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Brinzio

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Brinzio
comune
Brinzio – Stemma Brinzio – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Brinzio – Veduta
Panorama di Brinzio.
Sullo sfondo, il versante settentrionale del Campo dei Fiori.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Varese-Stemma.png Varese
Amministrazione
Sindaco Sergio Vanini[1] (Lista Civica Brinzio) dal 25/5/2014 - 3º mandato
Territorio
Coordinate 45°53′17.4″N 8°47′26.24″E / 45.888167°N 8.790623°E45.888167; 8.790623 (Brinzio)Coordinate: 45°53′17.4″N 8°47′26.24″E / 45.888167°N 8.790623°E45.888167; 8.790623 (Brinzio)
Altitudine 510 m s.l.m.
Superficie 6,4[2] km²
Abitanti 799[3] (28-2-2017)
Densità 124,84 ab./km²
Comuni confinanti Bedero Valcuvia, Castello Cabiaglio, Induno Olona, Rancio Valcuvia, Valganna, Varese
Altre informazioni
Cod. postale 21030
Prefisso 0332
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 012021
Cod. catastale B182
Targa VA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 751 GG[4]
Nome abitanti brinziesi
Patrono santi Pietro e Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Brinzio
Brinzio
Brinzio – Mappa
Posizione di Brinzio all'interno della Provincia di Varese
Sito istituzionale

Brìnzio (/'brintsjo/ ascolta[?·info]; Brin-sc o Brinš[5][6], /brinˈʃ/ in dialetto varesotto) è un comune italiano di 799 abitanti[3] della provincia di Varese in Lombardia. È situato a 11 chilometri dal centro di Varese, nella parte nord-ovest della Val di Rasa, tra i massicci montuosi del Campo dei Fiori e della Martica; l'altitudine media del territorio comunale è di 510 metri s.l.m.[7] Il toponimo è a volte citato accompagnato dall'articolo determinativo, sicché ci si può riferire al paese come Il Brinzio (Ul Brinsc nel vernacolo varesotto)[8].

L'esistenza del borgo è attestata dal 979 d.C., mentre il territorio ove è situato risulta essere abitato fin dalla preistoria[9]. Il comune, il cui territorio è interamente compreso nel Parco regionale Campo dei Fiori, ha conservato fin nella contemporaneità la sua natura di borgo agricolo, inserito in un pregevole contesto naturale[10].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Lombardia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Brinzio dal Campo dei Fiori.

La Val di Rasa, in cui è situato il paese, si apre a sud-est, tramite il passo della Motta Rossa, verso Varese, e a nord-ovest verso la Valcuvia e la Valganna[11]. L'altitudine del territorio comunale è compresa fra una quota minima di 400 metri s.l.m. e una quota massima di 1.032 metri s.l.m.[11].

Il comune confina a nord con il territorio di Bedero Valcuvia, a est con Valganna e Induno Olona, a sud con Varese, a ovest con Castello Cabiaglio e Rancio Valcuvia[12].

Dal punto di vista sismico territorio comunale si trova, stando alla classificazione della Protezione Civile, in zona 4 (soggetta a sismicità molto bassa)[13].

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Antico ponte di sasso sul torrente Valmolina.

Nel territorio comunale si trovano il Laghetto di Brinzio (dichiarato riserva naturale orientata) e numerosi torrenti. Confluiscono nel laghetto, alimentato anche da sorgenti perenni insite nel bacino, i torrenti Rio di Brinzio, Intrino e Buragona. Unico emissario del laghetto è il torrente Brivola.

Il torrente più importante del paese (a livello di portata e alveo) è il Valmolina, che nasce dall'unione di alcuni ruscelli sulla Martica in località Pianco, scende dalla montagna, scorre nel centro del paese e poi ad ovest verso la Valcuvia, raccogliendo le acque dei torrenti Brivola e Riazzo (che nasce sul Campo dei Fiori, in territorio di Varese). Poco dopo la confluenza, il Valmolina compie un salto di 27 metri, detto cascata del Pesegh o Pesech, per poi raccogliere anche le acque del torrente Pardomo e infine sfociare nel Rancina.

Altre importanti zone umide sono le torbiere; nella zona nord del territorio comunale se ne trovano varie: il Pau Majur è la principale, dichiarata riserva naturale orientata[11].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Brinzio in inverno, dopo una fitta nevicata.

Data la posizione del paese, adagiato in fondo a una valle non molto larga e circondata da creste montuose alte anche più di 1000 m, il clima non beneficia dell'influenza mitigatrice del lago Maggiore e degli altri bacini lacustri minori della provincia. Per la stessa ragione il territorio comunale è soggetto a un'isola climatica, per effetto della quale nei comuni limitrofi il tempo atmosferico e/o le temperature possono essere diverse da quelle brinziesi[11]. Le temperature minime tardo-autunnali e invernali scendono spesso sotto lo zero, anche a causa della scarsa esposizione al sole del territorio. La piovosità è tra le più alte d'Italia, con oltre 1500 mm di media all'anno, concentrati soprattutto nei periodi marzo - maggio e settembre - ottobre. In inverno la neve cade molto frequentemente, tra novembre e marzo. La media niveometrica del comune è di oltre 60 cm annui[14].

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome Brinzio è incerta. Esistono due ipotesi sulla sua etimologia. La prima[15] lo lega al nome degli Insubri, la prima popolazione che si stanziò la zona del varesotto, che a sua volta ha origine dal termine gallico n-so-Bri (o briae), che indicherebbe i ponti di palafitte sui quali viveva questa gente. La seconda[16] lo associa al nome proprio Berentius[17].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Brinzio e Storia della Lombardia.
Scorcio notturno su Via Vittorio Veneto.
La Curt di Tulitt, tipico cortile brinziese.

