Alberto Sed

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Alberto Sed (Roma, 7 dicembre 1928Roma, 2 novembre 2019) è stato un reduce dell'olocausto italiano, membro della comunità ebraica di Roma, autore di memorie sulla sua deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz e attivo testimone della Shoah italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sed nasce nel 1928 a Roma, da una famiglia ebraica, figlio di Pacifico Sed, venditore ambulante, e di Enrica Calò. Ha tre sorelle: Angelica (n.1927), Fatina (n.1931) e Emma (n.1935).[1]

Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste nel 1938, a 10 anni Alberto, espulso dalla scuola, fa esperienza delle misure discriminatorie che colpiscono tutti gli ebrei italiani:

«Non ero più un bambino, ero diventato un ebreo.[2]»

Le discriminazioni aumentano le difficoltà economiche della famiglia, già precarie in seguito alla morte del padre. Il peggio arriva con l'8 settembre 1943 quando Roma viene occupata dalla truppe tedesche. La famiglia, che abitava in via S. Angelo in Pescheria a pochi passi dal Portico d'Ottavia, riesce a sfuggire al rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, allontanandosi dalla zona e nascondendosi in un magazzino vicino a Porta Pia[3] di proprietà di un parente. Qui però vengono scoperti (o molto più verosimilmente denunciati) il 21 marzo 1944 e prelevati dalla polizia fascista, assieme ad altri familiari.[4]

La famiglia è condotta al carcere di Roma e quindi al Campo di transito di Fossoli. Il 16 maggio 1944 parte il trasporto che li condurrà ad Auschwitz. È lo stesso trasporto in cui viaggiano i coetanei Nedo Fiano e Piero Terracina, anch'essi sopravvissuti alla prigionia.[5]

All'arrivo a Birkenau, il 23 maggio 1944, la madre e la sorella minore Emma sono subito uccise nelle camere a gas. Alberto, che ha 15 anni è immatricolato con il n. A-5491 ed inviato al blocco 29. Anche le sorelle Angelica e Fatina superano la selezione ed entrano nel campo.

Nel lager Alberto deve adattarsi a lavori faticosi e a mansioni terribili, come sistemare i bambini che arrivavano al campo sui carretti che li avrebbero portati al crematorio. A volte le SS ordinavano ai prigionieri di lanciare i bambini in aria per fare il tiro a segno.

«Amo immensamente i bambini, ma non sono più riuscito a prenderne uno in braccio. Se solo accenno al gesto, mi assale la paura che qualcuno mi gridi di lanciarlo.[2]»

Al seguito della liquidazione del campo di Auschwitz, viene evacuato a Nordhausen in una sottosezione del campo di concentramento di Dora-Mittelbau, dove si producono i missili V1 e V2. È uno dei campi di lavoro più duri del sistema bellico tedesco, del quale Alberto sarà uno dei pochissimi sopravvissuti.[6]

Dopo più di 10 mesi di prigionia, Alberto Sed fu liberato nell'aprile 1945 dagli americani. Appena le circostanze e le forze glielo consentono intraprende il viaggio di ritorno:

«Riuscii a raggiungere il confine del Brennero e un soldato italiano, il tenente Giovanni Serini, si prese cura di me. Tornai a Roma, il 7 settembre 1945.[2]»

A Roma Alberto ritrova la sorella Fatina, come lui sopravvissuta ad Auschwitz, sottoposta nel lager agli esperimenti del dottor Josef Mengele. Apprende anche della morte della sorella Angelica avvenuta nel dicembre 1944.

Per 50 anni Alberto Sed lavora come commerciante e non parla a nessuno, nemmeno ai familiari, dei particolari della sua esperienza ad Auschwitz. Poi si lascia convincere ad assumere il ruolo di testimone, soprattutto nelle carceri e con i ragazzi delle scuole, come afferma la motivazione dell'onorificenza a lui conferita nel 2015 dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.[7]

Alberto Sed è uno dei pochissimi minori italiani sopravvissuti ad Auschwitz e uno dei pochissimi reduci del campo di Nordhausen. La sua testimonianza è quindi di particolare rilevanza per ricostruire l'esperienza dei bambini italiani deportati ad Auschwitz e dei programmi missilistici tedeschi e come tale è riconosciuta e analizzata dagli specialisti della materia, sia in Italia[8] sia a livello internazionale.[9] La sua testimonianza offre particolari inediti ed importanti che servono anche a ricostruire storie parallele di altri deportati ad Auschwitz.[10]

