Soccorso agli ebrei durante l'Olocausto

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Durante la seconda guerra mondiale, alcuni individui e gruppi aiutarono ebrei ed altri perseguitati a sfuggire all'Olocausto condotto dalla Germania nazista: un esempio ben noto è dato da Oskar Schindler. Dal 1953, l'ente nazionale per la Memoria della Shoah, Yad Vashem, ha riconosciuto 26.973 persone come Giuste tra le Nazioni [1].

Stati[modifica | modifica wikitesto]

Albania[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di molti altri paesi dell'Europa orientale sotto l'occupazione nazista, l'Albania, ha rappresentato un rifugio sicuro per gli ebrei data anche la popolazione mista musulmana e cristiana oltre a vantare una lunga tradizione di tolleranza [2]. Alla fine del 1938, l'Albania era l'unico paese in Europa che ancora rilasciava visti agli ebrei attraverso la sua ambasciata a Berlino [3]. In seguito all'occupazione nazista dell'Albania, il paese si rifiutò di consegnare la piccola popolazione ebraica ai tedeschi [4], a volte anche fornendo alle famiglie ebree documenti falsi [2]. Durante la guerra, circa 2.000 ebrei cercarono rifugio in Albania, e molti di loro si rifugiarono nelle zone rurali del paese dove erano protetti dalla stessa popolazione locale [2]. Alla fine della guerra, la popolazione ebraica dell'Albania era maggiore di quanto non fosse prima della guerra, rendendo l'Albania l'unico paese in Europa in cui la popolazione ebraica aumentò durante la seconda guerra mondiale [5][6]. Su duemila ebrei in totale [7], solo cinque ebrei albanesi morirono per mano dei nazisti [4][8]: ebrei che furono scoperti dai tedeschi e successivamente deportati a Pristina[9].

Tra febbraio e marzo del 1939, il re Zog I di Albania concesse asilo a 300 rifugiati ebrei prima di essere rovesciato dai fascisti italiani nell'aprile dello stesso anno. Quando gli italiani istituirono un governo fantoccio albanese per espellere i rifugiati ebrei, i leader albanesi si rifiutarono e negli anni successivi altri 400 rifugiati ebrei trovarono rifugio in Albania [10].

Durante la guerra, alcune zone del Kosovo e della Macedonia che erano occupate dalle forze dell'Asse furono annesse all'Albania, e circa 600 ebrei furono catturati in questi territori e di conseguenza uccisi [11].

Refik Veseli fu il primo albanese a ricevere il titolo di Giusto tra le nazioni [12], dopo aver dichiarato che tradire gli ebrei "avrebbe disonorato il suo villaggio e la sua famiglia. Come minimo la sua casa sarebbe stata distrutta e la sua famiglia bandita" [13].

Il 21 luglio 1992, Mihal Lekatari, un partigiano albanese di Kavajë, è stato riconosciuto come Giusto tra le nazioni. Lekatari è noto per aver rubato documenti d'identità in bianco dal comune di Harizaj e distribuito documenti d'identità con nomi musulmani su di essi ai rifugiati ebrei [14].

Nel 1997, l'albanese Shyqyri Myrto è stato premiato per aver salvato gli ebrei, con il premio Courage to Care della Lega Antidiffamazione assegnato a suo figlio, Arian Myrto [15]. Nel 2006, è stata posta una targa in onore della compassione e del coraggio dell'Albania durante l'Olocausto nell'Holocaust Memorial Park a New York, alla presenza dell'ambasciatore albanese presso le Nazioni Unite. [17]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia Yad Vashem assegnata a Max Housiaux.

Nell'aprile del 1943, alcuni membri della resistenza belga bloccarono il ventesimo convoglio per Auschwitz, liberando 231 persone. Diversi governanti locali fecero il possibile per ostacolare il processo di registrazione degli ebrei voluto dai nazisti. Molte persone hanno salvato i bambini nascondendoli in case private e collegi. Dei circa 50.000 ebrei in Belgio nel 1940, si stima che 25.000 furono deportati, e che solo circa 1.250 sopravvissero. Marie ed Emile Taquet nascosero alcuni ragazzi ebrei in una scuola o in casa.

Il reverendo Bruno Reynders era un monaco belga cattolico che ha sfidato i nazisti, dando seguito alla direttiva di Papa Pio XII per salvare gli ebrei: ha collaborato con gli orfanotrofi locali, le suore cattoliche e la resistenza belga per creare false identità per i bambini ebrei i cui genitori lasciarono volontariamente nel tentativo di salvarli dalla deportazione nei campi di sterminio. Padre Bruno ha rischiato la vita per i suoi valori e per salvare le vite di circa 400 bambini ebrei ed è onorato come un righteous gentiles a Yad Vashem.

Padre Joseph André è un altro prete cattolico che ha assicurato nascondigli sicuri presso famiglie belghe, orfanotrofi e altre istituzioni per bambini e adulti ebrei.

Bolivia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1938 e il 1941, circa 20.000 ebrei ottennero visti per la Bolivia nell'ambito di un programma di visti agricoli. Anche se la maggior parte si è trasferita nei paesi limitrofi di Argentina, Uruguay e Cile, alcuni sono rimasti e hanno dato vita ad una comunità ebraica in Bolivia [18].

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Dimităr Pešev

La Bulgaria è entrata a far parte delle potenze dell'Asse nel marzo del 1941, partecipando all'invasione della Jugoslavia e della Grecia [19]. Il governo alleato nazista della Bulgaria, guidato da Bogdan Filov, ha pienamente e attivamente assistito all'Olocausto nelle aree occupate. Nella Pasqua del 1943, la Bulgaria radunò la grande maggioranza degli ebrei in Grecia e Jugoslavia, li trasportò attraverso la Bulgaria e li consegnò per il convoglio tedesco verso Treblinka, dove quasi tutti furono uccisi. Il governo alleato nazista della Bulgaria deportò una percentuale più alta di ebrei (dalle aree della Grecia e della Repubblica di Macedonia) rispetto agli occupanti tedeschi nella regione [20][21]. Nella Grecia occupata dalla Bulgaria, le autorità bulgare arrestarono la maggior parte della popolazione ebraica durante la Pasqua del 1943 [22][23][24][25][26]. I territori di Grecia, Macedonia e altre nazioni occupate dalla Bulgaria durante la seconda guerra mondiale non erano considerate bulgare: erano amministrati dalla Bulgaria pur non avendo voce in capitolo sugli affari di queste terre.

La partecipazione attiva della Bulgaria all'Olocausto non si è però estesa al territorio prebellico e dopo le varie proteste dell'arcivescovo Stefan di Sofia e l'interferenza di Dimităr Pešev, la prevista deportazione degli ebrei bulgari (circa 50.000) è stata interrotta, per poi negare la deportazione nei campi di concentramento. La Bulgaria è stata ufficialmente ringraziata dal governo di Israele nonostante fosse un alleato della Germania nazista [27].

Dimităr Pešev è stato il vicepresidente dell'Assemblea nazionale della Bulgaria e ministro della giustizia durante la seconda guerra mondiale. Si ribellò al governo filo-nazista e impedì la deportazione dei 48.000 ebrei bulgari. È stato aiutato dalla forte opposizione della Chiesa ortodossa bulgara. Sebbene Pešev fosse stato coinvolto in varie leggi antisemite approvate in Bulgaria durante i primi anni della guerra, la decisione del governo di deportare i 48.000 ebrei bulgari l'8 marzo 1943 era troppo per Pešev. Dopo essere stato informato della deportazione, Pešev ha tentato più volte di vedere il primo ministro Bogdan Filov, ma il primo ministro ha rifiutato. Successivamente, è andato dal ministro dell'Interno Petar Gabrovski insistendo sul fatto che annullasse le deportazioni. Dopo molta persuasione, Gabrovski finalmente chiamò il governatore di Kyustendil e gli ordinò di interrompere i preparativi per le deportazioni ebraiche. Il 9 marzo l'ordine è stato annullato. Dopo la guerra, Pešev fu accusato di antisemitismo e anticomunismo dai tribunali sovietici e condannato a morte. Tuttavia, dopo le proteste della comunità ebraica, la sua condanna è stata commutata in 15 anni di reclusione, e rilasciato dopo appena un anno. Le sue azioni non furono riconosciute dopo la guerra, poiché viveva in povertà in Bulgaria. Nel 1973 è stato insignito del titolo di Giusto tra le nazioni. Morì lo stesso anno.

Cina[modifica | modifica wikitesto]

Ho Feng Shan, il console cinese a Vienna, iniziò a rilasciare visti agli ebrei per Shanghai, parte del quale durante questo periodo era ancora sotto il controllo della Repubblica Cinese, per motivi umanitari.

Tra il 1933 e il 1941, la città cinese di Shanghai sotto l'occupazione giapponese, accolse incondizionatamente oltre 18.000 rifugiati ebrei in fuga dall'Olocausto in Europa, un numero complessivamente maggiore di quelli accolti da Canada, Nuova Zelanda, Sud Africa e India britannica durante la Seconda guerra mondiale. Dopo il 1943, i giapponesi occupanti, allineati alla politica nazista, ghettizzarono i rifugiati ebrei a Shanghai in un'area conosciuta come ghetto di Shanghai. Molti dei rifugiati ebrei a Shanghai emigrarono verso gli Stati Uniti ed Israele dopo il 1948 a causa della guerra civile cinese (1946-1950).

Città del Vaticano[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, residenza estiva del Papa, fu aperto agli ebrei in fuga dalle retate naziste nel nord Italia. A Roma, Papa Pio XII aveva ordinato alle istituzioni cattoliche della città di aprirsi agli ebrei, e 4715 delle 5715 persone elencate per la deportazione da parte dei nazisti erano ospitate in 150 istituzioni - 477 nello stesso Vaticano.

Negli anni '30, Papa Pio XI esortò Mussolini a chiedere a Hitler di frenare le azioni antisemite in atto in Germania [28]. Nel 1937, il Papa ha emesso l'enciclica Mit brennender Sorge, in cui affermava l'inviolabilità dei diritti umani.[29] [36]

Pio XII[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio XII succedette a Pio XI alla vigilia della guerra, nel 1939. Usò la diplomazia per aiutare le vittime dell'Olocausto e ordinò alla Chiesa di fornire un aiuto discreto.[37] Le sue encicliche, come Summi Pontificatus e Mystici Corporis Christi, predicavano contro il razzismo con specifico riferimento agli ebrei:"Non ci sono né gentili né ebrei, né circoncisione né non-circoncisione".[38] Nel discorso alla vigilia del Santo Natale del 1942 ha denunciato l'omicidio di "centinaia di migliaia" di persone "impeccabili" per causa della loro "nazionalità o razza". I nazisti erano furiosi e la Direzione generale per la Sicurezza del Reich, responsabile della deportazione degli ebrei dall'Italia, lo definì il "portavoce dei criminali di guerra ebrei" [39]. Pio XII è intervenuto per tentare di bloccare le deportazioni naziste di ebrei in vari paesi [40].

Dopo la capitolazione dell'Italia, iniziarono le deportazioni naziste degli ebrei nei campi di sterminio. Pio XII protestò a livello diplomatico, mentre diverse migliaia di ebrei trovarono rifugio nelle reti cattoliche. Il 27 giugno 1943, la Radio Vaticana trasmise un'ingiunzione papale: "Chi fa distinzione tra ebrei e altri uomini è infedele a Dio ed è in conflitto con i comandamenti di Dio" [41].

