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Josef Mengele

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Josef Rudolf Mengele
Foto segnaletica del 1956 raffigurante Mengele
Foto segnaletica del 1956 raffigurante Mengele
16 marzo 1911 - 7 febbraio 1979
Nato a Günzburg, Regno di Baviera
Morto a Bertioga, Brasile
Cause della morte Infarto
Luogo di sepoltura Embu das Artes
Etnia tedesco
Dati militari
Paese servito Germania Germania
Forza armata Flag Schutzstaffel.svg Waffen-SS
Corpo 5th SS Division Logo.svg 5. SS-Panzer-Division "Wiking"
Specialità Medico
Anni di servizio 1938 - 1945
Grado Hauptsturmführer, SS (capitano)
Guerre Seconda guerra mondiale
Decorazioni Лента нагрудного знака за ранение - Чёрный (1939).svg Distintivo per feriti
DEU EK Ritter BAR.svg Croce di Ferro di I classe
Altro lavoro Direttore della sperimentazione umana condotta sui prigionieri di Auschwitz-Birkenau e selezione dei prigionieri gassati nel campo

[senza fonte]

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Josef Mengele (pronuncia tedesca: /ˈjoːzɛf ˈmɛŋələ/[1]) (Günzburg, 16 marzo 1911Bertioga, 7 febbraio 1979) è stato un medico e militare tedesco.

Laureato in antropologia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco e in medicina all'Università Goethe di Francoforte, è noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati, compresi i bambini, come cavie umane.

Per la sua attività svolta nel campo di concentramento era stato soprannominato Angelo della morte (in tedesco Todesengel): il nome ha una duplice connotazione; infatti era sia negativo per la mancanza di pietà umana e ogni sorta di rimorso, sia positivo, perché alcuni prigionieri, presi sotto l'ala di Mengele, di fatto scamparono a morte certa. La sua figura assunse triste notorietà, soprattutto nel dopoguerra, come esempio di negazione dei principi stessi della medicina.

Nel 1940, si arruolò come volontario nel servizio militare, dopo il quale servì la 5. SS-Panzer-Division Wiking nel fronte orientale. Nel 1942 fu ferito sul fronte russo e giudicato inadatto al combattimento; venne promosso al rango di capitano delle SS per il salvataggio di due soldati tedeschi: per questo ricevette anche delle croci di ferro. Il 30 maggio del 1943, all'età di 32 anni, cominciò a prestare servizio nel campo di concentramento di Auschwitz, dove rimase fino al termine del conflitto.

Sopravvisse alla caduta del regime nazista e, sfuggito al processo di Norimberga, dopo un periodo di vita in incognito in Germania, si rifugiò in Sud America, spostandosi successivamente in diversi paesi tra cui Paraguay e Brasile. Il falso documento di identità che gli permise di emigrare gli fu rilasciato a Termeno in Alto Adige, comune noto per avere rilasciato diversi falsi documenti di identità a vari criminali nazisti (tra i quali Adolf Eichmann)[2]. Nonostante fosse ricercato come criminale di guerra nazista, sfuggì alla cattura per il resto della sua vita. Riguardo alla sua morte, molte persone nel corso degli anni hanno dichiarato di averlo ucciso, ma in realtà è deceduto per cause naturali.

Firma di Mengele

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Günzburg, Baviera, il 16 marzo 1911, fu primo di quattro figli di Karl e Walburga Mengele.[3] Il padre, persona con forte personalità e autorevolezza, era un noto industriale e dirigeva la Karl Mengele und Sohn, importante e affermata azienda produttrice di macchine agricole che impiegava circa 200 dipendenti;[4] la madre, di fede cattolica, era anche lei una persona decisa e autoritaria. Della sua infanzia-adolescenza non si conosce molto. Quel poco che si sa proviene da testimonianze che lo ritraggono come una persona socievole, educata e soprattutto molto ambiziosa. Mengele infatti era ossessionato dal suo futuro: voleva a ogni costo diventare un medico che la storia avrebbe ricordato per le sue scoperte.

