Stadio Olimpico Grande Torino

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Stadio Olimpico Grande Torino
Stadio Comunale Vittorio Pozzo
Stadio Municipale Benito Mussolini
Stadio olimpico torino sassuolo 2017.JPG
Vista interna dello stadio nel 2017
Informazioni
StatoItalia Italia
UbicazioneVia Filadelfia, 96/b,
10134 Torino
Inizio lavori1932
Inaugurazione1933
CoperturaTutti i settori
Pista d’atleticaRimossa
Ristrutturazione2003-2005
Costi di ricostr.~30000000 
Mat. del terrenoErba
Dim. del terreno105 × 68 m
ProprietarioComune di Torino
(1933-2002)
Torino Calcio S.p.A.
(2002-2005)
Comune di Torino
(2005-presente)
ProgettoRaffaello Fagnoni
Prog. strutturaleEnrico Bianchini e Dagoberto Ortensi
Intitolato aGrande Torino
Uso e beneficiari
CalcioTorino
(1958-1959, 1963-1990, 2006-presente)
Juventus
(1933-1990, 2006-2011)
AllenamentoJuventus
(1933-1943, 1994-2003)
Torino
(2003-2004)
Capienza
Posti a sedere28 177[1]
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°02′30″N 7°39′00″E / 45.041667°N 7.65°E45.041667; 7.65

Lo stadio Olimpico Grande Torino è un impianto multifunzionale di Torino, sito in via Filadelfia, il cui uso prevalente è calcistico, anche se è in grado di ospitare incontri di rugby e manifestazioni extrasportive.

Nato come Stadio Municipale Benito Mussolini nel 1933,[2] nel secondo dopoguerra assunse i nominativi di Stadio Comunale fino al 1986 e, a seguire, Stadio Comunale Vittorio Pozzo fino al 2005,[2] Stadio Olimpico dopo la designazione a sede dei Giochi olimpici invernali del 2006, e infine la denominazione attuale dal 2016 in omaggio alla formazione del Grande Torino deceduta nel 1949 nella tragedia di Superga.[3]

Lo stadio si trova nel quartiere centro-meridionale di Santa Rita e si affaccia sui corsi Sebastopoli e Agnelli, via Filadelfia e su piazzale Grande Torino. Fino al 1990 fu la sede degli incontri interni di Juventus e Torino, che in tale anno si trasferirono presso lo stadio delle Alpi.

Ristrutturato in occasione dell'appuntamento olimpico del 2006, nel settembre dello stesso anno lo stadio fu ripreso dalle due società come sede delle proprie gare interne; dal 2011 è a uso esclusivo del Torino poiché la Juventus, dallo stesso anno, disputa i propri incontri casalinghi nello stadio di proprietà, lo Stadium.

Nel 1952 ospitò il primo incontro internazionale di rugby a 13 organizzato in Italia, un'amichevole tra le nazionali di Italia e Francia.[4] In numerose occasioni, ha ospitato anche la nazionale italiana di rugby a 15.

È uno dei quattro stadi italiani, assieme al succitato Stadium, all'Olimpico di Roma e al Meazza di Milano, a rientrare nella Categoria 4 UEFA, quella con maggior livello tecnico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stadio Municipale (1933-1945) e Stadio Comunale (1945-2005)[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente intitolato a Benito Mussolini, classico esempio di razionalismo italiano, lo stadio fu costruito nel 1933, sui terreni dei Tetti Varrò, per decisione del duce stesso, al fine di ospitare i Littoriali dell'anno XI, svoltisi quell'anno, e i Campionati Internazionali Studenteschi.[5] Venne, inoltre, edificato per sostituire i precedenti impianti sportivi presenti nella Piazza d'Armi del 1909-10.[6] L'amministrazione civica, per abbreviare il più possibile i tempi di costruzione, bandì un appalto-concorso, dividendo poi i lavori fra tre imprese:[5][6] lo stadio (tribune, gradinate e locali interni) fu affidato alla ditta Saverio Parisi di Roma (su progetto dell'architetto Raffaello Fagnoni e degli ingegneri Enrico Bianchini e Dagoberto Ortensi);[7] la pista di atletica leggera, la cosiddetta Torre Maratona (un torrino piezometrico) e le biglietterie all'Impresa ing. Vannacci e Lucherini (progetto dell'arch. Del Giudice, del prof. Colonnetti e dell'ing. Vannacci);[7] la piscina coperta alla Società AN. Imprese Edili Ing. E. Faletti (progetto dell'arch. Bonicelli e dell'ing. Villanova).[7] L'Impresa ing. Guido De Bernardi si occupò, infine, della preparazione dei campi e delle piste.[7]

Torino e la nazionale
ItaliaUngheria3-2.jpg

L'11 maggio 1947 il Comunale di Torino ospitò un'amichevole dell'Italia tuttora agli annali, per aver visto in campo tra gli azzurri il maggior numero di giocatori provenienti dallo stesso club.[8] Nella sfida interna contro l'Ungheria, per la prima e unica volta nella storia della nazionale italiana, 10 giocatori su 11 appartenevano a una sola squadra, il Grande Torino. I granata che il CT Pozzo schierò in campo in maglia azzurra furono: Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti III, Loik, Gabetto, Mazzola e Ferraris II (capitano azzurro); solo il portiere Sentimenti IV militava in un'altra formazione, la Juventus – tutti i calciatori italiani, quindi, provenivano altresì da club torinesi.[9]

Un'ulteriore particolarità di questo match è data dal fatto che anche i magiari, da parte loro, schierarono una formazione basata sul blocco dell'Újpest, con 9 di loro in campo – uno dei due "estranei" era un giovane e promettente ragazzo dell'Honvéd, Ferenc Puskás –, trasformando de facto l'incontro in una sfida Torino-Újpest. La gara terminò 3-2 per gli azzurri: andati in vantaggio nel primo tempo con una rete di Gabetto, nella ripresa l'ungherese Szusza pareggiò i conti, ma ancora Gabetto riportò subito avanti l'Italia; i magiari trovarono nuovamente il pareggio grazie a un calcio di rigore realizzato da Puskás, ma in Zona Cesarini Loik firmò il gol della vittoria azzurra.[9]

