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Viggiù

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Viggiù
comune
Viggiù – Stemma
Viggiù – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Varese-Stemma.png Varese
Amministrazione
SindacoAntonio Mario Giovanni Banfi (lista civica Vivo il paese) dal 25/05/2014 (1º mandato)
Territorio
Coordinate45°52′N 8°54′E / 45.866667°N 8.9°E45.866667; 8.9 (Viggiù)Coordinate: 45°52′N 8°54′E / 45.866667°N 8.9°E45.866667; 8.9 (Viggiù)
Altitudine506 m s.l.m.
Superficie9,26 km²
Abitanti5 300[1] (28-02-2017)
Densità572,35 ab./km²
FrazioniBaraggia
Comuni confinantiArcisate, Besano, Bisuschio, Cantello, Clivio, Saltrio, Mendrisio (CH-TI)
Altre informazioni
Cod. postale21059
Prefisso0332
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT012139
Cod. catastaleL876
TargaVA
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantiviggiutesi
Patronosanto Stefano
Giorno festivo3 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Viggiù
Viggiù
Viggiù – Mappa
Posizione del comune di Viggiù nella provincia di Varese
Sito istituzionale

Viggiù (/vidˈdʒu/; Vigiüü in dialetto varesotto, pronuncia [viˈdʒyː]) è un comune di 5.300 abitanti della provincia di Varese in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini storiografiche su Viggiù fanno pensare a due ipotesi circa la sua origine. L'una lo vedrebbe affondare le proprie radici nelle popolazioni orobiche dell'età protostorica, l'altra riterrebbe il paese fondato, probabilmente, da Giulio Cesare, da cui il nome romano Vicus Juli (vale a dire paese di Giulio), trasformatosi, con il passare del tempo, in Vicluvium, quindi Vigloeno, Vigue e alla fine Viggiù.

A sostegno della seconda tesi vi sono alcuni reperti archeologici, tra cui alcune lapidi ed un coperchio di sarcofago risalenti all'epoca romana, ritrovati sul colle San Martino, ed una tradizione orale, secondo la quale, la località Cascina Vidisello sarebbe stata costruita attorno alle rovine di un accampamento romano.

A caratterizzare la storia del paese, è stato soprattutto la presenza sul territorio di giacimenti di pietre e marmi di estrema facilità di lavorazione. La famosa "Pietra di Viggiù" era una delle tante pietre estratte dalle colline limitrofe. Essa veniva utilizzata come materiale da costruzione e da decorazione ed in passato portò il territorio ad essere un luogo di grande importanza artistica. Sullo sfruttamento delle cave si organizzò l'intera economia locale, fin dal Medioevo. Alcune conseguenze sarebbero state, in estrema sintesi, da un punto di vista sociale la formazione su base familiare di maestranze specializzate nell'estrazione e nella lavorazione dei materiali lapidei e, sotto il profilo geografico, la strutturazione del territorio in terrazzamenti, onde conciliare l'attività estrattiva con quella agricola.

Artigiani prima, poi anche abili artisti e creatori, i viggiutesi, anche utilizzando la loro pietra locale, si fecero presto conoscere in tutta la penisola. Si pensi che già dal XII secolo, gli artisti viggiutesi facevano parte della Confraternita dei Maestri Comacini. Dal 1500 sino alla metà del Seicento, vere e proprie colonie di "artieri" viggiutesi erano presenti a Roma per pregevoli esecuzioni artistiche ed architettoniche.

Fra i principali artisti si ricordano i Butti, i Giudici, i Longhi, i Piatti, gli Argenti ed i Galli. Una vera e propria schiera di personaggi che diedero fama a Viggiù come Paese degli Artisti. Il primo Consiglio comunale fu eletto nel 1823. I borghi di Clivio e Saltrio gli furono temporaneamente annessi da Napoleone e Mussolini.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono i tesori artistici di Viggiù. Fra di essi da ricordare il centro storico, unico nel suo genere. Arrivando a Viggiù lo si riconosce immediatamente per l'aggregazione dei cortili aperti o a volte grandi; in origine non erano altro che le officine, dove veniva tagliata e plasmata la pietra. Viggiù è anche detto il paese dei picasass, poiché un tempo, transitando fra le sue vie, si udivano solo degli scampanellii di martelli che picchiavano sulla pietra.