Questa ossessione, secondo diversi studiosi, dipendeva proprio dalla volontà di sorprendere i suoi genitori, che, molto autoritari e severi, non lo gratificavano, nonostante egli fosse un ottimo studente. Aveva ferme idee politiche, che lo portarono a vent'anni a iscriversi negli Stahlhelm, Bund der Frontsoldaten (Elmetti d'Acciaio), per poi entrare nel 1934 nelle Sturmabteilung. In quegli stessi anni, cominciò i suoi studi all'Università Ludwig Maximilian di Monaco, dove conseguì la laurea in antropologia nel 1935, con una tesi sulla Ricerca morfologico-razziale sul settore anteriore della mandibola in quattro gruppi di razze; ebbe come relatore il professor Mollison.

Nel gennaio 1937 presso l'Istituto per la biologia ereditaria e per l'igiene razziale di Francoforte sul Meno, divenne assistente di Otmar Freiherr von Verschuer, un illustre scienziato, conosciuto per le sue ricerche nella genetica, con un particolare interesse per i gemelli, ricerche che influenzarono Mengele. Nel 1937 Mengele si iscrisse al partito nazionalsocialista e nel 1938 alle SS; nello stesso anno, si laureò in medicina, presentando una tesi intitolata Ricerche sistematiche in ceppi familiari affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari o palatali, aiutato da Von Verschuer. Mengele si dedicò agli studi con fermezza (la sua tesi di laurea ottenne anche un discreto successo all'interno della comunità scientifica, reputata un lavoro valido e preciso), ma si dedicò anche alla mondanità delle serate di Monaco; beveva birra, fumava e non disprezzava le donne.

Sempre in quegli anni si sposò con una ragazza protestante, Irene Schoenbein (la famiglia era contraria al matrimonio in quanto protestante e non cattolica). Con lei visse a Monaco per alcuni anni prima di partire da solo per Auschwitz (la moglie decise infatti di non seguirlo). Il matrimonio, inizialmente sereno (lo stesso Mengele parlò della moglie come di una persona bellissima, l'unico amore della sua vita), cominciò a registrare dei contrasti, soprattutto quando Mengele si trasferì ad Auschwitz, dove rimase per circa 2 anni. In questo periodo, la moglie si recava a fargli visita periodicamente, e in uno di questi incontri rimase incinta di quello che sarebbe stato l'unico figlio di Mengele. Sulla fedeltà di Mengele alla moglie, alcuni prigionieri riferirono che a volte scelse tra le prigioniere una bella ragazza per passarci la notte, che poi il giorno successivo ordinava di uccidere.[senza fonte]

Servizio militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, dopo essere entrato nelle SS, si arruolò volontario nella Waffen-SS per la seconda guerra mondiale, distinguendosi anche come soldato. Nel giugno 1941 venne insignito della Croce di Ferro per le sue azioni nel fronte ucraino. Nel gennaio 1942, mentre serviva sotto la 5. SS-Panzer-Division Wiking sul fronte russo, salvò due soldati tedeschi da un carro armato in fiamme e venne premiato con un'ulteriore Croce di Ferro.

Nel 1942, ferito lievemente, si ritirò dai campi di combattimento perché definito non idoneo a combattere nelle prime linee; venne assegnato al Rasse und Siedlungshauptamt (RuSHA) di Berlino. In quel periodo riprese i contatti con il suo mentore, von Verschuer, che lavorava presso l'Istituto per l'antropologia, la genetica umana e l'eugenetica Kaiser Guglielmo a Berlino. Poco prima di essere trasferito ad Auschwitz, Mengele venne promosso al grado di capitano delle SS, nell'aprile 1943.[5][6]

Ad Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

Il blocco dove Mengele eseguiva gli esperimenti ad Auschwitz
Mappa del campo di concentramento di Auschwitz