Nel progetto originario lo stadio, con una capienza di 65 000 posti (che, all'epoca, lo rendeva il più capiente in Italia), era formato da un vasto anello ellissoidale, il cui maggior perimetro era di circa 640 m.[7] La base era costituita da una banchina di granito bianco sulla quale poggiava lo zoccolo in intonaco rosso;[7] dello stesso materiale erano formati i piani a 45° che delimitavano tre strisce vetrate per l'illuminazione dei locali interni, coronate da un parapetto bianco.[7] Sopra questo si affacciavano ampi finestroni limitati da pilastri in cemento che sorreggevano lo sbalzo terminale, sporgente per oltre tre metri con un'inclinazione di 45°.[7] Gli accessi all'interno erano praticati attraverso 27 aperture, la principale delle quali conduceva alla tribuna d'onore, dotata di copertura dalle intemperie.[7] Il parterre era in parte coperto dalle gradinate che vi aggettavano a sbalzo ed era leggermente rialzato nella parte più distante dal campo.[7]

Vista aerea dello stadio Municipale durante gli anni 1930

Il terreno di gioco misurava 70 × 105 m.[7] Attorno vi erano la pista di atletica a sei corsie, le fosse per il getto del peso e il lancio del disco, le piste per il salto in lungo e quello in alto.[7] Inizialmente, le curve della pista di atletica erano state progettate a tre centri, ma dopo le proteste del dirigente nazionale Massimo Cartasegna (che aveva partecipato da atleta ai Giochi olimpici del 1908) vennero riprogettate a un solo centro: come risultato finale, però, la pista ebbe una lunghezza anomala di 446,38 metri.[10] Il 5 giugno 1932 si deliberò l'appalto concorso nazionale per l'edificazione dell'impianto.[7] I lavori di costruzione ebbero inizio il 21 settembre 1932[11] e furono, successivamente, terminati negli ultimi giorni di aprile 1933.[11][12] L'opera fu inaugurata il 14 maggio 1933 dal segretario del Partito Nazionale Fascista, Achille Starace, in occasione dell'inizio dei Littoriali.[6][13] Il primo incontro a svolgersi nel nuovo impianto fu il 29 giugno successivo tra la Juventus e gli ungheresi dell'Újpest,[14] ritorno dei quarti di finale di Coppa dell'Europa Centrale vinto 6-2 dai torinesi.[15]

Dopo gli eventi inaugurali, l'impianto ospitò alcuni incontri del campionato del mondo 1934 svoltosi in Italia.[5] Nel frattempo, dalla stagione 1933-1934,[16] iniziò a ospitare le partite del campionato italiano di calcio: per i primi anni, soltanto quelle della Juventus[5] (che abbandonò definitivamente il vecchio impianto di Corso Marsiglia), in quanto, l'altra squadra cittadina, il Torino, giocava all'epoca allo stadio Filadelfia di sua proprietà, presso l'adiacente e omonimo borgo nel quartiere Lingotto.[17] La stessa Juventus utilizzò lo stadio Mussolini anche come sede degli allenamenti (fino al 1943).[18] Sulla parte Sud di via Filadelfia, a ridosso dell'Istituto di Riposo della Vecchiaia e dei terreni del Circolo ricreativo del giornale La Stampa,[19] sorse poi un campo di allenamento esclusivo per la squadra bianconera,[20] in seguito battezzato nel 1956 con il nome del calciatore Gianpiero Combi;[21] tale struttura fu abbattuta nel 2004 per far spazio a una in vetro con piscina per il nuoto.[22]

Dal 1938 lo stadio ospitò anche la sede provvisoria del museo dell'automobile di Torino, inaugurato nel 1939, fino al suo definitivo trasferimento, nel 1960, presso corso Unità d'Italia, nel quartiere Nizza Millefonti.[23]

Prima partita Juventus (Coppa dell'Europa Centrale 1933)

Torino
29 giugno 1933, ore 16:10 CEST
Quarti di finale - Ritorno
Juventus6 – 2
referto
ÚjpestiStadio Municipale (22 000[24] spett.)
Arbitro: Rep. Ceca Bohumil Ženišek

Prima partita (casalinga) Torino (Serie A 1942-1943)

Torino
22 novembre 1942, ore 14:30 UTC+1
8ª giornata
Torino0 – 1
referto
MilanoStadio Municipale (2 000 spett.)
Arbitro:  Fois (Roma)

Con la fine della seconda guerra mondiale e l'avvenuta caduta del regime fascista, l'impianto perse la denominazione al duce e venne di conseguenza rinominato da "Mussolini" a un più neutro "Comunale". La Juventus continuò a essere l'unica stabile titolare del campo fino all'inizio della stagione 1963-1964, quando il Torino abbandonò definitivamente il Filadelfia e si trasferì anch'esso in pianta stabile al Comunale.[5]

Panoramica dello stadio Comunale negli anni 1960

Già nei decenni precedenti il club granata si era saltuariamente affacciato al Comunale (e lo stesso fece la Juventus al Filadelfia, in quei decenni):[25] il debutto risaliva al 1942, in occasione della sconfitta casalinga contro il Milano (0-1), durante l'ottava giornata della Serie A 1942-1943;[26] in quel campionato, infatti, il Torino, per ordine dell'autorità prefettizia,[27] disputò sei gare interne consecutive allo stadio di Santa Rita.[28] Fino al 1958 il Torino ricorrerà, sporadicamente, al Comunale per alcune partite di cartello. Nella stagione 1958-1959 ci fu un primo tentativo granata di migrare definitivamente al Comunale,[29] ma l'epilogo dell'annata, sfociato nella prima retrocessione assoluta della squadra, fece propendere per un immediato e scaramantico ritorno al Filadelfia.[30] Seguì un quadriennio che vide il Torino solo ospite sporadico del campo, prima del definitivo trasferimento datato 1963.[31] Al Comunale, tra il 1933 e il 1990, la Juventus ha festeggiato 16 titoli di campione d'Italia (compresi i due ultimi del Quinquennio d'Oro), 8 Coppe Italia e 6 titoli a livello internazionale; il Torino vi ha conquistato lo scudetto del 1975-1976 e due Coppe Italia.

