Piazza d'armi (Torino)

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Parco Cavalieri di Vittorio Veneto
Piazzadarmi1.jpg
Laghetto di Piazza d'Armi con la Torre Maratona e lo Stadio Olimpico Grande Torino sullo sfondo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino
IndirizzoSanta Rita
Caratteristiche
TipoParco urbano
Superficie22 ettari
Inaugurazione1974
GestoreComune di Torino
AperturaTutti i giorni
Ingressicorsi IV Novembre, Sebastopoli, Lepanto e Galileo Ferraris
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°02′46.32″N 7°39′11.7″E / 45.0462°N 7.65325°E45.0462; 7.65325

Piazza d'Armi a Torino è stata una delle piazze destinate, nella storia della città sabauda, ai raduni delle truppe e alle loro parate. Nel corso della sua storia, la capitale sabauda ha sempre avuto l'esigenza di disporre di grandi spazi per radunare l'esercito, necessità immancabile per tutte le città durante i secoli passati. Essa ha cambiato più volte la sua ubicazione nel corso dei secoli per l'espansione urbanistica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città medievale e quella di antico regime non fu mai dotata di uno spazio monofunzionale destinato alle esercitazioni e alle manovre militari. Sebbene aree di questo tipo fossero diffusamente utilizzate (si pensi alle cittadelle quattrocentesche o ai «campi di marte» diffusi sin dal primo Cinquecento), Torino, sino all'epoca napoleonica, non risulta però esserne dotata. Nei secoli XVII e XVIII, invece, si preferì "militarizzare" la città stessa, assegnando funzioni logistiche per l'esercito alle piazze che andavano prendendo forma entro le aree di ampliamento urbano, le quali assunsero così, assai spesso, un connotato polifunzionale. Appartennero a questa categoria di spazi pubblici non solo l'area di rispetto che precedeva la cittadella – formalizzatosi, anche attraverso demolizioni, all'atto stesso della sua costruzione a partire dal 1564 –, ma anche la piazza del castello, la piazza reale (oggi San Carlo) sull'asse della contrada nuova (1646) e la piazza Susina (oggi Savoia) alle spalle dei Quartieri Militari juvarriani (1729). E, nel contesto della progettazione della città sei-settecentesca, assumeva dunque un'importanza prioritaria anche garantire il collegamento organico tra questi spazi e i sistemi deputati alla difesa, cittadella e capisaldi del fronte bastionato in primis.[1]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Di nuova piazza d'armi si può parlare a partire dal 1817, quando a svolgere questa funzione fu adibita la zona a sud-ovest della città, nell'area oggi compresa tra le attuali direttrici di corso Giacomo Matteotti, via Alessandro Volta e la sua continuazione, via Giovanni Camerana, via Assietta e corso Galileo Ferraris (un'altra piazza d'armi, ora di San Secondo). Nel 1850, sotto la spinta dell'aumento demografico, la piazza d'armi di San Secondo venne dismessa e il terreno lottizzato ed edificato. Per qualche anno fu adibita a tale funzione la zona compresa tra gli attuali corsi Matteotti, re Umberto, Stati Uniti e Vinzaglio, finché nel 1872 la nuova piazza d'armi divenne la zona compresa tra gli attuali corsi Galileo Ferraris, Peschiera (ora Luigi Einaudi), Castelfidardo e Montevecchio. Questa collocazione esistette fino agli inizi del 1900.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'urbanizzazione che portò al completamento del quartiere Crocetta, dello storico Stadium e dell'attuale isola pedonale in corso Duca degli Abruzzi (all'epoca corso Vinzaglio), la piazza d'armi venne nuovamente spostata nel 1910 in un’allora zona periferica dove, a partire dagli anni 1930, sorgerà il quartiere di Santa Rita, che conoscerà un maggiore sviluppo urbanistico a partire dagli anni 1950, fino ad espandersi totalmente negli anni 1960-1970. Intorno alla nuova piazza d’Armi verranno edificate le caserme La Marmora (per un Reggimento Bersaglieri, ridenominata Monte Grappa pochi anni dopo), Dabormida (per un Reggimento Fanteria), Morelli di Popolo (per un reggimento di Cavalleria) e Riberi (Ospedale Militare)

Qui, davanti all'ampia spianata, sorse il nuovo Stadio Municipale Benito Mussolini[2] (1933-1945), poi Stadio Comunale (1945-1986) e Stadio Comunale Vittorio Pozzo (1986-2005), in seguito Stadio Olimpico (2005-2016) e oggi Stadio Olimpico Grande Torino. La piazza ha geometria quasi rettangolare (in realtà leggermente trapezoidale) con i lati minori allineati con la direzione del "decumano massimo", cioè est-ovest, e quelli maggiori allineati con il "cardine massimo", cioè direzione nord-sud. Il lati minori sono fiancheggiati a nord da corso Monte Lungo e a sud da corso Sebastopoli (oggi piazzale Grande Torino), mentre a quelli maggiori, a ovest, da corso IV Novembre, e a est da corso Galileo Ferraris.