Nel maggio 1943, Mengele rimpiazzò un altro dottore, ammalato, nel campo di concentramento di Auschwitz, per portare avanti i propri studi e ricerche. Il 24 maggio, divenne medico del campo nomadi nel Settore BIIe di Auschwitz-Birkenau; nell'agosto 1944 questo venne smantellato e i deportati che vi risiedevano uccisi nelle camere a gas. In seguito Mengele divenne medico capo del campo principale di Birkenau, sottoposto comunque a Eduard Wirths.[7] Durante i 21 mesi di permanenza ad Auschwitz, l'atteggiamento di Mengele nel campo fu registrato da numerose testimonianze. Alcune parlano di un Mengele buono, che salvava dei gemelli dalla camera a gas per analizzarli, che si occupava dei bambini portando loro dello zucchero[8] (i bambini zingari paradossalmente lo chiamavano Zio Mengele).

Mengele veniva anche chiamato der weiße Engel (l'angelo bianco) dai deportati, per l'atteggiamento e per il camice che indossava quando si apprestava a scegliere chi avrebbe dovuto essere oggetto delle sue ricerche, chi avrebbe lavorato e chi era destinato alla camera a gas. Più spesso tuttavia si mostrava crudele, tanto da guadagnarsi l'appellativo di angelo della morte; uccideva senza pietà prigionieri a calci, colpi di pistola o iniezioni di fenolo; in un battito di ciglio decideva, all'arrivo del treno dei deportati alla banchina del campo, se una persona era da destinare al lavoro o alle camere a gas.[9] Disegnò una linea sul muro del blocco dei bambini, alta circa 150 centimetri, ordinando l'esecuzione nella camera a gas di chi non raggiungeva tale misura[10][11] Quando un capannone venne infestato dal tifo, Mengele decise di uccidere tutte le 750 deportate che vi risiedevano. Uno dei sopravvissuti disse che aveva uno sguardo che diceva Io sono il potere.[12]

Secondo molti, il suo sdoppiamento di personalità era dovuto alla sua assoluta fedeltà all'ideologia nazista e quindi l'estrema dedizione che osservava quando era chiamato a svolgere il suo dovere (selezionare e analizzare), nello svolgimento del quale era assolutamente distaccato e non tradiva alcuna emozione. Tuttavia in momenti meno formali, risultava essere una persona paradossalmente piacevole e comprensiva come raccontano gli stessi medici[13] che con lui collaborarono. Ad ogni modo, molto spesso Mengele alternava momenti di calma, pacatezza e rispetto (alcuni gemelli ricordano come, pur analizzandoli nudi, Mengele fosse stato sempre corretto ed educato e li avesse trattati con gentilezza, con la professionalità di un dottore) a scatti d'ira incontrollabili (in un episodio, diversi assistenti raccontano come si irritò per la lentezza con cui venivano fatte le iniezioni di fenolo dallo stesso personale SS e come lui stesso abbia strappato dalle mani di uno di questi la siringa per mostrare come doveva essere fatto).

Uno dei disturbi di Mengele era infatti legato all'estrema attenzione per i dettagli, l'efficienza e la cura dei particolari in ogni cosa facesse, con riguardo maniacale per l'igiene. Nel 1945 Mengele fu costretto ad abbandonare il campo di concentramento portando con sé tutto il materiale delle sue ricerche che fino ad allora aveva condiviso con alcune personalità del settore medico come Butenandt e von Verschuer che lavoravano all'esterno di Auschwitz e a cui inviava relazioni dettagliate. La fermezza e il rigore di Mengele nello svolgere le mansioni assegnate si evidenziarono fino alla sua ultima ora trascorsa nel campo. Il giorno prima dello sgombero, Mengele continuò imperturbabilmente, senza alcuna agitazione o preoccupazione, nell'eseguire le selezioni: esaminò l'ultimo treno con circa 506 prigionieri condannandone alle camere a gas circa 470-480.

