Liliana Segre

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Liliana Segre
Liliana segre.jpg

Senatrice della Repubblica Italiana
Senatrice a vita
In carica
Inizio mandato 19 gennaio 2018
Legislature XVII
Tipo nomina Nomina presidenziale di Sergio Mattarella

Dati generali
Partito politico Indipendente
Tendenza politica Antifascismo
Titolo di studio Laurea honoris causa in Giurisprudenza
Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche
Università Università degli Studi di Trieste
Università degli Studi di Verona

Liliana Segre (Milano, 10 settembre 1930) è un'antifascista italiana, reduce dell'Olocausto; è sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti ed è testimone di essi. Dal 19 gennaio 2018 è senatrice a vita.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Liliana Segre con il padre Alberto

Nata a Milano in una famiglia ebraica, visse insieme con suo padre, Alberto, e i nonni paterni, Giuseppe Segre e Olga Loevvy.[1] La madre, Lucia Foligno, morí quando Liliana non aveva ancora compiuto un anno. Di famiglia laica, la consapevolezza di essere ebrea giunge a Liliana attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali viene espulsa dalla scuola.

Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 cercò, assieme al padre e due cugini, di fuggire in Svizzera: i quattro furono però respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo, in provincia di Como, e deportati dopo qualche settimana ad Auschwitz, furono uccisi al loro arrivo, il 30 giugno.[1]

Alla selezione, ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. Fu impiegata nel lavoro forzato nella fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati al Campo di concentramento di Auschwitz, Liliana fu tra i venticinque sopravvissuti.[2]

Dopo lo sterminio nazista, visse con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico, anch'egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli.[3][4]

La testimonianza della prigionia[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo per suo padre Alberto Segre, Milano 2017

Per molto tempo, non ha mai voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di concentramento. Come per molti bambini dell'Olocausto, il ritorno a casa e a una vita "normale" fu tutt'altro che semplice. Anche Liliana Segre ricorda di non aver trovato in quegli anni orecchie disposte ad ascoltarla:

« Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza.[5] »

Solo nei primi anni novanta ha deciso di interrompere questo silenzio; da allora si è resa disponibile a partecipare ad assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia, anche a nome dei milioni di altri che l'hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla.

Nel 1997 è fra i testimoni del film-documentario Memoria, presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino. Nel 2004 è, con Goti Herskovits Bauer e Giuliana Fiorentino Tedeschi, una delle tre donne ex-deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani, Milano). Nel 2005 la sua vicenda è ripercorsa con maggiori dettagli in un libro-intervista di Emanuela Zuccalà: Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah (Milano: Paoline Editoriale Libri).

Nel 2009 la sua voce è inclusa nel progetto di raccolta dei "racconti di chi è sopravvissuto", una ricerca condotta tra il 1995 e il 2008 da Marcello Pezzetti per conto del Centro di documentazione ebraica contemporanea, che ha portato alla raccolta delle testimonianze di quasi tutti i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento in quegli anni ancora in vita.[6] Nello stesso anno, partecipa al film/documentario di Moni Ovadia, diretto da Felice Cappa, che si ispira al poema del poeta di origine russa Itzhak Katzenelson Il canto del popolo ebraico massacrato.

Il 27 novembre 2008 l'Università di Trieste le ha conferito la laurea honoris causa in Giurisprudenza.[7] Il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Il decreto di nomina firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il 19 gennaio 2018, anno in cui ricade l'80° anniversario delle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in base all'articolo 59 della Costituzione, ha nominato Liliana Segre senatrice a vita per altissimi meriti in ambito sociale.[8] È la quarta donna, dopo Camilla Ravera, Rita Levi-Montalcini ed Elena Cattaneo, a ricoprire la carica.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori vari, Voci dalla Shoah. Testimonianze per non dimenticare, La Nuova Italia, 1996, ISBN 882211762X.
  • Liliana Segre e Daniela Palumbo, Fino a quando la mia stella brillerà, prefazione di Ferruccio De Bortoli, Piemme, 2015, ISBN 8856639491.
  • Enrico Mentana e Liliana Segre, La memoria rende liberi, Milano, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-07568-8.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi»
— 29 novembre 2004[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Liliana Picciotto, 2001
  2. ^ Bruno Maida, 2013, pp. 254 e 267
  3. ^ Alessia Rastelli, «Mi capì vedendo il tatuaggio», in Corriere della Sera, 13 agosto 2012. URL consultato il 19 gennaio 2018 (archiviato il 5 febbraio 2016).
  4. ^ a b Liliana Segre senatrice a vita, grande emozione a Pesaro / FOTO, il Resto del Carlino, 19 gennaio 2018. URL consultato il 19 gennaio 2018 (archiviato il 19 gennaio 2018).
    «Cittadia onoraria, trascorre in città molta parte delle sue vacanze e qui ha incontrato il marito».
  5. ^ Liliana Segre, "Un’infanzia perduta", in Voci dalla Shoah testimonianze per non dimenticare, Firenze: La Nuova Italia Editrice, 1996, p. 63.
  6. ^ Marcello Pezzetti, 2009
  7. ^ Trieste: laurea "honoris causa" in Giurisprudenza a Liliana Segre, su ANED. (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2008).
  8. ^ a b Il Presidente Mattarella ha nominato Senatrice a vita la dottoressa Liliana Segre, su Presidenza della Repubblica, 19 gennaio 2018. URL consultato il 19 gennaio 2018 (archiviato il 19 gennaio 2018).
  9. ^ Segre Sig.ra Liliana, su Presidenza della Repubblica. URL consultato il 2 luglio 2014.
  10. ^ Liliana Segre senatrice a vita, Adnkronos, 19 gennaio 2018. URL consultato il 19 gennaio 2018 (archiviato il 19 gennaio 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liliana Picciotto, Il libro della memoria, Milano, Mursia, 2001.
  • Daniela Padoan, Come una rana d'inverno, Milano, Bompiani, 2004, ISBN 88-452-0117-1.
  • Sara Fantini, Notizie dalla Shoah. La stampa italiana nel 1945, prefazione di Liliana Segre, Bologna, Edizioni Pendragon, 2005, ISBN 88-8342-403-4.
  • Emanuela Zuccalà, Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah, Milano, Paoline Editoriale Libri, 2005, ISBN 978-88-315-2769-9.
  • Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana, Torino, Einaudi, 2009.
  • Stefania Consenti, Il futuro della memoria. Conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina, testimoni della Shoah, Edizioni Paoline, 2011.
  • Bruno Maida, La Shoah dei bambini, Torino, Einaudi, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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