Bruce Springsteen

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« Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])
Bruce Springsteen
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock
Periodo di attività 1972 – in attività
Strumento voce, chitarra, armonica a bocca, pianoforte
Album pubblicati 30
Studio 18
Live 5
Raccolte 7
Sito web
Statuetta dell'Oscar Oscar alla migliore canzone 1994

Bruce Frederick Joseph Springsteen (Long Branch, 23 settembre 1949) è un cantautore e chitarrista statunitense.

Inserito nel 2008 dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti al mondo[2], è considerato uno dei più rappresentativi musicisti rock[3] e uno dei più conosciuti della musica contemporanea.[4] Ha raggiunto il grande successo nella seconda metà degli anni settanta nel suo paese e a livello mondiale nel decennio successivo. Accompagnato per gran parte della sua carriera dalla E Street Band, è divenuto famoso soprattutto per le sue coinvolgenti e lunghissime esibizioni dal vivo.

In carriera, "The Boss" (come è sempre stato soprannominato) ha guadagnato circa 1,6 miliardi di dollari, raggiungendo la terza posizione nella classifica delle più alte retribuzioni nel mondo musicale, dietro soltanto a U2 e Rolling Stones.[5] I suoi album di maggior successo sono stati Born to Run, Darkness on the Edge of Town e Born in the U.S.A., lavori che simboleggiano la sua grande propensione per testi riguardanti le lotte quotidiane degli "ultimi" d'America (proletari, immigrati, diseredati)[6] e che lo hanno reso uno degli artisti più noti degli anni ottanta.

Il suo sostegno alla campagna presidenziale del senatore John Kerry e del Presidente Barack Obama (che lo ha ringraziato con la battuta "ho scelto di fare il presidente solo perché non potevo essere Bruce Springsteen") ha portato ad accostare i suoi testi al movimento liberal americano.[7] Noto per il suo sostegno a numerose opere sociali e per gli sforzi per la ricostruzione nel New Jersey, con l'album The Rising è intervenuto anche sulla tragedia degli attentati al World Trade Center di New York dell'11 settembre 2001.[8]

Nelle liste stilate dalla celebre rivista musicale Rolling Stone, Springsteen occupa il 23º posto nella classifica dei migliori artisti,[9] il 36º in quella dei miglior cantanti,[10] ed il 96º posto in quella dei 100 migliori chitarristi. Ha otto album nella lista dei migliori 500[11] e quattro singoli tra le migliori 500 canzoni.[12][13] È stato definito dalla stessa rivista come miglior performer di tutti i tempi.[14] Fa parte, dal 2008, della New Jersey Hall of Fame.

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro tra cui: venti Grammy Awards, due Golden Globes, un Oscar e un Polar Music Prize. In più di 40 anni di carriera ha venduto circa 120 milioni di dischi in tutto il mondo.[15]

Secondo un sondaggio condotto dalla nota rivista Vanity Fair, Springsteen è l'artista straniero più amato dagli italiani.[16]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e l'adolescenza[modifica | modifica sorgente]

L'incrocio tra la Main Street e la South Street a Freehold.

Bruce Springsteen nacque al Monmouth Memorial Hospital della località balneare di Long Branch nella contea di Monmouth nel New Jersey, ma trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella vicina Freehold, dove abitava la famiglia, cittadina operaia nell'entroterra e capoluogo della contea.[17][18] Il padre, Douglas Frederick, aveva origini olandesi (da cui il cognome a volte erroneamente considerato di origine ebrea) e irlandesi.[19] La madre, Adele Ann Zirilli (o Zerilli), è invece di origine italiana, proveniente da una famiglia emigrata negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento da Vico Equense, in provincia di Napoli.[20][21] Gli Springsteen ebbero altre due figlie, Virginia (detta Ginny, nata nel 1950) e Pamela (detta Pam, nata nel 1962), ex-attrice e poi fotografa di successo.[22][23]

Bruce crebbe in una famiglia appartenente alla cosiddetta working class che si trovava spesso in condizioni economiche precarie. Il padre, veterano della seconda guerra mondiale in Europa, cambiava spesso lavoro: fece il tassista e l'autista di autobus, lavorò in una fabbrica di tappeti e nello stabilimento della Nestlé e fece poi la guardia carceraria nella prigione della contea, il tutto alternato a periodi di disoccupazione.[18][19][24] La madre aveva invece un lavoro stabile come segretaria in uno studio legale specializzato nel campo immobiliare.[25] Inizialmente Doug e Adele Springsteen abitavano in un piccolo appartamento nel quartiere di Jerseyville, ma alla nascita di Bruce si trasferirono al numero 87 di Rundolph Street, nella casa dei nonni paterni.[26] A causa dell'instabilità economica la famiglia Springsteen cambiò spesso casa, in cerca di una sistemazione adeguata: nel 1954 si trasferirono in Institute Street e nel 1962, alla nascita della terzogenita Pam, al numero 68 di South Street, in una villetta a due piani in affitto nei pressi di una stazione di servizio.[27] Per qualche periodo abitarono nella casa dei nonni materni, gli Zirilli.[18] Nel 1969 il padre Doug si trasferì in California, a San Mateo, in cerca di lavoro, ma Bruce rimase nel New Jersey, nella casa dei genitori, finché non fu sfrattato.[28]