In alcune occasioni, l'impianto fu usato come impianto casalingo dalle formazioni giovanili delle due squadre torinesi, oltreché da varie squadre femminili del capoluogo piemontese.[32] Inoltre, lo stadio ospitò anche alcune partite della squadra di football americano dei Giaguari Torino.[32]

Il 28 novembre 1962, fu presentata la sede torinese del Centro di medicina dello sport, ospitata proprio all'interno dello stadio Comunale:[33] la struttura venne inaugurata il successivo 1º dicembre.[34] Nel 1959 e nel 1970 il Comunale ospitò rispettivamente la I e VI Universiade, mentre nel 1986 fu intitolato a Vittorio Pozzo, allenatore due volte campione del mondo con la nazionale italiana (1934 e 1938).[2] L'impianto torinese fu teatro di alcuni incontri del campionato d'Europa 1980 e ospitò nel 1985 la prima finale in gara unica di Supercoppa UEFA, disputata tra la Juventus e il Liverpool. Nel 1984, quando la FIFA assegnò all'Italia l'organizzazione del campionato del mondo 1990,[35] si incominciò a parlare di un nuovo stadio per la città, vista l'ormai inadeguatezza del Comunale,[36] tuttavia, le soluzioni proposte furono due. Una di queste ipotesi era ristrutturare l'impianto di Santa Rita per il campionato del mondo,[37] idea condivisa anche dall'allora assessore allo sport della giunta torinese, Elda Tessore, che propose una ristrutturazione dello stadio esistente,[38] con installazione di una copertura sugli spalti[38] e l'ampliamento della capienza fino a 77 500 posti a sedere[38] (contro i 65 000, perlopiù in piedi, disponibili all'epoca).[38] L'assessore affermò che la struttura fosse sicura[39] e che, oltre alla ristrutturazione, sarebbe bastato migliorare i servizi.[39] L'alternativa a questo progetto, invece, consisteva nel costruire un impianto nuovo.[40] Dopo tanti dibattiti, si optò per quest'ultima soluzione,[41] poiché il comitato organizzatore dei Mondiali[42] ritenne che ristrutturare il Comunale non fosse una soluzione sufficiente per renderlo meno obsoleto[42] e lo stesso ragionamento fu condiviso dalle due società sabaude.[41] Pertanto, nel 1986 venne quindi dato il via libera alla costruzione di quello che sarebbe diventato lo stadio delle Alpi.[43]

Il Comunale ospitò, così, le gare interne di entrambe le squadre torinesi fino alla stagione 1989-1990: l'ultima partita giocata su questo campo dalla Juventus, il 2 maggio 1990,[44] fu la finale di andata della Coppa UEFA contro la Fiorentina,[45] mentre l'ultima assoluta fu appannaggio del Torino, il 27 dello stesso mese, per il campionato di Serie B contro il Messina.[46] Quindi l'impianto, ormai vecchio e desueto, venne abbandonato dal calcio cittadino per il Delle Alpi.[47][48] Negli anni seguenti, il Comunale venne utilizzato sempre di meno (l'ultimo evento calcistico di rilievo fu la doppia finale del Campionato Primavera 1993-1994 tra le formazioni giovanili di Juventus e Torino[49] che vedrà prevalere i bianconeri;[50] lo stadio di Santa Rita fu scelto proprio per l'occasione, così da rievocare gli accesi derby tra gli anni '70 e 80 che avevano come teatro questo impianto[51]), sino a essere destinato unicamente agli allenamenti della prima squadra juventina (dal 1994 al 2003)[52][53] e, brevemente, di quella torinista (2003-2004).[54][55]

Ultima partita Juventus (Coppa UEFA 1989-1990)

Torino
2 maggio 1990, ore 20:30 CEST
Finale - Andata
Juventus3 – 1
referto
FiorentinaStadio Comunale (47 519 spett.)
Arbitro: Spagna Soriano Aladrén

Ultima partita Torino (Serie B 1989-1990)

Torino
27 maggio 1990, ore 16:00 CEST
37ª giornata
Torino3 – 0
referto
MessinaStadio Comunale (36 760 spett.)
Arbitro:  Pezzella (Frattamaggiore)

Negli anni in cui non venne più utilizzato come impianto casalingo dalle prime squadre, l'impianto cadde in uno stato di abbandono e degrado, complice la carente manutenzione.[32] Per far rinascere lo stadio Comunale, in quel periodo, furono proposte tante soluzioni. Nel 1990, si pensò a progettare un campus universitario, anche con mercati, cinema, banche, uffici municipali, impianti per l'atletica e altri sport e arene per concerti e spettacoli.[56]

Nel 1993, il CONI propose di trasformare il Comunale in un "villaggio dello sport", ospitando, al piano terra, tutte le federazioni sportive, le quali avrebbero potuto avere uffici, sale riunioni, palestre e luoghi d'allenamento.[57] Sulla stessa lunghezza d'onda, ragionò la Juventus che, secondo la proposta, avrebbe ristrutturato gli spogliatoi e realizzato un nuovo campo sull'area prospiciente del campo Combi (allora utilizzato come campo d'allenamento dalle giovanili bianconere), mettendolo a disposizione della circoscrizione e ottenendo in cambio uno spazio maggiore dove poter collocare uffici e una concessione che le avrebbe consentito di utilizzare tutte le strutture calcistiche.[57] Al progetto dell'impianto di Santa Rita, fu interessato anche il Centro di medicina sportiva,[57] il quale intendeva ampliare la propria storica sede presso lo stadio.[58] Tra le varie ipotesi, fu, anche, proposto di dar vita a un museo dello sport.[58]

