Robecco sul Naviglio

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Robecco sul Naviglio
comune
Robecco sul Naviglio – Stemma Robecco sul Naviglio – Bandiera
Villa Gaia e il ponte degli scalini
Villa Gaia e il ponte degli scalini
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Fortunata Barni (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°26′00″N 8°53′00″E / 45.433333°N 8.883333°E45.433333; 8.883333 (Robecco sul Naviglio)Coordinate: 45°26′00″N 8°53′00″E / 45.433333°N 8.883333°E45.433333; 8.883333 (Robecco sul Naviglio)
Altitudine 120 m s.l.m.
Superficie 19,79 km²
Abitanti 6 929[1] (31-12-2010)
Densità 350,13 ab./km²
Frazioni Carpenzago, Cascinazza, Castellazzo de' Barzi, Casterno
Comuni confinanti Abbiategrasso, Cassinetta di Lugagnano, Cerano (NO), Corbetta, Magenta
Altre informazioni
Cod. postale 20087
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015184
Cod. catastale H373
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti robecchesi
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 1ª domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Robecco sul Naviglio
Robecco sul Naviglio
Posizione del comune di Robecco sul Naviglio nella città metropolitana di Milano
Posizione del comune di Robecco sul Naviglio nella città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

Robecco sul Naviglio (Rubécc o Rubécc sül Nivìrij nel locale dialetto milanese) è un comune italiano di 6.929 abitanti della città metropolitana di Milano, in Lombardia.

Il comune di Robecco sul Naviglio è situato a circa 25 chilometri ad ovest del capoluogo lombardo, a breve distanza dal fiume Ticino e dal confine con la Regione Piemonte. Confina a nord con il comune di Magenta, a est con il comune di Corbetta, a sud con i comuni di Cassinetta di Lugagnano e Abbiategrasso, a ovest con il comune di Cerano in provincia di Novara. Oltre al capoluogo vi sono 4 frazioni e precisamente: Casterno a ovest, Cascinazza a sud-ovest, Castellazzo de' Barzi (ove si trova un pregevole palazzo settecentesco presso il quale soggiornò lo scrittore Alessandro Manzoni) a est, Carpenzago a nord-ovest.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale ha forma allungata e confina ad nord con Magenta, a est con Corbetta, a sud con Abbiategrasso ed a ovest col fiume Ticino e col Piemonte.

Robecco sul Naviglio dista circa 25 chilometri ad ovest dal capoluogo lombardo.

Geologia e idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è generalmente pianeggiante con piccoli dislivelli e leggere ondulazioni ad ovest in corrispondenza della vallata del fiume Ticino; l'altitudine media è di 128 m s.l.m. Due corsi d'acqua attraversano il territorio comunale: il fiume Ticino e le sue numerose sorgenti a Ovest e il Naviglio Grande in corrispondenza del centro abitato.

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sismico Robecco sul Naviglio presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4[2] (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La temperatura non si allontana molto da quella media della pianura Padana; i venti prevalenti soffiano da Nord a Nord-Ovest.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del centro storico del paese

Il primo insediamento nel territorio di Robecco Sul Naviglio venne posto nell'attuale località di Casterno, più a sud dell'attuale centro storico, verso il Ticino, e si identificava con un accampamento militare romano per il controllo del fiume e dei suoi guadi. L'abitato di Robecco, in realtà, si sviluppò decisamente a partire dall'escavazione del Naviglio Grande nel XII secolo, anche se ancora a metà del Duecento quando l'imperatore Federico II, tentando l'assalto a Milano, diede ordine di abbattere le fortificazioni presenti a Casterno dal momento che nell'abitato di Robecco esse erano completamente assenti.

L'epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XVI secolo, Robecco conobbe un vero periodo di splendore, coincidente col fatto che alcune tra le famiglie nobili milanesi di maggior rilievo scelsero questa e altre aree per acquistare terreni dove costruire le loro residenze di campagna, investendo in vaste proprietà e latifondi molto redditizi. I Pietrasanta, i Barzi, i Casati, gli Archinto e i Borromeo furono tra i primi a concorrere in questi acquisiti, avviando tra l'altro la costruzione delle splendide ville gentilizie lungo il Naviglio che ancora oggi si possono ammirare.