Springsteen frequentò le scuole primarie presso l'istituto della sua parrocchia, la St. Rose of Lima, tra il 1955 e il 1963, per poi trasferirisi alla scuola superiore pubblica Freehold High School dove si diplomò nel giugno del 1967.[29][30] L'approccio del ragazzo con la scuola cattolica a cui l'aveva iscitto la madre non fu facile. Poco avvezzo alla rigida disciplina delle suore visse quel periodo con sofferenza arrivando a isolarsi dal resto dei suoi compagni. Col tempo chiese con insistenza alla madre di essere trasferito in un'altra scuola, ma fu accontentato solo al momento di iniziare le superiori.[31]

Il rapporto con il padre fu conflittuale. Tra Douglas e il figlio si instaurò un muro di incomunicabilità, da una parte Douglas che viveva con sofferenza il suo stato di precarietà arrivando a rifugiarsi spesso nel silenzio e nell'alcol, dall'altra Bruce che cercava l'approvazione e l'affetto del padre senza riuscire a scalfire visibilmente la barriera che si era creata e che influiva pesantemente nel clima familare. I rapporti padre-figlio furono caratterizzati da lunghi periodi di silenzio intervallati da brevi e violente liti.[32]

Elvis Presley nel 1957.

Il primo incontro di Springsteen con la musica avvenne a sette anni, il 6 settembre 1956, quando assistette alla prima celebre esibizione di Elvis Presley all'Ed Sullivan Show, una delle trasmissioni televisive più popolari dell'epoca.[30] Il programma fu visto da sessanta milioni di telespettatori con lo share record dell'82,6% e trasformò Presley in un fenomeno senza precedenti in termini di popolarità.[33] Ancora bambino Springsteen decise che sarebbe voluto diventare come Elvis e chiese ai genitori una chitarra.[34] A Natale ottenne una chitarra giocattolo di plastica. Un paio di anni dopo la madre prese in affitto per Bruce uno strumento vero, dietro la promessa che il ragazzo avrebbe preso lezioni. A soli nove anni però le sue mani erano troppo piccole e Springsteen si disinteressò presto della chitarra per dedicarsi al baseball e a altre attività più normali per la sua età.[35] Finalmente, a tredici anni, nel 1963, comperò una chitarra acustica usata per la cifra di 18 dollari, messi da parte facendo piccoli lavoretti nel quartiere. Iniziò a prendere lezioni da un suo cugino, Franck Bruno jr. detto "Frankie", che gli insegnò i primi rudimenti.[27][36] Iniziò così a trascorrere moltissimo tempo chiuso in camera o nella soffitta della casa al 68 di South Street a far pratica. Colpita dall'impegno del figlio, nel Natale del 1964 la madre Adele gli comperò una chitarra elettrica Kent di costruzione giapponese e un amplificatore. La strumentazione, acquistata in un negozio musicale nel centro di Freehold, era costata 60 dollari che la madre si era fatta prestare e che restituì con regolari rate mensile presso un ufficio locale in cui si recava puntualmente accompagnata dal figlio. La chitarra, a cui Springsteen dedicò in seguito la canzone The Wish, aprì nuovi orizzonti musicali al ragazzo che iniziò a rivolgersi maggiormente al mondo esterno facendolo uscire dal suo isolamento.[37][27][38]

La madre Adele, a differenza del marito, amava la musica e il ballo. Era anche lei una fan di Elvis e nel 1961 portò il figlio dodicenne e la sorella Ginny ad assistere a un concerto di Chubby Checker (autore della hit The Twist) ad Atlantic City. Da adolescente Springsteen rimase influenzato dalla musica delle stazioni radio di New York e Filadelfia.[39] In seguito rimase impressionato anche da altre esibizioni all'Ed Sullivan Show, come quelle degli Animals e Beatles nel 1964; fu colpito da tutta la cosiddetta British invasion con i gruppi britannici che si stavano affermando anche negli Stati Uniti, tra i quali i Rolling Stones e gli Who, ma in generale da tutta la nuova musica rock del periodo.[18][27][37][40]

Il primo brano rock che Springsteen imparò a suonare con la sua nuova chitarra elettrica fu Twist and Shout degli Isley Brothers poi riproposta con enorme successo dai Beatles. La canzone fu utilizzata da Springsteen per tutta la sua carriera come bis alla fine dei concerti.[41]

I primi gruppi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1965 il quindicenne Bruce Springsteen fu ammesso come chitarrista ritmico nei The Rougues, un gruppo di ragazzi di Freehold con i quali esordì durante una festa da ballo per teenagers. Subito dopo però la band si sciolse e Springsteen tornò a casa impegnandosi testardamente a migliorare la sua tecnica chitarristica.[41]

L'ingresso del Cafe Wha? nel Greenwich Village a New York dove i Castiles si esibirono nel gennaio del 1967.