Villa Borromeo: ingresso al parco
Foto del Lago di Lugano visto dal Monte Orsa

Numerose sono le chiese arricchite dalle opere degli artisti locali. Nel cuore del paese, in una graziosa cornice di verde, Villa Borromeo (di proprietà comunale), elegante edificio tardo-neoclassico, meta ideale per le escursioni quotidiane dei viggiutesi. La villa, con pianta a "C" è aperta con un cortile rivolto verso via Roma; tale delimitazione è ottenuta mediante un leggero colonnato che, nella parte centrale, rientra, formando una specie di esedra, così da facilitare la veduta e la sosta. La parte dell'edificio prospettante verso il parco ha un disegno molto lineare; l'ingresso principale è arricchito da un austero porticato, sorretto da pesanti colonne tuscaniche. Nel giardino ha collocazione la scuderia, dalla pianta circolare, decorata lungo le pareti da teste equine in terracotta (oggi sede del Museo dei Picasass); oltre a questo edificio, sono visibili le testimonianze dell'antica orangerie, dal 2007 sede del Museo della Scultura viggiutese dell'Ottocento che espone opere di: Angelo Bottinelli, Antonio Bottinelli, Luigi Buzzi Leone, Giuseppe Buzzi Leone, Antonio Argenti, Giosuè Argenti. La villa attualmente è utilizzata per esposizioni artistiche estemporanee, organizzate nel periodo estivo.

Sicuramente da visitare anche il complesso del Museo Enrico Butti che è composto da diverse collezioni di opere dei famosi scultori viggiutesi quali Enrico Butti, Giacomo Buzzi Reschini, Nando Conti, Luigi Bottinelli, Vincenzo Cattò, Gottardo Freschetti ed Ettore Cedraschi.

Infine merita una visita la Cascina Vidisello, che si trova sulla sommità di un piccolo rilievo e che è caratterizzata da terrazzamenti coltivati. Sembra che tale struttura sia sorta sopra i resti di un antico accampamento romano e risulta censita nel Catasto di Maria Teresa d'Austria. Di proprietà della famiglia Buzzi, l'attuale struttura presenta una tipologia ad "U", con corte interna, dove dominano alcuni porticati e loggiati che sono a testimonianza del suo specifico legame con le attività agricole. Belli gli affreschi decorativi sulle pareti del porticato inferiore.

Chiesa parrocchiale di Santo Stefano protomartire[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santo Stefano (Viggiù).

Il primitivo edificio, in forme romaniche, venne innalzato all'estremità del paese al termine della corona di case, che costituivano un ampio ed alto anfiteatro verso la Valceresio. La chiesa fu ampliata nel XV secolo fino a raggiungere le attuali dimensioni: tre ampie navate, suddivise in quattro campate, delimitate agli estremi da sei colonne monolitiche in pietra di Saltrio e sormontate da capitelli.

Chiesa di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Martino (Viggiù).

Sorge su una piccola altura, un tempo quasi completamente terrazzata e coltivata (oggi incolta verso Sud ed edificata verso Nord), situata a meridione del nucleo abitato. Vi si accede mediante una piccola strada a "rizzada", che si stacca dalla comunale Viggiù - Baraggia, il cui ingresso è segnato da un arco settecentesco.

Chiesa della Madonna della Croce[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Madonna della Croce (Viggiù).

Il nome col quale è denominata la chiesa “della Croce” si riferisce alla collocazione della medesima in prossimità di un quadrivio, spazio in cui, nell'antichità, si solevano edificare cappelle o altri popolari luoghi di culto. Della chiesa chiamata anche della Beata Vergine dell'Assunta, si hanno notizie sul finire del secolo XV, i primi interventi di ampliamento sono avvenuti nel corso della prima metà del Settecento.

Chiesa di Santa Maria nascente detta della Madonnina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria nascente (Viggiù).

Nel centro storico, inserita nelle contrade più antiche del paese, lungo la strada che porta verso il colle Sant'Elia, si eleva la chiesa settecentesca dedicata a Santa Maria nascente, comunemente chiamata della Madonnina. Venne edificata nel 1718, sul luogo dove sorgeva una piccola cappella votiva eretta quale ex voto contro la peste.

Chiesa della Beata Vergine del Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Beata Vergine del Rosario (Viggiù).