Il 27 gennaio 2005 in occasione del Giorno della Memoria è intervistato da Bruno Vespa nella trasmissione televisiva Porta a Porta su Rai 1, assieme ad altri ex deportati (Edith Bruck, Mario Limentani, Alberto Mieli) e ai politici Walter Veltroni, Altero Matteoli e Giulio Andreotti.[11]

Nel 2009 la voce di Alberto Sed (e quella della sorella Fatina) sono incluse nel progetto di raccolta dei "racconti di chi è sopravvissuto", una ricerca condotta tra il 1995 e il 2008 da Marcello Pezzetti per conto del Centro di documentazione ebraica contemporanea che ha portato alla raccolta delle testimonianze di quasi tutti i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento allora ancora viventi.[12]

Lo stesso anno esce il libro (Sono stato un numero. Alberto Sed racconta, Firenze, La Giuntina) scritto da Roberto Riccardi, direttore responsabile della rivista Il Carabiniere, al quale Alberto Sed affida i propri ricordi.

In un'intervista alla Radio Vaticana in occasione del Giorno della Memoria (21 gennaio 2013), Alberto Sed afferma:

«Io ho avuto una grande soddisfazione dal mio libro e dall'incontro con i ragazzi nelle scuole. Per me era inimmaginabile che, trascorsi tanti anni fuori da Auschwitz, tutti questi ragazzi mi facessero vivere una "rivincita" su Auschwitz. Questa per me è una bellissima rivincita sul male. Sono quattro o cinque anni che sono affascinato, innamorato di tutti questi ragazzi, per le lettere che mi scrivono. I ragazzi recepiscono. Ho capito che attraverso il mio racconto di grande sofferenza per loro la vita è cambiata.[13]»

Nel 2015 la sua vicenda è inclusa nella mostra aperta al Complesso Monumentale del Vittoriano di Roma dal 28 gennaio al 15 marzo 2015 e dedicata alla "Liberazione dei campi nazisti".[14]

Muore a Roma il 2 novembre 2019 all'età di quasi 91 anni.[15]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Riccardi, Sono stato un numero. Alberto Sed racconta, Firenze, La Giuntina, 2009.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Ex deportato, per il contributo che, come testimone dell'olocausto, instancabilmente offre attraverso incontri nelle carceri e nelle scuole. Deportato a 16 anni, insieme alla sua famiglia, ad Auschwitz dove ha visto morire la madre e le sorelle. Oggi offre, presso carceri e scuole, la sua preziosa testimonianza. La sua storia è stata raccontata da Roberto Riccardi nel libro "Sono stato un numero".»
— 2015

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001).
  2. ^ a b c Roberto Riccardi, Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (Firenze: La Giuntina, 2009).
  3. ^ Alberto Sed, eroe della Repubblica, ricorda il 16 ottobre '43, su it.radiovaticana.va. URL consultato il 16 gennaio 2018.
  4. ^ Bruno Maida, La Shoah dei bambini (Torino: Einaudi, 2013), p. 137.
  5. ^ Auschwitz - Birkenau: A 65 anni dalla Liberazione, Roma, Gangeni Ed., 2010, p.113, ISBN 978-88-492-9154-4.
  6. ^ Nordhausen (Germany)
  7. ^ Comunicato della Presidenza della Repubblica Italiana.
  8. ^ Maida, La Shoah dei bambini.
  9. ^ Alan Rosen (ed.), Literature of the Holocaust, Cambridge, Cambridge University Press, 2013.
  10. ^ Ad esempio nel libro di Francesca Paci, Un amore ad Auschwitz: Edek e Mala: una storia vera, Utet Libri, 2016.
  11. ^ Porta a Porta , 27 gennaio 2005, Rai1, 11:45, Teche RAI n. F423958, [1])
  12. ^ Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana (Torino: Einaudi, 2009).
  13. ^ Intervista di Alberto Sed alla Radio Vaticana (27 gennaio 2013)
  14. ^ La liberazione dei campi nazisti: catalogo della mostra, Gangemi Editore, 2015.
  15. ^ Redazione Roma, Morto Alberto Sed, sopravvissuto di Auschwitz: «Grande dolore per la comunità ebraica», su Corriere della Sera, 11 marzo 2019. URL consultato il 3 novembre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Maida, La Shoah dei bambini, Torino, Einaudi, 2013.
  • Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana, Torino: Einaudi, 2009.
  • Liliana Picciotto, Il libro della memoria (II ed.; Milano: Mursia, 2001)

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

* Mauro Vittorio Quattrina "Ero un numero". L'esperienza di ALberto Sed. Documentario della serie "Il Sasso e il Grano".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN88464231 · ISNI (EN0000 0000 5978 8710 · LCCN (ENno2009067388 · WorldCat Identities (ENno2009-067388