Sperimentazioni umane[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso ad Auschwitz venne vissuto da Mengele come un'occasione unica e irripetibile: poteva eseguire ricerche su qualsiasi soggetto lo interessasse, poteva analizzarli, operarli, sezionarli e ucciderli senza essere esposto a nessuna responsabilità. È per questa ragione che Mengele, a differenza di altri medici SS, dedicò tutte le sue energie alle ricerche e agli studi, proprio perché sapeva che in nessuna parte del mondo era possibile svolgere le sue ricerche in un modo anche solo simile. L'obiettivo di Mengele, secondo la maggior parte degli studiosi, consisteva proprio nel riuscire con gli esperimenti nel campo di concentramento a effettuare quelle ricerche (soprattutto riguardo alla trasmissione dei caratteri e nell'ambito dell'eugenetica) tali da consacrarlo alla storia per sempre. Nel periodo che trascorse ad Auschwitz, Mengele sfruttò tutto il tempo a sua disposizione: organizzò una squadra composta essenzialmente da medici e infermiere, in particolare un'antropologa (Teresa W.) e un patologo (Miklós Nyiszli), tutti reclutati all'interno dello stesso campo e quindi a loro volta prigionieri. La squadra così composta godeva di protezione, e il semplice fatto di farne parte salvò i suoi componenti da morte quasi certa.

I suoi studi riguardarono essenzialmente il fondamento biologico dell'ambiente sociale, la trasmissione dei caratteri e i tipi razziali, e infine le persone con elementi di anormalità (difformità, sviluppi morfologici anomali). Tali studi vennero condotti quasi esclusivamente sui gemelli, che rappresentavano la sua principale ossessione. Oltre a questi, studiò anche gli zingari e mostrò un certo interesse anche per i nani e gli ebrei, che Mengele reputava forme umane anomale. Tra le sue ricerche nel campo, una parte fu dedicata anche alla stomatite gangrenosa, o "noma". Tra gli studi di Mengele a carattere meno scientifico e di natura prettamente nazista, si ricordano quelli legati agli occhi; di questi, Mengele seguì due filoni, uno riguardante l'eterocromia e l'altro la possibilità di riuscire a mutare il colore degli occhi. Dopo la morte, i cadaveri erano sottoposti ad autopsia, e spesso alcune parti dei corpi o interi feti conservati grazie alla formalina venivano inviati al di fuori del campo per effettuare su di essi ulteriori e più approfonditi esami.

Ricerche e sperimentazioni sui gemelli[modifica | modifica wikitesto]

Tra le ricerche condotte da Mengele nel campo, quelle a cui dedicò più energia e attenzione (praticate già un anno prima dell'entrata ad Auschwitz) furono riservate ai gemelli; in particolar modo concentrò la sua attenzione sui gemelli monozigoti. Lo stesso Mengele si recava alla banchina, dove arrivavano i treni dei prigionieri, per selezionare di persona i gemelli non appena scendevano. I gruppi di gemelli comprendevano individui delle età più diverse: tra questi veniva scelto il più anziano, che assumeva la funzione di Zwillingsvater (capogemelli o padre dei gemelli), e per distinguerli ulteriormente dagli altri prigionieri, venivano loro tatuate insieme al numero di identificazione anche le due lettere ZW (cioè Zwillinge, gemello). Delle sue ricerche Mengele teneva sempre informato il suo ex professore universitario, von Verschuer, inviando anche all'istituto di biologia razziale a Berlino esemplari e relazioni.

Mengele analizzava i gemelli insieme, sottoponendoli a ricerche di tipo comparativo. Nel suo analizzare i gemelli identici, Mengele effettuava misurazioni, fotografie, prelievi di sangue, spesso a ogni visita. Alcuni gemelli superstiti hanno affermato che le ricerche di Mengele riguardarono anche altre pratiche: utilizzo di sostanze chimiche per analizzare le reazioni della pelle, o pressioni su parte del corpo per misurarne la resistenza, o iniezioni. Una volta supervisionò un'operazione su due bambini zingari che vennero uniti per creare dei gemelli siamesi artificiali; le mani divennero presto infette e le vene si richiusero causando gangrena.