Sempre nel corso del Cinquecento, rimarchevole fu la figura di San Carlo Borromeo che, come arcivescovo di Milano, più volte si recò in visita nella Pieve di Corbetta ed a Robecco stessa (si ricordi l'oratorio di San Carlo nella frazione di Castellazzo de' Barzi) che in più occasioni si preoccupò anche di mediare alle diatribe tra i nobili locali come nel caso dello scoppio della peste del 1576 che vide l'abitato robecchese suddiviso in due differenti amministrazioni a causa delle disposizioni volute dallo spagnolo marchese d'Ayamonte che aveva predisposto poco prima che la divisione territoriale tra Milano (zona interessata dal contagio) e quella pavese (zona ritenuta ancora salubre) dovesse essere marcata dal corso del Naviglio Grande.

Durante l'età napoleonica il comune si ingrandì temporaneamente annettendo Lugagnano e Castellazzo de' Barzi: per quanto riguarda il secondo borgo, l'unione fu poi definitivamente attuata nel 1870[3].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Robecco sul Naviglio-Stemma.png
Robecco sul Naviglio-Gonfalone.png

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:[4]

« D'argento, a tre burelle poste in punta, sormontate a sinistra da un leone, fissante una stella di otto raggi nel canton destro della punta, il tutto di rosso. Ornamenti esteriori da comune. »

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

« Drappo d'argento, ornato di ricami d'argento, rossi e verdi nella parte inferiore, caricato dello stemma con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. »

Lo stemma venne concesso al comune di Robecco sul Naviglio il 15 maggio 1930. Lo stemma ha una origine prettamente storica anche se slegata dal territorio: esso è infatti identico a quello della famiglia medievale da Robeco che pure non ebbero mai feudi in loco.[5].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«La popolazione del piccolo centro lombardo, animata da profonda fede negli ideali di democrazia e di giustizia, partecipava con coraggiosa determinazione alla guerra partigiana, esponendosi alle feroci ritorsioni nazifasciste. Numerose abitazioni furono date alle fiamme, otto cittadini vennero barbaramente fucilati, altri cinquantotto furono deportati nei campi di prigionia in Germania e, tra questi, nove morirono per gli stenti e le violenze subite. Luminoso esempio di eccezionale abnegazione e spirito patriottico.»
— 1944 - 1945/Robecco sul Naviglio (MI)[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni Battista

L'attuale chiesa parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, fu edificata nella seconda metà del XVIII secolo e terminata attorno al 1790. Sostituì la precedente, di cui sopravvivono i resti all'interno del cortile denominato "gèsa vègia", edificata nella seconda metà del Quattrocento e delocalizzata lungo la strada per Casterno. L'attuale edificio, costruito su disegno dell'architetto milanese Francesco Bernardino Ferrari fu elevato inizialmente su impianto a croce greca e rimase incompleto sino alla fine del XIX secolo, quando si decise di completarne la facciata e, contestualmente, di allungarne di due terzi la navata, trasformando la pianta in croce latina. Il disegno della nuova facciata venne affidato all'architetto milanese Alfonso Parrocchetti. La chiesa venne definitivamente consacrata nell'anno 1902. Risalgono agli anni '80 del Secolo scorso gli interventi di ristrutturazione e adeguamento liturgico dettati dall'introduzione della nuova liturgia.

All'interno si trovano alcune tele tra cui alcune ascrivibili alla scuola di Camillo Procaccini una crocefissione di Simone Peterzano, oltre a due angeli di Andrea Appiani presso il crocifisso dell'altare maggiore, realizzati alla fine del XVIII secolo, ovvero quando il pittore milanese stava lavorando ad alcuni affreschi nella vicina Villa Gaia.

Il Crocifisso posto nell'altare laterale destro è databile tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo e ornava in precedenza l'interno della Chiesa di Santa Maria alla Scala, demolita per la costruzione del famoso teatro a Milano nel 1774.

L'organo, posto in controfacciata sopra la bussola di ingresso è pregevole opera di Cesare e Giovanni Bernasconi risalente al 1902. Lo strumento, restaurato nel 2010, incorpora un cospicuo numero di canne che appartenevano al precedente organo costruito da Eugenio Biroldi nel 1790.

Chiesa di Santa Maria della Rosa[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria della Rosa

La chiesa di Santa Maria della Rosa si trova posta esternamente al territorio comunale di Robecco sul Naviglio. Essa è infatti adiacente al camposanto cittadino che si trova eretto fuori dagli antichi confini dell'abitato.

