Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Brinzio)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Brinzio.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Chiesa parrocchiale SS Pietro e Paolo Brinzio (01-07-2017) - facciata.jpg
La facciata della chiesa nel 2017
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBrinzio
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolarePietro apostolo e Paolo di Tarso
Diocesi Como
Consacrazione1779
ArchitettoFrancesco Perischetti
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1769
Completamento1774
Sito web[1]

Coordinate: 45°53′17.38″N 8°47′27.31″E / 45.88816°N 8.79092°E45.88816; 8.79092

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo è un edificio religioso situato a Brinzio, in provincia di Varese.

La chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa nel 2011.

Le prime testimonianze dell'esistenza di una chiesa a Brinzio, dedicata pare solo a San Pietro, risalgono al 1197[1]. Essa si trovava più o meno nella stessa posizione dell'attuale, ma rispetto a questa era spostata un po' più a nord, in corrispondenza dell'odierna Grotta di Lourdes. Aveva una sola navata, tre altari posti uno a fianco all'altro, un piccolo campanile ed era circondata esternamente da un cimitero (con altre tombe al suo interno). Contigui alla chiesa vi erano degli edifici (le cosiddette case colorate) che tra XV e XVI secolo ospitarono una comunità monastica, per poi finire chiusi e abbandonati dopo che essa si sciolse.

Più volte i vescovi, nelle loro visite pastorali successive al 1540, consigliarono di trasformare siffatti edifici nella sacrestia e/o nella canonica: entrambe erano infatti assenti, anche in virtù del fatto che fino al XVI secolo Brinzio non fu insignito della dignità parrocchiale. Ma nemmeno la concessione di tale titolo fu sufficiente a porre rimedio a tale deficienza: data la grave indigenza dell'economia locale si dovettero attendere i primi anni 1930 perché si addivenisse alla costruzione di una vera casa prevostale[2].

Lo stato della primitiva chiesa era assai fatiscente, come annotato dal vescovo di Como monsignor Feliciano Ninguarda nel resoconto della visita pastorale da lui condotta nel 1592:

«Ha una sol nave vecchia con la travatura difforme ed il pavimento tutto guasto, i muri in parte rotti, in parte depinti de vecchie figure [...] Nello stesso altar maggiore non è alcun tabernacolo per il S. Sacramento dell'Eucaristia, perché per la miseria degli abitanti non può esservi conservato.»

Ribadisce nel 1643 il vescovo monsignor Lazzaro Carafino:

«Meriterebbe veramente questa chiesa che è assai indecente d'esser una volta ridotta a qualche miglior stato»

La situazione rimase tale sino al finire del Settecento, quando il parroco don Modesto Pozzi, uomo energico ed intraprendente, riuscì a racimolare le risorse necessarie e ad avviare i lavori per l'edificazione di un nuovo tempio[3].

Pertanto nel febbraio 1769 la comunità di Brinzio segnalò alle competenti autorità che la chiesa aveva urgente bisogno di restauri, specie al soffitto. Il 29 settembre dello stesso anno, previa presentazione delle spese da sostenere (2.400 lire) e di una perizia, firmata Jo Pietro Piccinelli, che chiedeva di poter effettuare una riattazione (si noti bene) della chiesa, arrivò l'autorizzazione. Pertanto, a partire dal 1769, si provvide a ricostruire il tetto, allargare la chiesa e innalzarne i muri; di fatto venne attuata una riedificazione, ma si preferì non utilizzare tale termine al fine di evitare attese burocratiche ed abbattere i costi collegati[4].

Il progetto, in stile barocco non particolarmente sfarzoso, fu affidato al capomastro Francesco Perischetti di Ghirla, e venne a costare in totale 2.800 lire, ricavate dalla vendita di terreni di proprietà della parrocchia. Tutta la comunità brinziese partecipò attivamente all'edificazione della chiesa, che risulta ultimata nel 1774. Non mancarono i problemi (l'ingresso fu arretrato in corso d'opera di circa 8 metri per non rimpicciolire troppo la piazza), ma già il 20 giugno 1779 avvenne la consacrazione ufficiale, effettuata dal regnante vescovo di Como, mons. Giovanni Battista Mugiasca[5].