Secondo tradizioni locali, il paese fu fondato da pastori provenienti da Castello Cabiaglio, che si stabilirono nella località nota come Casée (considerato il nucleo più antico del borgo); nella realtà dei fatti è stato accertato che la presenza di un insediamento umano nella zona risale già alla preistoria. Successivamente, la zona continuò a essere abitata anche in epoca romana[18]. La prima fonte scritta su Brinzio è un documento del 979[19], conservato presso il Sacro Monte di Varese, nel quale si attestano alcune permute di terreni[20]. In un'altra carta, rogata l'8 settembre 1197, compaiono gli organi e le persone preposte al governo della comunità[21]. L'atto annota la seguente transazione: Marcius de Vivencis e Giovanni detto Lei, consoli, Guido Sartor, decano, e i deputati Spinacius, Giovanni de Flumine, Pietro Bonacosa, Lanfranco Dodonus, Giovanni Arnaldi, Ambrogio Corda e Pietro Lixia vendono alla chiesa di Santa Maria del Monte numerosi appezzamenti di terreno, da tempo affittati dalla stessa[22]. Da ciò si deduce che il paese è governato da due consoli, un decano e alcuni deputati, più propriamente detti "vicini". Il permanere dell'ordinamento consolare e della vicinia è documentato in ulteriori carteggi risalenti alla fine del XVI secolo e ai primi del XVII secolo; in particolare, il 6 aprile 1645 è attestata la presenza a Cuvio del console Giovanni Maria de Vanino, che presenziò alla presa di possesso del feudo della Valcuvia da parte di Stefano e Pietro Cotta[23]. Nel 1751 il paese fu inserito nel compartimento del Ducato di Milano, XVII distretto della Pieve di Val Cuvia[24].

Con la Rivoluzione francese e la successiva ascesa di Napoleone Bonaparte, l'assetto amministrativo del comune mutò[24]. Durante la Repubblica Cisalpina le municipalità furono sottoposte ai dipartimenti (costituzione del 9 luglio 1797), si istituirono prefetture e vice-prefetture (6 maggio 1802), si divisero i comuni in tre classi sulla base della popolazione (24 luglio 1802) e per i comuni di terza classe (come appunto Brinzio) si istituì per la prima volta la figura del sindaco, capo dell'amministrazione comunale, nominato dal re e sottoposto al controllo del prefetto di competenza (nella fattispecie quello di Cuvio). Brinzio venne inserito nel dipartimento del Verbano, poi conglobato in quello dell'Olona, e infine nel IX distretto di Cuvio. Nel 1800 passò sotto il dipartimento del Lario, e nel 1805 venne inserito nel cantone di Cuvio[24].

Il Congresso di Vienna produsse ancora modificazioni. La Lombardia tornò sotto il controllo degli Asburgo, restaurando il sostanziale ritorno al sistema in uso al tempo dell'imperatrice Maria Teresa. Il 12 aprile 1816 venne introdotto il consiglio degli estimati (erede della vicinia, formato dai proprietari terrieri di maggior rilevanza), che eleggeva tre deputati, il cancelliere del censo e l'agente comunale[25]. Per quanto riguarda l'istruzione pubblica, già nel 1822, per iniziativa del parroco don Luigi Giacometti, fu creata una scuola pubblica maschile, le cui lezioni si svolgevano all'interno della casa del presbitero. Nel 1853 essa venne aperta anche alle ragazze[26].

Con l'Unità d'Italia, il paese venne poi inquadrato nel III mandamento di Cuvio, in provincia di Como[27]. Con la promulgazione della Legge Rattazzi (23 ottobre 1859), la popolazione maschile di Brinzio fu chiamata alle urne per eleggere un consiglio comunale. Il 20 gennaio 1860, su 78 aventi diritto votarono in 43 ed elessero 15 consiglieri. Nel 1860 il Re nominò il primo sindaco del paese: il cav. Pietro Vanini[28].

Pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale, con l'avvento del fascismo, il sindaco fu sostituito dal podestà, di nomina governativa. Primo podestà fu l'avv. Franco Piccinelli. Nel 1927 il paese passò dalla provincia di Como alla nuova provincia di Varese[29].

Durante la seconda guerra mondiale centinaia di persone, sfollate dalle città, si rifugiarono a Brinzio[30]. Nel referendum istituzionale del 1946 i cittadini brinziesi si espressero a larga maggioranza per la monarchia e nelle contestuali elezioni politiche diedero la maggioranza alla Democrazia Cristiana[31].

Negli anni cinquanta la Società Astronomica Varesina, presieduta da Salvatore Furia, installò in località Casée una stazione di rilevamento meteorologico, al Terzo millennio ancora attiva[32].

Nel 1973 la comunità dibatté per la chiusura della cava di porfido sita sul monte Martica, accusata di provocare un impatto eccessivo sull'ambiente montano, oltre che a contribuire all'interramento del laghetto (le piogge causano un imponente dilavamento di detriti, che si riversano nel bacino lacustre). La cava, al 2013 ancora esistente, fu chiusa all'attività estrattiva nel 1993[33][34][35]. Nel 1974, sempre su impulso del prof. Furia, si iniziò a discutere sull'opportunità di istituire un Parco Naturale a tutela del territorio del massiccio del Campo dei Fiori; il progetto si concretizzò dieci anni dopo, nel 1984, con l'istituzione del Parco regionale Campo dei Fiori, avente sede proprio a Brinzio.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

In uso[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Varese.
Stemma
Gonfalone

Blasonatura stemma[36]

« D'oro, a due castagni di verde, fruttati del campo, nodriti sulla pianura di verde, con due sfondi montuosi, il primo, più vicino, costituito dalla catena delle Prealpi Varesine e Valcuviane, di verde, il secondo dalla catena del Monte Rosa, d'argento. Coronamenti esteriori da comune. »

Blasonatura gonfalone[36]

« Drappo troncato di verde e di giallo riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento: "Comune di Brinzio". Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto verde e oro con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento. »

Stemma e gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica N° 1597 del 20 marzo 1984[37][38].

Desueti[modifica | modifica wikitesto]

L'antico stemma comunale, scolpito sulla facciata del municipio.

Prima di adottare i suddetti simboli, il comune impiegava come emblema araldico (in via non ufficiale) uno scudetto raffigurante un castagno stilizzato dai rami ritorti. Tale emblema è riprodotto in bassorilievo sulla facciata del municipio.

Non essendo tale simbolo riconosciuto a termini normativi, nel 1933 il comune avviò l'iter legale per dotarsi di un'arma regolare. Questa fu la blasonatura proposta[36]:

« D'azzurro al lupo di nero tendente al lago dalle naturali montagne boscose di castagni fruttati d'oro. »

E questo il gonfalone[36]:

« Partito d'azzurro e di verde caricato dell'arma sopra descritta. »

Dai documenti dell'Ufficio Araldico dell'Archivio Centrale dello Stato risulta che siffatti stemma e gonfalone vennero ratificati con regio decreto del 5 settembre 1942; a causa della guerra in corso e dei successivi avvenimenti, che causarono gravi difficoltà nelle comunicazioni in tutta Italia, l'atto non venne probabilmente mai notificato all'amministrazione comunale e tali simboli non poterono dunque mai entrare in uso[37].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Brinzio).
La chiesa parrocchiale di Brinzio.