La struttura ha origini piuttosto antiche e venne probabilmente eretta dopo la peste manzoniana del 1630, divenendo presto un luogo di culto di notevole portata nell'area, grazie ad un dipinto miracoloso conservato al suo interno che raffigura appunto la figura della Vergine che tiene una rosa tra le mani: ella era invocata in periodi di particolare difficoltà quali guerre ed epidemie, giungendo sino ad essere invocata contro la siccità.

Un tempo, per la sua particolare posizione, la chiesa era la sede prediletta per la celebrazione dei riti funebri della comunità di Robecco, usanza che però col tempo è caduta pressoché in disuso e oggi la cappella è utilizzata molto raramente.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La cappella di San Maiolo

La piccola chiesa di San Francesco ha origini antichissime e gli ultimi rilievi su di essa hanno consentito di datarne le fondazioni al XIV secolo.

Essa è posta in un luogo altrettanto ricco di storia, addossata a quello che doveva essere l'antico castello robecchese, nei pressi di Villa Gromo di Ternengo il che ha fatto ritenere che essa potesse aver svolto anche il ruolo di cappella gentilizia.

Alla sua edificazione, si sa che essa dipendeva dalla Chiesa Parrocchiale di Sant'Andrea di Casterno, passando successivamente alla gestione della chiesa di San Giovanni Battista quando questa ottenne la dignità parrocchiale indipendente.

Cappella di San Maiolo[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella di San Maiolo, ubicata nella piazza principale, di fianco alla chiesa parrocchiale, è stata edificata per commemorare i defunti della Prima guerra mondiale. Lo stile dell'edificio religioso è tipicamente eclettico, affrescato in alcune parti con motivi strutturali e cartigli. La parte interna è divisa dall'esterno tramite un arco con cancelletto in ferro battuto.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Gaia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Gaia.
Villa Gaia, la facciata verso il Naviglio

Villa Borromeo Visconti Biglia Confalonieri Gandini, o più semplicemente Villa Gaia, è la più grande delle ville integralmente conservatesi nel borgo di Robecco sul Naviglio. Il curioso nome di "Villa Gaia" le pervenne già dalla fine del Quattrocento in quanto corte di divertimenti di Ludovico il Moro, la costruzione è originaria del XIV secolo. Nel tempo appartenne ai conti Giovanni e Vitaliano Borromeo e, tra gli altri, ai Biglia e ai Confalonieri, divenendo residenza estiva di Federico Confalonieri.

Villa di campagna (fu tra le prime del Naviglio Grande) ricalca lo schema del castello o dei palazzi cittadini con asse di simmetria zenitale e corpi di fabbrica disposti a coronamento di tre cortili leggermente irregolari.

Il parco di Villa Gaia

La facciata verso la strada conserva parte dell'originaria struttura in cotto con inserti di archi e finestre ora murati. La facciata verso il Naviglio, preceduta da uno spalto e da una bella balaustra settecentesca, presenta decori pittorici che richiamano illusorie cornici alle finestre ed alle porte; tre balconcini in ferro battuto inquadrano l'ordine superiore.

Accanto, la scalinata dell'imbarcadero attraverso il quale i signori giungevano dal Naviglio e quindi da Milano. Il cortile principale, porticato su tre lati, è adorno di affreschi del Cinquecento. Gli ambienti interni hanno arredi ed ornati dal Rinascimento al Settecento. Nelle sale rivolte verso il Naviglio sono interessanti i soffitti lignei a cassettoni. Lo scalone, in origine una rampa per cavalli, fu trasformato una prima volta nel 1760, raggiungendo in seguito le forme attuali di scalone d'onore sul modello consono al XVIII secolo. Tra le altre sale meritano menzione quella con decori in grisaille attribuiti ad Andrea Appiani e lo studio in stile barocchetto.

Palazzo Archinto[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Archinto

Spesso identificato con il nome di Castello, il palazzo prospetta di fronte al portone di Villa Gandini. Fu il sogno irrealizzato del nobile banchiere Carlo Archinto cui non mancavano i desideri di grandezza ma che finì in bancarotta prima che il progetto venisse ultimato.

