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Grande Torino

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Torino Football Club.

« Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto "in trasferta". »
(Indro Montanelli, dal Corriere della Sera del 7 maggio 1949)
Gli invincibili del Grande Torino pluricampione d'Italia

Con il nome di Grande Torino si indica la società calcistica italiana dell'Associazione Calcio Torino nel periodo storico compreso negli anni quaranta del XX secolo, pluricampione d'Italia i cui giocatori erano la colonna portante della Nazionale italiana, nonché una delle formazioni più forti del mondo, e che ebbe tragico epilogo il 4 maggio 1949, in quella sciagura aerea nota come Tragedia di Superga nella quale l'intera squadra perse la vita.[1]

Con questo nome, benché si identifichi comunemente la squadra che perì nella sciagura, si usa definire l'intero ciclo sportivo, durato otto anni, che ha portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi, eguagliando così il primato precedentemente stabilito dalla Juventus del Quinquennio d'oro, e di una Coppa Italia.

Ferruccio Novo, ossia come costruire il mito[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio Novo

Se si vuole trovare una data di nascita a quel fenomeno di sport e passione chiamato Grande Torino, non si può non andare all'estate del 1939, quando l'industriale Ferruccio Novo a 42 anni assume la presidenza del AC Torino succedendo all'Ing. Giovanni Battista Cuniberti.

Novo non era un mecenate, ma un attento amministratore: era entrato al Toro giovanissimo, addirittura vestendone la maglia di giocatore, nel 1913: giocatore non eccelso («Ero una schiappa» diceva sorridendo), continuò negli anni a seguire la squadra con entusiasmo da tifoso prima, con compiti di socio-finanziatore e consigliere poi, una volta avviata con il fratello una fabbrica di accessori in cuoio.

Le prime mosse in granata furono dunque quelle di riorganizzare la società ispirandosi nella politica sportivo-imprenditoriale istituita con notevole sucesso da Edoardo Agnelli nella Juventus durante la prima metà degli anni 1930[2] e, seguendo i suggerimenti di Vittorio Pozzo, rendere la gestione più simile ai modelli delle squadre inglesi, allora all'avanguardia: si circondò di collaboratori competenti, come gli ex giocatori Antonio Janni e Mario Sperone (Campioni d'Italia del 1928), e Giacinto Ellena; a Rinaldo Agnisetta venne affidato il ruolo di amministratore delegato, Roberto Copernico (aveva un negozio di abbigliamento in centro) fu chiamato al ruolo di consigliere, all'inglese Leslie Lievesley andò il ruolo di allenatore delle giovanili, mentre la guida tecnica fu data a Ernest Egri Erbstein (che, in quanto di origine ebraica, a causa delle leggi razziali collaborò lungamente in incognito).

Il primo "colpo" di Novo fu senz'altro l'acquisto dal Varese del talentuoso diciottenne Franco Ossola che, con il senno di poi, rappresenterà la prima pedina dello squadrone: fu prelevato per 55mila lire, poco per l'epoca, dietro suggerimento di Janni (che allenava proprio il Varese) e di Ellena. Fece il suo esordio il 4 febbraio 1940, un Novara-Torino 0-1. Quell'anno Ossola giocò poi altre due partite (contro Bologna e Napoli).

L'Italia entra in guerra, il calcio va avanti[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia, che sino ad allora era rimasta alla finestra, il 10 giugno 1940 entra nel conflitto mondiale al fianco della Germania. Mussolini era talmente sicuro che si sarebbe trattato di una "guerra lampo", che annunciò anche che i calciatori sarebbero rimasti a casa, sostenendo che "Servono più sui prati che all'esercito".

L'anno successivo Ossola mostra il proprio valore: è capocannoniere granata, realizza 14 reti su 22 presenze, ma la squadra nel suo complesso non muta fisionomia. Termina lontano dalla vetta, 7º con 30 punti, 9 in meno del Bologna tricolore. Si ritirano quell'anno due giocatori: Oberdan Ussello, che andrà ad occuparsi del settore giovanile, e Raf Vallone, che preferisce dedicarsi al cinema e al teatro.

La lungimiranza di Novo gli permise di approfittare del clima di stagnazione, e scarsi investimenti. I soldi per il calcio erano pochi, e Novo giocò d'anticipo. In vista del campionato 1941/1942 portò in granata ben cinque nuovi giocatori: dall'Ambrosiana per 250 000 lire arrivò Ferraris II, l'ala sinistra della Nazionale campione del mondo 1938; dalla Fiorentina, su suggerimento di Ellena, arriva Romeo Menti, un'ala veloce con facilità di piede e tiro potentissimo (operazione portata a termine attraverso uno scambio con Gei, appositamente prelevato dal Liguria per 300 000 lire); quindi Alfredo Bodoira, Felice Borel e Guglielmo Gabetto, un terzetto proveniente addirittura dai "nemici" bianconeri.

L'arrivo in granata di Gabetto è merito di Borel il quale, forse per ripagare Novo della fiducia con cui lo prelevava dalla Juve dopo alcuni anni di incomprensioni tecniche, rivela che Gabetto, che alla Juventus consideravano ormai "spremuto", sarebbe stato ceduto al Genoa per 300 000 lire. Borel suggerì di alzare il prezzo e Novo portò in granata il centravanti per 330 000 lire.

Dal "metodo" al "sistema"[modifica | modifica wikitesto]

Schema di gioco con il "Sistema"

Svolta nella svolta. Borel, che in futuro avrebbe ricoperto il ruolo di allenatore, Ellena e Copernico suggeriscono a Novo di tentare di applicare nel Torino la tattica del "sistema", un nuovo modulo di gioco che si affacciava in quegli anni.