Nel 1996, complice la scomodità dello stadio delle Alpi,[59] la Juventus pensò di acquistare il Comunale e usarlo nuovamente come impianto casalingo.[60] Il progetto prevedeva di erigere un nuovo impianto da 35 000 posti senza pista d'atletica, abbattendo il vecchio stadio, salvando solo la curva e la Torre Maratona, all'interno della quale avrebbe dovuto insediarsi il museo della Juventus;[61] inoltre, la società bianconera intendeva trasformare l'area circostante la struttura,[62] aggiungendo multisale per il cinema, ristoranti, negozi, alberghi, fast-food e botteghe per l'acquisto di gadget.[61] Inoltre, la società pensò, una volta abbandonato il Delle Alpi, di destinarlo solo a grandi eventi sportivi e di riservare all'area circostante la funzione di centro sportivo[61] con campi d'allenamento e sedi per tecnici e dirigenti.[63] Nel 1998, la Juventus abbandonò il progetto del nuovo stadio Comunale[64] per evitare che, nel quartiere Santa Rita e dintorni, ci fossero problemi di ordine pubblico dovuti alla presenza di due impianti calcistici nella stessa zona:[64] nelle vicinanze, infatti, c'era lo stadio Filadelfia, su cui il Torino stava investendo dal 1997,[65] al fine di acquistarlo, ristrutturarlo e riutilizzarlo come impianto casalingo.[64] In seguito alla decisione di rinunciare allo stadio di Santa Rita, la società bianconera decise di puntare sul restyling del Delle Alpi:[66] la Juventus rispolverò, così, il piano risalente al 1994,[67] suggerito come alternativa anche durante il biennio in cui aveva preso corpo il progetto del Comunale.[60]

Stadio Olimpico (2005-2016) e Stadio Olimpico Grande Torino (dal 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XX Giochi olimpici invernali.
Torino Olimpica
Stadio Olimpico.jpg

Il 19 giugno 1999 la città di Torino batte Sion e si aggiudica l'organizzazione dei XX Giochi olimpici invernali del 2006.[68] Per l'occasione, nel 2001, si avanza un'altra proposta per il vecchio Comunale, da tempo abbandonato: ristrutturarlo e utilizzarlo in occasione delle Olimpiadi invernali.[69]

Il 2 ottobre 2001, viene presentato, ufficialmente, il progetto di restauro dell'impianto di Santa Rita.[70] In un primo momento, si pensa di trasformarlo in un palazzetto da 12 500 posti per ospitare incontri di hockey su ghiaccio:[70] il progetto viene bocciato poche settimane dopo.[71] Pertanto, nel 2002, si decide di utilizzare lo stadio Comunale come sede per le cerimonie di apertura e di chiusura delle Olimpiadi invernali[72] (inizialmente, durante il biennio 2001-2002, si è pensato di svolgerle presso lo stadio delle Alpi,[73] salvo poi cambiare il piano[72]), destinando all'hockey su ghiaccio la struttura in costruzione,[74] antistante lo stadio.[71] Oltre al Comunale, vengono individuate altre infrastrutture da utilizzare durante i Giochi: i già esistenti Palazzo a Vela e Torino Esposizioni, e i nuovi Palasport Olimpico e Oval Lingotto che saranno inaugurati nel 2005.

I lavori di ristrutturazione del Comunale iniziano il 1º settembre 2003[75] e giungono a conclusione nel novembre 2005.[76][77] Una volta ristrutturato, l'impianto viene consegnato alla città, nella sua rinnovata veste (nella foto, il lato che si affaccia su Corso Agnelli durante i giorni dell'Olimpiade). L'ex Comunale, ora ribattezzato stadio Olimpico, ospita le cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi, ed è il palcoscenico dell'ultima premiazione dell'edizione, quella della 50km di sci di fondo che vede vincitore l'italiano Giorgio Di Centa.[78]

Nel 2001, lo stadio Comunale viene designato come impianto da utilizzare per i XX Giochi olimpici invernali,[69] dopo essere stato indicato come alternativa allo stadio Filadelfia[79] per un periodo che va dalla fine dell'anno precedente;[80] sempre nel 2001, viene proposto di vendere lo stadio delle Alpi alla Juventus e al Torino in comproprietà[81] (proposta già avanzata nel 1996, ma respinta dalle due squadre per i prezzi troppo onerosi):[82] i due club e il Comune concordano sulla soluzione.[83] Ciononostante, l'idea viene abbandonata alla fine dell'anno, per via della mancanza di accordo tra le due società riguardo alla gestione dell'impianto della Continassa.[84] Nel 2002, inoltre, la squadra granata ha rinunciato al progetto riguardante il restauro del vecchio Filadelfia e il suo riutilizzo come stadio casalingo;[85] pertanto, nello stesso anno, viene proposto al Torino di acquistare il Comunale.[86]

Il 18 giugno 2002, in seguito all'accordo con il Comune che affida lo stadio delle Alpi alla Juventus, lo stadio Comunale viene assegnato al Torino,[87] per la cifra di 6 milioni di euro.[88] Il 19 dicembre dello stesso anno, il Torino si riappropria anche dello stadio Filadelfia,[17] al fine di destinarlo ad altre attività.[85][89] Tuttavia, il 12 agosto 2005, in seguito ai problemi finanziari che hanno portato al fallimento della società granata (sancito definitivamente il successivo 17 novembre),[90] il Comune di Torino è tornato proprietario dell'impianto di Santa Rita e ha dovuto provvedere in proprio al completamento della ristrutturazione;[91] nello stesso giorno, il Comune ha acquistato dal Torino anche il Filadelfia.[92]

Il progetto di ristrutturazione del Comunale, affidato agli studi di architettura veronesi Giovanni Cenna Architetto e Arteco,[93] ha conservato le strutture esistenti,[5] sottoposte al vincolo della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici;[77] ha quindi aggiunto nuove strutture verticali per reggere la copertura di tutto l'impianto, e un terzo anello di gradinate, continuo e strutturalmente collaborante alla copertura, dotato nella parte corrispondente alla precedente copertura di una parte chiusa ospitante 44 palchi.[94] Circa un terzo del rivestimento della copertura è in materiale plastico semitrasparente, in maniera da evitare il più possibile che l'ombra proiettata dalla stessa possa danneggiare il tappeto erboso a causa della minore insolazione.[95] La capienza complessiva è stata portata a 27 168 posti, tutti al coperto e a sedere,[94] ridotta rispetto a quella originaria (l'impianto poteva ospitare 65 000 persone in piedi)[94] per rispettare le moderne norme di sicurezza.[6][93]