Quando i nazisti giunsero a Roma in cerca degli ebrei, il Papa già alcuni giorni prima aveva ordinato che i santuari della Città del Vaticano fossero aperti a tutti i "non ariani" bisognosi di rifugio e secondo Martin Gilbert, entro la mattina del 16 ottobre, "un totale di 477 ebrei erano stati ospitati in Vaticano e nelle sue enclavi, mentre altri 4.238 erano stati ospitati nei numerosi monasteri e conventi di Roma. Solo 1015 dei 6730 ebrei di Roma furono sequestrati quella mattina" [42]. Ricevuta la notizia dei rastrellamenti, il Papa ha immediatamente incaricato il cardinale segretario di Stato Maglione, di inviare formale protesta all'ambasciatore tedesco. Dopo l'incontro, l'ambasciatore ha dato ordine di sospendere gli arresti. In precedenza, il Papa aveva aiutato gli ebrei di Roma offrendo 50 Kg d'oro come riscatto richiesto dai nazisti [43].

Altri noti soccorritori, assistiti da Pio XII, furono Pietro Palazzini [44], Giovanni Ferrofino [45], Giovanni Palatucci, Pierre-Marie Benoit e altri. Quando l'arcivescovo Giovanni Montini (in seguito eletto papa Paolo VI) ricevette un premio per il suo lavoro di salvataggio da parte di Israele, disse che aveva agito solo per mandato di Pio XII [43].

I rappresentanti diplomatici di Pio XII hanno esercitato pressioni a favore degli ebrei in tutta Europa, inclusa la Francia di Vichy, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovacchia e la stessa Germania [34][43][46][47][48][49]. Molti nunzi papali hanno svolto ruoli importanti nel salvataggio degli ebrei, tra cui Giuseppe Burzio (incaricato degli affari vaticani in Slovacchia), Filippo Bernardini (nunzio in Svizzera) e Angelo Roncalli (nunzio in Turchia, futuro papa Giovanni XXIII) [50]. Sono stati riconosciuti Giusti tra le nazioni Angelo Rotta (nunzio a Budapest), e Andrea Cassulo (nunzio a Bucarest).

Pio XII protestò direttamente contro le deportazioni degli ebrei slovacchi presso il governo di Bratislava dal 1942 [51].

Intervenne direttamente in Ungheria facendo pressioni per porre fine alle deportazioni ebraiche nel 1944, ed il 4 luglio ottenne che il leader ungherese, l'ammiraglio Horthy, comunicò a Berlino la cessazione delle deportazioni degli ebrei, citando le proteste del Vaticano, del re di Svezia e della Croce Rossa [52]. Il Partito delle Croci Frecciate, filo-nazista e antisemita, prese il potere in ottobre e iniziò una nuova campagna di omicidi nei confronti degli ebrei. Le potenze neutrali guidarono un grande sforzo di salvataggio e il rappresentante di Pio XII, Angelo Rotta, prese l'iniziativa di istituire un "ghetto internazionale", contrassegnato dagli emblemi delle legazioni svizzera, svedese, portoghese, spagnola e vaticana, e fornendo rifugio a circa 25.000 ebrei [53].

A Roma, circa 4.000 persone hanno evitato la deportazione, tra ebrei italiani e prigionieri di guerra fuggiti, molti dei quali nascosti in case sicure o evacuati dall'Italia dal gruppo di resistenza organizzato dal sacerdote di origine irlandese e funzionario vaticano Hugh O'Flaherty. Monsignor O'Flaherty ha usato i suoi legami politici per aiutare a garantire rifugio agli ebrei [54], a tale scopo lo ha assistito la moglie dell'ambasciatore irlandese, Delia Murphy.

Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

La comunità ebraica in Danimarca rimase relativamente inalterata dall'occupazione tedesca della Danimarca del 9 aprile 1940. I tedeschi permisero al governo danese di rimanere in carica e questo gabinetto respinse l'idea che potesse esistere una qualsiasi "questione ebraica" in Danimarca. Nessuna legislazione è stata approvata contro gli ebrei, e non è stato introdotto neanche l'uso della stella di David. Nell'agosto 1943, questa situazione sarebbe crollata, poiché il governo danese si rifiutava di introdurre la pena di morte come richiesto dai tedeschi a seguito di una serie di scioperi e proteste popolari. Il governo danese fu costretto a dimettersi dagli invasori tedeschi.

Durante questi eventi, il diplomatico tedesco Georg Ferdinand Duckwitz informò il politico danese Hans Hedtoft che gli ebrei danesi sarebbero stati deportati in Germania. Hedtoft allertò la resistenza danese e il leader ebreo C. B. Henriques informò il rabbino capo in carica Marcus Melchior (rabbino in assenza di Max Friediger già arrestato come ostaggio il 29 agosto 1943) esortando la comunità a nascondersi il 29 settembre 1943. Nelle settimane successive, più di 7.200 degli 8.000 individui delle comunità ebraiche della Danimarca, furono traghettati nella neutrale Svezia nascosti nei pescherecci: un piccolo numero di ebrei, circa 450 in tutto, furono catturati dai tedeschi e spediti a Theresienstadt.

I funzionari danesi sono stati in grado di garantire che questi prigionieri non fossero spediti nei campi di sterminio, le ispezioni della Croce Rossa danese e le confezioni di cibo hanno assicurato l'attenzione sugli ebrei danesi. Il conte svedese Folke Bernadotte assicurò il loro rilascio e il ritorno in Danimarca negli ultimi giorni della guerra. La Danimarca ha salvato in massa circa 7.200 ebrei nell'ottobre 1943.

Filippine[modifica | modifica wikitesto]

In un notevole atto umanitario, Manuel L. Quezon, il primo Commonwealth delle Filippine, in collaborazione con l'Alto Commissario degli Stati Uniti nelle Filippine Paul V. McNutt, ha facilitato l'ingresso nelle Filippine di rifugiati ebrei in fuga dai regimi fascisti in Europa, affrontando le critiche della propaganda fascista secondo cui l'insediamento ebraico fosse una minaccia per il paese [55][56][57]. Quezon e McNutt hanno proposto di avere 30.000 famiglie di rifugiati a Mindanao e 40.000-50.000 rifugiati a Polillo. Quezon dispose come prestito di 10 anni verso il Comitato ebraico per i rifugiati di Manila, un terreno accanto alla casa della famiglia di Quezon a Marikina. Il terreno avrebbe ospitato i rifugiati senzatetto nella Marikina Hall, preparata il 23 aprile 1940 [58].

Finlandia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo finlandese generalmente si rifiutava di deportare gli ebrei finlandesi in Germania. I funzionari del governo finlandese hanno comunicato agli inviati tedeschi che "la Finlandia non ha problemi ebraici". Tuttavia, la polizia segreta ValPo, nel 1942, ha deportato 8 ebrei che erano rifugiati in cerca di asilo in Finlandia. Inoltre, sembra molto probabile che la Finlandia abbia permesso la deportazione di prigionieri di guerra sovietici, tra cui un certo numero di ebrei. La maggior parte degli ebrei finlandesi, tuttavia, era protetta dalla co-belligeranza del governo con la Germania. I loro uomini si unirono all'esercito finlandese e combatterono al fronte.

L'individuo finlandese più importante coinvolto nell'aiutare gli ebrei fu Algoth Niska (1888 - 1954). Niska era un contrabbandiere, ma aveva avuto problemi finanziari dopo il proibizionismo del 1932; quando Albert Amtmann, un conoscente ebreo austriaco, espresse le sue preoccupazioni sulla posizione del suo popolo in Europa, Niska vide subito un'opportunità di affari nel contrabbando di ebrei fuori dalla Germania.

Il modus operandi è stato rapidamente stabilito: Niska avrebbe falsificato i passaporti finlandesi e Amtmann avrebbe acquisito i clienti, che con i loro nuovi passaporti sarebbero stati in grado di attraversare il confine fuori dalla Germania. In totale, Niska falsificò i passaporti di 48 ebrei durante il 1938 e guadagnò 2,5 milioni di marchi finlandesi da tale vendita. Si sa che solo tre ebrei sono sopravvissuti all'Olocausto, mentre altri venti sono stati certamente catturati. I destini degli altri venticinque non sono noti. Coinvolti nell'operazione con Niska e Amtmann erano il maggiore Rafael Johannes Kajander, Axel Belewicz e la fidanzata di Belewicz, Kerttu Ollikainen, il cui compito era quello di rubare i moduli da usare per falsificare i passaporti [59][60].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Padre Marie-Benoît era un sacerdote cappuccino francese, aiutò a portare in salvo circa 4.000 ebrei dalla Francia meridionale occupata dai nazisti; successivamente fu riconosciuto da Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni nel 1966.

La città francese di Le Chambon-sur-Lignon ha protetto diverse migliaia di ebrei. Il diplomatico brasiliano Luis Martins de Souza Dantas ha rilasciato illegalmente visti diplomatici brasiliani a centinaia di ebrei in Francia durante il governo di Vichy, salvando queste persone da una morte quasi certa. Si Kaddour Benghabrit, il capo religioso del Centro islamico in Francia, ha aiutato più di mille ebrei fornendo documenti d'identità falsi agli ebrei di Parigi durante l'occupazione tedesca della Francia. Riuscì anche a nascondere molte famiglie ebree nelle stanze della Moschea di Parigi, nelle residenze e nelle aree di preghiera delle donne [61][62][63][64].

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Il governo giapponese ha assicurato la sicurezza degli ebrei in Cina, Giappone e Manciuria [65]. Il generale dell'esercito giapponese Hideki Tōjō ha ricevuto rifugiati ebrei in conformità con la politica nazionale giapponese e ha respinto la protesta tedesca [66]. Chiune Sugihara, Kiichiro Higuchi e Fumimaro Konoe hanno aiutato migliaia di ebrei a sfuggire all'Olocausto dall'Europa occupata.

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

La Fondazione per il progresso degli studi e della cultura sefardita scrive:"Non si possono dimenticare le ripetute iniziative del capo della Sede metropolitana greco-cristiana ortodossa di Salonicco, Gennadios, contro le deportazioni e, soprattutto, la lettera ufficiale di protesta firmata ad Atene il 23 marzo 1943, dall'arcivescovo Damaskinos della Chiesa greco-ortodossa, insieme a 27 importanti leader di organizzazioni culturali, accademiche e professionali. Il documento, scritto in un linguaggio molto tagliente, fa riferimento ai legami indissolubili tra cristiani ortodossi ed ebrei, identificandoli congiuntamente come greci, senza differenziazione. È interessante notare che un documento del genere è unico in tutta l'Europa occupata, per carattere, contenuto e scopo" [67].

I 275 ebrei dell'isola di Zante sopravvissero all'Olocausto. Quando al sindaco dell'isola, Loukas Karrer, fu presentato l'ordine tedesco di consegnare un elenco di ebrei, il vescovo Chrysostomos tornò dai tedeschi stupiti con un elenco di due nomi: il suo e del sindaco. Inoltre, il vescovo scrisse una lettera allo stesso Hitler affermando che gli ebrei dell'isola erano sotto la sua supervisione [68]. Nel frattempo la popolazione dell'isola nascondeva ogni membro della comunità ebraica. Quando l'isola fu quasi rasa al suolo dal grande terremoto del 1953, i primi soccorsi arrivarono dallo stato di Israele, con un messaggio che diceva "Gli ebrei di Zante non hanno mai dimenticato il loro sindaco o il loro amato Vescovo e quello che hanno fatto per noi" [69].