Sino ad allora la tattica che andava per la maggiore era il "metodo", un tipo di disposizione più difensiva, che aveva consentito all'Italia di Pozzo di vincere i Mondiali del 1934 e del 1938 e la cui forza era data soprattutto dal contropiede. In difesa c'erano solo due terzini e un centromediano che faceva la spola in avanti appoggiando la manovra offensiva per poi rientrare; in mediana la fase offensiva era impostata dai centrocampisti, mentre le ali avevano il compito di servire i palloni per il centravanti. La fase realizzativa non era semplice in quanto la regola del fuorigioco prevedeva dovessero esserci tre giocatori tra l'attaccante e la porta: bastava dunque far avanzare un solo difensore per far scattare la trappola del fuorigioco.

Nel 1926 venne cambiata la regola del fuorigioco: fu portato a due il numero di giocatori necessari per far scattare la penalità. Ciò creò subito non poche difficoltà alle squadre dell'epoca ed aumentò notevolmente il numero di realizzazioni in campionato.

Fu così che negli anni trenta l'inglese Herbert Chapman, tecnico dell'Arsenal, sviluppò una nuova tattica, detta appunto "sistema" o "WM", dal tipo di disposizione tattica: in pratica una sorta di 3-2-2-3, con tre difensori, quattro centrocampisti (due mediani e due interni), tre attaccanti posti ai vertici di una W e una M. Chapman, per cautelare la fase difensiva, scelse di arretrare un mediano alla linea dei difensori, creando di fatto lo "stopper", mentre i terzini marcavano le rispettive ali. I compiti di marcatura erano più semplici, ed essendo uno schieramento speculare nasceva anche la marcatura a uomo. Ma il sistema era anche più dinamico, più equilibrato e, se giocato con i giusti interpreti, era una tattica che per la prima volta garantiva il controllo della zona nevralgica delle azioni: il centrocampo. Questo era impostato su quattro giocatori disposti a quadrato (in quanto posti appunto ai vertici della W e della M cui accennato poc'anzi) e prevedeva l'impiego di due mediani e due mezzepunte. Novo approvò il suggerimento e decise di impostare il suo Torino su questa tattica.

Chiamò così il tecnico ungherese András Kuttik al posto di Tony Cargnelli. Egli provvide ad utilizzare Ellena in posizione di centromediano "sistemista", ruolo che aveva già ricoperto nella Fiorentina, sino ad allora unica in Italia ad averlo sperimentato seppur con scarso successo. La scelta diventava alfine quantomai interessante anche per lo stesso Pozzo, sempre in sella come Commissario Unico della Nazionale, che aveva iniziato a plasmare la sua Nazionale proprio sul "blocco" Torino.

Il campionato 1941-1942 fu appannaggio della AS Roma. Quell'anno furono soprattutto due sconfitte a tradire il Toro: al primo turno di Coppa Italia e in Campionato, a tre giornate dalla fine, contro il Venezia di Loik e Mazzola.

L'opera si completa, nasce la Grande Squadra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Calcio Torino 1942-1943.
Una formazione del Torino 1942/43 vincitore del primo scudetto del ciclo del "Grande Torino"

Quella del 1941/42 è una rosa ormai molto competitiva e collaudata ma, come accennato, le due capitolazioni che costano la partecipazione alla Coppa Italia e le ambizioni di scudetto avvengono tutte contro la stessa squadra, il Venezia di Mazzola e Loik.

Il primo è un regista sopraffino, il secondo un'ala veloce; sono già perni della Nazionale di Pozzo. Novo intuisce che sono le ciliegine che mancano alla torta per rendere la squadra imbattibile. Al termine di un Venezia-Torino, terzultima di campionato, che in pratica mette fine ai sogni tricolore dei granata, Novo scende negli spogliatoi e tratta direttamente l'acquisto dei due, che finiranno sotto la Mole per 1.400.000 lire dell'epoca insieme ad altri due giocatori (Petron e Mezzadra).

Particolare curioso: sulle tracce dei due c'era anche la Juventus, venivano seguiti da Virginio Rosetta, e più volte l'affare con i bianconeri pareva quasi sul punto di essere concluso. Poiché il presidente bianconero Piero Dusio tergiversava, il dinamismo di Novo scombussolò i piani dei cugini e diede allo scacchiere tattico quelle due ciliegine che mancavano. Così nasceva l'undici destinato ad essere ricordato come il Grande Torino.

Al via della stagione 1942/43, a disposizione dell'ungherese Kuttik, c'è una rosa che comprende giocatori di prim'ordine: gli esperti portieri Bodoira e Cavalli; difensori di esperienza come Ferrini ed Ellena e di qualità come Piacentini e Cassano; a centrocampo i veterani Baldi e Gallea, con i nuovi Ezio Loik e Mazzola; davanti Menti e Ferraris, senza dimenticare ovviamente Gabetto e Ossola.

Sulla carta è il Toro la squadra da battere, eppure la partenza non è delle migliori: il Toro si trova così a lottare contro la sorpresa Livorno. Questo duello dà vita ad un campionato avvincente, risolto solo all'ultima giornata quando il Toro, con un gol di Mazzola, espugna Bari.

Il Toro riesce a vincere anche la Coppa Italia proprio contro il "terribile" Venezia dell'anno prima e diventa la prima squadra a centrare una simile "doppietta". La partita si gioca a Milano e i granata, grazie ad una doppietta di Gabetto e reti di Mazzola e Ferraris II, ottengono la vittoria con un secco 4-0.

Campionato di guerra 1944[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sponsorizzazioni nel calcio italiano e Torino FIAT 1944.