Per le cerimonie olimpiche sono stati effettuati anche numerosi interventi ad hoc: l'ampliamento a 35 000 posti mediante strutture temporanee,[77] la realizzazione di un imponente allestimento sceno-tecnico[77] e la predisposizione del braciere olimpico,[76] la cui altezza di 57 metri[96] lo rende il più alto del mondo.[97] Anche all'interno sono stati fatti molti cambiamenti: la novità principale è la costruzione al piano terra di un'area commerciale di 1163 ; inoltre, nel settore nord-ovest, sono stati ristrutturati e collocati diversamente il centro di medicina sportiva, tutti i servizi e gli uffici.[98] La ristrutturazione dello stadio è costata 48 milioni di euro.[94] All'esterno, invece, sono stati costruiti i nuovi Parcolimpico e Palasport Olimpico, quest'ultimo progettato dall'architetto giapponese Arata Isozaki.[99]

La nuova copertura, realizzata in occasione della ristrutturazione dello stadio in vista dei XX Giochi olimpici invernali del 2006

Il nuovo impianto è stato presentato, ufficialmente, il 29 novembre 2005 con una cerimonia a cui hanno partecipato rappresentanti degli enti locali, del governo, del Comitato Olimpico Internazionale e del TOROC:[77] in quest'occasione, è stato ufficialmente ribattezzato con il nome di "stadio Olimpico".[100] Nel 2006 è stato la sede delle cerimonie di apertura e chiusura dei XX Giochi olimpici invernali, svoltesi rispettivamente il 10 e il 26 febbraio 2006, e della cerimonia d'apertura dei IX Giochi paralimpici invernali, svoltasi il 10 marzo 2006. All'esterno della Torre Maratona, l'11 gennaio 2006 è stata inaugurata un piazzetta pedonale[101] che unisce le strutture olimpiche al parco Cavalieri di Vittorio Veneto (ex Piazza d'armi):[102] questa piazza rappresenta una sorta di "giardino olimpico",[101] dove è altresì presente una fontana a specchi, simile ad un canale d'acqua di 150 m che esalta la monumentalità dell'adiacente Torre Maratona.[102]

Nell'estate 2006 lo stadio è tornato a ospitare le partite delle due principali squadre di calcio della città: il Torino in via definitiva,[103] la Juventus solo provvisoriamente,[104] in attesa del totale restyling del Delle Alpi.[105] Così, le due squadre torinesi hanno convissuto nello stesso stadio ancora per qualche anno.[106][107] La prima partita nel rinnovato Olimpico, il 10 settembre, viene disputata dai granata, in occasione dell'incontro di Serie A contro il Parma (1-1); sei giorni dopo è toccato ai bianconeri fare il loro debutto, in occasione della vittoriosa sfida di Serie B contro il Vicenza (2-1). Il ritorno dei due club torinesi nel quartiere Santa Rita ha comportato anche un serio impegno per garantire l'ordine pubblico sia all'interno dell'Olimpico[106] che nell'area circostante,[107] molto più centrale e trafficata rispetto alla periferica Continassa dove era sito il Delle Alpi, da poco abbandonato dalle due squadre. Pur essendo stata fisicamente eliminata la pista di atletica leggera (al suo posto vi è un tappeto in erba sintetica), la distanza tra gli spalti e il terreno di gioco allo stadio Olimpico non è cambiata: rimane uno stadio poco adatto al calcio,[108] dove il campo resta lontano e che si porta appresso infrastrutture inesistenti o desuete.[109] Tuttavia, in sede di ristrutturazione, è stato costruito un nuovo parterre che avvicina di qualche metro gli spettatori delle prime file. I posti riservati agli spettatori disabili sono 80, di cui 64 dislocati in due tribunette poste nel parterre del primo anello dei distinti centrali,[110] 12 nella tribuna centrale e 4 nei palchi.

L'Olimpico è stato il primo stadio in Italia a rispettare interamente i dettami della "Legge Pisanu" in merito alla sicurezza negli stadi.[111] Sono state installate 96 telecamere di videosorveglianza, consentendo alle forze dell'ordine di individuare e identificare i colpevoli degli atti di violenza.[112] La recinzione vetrata, che separa il campo dalla zona spettatori, è mobile; è alta 2,2 metri, ma nelle partite che non destano rischi di ordine pubblico può essere abbassata a 1,1 metro.[112] Inoltre, il ricorso alla tecnologia è stato elevato: sotto al terreno di gioco sono state poste delle serpentine per il riscaldamento del campo in caso di temperature rigide e, in caso di pioggia, un sistema automatico provvede a tendere dei teloni a copertura del terreno.

La Torre Maratona dopo i restauri di metà anni 2000; sullo sfondo s'intravede il Palasport Olimpico.

Nei suoi primi due anni di utilizzo, dal 2006 al 2008, essendo state inserite due distinte fasce di sicurezza per separare le tifoserie ospiti, la capienza effettiva è risultata limitata a 25 500 posti. Durante l'estate del 2008 si sono svolti lavori di ampliamento dei posti disponibili, in vista del ritorno della Juventus in Champions League.[113] Sono stati installati circa 1350 nuovi posti, su quattro file, a ridosso della prima fila di distinti e tribuna, creando un nuovo anello sullo spazio dove era posizionata la vecchia pista e per favorire la visibilità di queste nuove file di spettatori, nei settori Ovest ed Est le barriere sono state abbassate a 110 cm, rispetto ai 220 cm della conformazione precedente.[113] Infine, sono stati recuperati 650 posti con il ridimensionamento del settore ospiti. La capienza è così diventata di circa 27 500 posti.[113] Durante l'estate del 2009 sono stati effettuati nuovi lavori, il parapetto di separazione è stato abbassato a 1,10 m in tutti i settori e 444 nuovi posti sono stati aggiunti nella zona parterre, portando la capienza complessiva dello stadio a 27 994 posti.[114] Inoltre, per lo stesso motivo di cui sopra, nel 2012 sono state eliminate le barriere che dividevano la Curva Maratona con la Maratona Laterale (già settore ospiti nelle partite casalinghe della Juventus), permettendo così un ulteriore innalzamento di capienza dai 27 994 posti del 2009 ai 28 140 attuali.[115]