In seguito Springsteen fu ammesso nei The Castiles, un gruppo capeggiato dal suo coetaneo e compagno di scuola George Theiss che in quel periodo usciva con Ginny Springsteen, matricola alla scuola superiore. Il gruppo, il cui nome derivava dalla marca di uno shampoo allora di moda,[42] aveva un repertorio che era quello tipico dei gruppi di adolescenti dell'epoca, amanti del nuovo rock che iniziava ad arrivare dall'Inghilterra. I ragazzi furono aiutati da Gordon "Tex" Vinyard e dalla moglie Marion che li accolsero nella loro casa al 39 di Center Street nel cui salotto si svolgevano le prove. Vinyard, trentaduenne, non era un musicista, me si propose come mentore e manager del gruppetto di adolescenti e riuscì a trovare per loro qualche ingaggio nelle feste studentesche.[43] I Castiles cominciarono anche a partecipare alle competizioni tra band. Fu durante una di queste che Springsteen incontrò Steven Van Zandt, un giovane chitarrista appena più giovane di lui che diventerà il suo miglior amico e principale collaboratore.[44]

Il batterista Bart Haynes, finita la scuola, si arruolò nei Marines e nel 1967 fu ucciso in combattimento in Vietnam. Questo episodio segnò la vita del giovane Springsteen e di qui nacque il suo interesse per la vita dei reduci, ai quali dedicherà in futuro molto impegno sia artistico che economico.[45].

I Castiles registrarono anche due canzoni, That's What You Get e Baby I (entrambe a firma Springsteen-Theiss), per un 45 giri che non fu mai pubblicato e furono ingaggiati per tenere una serie di spettacoli al Cafe Wha? nel Greenwich Village a New York.[45][46] Il gruppo si sciolse nell'estate del 1968 nonostante avesse raggiunto una certa notorietà nel New Jersey. Ormai quasi adulti Springsteen, Theiss e soci erano cresciuti molto nei due anni passati insieme e, finita la scuola, aveva iniziato a intraprendere strade diverse.[47]

Il lungomare di Asbury Park.

Springsteen si iscrisse all'università nel 1967 all'Ocean County Community College e vi rimase un paio d'anni. Con due ragazzi appena più giovani di lui conosciuti al campus formò agli Earth, un power trio sul modello dei Cream e degli Experience di Jimi Hendrix del quale era il chitarrista e cantante e che si esibiva prevalentemente nel circuito universitario con discreto successo.[48][49][50]

All'inizio del 1969 Springsteen iniziò a frequentare Asbury Park, località di villeggiatura del Jersey Shore che offriva molte opportunità ai musicisti con i suoi club e i locali sparsi lungo tutta la costa. Uno tra i più influenti era l'Upstage Club che, dopo la chiusura, rimaneva a disposizione dei musicisti per improvvisazioni e jam session che potevano durare tutta la notte. Springsteen, che aveva abbandonato la chitarra Kent per una fiammante Gibson Les Paul, si fece immediatamente un nome e con due frequentatori abituali dell'Upstage, il batterista Vini Lopez e l'organista Danny Federici, formò un gruppo che prese il nome di Child.[51]

Il gruppo dopo pochi mesi cambiò nome in Steel Mill ("acciaieria") e grazie alla guida di Carl "Tinker" West, un costruttore di tavole da surf che divenne il loro manager, ebbe parecchi ingaggi nel 1969 e si fece un nome nel New Jersey e nei dintorni fino alla Virginia, al punto che Richmond, la capitale dello stato, divenne per loro una seconda casa. Nell'inverno del 1970 gli Steel Mill, di cui Springsteen era divenuto nel frattempo il leader e principale compositore, suonarono anche in California al Matrix di Berkeley, un locale hippie di proprietà di Marty Balin cantante dei Jefferson Airplane.[52][53] A San Francisco fecero anche un provino al Fillmore e registrarono alcune demo per Bill Graham che offrì loro anche un contratto discografico, ma Springsteen e i suoi rifiutarono, pare per l'esigua offerta economica. Nel 1970 Steven Van Zandt divenne il bassista del gruppo e gli Steel Mill, che nel frattempo avevano aggiunto all'organico il cantante Robbin Thompson, continuarono ad esibirsi e ad avere un discreto successo fino all'inizio del 1971 quando Springsteen sciolse il gruppo.[54][55]

La Bruce Springsteen Band[modifica | modifica sorgente]

Il bassista Garry Tallent iniziò a suonare con Springsteen sin dal 1971 nella Bruce Springsteen Band.