Nel 1944 l'Italia, ormai devastata dalla guerra, è spezzata in due dalla linea gotica. Il regime fascista è caduto, l'esercito americano avanza nel sud della penisola. Eppure i campionati di calcio vanno avanti e, su decisione della Federazione, hanno un'organizzazione a gironi. I trasferimenti sono comunque difficoltosi poiché i bombardamenti degli Alleati, interrompendo sovente i collegamenti ferroviari, costringono chi viaggia ad affrontare lunghi percorsi a piedi.

Il connubio Torino FIAT, rinforzato da Silvio Piola e protagonista nel campionato di guerra 1944.

Per evitare i rischi di chiamata alle armi, molte squadre si ingegnano: con astuzie diplomatiche, assicurano i propri campioni alle industrie più importanti del paese, facendoli passare come elementi indispensabili alla produzione dell'industria bellica nazionale, riuscendo di fatto ad esentarli dall'impiego al fronte. I granata di Novo trovano così una collaborazione con la FIAT, dando vita al Torino FIAT, un nome simile a quello di una compagine aziendale: in effetti, Mazzola e gli altri, per salvare le apparenze, sono di fatto inquadrati come operai nella casa automobilistica degli Agnelli; alcune foto dell'epoca li ritraggono al tornio e alle macchine utensili. I cugini della Juventus, del resto, similmente erano emigrati a loro volta ad Alba per abbinarsi alla Cisitalia, fabbrica d'auto appartenente all'allora presidente bianconero Piero Dusio.

Nel Torino giocano il portiere Luigi Griffanti, del "giro azzurro", prelevato dalla Fiorentina, e il vercellese Silvio Piola, centravanti proveniente dalla Lazio, salito al Nord per prendere la famiglia e portarla nella Capitale, e rimasto invece bloccato in Alta Italia in seguito all'armistizio.

Nel campionato di guerra giocato al Settentrione, nella prima fase a gironi, il Torino è inserito nel girone Ligure-Piemontese. La squadra batte per 7-1 Genoa e Biellese, per 7-0 l'Alessandria, per 8-2 il Novara e per 5-0 la Juventus. Nel girone di semifinale se la vede con l'Ambrosiana-Inter, il Varese e i cugini bianconeri; nei derby arriva una sconfitta per 1-3 e un pareggio per 3-3, poi arriva la vittoria contro le lombarde, aggiudicandosi così la fase finale a tre – assieme a VV.FF. Spezia e Venezia – che si gioca all'Arena Civica di Milano.

Il Torino alla fine perderà il torneo, complice un incontro non ufficiale della Nazionale, organizzato per motivi di propaganda, disputato a Trieste due giorni prima della sfida contro gli spezzini. Nonostante la trasferta resa difficoltosa dalle operazioni di guerra, il presidente Novo, sottovalutando gli avversari, rifiuta la proposta della Federazione di rinvio della gara contro i liguri che, più freschi, non lasciano Milano. I "Vigili del Fuoco", che venivano dal pareggio 1-1 contro il Venezia, nell'incontro decisivo prevalgono per 2-1, rendendo dunque inutile la successiva vittoria dei granata contro i lagunari per 5-2.

1945: dopo la Guerra, torna anche il calcio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Calcio Torino 1945-1946.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale l'Italia si ritrovò in macerie e spezzata in due. Gli accaniti combattimenti lungo la Linea Gotica dell'inverno 1944 avevano gravemente compromesso, se non distrutto, le linee di comunicazione sull'Appennino, rendendo assai difficoltosi gli spostamenti fra la Pianura Padana e la penisola.

In queste condizioni, la Federazione decise di far ripartire il campionato di calcio con una formula una tantum. Per la prima volta dal 1929, il torneo non fu disputato a girone unico.

Nel Nord del paese fu organizzato un Campionato dell'Alta Italia (ufficialmente Divisione Nazionale) che si poneva in continuità con quello prebellico di Serie A, essendovi ammesse tutte le società che avrebbero avuto titolo a partecipare alla massima serie della soppressa stagione 1943-1944. Nel Meridione la situazione era ancora più complessa, non essendoci ivi sufficienti società aventi titolo alla massima serie. La soluzione fu trovata organizzando un Torneo Misto fra le squadre di Serie A e quelle di Serie B.

Solo alla conclusione dei due raggruppamenti le prime quattro classificate di ogni campionato si sarebbero qualificate al girone finale che avrebbe determinato la vincitrice dello scudetto, con una formula che ricordava non poco quella dei campionati precedenti il 1926, con l'unica differenza che in quegli antichi tornei si qualificavano alla finalissima nazionale solo due squadre. Per questo complesso meccanismo il campionato 1945-1946, pur comparendo regolarmente negli albi d'oro, non è assimilato a quelli di Serie A e non compare nelle relative statistiche.

Il "Grande Torino" del 1945-1946

Così il 14 ottobre del 1945 riparte il campionato dei granata con lo scudetto sulle maglie. Ferruccio Novo ha dato alla squadra l'assetto definitivo con l'arrivo del portiere Valerio Bacigalupo dal Savona, del terzino Aldo Ballarin dalla Triestina dalla quale era già stato "pescato" Giuseppe Grezar, il rientro dall'Alessandria di Virgilio Maroso, del centromediano Mario Rigamonti dal Brescia, del laterale Eusebio Castigliano, vercellese come Pietro Ferraris, dallo Spezia.

Praticamente difesa rivoluzionata e attacco identico al passato, per questa squadra che Novo affida al torinese purosangue Luigi Ferrero, valida ala sinistra granata dell'immediato anteguerra, che come allenatore si era ben comportato a Bari.