La comunità ebraica di Volos, una delle più antiche in Grecia, ha avuto meno perdite di qualsiasi altra comunità ebraica in Grecia grazie all'intervento e alla mobilitazione tempestivi del massiccio movimento partigiano di EAM-ELAS (Fronte di Liberazione Nazionale (Grecia) - Esercito popolare greco di liberazione) e la proficua collaborazione del capo della Sede metropolitana greco-cristiana ortodossa di Demetriade Joachim e del rabbino capo di Volos, Moshe Pesach per l'evacuazione da Volos del popolo ebraico, dopo gli eventi di Salonicco per lo spostamento degli ebrei della città nei campi di concentramento.

La principessa Alice di Battenberg, moglie del principe Andrea di Grecia e Danimarca e madre del principe Filippo, duca di Edimburgo e suocera della regina Elisabetta II del Regno Unito, rimase nella Atene occupata durante la seconda guerra mondiale, proteggendo diversi rifugiati ebrei, per il quale è stata riconosciuta come "Giusta tra le nazioni" da Yad Vashem. Sebbene tedeschi e bulgari [70] deportassero un gran numero di ebrei greci, altri furono nascosti con successo dai loro vicini greci.

Simon Danieli, 82 anni, si è recato in Israele nel suo luogo di nascita, a Veria, per ringraziare i discendenti delle persone che hanno aiutato lui e la sua famiglia a sfuggire alla persecuzione nazista durante la seconda guerra mondiale. Danieli aveva 13 anni nel 1942 quando la sua famiglia, il padre Joseph commerciante di cereali, la madre Buena e nove fratelli, fuggì da Veria per sfuggire alle sempre più frequenti atrocità commesse dalle forze naziste contro gli ebrei della città. Sono finiti in un piccolo villaggio vicino a Sykies, dove la famiglia è stata accolta da Giorgos e Panayiota Lanara, che hanno offerto loro riparo, cibo e un nascondiglio nel bosco, aiutati anche da un sacerdote, Nestoras Karamitsopoulos. I nazisti presero d'assalto Sykies, dove si erano rifugiati anche altri 50 ebrei di Veria. Hanno interrogato il sacerdote su dove si trovassero gli ebrei, ma quando Karamitsopoulos si è rifiutato di rispondere, hanno iniziato a fare irruzione nelle case delle persone. Trovarono degli ebrei nascosti in otto case a cui diedero fuoco, in seguito hanno anche rivolto la loro ira verso il sacerdote, torturandolo e strappandogli la barba, secondo Danieli [71].

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la stretta alleanza di Benito Mussolini con Hitler, l'Italia non ha adottato l'ideologia genocida del nazismo nei confronti degli ebrei, pur promulgando nel 1938 il testo sulle leggi razziali. I nazisti erano frustrati dal rifiuto delle forze italiane di cooperare ai rastrellamenti degli ebrei, nessun ebreo fu deportato dall'Italia prima dell'occupazione nazista del paese a seguito della capitolazione italiana nel settembre 1943 [72]. Nella Croazia occupata dagli italiani, il nazista Siegfried Kasche consigliò a Berlino che le forze italiane erano "apparentemente state influenzate" dall'opposizione vaticana all'antisemitismo tedesco [73]. Con la crescita del sentimento anti-Asse in Italia, l'uso della Radio Vaticana per trasmettere la disapprovazione papale contro l'odio razziale e l'antisemitismo fece arrabbiare i nazisti [74]. Mussolini fu rovesciato nel luglio 1943 ed i nazisti occuparono l'Italia, dando inizio al rastrellamento degli ebrei. Nonostante migliaia di persone siano state catturate, la grande maggioranza degli ebrei italiani è stata salvata. Come in altre nazioni, le reti cattoliche erano fortemente impegnate negli sforzi di salvataggio.[75]

A Fiume, Giovanni Palatucci, dopo la promulgazione delle leggi razziali contro gli ebrei nel 1938 e all'inizio della guerra nel 1940, come capo dell'Ufficio per gli stranieri, falsificò documenti e visti agli ebrei minacciati di deportazione. Riuscì a distruggere tutte le registrazioni documentate dei circa 5.000 rifugiati ebrei che vivevano a Fiume, rilasciando loro documenti falsi e fornendo loro fondi. Palatucci ha inviato i profughi in un grande campo di internamento nel sud Italia protetto da suo zio, Giuseppe Maria Palatucci, vescovo cattolico di Campagna. Dopo la capitolazione dell'Italia del 1943, Fiume fu occupata dai nazisti. Palatucci è rimasto a capo dell'amministrazione di polizia senza poteri reali. Ha continuato ad aiutare clandestinamente gli ebrei, mantenendo i contatti con la Resistenza, fino a quando le sue attività sono state scoperte dalla Gestapo. Il console svizzero a Trieste, un suo caro amico, gli offrì un lasciapassare sicuro per la Svizzera, ma Giovanni Palatucci mandò invece la sua giovane fidanzata ebrea. Palatucci fu arrestato il 13 settembre 1944 e condannato a morte, ma la sentenza fu successivamente commutata in deportazione a Dachau, dove poi morì.

Il 19 luglio 1944, la Gestapo radunò i quasi 2000 abitanti ebrei dell'isola di Rodi, che era stata governata dall'Italia dal 1912. Dei circa 2.000 ebrei isolani deportati ad Auschwitz e altrove, solo 104 sopravvissero.

Giorgio Perlasca, che si fingeva console generale di Spagna sotto l'ambasciatore spagnolo a Budapest, riuscì a mettere sotto la sua protezione migliaia di ebrei e non ebrei destinati ai campi di concentramento. Martin Gilbert scrisse che, nell'ottobre 1943, con le SS che occupavano Roma e decise nel deportare i 5000 ebrei presenti in città, il clero aveva aperto i santuari del Vaticano a tutti i "non ariani" bisognosi di soccorso nel tentativo di prevenire la deportazione. "Il clero cattolico della città ha agito con alacrità", ha scritto Gilbert. "Al convento dei Cappuccini in Via Siciliano, padre Benoit ha salvato un gran numero di ebrei fornendo loro documenti di identità falsi [...] entro la mattina del 16 ottobre, un totale di 4.238 ebrei erano stati ospitati nei numerosi monasteri e conventi di Roma. Altri 477 ebrei erano stati ospitati in Vaticano e nelle sue enclavi". Gilbert ha attribuito ai rapidi sforzi di salvataggio della Chiesa il salvataggio di oltre quattro quinti degli ebrei romani [76].

Tra gli altri soccorritori cattolici giusti in Italia, va citata Elisabeth Hesselblad [77]. Insieme ad altre due donne britanniche, madre Riccarda Beauchamp Hambrough e suor Katherine Flanagan sono state beatificate per aver rianimato l'Ordine delle monache svedesi di Santa Brigida e per aver nascosto decine di famiglie ebree nel loro convento [78].

Le chiese, i monasteri ed i conventi di Assisi formavano la Rete di Assisi e fungevano da rifugio sicuro per gli ebrei. Gilbert attribuisce alla rete istituita dal vescovo Giuseppe Placido Nicolini e dall'abate Rufino Niccacci del convento francescano, il salvataggio di 300 persone [79]. Altri chierici italiani onorati da Yad Vashem includono: il professore di teologia don Giuseppe Girotti del Seminario domenicano di Torino, che salvò molti ebrei prima di essere arrestato e mandato a Dachau dove morì nel 1945; don Arrigo Beccari che ha protetto circa 100 bambini ebrei nel suo seminario e tra i contadini del paese di Nonantola, nel centro Italia; don Gaetano Tantalo, parroco che accolse una numerosa famiglia ebrea [80][81][82]. Dei 44.500 ebrei italiani, circa 7.680 furono assassinati durante l'Olocausto nazista [83].

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Chiune Sugihara

Secondo i dati disponibili presso Yad Vashem, al 1° gennaio 2019 sono stati identificati 904 soccorritori di ebrei in Lituania, mentre nel catalogo compilato dal Dipartimento per la commemorazione dei soccorritori degli ebrei del Museo ebraico statale di Gaon di Vilna sono circa 2300 [84] i lituani che hanno salvato ebrei, indicando tra loro 159 membri del clero [85].

La Repubblica di Lituania in seguito all'occupazione della Polonia da parte della Germania nazista e dell'Unione Sovietica nel settembre 1939, accettò e ospitò nel paese alcuni rifugiati polacchi ed ebrei [86] nonché i soldati dell'esercito polacco sconfitto [87]. Una parte di questi rifugiati fu in seguito salvata, sia dalle deportazioni dei sovietici che dei nazisti, dal console generale giapponese Chiune Sugihara e direttore degli stabilimenti Philips in Lituania, e dal console part-time dei Paesi Bassi Jan Zwartendijk dopo l'occupazione della Lituania da parte dell'Unione Sovietica il 15 giugno 1940.

Chiune Sempo Sugihara, console generale giapponese a Kaunas, nel 1939-1940, rilasciò migliaia di visti agli ebrei in fuga proprio da Kaunas dopo l'occupazione della Lituania da parte dell'Unione Sovietica, a dispetto degli ordini espliciti del ministero degli Esteri giapponese. Ultimo diplomatico straniero a lasciare Kaunas, Sugihara ha continuato a timbrare i visti dal finestrino aperto del treno in partenza. Dopo la guerra, Sugihara fu licenziato, apparentemente a causa del ridimensionamento. Nel 1985, la moglie e il figlio di Sugihara ricevettero l'onore dei Giusti tra le nazioni a Gerusalemme, a nome del malato Sugihara, morto nel 1986.

Così come in altri paesi, i soccorritori dalla Lituania provenivano da diversi strati della società. Le figure più iconiche sono la bibliotecaria Ona Šimaitė, il dottor Petras Baublys, lo scrittore Kazys Binkys e sua moglie la giornalista Sofija Binkienė, il musicista Vladas Varčikas, la scrittrice e traduttrice Danutė Zubovienė (Čiurlionytė) e suo marito Vladimiras Zubovas, il dottor Elena Kutorgienė, il dottor Vladas Drupas Pranas Mažylis, il sacerdote cattolico Juozapas Stakauskas, l'insegnante Vladas Žemaitis, la suora cattolica Maria Mikulska ed altri. Nel villaggio di Šarnelė (distretto di Plungė) la famiglia Straupiai (Jonas e Bronislava Straupiai insieme ai loro vicini Adolfina e Juozas Karpauskai) ha salvato 26 persone (9 famiglie) [88].

Il presidente della Lituania onora i soccorritori ebrei ogni anno in occasione del National Memorial Day per il genocidio degli ebrei lituani, che viene celebrato il 23 settembre per commemorare l'eliminazione del ghetto di Vilnius del 1943.

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base della sua popolazione del 1940 di 9 milioni di persone, i 5.516 ebrei salvati nei Paesi Bassi rappresentano il maggior numero pro capite: 1 olandese su 1.700 è stato insignito della medaglia Giusti tra le nazioni [89]. Tra i numerosi soccorritori troviamo:

  • Willem Arondeus, artista olandese e combattente della resistenza, ha contribuito a falsificare documenti che consentivano alle famiglie ebree di fuggire dal paese;
  • Gertruida Wijsmuller-Meijer, ha contribuito a salvare circa 10.000 bambini ebrei dalla Germania e dall'Austria poco prima dello scoppio della guerra (Kindertransport) e sull'ultima nave da trasporto che ha lasciato i Paesi Bassi per il Regno Unito nel maggio 1940;
  • Jan Zwartendijk, in qualità di rappresentante consolare olandese a Kaunas, in Lituania, ha rilasciato visti di uscita utilizzati da 6.000 a 10.000 rifugiati ebrei;
  • coloro che hanno nascosto e aiutato Anna Frank con la sua famiglia, come Miep Gies;
  • Caecilia Loots, insegnante e membro della resistenza antifascista, ha salvato diversi bambini ebrei durante la guerra [90];
  • Marion van Binsbergen ha contribuito a salvare circa 150 ebrei olandesi, la maggior parte dei quali bambini, durante l'occupazione tedesca dei Paesi Bassi [91][92];
  • Tina Strobos, ha salvato oltre 100 ebrei nascondendoli in casa sua, fornendo loro documenti falsi per fuggire dal paese [93];
  • Jan van Hulst (18 dicembre 1903 - 1 agosto 1975), determinante nell'impedire la deportazione e l'uccisione degli ebrei durante l'Olocausto;
  • i partecipanti al cosiddetto "sciopero del porto di Amsterdam" (meglio noto come sciopero di febbraio), da 300.000 a 500.000 persone che il 25 e 26 febbraio 1941 hanno preso parte al primo sciopero contro la persecuzione degli ebrei nell'Europa occupata dai nazisti;
  • Il villaggio di Nieuwlande (117 abitanti) che ha istituito una quota tra i residenti per il salvataggio degli ebrei.