Springsteen voleva chiudere con l'esperienza degli Steel Mill e formare un gruppo suo. Iniziò a progettare la cosa nell'inverno del 1971: un gruppo allargato che superasse il rock chitarristico e duro degli Steel Mill per un repertorio più centrato sulle sue composizioni e su un genere più vicino a Van Morrison, artista irlandese del quale amava molto lo stile. Una miscela di rock, blues, jazz e gospel che doveva diventare il punto di riferimento della loro musica.[56]

L'ultima esibizione degli Steel Mill fu il 23 gennaio 1971 e per tutti i primi mesi di quell'anno Springsteen e gli altri si esibirono sotto diversi nomi all'Upstage e in altri locali dello shore. Nelle band di volta in volta capitanate da Springsteen e Van Zandt si esibivano spesso anche John Lyon, cantante e armonicista poi noto come Southside Johnny, e altri musicisti della zona. A marzo Springsteen e i suoi amici di Asbury Park aprirono anche una serata per la Allman Brothers Band.[57]

Mentre dava forma alla sua band, Springsteen mise in piedi un gruppo allargato e numeroso noto come Dr. Zoom and the Sonic Boom che realizzò due date nel maggio di quell'anno. Nello stesso periodo si esibì la Sundance Blues Band, capitanata da Van Zandt con Southside Johnny all'armonica, Garry Tallent al basso, Vini Lopez alla batteria, Joe Hastrom alla chitarra presto sostituito da Springsteen.[58][59] I Dr. Zoom and the Sonic Boom rappresentarono il passaggio dal suono heavy metal degli Steel Mill a quello che renderà celebre Springsteen in seguito.[60]

Con i Sonic Boom come embrione iniziale, Springsteen decise di formare un gruppo più grande, di dieci elementi, con una sezione di fiati e un coro femminile e con Tinker West come manager. Alle audizioni per i nuovi musicisti partecipò anche una giovane liceale con i capelli rossi, Patti Scialfa, che fu rifiutata perché troppo giovane. La formazione inizialmente era piuttosto eterogenea, anche se poi si stabilizzò intorno ad un nucleo formato dai vecchi membri degli Steel Mill a cui si aggiunsero il chitarrista e tastierista di estrazione jazz David Sancious e Tallent al basso.[57] La formazione a dieci durò poco per mancanza di ingaggi e col nome di Bruce Springsteen Band si ridusse a un quintetto comprendente il leader, Sancious, Tallent, Van Zandt e Lopez a volte accompagnati da una sezione di fiati.[58][61] Il nuovo gruppo esordì il 10 luglio del 1971 e rimase insieme, tra alti e bassi, fino all'aprile del 1972 senza però raggiungere i risultati e il successo degli Steel Mill.[62]

Nel frattempo Springsteen stava migliorando la sua tecnica compositiva e aveva iniziato a esibirsi regolarmente da solo, di norma accompagnato dalla sua chitarra acustica. Cominciò a cancentrarsi di più sull'aspetto narrativo dei testi che stavano diventando sempre più lunghi, complessi e personali, ambientati nei luoghi conosciuti e popolate dai personaggi sempre diversi e pittoreschi che diventeranno una caratteristica peculiare di tutta la sua carriera. Indeciso se puntare sul suo lavoro con il gruppo, che non gli interessava più tanto, o su quello come cantautore in versione acustica, Springsteen decise alla fine di preferire quest'ultimo.[63]

Il contratto con la Columbia Records[modifica | modifica sorgente]

Clive Davis, presidente della Columbia Records, fu tra i principali sostenitori di Springsteen al tempo della firma del suo primo contratto discografico.

Nel novembre del 1971 Tinker West, che non faceva più il manager per la band di Springsteen, ma continuava a credere alle sue possibilità di successo, organizzò un incontro con Mike Appel e Jim Cretecos, due parolieri che volevano espandere la loro attività nel campo della produzione e del management. L'audizione fu breve e inconcludente. Springsteen iniziò a pensare di trasferirsi definitivamente in California, dove trascorse il periodo delle vacanze natalizie, non prima di aver praticamente sciolto il suo gruppo, ma poi tornò sulla Costa Est e si rifece vivo con Appel. La seconda audizione si tenne nel febbraio del 1972 e questa volta Springsteen, che nel frattempo aveva composto un gran numero di nuove canzoni, fece colpo su Appel e il suo socio. I due lavoravano per la sitcom La famiglia Partridge per la quale scrivevano i testi delle canzoni originali, ma per seguire Sprigsteen decisero di lasciare tutto e di mettere in discussione anche la loro sicurezza economica. Pochi giorni dopo fecero firmare al cantautore un contratto e fondarono una nuova società, la Laurel Canyon, interamente dedicata allo sviluppo della carriera di Springsteen. Per mesi Appel si adoperò per trovare una casa discografica interessata al suo promettente cliente.[64][65]