Nel 1787 si provvede a ricostruire il tetto, che a quanto pare era già stato edificato erroneamente nel 1774 e non garantiva un'adeguata impermeabilità; nel 1804 all'interno del tempio fu installata una Via Crucis (poi sostituita nel 1870 e ancora nel 1920). Il 3 novembre 1813, previa autorizzazione del governo della Repubblica Cisalpina, vennero installati nella chiesa, ai lati dell'altare, due quadri appartenenti all'Accademia di belle arti di Brera: sulla sinistra una Gloria di San Pietro e San Paolo di Federico Fiori (detto Barocci), sulla destra una Natività della Vergine di Camillo Procaccini. Nello stesso periodo fu installato sulla parete sinistra della navata un pulpito ligneo intarsiato, opera dell'intagliatore Gioberti di Varese.

Entro gli anni 1820 venne inoltre dismesso il cimitero nelle pertinenze del tempio: nel 1822 le sepolture vennero trasferite su un terreno distante circa una ventina di metri dall'abside, poi nel 1824 anche questo sito venne chiuso. Nei decenni successivi il cimitero venne definitivamente allontanato dalla chiesa.

Si arriva così al 1903, quando viene riedificato ed innalzato il campanile, ereditato dalla precedente chiesa. Nel 1920, a scioglimento di un voto fatto dalla popolazione, il pittore Annibale Ticinese dipinge un ampio ciclo di affreschi all'interno del tempio. Lo stesso Ticinese ritornerà nel 1947 per affrescare la zona absidale. Contestualmente viene effettuato un restauro ed abbellimento generale di tutto l'edificio. Nel 1944 vengono installati confessionale e battistero, mentre nel 1947-1948 viene elettrificato l'impianto di illuminazione, ripavimentato l'altare con un nuovo disegno a mosaico e si provvide a restaurare l'organo e i banchi della zona presbiteriale/corale[6]. Nei primi anni 1990 fu rinnovato l'impianto di riscaldamento, sostituendo i radiatori elettrici in uso fino a quel momento con un diffusore unico, posto al di sopra del portale; le nuove tubature di alimentazione dell'impianto furono poste sulla parete ovest e coperte con una struttura in legno, dipinta a somiglianza dei colori dei muri della chiesa.

Sul finire del 2016 è stata avviata una nuova campagna di restauro conservativo dell'intero complesso, comprendente il totale rifacimento del tetto della chiesa e un'opera di consolidamento e ridipintura dei muri esterni del tempio; l'intervento è stato concluso nel giugno 2017.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa presenta una pianta a croce latina rovesciata (il presbiterio è più lungo del braccio che dà sul sagrato), a singola navata, con due cappelle simmetriche che vanno a costituire il transetto (sul lato nord vi è quella dedicata alla Madonna del Rosario, a sud quella di Sant'Antonio). Dispone di tre altari (il maggiore e quelli delle due cappelle transettali) realizzati in marmi policromi, separati dalla navata con balaustre egualmente marmoree chiuse da cancelletti centrali in ferro battuto. Il pavimento è in pietra bianca e nera a motivi geometrici trapezoidali.

Dettaglio decorazione interno[modifica | modifica wikitesto]

Pareti[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la pianta di massima della chiesa, con evidenziata la dislocazione delle opere d'arte e degli arredi che ne ornano le pareti:

Pianta e dettaglio decorazione chiesa parrocchiale Brinzio (VA).png

Panoramica navata Chiesa SS. Pietro e Paolo Brinzio (2016-07-06).JPG
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Panoramica dell'interno
Soffitto[modifica | modifica wikitesto]

Schema dell'apparato decorativo del soffitto:

Schema volta chiesa Brinzio.png

Sia sulle pareti che sul soffitto, gli spazi non occupati da opere sono dipinti in tinta unita e/o decorati con motivi astratti.

Panoramica soffitto Chiesa SS. Pietro e Paolo Brinzio (2016-07-06).JPG
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Panoramica del soffitto

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza di un campanile a Brinzio è attestata già nel 1197, anche se molto probabilmente a quel tempo trattavasi di una bassa struttura con una o al massimo due campane, posizionata leggermente più ad ovest dell'attuale torre.[7].