Le prime testimonianze dell'esistenza della chiesa di Brinzio, risalgono al 1197[19]. Aveva una sola navata, tre altari, un campanile e all'esterno un cimitero. Resto più evidente della vecchia chiesa è un affresco del 1607, affacciato sulla piazza prospiciente. Sul finire del Settecento, il parroco ne avviò i lavori per la ricostruzione e l'ampliamento[39], ricostruendo il tetto e allargando la chiesa[40]. Il progetto era in stile eclettico. Nel 1779 si celebrò la consacrazione, effettuata dal vescovo di Como[41]. Nel corso dell'Ottocento e del Novecento si susseguirono vari lavori di ampliamento e miglioramento della chiesa. In particolare, nel 1903 fu riedificato il campanile, dotandolo di un nuovo concerto di cinque campane, e nel 1947 venne effettuato un restauro e un abbellimento generale di tutto l'edificio, che gli conferì l'attuale aspetto[42]. Nel 2002, si attuò un ulteriore rinnovamento del campanile, con rifacimento della cupola in rame, restauro del globo dorato del pinnacolo e sostituzione di quadranti e lancette dell'orologio, rifatti secondo il disegno originale del 1903[43].

Il monastero femminile[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa_dei_Santi_Pietro_e_Paolo_(Brinzio) § Il_monastero_femminile.

Tra il XV[44][45] e il XVI secolo a Brinzio ebbe sede una piccola comunità di suore di clausura, costituita per iniziativa di tre donne del luogo, desiderose di praticare la vita consacrata, ma prive di una dote sufficiente ad entrare in monastero. La comunità, pur se priva di un vero riconoscimento formale (durante la sua esistenza adottò unilateralmente varie regole), crebbe e divenne localmente potente ed influente, in quanto le venne conferita la proprietà di una vasta superficie di boschi e terreni coltivabili nella valle di Brinzio. Essa cessò definitivamente di esistere nel 1540, allorché le ultime monache si trasferirono al Sacro Monte di Varese[46]. Nelle pertinenze della chiesa parrocchiale sopravvivono degli edifici ove detta comunità risiedette.

Cappelletta dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

La cappella dell'Addolorata.

All'incrocio tra via Roma e via Marconi, all'estremità ovest del centro storico, si trova la cappella della Madonna Addolorata, chiamata dai brinziesi Re Gisora ("la chiesetta"). Stando ai documenti storici disponibili (due relazioni dei parroci in carica nel paese, risalenti rispettivamente al 1696[47] e al 1779[48], le quali riportano la chiesa parrocchiale quale unico edificio sacro brinziese), è databile all'ultimo ventennio del XVIII secolo. La decorazione interna è attribuita al pittore Giovan Battista Ronchelli (Castello Cabiaglio, 1715 - 1788), prima allievo di Pietro Antonio Magatti e poi continuatore della sua opera, che realizzò tre affreschi, raffiguranti San Rocco, San Sebastiano e una Madonna Addolorata con due dolenti[49]. Tale cappella, a partire dal 1906, venne talvolta utilizzata per la celebrazione della Santa Messa, usanza sospesa nel 1927, dietro richiesta della sede vescovile di Como e a causa del curioso fatto che il tempietto era stato dato in custodia dalla parrocchia a un privato cittadino, che usava anche fare la questua senza autorizzazione da parte del parroco. Nel 1907 fu costruito il campanile, su cui fu posta una delle tre campane componenti l'antico concerto del campanile della chiesa, sostituite quattro anni prima[50]. Nel 1910 il decoratore Riccardo Donati di Fogliaro ritoccò l'interno, mentre nel 1934 si provvide a rifare il tetto in ardesia, ridistendere l'intonaco alle pareti e porre un'inferriata all'ingresso. Nel 1946 alcune famiglie sfollate a Brinzio durante la guerra finanziarono ulteriori interventi di restauro: la famiglia milanese Cabassi donò un nuovo altare di marmo, contenente una statua del Cristo morto, i varesini Cranna una tela raffigurante l'Addolorata, che fu posta a coprire l'affresco omonimo del Ronchelli, mentre i ritratti di San Rocco e San Sebastiano, ritenuti troppo rovinati furono del tutto rimossi. Nel 1988 il gruppo alpini di Brinzio avviò un nuovo restauro generale dell'edificio, che riportò allo scoperto l'Addolorata del Ronchelli (la tela del 1946 fu traslata nella sacrestia della chiesa parrocchiale), mentre nel 1997 venne installato sul lato esterno che dà verso la strada provinciale l'affresco I volti della leggenda, realizzato dal pittore Mario Alioli in onore dei grandi campioni di ciclismo, sport che ha forti legami con Brinzio. Infine il campanile è stato ridipinto nel 2006[17].

Cimitero[modifica | modifica wikitesto]

La localizzazione del cimitero di Brinzio ha conosciuto diversi spostamenti nel corso del tempo. I primi accenni al riguardo risalgono alla fine del XVI secolo, allorché il vescovo Feliciano Ninguarda annotò la presenza di un camposanto contiguo alla chiesa di San Pietro, che a sua volta ospitava altre tombe al suo interno. Nel 1822 si ha notizia di un nuovo cimitero posto sul luogo dell'attuale parcheggio retrostante la chiesa. La situazione rimase tale fino al 1824, quando il camposanto fu spostato nella zona dell'attuale Parco delle Rimembranze; tale terreno si rivelò tuttavia cedevole, motivo per cui nel 1855 fu inaugurato l'attuale camposanto, situato a est del centro abitato, in località Sartiaga, prospiciente la strada provinciale per Varese. La nuova struttura, sopraelevata, si sviluppa su quattro piani, addossati alla montagna. I primi tre piani sono riservati alle tombe, l'ultimo piano ospita due corridoi di colombari. Interessanti le cappelle gentilizie del primo piano, affrescate tra il 1920 e il 1940 da Annibale Ticinese. In questo camposanto riposano Cesare Musatti, tra i fondatori della scuola psicanalitica italiana, e il generale dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980[51][52].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto concerne l'architettura civile, nell'abitato di Brinzio si osservano diversi tipi di edilizia. Il più diffuso è quello delle case a cortile, che consentiva di concentrare in un'unica costruzione abitazioni (spesso plurifamiliari), stalla, fienile e granaio, tutti quanti raggruppati attorno a cortili quadrangolari. Se ne osservano due tipi: il cortile aperto, ovvero con un lato che si apre direttamente sulla via più vicina, e il cortile chiuso, murato su tutti i lati e accessibile solo attraverso uno o più portoni. Un esempio di cortile aperto è costituito dalla Curt di Badoll, sita in via Vittorio Veneto, mentre un esempio di cortile chiuso è invece il Cantunasc, in via Monte Grappa. In entrambi i casi si osserva la medesima ripartizione degli spazi: a nord è posizionata l'abitazione, a sud la stalla e sugli altri lati il fienile e/o i magazzini[53].