Nella primavera del 1972 Appel decise di puntare in alto e cercò di contatare Clive Davis, presidente della più importante casa discografica di New York, la Columbia Records. Poiché Davis era indisponibile, chiamò John Hammond, considerato il più importante talent scout dell'industria discografica, colui che aveva scoperto Bob Dylan e in precedenza aveva ingaggiato per la Columbia artisti del calibro di Billie Holiday, Count Basie, Pete Seeger e ancor prima Bessie Smith e Benny Goodman. L'insistenza di Appel fu tale che alla fine riuscì ad ottenere un appuntamento con Hammond per il 2 maggio. Il provino di Springsteen, che si esibì accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, convinse Hammond che nel giro di pochi giorni fece registrare a Springsteen alcune demo da sottoporre ai vertici della Columbia. Clive Davis stesso si convinse della bontà di quello che aveva sentito e decise di mettere sotto contratto il giovane cantautore. In realtà l'accordo fu firmato con la Laurel Canyon, dopo che Springsteen aveva di fatto concesso alla società di Appel il controllo completo della sua carriera, i diritti sulle canzoni e sulle registrazioni, in pratica la maggior parte degli ipotetici ricavi ottenibili dalla produzione dei dischi e dei concerti.[66][67]

L'esordio discografico[modifica | modifica sorgente]

Sostenuto dai vertici della Columbia, che credevano di avere per le mani una sorta di "nuovo Dylan" poiché l'avevano visto esibirsi con la chitarra acustica nelle vesti del tipico cantautore "folk" allora di moda, Springsteen si preparò per la registrazione del suo primo album.[68] Per l'occasione chiamò i suoi amici di Asbury Park che, dopo lo scioglimento della Bruce Springsteen Band, si erano dispersi e stavano cercando di guadagnarsi da vivere senza di lui. La decisione di utilizzare la sua band era per Springsteen un fatto naturale che prese alla sprovvista Appel e i discografici della Columbia. Il manager si aspettava di realizzare un disco in stile folk, dominato dalla chitarra, dai testi e dalla voce roca e sofferta di Springsteen e non di sentire le canzoni suonate con un arrangiamento rock. Analogamente la Columbia pensava di affiancare a Springsteen un gruppo di rodati session men per realizzare un disco sul modello vincente dei cantautori allora in voga come James Taylor, Carole King, Carly Simon o lo stesso Bob Dylan. Anche grazie all'appoggio di Clive Davis e contro il parere di John Hammond, Springsteen poté utilizzare il suo gruppo con Vinnie Lopez alla batteria, Garry Tallent al basso e David Sancious alle tastiere.[69] Il solo Steve Van Zandt fu escluso e partecipò solo alle prime fasi delle registrazioni.[70]

Una insegna sulla spiaggia di Asbury Park che richiama la copertina del primo album di Bruce Springsteen.

Greetings from Asbury Park, N.J. fu registrato in sole tre settimane a cavallo tra giugno e luglio del 1972 presso i 914 Sound Studios a Blauvelt nello stato di New York, studi di registrazione economici e fuori mano scelti per non sprecare il budget messo a disposizione dalla casa discografica. La band incise una decina di canzoni comprese alcune tra quelle che Springsteen aveva suonato nei suoi provini acustici, come It's Hard to Be a Saint in the City e For You. Quando Clive Davis ascoltò il risultato rispedì indietro il disco perché secondo lui nessuna canzone aveva il potenziale commerciale per affermarsi come una hit. Springsteen allora compose velocemente due nuovi pezzi, Blinded by the Light e Spirit in the Night che furono registrati dopo che la band era stata congedata. Springsteen suonò tutti gli strumenti e solo per la parte di batteria richiamò Lopez. Per questi due pezzi però volle la presenza di Clarence Clemons, un sassofonista che aveva conosciuto l'anno prima durante una esibizione della Bruce Springsteen Band e di cui era diventato amico.[71]

L'album fu pubblicato nel gennaio del 1973 e il titolo è un omaggio alla città dove Springsteen e i suoi amici avevano mosso i primi passi. Per la copertina fu scelta la rielaborazione grafica di una cartolina illustrata degli anni sessanta che richiamava l'atmosfera del luogo dove il cantante sentiva di avere le sue radici.[72] Parte della critica accolse molto bene il disco, ma nonostante l'impegno della Columbia per la promozione dell'album, anche per l'insistenza di Davis, i risultati di vendita furono deludenti, con circa 25.000 copie vendute nei primi mesi, molto al di sotto delle aspettative.[73] Lo scarso successo del disco dipese, oltreché dalla produzione non sufficientemente professionale, dall'equivoco iniziale secondo cui Springsteen doveva apparire come una sorta di folksinger, senza tener conto dei suoi trascorsi e della sua vena rock and roll. La critica, peraltro abituata e ormai stufa di sentirsi proporre artisti emergenti definiti come il "nuovo Dylan", faticò ad inquadrare l'album che era stato prodotto senza risolvere l'ambiguità di fondo: un album troppo rude e movimentato se paragonato alla musica soft rock dei cantautori alla James Taylor e che nello stesso tempo non riusciva ad esprimere completamente la vena rock di Springsteen e della sua band.[74][75]

Nel frattempo Springsteen aveva rimesso insieme la sua band per la sua prima tournée organizzata da Appel che iniziò nell'autunno del 1972. Oltre a Lopez e Tallent, furono arruolati Clemons al sassofono e Danny Federici al posto di Sancious che però si riunì al gruppo nella primavera del 1973.[76][77] A discapito dell'insuccesso discografico, Springsteen e la sua band stavano iniziando a imporsi grazie al passaparola e alle loro esibizioni dal vivo.[78]

