Vai al contenuto

Otto Preminger

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Otto Ludwig Preminger

Otto Ludwig Preminger (Vyžnycja, 5 dicembre 1905 – New York, 23 aprile 1986) è stato un regista, produttore cinematografico e attore austriaco naturalizzato statunitense.

Dotato di uno stile crudo e visionario, fu uno dei maggiori esponenti dell'età classica di Hollywood, in particolare fu uno dei migliori autori di noir[1]. Dai primi anni '50, in pratica da quando cominciò a lavorare da indipendente, diede una svolta alle convenzioni della censura cinematografica con i suoi film innovatori come La vergine sotto il tetto (linguaggio), L'uomo dal braccio d'oro (argomento tossicodipendenza), Exodus (assunzione di sceneggiatori fino ad allora sulle liste nere), Anatomia di un omicidio (colonna sonora jazz).[2]

Durante la sua carriera fu candidato tre volte al premio Oscar, due ai Golden Globe, una ai premi BAFTA, tre alla Palma d'oro al Festival di Cannes, una al Leone d'oro al Festival di Venezia e vinse il Pardo d'oro al Festival di Locarno.

Di origini ebraiche, era nato a Vyžnycja, nell'attuale Ucraina, all'epoca appartenente all'Impero austro-ungarico, ma compì i suoi studi a Vienna. Suo padre, famoso avvocato e procuratore generale dell'Impero, avrebbe voluto che il figlio seguisse le sue orme, ma il giovane Preminger preferì cominciare a lavorare in Germania in teatro come attore e poi come assistente del celebre regista Max Reinhardt, prima di passare alla regia. Nel 1929 diventò direttore del Teatro della Josefstadt e nel 1931 realizzò il suo primo film, Il grande amore. Nel 1934 Joseph Schenck, allora presidente della 20th Century Fox, arrivato in Europa in cerca di nuovi talenti, lo invitò a Hollywood. Preminger accettò l'invito di Schenck e si imbarcò il 26 ottobre del 1935[3].

A Hollywood, debuttò come regista con il film Schiavo della tua malia (1936) e come attore nel 1942 in The Pied Piper di Irving Pichel, per la 20th Century Fox. I primi film da lui diretti ebbero scarso successo, pertanto Preminger continuò parallelamente la sua attività di regista teatrale a Broadway dal 1935 al 1940 e presso la scuola drammatica dell'Università di Yale. Nel 1939 a Broadway diresse e interpretò Margin for Error, dramma teatrale di grande successo. Il ruolo principale, quello di un nazista, era stato assegnato al tedesco Rudolph Forster, ma quest'ultimo preferì tornare in Germania e, nell'imminenza dello scoppio della guerra e nell'impossibilità di trovare un altro attore con accento tedesco, Preminger fu costretto a recitare la parte del protagonista. Nel 1943, allo stesso Preminger fu affidata la regia della versione cinematografica, Margine d'errore, che però non ebbe lo stesso successo che in teatro.

Nonostante le origini ebraiche, anche nel cinema gli furono spesso affidati ruoli di spia o di ufficiale nazista e la sua sagoma con la testa rasata diventò popolare quasi come quella di Alfred Hitchcock soprattutto dopo aver interpretato il ruolo del comandante in un campo di prigionia militare in Stalag 17. Questa interpretazione creò l'immagine commmerciale di Preminger come «l'uomo che amate odiare», che già negli anni '10-'20 era stata sfruttata da un altro ebreo viennese, Erich von Stroheim.

Il suo primo film di successo fu Vertigine (1944), un noir permeato di una forte vena di crudeltà, che suscitò dissapori all'uscita, ottenendo al contempo un grande successo, grazie anche al tema musicale che subito dopo divenne una popolarissima canzone dal titolo Laura. Dopo le polemiche dell'esordio, Preminger si dedicò ad alcune pellicole di carattere più commerciale e di limitato successo come Bellezze rivali (1945), Ambra (1946) e La signora in ermellino (1948), lasciato incompiuto da Ernst Lubitsch, scomparso durante le riprese il 30 novembre 1947.

