Cocquio-Trevisago

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Cocquio-Trevisago
comune
Cocquio-Trevisago – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaVarese
Amministrazione
SindacoDanilo Centrella (lista civica Insieme per crescere) dal 05-06-2016 (2º mandato dal 03-10-2021)
Data di istituzione1927
Territorio
Coordinate45°51′N 8°41′E / 45.85°N 8.683333°E45.85; 8.683333 (Cocquio-Trevisago)
Altitudine291 m s.l.m.
Superficie9,81 km²
Abitanti4 643[1] (31-12-2020)
Densità473,29 ab./km²
FrazioniCocquio, Trevisago, Caldana, Carnisio, Cerro, Sant'Andrea, Torre, San Bartolomeo, Intelo, Medù
Comuni confinantiAzzio, Besozzo, Cuvio, Gavirate, Gemonio, Orino
Altre informazioni
Cod. postale21034
Prefisso0332
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT012053
Cod. catastaleC810
TargaVA
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Nome abitanticocquiesi
PatronoPurificazione di M.V. - 2 febbraio (Cocquio)

Assunzione di M.V. - 15 agosto (Caldana) Sant’Andrea - 30 novembre (Sant’Andrea)

Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cocquio-Trevisago
Cocquio-Trevisago
Cocquio-Trevisago – Mappa
Cocquio-Trevisago – Mappa
Posizione del comune di Cocquio-Trevisago nella provincia di Varese
Sito istituzionale

Cocquio-Trevisago (Cōc Trevisàgh in dialetto varesotto[3]) è un comune italiano di 4 643 abitanti della provincia di Varese in Lombardia, nato dalla riunione in un unico ente dei due Comuni di Cocquio e di Trevisago operata dal regio decreto 14 aprile 1927, N. 673[4].

Fa parte della Comunità montana Valli del Verbano[5].

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte del nome deriva dal volgare latino coccum[6]: piccola collina, che in seguito diventerà cocquium per correzione, parola di origine gallica. La seconda parte deriva dal latino tres vias agere, punto d'incontro di tre strade, che portano rispettivamente verso Milano, il lago Maggiore e la Svizzera[7]; alcune fonti lo fanno risalire al nome di persona latina Trebicius[6] con l'aggiunta del suffisso di origine gallica -acum/-ocus. Viene citata come Coco sulla mappa del Ducato di Milano nella Galleria delle carte geografiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma comunale e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 22 gennaio 2001.[8] Lo stemma si può blasonare:

«di rosso, al castello formato dalle due torri riunite dalla cortina di muro, merlato alla ghibellina, le torri merlate di tre, la cortina merlata di quattro, esso castello d'argento, mattonato e chiuso di nero, finestrato di cinque dello stesso, tre finestre nella cortina, ordinate in fascia, una finestra in ogni torre, esso castello fondato sulla pianura di verde, accompagnato in capo dall'aquila di nero, al volo spiegato, coronata all'antica d'oro, con tre punte visibili. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo di verde.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Purificazione di Maria Vergine[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa è conservato il dipinto di Pietro Gilardi raffigurante i Santi Gerolamo, Agostino e Santa Teresa d'Avila risalente al periodo tra il 1721 e 1722.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Torre di Trevisago[modifica | modifica wikitesto]

La Torre di Cocquio Trevisago
La Torre

Nella frazione di Trevisago sorge il rudere di una torre (risalente all'XI secolo e originariamente alta più di quindici metri) utilizzata da milizie locali al fine precipuo di controllare il traffico di persone e merci che attraversavano il contado del Seprio giungevano nelle località sub-alpine, nonché trasmettere segnali di pericolo agli altri insediamenti militari situati sul territorio mediante un braciere posto sulla sommità. Danneggiata nel corso delle Guerre d'Italia, la torre fu in seguito abbandonata.