Alla prima giornata c'è subito il derby e subito la prima sconfitta: decide Silvio Piola - passato ai bianconeri dopo la parentesi granata del 1944 - con un rigore. Nelle due giornate successive il Torino realizza undici gol senza subirne nessuno contro Genoa e Sampierdarenese, iniziando una travolgente marcia nel suo girone, che lo porterà a battere tutti i record. I granata battono la Juventus nel derby di ritorno, in calendario a gennaio ma recuperato a metà marzo, con una rete di Eusebio Castigliano. Il girone si chiude con tre punti di vantaggio sull'Inter, seguito da Juventus e Milan. Nel girone finale accedono anche, dal Sud, Napoli, Bari, Roma e Pro Livorno.

Il quarto d'ora granata
Fase di gioco di una gara del Torino allo stadio Filadelfia.
Il famoso quarto d'ora granata era un momento particolare della partita, dedicato al pubblico dello Stadio Filadelfia, dove il Torino giocava le partite casalinghe. Sugli spalti la gente aspettava quei quindici minuti e i giocatori si divertivano a farlo attendere. Quando la squadra avversaria non era temibile, i calciatori del Torino erano soliti giocare volutamente al di sotto delle loro potenzialità, finché partivano tre squilli di tromba dalla tribuna di legno[3] dove era presente tale Oreste Bolmida, un tifoso particolare di professione ferroviere.[4] Da quell'istante partiva il quarto d'ora granata: Valentino Mazzola si rimboccava le maniche, dando il segnale del cambiamento, e la squadra aumentava il ritmo.[3]

Il tutto ebbe inizio nella primavera 1946, allorché si ebbero diverse partite sfociate in goleade realizzate in quindici minuti,[5] la più incredibile lo 0-7 allo Stadio Nazionale contro la Roma il 28 aprile 1946. Una volta messo al sicuro il risultato,[6] il Torino addormentava la partita, limitandosi al controllo della stessa,[7] praticamente facendo il minimo necessario in un quarto d'ora.[8]

A volte la tromba veniva suonata anche quando il Torino era in difficoltà, oppure quando era sotto, come successe il 30 maggio 1948 quando perdeva 0-3 in casa contro la Lazio e il risultato fu ribaltato per il definitivo 4-3.[9]

L'inizio è travolgente: il Torino gioca a Roma, e realizza sei gol in mezz'ora, uno ogni cinque minuti; nel secondo segna un altro gol. Fra le altre partite finite in goleada c'è il 7-1 al Napoli e il 9-1 dell'ultima giornata con la Pro Livorno. La Juventus batte il Torino all'andata (ancora un rigore di Silvio Piola) e alla penultima giornata guida con due punti di vantaggio. Nel derby di ritorno il Torino, con un gol di Guglielmo Gabetto, aggancia i bianconeri in testa alla classifica.

All'ultima giornata, come già scritto, i granata rifilano al Filadelfia nove reti al Pro Livorno, mentre la Juve a Napoli non riesce ad andare oltre l'1-1. È scudetto per il Torino, il terzo della sua storia, il secondo trionfo dello squadrone di Ferruccio Novo.

Campionato 1946-1947[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Calcio Torino 1946-1947.

Le ferite della guerra si stanno rimarginando e il calcio torna al girone unico. II campionato, per la difficoltà immediata di mettere in fila le sedici migliori, si disputa con un gigantesco torneo a venti squadre, quindi 38 giornate che occupano l'attenzione dei tifosi da settembre al luglio successivo. II Torino non ha apportato modifiche sostanziali al suo telaio, ma ha rafforzato il parco giocatori. Insieme al ritorno di Romeo Menti, arrivano il mediano mantovano Danilo Martelli dal Brescia, il terzino-stopper Francesco Rosetta del Novara, il portiere Dante Piani, il vercellese Guido Tieghi.

Ancora sotto la guida dell'allenatore Luigi Ferrero, l'undici granata comincia il campionato con un pareggio casalingo con la Triestina, all'esordio, e dopo la vittoria di misura in casa della Lazio un altro pareggio con la Sampdoria, poi la sconfitta in casa del Venezia, che retrocederà a fine stagione.

Alla quinta giornata c'è il derby: con la Juventus finisce 0-0. Dopo cinque giornate il Torino è riuscito a collezionare cinque punti. Dalla sesta giornata il Torino ottiene sei successi consecutivi e alla tredicesima giornata è in testa. All'ottava giornata, 10 novembre 1946, arriva al Filadelfia il Bologna imbattuto da sette partite, con il portiere Glauco Vanz che non ha ancora subito un gol dall'inizio del torneo. Dopo pochi minuti Giuseppe Grezar non trasforma un rigore, quindi i granata chiudono il Bologna nella sua metà campo. Intorno al 20' la palla giunge a Eusebio Castigliano che dal limite dell'area tira al volo «mettendo nel tiro la volontà di vittoria di tutta la squadra», scrivono le cronache di allora. Il Torino poi va a vincere per 4-0. Negli spogliatoi si sentirà il presidente Dall'Ara gridare ai suoi: «Ma siete ammattiti, non sapete che nel Torino segnano anche i mediani? E ne lasciate libero uno! Sapete almeno chi è Castigliano?»

Il Torino Campione d'Italia 1946-1947

II successo più sonante di questa fase arriva con la Fiorentina, 7-2. Il Torino perde la testa della classifica quando viene sconfitto dall'Alessandria. Insieme al pareggio interno con il Modena che arriva due settimane dopo, è l'ultima volta che il Torino perde punti prima della fine dal torneo. Dal ventunesimo turno i granata tornano soli al comando rafforzando via via la loro posizione, finendo per vincere il torneo con dieci punti di vantaggio sui bianconeri. I granata, dopo un ultimo passo falso con la Sampdoria (l'unica formazione che in questo torneo riesce a portare via al Torino tre punti su quattro) infilano una serie finale di sedici partite utili consecutive, delle quali quattordici sono vittorie, a cominciare da quella nel derby propiziata da Guglielmo Gabetto, per andare ad altri successi come i cinque gol all'Inter e all'Atalanta, i sei al Vicenza, al Genoa e al Milan. Quell'attacco conclude con 104 gol all'attivo, una media di quasi tre a partita, e con Valentino Mazzola capocannoniere.