La costruzione della chiesa fu voluta per ospitare i padri domenicani (inquisitori) che provenivano dal convento di Como e, durante la Quaresima, offrivano il proprio apostolato di preghiera. Si hanno notizie dell'edificio sin dal 1539, in esso avevano sede i padri domenicani ed i membri della Confraternita del Santo Rosario.

Chiesa di Sant'Elia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Elia (Viggiù).

Sulla sommità del colle Sant'Elia, a 665 metri di altitudine, sorge la chiesa dedicata all'omonimo profeta. Eremo cluniacense, dipendente dal priorato di Vertemate, come risulta da un decreto di Papa Urbano II (risalente al 1095), nel XIII secolo, era l'unica chiesa della diocesi ambrosiana dedicata al Santo Profeta. Non resta nessuna testimonianza dell'antico cenobio, in quanto l'edificio odierno è frutto di una serie di trasformazioni, operate nel corso del XVI secolo e XVII secolo.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giuseppe (Viggiù).

Chiesa parrocchiale della frazione di Baraggia, costruita nella prima metà del secolo XX su progetto dell'architetto Zanchetta.

Chiesa di San Siro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Siro (Viggiù).

Antica chiesa con convento, forse dipendente dal cenobio di Sant'Elia, che sorge al limite meridionale del territorio comunale. L'edificio, per il quale, negli anni 80, vennero iniziati i lavori di rinforzo della struttura, oggi, attende un delicato intervento volto al restauro, alla valorizzazione ed alla salvaguardia dell'interessantissimo ciclo di affreschi che decora la calotta dell'abside.

I musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo Enrico Butti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo Enrico Butti.

Museo della scultura viggiutese dell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della scultura viggiutese dell'Ottocento è una gipsoteca di arte del XIX secolo a Viggiù. La collezione si compone delle opere degli scultori viggiutesi: Antonio Argenti, Giusué Argenti, Angelo Bottinelli, Antonio Bottinelli, Stefano Butti, Giuseppe Buzzi Leone e Luigi Buzzi Leone.

  • La storia

Il museo dell'Ottocento viggiutese è stato inaugurato nel dicembre 2007. Il materiale che ne costituisce il nucleo principale proviene dal Museo degli artisiti viggiutesi attraverso la donazione della famiglia dello scultore viggiutese Gunella. La nuova rassegna artistica ha trovato spazio nell'orangerie di villa Borromeo, nel centro storico cittadino, a pochi passi dal Museo dei Picasass. Lo spazio espositivo è stato dedicato a quella schiera di illustri e validi scultori che si sono distinti nel panorama artistico italiano a cavallo tra Otto e Novecento. Le opere, esposte sino a metà degli anni novanta nel museo degli artisti viggiutesi, dopo la trasformazione dello stesso in sede del museo dei picasass, giacevano dimenticate, in attesa di nuova destinazione, al secondo piano di Casa Butti. L'estate 2007 la grande svolta: la decisione di utilizzare lo splendido spazio espositivo di Villa Borromeo per riportare alla luce quelle preziose opere d'arte di artisti quali Antonio ed Angelo Bottinelli, Stefano Butti, Giuseppe e Luigi Buzzi Leone, Antonio e Giosuè Argenti che hanno contribuito a diffondere il nome degli artisti viggiutesi a livello internazionale come garanzia di grande qualità artistica. Grazie a questa oculata decisione finalmente sono tornati alla luce capolavori pregevoli come il “Monumento ai Cacciatori delle Alpi”, “Terrore”, “Le prime rose”, “Ritratto di Felice Argenti” e molte altre. Nell'orangerie sono raccolte circa ottanta opere, dai piccoli bozzetti del validissimo Giuseppe Buzzi Leone, rappresentanti animali, il busto ritratto in gesso di Felice Argenti di Stefano Butti, a quello del monumento ai Cacciatori delle Alpi di Luigi Buzzi Leone. Questa nuova vetrina dell'arte viggiutese costituisce uno spunto per riscoprire e studiare questi grandi protagonisti della scultura italiana dell'Ottocento.

Museo artisti viggiutesi del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo artisti viggiutesi del Novecento è una gipsoteca di arte del XX secolo a Viggiù. La collezione si compone delle opere degli scultori viggiutesi: Luigi Bottinelli, Giacomo Buzzi Reschini, Ettore Cedraschi, Vincenzo Cattò, Nando Conti, e Gottardo Freschetti.