La Juventus ha continuato a disputare i suoi incontri casalinghi all'Olimpico fino al 2011: l'ultima partita casalinga giocata dai bianconeri all'Olimpico è stata la gara contro il Napoli del 22 maggio 2011, in occasione dell'ultima giornata di Serie A (2-2).[116] Pochi mesi dopo, la squadra juventina si è trasferita nel suo nuovo impianto di proprietà, lo Juventus Stadium, poi Allianz Stadium, sorto sulle ceneri del vecchio Delle Alpi;[117]

A partire dall'estate 2011, quindi, l'Olimpico è divenuto di utilizzo esclusivo del Torino. Visto questo mutato scenario, la società e i tifosi granata hanno iniziato a chiedere «un nome nuovo per lo stadio Olimpico, rivendicando un richiamo identitario maggiore» alla storia torinista:[118] in quest'ottica, il 29 novembre 2012 il Comune ha ribattezzato l'ex corso Sebastopoli (l'area compresa tra l'Olimpico, il PalaAlpitour e la Torre Maratona) in piazzale Grande Torino, dedicandola così ai giocatori granata scomparsi nella tragedia di Superga;[119] nell'aprile 2016 la municipalità torinese ha ufficialmente ridenominato l'impianto alla memoria del Grande Torino,[3] com'è stato proposto più volte negli anni precedenti, a partire dall'inaugurazione della struttura.[77] Nel frattempo, oltre a ospitare gli incontri della prima squadra torinista, in ambito giovanile l'Olimpico ha momentaneamente ospitato alcune partite di cartello della formazione Primavera granata,[120] in attesa del completamento nel 2017 del Filadelfia, centro sportivo sorto sulle ceneri dell'omonimo e storico stadio.[121]

Prima partita Torino (Serie A 2006-2007)

Torino
10 settembre 2006, ore 20:30 CEST
1ª giornata
Torino1 – 1
referto
ParmaStadio Olimpico (21 095 spett.)
Arbitro:  Stefanini (Prato)

Prima partita Juventus (Serie B 2006-2007)

Torino
16 settembre 2006, ore 16:00 CEST
2ª giornata
Juventus2 – 1
referto
VicenzaStadio Olimpico (15 958 spett.)
Arbitro:  Marelli (Como)

Ultima partita (casalinga) Juventus (Serie A 2010-2011)

Torino
22 maggio 2011, ore 20:45 CEST
38ª giornata
Juventus2 – 2
referto
NapoliStadio Olimpico (23 389 spett.)
Arbitro:  Rizzoli (Bologna)

Settori[modifica | modifica wikitesto]

Torino (1958-1959, 1963-1990 e dal 2006)[modifica | modifica wikitesto]

Tifosi granata in Curva Primavera all'Olimpico, sul finire degli anni 2000

Con il nome di Curva Maratona si conosce il settore a nord dello stadio occupato tradizionalmente, durante le gare casalinghe, dai nuclei più accesi della tifoseria organizzata del Torino. Tale nome è stato attribuito per la presenza, già dai tempi del vecchio Comunale, nell'area retrostante la curva stessa, di un'alta struttura denominata Torre Maratona, nei pressi della quale si apriva l'ingresso riservato agli atleti partecipanti all'eponima gara di atletica; essa è stata restaurata in occasione dei Giochi del 2006.

A partire dalla riapertura al calcio dell'impianto, sette mesi dopo i XX Giochi olimpici invernali nel 2006, la curva Sud viene ribattezzata Curva Primavera in onore delle squadre giovanili granata. I Distinti Granata sono il punto di incontro delle famiglie all'interno dello stadio Olimpico. Distribuito su tre livelli, il settore affianca la zona riservata ai tifosi delle squadre ospiti. Le Tribune Granata sono infine il settore più esclusivo dello stadio. Vi sono posizionate, tra le altre, la tribuna d'Onore e la tribuna stampa. Inoltre, vi è presente la zona dei palchi, ambienti e sale con vista sul campo dotati di vari comfort che possono ospitare al loro interno fino a 10 posti.

Juventus (1933-1990 e 2006-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Tifosi juventini in Curva Filadelfia al Comunale, durante i primi anni 1980

Curva Filadelfia era il nome con il quale era tradizionalmente conosciuto il settore dell'impianto occupato durante le gare casalinghe dai nuclei più accesi della tifoseria organizzata della Juventus. Tale nome è originato dal nome della via verso la quale si affaccia. Dopo la morte di Gaetano Scirea, avvenuta nel settembre del 1989, i tifosi della Juventus chiesero e ottennero che le due curve del loro stadio fossero dedicate allo storico capitano bianconero.

Nel 2006, al ritorno della Juventus nello stadio Olimpico ristrutturato, anche la vecchia Filadelfia venne intitolata Curva Scirea Sud e diventò sede delle frange più accese del tifo bianconero. Similmente con quanto accadde per la curva Sud, anche la curva Nord si chiamava Curva Scirea Nord, sempre in onore di Scirea. La Tribuna Est dello stadio Olimpico di Torino era il punto di incontro delle famiglie all'interno dell'impianto. Nella parte destra, prima della Scirea Nord era presente un settore separato riservato ai tifosi delle squadre ospiti, mentre la Curva Maratona è nota come Curva Scirea Nord. Infine, la Tribuna Ovest era il più costoso stand dello stadio Olimpico; il suo secondo livello era riservato esclusivamente per la stampa, commentatori e personaggi importanti avendo escluso palchi d'onore.

Incontri calcistici di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

Data Incontro Risultato Note
Campionato mondiale di calcio 1934
27 maggio 1934 Austria Austria - Francia Francia 3-2 (d.t.s.) Ottavi di finale, 16 000 spettatori
31 maggio 1934 Cecoslovacchia Cecoslovacchia - Svizzera Svizzera 3-2 Quarti di finale, 12 000 spettatori
Data Incontro Risultato Note
Campionato europeo di calcio 1980
17 giugno 1980 Grecia Grecia - Germania Ovest Germania Ovest 0-0 Gruppo A, 13 901 spettatori
12 giugno 1980 Belgio Belgio - Inghilterra Inghilterra 1-1 Gruppo B, 15 186 spettatori
15 giugno 1980 Italia Italia - Inghilterra Inghilterra 1-0 Gruppo B, 59 649 spettatori
Data Incontro Risultato Note
Supercoppa UEFA 1984
16 gennaio 1985 Juventus - Liverpool 2-0 Finale, 55 384 spettatori

Attività extracalcistiche[modifica | modifica wikitesto]

Prima della sua ristrutturazione, sino ai primi anni 1990 lo stadio è stato sede di numerose manifestazioni extrasportive, come i concerti: tra gli altri, quelli di Bob Marley, dei Rolling Stones (dove Mick Jagger si esibì con una maglia azzurra la sera dopo la vittoriosa finale del campionato mondiale di calcio 1982), di Michael Jackson nel Bad World Tour e dei Pink Floyd nel A Momentary Lapse of Reason Tour;[122] in particolar modo Madonna, con il Who's That Girl Tour, ha totalizzato al Comunale un pubblico record di 63 127 spettatori incassando 2 204 096 000 lire,[123] in un performance poi pubblicata in home video con il titolo Ciao, Italia! - Live from Italy.