Il secondo album[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver aperto per alcune date dei Chicago, gruppo in forza alla Columbia Records e di grande successo all'epoca, Springsteen iniziò a lavorare sul suo secondo album nel maggio del 1973. Le registrazioni, che si svolsero sempre negli economici studi di Blauvelt, si alternavano all'attività dal vivo, vera fonte di sostentamento per la band, e durarono fino al mese di settembre.[79] The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle fu pubblicato l'11 novembre e ricevette entusiastiche recensioni da parte di alcuni critici musicali, ma ebbe uno scarso successo commerciale, di poco superiore a quello di Greetings. Il disco non aveva un brano trainante e fu per lo più ignorato dalle radio, anche se qualcuna iniziò a trasmettere con regolarità Rosalita. Inoltre la scarsa attività di promozione della Columbia, dovuta anche al fatto che il presidente Clive Davis, il principale "sponsor" interno, era stato licenziato in primavera, non favorì la sua diffusione.[80] La Columbia nello stesso periodo stava spingendo molto di più Billy Joel, considerato più commerciale, a discapito del disco di Springsteen. Le canzoni di The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle contribuirono però ad ampliare il repertorio della band che continuava, lentamente ma incessantemente, a veder crescere il suo pubblico. I pezzi più energici, come Rosalita e E Street Shuffe, divennero presto molto apprezzate nei concerti.[81][82]

Per il suo secondo disco Springsteen compose e registrò un gran numero di canzoni che poi rimasero escluse dalla scaletta finale, una pratica che diverrà molto comune in seguito. Tra queste Thundertrack, una delle preferite dal pubblico, Zero and the Blind Terry e il potenziale successo The Fever, canzone inclusa da Mike Appel in un rarissimo 45 giri promozionale e che sarà incisa da Southside Johnny nel 1976, prima delle tante canzoni di successo "donate" da Springsteen a altri artisti.[83]

Il futuro del rock and roll[modifica | modifica sorgente]

Uno degli eventi-chiave nella carriera di Springsteen avvenne il 9 maggio 1974. A Cambridge nel Massachusetts, durante un concerto di Bonnie Raitt cui Springsteen e la sua band facevano da gruppo spalla, il pubblico decretò un capovolgimento dei ruoli, richiamando a gran voce l'artista del New Jersey alla fine dello spettacolo e chiedendogli di esibirsi nuovamente.[84] Alcuni giorni dopo Jon Landau, critico musicale di Rolling Stone, scrisse sul settimanale The Real Paper di Boston:

(EN)
« Last Thursday, at the Harvard Square theatre, I saw my rock 'n' roll past flash before my eyes. And I saw something else: I saw rock and roll future and its name is Bruce Springsteen. And on a night when I needed to feel young, he made me feel like I hearing music for the very first time. »
(IT)
« Giovedì scorso, al Harvard Square Thaetre, ho visto brillarmi davanti agli occhi i miei trascorsi rock 'n' roll. E ho visto qualcos'altro. Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. In una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la prima volta. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])

Dopo aver scritto l'articolo che contiene una delle frasi più citate della storia del rock,[84] Landau divenne amico di Springsteen e suo più fidato collaboratore, come produttore discografico a partire da Born to Run e poi manager dall'estate del 1978 e per tutti gli anni a venire.

Il grande successo[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio del 1974 la band iniziò a lavorare sulle prime canzoni del nuovo album. A febbraio Vini Lopez fu licenziato per un litigio con Steve Appel, fratello di Mike, e fu sostituito da Ernest Carter, un batterista amico di David Sancious anch'egli veterano dell'Upstage Club.[85] In agosto i due lasciarono il gruppo, che nel frattempo iniziava a farsi chiamare E Street Band, per formare una formazione fusion e furono sostituiti dal batterista Max Weinberg e dal pianista Roy Bittan ingaggiati mediante un'inserzione su un giornale.[86]

Max Weinberg sostituì Ernest "Boom" Carter nell'agosto del 1974 e entrò nella E Street Band insieme Roy Bittan.

Per Springsteen il terzo album si prospettava essere quello decisivo. Un altro insuccesso avrebbe rischiato di compromettere definitivamente la sua carriera.[87] Nei primi mesi, tra una data e l'altra dei concerti, furono incise diverse canzoni negli 914 Sound Studios di Blauvelt. Il lavoro procedeva i rilento e con risultati deludenti. L'unica canzone che si riuscì a finire fu Born to Run, pezzo che sembrava adatto a diventare un successo e che finì per dare il titolo all'album. Più volte Springsteen, insoddisfatto, fu sul punto di annullare tutto e propose di registrare tutte le canzoni dal vivo in studio o in concerto.[88][89]

Nel frattempo l'attività live procedeva bene e Springsteen iniziava ad avere sempre più estimatori in quella che era la dimensione più congeniale al gruppo. L'articolo di Jon Landau, pur pubblicato in una rivista locale, colpì parte della critica e i discografici della Columbia che ricominciarono a nutrire un certo interesse per Springsteen. Inoltre, dopo un inizio lento, le vendite di The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle iniziarono a salire avvicinandosi alle 100.000 copie nell'agosto del 1974.[90]