Il campanile nel 2007.

Nel 1600 tale struttura fu soppiantata da una nuova torre campanaria, alta meno di 20 m, su cui furono collocate tre campane. Questa era la situazione nel 1903, quando la fabbriceria della chiesa decise di costruirne uno nuovo, volendo dare alla torre campanaria una foggia e un'elevazione dignitose e dotarla di un nuovo concerto di cinque campane.

Lapide all'interno della chiesa con la lista dei sacerdoti che nel 1903 contribuirono all'acquisto delle nuove campane.

Il nuovo campanile fu eretto dal capomastro Francesco Pellini di Marchirolo sulla base del preesistente, che per la particolare solidità delle fondamenta dava piena garanzia di un suo sviluppo in altezza. Ne risultò una torre alta 30 m, sormontata da una cupola in rame a forma di cipolla[6].

Tale cupola, nel 1959, venne rifatta e modificata leggermente nella forma; sul pinnacolo, alla base della croce, fu posto un globo dorato. Nel 1967 si attuò un primo intervento di restauro della torre, nel corso del quale fu pure elettrificato il concerto delle campane e l'orologio (cui vennero anche sostituiti numeri e lancette). L'impianto fu benedetto da Mons. Enrico Manfredini, prevosto di Varese[8].

Il concerto di cinque campane bronzee in Re maggiore risale ai primi del novecento e fu realizzato dalla fonderia Pruneri di Grosio (Valtellina) e inaugurato l'8 ottobre del 1903 dal vescovo di Como Mons. Teodoro Valfrè di Bonzo[9]. Ciascuna campana ha un'intitolazione ed una finalità specifica:

  • La campana maggiore (RE), detta “Il Campanone”, del diametro di 1,33 m è posta ad ovest: fu donata dal Circolo locale, il Club Brinziese. È dedicata al Cristo Crocifisso. Con il suo tono grave, suona per l'Ave Maria, tre volte al giorno, e per la benedizione eucaristica; suona inoltre per annunciare la morte di un socio del Circolo, subito dopo la sequenza funebre eseguita dalla quarta campana. Fu rifusa nel 1907 sempre dalla fonderia Pruneri.
  • La seconda campana (MI), del diametro di 1,18 m è posta ad est: dedicata alla Madonna del Rosario, fu donata dal parroco e dal popolo; nel 1967 fu rifusa dalla fonderia Mazzola di Valduggia a causa di una crepa. Un frammento della campana originaria è stato conservato, murato accanto all'ingresso laterale della chiesa.
  • La terza campana (FA), del diametro di 1,05 m, è posta a nord: dedicata ai SS. Pietro e Paolo, fu donata dai sacerdoti originari di Brinzio. Suona ogni venerdì alle ore 15:00 per ricordare il sacrificio di Cristo sulla croce.
  • La quarta (SOL), la campana da morto, del diametro di 97 cm, è posta a sud: dedicata a san Giuseppe, fu donata dalla fabbriceria della chiesa. È anche detta campana dul Dutùr (campana del dottore), in quanto originariamente era consuetudine che il medico la facesse suonare per annunciare la sua presenza nell'ambulatorio comunale.
  • La campana più piccola (LA), del diametro di 86 cm, è posta a sud, accanto alla quarta: è dedicata a Sant'Antonio e Sant'Anna e fu donata dalle confraternite locali. Con la sua voce soave suona per annunciare le confessioni (in origine serviva anche da segnale di inizio delle lezioni a scuola).

Nell'anno 2002 venne effettuato un restauro conservativo generale dell'edificio. Le pareti esterne furono pulite e ridipinte, venne rifatta la copertura della cupola in rame, fu restaurato il globo dorato del pinnacolo e vennero sostituiti i quadranti e le lancette dell'orologio: sulla facciata nord (che fino agli anni 1950 era l'unica dotata di orologio) il quadrante venne ridisegnato in maniera del tutto fedele all'aspetto che aveva nel 1903, riportando alla luce le originali dodici ore (dipinte in numeri romani neri) e anche le ore pomeridiane, disegnate in cifre arabe rosse all'interno delle suddette ore romane. Sugli altri quadranti si scelse invece di disegnare unicamente le dodici ore romane.