Dopo la ristrutturazione degli anni 2000, l'impianto è tornato a essere teatro di vari concerti, accogliendo le esibizioni di artisti sia nazionali, quali Claudio Baglioni, Tiziano Ferro, Jovanotti, Ligabue e Vasco Rossi, sia internazionali, quali Bruce Springsteen, U2, Coldplay, Muse e One Direction; il 22 giugno 2011 ha inoltre ospitato una rappresentazione del Nabucco di Giuseppe Verdi. In ambito rugbistico, il 15 novembre 2008 l'impianto è stato sede di un test match della nazionale italiana contro l'Argentina; altri test match si sono svolti il 9 novembre 2013 contro l'Australia e il 22 agosto 2015 contro la Scozia.

Primati e record[modifica | modifica wikitesto]

Stadio Olimpico Grande Torino
  • Prima partita ufficiale: 10 settembre 2006, Torino - Parma 1-1 (1ª giornata Serie A 2006-07)
  • Prima partita della Juventus: 16 settembre 2006, Juventus - Vicenza 2-1 (2ª giornata Serie B 2006-07)
  • Trofeo Centenario Torino: 19 agosto 2007, Torino - Peñarol 0-0 4-3 d.c.r.
  • Primo Derby della Mole: 30 settembre 2007, Torino - Juventus 0-1 (6ª giornata Serie A 2007-08)
  • Prima partita internazionale: 13 agosto 2008, Juventus - Artmedia Bratislava 4-0 (3º turno preliminare UEFA Champions League)
  • Prima partita della nazionale italiana di calcio: 9 settembre 2009, Italia - Bulgaria 2-0 (qualificazioni ai Mondiali 2010)
  • Record reti: 23 febbraio 2008, Torino - Parma 4-4 (24ª giornata Serie A 2007-08); 30 marzo 2013, Torino - Napoli 3-5 (30ª giornata Serie A 2012-13); 12 febbraio 2017, Torino - Pescara 5-3 (24ª giornata Serie A 2016-17)
  • Record pubblico: 19 giugno 1986, Claudio Baglioni (Assolo Tour) - 45 000 persone
  • Record pubblico partite: 17 ottobre 2009, Juventus - Fiorentina (1-1) - 27 941 persone (8ª giornata Serie A 2009-10)
  • Ultima partita casalinga della Juventus: 22 maggio 2011, Juventus - Napoli 2-2 (38ª giornata Serie A 2010-11)

Museo dello sport[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo dello sport (Torino).