Visto l'andamento scoraggiante del lavoro sul nuovo disco, Springsteen chiese aiuto a Jon Landau, del quale nel frattempo era diventato amico, e lo volle alla co-produzione del disco. La prima cosa che Landau riuscì a ottenere fu quella di spostare le registrazioni in uno studio migliore. In generale riuscì a impostare il lavoro a un livello più professionale, ma soprattutto consigliò e guidò Springsteen, preoccupato di non riuscire a fare un disco adeguato alle sue aspettative.[91] Visto che rischiava di essere il suo ultimo lavoro, il cantautore voleva dare tutto quello che aveva per fare il miglior disco possibile, ma il suo perfezionismo contribuì solo a dilatare i tempi delle registrazioni.[92] Il lavoro riprese presso i Record Plant di New York dove tutte le canzoni furono registrate da capo.[93] Nel complesso la realizzazione del disco durò circa 18 mesi e Born to Run fu pubblicato il 25 agosto del 1975.[88][94]

Springsteen con la celebre chitarra che compare sulla copertina di Born to Run, un ibrido tra una Fender Telecaster e una meno nota Fender Esquire, modello sostanzialmente identico, ma dotato di un solo pick-up. L'acquistò nel 1973 in un negozio di strumenti del New Jersey per 185 dollari. Si trattava di una Telecaster del 1953 restaurata con l'aggiunta del manico di una Esquire dello stesso periodo. Secondo Springsteen «... è una Telecaster, ma non è del tutto corretto. È una mezzosangue, se vogliamo.»[95] La stessa chitarra, divenuta uno dei simboli più riconoscibili del cantautore, compare anche sulle copertine di Human Touch, di Wrecking Ball e del suo Greatest Hits.

L'album fu sostenuto da una imponente attività promozionale da parte della Columbia, basata non più sull'idea del "nuovo Dylan", ma sullo slogan coniato da Landau, "il futuro del rock and roll". Nell'agosto del 1975 Sprinsteen realizzò dieci spettacoli in cinque serate sold out al Bottom Line di New York. I concerti attirarono l'attenzione dei media e uno di essi fu trasmesso dalla stazione radio WNEW-FM.[96][88][97] Born to Run, ancor prima della sua uscita, divenne uno degli album più attesi dell'anno e la canzone omonima divenne una delle più trasmesse dalle radio.[90] A luglio i primi due album rientrarono insieme nella classifica di Billboard.[98][99]

L'attenzione per Springsteen e per l'album divenne enorme. Il 27 ottobre Time e Newsweek, i due più letti settimanali statunitensi, dedicarono in contemporanea le rispettive copertine al nuovo "eroe del rock".[100] L'approccio e gli articoli furono però di carattere diametralmente opposto.[101] Sulla copertina di Time campeggiava lo slogan Rock's New Sensation e l'articolo era piuttosto favorevole a Spingsteen anche se l'autore Jay Crocks sottolineava che l'enfasi data dalla stampa era forse un po' esagerata.[102] La copertina del rivale Newsweek riportava invece un titolo più critico, Making of a Rock Star, e l'articolo scritto da Maureen Orth si concentrava sul modo in cui l'industria discografica costruiva le proprie star.[103] Springsteen, secondo lei, era una creazione della Columbia e dietro di lui c'era un gruppo di manipolatori che volevano imporre un prodotto senza contenuto. Springsteen veniva paragonato addirittura alla Coca Cola.[101] Molto si discusse all'epoca sul nuovo "fenomeno Springsteen" e, accanto a molti critici entusiasti, ci fu chi parlò apertamente di montatura.[104]

L'album entrò nella classifica di Billboard alla posizione 86 nei primi giorni di settembre e poi, in poche settimane, raggiunse il suo picco alla terza posizione.[105][106] Il singolo Born to Run arrivò alla posizione 29 della classifica dei 45 giri, ma fu molto trasmesso alla radio e trascinò le vendite del 33 giri.[107] Le canzoni del disco divennero i pezzi forti dei concerti nel tour nazionale che iniziò dopo l'esibizione al Bottom Line e che durò fino alla fine dell'anno. In novembre Springsteen con la E Street Band, che aveva ormai assunto la sua conformazione più stabile dopo che in luglio era stato aggiunto all'organico Steve Van Zandt come chitarrista ritmico, realizzò una breve tournée europea con due date all'Hammersmith Odeon di Londra e due date a Stoccolma e Amsterdam.[108]

Il 24 gennaio del 1976 fu pubblicato un secondo singolo tratto da Born to Run con Tenth Avenue Freeze-Out e She's the One e in aprile Springsteen e la band iniziarono un nuovo tour che durò tutto l'anno.[88][109]

La causa con Mike Appel[modifica | modifica sorgente]