Un altro esempio di edilizia "povera" è costituito dalle case isolate: questi edifici consistevano solo in abitazioni con annesso granaio, senza stalla (che però spesso veniva aggiunta in seguito riattando un locale del pianterreno). Ne è un esempio la Ca' di Architt ("casa degli archetti"), sita in via Trento[53].

In alcuni casi si osserva anche la tendenza a unire più edifici, originariamente separati, per formare dei cortili che risultano di forma irregolare. Ne è un esempio quello che viene ritenuto il nucleo più antico del paese, Casée, in via Trieste[54]. Appartiene a questa tipologia edilizia anche la Curt di Lobi ("cortile delle logge"), sita in via Monte Grappa, la cui antichità (si stima possa risalire al XVII secolo) è testimoniata dalla copertura del tetto di uno degli edifici, realizzata in beola, in luogo delle più comuni tegole in cotto. In questo cortile si trova anche un esempio di antica bottega artigiana: la fucina in cui, per circa due secoli, (dal XVIII secolo fino al 1970) operò il fabbro del paese[53].

Tutti e tre gli esempi edilizi di cui sopra presentano la stessa tecnica costruttiva: i muri sono realizzati con ciottoli di fiume, legati da malta e calce a base di sabbia di fiume. Ovunque domina il colore rosso/rosato del porfido. Molto limitato è invece l'uso di laterizi[53].

Del tutto diversa è l'edilizia "ricca", sviluppatasi a partire dai primi del XIX secolo, allorché alcune famiglie di industriali iniziarono a scegliere Brinzio come località di villeggiatura estiva. A tal scopo fecero costruire alcune ville, perlopiù in stile eclettico. L'esempio più importante (e antico) è Villa Ranchet, sita in viale Cadorna, edificata nel 1816 per iniziativa di Luigi Configliachi, professore di storia naturale ed economia rurale presso l'Università degli Studi di Padova (di cui fu anche rettore), fiduciario dell'imperatore d'Austria e fondatore dell'Istituto per i ciechi patavino, successivamente acquistata da Leopoldo Ranchet, industriale originario di Gallarate (città di cui fu anche sindaco), proprietario della filanda sita nel territorio brinziese, presso la cascata del Pesegh[53].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento al generale Galvaligi.

Monumento al generale Galvaligi[modifica | modifica wikitesto]

Situato nell'omonima piazza, a ridosso della parete dell'edificio sede della Biblioteca Comunale, è dedicato al generale dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi, ucciso da due terroristi delle Brigate Rosse il 31 dicembre 1980[55]. Egli era originario di Solbiate Arno e a Brinzio (paese natale della madre) aveva conosciuto la moglie, ivi sfollata da Bologna durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra, egli era solito soggiornare a Brinzio con la famiglia nei mesi estivi.
La cittadinanza brinziese, a lui molto legata, in seguito al suo assassinio decise di ricordarlo intitolandogli la piazza principale del borgo e posandovi un monumento, che si compone di due lapidi in granito con applicati delle sculture bronzee: nella parte superiore superiore vi è il bassorilievo con il ritratto del generale, che sormonta due tondini con gli emblemi dell'Arma dei Carabinieri e l'iscrizione:

« A Enrico Riziero Galvaligi, generale dei Carabinieri, 1920 - 1980 »

Più in basso, sulla seconda lapide, è applicata una scultura raffigurante delle pannocchie di granoturco, contornate dall'epigrafe:

« Dalla terra che amasti »

Monumento ai caduti[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento ai caduti.

Situato in via Trieste, poco sopra Piazza Galvaligi, è costituito da un grosso basamento di granito nero, sormontato da una scultura in bronzo, che mostra un soldato morente aggrapparsi alla Vittoria, che brandisce una corona d'alloro nella mano destra. Creato dallo scultore Pierino Quigliatti di Ganna, requisito durante la seconda guerra mondiale per essere rifuso e utilizzato per fabbricare armi, fu rifatto nel 1956 dal fratello Luigi. Venne inaugurato il 29 aprile dello stesso anno dal generale Guglielmo Orengo[56]. Sul basamento vi è questa iscrizione:

« Dei figli caduti per il compimento del voto dei padri, per la libertà ed il diritto dei popoli, Brinzio nel bronzo eterna il valore ed il sacrificio »

Segue l'elenco dei caduti.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Laghetto di Brinzio[modifica | modifica wikitesto]

Il laghetto di Brinzio è un piccolo bacino lacustre di origine morenica situato ad est del centro abitato. Esteso su una superficie di 1,5 ettari e profondo in media 3,5 metri, è un biotopo molto importante dal punto di vista fitologico e zoologico, è riserva naturale orientata dal 1984 e riserva di pesca.

Cascata del Pesegh[modifica | modifica wikitesto]

La Cascata del Pesegh.

È originata dal torrente Valmolina, poco dopo la confluenza con i corsi d'acqua della Brivola e del Riazzo. La cascata è costituita da un unico salto, alto 27 metri circa. È situata nei pressi dei ruderi dell'ex filanda Ranchet, notevole esempio di archeologia industriale; dai tempi della seconda rivoluzione industriale e fino ai primi del XX secolo le sue acque furono sfruttate per mettere in moto una turbina, dapprima destinata alla generazione di energia meccanica, in seguito elettrica, per garantire il funzionamento dei macchinari dell'opificio. Nel bosco circostante sopravvivono le condotte forzate e gli alloggiamenti di turbina e alternatori[57].

Masso erratico[modifica | modifica wikitesto]

Il masso erratico di Brinzio presenta una forma tabulare, dimensioni di 8x8 m e uno spessore presunto di 3 m. È costituito da gneiss, roccia metamorfica di origine alpina e non peculiare della zona brinziese (ove abbondano calcare e porfido).

Vista sul lato ovest del masso, che evidenzia la struttura lamellare tipica dello gneiss.

È situato in val d'Intrino, sul versante nord del Campo dei Fiori, a 750 m s.l.m., a sud dell'abitato di Brinzio. Fu trasportato nella sua posizione da un ghiacciaio disceso dalle zone del Sempione e/o del Gottardo durante la glaciazione del Würm[58].