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Aleksander Ładoś

La Polonia aveva una popolazione ebraica molto numerosa, secondo Norman Davies, più ebrei furono uccisi e salvati in Polonia che in qualsiasi altra nazione: la cifra per il salvataggio di solito era compresa tra i 100.000 ed i 150.000 individui [94]. Il memoriale nel campo di sterminio di Bełżec commemora 600.000 ebrei assassinati e 1.500 polacchi che hanno cercato di salvare gli ebrei [95]. Migliaia di persone in Polonia sono state onorate come Giuste tra le nazioni da Yad Vashem, costituendo il più grande contingente nazionale [96]. Martin Gilbert ha scritto che "i polacchi che hanno rischiato la propria vita per salvare gli ebrei erano davvero l'eccezione. Ma potevano essere trovati in tutta la Polonia, in ogni città e villaggio." [97]

Fino alla fine della dominazione comunista, gran parte della storia dell'Olocausto della Polonia occupata dai tedeschi era nascosta dietro il velo della cortina di ferro. Durante l'occupazione nazista della seconda guerra mondiale, la Polonia era l'unico paese in cui qualsiasi aiuto fornito a una persona di fede o di origine ebraica era punibile con la morte. Eppure 6.532 persone tra uomini e donne, più che in qualsiasi altro paese al mondo, sono state riconosciute come soccorritori da Yad Vashem [98].

La Polonia durante l'olocausto della seconda guerra mondiale era sotto il controllo totale del nemico: inizialmente metà della Polonia era occupata dai tedeschi, divisa tra Governatorato Generale e Reichskomissariat; l'altra metà era occupata dai sovietici, insieme ai territori dell'odierna Bielorussia e Ucraina. L'elenco dei cittadini polacchi ufficialmente riconosciuti come Giusti include 700 nomi tra coloro che hanno perso la vita mentre cercavano di aiutare i loro vicini ebrei [99]. C'erano anche gruppi, come l'organizzazione polacca Żegota, che hanno intrapreso misure drastiche e pericolose per salvare le vittime. Witold Pilecki, un membro dell'Armia Krajowa, l'esercito nazionale polacco, organizzò un movimento di resistenza ad Auschwitz dal 1940 e Jan Karski cercò di diffondere i fatti dell'Olocausto.

Quando l'intelligence dell'esercito polacco scoprì il vero destino dei trasporti che lasciavano il ghetto ebraico, fu istituito alla fine del 1942 il consiglio di aiuto per gli ebrei, Rada Pomocy Żydom (nome in codice Żegota), in collaborazione con alcuni gruppi ecclesiastici. L'organizzazione ha risparmiato migliaia di persone. L'enfasi è stata posta sulla protezione dei bambini, poiché era quasi impossibile intervenire direttamente contro i trasporti pesantemente sorvegliati. Furono preparati documenti falsi ed i bambini furono distribuiti tra case sicure e reti di chiese [94].

Due donne hanno fondato il movimento: la scrittrice e attivista cattolica Zofia Kossak-Szczucka e la socialista Wanda Filipowicz. Alcuni dei suoi membri erano stati coinvolti in movimenti nazionalisti polacchi, che erano essi stessi antiebraici, ma che rimasero inorriditi dalla barbarie degli omicidi di massa nazisti. In una protesta emotiva prima della fondazione del consiglio, Kossak scrisse che gli omicidi razziali di Hitler erano un crimine sul quale non era possibile tacere. Mentre i cattolici polacchi potevano ancora pensare che gli ebrei fossero "nemici della Polonia", Kossak scrisse che era necessaria la protesta:"Dio richiede questa protesta da parte nostra [...] è richiesta da una coscienza cattolica [...] Il sangue degli innocenti chiede vendetta ai cieli." [100]

Nel processo Zegota del 1948-1949, il regime sostenuto da Stalin stabilito in Polonia dopo la guerra, processò e imprigionò segretamente i principali sopravvissuti di Zegota come parte di una campagna per eliminare e infangare gli eroi della resistenza che avrebbero potuto minacciare il nuovo regime [101].

Gli ebrei polacchi furono aiutati anche da diplomatici fuori dalla Polonia. Il Gruppo Ładoś era un gruppo di diplomatici polacchi e attivisti ebrei che hanno creato in Svizzera un sistema di produzione illegale di passaporti latinoamericani volto a salvare gli ebrei europei dall'Olocausto. Circa 10.000 ebrei hanno ricevuto tali passaporti, di cui oltre 3.000 sono stati salvati [102]. Gli sforzi del gruppo sono documentati nell'Archivio Eiss [103][104]. Gli ebrei furono anche aiutati da Henryk Sławik in Ungheria, che aiutò a salvare oltre 30.000 rifugiati polacchi, inclusi 5.000 ebrei polacchi, dando loro falsi passaporti polacchi con una designazione cattolica [105], e da Tadeusz Romer in Giappone.

Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici hanno stimato che attraverso il Portogallo fuggirono fino a un milione di rifugiati durante la seconda guerra mondiale, un numero impressionante considerando le dimensioni della popolazione del paese in quel momento (circa 6 milioni) [106].

Il Portogallo è rimasto neutrale rispetto agli obiettivi generali dell'Alleanza anglo-portoghese; e quell'astuta politica in condizioni precarie, ha permesso al Portogallo di contribuire al salvataggio di un gran numero di rifugiati [107]. Il primo ministro portoghese António de Oliveira Salazar ha permesso a tutte le organizzazioni ebraiche internazionali di stabilirsi a Lisbona [108]. Nel 1944, in Ungheria, rischiando la vita, i diplomatici Carlos Sampaio Garrido e Carlos de Liz-Texeira Branquinho, coordinandosi con Salazar, aiutarono molti ebrei a sfuggire ai nazisti e ai loro alleati ungheresi [109].

Nel giugno 1940, quando la Germania invase la Francia, il console portoghese a Bordeaux, Aristides de Sousa Mendes, rilasciò i visti, indiscriminatamente, alla popolazione in preda al panico [110], senza chiedere preventivamente le autorizzazioni di Lisbona, come avrebbe dovuto. Il 20 giugno, l'ambasciata britannica a Lisbona ha accusato il console di Bordeaux di addebitare indebitamente denaro per il rilascio dei visti e Sousa Mendes è stato richiamato a Lisbona. Il numero di visti rilasciati da Sousa Mendes non può essere determinato; uno studio del 1999 dello storico dello Yad Vashem Avraham Milgram, afferma che c'è una grande differenza tra la realtà ed il mito creato dai numeri generalmente citati.

Altri portoghesi che meritano ulteriore credito per aver salvato gli ebrei durante la guerra sono il professor Francisco Paula Leite Pinto e Moisés Bensabat Amzalak. Ebreo devoto e sostenitore di Salazar, Amzalak ha guidato la comunità ebraica di Lisbona per più di cinquant'anni (dal 1926 al 1978). Leite Pinto, direttore generale delle ferrovie portoghesi, insieme ad Amzalak, organizzò diversi treni, provenienti da Berlino e da altre città, carichi di profughi [111][112][113].

Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'invasione della Jugoslavia, il paese fu occupato dalla Germania e alcune regioni furono occupate da Italia, Ungheria, Bulgaria e Albania. È stato istituito uno stato fantoccio, lo Stato indipendente di Croazia. Dopo una campagna di bombardamenti sulle principali città serbe, fu istituito un regime fantoccio tedesco guidato da Milan Nedić che, insieme all'esercito tedesco e alle forze di occupazione, perseguitarono gli ebrei nella regione serba, nella regione della Vojvodina occupata dagli ungheresi e nel territorio controllato dagli ustascia croati.

Gli ebrei serbi che non furono trasportati nei campi di concentramento in Germania furono assassinati nei campi di concentramento nazisti in Serbia (Banjica e Crveni Krst) o trasportati nel campo di concentramento controllato dagli Ustascia di Jasenovac e lì assassinati. Gli ebrei che vivevano nelle regioni occupate dall'Ungheria subirono esecuzioni di massa, la più famosa delle quali fu il massacro di Novi Sad nel 1942.

Alcuni civili serbi furono coinvolti nel salvataggio di migliaia di ebrei jugoslavi durante questo periodo di occupazione. Miriam Steiner-Aviezer, ricercatrice sugli ebrei jugoslavi e membro del comitato di Yad Vashem, afferma: "I serbi hanno salvato molti ebrei. Contrariamente alla loro immagine attuale nel mondo, i serbi sono un popolo amichevole e leale che non abbandonerà la i loro vicini." [114]

Nel 2017 Yad Vashem riconosce 135 serbi come Giusti tra le nazioni, il più alto tra i paesi balcanici [115][116].

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Nella Spagna di Franco, diversi diplomatici hanno contribuito attivamente a salvare gli ebrei durante l'Olocausto.

I due più importanti furono Ángel Sanz Briz (l'Angelo di Budapest), che salvò circa cinquemila ebrei ungheresi fornendo loro passaporti spagnoli, ed Eduardo Propper de Callejón, che aiutò migliaia di ebrei a fuggire dalla Francia in Spagna. Altri diplomatici con un ruolo rilevante erano Bernardo Rolland de Miota (console di Spagna a Parigi), José Rojas Moreno (ambasciatore a Bucarest), Miguel Ángel de Muguiro (diplomatico presso l'ambasciata a Budapest), Sebastián Romero Radigales (console ad Atene), Julio Palencia Tubau (diplomatico presso l'Ambasciata a Sofia), Juan Schwartz Díaz-Flores (Console a Vienna) e José Ruiz Santaella (diplomatico presso l'Ambasciata a Berlino).

