Campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo

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Il campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) fu uno dei campi di concentramento istituiti in Italia dopo l'8 settembre 1943 per adunarvi gli ebrei in attesa di deportazione. Fu operante dal settembre 1943 al febbraio 1944.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia del campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo va divisa in due fasi distinte: la prima tra il settembre e il novembre 1943, la seconda tra il dicembre 1943 e il febbraio 1944.

Nella prima fase, il campo fu istituito il 18 settembre 1943 per iniziativa delle autorità di occupazione tedesche al seguito di un bando firmato da un certo capitano Mûller con il quale si intimava l'internamento immediato di tutti gli stranieri presenti nel territorio. Questi stranieri altri non erano che un gruppo di circa ottocento profughi ebrei che tra l'8 e il 13 settembre 1943 avevano lasciato il confino coatto a St. Martin Vesubie in Francia ed avevano varcato il confine con una dura marcia attraverso le Alpi nella speranza di trovare rifugio in Italia. Erano uomini, donne e bambini, ebrei dalla Polonia, dalla Germania, dall'Ungheria, dalla Slovacchia, dalla Romania, dalla Russia, dalla Grecia, dalla Croazia, dalla Francia, dal Belgio... Ad attenderli trovarono però le SS tedesche che riuscirono a catturarne 329. Quanti scamparono alla cattura si sparpagliarono nelle campagne circostanti o proseguirono la loro fuga in Italia, anche grazie all'aiuto della popolazione locale e della rete clandestina di assistenza DELASEM e all'impegno eroico dei sacerdoti don Raimondo Viale e don Francesco Brondello. In accordo con il Prefetto e il Commissario di Pubblica SIcurezza, i prigionieri furono rinchiusi nell'ex-caserma degli Alpini a Borgo San Dalmazzo, un edificio fatiscente e abbandonato da tempo ma convenientemente situato ai margini dell'abitato, vicino alla stazione ferroviaria. Lì rimasero fino al 21 novembre 1943, quando, caricati su carri bestiame alla stazione furono trasportati ad Auschwitz via Nizza Drancy. Solo 19 di essi sopravvissero.

Nella seconda fase, dopo un intervallo di 12 giorni, l'ex-caserma degli Alpini a Borgo San Dalmazzo divenne uno dei campi di concentramento provinciali istituiti dalla Repubblica Sociale Italiana in applicazione delle disposizioni approvate dal Ministero dell'Interno il 30 novembre 1943 per l'internamento e la deportazione degli ebrei italiani. In questa fase la responsabilità della gestione fu interamente italiana. Un primo gruppo di ebrei giunse da Saluzzo già il 4 dicembre 1943. Alla fine saranno 26 gli ebrei internati, ancora uomini, donne e bambini, i quali anch'essi il 15 febbraio 1944 cominceranno dalla stazione di Borgo San Dalmazzo il loro viaggio per Auschwitz attraverso il campo di transito di Fossoli. Solo due furono i sopravvissuti. Dopo questa data di campo di Borgo San Dalmazzo fu ufficialmente e definitivamente chiuso.

Il campo oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il campo restò così com'era, abbandonato e dimenticato, per 20 anni. Tra il 1964 e il 1974, fu demolita un'intera ala dell'edificio per far spazio alla costruzione della nuova scuola media del paese. A ricordo degli eventi del periodo bellico, fu apposta una targa vicino all'ingresso della scuola. Negli anni successivi, anche il resto dell'edificio ha subito radicali rimaneggiamenti e demolizioni, che ne hanno completamente modificato l'aspetto originario. Gli unici ambienti rimasti integri sono oggi l'androne e il cortile interno. Dalla ristrutturazione si è ricavata anche una sala di riunione che è stata dedicata a don Raimondo Viale ed ospita permanentemente alcuni pannelli illustrativi con foto e notizie sul campo. Al sacerdote è stata intitolata nel 1998 anche la piazza antistante alla scuola con una targa e una stele commemorativa. Intatta è rimasta la vicina stazione ferroriaria da cui partirono i due convogli per Auschwitz e dove oggi è collocato un memoriale della deportazione.

Nel 2000 la Città di Borgo San Dalmazzo ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la medaglia d'oro al merito civile per l'aiuto collettivamente offerto agli ebrei perseguitati. Nel 2001 don Raimondo Viale è stato insignito dell'onorificenza di giusto fra le nazioni dall'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme.

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