In origine doveva avere dimensioni ben più ragguardevoli, ridottesi a quelle summenzionate a seguito dell'erosione degli agenti atmosferici e dell'azione dell'uomo (era uso comune sfruttare la foliazione tipica dello gneiss per tagliare lastre da usare per realizzare muretti delimitanti le proprietà private nei boschi). Dal 1984, con l'istituzione del Parco regionale Campo dei Fiori, il masso è classificato monumento naturale e soggetto a tutela[58].

Alla base del masso si trova una risorgiva che alimenta il torrente Intrino[58].

Parco delle Rimembranze[modifica | modifica wikitesto]

Situato in Via Piave, in direzione del Campo dei Fiori, sorge sul sito dell'antico cimitero comunale, chiuso alla fine del XIX secolo. Recintato da filo spinato (a ricordo delle trincee), esso si presenta come un giardinetto con quattro aiuole d'erba, divise da un vialetto a forma di croce, con al centro una fiaccola tricolore. Nelle aiuole si trovano 27 cippi in porfido, ciascuno con la foto e il nominativo di un soldato caduto. Di questi cippi 23 appartengono a soldati caduti nella prima guerra mondiale, tre a caduti nella seconda guerra mondiale e uno al Milite Ignoto. In fondo al parco, circondato da sei cipressi, vi è un piccolo tempio contenente l'affresco Il soldato morente si consacra a Dio, eseguito nel 1920 da Annibale Ticinese[59].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[60]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri residenti a Brinzio (ovvero soggetti di cittadinanza non italiana aventi dimora abituale nel territorio comunale) al 1º gennaio 2016 sono 36, pari al 4,3% della popolazione totale[61].

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto varesotto e Dialetto lombardo occidentale.

Oltre alla lingua italiana, a Brinzio è utilizzato il locale dialetto varesotto, una variante della lingua lombarda. Vi sono però alcune differenze dal dialetto parlato a Varese città, essendo la località di Brinzio influenzata dalle parlate locali della vicina Valcuvia e anche del Canton Ticino. Come tutti i dialetti lombardi occidentali, anche il varesotto è sostanzialmente una lingua romanza derivata dal latino[62]. L'uso del varesotto sta lentamente regredendo, anche se in maniera meno marcata di altri dialetti lombardi[63].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Como.
Antico affresco raffigurante La deposizione, sito su una casa del paese. Sullo sfondo si nota don Bernardino Toletti, parroco di Brinzio tra il 1580 e il 1592.

La parrocchia di Brinzio (costituita ufficialmente come tale il 17 novembre 1886; in precedenza si parlava di "viceparrocchia"), fa parte della diocesi di Como ed è di rito romano. La prima attestazione di un sacerdote brinziese risale al 1473 e la serie dei viceparroci e dei parroci è nota quasi senza lacune dalla fine del XVI secolo.

In virtù di un antico privilegio vescovile, fino al 1943, Brinzio poté eleggere il proprio parroco: un'assemblea popolare, inizialmente composta dagli abitanti più benestanti, in seguito dai capifamiglia, votava a suffragio diretto su una rosa di candidati presentata dal vescovo: il candidato che superava un certo quorum di voti, fissato proporzionalmente, veniva nominato parroco. All'occorrenza i votanti potevano altresì chiedere al vescovo di modificare le candidature e inviarne di nuove.

Come è facile desumere, vi furono dei lassi di tempo durante i quali il paese restò senza prevosto, a causa del disaccordo popolare sul candidato da eleggere, che più volte sfociò anche in risse. Dal 1947, previa rinuncia dei brinziesi a tal privilegio (pur tollerato dal Codice di Diritto Canonico), i parroci sono nominati direttamente dal vescovo di Como.

Dal 2006 la parrocchia di Brinzio è stata accorpata in una comunità pastorale col comune limitrofo di Castello Cabiaglio[64].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tradizioni ricorrenti e maggiormente rappresentative del folklore locale vi sono le processioni religiose in occasione della festa patronale dei santi Pietro e Paolo, che si svolge usualmente tra la fine di giugno e i primi del mese di luglio, e l'analoga iniziativa in onore della Madonna del Rosario, nel mese di settembre[65].

A carattere laico e/o goliardico sono invece la cosiddetta Befana del Fondista, consistente in una fiaccolata lungo la locale pista di sci di fondo con successivo falò, e la Cavagna di oeuv (letteralmente in dialetto locale "cesto di uova"), sorta di gara di bocce che si snoda tra le vie del centro storico per festeggiare il Lunedì dell'Angelo e il ritorno della primavera[66].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della Cultura Rurale Prealpina.
L'ex Municipio, adibito a biblioteca comunale.

A Brinzio hanno sede due istituti scolastici, entrambi pubblici: una scuola dell'infanzia, fondata nel 1889, e una scuola primaria. Ambedue gli istituti sono posti sotto la direzione di un istituto comprensivo avente come capofila una scuola media della città di Varese. La scuola primaria serve altresì i comuni di Bedero Valcuvia e Castello Cabiaglio, sprovvisti di plesso scolastico equivalente[67][68][69].

Dal 1975 è attiva la biblioteca comunale, che dal 2007 ha sede nell'ex casa comunale[55].

Nel 2008 è stato aperto, in un antico casolare nel centro del paese, il Museo della Cultura Rurale Prealpina, che attraverso un'ampia esposizione di attrezzi da lavoro e oggetti di uso comune, offre un'esaustiva ricostruzione della vita quotidiana del paese a vocazione agricola e contadina[70].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina lombarda e Prodotti agroalimentari tradizionali lombardi.

La cucina brinziese è tipica dell'Insubria. È legata a tradizioni contadine e al legame culinario con le zone vicine, soprattutto con la cucina milanese e Altomilanese. Alcuni piatti caratteristici sono la cassoeula (che in dialetto varesotto è detta anche cassoeura o casöra) e la polenta (abbinata a vari ingredienti)[71]. Di grande importanza sono anche le castagne, principale prodotto dei boschi del territorio[72]. Esse vengono consumate cotte (mondelle), essiccate, trasformate in farina, o abbinate ad altri ingredienti. Tra i piatti principali vi è il macch (specie di zuppa a base di castagne secche, riso, acqua, latte e sale), la zuppa di castagne e, tra i dolci, una variante locale del castagnaccio[73].

Persone legate a Brinzio[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Via Roma, strada principale del paese. Si noti la pavimentazione ad acciottolato (rizzada).
Antico lavatoio sul torrente Brivola.