Oggi infatti solo le incisioni di Marc'Antonio Dal Re (1726) possono documentare l'ardita costruzione, iniziata a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo su disegni di Carlo Federico Pietrasanta: doveva essere un complesso di quattro grandi palazzi, con un nucleo centrale elevato di cinque piani e quattro ali laterali uncinate della medesima altezza (le due rivolte verso il Naviglio erano concluse da quattro torri merlate); verso il paese una grande esedra avrebbe dovuto accogliere le carrozze, verso il naviglio due pontili, di cui uno coperto, i barconi provenienti dalla città.

Di tutto ciò rimane oggi solo il blocco terminale di una delle quattro ali, con le due torri merlate, recentemente restaurato con una grandiosa opera che ha riportato la costruzione a un antico splendore. Attualmente il palazzo ospita la biblioteca comunale e il locale Museo del Naviglio Grande.

Villa Gromo di Ternengo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Gromo di Ternengo.

Affacciata lungo via Matteotti, fra la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista e Villa Gaia, la villa sorse forse nel Cinquecento sulle rovine dell'antico castello cittadino e fu rifatta nel 1679 per merito della famiglia Gromo di Ternengo.

La campitura centrale della facciata, preceduta da un lungo cortile d'invito, è aperta da un lungo portico a tre archi su colonne binate; sopra il piano nobile è un attico raccordato da triangoli mistilinei. L'atrio del corpo nobile, affrescato, funge da ambiente passante verso il retrostante giardino che, sulla sinistra, giunge al Naviglio Grande con il singolare edificio della Sirenella (visibile dall'alzaia), un padiglione su quattro pilastri adibito ad imbarcadero.

Il giardino rappresenta indubbiamente uno degli elementi di maggior rilievo della villa in quanto è costituito da una lunghezza totale di quasi 800 metri, un tempo terminante con un nicchione oggi in disuso.

Accanto alla villa, in fondo al vicolo San Francesco, è la chiesetta di San Francesco di recente restaurata.

Curioso è il fatto che nel corso dei secoli, all'estinzione dei Casati, la villa si sia tramandata sempre per via femminile, passando dapprima ai Negrotto Cambiaso di Genova, poi ai Gromo di Ternengo di Biella, giungendo sino ai Wild, attuali proprietari del complesso.

Villa Scotti[modifica | modifica wikitesto]

Villa Scotti visto dal cortile d'onore

Villa Scotti, venne eretto all'inizio dell'Ottocento come residenza di una ricca famiglia di apicoltori robecchesi, su progetto di un allievo di Giuseppe Piermarini col quale si possono ravvisare molte somiglianze, in particolare con Palazzo Saporiti di Milano che ha suggerito l'utilizzo di una facciata classicheggiante, con l'utilizzo di quattro semicolonne che danno la partitura del campo centrale a tre archi; la falsa balaustra superiore attenua il taglio orizzontale della facciata, limitata dalle due ali secondo il classico schema a U.

Di notevole interesse è il corpo centrale, ove le sale di rappresentanza conservano ancora una decorazione semplice ma raffinata di pieno gusto napoleonico come nel salone principale del piano nobile, ornato di colonne a trompe-l'œil su sfondo ocra, oltre alle insegne imperiali sulle porte. Altrove si sono conservati damascati originali alle pareti e pitture di angeli e putti sui soffitti, che contribuiscono a rendere l'ambiente luminoso e gradevole.

La villa è attualmente sede del municipio di Robecco sul Naviglio ed è pervenuta all'amministrazione direttamente dagli eredi Scotti.

Villa Terzaghi[modifica | modifica wikitesto]

Villa Terzaghi dal fronte d'onore

Villa Terzaghi si presenta come la costruzione storica più eccentrica rispetto all'abitato (è posta lungo la strada che conduce a Casterno, ove la famiglia Terzaghi possedeva alcuni terreni) ed uno dei più begli esempi di barocchetto lombardo (seconda metà del XVIII secolo). La villa venne edificata dai nobili milanesi Terzaghi e rimase proprietà di questa augusta prosapie sino al 1882 quando, alla morte dell'ultima erede Carlotta, la struttura venne donata all'orfanotrofio milanese delle Stelline. Nel 1986 il comune di Robecco acquistò la villa e le proprietà annesse.