Leader e diplomatici[modifica | modifica wikitesto]

Raoul Wallenberg
Ho Feng-Shan
Paul Grüninger
Oskar Schindler
  • Per Anger - diplomatico svedese a Budapest, ha avuto l'idea di rilasciare passaporti provvisori agli ebrei ungheresi per proteggerli dall'arresto e dalla deportazione nei campi. Anger ha collaborato con Raoul Wallenberg per salvare la vita di migliaia di ebrei.
  • Władysław Bartoszewski - attivista polacco del gruppo Żegota.
  • Il duca Roberto de Castro Brandão - diplomatico e nobile brasiliano che ha rilasciato visti e passaporti diplomatici agli ebrei a Marsiglia, in Francia. Successivamente fu deportato, insieme a sua figlia Maria-Theresa, marchesa Siciliano di Rende e successivamente Lady Pretyman, nata de Castro Brandão, e suo figlio, ambasciatore brasiliano, duca Guy Marie de Castro Brandão, come prigioniero diplomatico nel Rheinhotel Dreesen a Bad Godesberg dove Hitler andava regolarmente. Vi rimase fino alla fine della guerra e fu scambiato con dei soldati tedeschi imprigionati dagli alleati.
  • Il Conte Folke Bernadotte di Wisborg - diplomatico svedese, ha negoziato il rilascio di 27.000 persone (un numero significativo delle quali erano ebrei) negli ospedali in Svezia.
  • Jacob (Jack) Benardout - diplomatico britannico nella Repubblica Dominicana prima e durante la seconda guerra mondiale. Ha rilasciato numerosi visti per la Repubblica Dominicana agli ebrei in Germania. Solo 16 famiglie ebree arrivarono nella Repubblica Dominicana dando vita in questo modo alla comunità ebraica della Repubblica Dominicana [117].
  • Hiram Bingham IV - vice console americano a Marsiglia, 1940-1941.
  • José Castellanos Contreras - colonnello e diplomatico dell'esercito salvadoregno, mentre lavorava come console generale di El Salvador a Ginevra dal 1942 al 1945, e in collaborazione con George Mantello, ha contribuito a salvare almeno 13.000 ebrei dell'Europa centrale dalla persecuzione nazista fornendo loro documenti falsi di nazionalità salvadoregna.
  • Georg Ferdinand Duckwitz - addetto diplomatico tedesco in Danimarca. Allertò il politico danese Hans Hedtoft sull'imminente piano tedesco di deportazione consentendo così il successivo salvataggio degli ebrei danesi.
  • Harald Edelstam - diplomatico svedese in Norvegia che ha contribuito a proteggere e contrabbandare centinaia di ebrei e combattenti della resistenza norvegese in Svezia.
  • Gisi Fleischmann - ha guidato il gruppo di lavoro di Bratislava, uno dei più importanti gruppi di soccorso, in collaborazione con il rabbino Chaim Michael Dov Weissmandl. Insieme negoziarono con successo con i nazisti all'inizio del 1942 per fermare i trasporti dalla Slovacchia e pochi mesi dopo, tramite il piano Europa, per cercare di fermare i trasporti da altre regioni d'Europa. Hanno chiesto il bombardamento delle linee ferroviarie di Auschwitz e hanno sia scritto che distribuito il Rapporto di Auschwitz nel 1944.
  • Frank Foley - agente britannico dell'MI6 sotto copertura come funzionario del passaporto a Berlino, ha salvato circa 10.000 persone emettendo passaporti falsi per la Gran Bretagna e per il Mandato britannico della Palestina.
  • Rafael Leónidas Trujillo - il dittatore dominicano ha promesso di accogliere 100.000 rifugiati ebrei nella Repubblica Dominicana nel 1938, quando Franklin D. Roosevelt ha organizzato una conferenza internazionale a Evian per discutere della persecuzione degli ebrei. La Repubblica Dominicana è stata l'unica nazione ad accettare immigrati ebrei dopo la conferenza [118]. La DORSA (Associazione per gli insediamenti della Repubblica Dominicana) fu costituita per insediare gli ebrei sulla costa settentrionale. Furono rilasciati 5.000 visti, ma solo 645 ebrei europei raggiunsero l'insediamento stabilito. Ai profughi furono assegnati terreni e bestiame e fu fondata la città di Sosúa [118]. Furono pagati 5000 dollari in oro dalla Jewish International di New York per ogni persona presa dal Trujillo [118]. Altri rifugiati si stabilirono nella capitale Santo Domingo [119][120].
  • Albert Göring - uomo d'affari tedesco, fratello minore del leader nazista Hermann Göring, ha aiutato ebrei e dissidenti a sopravvivere in Germania.
  • Paul Grüninger - comandante svizzero della polizia del cantone di San Gallo, ha fornito documenti falsamente datati dalla fine del 1938 all'autunno 1939 a oltre 3.000 rifugiati in modo che potessero fuggire dall'Austria seguendo l'Anschluss [121][122].
  • Kiichiro Higuchi - tenente generale giapponese, ha salvato 20.000 rifugiati ebrei.[123]
  • Wilm Hosenfeld - ufficiale tedesco, ha aiutato, tra gli altri, il pianista Wladyslaw Szpilman, un ebreo polacco.
  • Seishiro Itagaki - ministro giapponese, ha proposto ed adottato una politica nazionale giapponese per accogliere i rifugiati ebrei.[124]
  • Lyndon B. Johnson - futuro presidente degli Stati Uniti, come membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti nel 1938, aiutò il direttore d'orchestra austriaco Erich Leinsdorf a ottenere la residenza permanente negli Stati Uniti. Johnson in seguito aiutò gli ebrei ad entrare negli Stati Uniti attraverso l'America Latina e diventare lavoratori nei progetti della National Youth Administration in Texas.[125][126]
  • Il principe Constantin Karadja - diplomatico rumeno, ha salvato oltre 51.000 ebrei dalla deportazione e dallo sterminio, come accreditato da Yad Vashem nel 2005.[127]
  • Jan Karski - emissario polacco di Armia Krajowa presso gli alleati occidentali e testimone oculare dell'Olocausto.
  • Necdet Kent - console generale turco a Marsiglia, ha concesso la cittadinanza turca a centinaia di ebrei. È salito su un treno diretto ad Auschwitz con un enorme rischio personale per salvare dalla deportazione 70 ebrei, ai quali aveva concesso la cittadinanza turca.
  • Fumimaro Konoe - primo ministro giapponese, ha adottato una politica nazionale giapponese per accogliere i rifugiati ebrei.[124]
  • Zofia Kossak-Szczucka - fondatrice polacca di Zegota.
  • Hillel Kook (alias Peter Bergson) - ha istituito un gruppo di soccorso con sede negli Stati Uniti, ha avuto un notevole sostegno dal Congresso e dal Senato statunitensi. L'attivismo del gruppo è stato il fattore principale che ha costretto il presidente Roosevelt a istituire il War Refugee Board nel gennaio 1944. Una delle azioni importanti del WRB è stata l'avvio e la sponsorizzazione della missione Wallenberg a Budapest.
  • Carl Lutz - console svizzero a Budapest, ha protetto decine di migliaia di ebrei in Ungheria.
  • Luis Martins de Souza Dantas - responsabile brasiliano della missione diplomatica brasiliana in Francia. Ha concesso visti brasiliani a diversi ebrei ed altre minoranze perseguitate dai nazisti. È stato proclamato Giusto tra le Nazioni nel 2003.[128]
  • George Mantello (nato Mandl Gyorgy) - console onorario di El Salvador per l'Ungheria, la Romania e la Cecoslovacchia, fornì documenti di protezione salvadoregni a migliaia di ebrei. Ha guidato una protesta senza precedenti insieme ad una campagna stampa. Ha portato Roosevelt, Churchill e altri leader mondiali a minacciare il sovrano ungherese, il reggente Miklos Horthy, con una punizione postbellica se i trasporti non si fossero fermati. Ciò pose fine alla deportazione degli ebrei dall'Ungheria verso Auschwitz.[129][130]
  • Boris III di Bulgaria - re di Bulgaria dal 1918 al 1943, ha resistito alle richieste di Hitler di deportare gli ebrei con conseguente risparmio di tutti i 50.000 individui. Boris morì nel 1943 dopo l'incontro con Hitler.
  • Paul V. McNutt - Alto Commissario degli Stati Uniti per le Filippine, 1937-1939, ha facilitato l'ingresso di rifugiati ebrei nelle Filippine.[131]
  • Helmuth James Graf von Moltke - consigliere del Terzo Reich per il diritto internazionale; attivo nel gruppo di resistenza del Kreisau Circle, ha inviato ebrei in paesi rifugio.
  • Delia Murphy - moglie del dottor Thomas J. Kiernan, ministro irlandese a Roma dal 1941 al 1946, ha lavorato con Hugh O'Flaherty, faceva parte della rete che ha salvato le vite di prigionieri di guerra ed ebrei nelle mani della Gestapo.[132]
  • Jean-Marie Musy verso la fine della guerra negoziata con Himmler per conto di Recha Sternbuch - per salvare un gran numero di ebrei nei campi di concentramento
  • Giovanni Palatucci - funzionario di polizia italiano, ha salvato diverse migliaia di vite.
  • Giorgio Perlasca - italiano. Quando Ángel Sanz Briz ricevette l'ordine di lasciare l'Ungheria, affermò falsamente di essere il suo sostituto e salvò migliaia di ebrei.
  • Dimităr Pešev - vice presidente del parlamento bulgaro, ha svolto un ruolo importante nel salvataggio dei 48.000 ebrei bulgari, l'intera popolazione ebraica in Bulgaria dell'epoca.
  • Frits Philips - industriale olandese che ha salvato 382 ebrei insistendo con i nazisti sul fatto che erano impiegati indispensabili della Philips.
  • Witold Pilecki - l'unica persona che si è offerta volontaria per essere imprigionata ad Auschwitz, ha organizzato una resistenza all'interno del campo e come membro di Armia Krajowa ha inviato i primi rapporti sulle atrocità del campo al governo polacco in esilio da dove sono stati trasferiti al resto degli alleati occidentali.
  • Karl Plagge - maggiore della Wehrmacht Heer, ha rilasciato permessi di lavoro per salvare quasi 1.000 ebrei [133]
  • Enver Hoxha - ha guidato la resistenza contro tedeschi e italiani in Albania. Hoxha rifiutò che i tedeschi o i collaborazionisti deportassero un solo ebreo, di conseguenza l'Albania fu l'unico paese in Europa a vedere la popolazione ebraica aumentata dopo la guerra.
  • Mehmet Shehu - combattente della resistenza in Albania, ha permesso agli ebrei di entrare in Albania e si è rifiutato di consegnarli ai tedeschi, durante l'occupazione
  • Eduardo Propper de Callejón - primo segretario dell'ambasciata spagnola a Parigi, timbrò e firmò i passaporti quasi ininterrottamente per quattro giorni nel 1940 per far fuggire i rifugiati ebrei in Spagna e Portogallo.
  • Traian Popovici - sindaco rumeno di Cernăuţi (Chernivtsi), ha salvato 20.000 ebrei della Bucovina.
  • Manuel L. Quezon - presidente del Commonwealth delle Filippine, 1935-1941, aiutò a reinsediare i rifugiati ebrei sull'isola di Mindanao.[131]
  • Florencio Rivas - console generale dell'Uruguay in Germania, avrebbe nascosto centocinquanta ebrei durante la Kristallnacht e successivamente fornito loro passaporti.[134]
  • Gilberto Bosques Saldívar - console generale del Messico a Marsiglia. Per due anni ha rilasciato visti per il Messico a circa 40.000 ebrei, spagnoli e rifugiati politici, consentendo loro di fuggire in Messico e in altri paesi. Fu imprigionato dai nazisti nel 1943 e rilasciato in Messico nel 1944.[135]
  • Ángel Sanz Briz - console spagnolo in Ungheria. Insieme a Giorgio Perlasca, salvò più di 5.000 ebrei a Budapest rilasciando loro passaporti spagnoli.
  • Abdol-Hossein Sardari - responsabile degli affari consolari presso l'ambasciata iraniana a Parigi. Ha salvato molti ebrei iraniani e ha dato 500 passaporti iraniani in bianco a un suo conoscente, perché li usassero in Francia da parte di ebrei non iraniani.[136]
  • Oskar Schindler - uomo d'affari tedesco i cui sforzi per salvare i suoi 1.200 lavoratori ebrei sono stati raccontati nel libro Schindler's Ark e nel film Schindler's List.
  • Il rabbino Solomon Schonfeld, ha istituito un comitato di salvataggio con sede nel Regno Unito e ha salvato molte migliaia di ebrei.
  • Eduard Schulte - industriale tedesco, il primo a informare gli alleati sullo sterminio di massa degli ebrei.
  • Irena Sendler - capo polacco del dipartimento dei bambini di Zegota che ha salvato 2.500 bambini ebrei.
  • Ho Feng Shan - console cinese a Vienna, ha rilasciato gratuitamente visti agli ebrei.
  • Henryk Slawik - diplomatico polacco, ha salvato da 5.000 a 10.000 persone a Budapest, in Ungheria.
  • Aristides de Sousa Mendes - diplomatico portoghese a Bordeaux, ha firmato circa 30.000 visti per aiutare gli ebrei e le minoranze perseguitate a sfuggire ai nazisti e all'Olocausto.
  • Recha Sternbuch, ha salvato un gran numero di ebrei con l'aiuto del marito Yitzchak contrabbandandoli in Svizzera dall'Austria, distribuendo documenti di protezione, negoziando con Himmler con l'aiuto di Jean-Marie Musy per salvare gli ebrei nei campi di concentramento mentre i tedeschi si ritiravano e salvando gli ebrei arrivati ​​a Bergen-Belsen in treno dall'Ungheria.
  • Chiune Sugihara - console giapponese in Lituania, 2.140 ebrei (per lo più polacchi) e un numero imprecisato di membri aggiuntivi furono salvati da passaporti, molti non autorizzati, forniti da lui nel 1940.
  • Hideki Tōjō - generale e primo ministro del Giappone, ha accolto i rifugiati ebrei in Manciuria e ha respinto la protesta tedesca.[66]
  • Selâhattin Ülkümen - diplomatico turco, ha salvato la vita di circa 42 famiglie ebree turche, più di 200 persone, in una comunità ebraica di circa 2000 dopo che i tedeschi occuparono l'isola di Rodi nel 1944.
  • Raoul Wallenberg - diplomatico svedese, ha salvato la vita di decine di migliaia di ebrei condannati a morte certa dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Nel gennaio 1945, Wallenberg fu imprigionato nella sede di Rodion Malinovsky a Debrecen e scomparve. Si ritiene che sia stato avvelenato nell'edificio della Lubyanka dal torturatore dell'NKVD Grigory Mairanovsky [137].
  • Sir Nicholas Winton - agente di cambio britannico, ha organizzato il Czech Kindertransport che ha inviato 669 bambini (la maggior parte dei quali ebrei) da genitori adottivi in ​​Inghilterra e Svezia dalla Cecoslovacchia e dall'Austria dopo la Notte dei Cristalli. Sir Nicholas è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2008.[138][139]
  • Namik Kemal Yolga - viceconsole presso l'ambasciata turca a Parigi, ha salvato numerosi ebrei turchi dalla deportazione.
  • Guelfo Zamboni - console generale a Salonicco, ha fornito documenti falsi per salvare la vita di oltre 300 ebrei lì residenti.
  • Raymond Geist - console generale presso l'ambasciata americana a Berlino. Mentre era distaccato a Berlino dal 1929 al 1939, intervenne personalmente con i funzionari nazisti per salvare coloro (ebrei tedeschi e oppositori del regime nazista), che erano minacciati di essere imprigionati nei campi di concentramento, rilasciando più di 50.000 visti per salvare le loro vite. Secondo la serie TV Genius, fu lui a rilasciare i visti ad Albert Einstein e famiglia anche quando era agli ordini di J. Edgar Hoover (in quel periodo direttore dell'FBI), con l'obbligo di non dare i visti ad Albert Einstein fin quando non avesse firmato una dichiarazione in cui confermasse che non era un membro del Partito Comunista. È stato insignito dell'Ordine al merito dalla Repubblica Federale Tedesca nel 1954 [140].

Religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cattolici[modifica | modifica wikitesto]

  • Papa Pio XII, predicava contro il razzismo in encicliche come Summi Pontificatus. Ha usato la Radio Vaticana per denunciare gli omicidi razzisti e l'antisemitismo [41]. Fece pressioni dirette sui funzionari dell'Asse per fermare le deportazioni ebraiche [52]. Ha aperto i santuari del Vaticano agli ebrei di Roma durante la retata nazista [42].
  • Monsignor Hugh O'Flaherty CBE - prete cattolico irlandese che ha salvato più di 6.500 soldati ed ebrei alleati[141]; conosciuto come "La Primula Rossa del Vaticano". Descritto nel film The Scarlet and the Black.
  • Filippo Bernardini, nunzio pontificio in Svizzera.[50]
  • Giuseppe Burzio, incaricato degli affari vaticani in Slovacchia [50]. Ha protestato contro l'antisemitismo e il totalitarismo del regime di Tiso [51]. Burzio avvisò Roma del peggioramento della situazione per gli ebrei nello stato fantoccio nazista, scatenando le proteste vaticane a favore degli ebrei [142].
  • Angelo Roncalli, nunzio in Turchia, ha salvato alcuni ebrei croati, bulgari e ungheresi aiutandoli a migrare in Palestina. Roncalli succedette a Pio XII come Papa Giovanni XXIII, e disse sempre di aver agito per ordine di Pio XII nelle sue azioni per salvare gli ebrei [143].
  • Andrea Cassulo, nunzio pontificio in Romania [144]. Si appellò direttamente al maresciallo Antonescu per limitare le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti pianificate per l'estate del 1942 [145].
  • Il cardinale Gerlier, in Francia si è rifiutato di consegnare i bambini ebrei accolti nelle case cattoliche. Nel settembre 1942, otto gesuiti furono arrestati per aver dato rifugio a centinaia di bambini nelle proprietà dei gesuiti e il segretario di Stato di Pio XII, il cardinale Maglione, protestò presso l'ambasciatore di Vichy [146].
  • Giuseppe Marcone, visitatore apostolico in Croazia, fece pressioni sul regime croato, salvò 1000 partner ebrei in matrimoni misti [147].
  • L'arcivescovo Aloysius Stepinac di Zagabria, ha condannato le atrocità croate contro serbi ed ebrei, e lui stesso ha salvato un gruppo di ebrei [147]. Dichiarò pubblicamente nella primavera del 1942 che era "vietato sterminare zingari ed ebrei perché si dice che appartenessero a una razza inferiore"[49].
  • Il vescovo Pavel Gojdič ha protestato contro la persecuzione degli ebrei slovacchi. Gojdič è stato beatificato dalla Chiesa e riconosciuto come Giusto tra le nazioni da Yad Vashem [148].
  • Angelo Rotta, nunzio pontificio in Ungheria. Protestò attivamente contro i maltrattamenti degli ebrei da parte dell'Ungheria e aiutò a convincere Papa Pio XII a fare pressioni sul leader ungherese, l'ammiraglio Horthy, per fermare la loro deportazione.[149] Emise passaporti protettivi per ebrei e 15.000 passaggi di sicurezza: la nunziatura ospitò circa 3000 ebrei in case sicure [150]. Fu istituito un "Ghetto Internazionale", che comprendeva più di 40 case sicure contrassegnate dal Vaticano e da altri emblemi nazionali. 25.000 ebrei hanno trovato rifugio in queste case sicure. In altre parti della città, le istituzioni cattoliche nascondevano diverse migliaia di ebrei in più [150]
  • L'Arcivescovo Johannes de Jong, poi Cardinale di Utrecht, che ha redatto insieme a Titus Brandsma O.Carm. († Dachau, 1942) una lettera in cui invitava tutti i cattolici ad assistere gli ebrei perseguitati e in cui condannava apertamente la "deportazione dei nostri concittadini ebrei" dalla Germania nazista (da: Herderlijk Schrijven, letto da tutti i pulpiti domenica 26 Gennaio 1942).
  • Arcivescovo Jules-Géraud Saliège di Tolosa - porta un certo numero di vescovi francesi tra cui Monsignor Théas vescovo di Montauban, Monsignor Delay vescovo di Marsiglia, il cardinale Gerlier arcivescovo di Lione, Monsignore Vansteenberghe di Bayonne e Monseigneur Moussaron arcivescovo di Albi a denunciare rastrellamenti e maltrattamenti degli ebrei in Francia, stimolando una maggiore resistenza.[151]
  • Padre Marie-Benoît, monaco cappuccino, salvò molti ebrei a Marsiglia e successivamente a Roma dove divenne noto nella comunità ebraica come "padre degli ebrei" [80].
  • Madre Matylda Getter delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, mise al riparo bambini ebrei in fuga dal ghetto di Varsavia [152]. Il convento di Getter ne salvò più di 750 [153].
  • Alfred Delp S.J., un prete gesuita che aiutò gli ebrei a fuggire in Svizzera mentre era rettore della chiesa di St. Georg nella periferia di Monaco; era coinvolto anche con il Kreisau Circle. Giustiziato il 2 febbraio 1945 a Berlino.
  • Rufino Niccacci, frate e sacerdote francescano, ha accolto rifugiati ebrei ad Assisi, in Italia, dal settembre 1943 al giugno 1944.
  • Maximilian Kolbe - frate francescano conventuale polacco. Durante la seconda guerra mondiale, nel convento, Kolbe fornì rifugio a persone della Grande Polonia, compresi 2.000 ebrei. Era anche attivo come radioamatore, denigrando le attività naziste attraverso i suoi rapporti.
  • Bernhard Lichtenberg - prete cattolico tedesco nella cattedrale di Berlino. Inviato a Dachau perché pregava per gli ebrei durante la preghiera della sera.
  • Sára Salkaházi - suora cattolica romana ungherese, ha dato rifugio a circa 100 ebrei a Budapest.
  • suor Margit Slachta, si è recata a Roma per incoraggiare l'azione papale contro le persecuzioni ebraiche [154]. In Ungheria, aveva protetto i perseguitati e protestato contro il lavoro forzato e l'antisemitismo [154]. Nel 1944, Pio XII si appellò direttamente al governo ungherese per fermare la deportazione degli ebrei d'Ungheria. Le suore che hanno salvato migliaia di ebrei ungheresi sono riconosciute da Yad Vashem, inclusa la stessa suor Sara Salkahazi in seguito dichiarata beata.