Il centro storico del paese, che conserva lo stile architettonico tipico dei villaggi agricoli lombardi, si sviluppa in modo piuttosto irregolare, con strade tortuose e talvolta strette, in larga parte pavimentate con caratteristico acciottolato (la cosiddetta rizzada). Il cuore dell'abitato è la Piazza Galvaligi, sulla quale si affacciano la chiesa e il vecchio municipio trasformato in biblioteca, ed è attraversata dalla strada provinciale per Varese, la Valcuvia e la Valganna. Da piazza Galvaligi si dilunga via Roma, il corso del paese, dalla quale si ramificano pressoché tutte le vie del centro[76].

La morfologia urbana del centro storico evidenzia come il suo sviluppo avvenne senza una regolamentazione precisa, sebbene non caoticamente: il nucleo più antico del paese, il già citato Casée, sorse nella zona più settentrionale della vallata, alle pendici della collina del Runchétt (propaggine del monte Martica), allo scopo di beneficiare del maggior numero di ore di sole possibili. Attorno ad esso si raccolsero via via tutte le costruzioni che costituiscono il borgo antico, con una tendenza "ad onda" (da nord verso sud) fino ad arrivare all'attuale tracciato della strada provinciale nº 62. Nella prima metà del XIX secolo con buona probabilità lo sviluppo del centro storico era concluso; gli edifici non si spingevano più a meridione, per ovviare all'ombreggiatura del Campo dei Fiori che per buona parte della giornata li avrebbe schermati dal sole. Per la stessa ragione, fino agli anni trenta il campanile presentò l'orologio solo sul lato nord, dovendo servire solo il centro abitato. Complice un progressivo calo della popolazione (che tendeva ad emigrare in cerca di maggiori opportunità di lavoro) e il sopraggiungere delle due guerre mondiali, lo sviluppo urbanistico del paese rimase praticamente fermo fino alla fine degli anni quaranta. Solo successivamente, grazia alla costruzione della strada provinciale Varese-Gemonio, la nuova e migliorata situazione economica e la de-ruralizzazione della popolazione brinziese, che riprese ad aumentare (un trend che prosegue a tutto il 2012), la costruzione di nuovi edifici ripartì. Da quel momento, in poi, sempre più appezzamenti prima destinati ad uso agricolo e silvicolo furono (non senza abusi) soggetti a inurbamento. Proprio per contenere gli abusi, dal 1970 il comune introdusse il sistema del Piano Regolatore Generale (in seguito Piano di Governo del Territorio), per meglio controllare lo sviluppo dell'edilizia sul territorio municipale (che, dal 1984, è soggetto al Parco regionale Campo dei Fiori)[76].

Località minori[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a Brinzio stessa, sede comunale, il comune non riconosce altre frazioni. Sono tuttavia attestate dodici località minori, tutte caratterizzate da bassissima antropizzazione e vegetazione mista prativa e boschiva[77][78]:

  • Pau Majur: situata nella zona settentrionale del paese, nella zona del monte Martica, è costituita principalmente da una torbiera.
  • Ranchèt (re Bögia in dialetto varesotto): situata a ovest, al di sotto della Cascata del Pesegh. Il nome deriva da quello degli industriali milanesi che a fine XIX secolo vi impiantarono una filanda.
  • Fonte del Cerro (Scér in varesotto): si trova alle pendici del versante nord del Campo dei Fiori di Varese, a sud del centro abitato di Brinzio. Prende il nome dalla sorgente che vi si trova.
  • Monte Legnone: designa la porzione di territorio comunale comprendente la suddetta montagna (altitudine 750 m s.l.m.)
  • Monte Martica: come la precedete, designa la porzione di territorio comunale comprendente la suddetta montagna (altitudine 1050 m s.l.m.)
  • Cascina Valicci: (Valicc in dialetto varesotto), si trova a nord dell'abitato, sulla Martica. È caratterizzata dalla presenza di prati magri (denominazione che indica appezzamenti erbosi non concimati, sfruttati come pascoli per il bestiame e periodicamente sfalciati, caratterizzati da notevole biodiversità[79]).
  • Roccolo: anch'esso situato sulla Martica, a poca distanza dalla torbiera del Pau Majur.
  • Passo Varrò: situata a nord-est del paese, prende il nome dal passaggio che conduce da Brinzio alla Rasa di Varese, sul massiccio del Campo dei Fiori.
  • Sass dul Scurbàtt (letteralmente "Sasso del corvo"): è una rupe calcarea, situata perpendicolarmente alla Punta Paradiso del Campo dei Fiori (altitudine circa 800 m s.l.m.)
  • Cascina Pregambarìt: si trova anch'essa sulla Martica, ma più ad oriente di Cascina Valicci. È costituita quasi unicamente da un grande prato magro rettangolare[79].
  • Magolcio (Magolch in dialetto varesotto): frazione contigua a Cascina Valicci.
  • Cascata del Pesegh (Cascada dul Pesech in dialetto varesotto): prende il nome dall'omonima cascata di 30 metri d'altezza.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato visto dalle campagne in prospettiva verso nord.

L'attività agricola storicamente di maggior importanza è la castanicoltura. Fino circa agli anni settanta del XX secolo grandi aziende dolciarie (quale, a titolo d'esempio, la Zuegg) acquistavano castagne a Brinzio[73]. Verso la fine del XX secolo tale attività, conseguenza del calo della domanda e la de-ruralizzazione della popolazione del paese, è stata progressivamente abbandonata, e le selve castanili sono pressoché scomparse. Per far fronte a tale situazione, a partire dai primi anni 2000, per interesse del Parco regionale Campo dei Fiori e di altre istituzioni, nel territorio comunale è stata attuata una massiccia campagna di recupero e di promozione della coltivazione del castagno. Tra le iniziative di maggior rilievo, si annovera il progetto interreg IIIA, noto come La città del Castagno, realizzato in collaborazione con l'amministrazione locale del Canton Ticino e con fondi dell'Unione europea; in questo quadro sono stati attuati progetti di recupero della castanicoltura ed è stato creato di un percorso museale, all'interno del centro abitato e nei boschi circostanti, volto ad evidenziare luoghi e mestieri afferenti questa attività e a perpetuarne la memoria[80][81]. A coronamento di questo percorso, nel 2010, per iniziativa di alcuni agricoltori e piccoli proprietari terrieri, è nato un consorzio di castanicoltori con i comuni di Orino e Castello Cabiaglio[72].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Tra le ragioni d'attrazione dei flussi turistici in paese si annoverano le sagre locali[82] e il contesto ambientale del comune, ricco di boschi e campagne, tali da offrire ampie possibilità di escursionismo[83]. A ciò si aggiunge, in presenza di neve, la pista di sci di fondo che si sviluppa sui prati a sud dell'abitato[84].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalle strade provinciali nº 45 del Campo dei fiori (che collega Brinzio a Gemonio) e nº 62 del Sasso Marée (altrimenti detta "del Brinzio", che collega Varese a Rancio Valcuvia).