Lo spazio dinanzi alla facciata è ornato da piloni sormontati da statue e pennacchi, con una suddivisione tra l'ingresso verso la casa da nobile e quello verso l'area dei cortili rustici destinati alla servitù. Il prospetto comprende l'intero corpo della villa ed è diviso in tre parti: al centro un portichetto, schermato da un frontone ricurvo, accenna quasi a trasformare in ali i due simmetrici corpi laterali. Abbinata alla casa si trova anche una piccola cappella di cui sono visibili oggi unicamente i muri perimetrali dal momento che la volta è crollata durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Villa Cittadini Dugnani Benini Bossi[modifica | modifica wikitesto]

Villa Dugnani vista da Villa Gaia

Meglio conosciuta come "Villa Dugnani", la residenza si trova in parte da fabbricati rustici e dall'alto muro di cinta con funzione di terrapieno che la rende un caso singolare nelle ville del Naviglio Grande.

Il complesso risale con tutta probabilità nelle sue origini al quattrocento e sembrerebbe testimonianza meritevole di tale affermazione la facciata verso via Mazzini, che presenta infatti due finestre dalle cornici in cotto in tipico stile rinascimentale. La struttura come la si può ammirare oggi, però, venne edificata nella sua parte principale nel corso della prima metà del XVI secolo ad opera della famiglia Cittadini che si impegnò ad opere di ristrutturazione ed ampliamento successive come ad esempio la costruzione di un oratorio nel 1632, voluto da Gerolamo Cittadini e dedicato ai SS. Gerolamo e Onofrio. Nel 1760, dal Catasto Teresiano dell'area di Robecco sul Naviglio, apprendiamo che la casa da nobile era passata in proprietà alla famiglia Dugnani che era entrata in possesso anche di molti terreni adiacenti. La villa venne quindi ceduta dal Cardinale Antonio Dugnani all’orfanotrofio femminile di Milano e quindi acquistata dalla famiglia Benini-Bossi.

La struttura della villa è interamente in mattoni a vista ad eccezione di un gustoso porticato seicentesco con vista sul Naviglio che consente anche di accedere all'area rialzata del giardino.

Villa Sironi Marelli[modifica | modifica wikitesto]

Altro incompiuto ed ambizioso progetto di residenza signorile iniziato verso la metà dell'Ottocento da Giacomo Bordini, amministratore della nobile famiglia Litta di Milano, su una precedente costruzione del XVIII secolo di proprietà Crivelli di cui, intatta, rimane la facciata lungo il Naviglio, di stile neoclassico e con un finto bugnato dipinto.

La scarsa disponibilità finanziaria limitò l'intervento ai soli giardini che, a loro modo, testimoniano l'eccentricità del personaggio. Il progetto si fa risalire a Giuseppe Balzaretto per le affinità con i Giardini Pubblici di Milano. Attorno al laghetto centrale, si trovano cippi, decorazioni e statue come una Minerva, un gruppo di putti, un sarcofago romano originale, capitelli e cippi ed il cenotafio della madre del Bordini, opera del noto scultore Vincenzo Vela. Interessante è anche la scuderia di stile moresco risalente al Settecento, coperta da cupolette rettangolari sorrette da volte ad arco con colonne, decorata da abbeveratoi in pietra calcarea bianca e balaustre in ferro battuto, restaurata poi dal tenente generale Giovanni Sironi che divenne proprietario del complesso alla fine del XIX secolo.

Villa Arrigoni[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche la Peralza, si trova oggi in un complesso sportivo privato che appartiene al Comune di Magenta nella frazione Pontevecchio. Fu costruita, sulla base della datazione degli affreschi interni, nel 1692, come edificio padronale annesso all'attigua azienda agricola e la sua notevole elevazione verticale rivela la funzione di controllo della tenuta.

Villa Barbavara di Gravellona[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche la Bassana, fu residenza dei Pallavicini di Persia e dei Lucerani Cernuschi, e risale nelle sue forme attuali al XVIII secolo. La cancellata, che riprende i motivi in ferro battuto della facciata, segue un cavo minore di poco sopraelevato rispetto al naviglio. al fondo del giardino è l'edificio padronale con ai lati gli annessi rustici: nella parte centrale si aprono il portico e serra, oggi chiusa. Nel vasto salone, al piano terra, vi sono sei prospettive ad affresco raffiguranti il Naviglio Grande ed alcune delle sue ville così come apparivano nel Settecento. Nell'Ottocento fu residenza di campagna del Senatore Giovanni Barbavara di Gravellona.

