco verso il tedesco e viceversa; è stato vicino al Gruppo 47 fino allo scioglimento.

Benché agnostico e critico nei confronti delle ortodossie, Reich-Ranicki non ha mai perso occasione di pronunciarsi veementemente in difesa degli ebrei quando la situazione lo richiedeva. Sua è l'espressione Fine della tregua, riguardo all'atteggiamento forzatamente pentitistico dei tedeschi nei confronti del loro passato nazista e antisemita. Questa Fine della tregua è stata fissata cronologicamente da Reich-Ranicki alla prima rappresentazione, nel 1968, di un dramma di Rainer Werner Fassbinder, I rifiuti, la città e la morte. Ha interrotto drammaticamente la collaborazione con Joachim Fest per via della posizione da questi assunta nella grande "disputa degli storici" (Historikerstreit, 1986-88) sull'Olocausto e si è sempre rifiutato di recensire testi di Ernst Junger, sostenendo al contempo feroci polemiche con Ernst Nolte, da lui definito un malato di mente. Più duratura e gravida di conseguenze è stata l'inimicizia con Martin Walser, che prima in un discorso molto contestato tenuto alla Paulskirche di Francoforte (1997) e quindi in un romanzo, Morte di un critico (2002), ha attaccato duramente il critico.

L'enorme popolarità di Reich-Ranicki, che nei paesi di lingua tedesca oltrepassa la fama dovuta all'attività di critico "serio", è dovuta tuttavia in modo determinante alla sua vivacissima vis polemica e alla fortunata trasmissione televisiva di argomento letterario Das Literarische Quartett, che solo il primo anno (1988) è stata seguìta da quasi un milione di telespettatori. Nella primavera del 2009 la ARD, ammiraglia della televisione pubblica tedesca, ha trasmesso una fiction di grande successo sulla sua vita, già più volte replicata e particolarmente incentrata sul periodo della sua sopravvivenza nel ghetto di Varsavia. Spirito appassionato e polemico, caustico, implacabile e tagliente, nel 2008 viene invitato al Gran Premio della TV tedesca per il conferimento dell'Oscar alla carriera (Reich-Ranicki ha lavorato a lungo anche in radio). Salito sul podio, davanti alle telecamere e alla platea, tiene un discorso molto duro sull'attuale degrado televisivo e rifiuta il premio tra l'imbarazzatissimo sconcerto dei presenti (in internet, in particolare sul canale "youtube", girano innumerevoli spezzoni del "gran rifiuto", diventato frattanto un cult).

Reich-Ranicki ha vissuto fino alla morte a Francoforte sul Meno. Suo figlio, Andrew Ranicki, è un insegnante di matematica all'università di Edimburgo. Sua moglie Tosia è morta nel 2011[1]. È scomparso nel 2013 all'età di 93 anni a seguito di un tumore alla prostata[2]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcel Reich-Ranicki, La mia vita. Traduzione di Simona Bellini. Sellerio, Palermo, 2003.
  • Marcel Reich-Ranicki, Scrittori delle due Germanie, antologia della critica. Traduzione di Anna Maria Carpi, introduzione di Ladislao Mittner. Mursia, Milano 1968.
  • Marcel Reich-Ranicki, Il caso Heine, Traduzione di Enrico Paventi. Giuntina, Firenze 2007.

Note[modifica | modifica sorgente]

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