Alle dipendenze di Darryl F. Zanuck, costretto a girare film di serie B, Preminger si sentiva finito in un vicolo cieco e ritornò a Broadway dove diresse e produsse un'altra commedia di grande successo, The Moon is Blue. Questa volta, come proprietario dei diritti cinematografici, volle ancora una volta portare la commedia sugli schermi. Il film, che prese in Italia il titolo La vergine sotto il tetto, fu il primo a portare nelle sale cinematografiche parole come «incinta» o «vergine» e la rumorosa polemica che me seguì trasformò il film in un grandissimo successo.[4]

Il poster del film L'uomo dal braccio d'oro, diretto da Preminger nel 1955

Agli anni cinquanta risalgono alcuni dei suoi capolavori: diresse Robert Mitchum e Jean Simmons nel dramma Seduzione mortale (1953), e William Holden e David Niven nella commedia La vergine sotto il tetto (1953), film con cui il regista si avvicinò per la prima volta al mondo del cinema indipendente. Nel 1953 partecipò come interprete al film Stalag 17 di Billy Wilder, in cui impersonò magistralmente il colonnello von Scherbach. Tornato alla Fox, Preminger diresse Carmen Jones (1954), in cui delineò figure di donne seducenti e pericolose, suscitando vaste polemiche; nello stesso anno diresse Marilyn Monroe in La magnifica preda (1954), accolto favorevolmente dalla critica e dal pubblico.

Nel 1955 tornò al cinema indipendente per produrre e dirigere L'uomo dal braccio d'oro, con Frank Sinatra, Kim Novak ed Eleanor Parker, pellicola che per la prima volta affrontò esplicitamente il tema della tossicodipendenza, contribuendo alla caduta del Codice Hays. Dopo una breve parentesi in Europa, dove diresse il film Buongiorno tristezza (1958), con David Niven, Jean Seberg e Walter Chiari, il regista continuò il suo periodo proficuo producendo e dirigendo Anatomia di un omicidio (1959), con James Stewart e Ben Gazzara, incentrato su un processo per omicidio dai particolari scabrosi per l'epoca, e Exodus (1960), con Paul Newman e Eva Marie Saint, in cui descrisse la creazione dello stato di Israele. Seguirono Tempesta su Washington (1962), con Charles Laughton, Peter Lawford e Henry Fonda, Il cardinale (1963), con Raf Vallone, Romy Schneider e John Huston. Ultimo suo grande successo fu Prima vittoria (1965), con Kirk Douglas, Henry Fonda e John Wayne. Curò la regia di altri film, ma non ottenne grandi consensi e non suscitò il clamore dei precedenti; la sua ultima regia fu Il fattore umano (1979), tratto dall'omonimo romanzo di Graham Greene.

Gravemente malato di Alzheimer, morì il 23 aprile 1986, all'età di 80 anni.

Doppiatori italiani

[modifica | modifica wikitesto]
  1. ↑ PREMINGER, Otto, in Enciclopedia del cinema, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 3 dicembre 2023.
  2. ↑ Stefania Summermatter, Otto Preminger, il dispotico maestro del noir hollywoodiano, su SWI swissinfo.ch, 5 agosto 2012. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  3. ↑ (FR) Édouard Waintrop, Preminger avant Laura, su Libération, 2 agosto 2012. URL consultato il 6 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2016).
  4. ↑ Peter Bogdanovich, Chi diavolo ha fatto quel film?, La Nave di Teseo, Milano, 2024, pp. 784-785. ISBN 9788834618981
  • Mario Guidorizzi, Hollywood 1930-1959: i film, i serials, gli oscar, i doppiatori, le locandine, Verona, Mazziana, 1986, ISBN 88-85073-08-5.
  • Giulia Carluccio e Linda Cena, Otto Preminger, Milano, Il Castoro Cinema, 1991.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 29539444 · ISNI (EN) 0000 0001 1556 507X · SBN TO0V259792 · LCCN (EN) n50022887 · GND (DE) 119067412 · BNE (ES) XX1076838 (data) · BNF (FR) cb11920581g (data) · J9U (EN, HE) 987007266771205171 · CONOR.SI (SL) 10332003