Campionato 1947-1948[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Calcio Torino 1947-1948.
Mario Sperone

Il Torino è stata la prima squadra fin dal 1945 a riallacciare contatti internazionali con club inglesi e svizzeri. II commissario tecnico azzurro Vittorio Pozzo sperimenta una Nazionale dove trovano posto soltanto Aldo Ballarin, Virgilio Maroso e Valentino Mazzola e in novembre l'Italia viene sonoramente sconfitta a Vienna per 5-1.

La Serie A 1947-1948 è stato il campionato più lungo della storia del calcio italiano, disputato da ventuno squadre per motivi geopolitici, con il recupero della Triestina che era finita in Serie B: un campionato che ha inizio a metà settembre e si concluderà alla fine del giugno seguente praticamente senza interruzioni, occupando quaranta giornate.

Se n'è andato l'allenatore Luigi Ferrero, la guida viene assunta da Mario Sperone con Roberto Copernico direttore tecnico; intanto rientra come prezioso consigliere di Novo anche Ernest Erbstein, dopo aver dovuto nascondersi a lungo per le persecuzioni razziali. La campagna acquisti porta alla rosa il terzino spezzino Sauro Tomà e il rumeno Fabian, attaccante.

Il Torino debutta con un 4-0 al Napoli, che al termine del campionato verrà retrocesso all'ultimo posto per un tentativo di illecito e andrà in Serie B insieme alla Salernitana, al Vicenza e all'Alessandria. Gioca ancora, e segna, Pietro Ferraris, ormai sulla via del tramonto, che nel corso della stagione verrà rilevato da Franco Ossola.

Dopo una sconfitta alla seconda giornata in casa del Bari, la squadra vince per 6-0 sulla Lucchese e 7-1 sul campo della Roma. In quest'annata crollano tutti i record; alcune partite fanno storia, come il 10-0 all'Alessandria[1] o il 5-0 alla Fiorentina il giorno di Capodanno, con Guglielmo Gabetto che attira Giuseppe Moro in uscita, gli alza la palla sul capo con un tocco di ginocchio, scatta oltre il portiere e si porta il pallone in rete. Ventuno reti in sei giornate non bastano a liberare il Torino della concorrenza di Juventus e Milan. Nel primo derby il Torino pareggia, poi arriva la sconfitta di Bologna grazie a una rete del centravanti Gino Cappello e il Milan ne approfitta per staccarsi.

C'è un 7-1 alla Salernitana, un 5-0 all'Inter firmato da tutti e cinque gli uomini dell'attacco granata, poi arrivano sei reti alla Triestina e le cinque alla Fiorentina di cui già si è già detto più sopra.

Una formazione del "Grande Torino" nel 1947-1948

Alla penultima giornata del girone di andata, nel confronto diretto il Milan batte il Torino per 3-2. Il Torino termina così la prima metà di campionato staccato di due punti dal Milan ed alla ventiquattresima i punti di differenza sono diventati quattro (33 a 37) complici due pareggi con Napoli e Lucchese.

Per tre giornate consecutive (dalla ventiquattresima alla ventiseiesima) il Torino avanza a suon di quattro gol con Roma, Vicenza e Pro Patria; rallenta la domenica successiva pareggiando il derby con la Juventus, ma quel punto basta per raggiungere i rossoneri. Due giornate insieme al comando, poi la "fuga" con ventuno giornate di campionato senza più perdere dopo quella sconfitta all'andata col Milan. I punti di vantaggio alla fine saranno sedici quando il campionato si conclude ormai in estate, con sei successi consecutivi finali. In particolare, dopo il parziale 3-0 contro la Lazio, la squadra riesce a ribaltare il risultato con una doppietta di Eusebio Castigliano, una rete di Guglielmo Gabetto e una di capitan Valentino Mazzola, in mezz'ora. La squadra conclude con 29 vittorie su 40 partite, 125 gol segnati, una cinquantina in più di Milan e Juventus, alla media di 3,12 a partita, 33 goal subiti (miglior difesa).

Essendo un campionato a ventuno squadre per il ripescaggio della Triestina, ogni domenica una squadra riposava. II turno di riposo del Torino cade proprio l'ultima domenica di campionato ed i granata se ne partono per una tournée in Sudamerica con sette giorni d'anticipo e lo scudetto in tasca.

I bomber sono Mazzola (25 reti) e Gabetto (23), che seguono Giampiero Boniperti della Juventus con 27 gol.

Campionato 1948-1949[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Calcio Torino 1948-1949.

È passata una breve estate dalla fine del campionato precedente, in cui ai Giochi di Londra '48 l'Italia si ripresenta per riprendere le competizioni ufficiali. Precocemente eliminata, Vittorio Pozzo perde il posto di commissario unico azzurro, e Ferruccio Novo prende il suo posto.

Il Torino 1948-1949

Dopo alcune amichevoli estive, riparte il campionato a metà settembre, con un Torino sostanzialmente identico a quello dei precedenti scudetti; c'e il solo Franco Ossola stabilmente al posto di Pietro Ferraris che, a 36 anni, si trasferisce al Novara. Arriva il mediano Rubens Fadini dalla Gallaratese; Dino Ballarin, fratello di Aldo, portiere del Chioggia; il terzino Piero Operto dal Casale; l'ungaro-cecoslovacco Giulio Schubert, mezzala sinistra; gli attaccanti Emile Bongiorni e Ruggero Grava rispettivamente dal Racing Parigi e dal Roubaix-Tourcoing.