Incontri sportivi ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

In Piazza d'Armi, nei primi anni del Novecento, la Juventus (dal 1897 al 1899 in gare non ufficiali; poi, dal 1900 al 1902, nel 1904 e nel 1907, in gare ufficiali) e il Torino (dal 1910 al 1913) disputarono le loro partite casalinghe.

Torino
11 marzo 1900, ore 15:30
Eliminatoria piemontese - 2ª giornata
Juventus0 – 1
referto
TorinesePiazza d'Armi
Arbitro:  Jourdan (Torino)

Torino
3 febbraio 1907[3], ore 15:10 CET[4]
Eliminatorie regionali Piemonte - Ritorno
Juventus Nero e Bianco (Strisce).svg1 – 4
referto
Flag maroon HEX-7B1C20.svg TorinoPiazza d'Armi
Arbitro: Inghilterra James Spensley

Torino
6 febbraio 1910, ore 15:15 CET
9ª giornata
Torino2 – 4
referto
Pro VercelliPiazza d'Armi
Arbitro:  Meazza (Milano)

Torino
23 febbraio 1913
10ª giornata
Torino11 – 1
referto
PiemontePiazza d'Armi
Arbitro:  Scamoni (Torino)

Dalla piazza al parco[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente, Piazza d'Armi è diventato solo un toponimo a retaggio della propria storia e nome popolare, in quanto la zona in cui sorgeva è stata adibita a parco (ad eccezione di una porzione all’interno del parco stesso, denominata “Campo Porcelli, di proprietà del demanio e gestita dalla Scuola d’Applicazione dell’Esercito, comprendente un campo di atletica, un galoppatoio e servizi annessi): in essa sorse per breve tempo anche un eliporto, per cui l'area divenne nota come parco dell'Eliporto fino alla fine degli anni settanta,[senza fonte] quando assunse il corrente nome di "parco Cavalieri di Vittorio Veneto".[5] Da molti anni il suo quadrilatero (2 152 metri il perimetro della cancellata) è il luogo di allenamento di numerosi atleti mezzofondisti e podisti, anche se principalmente amatoriali.

XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2005 quest'area è stata profondamente trasformata in occasione dei XX Giochi olimpici invernali del 10-26 febbraio 2006, vedendo la sua completa ristrutturazione, la riorganizzazione del parco e rendendo pedonale un tratto di corso Sebastopoli che è il viale d'accesso all'attuale Stadio Olimpico Grande Torino, il quale è stato sede delle cerimonie di apertura e di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali e della cerimonia di apertura dei IX Giochi paralimpici invernali tenutasi il 10 marzo 2006, nonché al Palasport Olimpico. La sua forma rettangolare (con esclusione dell'area dello stadio) ha il lato minore lungo 400 metri e il lato maggiore lungo 755 metri. Inaugurata l'11 gennaio 2006,[6] la piazzetta pedonale, che è stata creata al fine di unire le strutture olimpiche al parco Cavalieri di Vittorio Veneto (ex Piazza d'Armi),[5] rappresenta una sorta di "giardino olimpico",[6] dove è collocata una fontana a specchi, somigliante a un canale d'acqua di 150 m che esalta la monumentalità dell'adiacente Torre Maratona;[5] non a caso la piazzetta è sita proprio all'esterno della torre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MuseoTorino, Comune di Torino, Direzione Musei, Assessorato alla Cultura e al 150° dell'Unità d'Italia, Piazze d’armi - MuseoTorino, su www.museotorino.it. URL consultato il 25 settembre 2018.
  2. ^ 15 maggio 1933, nasceva lo Stadio Benito Mussolini, poi Olimpico Grande Torino, su mole24.it. URL consultato il 16 gennaio 2019.
  3. ^ Originariamente previsto per il 27 gennaio, l'incontro fu rinviato per neve.
  4. ^ Torino-Juventus 4-1, su juworld.net.
  5. ^ a b c Parco Cavalieri di Vittorio Veneto (Piazza d'Armi), su comune.torino.it, Città di Torino. URL consultato il 1º febbraio 2012 (archiviato il 7 dicembre 2012).
  6. ^ a b Un piccolo Central Park, su lastampa.it, 12 gennaio 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]