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti interurbani di Brinzio vengono svolti con autoservizi di linea gestiti dalla società Autolinee Castano per conto del CTPI - Consorzio Trasporti Pubblici Insubria.[85].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Municipio, con annesse Scuola elementare (a destra) e Ufficio Postale (a sinistra).

Di seguito è riportato l'elenco dei primi cittadini di Brinzio dall'Unità d'Italia in poi[86]:

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
3 febbraio 1860 settembre 1875 Pietro Vanini - Sindaco
settembre 1875 19 novembre 1889 Grisostomo Piccinelli - Sindaco
19 novembre 1889 ottobre 1891 Gerolamo Piccinelli - Sindaco
ottobre 1892 22 luglio 1899 Pietro Vanini - Sindaco
22 luglio 1899 13 giugno 1917 Daniele Piccinelli - Sindaco [A 1]
6 gennaio 1918 15 ottobre 1922 Attilio Vanini - Sindaco
15 ottobre 1922 agosto 1925 Vittorio Piccinelli - Sindaco
8 luglio 1926 primi del 1940 Franco Piccinelli Partito Nazionale Fascista Podestà
primi del 1940 gennaio 1945 Carlo Piccinelli Partito Nazionale Fascista Podestà
gennaio 1945 25 aprile 1945 Francesco Parini Partito Fascista Repubblicano Commissario straordinario
25 aprile 1945 7 luglio 1945 Battista Piccinelli Nominato dal Comitato di liberazione nazionale Commissario straordinario
7 luglio 1945 1956 Aldo Vanini Lista Civica Sindaco
1956 1970 Casimiro Piccinelli Lista Civica Sindaco
1970 1979 Mario Mauri Lista Civica Sindaco
1979 1990 Elia Piccinelli Lista Civica Sindaco
1990 13 giugno 2004 Roberto Piccinelli Lista Civica Brinzio Sindaco [A 2]
13 giugno 2004 in carica Sergio Vanini (3º mandato) Lista Civica Brinzio Sindaco
Annotazioni
  1. ^ Primo sindaco eletto dal consiglio comunale: i precedenti erano indicati dal re, che sceglieva uno tra i consiglieri eletti.
  2. ^ Primo sindaco eletto direttamente dal popolo, ai sensi della Legge 25 marzo 1993, n. 81.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Monumento commemorativo del gemellaggio, sito a Chaux.

Brinzio è gemellato con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune ospita fin dalla fondazione (nel 1984) la sede del consorzio di gestione del Parco regionale Campo dei Fiori ed è, insieme a Masciago Primo, l'unico paese il cui territorio risulta incluso integralmente nel suddetto parco.

Brinzio ha inoltre fatto parte fino al 2009 della Comunità montana della Valcuvia, poi confluita nella nuova Comunità montana Valli del Verbano.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto della pista da sci di fondo di Brinzio.

Dal 1963 Brinzio annualmente ospita, nel mese di maggio, il traguardo dei campionati provinciali giovanili di ciclismo su strada per le categorie "giovanissimi", "esordienti" e "allievi", nell'ambito della cosiddetta Sagra della Madonnina del Brinzio[88]. Il paese è inoltre stato incluso per due volte nei tracciati di gara dei campionati mondiali di ciclismo su strada: nell'edizione del 1951 (per tutte le prove) e nel 2008 (per le prove a cronometro delle categorie élite donne e under 23 uomini)[89].