Altri religiosi[modifica | modifica wikitesto]

  • L'arcivescovo Damaskinos - Arcivescovo di Atene durante l'occupazione tedesca. Protestò formalmente contro la deportazione degli ebrei e ordinò silenziosamente alle chiese sotto la sua giurisdizione di rilasciare falsi certificati di battesimo cristiani agli ebrei in fuga dai nazisti. Migliaia di ebrei greci, ad Atene e dintorni, furono così in grado di affermare di essere cristiani e di conseguenza salvati.
  • L'arcivescovo Stefan I di Bulgaria - vescovo di Sofia ed esarca di Bulgaria, ha sostenuto attivamente le pressioni di Dimitar Peshev contro il governo bulgaro per annullare la deportazione dei 48.000 ebrei bulgari.
  • Il vescovo George Bell - vescovo di Chichester e amico di Dietrich Bonhoeffer. Nel 1936 Bell ricevette la presidenza del comitato cristiano internazionale per i rifugiati tedeschi, e in quel ruolo sostenne in particolare gli ebrei cristiani, che a quel tempo non erano supportati né da organizzazioni ebraiche né cristiane. Fornì una casa temporanea per i bambini ebrei esiliati nella sua residenza ufficiale.
  • Dietrich Bonhoeffer - pastore luterano tedesco che si unì all'Abwehr (un'organizzazione di intelligence militare tedesca), che era anche il centro della resistenza anti-hitler, fu coinvolto in operazioni per aiutare gli ebrei tedeschi a fuggire in Svizzera. Arrestato dai nazisti, fu impiccato il 5 aprile 1945, non molto prima della fine della guerra.
  • Il metropolita Chrysostomos di Zante [155] - quando le forze di occupazione dell'Asse hanno ordinato di presentare un elenco di tutti gli ebrei dell'isola, ha presentato un documento con solo due nomi: il suo e quello del sindaco. Di conseguenza, tutti i 275 ebrei di Zante furono salvati.
  • Omeljan Kovč - sacerdote greco-cattolico ucraino deportato a Majdanek per aver aiutato migliaia di ebrei. Fu canonizzato da Papa Giovanni Paolo II
  • Dimităr Pešev - vicepresidente dell'Assemblea nazionale della Bulgaria e ministro della giustizia (1935-1936), prima della seconda guerra mondiale. Si ribellò al governo filo-nazista e impedì la deportazione dei 48.000 ebrei bulgari, e gli fu conferito il titolo di Giusto tra le nazioni.
  • Leopold Socha - ispettore polacco delle acque reflue nella città di Lwów (ora Lviv, Ucraina). Durante l'Olocausto, Socha usò la sua conoscenza del sistema fognario della città per proteggere un gruppo di ebrei dai nazisti tedeschi e dai loro sostenitori di diverse nazionalità. Nel 1978 è stato riconosciuto dallo Stato di Israele come Giusto tra le nazioni.
  • Andrej Szeptycki - arcivescovo metropolita della Chiesa greco-cattolica ucraina, ospitò centinaia di ebrei nella sua residenza e nei monasteri greco-cattolici. Ha anche emesso la lettera pastorale, "Non uccidere", per protestare contro le atrocità naziste.
  • André e Magda Trocmé - pastore riformato francese e sua moglie, guidarono il movimento del villaggio di Le Chambon-sur-Lignon che salvò 3.000-5.000 ebrei.
  • Marija Skobcova - suora ortodossa russa, gestiva un centro di accoglienza per alcolisti, tossicodipendenti e senzatetto; il rifugio era aperto anche ai profughi fuggiti dall'Unione Sovietica. Durante i primi tre anni di guerra accolse anche diverse centinaia di ebrei che temevano la persecuzione. Morì nel campo di concentramento di Ravensbrück durante la fine della guerra, dopo quasi due anni nel campo. Canonizzato dalla Chiesa ortodossa orientale come santo; è anche nominata Giusta tra le Nazioni da Yad Vashem.

Quaccheri[modifica | modifica wikitesto]

La Società Religiosa degli Amici, nota come Quaccheri, dal 1933 ha svolto un ruolo importante nell'assistenza e nel salvataggio degli ebrei attraverso la loro rete internazionale di centri (Berlino, Parigi, Vienna) ed organizzazioni. Nel 1947, il Premio Nobel per la Pace fu assegnato al Friends Service Council e all'American Friends Service Committee. Anche i singoli amici hanno svolto il lavoro di salvataggio.

  • Bertha Bracey - come segretaria della Commissione di emergenza tedesca, istituita il 7 aprile 1933, in Gran Bretagna, ha sensibilizzato sui pericoli della filosofia nazista. Con i volontari, ha gestito gli appelli di assistenza da Germania, Austria e Cecoslovacchia e ha contribuito in modo sostanziale al Kindertransport che ha portato 10.000 bambini in Inghilterra.
  • Elisabeth Abegg - Il 23 maggio 1967, Yad Vashem ha riconosciuto la quacchera tedesca Elisabeth Abegg come Giusta tra le nazioni. Aiutò molti ebrei offrendo loro alloggio nella sua casa o indirizzandoli a nascondigli altrove.
  • Kees Boeke e Betty Boeke-Cadbury - Il 4 luglio 1991, Yad Vashem ha riconosciuto Cornelis Boeke e sua moglie Beatrice Boeke-Cadbury come Giusti tra le nazioni per aver nascosto bambini ebrei a Bilthoven.
  • Laura van den Hoek Ostende - Il 29 settembre 1994, Yad Vashem ha riconosciuto la quacchera olandese Laura van den Hoek Ostende-van Honk come Giusta tra le nazioni per aver nascosto gli ebrei a Putten, Hilversum e Amsterdam.
  • Mary Elmes - Il 23 gennaio 2013, Yad Vashem ha riconosciuto la quacchera irlandese Mary Elisabeth Elmes come Giusta tra le nazioni per aver salvato bambini ebrei in Francia.
  • Auguste Fuchs-Bucholz e Fritz Fuchs - L'11 agosto 2009, Yad Vashem ha riconosciuto i quaccheri tedeschi Auguste Fuchs-Bucholz e Fritz Fuchs come Giusti tra le nazioni.
  • Carl Hermann ed Eva Hermann-Lueddecke - Il 19 gennaio 1976, Yad Vashem ha riconosciuto i quaccheri tedeschi Carl Hermann ed Eva Hermann-Lueddecke come Giusti tra le nazioni.
  • Gilbert Lesage - Il 14 gennaio 1985, Yad Vashem ha riconosciuto il quacchero francese Gilbert Lesage come Giusto tra le nazioni.
  • Gertrud Luckner - Il 15 febbraio 1966, Yad Vashem ha riconosciuto il quacchero tedesco Gertrud Luckner come Giusto tra le nazioni.
  • Ernst Lusebrink e Elfriede Lusebrink-Bokenkruger - L'11 agosto 2009, Yad Vashem ha riconosciuto i quaccheri tedeschi Ernst Lusebrink ed Elfriede Lusebrink-Bokenkruger come Giusti tra le nazioni.
  • Geertruida Pel e Trijntje Pfann - Il 15 agosto 2012, Yad Vashem ha riconosciuto la quacchera olandese Geertruida Pel e sua figlia Trijntje Pfann come Giuste tra le nazioni.
  • Lili Pollatz-Engelsmann e Manfred Pollatz - Il 3 dicembre 2013, Yad Vashem ha riconosciuto i quaccheri tedeschi Lili Louise Pollatz-Engelsmann ed Erwin Herbert Manfred Pollatz come Giusti tra le nazioni per aver nascosto bambini ebrei tedeschi e olandesi nella loro casa ad Haarlem, Paesi Bassi.[156].
  • Ilse Schwersensky-Zimmermann e Gerhard Schwersensky - Il 2 maggio 1985, Yad Vashem ha riconosciuto i quaccheri tedeschi Gerhard Schwersensky e Ilse Schwersensky-Zimmermann come Giusti tra le nazioni per aver nascosto gli ebrei a Berlino.

Persone di spicco[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolfo Kaminsky, o Adolphe Kaminsky, specializzato in falsificazione di documenti che aiutava gli ebrei a fuggire dalla Germania nazista.
  • Khaled Abdul-Wahab amministratore di Mahdia, sotto occupazione tedesca; primo arabo nominato per "Giusto tra le nazioni" [157].
  • Maria Leenderts e Petrus Johannes Jacobus Kleiss, commercianti olandesi nella sua "Selecta Schoenenwinkel" (situata in 248 Dierenselaan a L'Aia) con la collaborazione del personale della squadra di calcio "Quick Steps" (situata all'angolo tra Hardewijkstraat e Nijkerklaan a L'Aia) e il pastore della "Sint Thersia Van Het Kind Jesus Kerk" (situata di fronte al negozio di scarpe Selecta e all'angolo tra Apeldoornselaan e Dierenselaan) hanno ospitato molte famiglie ebree durante la guerra.
  • Gustav Schröder - Capitano tedesco della nave da crociera SS St. Louis che, nel 1939, tentò di trovare asilo per oltre 900 passeggeri ebrei piuttosto che riportarli in Germania.
  • Albert Battel - un ufficiale tedesco della Wehrmacht.
  • Albert Bedane - di Jersey, ha fornito rifugio a una donna ebrea, così come ad altri cercati dagli occupanti tedeschi delle Isole del Canale.
  • Victor Bodson - aiutò gli ebrei a fuggire dalla Germania attraverso una via di fuga sotterranea in Lussemburgo.
  • Corrie ten Boom, ha salvato molti ebrei nei Paesi Bassi ospitandoli a casa sua, è stato inviato a Ravensbrück.
  • Stefania Podgorska Burzminski e Helena Podgorska all'età di 16 e 7 anni (Helena era sua sorella), hanno fatto uscire di nascosto dai ghetti e salvato tredici ebrei dalla liquidazione dei ghetti.
  • Il sergente maggiore Charles Coward era un prigioniero di guerra inglese che ha contrabbandato oltre 400 ebrei dal campo di lavoro di Monowitz.
  • Johannes Frömming, addestratore di cavalli e autista, impiegò tre cavalieri ebrei e li nascose nella sua fattoria fuori Berlino.
  • Miep Gies, Jan Gies, Bep Voskuijl, Victor Kugler e Johannes Kleiman hanno nascosto Anna Frank e altri ad Amsterdam per due anni.
  • Alexandre Glasberg, sacerdote franco-ucraino che ha aiutato centinaia di ebrei francesi a sfuggire alla deportazione.
  • Otto Hahn, professore di chimica a Berlino, aiutò gli scienziati ebrei a fuggire e impedire loro la deportazione, assistito dalla moglie Edith Hahn, che da anni raccoglieva cibo per gli ebrei che si nascondevano a Berlino.
  • Friedrich Kellner, ispettore della giustizia, che ha aiutato Julius e Lucie Abt, e il loro figlio neonato, John Peter, a fuggire da Laubach.
  • Stanislaw Kielar - due ragazze della famiglia Reisenbach Janis Lipke dalla Lettonia, hanno protetto e nascosto circa 40 ebrei dai nazisti a Riga.
  • Heralda Luxin, giovane donna che ha ospitato bambini ebrei nella sua cantina.
  • Józef e Stefania Macugowscy hanno nascosto sei membri della famiglia Radza e molti altri a Nowy Korczyn, in Polonia.
  • Shyqyri Myrto, soccorritore albanese di Jozef Jakoel e di sua sorella Keti.
  • Dorothea Neff, attrice teatrale austriaca, che ha nascosto la sua amica ebrea Lilli Schiff.
  • Algoth Niska, gentiluomo finlandese ladro e contrabbandiere di alcolici; ebrei contrabbandati attraverso il Baltico.
  • Irene Gut Opdyke, polacca, ha nascosto dodici ebrei nel seminterrato di un maggiore tedesco.
  • Jaap Penraat - Architetto olandese che falsificò carte d'identità per ebrei e aiutò molti a fuggire in Spagna.
  • Max Schmeling, pugile tedesco che ha nascosto due bambini ebrei nel suo appartamento di Berlino e ha sfidato gli ordini di Hitler di licenziare il suo promotore ebreo, Joe Jacobs.
  • Irena Sendler, assistente sociale polacca che ha salvato circa 2500 bambini ebrei dal ghetto di Varsavia.
  • Suzanne Spaak, ha salvato bambini ebrei in Francia.
  • Marie Taquet-Martens e il maggiore Emile Taquet hanno nascosto circa settantacinque bambini ebrei in una casa per bambini disabili che gestivano a Jamoigne-sur-Semois, in Belgio.
  • Ilse (Davidsohn Intrator) Stanley, lei stessa un'ebrea tedesca che viveva in Germania fino al 1939, fece molti viaggi nei campi di concentramento tedeschi e si assicurò il rilascio di 412 persone. Dopo la Notte dei Cristalli, quando non poteva più fare quei viaggi, continuò ad aiutare gli ebrei tedeschi a lasciare legalmente il paese, fino alla sua partenza nel 1939.
  • Conrad Veidt, attore tedesco (ironicamente meglio conosciuto per aver interpretato l'antagonista nazista a Casablanca), ha portato di nascosto la famiglia della moglie ebrea fuori dalla Germania con la sua auto. Acquisì la cittadinanza britannica nel 1939 e usò i suoi soldi e la sua posizione per aiutare vari altri ebrei, liberali e persone LGBT a fuggire dalla Germania. Prima della sua morte negli Stati Uniti nel 1943, aveva partecipato a vari fondi per aiutare le persone a fuggire dalla Germania.[158]
  • Hetty Voûte, parte del Kindercomite di Utrechtse nei Paesi Bassi che ha salvato centinaia di ebrei. La sua storia orale si trova nel libro The Heart Has Reason: Holocaust Rescuers and Their Stories of Courage di Mark Klempner Gabrielle Weidner e Johan Hendrik Weidner, una rete di fuga, hanno salvato 800 ebrei.
  • Bertha Marx ed Eugen Marx hanno contribuito a salvare gli ebrei attraverso le forze di resistenza.
  • JUDr Rudolf Štursa, un avvocato, e Jan Martin Vochoč, un antico prete cattolico, a Praga, hanno battezzato ebrei su richiesta e hanno rilasciato oltre 1.500 certificati di battesimo [159].
  • Conte Kazamery Deak Lajos e Deak Elizabeth - 6 persone, 4 bambini e loro genitori, salvati e mandati a New York City dopo 7 mesi di clandestinità nel seminterrato.
  • Marie Schmolka - un'attivista e assistente sociale ebreo cecoslovacca che ha aiutato i rifugiati politici e gli ebrei adulti e bambini a sfuggire al protettorato di Boemia e Moravia prima della seconda guerra mondiale.
  • Doreen Warriner - rappresentante del Comitato britannico per i rifugiati dalla Cecoslovacchia (BCRC) a Praga e associata di Marie Schmolka