II Torino si presenta al campionato dopo la lunga tournée in Brasile in cui ha incontrato Palmeiras, Corinthians, San Paolo e Portuguesa, perdendo una sola volta. In questo torneo, ridimensionato a venti squadre dopo le quattro retrocessioni e le tre promozioni, guida le operazioni granata Ernest Erbstein, in veste di direttore tecnico, con l'inglese Leslie Lievesley allenatore.

In stagione arrivano anche alcuni infortuni a Virgilio Maroso, Eusebio Castigliano, Romeo Menti e Sauro Tomà, più una lunga squalifica ad Aldo Ballarin. I granata, che all'esordio hanno battuto la Pro Patria, subiscono alla seconda giornata una sconfitta dall'Atalanta; si riprendono con cinque successi consecutivi, fra cui quello del derby, perdendo nuovamente, a Milano, contro i rossoneri.

II Torino ogni tanto cede la posizione di testa, poi la riconquista. Termina il girone d'andata al primo posto alla pari con il Genoa, dal quale ha subito la terza sconfitta stagionale per 3-0 maturato nella ripresa, che sarà anche l'ultima del campionato. Nel derby di ritorno i granata battono per 3-0 la Juventus.

Il Torino dei "ragazzi"

II vantaggio in classifica così aumenta, e il Torino arriva ad accumulare fino a sei punti sull'Inter portatasi al secondo posto. Arrivano poi un paio di pareggi (a Trieste e a Bari) così da portare, alla vigilia della trentaquattresima giornata (ne mancano cinque alla fine), il 30 aprile del 1949, i nerazzurri a quattro punti dai granata. Li attendono a Milano nello scontro diretto, che finisce 0-0, avvicinandosi così alla conquista del quinto scudetto consecutivo (sarebbe stato record eguagliato).

La squadra va così in Portogallo a giocare un'amichevole contro il Benfica. Nel viaggio aereo di ritorno la squadra perirà nel disastro di Superga.

Benfica-Torino, l'ultima partita[modifica | modifica wikitesto]

Genova, 27 febbraio 1949: Italia-Portogallo

Francisco Chico Ferreira era capitano del Benfica e del Portogallo. Con Mazzola si erano incontrati a Genova a fine febbraio come capitani delle rispettive Nazionali nella partita che ha visto l'Italia vincere per 4-1. Nel corso dei festeggiamenti del dopo-partita, come era prassi allora, i giocatori si erano trovati a fraternizzare tra loro, così i due capitani presero a conoscersi con interesse. Questa simpatia reciproca fa in modo che il comitato organizzativo della festa in omaggio a Ferreira (che era, appunto, un semplice omaggio sportivo e non un addio al calcio, come lo stesso Ferreira conferma in un'intervista a «Mundo Desportivo», il 29 aprile 1949, quindi tre giorni prima di quella partita[10]), prevista per il maggio di quell'anno, decida di invitare il Torino. L'invito viene accettato e il 1º maggio 1949 il Torino arriva a Lisbona per affrontare, due giorni dopo, il Benfica di Ferreira e di Rogério Pipi. All'Estádio Nacional do Jamor le due squadre mostrano uno spettacolo degno del loro blasone, segnando in totale sette reti. Il Benfica conquista quindi la «Coppa Olivetti», trofeo messo a disposizione per l'occasione dagli stabilimenti SIDA, rappresentanti dell'Olivetti in Portogallo[11]. Dopo la partita, le due squadre si riuniscono per una cena «di fratellanza» al Ristorante Alvalade di Campo Grande, a Lisbona, insieme ai dirigenti delle due società e ad altre figure eminenti dello sport e del giornalismo di quel tempo. Pare che un principio di accordo fosse stato fatto con il Bologna del presidente Dall'Ara, ma, per Ferreira, era certo che avere il Torino avrebbe garantito uno stadio esaurito in ogni ordine di posto.

Il Grande Torino a fine stagione del campionato precedente era partito per una tournée in Brasile e di recente aveva disputato una partita a Bruxelles per inaugurare il nuovo stadio del Racing Club. La società rimpinguava il bilancio e i giocatori intascavano premi partita.

La formazione dell'ultima partita del Grande Torino

Benfica-Torino fu decisa per il 3 maggio, un martedì. Quindi Inter-Torino, partita di cartello di un campionato a cinque giornate dalla fine, è giocata come anticipo, al sabato, e conclusasi 0-0 restando così a quattro punti dai nerazzurri.

La partenza sarebbe avvenuta direttamente da Milano il giorno dopo. Dei giocatori non facevano parte della comitiva il difensore Sauro Tomà bloccato a Torino da un infortunio e un deluso Renato Gandolfi, il secondo portiere, a cui solo all'ultimo era stato detto che in Portogallo non sarebbe andato. Aldo Ballarin aveva convinto il presidente Novo a "premiare" per questo incontro amichevole suo fratello Dino Ballarin che in rosa era il terzo portiere. Novo insieme a Roberto Copernico erano rimasti a Torino; Agnisetta e Civalleri erano i dirigenti accompagnatori con Bonaiuti responsabile della trasferta; per l'area tecnica c'erano Leslie Lievesley, Ernest Erbstein, e poi il ruolo importante del massaggiatore Osvaldo Cortina. Facevano parte della comitiva anche i giornalisti Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa).

