L'uomo del banco dei pegni

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L'uomo del banco dei pegni
L'uomo del banco dei pegni (film 1964).JPG
Rod Steiger
Titolo originale The Pawnbroker
Paese di produzione USA
Anno 1964
Durata 116 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sidney Lumet
Soggetto Edward Lewis Wallant
Sceneggiatura Morton S. Fine, David Friedkin
Fotografia Boris Kaufman
Montaggio Ralph Rosenblum
Musiche Quincy Jones
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'uomo del banco dei pegni è un film del 1964 diretto da Sidney Lumet.

Nel 2008 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sol Nazerman, ex insegnante, ebreo scampato all'olocausto, gestisce un negozio di pegni a Harlem. Ogni giorno numerose persone indigenti impegnano quel poco che hanno e spesso sono clienti abituali. L'uomo, perduta la sua famiglia nel lager, emigrato in America con sua cognata ed il consorte, entrambi ex internati, ha un rapporto algido e distaccato con il genere umano, tranne forse con Jesus Ortiz, un giovane portoricano suo aiutante. Quando questi muore per difenderlo durante una rapina, Nazerman si ravvede.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Il ritratto dell'uomo vulnerato dal lager, postosi fuori del bene e del male, in una posizione di glaciale indifferenza (ma tutta crepe e scricchiolii, tutta fermentazione di ricordi e industria, fin troppo scoperta, di analogie visuali tra il passato e il presente) è tratteggiato con mano ferma e Rod Stelger vi sta, specie nella prima parte, quando la sobrietà gli è comandata, col piglio di un forte interprete. Quel che persuade meno è il modo con cui il ritratto si scandisce in dramma, la parte che vi hanno gli altri personaggi, dura, schematica (stucchevole anche, in quei negri ingenui), evidentemente protesa a sollecitare, oltre il necessario, spiegazioni circa le ombre e le pieghe di quel carattere, e a tessere con lui dialoghi esplicativi che tengono del pistolotto. Anche i ricordi e le visioni del campo — spesso lampeggiate come istantanee — introducono la punta dell'artificio fotografico (e i pigmenti del nudo integrale) in un dramma della coscienza offesa che si sarebbe assai giovato d'uno stile più contenuto e casto. Ma ombre e semitoni non sono il forte d'un regista quale Sidney Lumet, sempre più incline (come si è visto anche nel Gruppo) all'esplicito per non dire all'effettistico, e sempre meno sordo alle lusinghe d'una rettorica illusoriamente realistica. »
(Leo Pestelli su La Stampa del 10 febbraio 1967[2])

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Cinematic Classics, Legendary Stars, Comedic Legends and Novice Filmmakers Showcase the 2008 Film Registry, Library of Congress, 30 dicembre 2008. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  2. ^ Coraggioso film americano sul reduce da un lager nazista

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN197684553 · GND: (DE4674087-9
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