Località[modifica | modifica wikitesto]

Pietra d'inciampo a Le Chambon-sur-Lignon
  • Cisie, Contea di Mińsk, Polonia
  • Yaruga, Ucraina[160]
  • Le Chambon-sur-Lignon, nel dipartimento dell'Alta Loira in Francia, che ha salvato fino a 5.000 ebrei.
  • Nella Polonia occupata, tra le centinaia di villaggi vanno ricordati Głuchów vicino a Łańcut dove l'intera popolazione fu coinvolta [161], così come i villaggi di Główne, Ozorków, Borkowo vicino a Sierpc, Dąbrowica vicino a Ulanów, a Głupianka vicino a Otwock [162], e Teresin vicino a Chełm [163]. A Cisie vicino a Varsavia, 25 polacchi furono catturati mentre nascondevano ebrei; furono uccisi e il villaggio fu raso al suolo come punizione [164][165]. A Gołąbki, Jerzy e Irena Krępeć hanno fornito un nascondiglio per ben 30 ebrei nella loro fattoria e hanno organizzato un'istruzione domestica per tutti i bambini, cristiani ed ebrei insieme; le loro azioni erano "un segreto di Pulcinella nel villaggio". Altri abitanti del villaggio aiutavano "se non altro per fornire un pasto"[166]. Un'altra coppia di agricoltori, Alfreda e Bolesław Pietraszek, fornì rifugio a famiglie ebree composte da 18 persone a Ceranów vicino a Sokołów Podlaski, e i loro vicini portarono cibo a coloro che venivano salvati [167]. A Markowa, dove 17 ebrei sopravvissero alla guerra nascondendosi con i loro vicini cristiani, l'intera famiglia polacca di Józef e Wiktoria Ulma, inclusi 6 bambini e un bambino prenatale, furono uccisi dai tedeschi per aver nascosto le famiglie Szall e Goldman. Dorota e Antoni Szylar hanno nascosto sette membri della famiglia Weltz. Julia e Józef Bar hanno nascosto cinque membri della famiglia Reisenbach. Michal Bar ha nascosto Jakub Lorbenfeld; mentre Jan e Weronika Przybylak nascondevano Jakub Einhorn.
  • Tršice, Repubblica Ceca, molte persone di questo villaggio hanno aiutato a nascondere una famiglia ebrea; sei di loro hanno ricevuto l'onorificenza di Giusto tra le nazioni.
  • Nieuwlande, Paesi Bassi - durante la guerra, questo piccolo villaggio contava 117 abitanti. La maggior parte delle famiglie del villaggio e dell'area circostante hanno collaborato per dare rifugio agli ebrei, rendendo così difficile per chiunque nel piccolo villaggio tradire i propri vicini. Decine di ebrei furono così salvati. Oltre 200 abitanti sono stati onorati da Yad Vashem [168].
  • Moissac, Francia - In questa città c'erano una pensione ebraica e un orfanotrofio. Quando al sindaco è stato detto che i nazisti stavano arrivando, gli studenti più adulti sarebbero partiti in campeggio per diversi giorni, gli studenti più giovani sono stati alloggiati presso le famiglie della zona e hanno detto di essere trattati come membri della loro famiglia; gli studenti più grandi si nascondevano in casa. Quando è diventato troppo pericoloso per gli studenti rimanere lì a lungo, i residenti si sono assicurati che ogni studente avesse un posto sicuro dove andare. Se gli studenti dovevano trasferirsi di nuovo, gli stessi locandieri hanno cercato un nuovo luogo e li hanno persino accompagnati al nuovo alloggio.
  • Le città portoghesi di Figueira da Foz, Porto, Coimbra, Curia, Ericeira e Caldas da Rainha sono state assegnate a rifugiati. Erano resort piacevoli con molti hotel disponibili [169]. I rifugiati conducevano una vita del tutto normale [108]. Era loro permesso di circolare liberamente entro i confini della città, praticare le loro religioni e iscrivere i loro figli nelle scuole locali. "Qui ci è stata concessa la libertà di movimento; ci è stato permesso di andare in gita e vivere come volevamo", ha detto Ben-Zwi Kalischer [170]. Quei tempi sono stati catturati in film che possono essere trovati nell'Archivio di film e video di Steven Spielberg [171].
  • Oľšavica, Slovacchia [172][173].

Altre organizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Righteous Among The Nations, su yadvashem.org.
  2. ^ a b c Albanians saved Jews from deportation in WWII, su dw.com, Deutsche Welle. URL consultato il 29 gennaio 2016.
  3. ^ Elsie Robert, A Dictionary of Albanian Religion, Mythology and Folk Culture, p. 141.
  4. ^ a b Esposito John L., The Islamic World: Abbasid-Historian, Oxford, Oxford University Press, 2004, p. 21, ISBN 978-0-19-516520-3.
  5. ^ Rabben Linda, Give Refuge to the Stranger: The Past, Present, and Future of Sanctuary, p. 114.
  6. ^ (EN) Himka John-Paul e Michlic Joanna Beata, Bringing the Dark Past to Light: The Reception of the Holocaust in Postcommunist Europe, Lincoln, University of Nebraska Press, 2013, p. 51, ISBN 9780803225442.
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  9. ^ Rozett Robert, Encyclopedia of the Holocaust, p. 104.
  10. ^ Gilbert Martin, The Righteous, p. 300.
  11. ^ Green David B., Jewish Albanians Gain a Foothold, in Haaretz, 2 aprile 2013.
  12. ^ Mordecal Paldiel, The Path of the Righteous: Gentile Rescuers of Jews During the Holocaust, p. 336.
  13. ^ Gilbert Martin, The Righteous, p. 523.
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  15. ^ Adl commemorates holocaust day at city hall; honors albanian rescuer and recognizes jewish survivor, su adl.org (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2006).
  16. ^ The Forward – News that Matters to American Jews, su forward.com.
  17. ^ Nel 1943, i nazisti chiesero alle autorità albanesi un elenco degli ebrei nel paese. Tali autorità si rifiutarono di obbedire. "Gli ebrei furono poi portati via dalle città e nascosti nelle campagne", ha spiegato Goldfarb. "Gli albanesi non-ebrei avrebbero rubato le carte d'identità dalla stazione di polizia [per consegnarle agli ebrei]. La resistenza avvertì che chiunque avesse consegnato un ebreo sarebbe stato giustiziato". [...] "In realtà, ci furono più ebrei dopo la guerra che non prima, merito delle tradizioni albanesi di tolleranza religiosa ed ospitalità." [16]
  18. ^ Refuge in Latin America, United States Holocaust Memorial Museum.
  19. ^ United States Holocaust Memorial Museum, Persecution of Jews in Bulgaria (archiviato dall'originale il 16 agosto 2012).
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  24. ^ The Official Web Site of KIS, the Central Jewish Council of Greece, su kis.gr (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2007).
  25. ^ The Official Web Site of KIS, the Central Jewish Council of Greece, su kis.gr (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2004).
  26. ^ The Official Web Site of KIS, the Central Jewish Council of Greece, su kis.gr (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2004).
  27. ^ Dr Michael Bar-Zohar, Beyond Hitler's Grasp: The Heroic Rescue of Bulgaria's Jews. OCLC 716882036.
  28. ^ Paul O'Shea, Una croce troppo pesante, Rosenberg Publishing, p. 230, ISBN 978-1-877058-71-4.
  29. ^ Anton Gill, Una sconfitta onorevole; Una storia della resistenza tedesca a Hitler, Londra, Heinemann, 1994, p. 58.
  30. ^ William L. Shirer, L'ascesa e la caduta del Terzo Reich, Londra, Secker & Warburg, 1960, pp. 234–35.
  31. ^ Pio XII - Primi anni di vita e carriera, su Britannica.com. URL consultato il 6 novembre 2013.
  32. ^ Pio XI, Pius XI, Mit Brennender Sorge (14/03/1937), Vatican.va. URL consultato il 18 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2013).
  33. ^ Martin Gilbert, Kristallnacht - Prelude to Disaster, HarperPress, 2006, p. 143.
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  35. ^ Martin Gilbert, Kristallnacht - Prelude to Disaster, HarperPress, 2006, p. 172.
  36. ^ Fu scritta in parte in risposta alle Leggi di Norimberga, condannava le teorie razziali e il maltrattamento delle persone basato sulla razza.[30][31][32] Pio XI condannò la Notte dei cristalli del 1938, scatenando manifestazioni di massa contro cattolici ed ebrei a Monaco, dove il governatore bavarese Adolf Wagner dichiarò:"Ogni espressione che il Papa fa a Roma è un incitamento agli ebrei di tutto il mondo per agitarsi contro la Germania".[33] Il Vaticano ha preso provvedimenti per trovare rifugio per gli ebrei.[34] Pio XI respinse l'affermazione nazista di superiorità razziale e insistette invece sul fatto che esisteva una sola razza umana.[35]
  37. ^ Encyclopædia Britannica:Reflections on the Holocaust, su britannica.com.
  38. ^ Summi Pontificatus (20 ottobre 1939) PIUS XII, su w2.vatican.va (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2013).
  39. ^ Martin Gilbert, The Righteous - The Unsung Heroes of the Holocaust, Doubleday, 2002, p. 308, ISBN 038560100X.
  40. ^ Encyclopædia Britannica's Reflections on the Holocaust, su britannica.com (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2007).
  41. ^ a b Martin Gilbert, The Righteous – The Unsung Heroes of the Holocaust, Doubleday, 2002, p. 311, ISBN 038560100X.
  42. ^ a b Martin Gilbert, The Holocaust: The Jewish Tragedy, Londra, Collins, 1986, pp. 622–23.
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  44. ^ Pietro Palazzini, su Nytimes.com. URL consultato il 27 gennaio 2017.
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  48. ^ The papers of Apostolic Visitor, Giuseppe Ramiro Marcone reveal the Holy See's commitment to helping Jews persecuted by Nazis, News.va. URL consultato il 6 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2015).
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