L'arrivo all'aeroporto di Lisbona

Quest'ultimo prese il posto di Vittorio Pozzo. Pozzo era l'inviato sportivo de La Stampa di Torino ma, visto il recente avvicendamento sulla panchina della Nazionale e le incomprensioni che erano nate tra lui e Novo, il suo nome non era molto gradito in quel periodo dalla società del Torino (aveva deciso di andare a Londra alla finale della Coppa d'Inghilterra). Il fato salverà la vita anche a Nicolò Carosio, la celebre voce sportiva, a cui la società granata aveva garantito un posto sul trimotore in rotta per Lisbona, ma colui che aveva inventato la radiocronaca sportiva aveva dovuto rinunciare: impossibile far coincidere la trasferta con la cresima di suo figlio.

Il Torino parte quindi dall'aeroporto di Milano per Lisbona sul trimotore Fiat G.212.

Il 3 maggio 1949, allo Stadio Nazionale di Lisbona, è in campo di fronte a una folla di quarantamila spettatori con Bacigalupo, A. Ballarin, Martelli, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Ossola. Per il Benfica: Contreros, Jacinto, Fernandes, Morira, Felix, Ferreira, Corona, Arsenio, Espiritosanto, Melao, Rogério. Entrano a partita in corso Fadini al posto di Castigliano e Bongiorni al posto di Gabetto. Nei portoghesi invece si avvicendano il portiere Contreros con Machado, Corona con Batista, Espiritosanto con Julio. È Ossola, con la collaborazione di Grezar, Menti e Gabetto, ad aprire le marcature al 9'. Dopo dieci minuti i biancorossi prima pareggiano e poi con una doppietta di Melao e una rete di Arsenio chiudono il primo tempo in vantaggio 3-2 (il momentaneo 2-2 è di Bongiorni). Nel secondo tempo il Benfica allunga il passo con Rogerio e all'ultimo minuto Mazzola viene atterrato mentre si dirige verso la porta: l'arbitro decide quindi per il rigore, trasformato in gol da Menti. La partita finisce 4-3.

La tragedia di Superga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tragedia di Superga.
« Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga. »
(Cinegiornale "Settimana Incom")
« Dice il cappellano della Basilica: "Ho sentito un rombo, paurosamente vicino, poi un colpo, un terremoto. Poi il silenzio. E una voce di fuori "È caduto un apparecchio!" »
(Cinegiornale "Settimana Incom")

Al rientro da Lisbona, il 4 maggio 1949, il trimotore FIAT G. 212 delle Aviolinee Italiane trovò una fitta nebbia che avvolgeva Torino e le colline circostanti. Alle ore 17:05, fuori rotta per l'assenza di visibilità, l'aeroplano si schiantò contro i muraglioni di sostegno del giardino posto sul retro della Basilica di Superga.

La folla presente ai funerali

L'impatto causò la morte istantanea di tutte le trentuno persone di bordo, fra calciatori, staff tecnico, giornalisti ed equipaggio. Per la fama della squadra, la tragedia ebbe una grande risonanza sulla stampa mondiale, oltre che in Italia. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto alla squadra.

Il Torino fu costretto a schierare la formazione giovanile nelle ultime quattro partite, e lo stesso fecero gli avversari di turno; il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino.

L'impressione fu tale che l'anno seguente la Nazionale scelse di recarsi ai Mondiali in Brasile con un viaggio in nave di tre settimane.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Formazioni[modifica | modifica wikitesto]

Formazione tipo 1942-1943[modifica | modifica wikitesto]

Bodoira, Piacentini, Ferrini, Baldi, Ellena, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II
Allenatore: Kuttik (poi Janni)

Formazione tipo 1945-1946[modifica | modifica wikitesto]

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II
Allenatore: Ferrero

Formazione tipo 1946-1947[modifica | modifica wikitesto]

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Ossola (Menti), Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II
Allenatore: Ferrero

Formazione tipo 1947-1948[modifica | modifica wikitesto]

Bacigalupo, Ballarin, Maroso (Tomà), Grezar, Rigamonti, Castigliano (Martelli), Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II (Ossola)
Allenatore: Sperone
Direttore Tecnico: Copernico

Formazione tipo 1948-1949[modifica | modifica wikitesto]

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar (Martelli), Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola
Allenatore: Lievesley
Direttore Tecnico: Egri Erbstein

Il Grande Torino e la Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

11 maggio '47 Italia-Ungheria 3-2 Dieci giocatori del Torino con la maglia della Nazionale

Molti sono i giocatori del Grande Torino che hanno giocato in Nazionale, formandone per lungo tempo l'asse portante.

16 maggio '48 Italia-Inghilterra 0-4 Mazzola, Loik e Ballarin al Comunale di Torino con la maglia della Nazionale
Riepilogo presenze e reti
Nome Luogo e data di nascita Ruolo Pres. Gol
Valentino Mazzola Cassano d'Adda - 26/01/1919 Mezz'ala 10 3
Aldo Ballarin Chioggia - 10/01/1922 Terzino 9 -
Giuseppe Grezar Trieste - 25/11/1918 Mediano 7 -
Virgilio Maroso Crosara di Marostica - 26/06/1925 Terzino 7 1
Romeo Menti Vicenza - 05/09/1919 Ala 7 5
Ezio Loik Fiume - 26/09/1919 Mezz'ala 7 3
Eusebio Castigliano Vercelli - 09/02/1921 Mediano 7 1
Guglielmo Gabetto Torino - 24/02/1916 Centravanti 6 5
Piero Ferraris II Vercelli - 15/02/1912 Ala 6 2
Valerio Bacigalupo Vado Ligure - 12/03/1924 Portiere 5 -8
Mario Rigamonti Brescia - 17/12/1922 Stopper 3 -