Altre strutture[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte degli scalini[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte degli scalini

Situato nel bel mezzo del centro storico, tale ponte era utilizzato anticamente per il solo passaggio pedonale e per il passeggio. Il ponte, detto degli Scalini fu gettato nel 1842 per collegare l'allora contrada di Brisa con quella di San Girolamo, sulla strada per Castellazzo de Barzi e sostituì un precedente ponte galleggiante allestito per antica consuetudine nel giorno della festa patronale di San Giovanni Battista, per consentire il passaggio della processione. Il ponte fu inizialmente dedicato a Francesco Giuseppe I d'Asburgo e in seguito, dopo l'indipendenza dall'Austria, a Vittorio Emanuele II. I fondi per la sua costruzione vennero dal lascito testamentario del Cardinale Antonio Dugnani: "Lascio alla Comunità di Ribecco lire milanesi quattromila quando si facesse il ponte di comunicazione colla strada che va a Castellazzo, e ciò ad opre compiuta; intendo però lasciare questo legato per un più comodo e libero mezzo di portare il Santissimo Viatico agli infermi dell'altra sponda particolarmente cari però se entro dieci anni non avesse luogo tale ponte secondo me importantissimo, allora passerà all'Orfanotrofio od i San Pietro in Gessate, o dove si troverà il suddetto legato, pel mantenimento di un orfano onde possa essere mantenuto del frutto di tale legato. Se occorresse di più si darà compimento".

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Di recente è stata approvata una mega lottizzazione che, si prevede, porterà un aumento di circa 1.000 abitanti[senza fonte].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ogni quarta domenica del mese (eccetto agosto): Fiera del Naviglio Grande.
  • Pasquetta: Marcia dei Ciliegi in Fiore. Corsa podistica nella vallata e nei boschi del Ticino.
  • 1º maggio: Fiera di San Maiolo - agricoltura e bestiame.
  • Primo fine settimana di luglio "Festa del Gerusco" - festa della birra organizzata da giovani del paese in collaborazione con la Pro-Loco
  • Prima domenica di settembre: Festa patronale di San Giovanni Battista - processione e manifestazioni folcloristiche.
  • Seconda domenica di settembre: Festa de la Sucia - sagra paesana in occasione del prosciugamento del Naviglio con degustazione di prodotti tipici.
  • Seconda domenica di ottobre: Festa della Priàa - mostre e manifestazioni folcloristiche
  • 24 dicembre: Presepio galleggiante nel naviglio

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune sono presenti scuole di diverso ordine e grado. Partendo dalle scuole materne private ed elementari pubbliche, è possibile giungere fino al termine dell'istruzione media inferiore pubblica.

Media[modifica | modifica wikitesto]

A Robecco ha operato dalla metà degli anni '80 fino all'agosto 1990 (entrata in vigore della legge Mammì, L. 223/1990) Radio GPM, una stazione locale che trasmetteva sui 108 MHz. L'acronimo era costituito dalle iniziali dei nomi dei fondatori dell'emittente (Giordano, Pietro e Mario).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito viene riportata la serie cronologica dei sindaci del Comune di Robecco sul Naviglio dall'Unità d'Italia ad oggi.

Sindaci durante la Repubblica Italiana Flag of Italy.svg[modifica | modifica wikitesto]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Beniamino Merlo sindaco 1976, 1999 1995, 2004 Democrazia Cristiana
Giuseppe Zanoni sindaco 2004, 2009 2009, 2014 Lista civica di centro-destra (e PdL) Robecco sul Naviglio, 04-05-1952
Fortunata Barni sindaco 26 maggio 2014 in carica Lista civica di centro-sinistra Abbiategrasso, 21-01-1969

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Belgio Fosses-la-Ville (il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze di Robecco sul Naviglio è gemellato con il Conseil Consultatif des Jeunes della città belga)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it.
  3. ^ Regio Decreto 9 giugno 1870, n. 5722
  4. ^ Vedi qui
  5. ^ AA.VV., Gli stemmi e la storia: La provincia di Milano e i suoi comuni, Mondadori Electa, Milano, 2003
  6. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=241322
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Controllo di autorità VIAF: (EN151437600