A latere di essa sorgeva inoltre una chiesa dedicata a San Giorgio, la cui esistenza è attestata fino al 1758.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa De Maddalena-Schiroli[modifica | modifica wikitesto]

Già sede amministrativa al tempo della Lombardia austriaca la villa, databile al Settecento, venne in seguito privatizzata: dapprima fu rilevata dalla famiglia De Maddalena, per poi passare, nel 1936, a quella degli Schiroli.[9]

La villa si presenta come un edificio con impianto a "U" aperta verso est; il braccio trasversale si distingue per la presenza di un porticato a doppio registro, dotato da archi ribassati sorretti da colonne in granito.[9]

Internamente, alcune delle sale sono dotate di volta a botte, mentre altre presentano coperture a cassettoni.[9]

Villa Mörlin Visconti[modifica | modifica wikitesto]

Costruita forse a partire da una precedente struttura tardomedievale, Villa Mörlin Visconti è un edificio settecentesco situato in località Carnisio Inferiore. La villa appartenne ai Besozzi fino al 1825, anno in cui venne rilevata da Paolo Tanzi. A quest'ultimo si deve l'ampliamento dell'originario impianto a "U" aperta verso est, intervento che comportò l'aggiunta di alcune ali e di un'appendice eclettica del braccio meridionale.[10] Solo su carta rimase invece un progetto Ottocentesco che avrebbe dovuto conferire alla facciata sudoccidentale un aspetto neoclassico[11].

Internamente, spicca una sala dotata di affreschi sul tema della caccia.[10]

Villa Della Porta[modifica | modifica wikitesto]

Localizzata in località Armina di Gavirate, la villa appartenne ai Della Porta già possidenti di numerose dimore in Valcuvia. La parte più antica della villa è databile al Settecento. Importanti rimanegiamenti avvennero in seguito al 1938, quando l'originaria struttura a due bracci disposti a "L" fu rilevata dall'Istituto Sacra Famiglia e ampliata per finalità sociali.[9]

Villa Tagliabò-Vallardi[modifica | modifica wikitesto]

La villa, che si presenta in stile eclettico e con un impianto a "L", nasce come ampliamento di fine Ottocento di un Settecentesco edificio rurale localmente noto come "Il Palazzo". Internamente, spiccano una serie di sale con copertura in legno.[12]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La sede parrocchiale di Cocquio-Trevisago (appartenente al decanato di Besozzo, nella Diocesi di Milano, e praticante il rito ambrosiano) è la chiesa parrocchiale di S. Andrea ubicata in frazione Sant'Andrea; altre sedi parrocchiali sono la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta ubicata in località Caldana e la chiesa della Purificazione di Maria Vergine ubicata nel centro storico di Cocquio. Attualmente le tre parrocchie fanno parte della Comunità Pastorale "Sacra Famiglia".

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale hanno sede due scuole dell'infanzia autonome e paritarie, una scuola primaria, una scuola secondaria di primo grado pubbliche e una scuola/lavoro per gommisti.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

A Cocquio-Trevisago ha sede il Museo Salvini, interamente dedicato al pittore cocquiese Innocente Salvini (1889-1979) e ricavato nell'antico mulino ad acqua di proprietà della sua famiglia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è servito dalla ferrovia Saronno-Laveno (esercita da Trenord e Ferrovienord) tramite la Stazione di Cocquio-Trevisago, nonché dall'autolinea extraurbana N19 Varese-Monvalle (esercita dall'azienda Autolinee Varesine per conto del Consorzio Trasporti Pubblici Insubria).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è parzialmente ricompreso nel Parco regionale Campo dei Fiori[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2020 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 216, ISBN 88-11-30500-4.
  4. ^ Augusto - Automazione Gazzetta Ufficiale Storica, su augusto.agid.gov.it. URL consultato il 21 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2016).
  5. ^ Comunità montana Valli del Verbano - Comuni associati, su vallidelverbano.va.it. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  6. ^ a b Storia del toponimo sul sito comunale, su comune.cocquio-trevisago.va.it. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  7. ^ a b Cocquio-Trevisago sul sito del Parco regionale Campo dei Fiori, su parcocampodeifiori.it. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  8. ^ Cocquio Trevisago, decreto 2001-01-22 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 21 agosto 2022.
  9. ^ a b c d Langè, p. 265.
  10. ^ a b Langè, p. 266.
  11. ^ Langè, p. 267.
  12. ^ Langè, p. 268.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Santino Langè, Ville delle province di Como, Sondrio e Varese, a cura di Pier Fausto Bagatti Valsecchi, Vol. Lombardia 2, Milano, Edizioni SISAR, 1968.
  • Flavio Moneta, La Torre, la biscia nera e la vecchia signora, Menta e Rosmarino, ed. numero 17, 2007, p. 31
  • Dati: Istat - Istituto Nazionale di Statistica: al 08/11/2014[collegamento interrotto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN152341429 · GND (DE16033708-2
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