  • La storia

L'edificio riaperto al pubblico, dopo un radicale restauro e riallestimento nell'autunno del 2006, rappresenta in maniera organica un'antologia della scultura viggiutese del Novecento. All'interno del padiglione, costruito negli anni sessanta per volere della vedova dello scultore Giacomo Buzzi Reschini (1881-1962) e situato nel parco Butti sono esposte, oltre a numerosi modelli in gesso dell'artista citato, anche opere di altri artisti viggiutesi del Novecento. Recentemente è stato celebrato il centenario dalla nascita di tre maestri della scultura viggiutese del Novecento: Nando Conti, Gottardo Freschetti e Ettore Cedraschi e, per l'occasione, sono state organizzate, negli spazie espositivi del Museo, delle rassegne antologiche dell'opera di questi valenti artisti, permettendo così ad un vasto pubblico la riscoperta della loro notevole produzione artistica. Nello spazio del museo si contano quattro ambienti: la sala III, alla sinistra, dedicata alle opere dello scultore Conti. Le due sale centrali (I e II) nelle quali spicca l'opera più rappresentativa dell'arte di Buzzi Reschini: il gruppo monumentale “Il bene che atterra il male” sono dedicate al maestro, e permettono di analizzare il complesso approccio dell'artista alla realizzazione di grandi monumenti. Infatti si possono vedere piccoli modelli d'insieme dei monumenti nei quali prevale il lato della composizione architettonica ed il successivo sviluppo delle parti propriamente scultoree degli stessi. Recentemente si è iniziato un restauro complessivo della raccolta per riportarla alle cromie originali. La sala di destra (IV) raccoglie invece le opere di Bottinelli, Cattò, Cedraschi, e Freschetti tra cui si segnala il modello in gesso per la testa del Battista la cui traduzione marmorea si trova nella chiesa parrocchiale viggiutese.

Museo dei picasass[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo dei picasass è un museo etnografico a Viggiù.

  • La storia

Il Museo dei Picasass nasce agli inizi degli anni ottanta del secolo scorso, nell'ambito del piano di riorganizzazione del Museo Butti. Tale progetto fu realizzato al fine di evitare che, con la scomparsa degli ultimi scalpellini e con la chiusura delle cave e delle ultime botteghe, andassero perse importanti documentazioni relative all'estrazione e alla lavorazione della pietra. Nel 1983, nella casa studio di Enrico Butti, venne così allestita una prima esposizione sull'Arte dei “Picasass” che, con l'ausilio di bacheche e di tabelloni, illustrava le fasi salienti di quell'antico mestiere. Visto il buon esito della manifestazione si organizzò un simposio al quale presero parte gli ultimi scalpellini di Viggiù e, si chiese loro, in vista di un allestimento permanente, di donare al Museo Butti gli attrezzi per la lavorazione della pietra, utilizzati durante la loro attività lavorativa. La richiesta ebbe un forte riscontro: numerose donazioni vennero effettuate a favore del Museo e si cominciò a costituire il primo nucleo del Museo dei “Picasass”. Le donazioni di utensili e di materiali continuarono nel tempo. Si creò così un notevole patrimonio di testimonianze, che fece sì che nel padiglione degli Artisti Viggiutesi, presso il Museo Butti, entro i primi mesi del 1995, venisse allestita la Mostra Permanente dei “Picasass”. L'evento ebbe una risonanza particolare a livello locale, regionale e anche nel vicino Canton Ticino. In questa occasione, inoltre, venne presentato il libro “PICASASS: Storia del mestiere e degli uomini che hanno fatto la storia di Viggiù”. Alcune parti di questa Mostra Permanente vennero esposte a Como, alla Fiera di Milano e a quella di Busto Arsizio, in concomitanza a mostre sui materiali lapidei. La mostra, nel settembre del 2000, venne allestita anche in Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con l'intento di presentare le caratteristiche della millenaria tradizione viggiutese della lavorazione della pietra. In seguito, grazie al tenace impegno del Conservatore Prof. Nino Cassani, la mostra venne spostata definitivamente presso Villa Borromeo ed allestita nella bellissima ex scuderia, dove venne ampliata ed aggiornata con nuovo materiale documentario fotografico e con sculture provenienti dai cimiteri locali.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La pietra e le cave[modifica | modifica wikitesto]

L'estrazione della pietra rappresenta il primo momento dell'attività dei picasass.