Statistiche campionato del Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

Campionato Posizione Partite vinte Partite perse Pareggi Gol fatti Media gol fatti/partita Gol subiti Media gol subiti/partita Percentuale vittorie
1942-1943
20
6
4
68
2,27
31
1,03
66,67%
1945-1946
19
3
4
65
2,50
18
0,69
73,08%
1946-1947
28
3
7
104
2,74
35
0,92
73,68%
1947-1948
29
4
7
125
3,13
33
0,82
72,50%
1948-1949
25
3
10
78
2,10
34
0,89
65,79%

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b www.studiodostuni.it
  2. ^ Guido Vaciago, Juventus, qui fabbricano vittorie fin dal 1923..., in Tuttosport, 1 marzo 2016. URL consultato il 2 marzo 2016.
  3. ^ a b Bruno Perrucca, Squilla la tromba. Ecco l'ora del gol., in La Stampa, 3 maggio 1989, p. 21. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  4. ^ Massimo Novelli, Ora e per sempre l' amore è granata, in La Repubblica, 12 febbraio 2005, p. 18. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  5. ^ Sono di seguito elencate le partite in questione della stagione 1945-1946:
    • Milan-Torino 2-3 del 3 marzo, dal 2-0 al 2-3 con tre gol segnati in 14 minuti;
    • Torino-Vicenza 4-0 del 10 marzo, con tre gol segnati in 9 minuti;
    • Torino-Bologna 4-0 del 24 marzo, con tre gol segnati in 15 minuti;
    • Torino-Andrea Doria 5-0 del 14 aprile, con tre gol segnati in 18 minuti;
    • Roma-Torino 0-7 del 28 aprile, con sei gol segnati in 14 minuti;
    • Pro Livorno-Torino 0-3 del 9 giugno, con tre gol segnati in 18 minuti;
    • Torino-Napoli 7-1 del 30 giugno, con tre gol in 7 minuti;
    • Torino-Pro Livorno 9-1 del 28 luglio, con quattro gol in 19 minuti.
  6. ^ Giorgio Viganotti, Torino-Napoli 7-1, in Corriere dello Sport, 1º luglio 1946, p. 3. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  7. ^ Giorgio Viganotti, Torino-Milan 3-0, in Corriere dello Sport, 6 maggio 1946, p. 1. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  8. ^ Giorgio Viganotti, Torino-Bari 3-0, in Corriere dello Sport, 20 maggio 1946, p. 1, 2. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  9. ^ Piero Vietti, Non c’è una via per capire il Grande Torino, bisogna venire qui a Superga un 4 maggio, ilfoglio.it, 4 maggio 2010. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  10. ^ Riportiamo un estratto dell’intervista di Ferreira a «Mundo Desportivo», del 29 aprile 1949: «Omaggio, sì! Addio, no!» (Homenagem, sim! Despedida, não!) «[…] In primo luogo, per maggior chiarezza, comunichiamo ai lettori che, il 3 maggio, Francisco Ferreira non darà l’addio ai campi di calcio. Nulla di tutto questo. Quando lo abbiamo contattato perché ci svelasse alcuni dettagli della festa in suo onore, ha subito dichiarato perentoriamente: - Non penso di lasciare il calcio così presto. Come si suol dire, “posso durare ancora”. È evidente che non abbiamo la minima difficoltà a crederci, poiché si vede che Ferreira scoppia di salute e vigore e sarà quindi in grado di proseguire quella carriera che gli ha permesso di mettersi in evidenza. Sentiamo, però, cosa ha detto Francisco Ferreira sull’argomento per il quale lo abbiamo intervistato: - Devo all’amicizia di alcuni buoni amici l’idea di questa festa – ha dichiarato – e devo dire pubblicamente che mi ha commosso, sia per la manifestazione di stima e ammirazione verso di me, che per il riconoscimento delle mie qualità sportive. Sinceramente, sono molto grato e vivo un momento di grande soddisfazione». - Da chi è partita l’iniziativa di questa consacrazione? - Da una Commissione di soci del mio Club, poi facilitata, nelle operazioni organizzative preliminari, dalla Federação Portuguesa de Futebol (Federazione Portoghese Gioco Calcio), che ha scelto la data: il 3 maggio» […].
  11. ^ Fonte: Luís Lapão, Direttore Museo Sport Lisboa e Benfica. Oltre alla coppa, il museo del Benfica è in possesso di una statuetta della Mole Antonelliana, di un portasigarette, un gagliardetto e due fotografie del Grande Torino: una offerta da Agnisetta agli avversari, l'altra scattata dal celebre fotografo portoghese Amadeu Ferrari in occasione della partita all'Estádio Nacional

Opere di finzione sul Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Torino Football Club § Bibliografia.
  • AA.VV, "Speciale Grande Torino", Q&P, Torino, 1999
  • AA.VV, "La concertina del Grande Torino", Agami, Cuneo, 1999
  • AA.VV, "Mitissimo: Grande Torino mezzo secolo dopo Superga", Toro club Melfi, Melfi, 1999
  • Campanella-Ormezzano-Tosatti, "Il Grande Torino", Reverdito edizioni, Lavis (TN), 1999
  • Cudiona Giuseppina, "Valentino racconta", Torino, 1950
  • Ossola-Tavella, "Il romanzo del Grande Torino", Newton & Compton, 1993
  • Tavella Renato, "Capitan Valentino", Graphot, Torino, 1983
  • Tomà Sauro, Me Grand Turin", Graphot, Torino, 1999
  • Ossola Franco, "Grande Torino per sempre", Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella, Torino, 1998
  • Ossola-Muliari, "Un secolo di Toro. Tra leggenda e storia cento anni di vita granata", Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella, Torino, 2005
  • Ossola Franco, "365 volte Toro" Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella, Torino, 2006
  • Beccaria Domenico, "Come nuvole nel vento - Il Grande Torino di Julius Schubert" Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella, Torino, 2014

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]