Sulle relazioni tra Mengele e i gemelli vi sono testimonianze contrastanti. Un assistente dello stesso Mengele, il dottor Miklós Nyiszli, testimoniò che era lo stesso Mengele a ucciderli (raccontò in particolare un episodio in cui uccise in una sola notte, uno dopo l'altro, 14 gemelli di origine zingara). Per quanto riguarda gli altri prigionieri, diversi dai gemelli, non ci sono invece dubbi: ne uccise personalmente diversi sparando loro o attraverso iniezioni di fenolo. Altri, come la sua collaboratrice Teresa W., affermarono di non avere mai avuto notizia del fatto che Mengele uccidesse i gemelli che studiava, e secondo la stessa Teresa, se una cosa del genere si fosse verificata per lei sarebbe stato impossibile non venirne a conoscenza. Oggettivamente i gemelli conducevano nel campo una vita migliore rispetto agli altri prigionieri (e questo proprio in virtù del fatto di essere oggetto di ricerca dello stesso Mengele): infatti veniva loro concesso di continuare a indossare gli indumenti originari e di non radersi i capelli.

I gemelli vivevano in un blocco speciale, vicino alle baracche dedicate alle ricerche e separati dagli altri prigionieri, svolgevano i lavori meno faticosi (portaordini), avevano una razione alimentare più nutriente e godevano di una protezione pressoché totale: se rubavano non venivano uccisi, potevano girare nel lager liberamente e non potevano essere per nessun motivo malmenati o lesi dai prigionieri e dalle stesse SS. Questo speciale trattamento permise alla maggior parte dei gemelli di sopravvivere per lunghi periodi (anche anni, a fronte di una sopravvivenza media di poche settimane), e nella maggior parte dei casi di riuscire a giungere alla liberazione del campo. Il gruppo di gemelli mantenuti in vita per gli esperimenti sopravvisse anche all'ultimo ordine di Mengele, che ne decretava l'eliminazione nelle camere a gas, poiché le truppe dell'Armata Rossa stavano sopraggiungendo: l'ordine non poté essere eseguito anche perché le scorte di gas erano esaurite.[14]

La fuga in Sud America[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato dopoguerra cominciò la ricerca dei criminali di guerra nazisti e fra questi era ovviamente compreso anche Josef Mengele. Alla sua ricerca si dedicarono in particolar modo i servizi segreti israeliani Mossad, ma anche il governo statunitense e quello tedesco. Per agevolarne la cattura venne anche fissata una taglia di circa 3 milioni di dollari. Le modalità della fuga di Mengele furono simili a quelle di Adolf Eichmann: gli furono infatti forniti, con modalità non chiarite, dei documenti falsi da parte del Comune italiano di Termeno, Tramin, in Alto Adige, che riportavano il nome di Helmut Gregor, nato nel comune stesso.[15] Nel 1949 si imbarcò nel porto di Genova su una nave diretta in America meridionale, arrivando poi in Paraguay dove rimase diversi anni. Finché, allertato dall'avvocato di famiglia, fuggì prima a Buenos Aires, e poco tempo dopo, nel 1955, in Brasile, dove rimase per circa 25 anni fino alla morte.

Durante questo lungo periodo Mengele visse dapprima con due sorelle ungheresi, anticomuniste e simpatizzanti per il regime nazista, poi con una famiglia del luogo, mantenendo inizialmente nascosta la propria vera identità; se inizialmente adottò diversi nomi falsi, dopo alcuni anni decise di tornare a utilizzare il proprio vero nome, convinto ormai di essere scampato alle ricerche (in quel periodo il suo nome risultava anche sull'elenco telefonico). Tuttavia, a partire dalla cattura di Adolf Eichmann, avvenuta fra l'altro proprio in Sud America, Mengele cominciò ad allarmarsi: ritornò quindi ad adottare una falsa identità e si spostò varie volte (fino a giungere in Brasile) cambiando diverse abitazioni. Nel periodo in cui visse in America Latina, lavorò come operaio nella stessa industria della famiglia Mengele, che anche in Sud America aveva degli stabilimenti.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979 morì di attacco cardiaco, all'età di 67 anni, mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell'oceano Atlantico. Fu sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes, sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Nel 1985 il suo corpo fu scoperto; nel 1992 la salma riesumata e il suo DNA confrontato con quello del fratello, che inizialmente si rifiutò di fornirlo, ma cambiò idea successivamente, su pressioni del governo tedesco. L'esame accertò, con una probabilità pari al 99,69%, che la persona lì sepolta fosse effettivamente Josef Mengele. I resti del criminale nazista furono consegnati al governo tedesco, che non ne ha rivelato il luogo di sepoltura o di occultamento.[16] Ebbe il tempo di vedere realizzati due noti film a lui ispirati: Il maratoneta del 1976 e, l'anno prima di morire, I ragazzi venuti dal Brasile.