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Sui prati a sud del centro abitato, nei mesi invernali viene battuta una pista per la pratica dello sci di fondo che si sviluppa su due anelli coprenti una distanza rispettivamente di 3 e 5 km, a un'altitudine compresa tra i 497 e i 530 m s.l.m. La pista si presta alla pratica di entrambe le tecniche dello sci nordico (classica e pattinaggio); un anello di 2,5 km è altresì dotato di illuminazione[90]. La pista non dispone di sistemi di innevamento artificiale[91].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elezioni comunali 2014 - Brinzio - Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali - Servizi Elettorali - URL consultato il 27 maggio 2014.
  2. ^ Brinzio "tuttitalia"
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 118.
  6. ^ In dialetto varesotto si usa solitamente la grafia Brin-sc, che rispecchia la pronuncia locale, mentre Brinš è una grafia insubre alternativa.
  7. ^ a b Comuni italiani.it - Dati climatici, comuni-italiani.it. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  8. ^ L'inverno non fa le valigie Nevica al Brinzio, ilgiorno.it. URL consultato il 9 luglio 2012. Si noti la preposizione articolata anteposta al nome del paese.
  9. ^ Carlo Piccinelli, p. 9.
  10. ^ Il Territorio del Parco, parcocampodeifiori.it. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  11. ^ a b c d Comune e Pro Loco di Brinzio, p. 122.
  12. ^ Brinzio: comuni limitrofi, www.comuni-italiani.it. URL consultato il 16 ottobre 2011.
  13. ^ Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 - Elenco dei comuni classificati. URL consultato in data 10 giugno 2012.
  14. ^ Dati meteo forniti dal Centro Geofisico Prealpino.
  15. ^ Michele Gramatica, Varesotto antico e turistico, Varese, Archeologia e Linguistica, 1973.
  16. ^ Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, IIª ed., Milano, Casa Editrice Ceschina, 1961 [1931].
  17. ^ a b Comune e Pro Loco di Brinzio, p.15.
  18. ^ Giovanni Antonio Adamollo – Luigi Grossi, "Cronaca di Varese" pag. 9, Varese, Tipografia Arcivescovile dell'Addolorata.
  19. ^ a b Cesare Manaresi, "Regesto di S. Maria di Monte Velate sino all'anno 1200" pag. 8 – 9, Roma, 1937.
  20. ^ Cesare Manaresi, "Regesto di S. Maria di Monte Velate sino all'anno 1200" pag. 8 – 9, Roma, 1937.
  21. ^ Cesare Manaresi, "Regesto di S. Maria di Monte Velate sino all'anno 1200" atto 383, pag. 259 – 261, Roma, 1937.
  22. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.16.
  23. ^ Carlo Piccinelli, pp. 50-51.
  24. ^ a b c Comune e Pro Loco di Brinzio, p.19.
  25. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.20.
  26. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.21.
  27. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.22.
  28. ^ Archivio del Comune di Brinzio, parte prima, cart. 10, fasc. 6.
  29. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.28-30.
  30. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.158-159.
  31. ^ Dal Corriere Prealpino del 4 giugno 1946.
  32. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.155-157.
  33. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.162-164.
  34. ^ Dal settimanale Luce del 1º luglio 1973.
  35. ^ Comuni e Parco bloccano la cava della Rasa, in VareseNews, 30 settembre 2010. URL consultato il 2 giugno 2012.
  36. ^ a b c d Comune e Pro Loco di Brinzio, p.30.
  37. ^ a b ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, 151.12.58.148:8080.
  38. ^ Statuto del Comune di Brinzio, Art. 6, Denominazione.
  39. ^ Archivio di Stato di Milano, culto, parte antica, cart. 664.
  40. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.88-89.
  41. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, cart CLXVI Mugiasca, 1779.
  42. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp. 85-102.
  43. ^ Dal Notiziario Comunale di marzo 2002.
  44. ^ Archivio di Stato di Milano, pergamene fondo di religione, cart. 136.
  45. ^ Archivio Storico della Parrocchia di Brinzio -non inventariato-.
  46. ^ Archivio di Stato di Milano, fondo di religione, cart. 3581.
  47. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, cart. parrocchie, Cuvio
  48. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, cart. XLV, Bonesana, 1702
  49. ^ Cristina Parravicini, Mario Perotti, Vincenzo Villa, I Teleri di San Giuliano e l'opera del Ronchelli (in italiano), Varese, Ask edizioni, 1993.
  50. ^ Carlo Piccinelli, p. 35.
  51. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p. 93.
  52. ^ Carlo Piccinelli, p. 66.
  53. ^ a b c d e Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.197-199.
  54. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.110.
  55. ^ a b Comune e Pro Loco di Brinzio, p.164.
  56. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.31.
  57. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.122.
  58. ^ a b c Dati forniti dal pannello esplicativo posto presso il masso.
  59. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.96.
  60. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  61. ^ Cittadini stranieri Brinzio 2016 - tuttitalia.it
  62. ^ Glauco Sanga, Dialettologia lombarda, Pavia, Università di Pavia, 1984.
  63. ^ AA. VV., Parlate e dialetti della Lombardia. Lessico comparato, Milano, Mondadori, 2003.
  64. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.33-55.
  65. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.79-82.
  66. ^ La cavagna di ööv- Una singolare manifestazione antica che si svolge a Brinzio nel giorno di Pasquetta., mentaerosmarino.it, 25 marzo 2016. URL consultato il 19 maggio 2013.
  67. ^ Scuola Primaria Piccinelli, varese2pellico.gov.it. URL consultato il 1º luglio 2017.
  68. ^ Scuola Infanzia Vanini Piccinelli, varese2pellico.gov.it. URL consultato il 1º luglio 2017.
  69. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.88.
  70. ^ Presentazione - le ragioni di un museo www.museo.brinzio.va.it URL consultato il 15 ottobre 2011.
  71. ^ P. Piazzesi, La cucina Lombarda, Milano, Bonechi, 2003.
  72. ^ a b ConsorzioCastaniColtori, consorziocastanicoltori.it. URL consultato il 27 settembre 2011.
  73. ^ a b Pro Loco e Scuola Elementare di Brinzio, Ho il riccio grinzoso ma il cuor generoso - curiosità, salute, tante ricette con le castagne, Brinzio, 1999.
  74. ^ Cesare Musatti, capitolo "Brinzio".
  75. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio pp. 52-54
  76. ^ a b Comune e Pro Loco di Brinzio, p.196-198.
  77. ^ Brinzio (VA) - Comuni Italiani, comuni-italiani.it. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  78. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.191-196.
  79. ^ a b Definizione di prato magro - parcocampodeifiori.it. Consultato il 10 giugno 2013.
  80. ^ Il percorso museale del castagno - biblio.brinzio.va.it Consultato il 19 giugno 2013.
  81. ^ La città del Castagno - vareselandoftourism.it Consultato l'8 aprile 2013.
  82. ^ Torna la Sagra del fungo a Brinzio - VareseNews, 14 set 2012
  83. ^ I sentieri del Parco - parcocampodeifiori.it
  84. ^ Il paradiso del fondo? È dietro casa e non passa mai di moda - VareseNews, 29 dic 2009
  85. ^ (PDF) CTPI - Orario autolinea N13 (PDF), ctpi.it. URL consultato il 19 maggio 2013.
  86. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.27-170.
  87. ^ Brinzio gemellata con Chaux: due giorni di eventi, in Varesenews, 23 aprile 2013. URL consultato il 1º maggio 2013.
  88. ^ Il pedale varesino si riunisce alla Sagra della Madonnina, in Varesenews, 22 maggio 2013. URL consultato il 9 giugno 2013.
  89. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.168.
  90. ^ Centro fondo Brinzio, centrofondobrinzio.it. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  91. ^ Varese sugli sci - varesefocus.it, 20 gennaio 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Chiara, Cesare Colombo, Le Prealpi Varesine, Roma, L'Editrice dell'Automobile, 1964. ISBN non esistente
  • Roberto Fassi e Riccardo Prando, Campo dei Fiori, Varese, Macchione Editore, 1994. ISBN non esistente
  • Cesare Musatti, Questa notte ho fatto un sogno, Roma, Editori Riuniti, 1983, ISBN 88-359-0076-X.
  • Carlo Piccinelli, Brinzio: storia e leggenda, uomini e cose, Varese, Tipografia Galli & c., 1930 (ristampato a cura del Comune di Brinzio nel 2010). ISBN non esistente
  • Carlo Scaramuzzi, Ricordi di un Brinzio lontano, collana Il vento della memoria, Varese, Macchione Editore, 2010, ISBN 978-88-6570-000-6.
  • Comune e Pro Loco di Brinzio e AA.VV., Brinzio, Centocase Millecose, Varese, Ask Edizioni, 1994. ISBN non esistente
  • Comunità Montana della Valcuvia, Tra laghi e monti, Varese, Edizioni Nicolini, 1990. ISBN non esistente
  • Touring Club Italiano, Varese e provincia, Milano, Touring Editore, 2002, ISBN 88-365-2444-3.

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