La pietra estratta nel territorio viggiutese è di varie qualità: appartengono al Lias inferiore la Calcarenite Oolitica a grana fine bigia e rosetta e la Calcarenite a grana grossa con l'Arenaria. Le predette si trovano in tutte le cave, mentre, la gentile, Calcarenite finissima e la Piombina, calcare compatto, si trovano solo nelle cave di Piamo. Il Fior di Sant'Elia, calcare marnoso dalle tonalità molto delicate e di pregio, è simile al Calcare roseo d'Arzo, sulle pendici a Sud-Est del monte stesso.

Sotto il paese, verso Ovest, nelle zone denominate Val di Borgo, Valera, Piamo, Tassera vi è questa imponente massa di arenaria che fornì la ricchezza del borgo, alimentando l'antica industria. Sono territori di bellezza bizzarra e pittoresca: i viggiutesi vi hanno lasciato in piedi massi, tagliati in forma di gran pilastri quadrati, i quali hanno l'aspetto di un grande porticato. All'interno di tali formazioni, gli scalpellini lavoravano protetti dalle intemperie.

Quando si cominciò ad esercitare tali attività? Qualcuno dopo aver indagato ha liquidato la questione affermando: "Non disputiamo sull'epoca e sull'anno; ci basti sapere che il paese è sorto con questa industria e che le pietre di Viggiù, già erano adoperate in ogni parte di Lombardia fin dal sec. XIV".

Oggi le cave si trovano in stato d'abbandono, ma potrebbero essere riutilizzate, sia anche in funzione diversa, a seconda del loro stato di conservazione.

I Pompieri di Viggiù[modifica | modifica wikitesto]

Si deve risalire al 1881, perché si prospetti l'idea di formare un gruppo volontario per un corpo di pompieri Croce Verde ed assistenza a Viggiù. Sino ad allora, per dare l'allarme allorché una canna fumaria, una cascina o un bosco si fossero incendiati si usavano le campane a martello, e coloro che volevano intervenivano in aiuto. Non appena fu possibile, con la sovvenzione dei privati e degli stessi volontari, si acquistò una pompa manuale. Gli idranti, però, erano in numero esiguo e si doveva utilizzare l'acqua dei pozzi, di cui Viggiù era molto ben fornita.

Il 15 dicembre 1910, l'assemblea del Corpo Volontario deliberò di darsi un regolamento, che fu poi approvato dal consiglio comunale il 2 marzo 1912 e dalla giunta Provinciale Amministrativa di Como il 10 aprile 1912. Nel Corpo dei Pompieri si verificarono molte controversie dovute al cambio dei presidenti o dei reggenti ma, non si giunse mai al suo scioglimento, anzi, negli anni dal 1928 al 1932 i volontari stessi pagavano una quota per far parte del Corpo Pompieristico e partecipare all'istruzione. Il Corpo Pompieri e Croce Verde di Viggiù partecipava, tra l'altro, a concorsi, raduni e competizioni con altri corpi pompieristici, medaglie, premi e diplomi restano a testimonianza di queste manifestazioni.

Le prime divise furono acquistate dai pompieri del gruppo di Milano, gli attrezzi furono forniti dall'Amministrazione Comunale di Viggiù; le esercitazioni si svolgevano nel cortile delle scuole di via Roma, dove si trovava l'autorimessa dei pompieri e della Croce Verde. I volontari erano reperibili al 90% in quanto, la maggior parte di essi, era dedita alla lavorazione di pietre e marmi pressi laboratori del paese. Per avvertirli, in caso d'incendio, oltre ad usare le campane a martello, nel 1928 un uomo venne incaricato di girare il paese in bicicletta suonando una tromba di richiamo.

Nel 1935 si installò un allarme a sirena sul tetto delle scuole comunali. Nel 1939, secondo una disposizione governativa, i pompieri di Viggiù furono incorporati all'Ottantottesimo Corpo dei Vigili del Fuoco di Varese e si lasciò a Viggiù un distaccamento che non era più di tipo volontario.