Il repentino degrado delle parti murarie rese tuttavia necessario (in concomitanza con i già citati lavori sulla chiesa) un ulteriore intervento di restauro della torre campanaria tra il 2016 e il 2017, il quale (a differenza del precedente) non ha interessato la cupola. Nella circostanza si provvide anche a uniformare l'aspetto dei quadranti dell'orologio, dipingendo le ore pomeridiane oltre a quelle mattutine anche sulle facciate sud, ovest ed est.

Grotta di Lourdes[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta "grotta" della Madonna di Lourdes si trova accanto alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo e vi si accede sia dalla chiesa (tramite una porta posta a sinistra dell'altare maggiore) che dalla piazza (l'ingresso sta a sinistra del portale della chiesa). Si tratta di una piccola cappella ornata da un altare modellato a somiglianza della grotta di Massabielle e intitolato alla Beata Vergine di Lourdes (la statua della Vergine fu donata da Enrico Ranchet, industriale proprietario della filanda che sorgeva nel paese). Venne costruita negli anni venti su idea del parroco pro tempore don Marcello Menotti e progetto del geom. Santo Nicolini; la sua inaugurazione avvenne il giorno 8 dicembre 1928, solennità dell'Immacolata Concezione.

La cappella sorge sul sito della primitiva chiesa del paese, eretta nel XII secolo e abbattuta nel 1700[10].

Tra il 2010 e il 2012 la cappella è stata oggetto di un intervento di restauro conservativo, nel corso del quale si è provveduto a pulire e ridipingere le pareti, rinnovare l'altare, il pavimento e l'impianto di illuminazione. Gli scavi condotti nel corso del cantiere hanno portato alla luce alcune tombe e porzioni delle mura - con tracce di affreschi - e delle fondamenta dell'antica chiesa summenzionata, che sono state parzialmente rese visibili al pubblico mediante la posa di lastre di vetro in luogo delle piastrelle.

Il monastero femminile[modifica | modifica wikitesto]

Le case un tempo costituenti il monastero femminile.

La prima attestazione della presenza di un convento di clausura in paese risale al 1492 e consiste in un testamento il cui beneficiario unico era appunto un certo monastero di suore sito a Brinzio[11].

Seconda e più significativa menzione è quella sita in un contratto rogato il 23 agosto 1493 tra il sacerdote incaricato pro tempore della cura d'anime nel paese, don Andrea Cavona, e il Console et huomini de la Comunità di Brincio, al fine di appianare le divergenze sull'amministrazione dei beni della chiesa. In virtù di tale accordo, l'edificio ecclesiastico plebano e le relative proprietà mobili e immobili venivano rimesse alla titolarità delle Eremitane, le quali dal canto loro si sarebbero impegnate a provvedere al mantenimento dello stesso don Cavona (e dei preti che gli sarebbero succeduti) al fine di consentire la celebrazione settimanale in situ di almeno tre messe (delle quali almeno una festiva). Una clausola conclusiva di tale patto postillava che, qualora per tre anni le monache fossero venute meno alle loro obbligazioni, i beni legati alla chiesa sarebbero tornati nelle mani dei brinziesi, dando loro implicita licenza di eleggersi il proprio prete e farne prendere atto al vescovo di Como, il quale avrebbe concesso al paese lo status di viceparrocchia[12]. Da questo documento trarrà poi fondamento giuridico il diritto al giuspatronato sulla nomina dell'amministratore plebano, che Brinzio eserciterà (in varie modalità) fino al 1943[13].

In un documento, risalente presumibilmente al 1496[14], sono riportati addirittura i nomi delle romite che fondarono la comunità monastica e la regola che si diedero. In questo documento, scritto in un latino sufficientemente scorrevole, si legge che tre donne, Magdalena de Bossis, Margarita de Petrasanta e Catarina de Blanchis, da più di dieci anni avevano emesso i voti e si erano stabilite in alcune case contigue alla chiesa per praticare la vita religiosa. Tutte e tre si trovavano impossibilitate a entrare in monastero, in quanto troppo povere e prive di dote; da ciò derivava la loro intenzione di fondare una propria comunità. In questo documento le tre donne dichiarano di abbracciare la regola e l'ordine di Sant'Agostino e fanno richiesta di autonomia dalle diocesi di Como e Milano, chiedendo dunque di dipendere solo dalla Santa Sede. In assenza di documenti sul successivo trentennio non è dato sapere se la richiesta sia andata a buon fine.