Influenza sui media[modifica | modifica wikitesto]

In considerazione delle vicende storiche e personali in cui fu coinvolto, Mengele appare in numerose opere letterarie, cinematografiche e anche musicali, in alcuni casi come uno dei protagonisti, oppure come ispirazione per un personaggio di finzione.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti, manga e anime[modifica | modifica wikitesto]

  • Ha liberamente ispirato la figura del Dottor Zell, il principale antagonista degli episodi 50-51 dell'anime Le nuove avventure di Lupin III, trasmessi per la prima volta in Giappone nel settembre 1978, cinque mesi prima della morte del vero dottore.
  • Viene citato in un'albo gigante di Dylan Dog, più precisamente nel fumetto Totentaz; il protagonista della serie vede alcuni fantasmi, tra loro c'è un ragazzino che a un certo punto racconta la sua vita, lo si vede vestito con l'uniforme da prigioniero dei lager mentre scrive sul suo diario finendo la frase citando Mengele dicendo che il giorno dopo il medico lo sottoporrà a una visita.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Mengele ha ispirato il brano Angel of Death degli Slayer, nel quale vengono descritte le terribili sevizie commesse dal dottore.
  • Un brano intitolato Mengele, che paventa il fatto che il famigerato dottore potesse essere ancora vivo, è contenuto nell'album Immaculate Deception (1986) dei Ludichrist.
  • Nell'album Mondi sommersi (1997) dei Litfiba la canzone Dottor M descrive le terribili sevizie commesse dal dottore.
  • Viene citato anche dai Massimo Volume nel brano Litio contenuto nell'album Cattive abitudini (2010).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Pronunciation of mengele - how to pronunce mengele correctly., Howjsay.com. URL consultato il 30 marzo 2010.
  2. ^ Nazisti, in Sud Tirolo il rifugio delle SS in fuga - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 25 aprile 2016.
  3. ^ (EN) Stefan Kanfer, Peter Carls, The Life and Crimes of a Nazi Doctor, in People, Vol. 23, n. 25, 24 giugno 1985.
  4. ^ (EN) Stefan Kanfer, Peter Carls, The Gunzburg Clan, in The Times, 24 giugno 1985.
  5. ^ (EN) Josef Mengele, United States Holocaust Memorial Museum. URL consultato il 23 marzo 2008.
  6. ^ (EN) Dr. Josef Mengele, ruthless Nazi concentration camp doctor - The Crime Library - Crime Library on, Trutv.co. URL consultato il 1º marzo 2010.
  7. ^ (EN) Eduard Wirths, Wsg-hist.uni-linz.ac.at. URL consultato il 1º marzo 2010.
  8. ^ Bernicchia, 2005, pag. 120-125.
  9. ^ (EN) Robert Jay Lifton, What Made This Man? Mengele, in The New York Times, 21 luglio 1985, p. 16.
  10. ^ (EN) Josef Mengele, Angel of Death, auschwitz.dk. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  11. ^ Lifton, 2003, pag. 346.
  12. ^ Filmato audio Mengele - The Final Account, History Channel, 12 luglio 2008.
  13. ^ Aziz, 1975, p. 89.
  14. ^ Puntata dedicata a Josef Mengele di La storia siamo noi trasmessa il 6 giugno 2011
  15. ^ Cesarani, 2007, p. 218.
  16. ^ Dissepolti, cremati e buttati via La fine misteriosa dei gerarchi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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