Il distaccamento di Viggiù fu sciolto nel 1962 e l'Ottantottesimo Vigili del Fuoco di Varese ne incamerò tutto il materiale e le attrezzature.

Durante la seconda guerra mondiale, si trovava sfollato a Viggiù il maestro Armando Fragna che, avendo sentito parlare dei Pompieri di Viggiù, compose e musicò la famosa canzone divenuta poi il leitmotiv del film I pompieri di Viggiù. Per i viggiutesi, che amavano tanto i volontari, e per i volontari stessi fu un grosso dispiacere sentirsi messi alla berlina, tuttavia fu giocoforza arrendersi all'evidenza ed al successo che ottenne la canzone. E, dopo tanti anni, si può affermare che anche questo gioioso motivetto ha contribuito alla divulgazione del nome di Viggiù in tutta Europa.

Il 31 maggio 2003, per dar lustro alla memoria degli amati Pompieri, si è svolto a Viggiù un grande raduno pompieristico nazionale che ha visto la partecipazione di numerosi corpi dei Vigili del Fuoco.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Escursioni[modifica | modifica wikitesto]

Se si viene a Viggiù per trascorrere un periodo di vacanza si consiglia anche qualche bella escursione fra le numerose possibilità che il territorio può offrire. A tal proposito si ricorda:

  • Il Colle di S. Elia, la meta preferita sia dai locali sia dai villeggianti, con l'omonima chiesetta.
  • La valle della Bevera, una vera "fetta di mondo perduto", per gli alti valori naturalistici di questo lembo di territorio del Varesotto ancora integro.
  • Le cave di pietra di Viggiù, presenti un po' ovunque nel cuore delle circostanti colline, sono uno splendido esempio di architettura industriale, per la loro audace composizione a trincea interrata.
  • Le trincee del sistema difensivo alla Frontiera Nord verso la Svizzera, noto come Linea Cadorna, sul massiccio Orsa-Pravello
per rispondere alle esigenze di difesa del territorio nazionale da un possibile attacco d'oltralpe, che avrebbe potuto esser messo in atto dai tedeschi attraversando il territorio della Confederazione Elvetica, negli anni della Prima Guerra mondiale, fu realizzata una fitta serie di camminamenti, cunicoli e appostamenti per mitragliatrici e cannoni lungo il versante nord del massiccio Orsa-Pravello. Queste opere, ormai storiche, sono oggi una interessante attrattiva per il turista casuale come per l'escursionista appassionato che, seguendone i percorsi, può avere un interessante colpo d'occhio verso la Svizzera ed il lago Ceresio. Seguendo l'andamento sinuoso del sistema difensivo si può percorrere un tragitto lungo il crinale del massiccio, partendo dalla cima del Monte Orsa per arrivare sino alla cima del Monte Pravello; a tal scopo si consiglia di percorrere l'itinerario N.2 della Valceresio.

Feste[modifica | modifica wikitesto]

Tra le manifestazioni più caratteristiche il Palio dei Rioni che si svolge nel mese di giugno. Il palio vive ormai da diversi decenni e continua ad essere parte integrante della popolazione di Viggù, Saltrio e Clivio. La celebrazione della Festa patronale di Santo Stefano, con bancarelle nelle vie del centro storico e spettacolo pirotecnico nella cornice della Valceresio, generalmente si tiene la seconda domenica del mese di luglio, anche se la cadenza da considerare sarebbe quella del 3 agosto. Il 3 agosto è il giorno nel quale si ricorda il ritrovamento delle ossa di Santo Stefano Protomartire che normalmente viene festeggiato il 26 dicembre. A Baraggia, il 17 gennaio, si tiene la tradizionale Festa di S. Antonio Abate. In tale occasione si allestiscono bancarelle lungo via Indipendenza e vengono sfornati i tradizionali pani benedetti di S. Antonio. Immancabile il tradizionale falò. Il patrono della frazione é, invece San Giuseppe, per il quale non viene però svolta una festa patronale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2009 al 2014 il comune è stato amministrato dal primo sindaco di colore nella storia d'Italia: Sandra Maria "Sandy" Cane, della Lega Nord.[3]

Il territorio fa parte della Comunità Montana del Piambello.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Alessio Pagani, L'Obama di Viggiù ha la pelle nera e il cuore verde come la Padania, La Provincia di Varese, 29 aprile 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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