Il monastero viene citato nuovamente in una bolla papale del 9 settembre 1519, che ne sancisce la chiusura e l'unificazione con quello del Sacro Monte di Varese, dando esecuzione alla richiesta della badessa Eufemia de Zeno de Massinago (italianizzabile in "Eufemia da Masnago"). In questa carta le monache vengono definite come francescane, il che fa presumere che la loro precedente richiesta di entrare nell'ordine agostiniano fosse andata a vuoto[15]. Con il trasferimento del monastero, anche tutti i loro beni, comprendenti una vasta superficie di boschi e terreni coltivabili, oltre all'edificio in cui risiedevano, in parte tuttora esistente, passano nel patrimonio del monastero di Santa Maria del Monte.

Il rapporto tra le monache (che a dispetto del trasferimento continuarono a risiedere a Brinzio per un altro decennio) e gli abitanti del paese, stando ai documenti disponibili[15], furono sempre assai burrascosi e segnati da frequenti litigi: pare che i brinziesi, non gradendo il trasferimento del monastero, si vendicarono addirittura malmenando le suore[16]. Come se non bastasse, furono molti gli atti gratuiti di vandalismo perpetrati ai beni delle romite, che costarono ai villici, nel 1540, una reprimenda da parte del vicario generale della diocesi di Como Georgio de Panifino[14].

Nel 1540 le cronache indicano come completato il trasferimento del monastero al Sacro Monte di Varese[17]. I beni e i terreni di proprietà delle suore nel territorio brinziese continuarono parzialmente a essere amministrati dal monastero varesino fino all'avvento della Repubblica Cisalpina, il cui governo li confiscò e li rivendette all'asta[18]. Gli edifici occupati dalle suore (noti localmente come case colorate) furono a loro volta venduti all'incanto a privati, per poi essere riacquistati dalla chiesa di Brinzio negli anni 1990, rimanendo tuttavia in stato di abbandono.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Manaresi, "Regesto di S. Maria di Monte Velate sino all'anno 1200" pag. 8 – 9, Roma, 1937.
  2. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.85.
  3. ^ Archivio di Stato di Milano, culto, parte antica, cart. 664.
  4. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.88-89.
  5. ^ Archivio Storico della Diocesi di Como, cart CLXVI Mugiasca, 1779.
  6. ^ a b Comune e Pro Loco di Brinzio, pp. 85-102.
  7. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, pp.90-93.
  8. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.95.
  9. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.94.
  10. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.15.
  11. ^ Archivio di Stato di Milano, pergamene fondo di religione, cart. 136.
  12. ^ Archivio Storico della Parrocchia di Brinzio -non inventariato-.
  13. ^ Il curioso diritto di una comunità che sceglie con votazione il suo parroco, in Corriere della Sera, 4 dicembre 1933.
  14. ^ a b Archivio di Stato di Milano, fondo di religione, cart. 3589.
  15. ^ a b Archivio di Stato di Milano, pergamene fondo di religione, cart. 138.
  16. ^ Si tenga presente che la presenza di un monastero era motivo di vanto per il paese nei confronti delle località limitrofe.
  17. ^ Archivio di Stato di Milano, fondo di religione, cart. 3581.
  18. ^ Comune e Pro Loco di Brinzio, p.110.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune e Pro Loco di Brinzio, Virginio Arrigoni; Danilo Baratelli; Maria Teresa Luvini; Giancarlo Peregalli, Brinzio, Centocase Millecose, Varese, Ask Edizioni, 1994.
  • Avv. Carlo Piccinelli, Brinzio: storia e leggenda, uomini e cose, Varese, Tipografia Galli & c., 1930 (ristampa 2010).
  • Carlo Scaramuzzi, Ricordi di un Brinzio lontano, collana Il vento della memoria, Varese, Macchione Editore, 2010, ISBN 978-88-6570-000-6.

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