Il 13 novembre 2012 l'Olimpico si è arricchito con l'inaugurazione del Museo dello sport – il primo del genere in Italia – un'esposizione permanente che raccoglie nei locali dello stadio una collezione di cimeli e memorabilia dei campioni di ogni sport:[124][125] un progetto che, come detto sopra, era stato già proposto nell'aprile 1993[58] come parte di un "villaggio dello sport" nell'impianto di Santa Rita.[57] Nonostante la ricca collezione, il museo non ha riscosso il successo sperato e la mancanza di un flusso di visitatori consistente ha portato, il 6 agosto 2015, alla sua definitiva chiusura.[126]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo stadio Olimpico Grande Torino, su torinofc.it. URL consultato il 28 luglio 2018 (archiviato il 28 luglio 2018).
  2. ^ a b c Delibera 2002 06007/009, Città di Torino, 18 novembre 2002. URL consultato il 1º maggio 2013 (archiviato il 23 settembre 2015).
    «L'area oggetto del presente provvedimento comprende lo stadio Comunale "Vittorio Pozzo", già "Benito Mussolini", edificio per lo sport di valore storico-artistico e documentario, tra i primi esempi di tipologie sportive riferite all'architettura razionalista in Italia; fu inaugurato nel 1933 su progetto di Raffaello Fagnoni, Enrico Bianchini e Dagoberto Ortensi. Comprende inoltre la "Torre di Maratona", con le biglietterie, la Piscina comunale e lo stadio di Atletica, coevi all'impianto principale, realizzati su progetto di altri professionisti».
  3. ^ a b Deloberazione della Giunta Comunale – 19 aprile 2016 (PDF), Città di Torino, 26 aprile 2016. URL consultato il 26 aprile 2016 (archiviato il 9 maggio 2016).
  4. ^ L'Italia battuta dalla Francia nell'incontro di rugby XIII: 22-18, in La Stampa, 23 maggio 1952, p. 4. URL consultato il 3 marzo 2020 (archiviato il 3 marzo 2020).
  5. ^ a b c d e f Lo Stadio Olimpico e la Torre Maratona, Città di Torino. URL consultato il 1º febbraio 2012 (archiviato il 7 dicembre 2012).
  6. ^ a b c d Impianti sportivi comunali, su architetturadelmoderno.it (archiviato dall'url originale il 2 dicembre 2013).
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m Il Civico Stadio Mussolini in Torino (PDF), su digit.biblio.polito.it, luglio 1933. URL consultato il 22 luglio 2018 (archiviato il 22 luglio 2018).
  8. ^ Francesca Fanelli, 1947, in azzurro 10 giocatori del Toro, su corrieredellosport.it, 11 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  9. ^ a b Gioia Bò, Italia-Ungheria 3-2: il Grande Torino si veste d'azzurro!, su calciopro.com, 23 aprile 2008. URL consultato il 31 gennaio 2012 (archiviato il 20 luglio 2012).
  10. ^ STORIA DELLA FEDERAZIONE - 12, su atleticanet.it, 12 ottobre 2004. URL consultato il 22 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2018).
  11. ^ a b Lo "Stadio Mussolini" in Torino (PDF), su digit.biblio.polito.it, aprile 1933. URL consultato il 24 luglio 2018 (archiviato il 24 luglio 2018).
  12. ^ Gian Paolo Omezzano, Quando era Comunale-Mussolini, in La Stampa, 30 novembre 2005, p. 9. URL consultato il 24 luglio 2018 (archiviato il 24 luglio 2018).
  13. ^ Achille Starace presiede il rapporto delle Gerarchie torinesi e inaugura lo Stadio Mussolini, in La Stampa, 16 maggio 1933, p. 1. URL consultato il 30 dicembre 2019 (archiviato il 30 dicembre 2019).
  14. ^ La Juventus gioca oggi con l'Ujpest, in La Stampa, 29 giugno 1933, p. 6. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 22 giugno 2020).
  15. ^ A 80 anni dalla prima al Comunale, su juventus.com, 29 giugno 2013. URL consultato il 30 giugno 2013 (archiviato il 21 giugno 2015).
  16. ^ Campionato Serie A 1933/34, Juventus-Genova 8-1, su myjuve.it (archiviato il 19 marzo 2018).
  17. ^ a b Marco Lazzarotto, Tesi di laurea in "Architettura per il restauro e la valorizzazione dei beni architettonici", Il patrimonio storico-sportivo della città di Torino, Politecnico di Torino, anno accademico 2007-2008
  18. ^ Marco Ansaldo, Da Piazza d'Armi a Orbassano, in La Stampa, 28 giugno 1995, p. 34. URL consultato il 17 ottobre 2018 (archiviato il 28 marzo 2017).
  19. ^ La consulta municipale: Omaggio ai Combattenti, in La Stampa, 30 aprile 1941, p. 2. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 16 novembre 2018).
  20. ^ In corso IV Novembre impianti sportivi in via di realizzazione per le nuove attività della Juventus, in La Stampa, 11 marzo 1941, p. 4. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 15 giugno 2018).
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  22. ^ Bilancio Sociale 2004 (PDF), su comune.torino.it. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 4 marzo 2016).
  23. ^ Laura Fezia, Forse non tutti sanno che a Torino..., su books.google.it, 2015, p. 141. URL consultato il 22 luglio 2018 (archiviato il 22 luglio 2018).
  24. ^ Alfredo Corinti, la Juventus dei pionieri 1897 1919, su books.google.it, 2017, p. 48. URL consultato il 22 luglio 2018 (archiviato il 22 luglio 2018).
  25. ^ Vittorio Pozzo, Dal faticato successo dei "granata" alla eliminazione dei bianco-neri, in La Stampa, 25 maggio 1936, p. 4. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 22 giugno 2020).
  26. ^ IL LIVORNO FUGGE con aumentato vantaggio sul Torino, in Stampa Sera, 23 novembre 1942, p. 3. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 22 giugno 2020).
  27. ^ Torino e Juventus, in Stampa Sera, 21 novembre 1942, p. 2. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 23 giugno 2020).
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  29. ^ Paolo Bertoldi, Come si è giunti all'accordo tra il Torino e la ditta Talmone, in La Nuova Stampa, 11 aprile 1958, p. 6. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 22 giugno 2020).
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  34. ^ Inaugurato ieri a Torino il Centro medico sportivo, in La Stampa, 2 dicembre 1962, p. 8. URL consultato il 24 luglio 2018 (archiviato il 24 luglio 2018).
  35. ^ Bruno Perucca, L'Italia soffia il Mundial all'Urss, in La Stampa, 20 maggio 1984, p. 28. URL consultato il 10 giugno 2020 (archiviato il 10 giugno 2020).
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  40. ^ Il giallo dello stadio, in La Stampa, 17 settembre 1985, p. 25. URL consultato il 3 marzo 2020 (archiviato il 3 marzo 2020).
  41. ^ a b Angelo Conti, Juventus e Torino d'accordo: "Vogliamo uno stadio nuovo", in La Stampa, 6 novembre 1985, p. 14. URL consultato il 3 marzo 2020 (archiviato il 3 marzo 2020).
  42. ^ a b "Così, com'è ora, il Comunale non può ospitare i Mondiali", in La Stampa, 2 novembre 1985, p. 12. URL consultato il 3 marzo 2020 (archiviato il 3 marzo 2020).
  43. ^ Giuseppe Sangiorgio, Deciso, nuovo stadio alle Vallette, in La Stampa, 13 marzo 1986, p. 19. URL consultato il 3 marzo 2020 (archiviato il 3 marzo 2020).
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  61. ^ a b c Emanuela Minucci, Vertice sul nuovo "Comunale", in La Stampa, 27 marzo 1998, p. 41. URL consultato il 26 aprile 2018 (archiviato il 26 aprile 2018).
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  70. ^ a b Giuseppe Sangiorgio, Per il nuovo Comunale pressing del sindaco sulla Soprintendenza, in La Stampa, 3 ottobre 2001, p. 39. URL consultato il 21 giugno 2018 (archiviato il 21 giugno 2018).
  71. ^ a b Giuseppe Sangiorgio, L'hockey si giocherà fuori dal Comunale, in La Stampa, 24 ottobre 2001, p. 43. URL consultato il 16 maggio 2020 (archiviato il 12 giugno 2020).
  72. ^ a b Emanuela Minucci, Torino 2006, al Comunale la cerimonia d'apertura, in La Stampa, 13 novembre 2002, p. 51. URL consultato il 16 maggio 2020 (archiviato il 12 giugno 2020).
  73. ^ Giuseppe Sangiorgio, Olimpiadi 2006, siti in posizione di partenza, in La Stampa, 3 agosto 2001, p. 50. URL consultato il 16 maggio 2020 (archiviato il 12 giugno 2020).
  74. ^ Il futuro Palasport Olimpico.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo stadio a Torino, in L'Architettura Italiana - Periodico mensile di architettura tecnica, vol. 9, settembre 1933 - XI.

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