Con l'anno nuovo i contratti quinquennali stipulati da Springsteen con Mike Appel si avvicinavano alla scadenza (Jim Cretecos se n'era andato dalla Laurel Canyon nel 1974). I due iniziarono quindi a trattare l'eventuale rinnovo. Fu a questo punto che il cantante si rese conto del fatto che Appel controllava tutto, i sui soldi, la sua carriera e soprattutto le sue canzoni. Quando gli accordi erano stati firmati, nel 1972, per Springsteen il rapporto con il suo manager era basato sulla fiducia reciproca. Appel aveva rischiato tutto per spingere la sua carriera e di questo gli era riconoscente, ma ora si rendeva conto di non aver nessun controllo sulla sua attività artistica. C'era in ballo anche un anticipo di 500.000 dollari che Appel era riuscito ad ottenere dalla Columbia. Si arrivò presto ad una rottura insanabile.[110] Prima una causa intentata da Springsteen nei confronti di Appel che rispose con una controcitazione. Il tribunale dispose che Springsteen non avrebbe potuto registrare nulla senza l'approvazione di Appel, tanto meno con la produzione di Jon Landau. La causa, che coinvolse anche la Columbia/CBS Records, si trascinò per un anno e in quel periodo l'attività discografica si bloccò completamente.[111][112]

Nella primavera del 1977, dopo molti alti e bassi, la causa sembrava volgersi a favore di Springsteen che però decise di non infierire sul suo ex-manager. Il 22 maggio del 1977 si arrivò così ad un accordo extragiudiziale che lasciava libero Springsteen.[113] Appel avrebbe ricevuto 800.000 dollari e la metà dei diritti della canzoni pubblicate per la Laurel Canyon.[114] Disse Springsteen a proposito della fine della causa con Appel: «Voglio liberarmene, però lui c'è stato quando ne ho avuto bisogno. Quel che riesce a ottenere se l'è meritato.»[115]

Per tutto il 1976 e per i primi mesi del 1977, Springsteen e la band, non potendo registrare dischi, svolsero una intensa attività dal vivo, ancora sotto il controllo di Appel che, almeno formalmente, era ancora il manager del cantante. Finanziariamente le cose non andavano bene e, nonostante il successo di Born to Run e la fama raggiunta, con la causa in corso il denaro faticava ad arrivare nelle tasche dei musicisti.[116] Alcuni membri della E Street Band riuscirono ad ottenere ingaggi per partecipare alla registrazione di dischi di altri artisti. Roy Bittan e Max Weinberg, ad esempio, parteciparono all'incisione di Bat Out of Hell di Meat Loaf, un album che ebbe un grande successo commerciale nel 1977.[117] Steve Van Zandt riuscì a far registrare alla E Street Band band un 45 giri con Ronnie Spector, la ex-cantante delle The Ronettes. Per la prima volta il nome del gruppo comparve sulla copertina di un disco.[118] All'inizio del 1977 sembrava però che non ci fossero sbocchi e che la storia della band fosse arrivata al capolinea.[119]

Nonostante i problemi legali e la cronica mancanza di soldi, la tournée del 1976 fu un grande successo e consolidò la reputazione di Springsteen e soprattutto della E Street Band. Alla fine Springsteen si convinse anche a suonare in ambienti più grandi delle sale da concerto in cui si esibiva di solito e accettò di tenere concerti nelle grandi arene sportive che aveva sempre rifiutato, iniziando a Phoenix in settembre e poi in ottobre allo Spectrum di Filadelfia, nella città dove aveva forse il maggior seguito in assoluto.[116][120]

Tra le poche note positive di quel periodo, Blinded by the Light, che fu pubblicata senza fortuna come singolo nel 1973, raggiunse la prima posizione della classifica dei 45 giri nell'interpretazione della Manfred Mann's Earth Band nel febbraio del 1977.[121]

La conferma[modifica | modifica sorgente]

Appena cinque giorni dopo la stipula dell'accordo con Mike Appel, Springsteen entrò in sala d'incisione con Jon Landau e la E Street Band per cominciare il lavoro sul nuovo album.[122] All'inizio del 1976 Springsteen aveva preso in affitto una fattoria a Holmdel, nella campagna del New Jersey, e per tutta la durata della causa aveva continuato a provare e a registrare in semi-clandestinità nuove canzoni con la band in quella che era diventata la sua base operativa.[123] Quando iniziarono le registrazioni ufficiali del nuovo disco, nei primi giorni di giugno del 1977, Springsteen aveva già composto, provato, registrato o solo abbozzato decine di canzoni e molte altre sarebbero nate nell'anno trascorso a lavorare su Darkness on the Edge of Town, il suo quarto album che fu pubblicato nel giugno del 1978.[124]

Jimmy Iovine in una foto del 2002. Produttore di successo e fondatore della Interscope Records, lavorò come tecnico del suono per Springsteen in molti suoi dischi tra cui Born to Run e Darkness on the Edge of Town.

Lo stile compositivo era cambiato. Dalla manciata di canzoni registrate per Born to Run sulle quali aveva lavorato in modo maniacale in studio per più di un anno, Springsteen era passato a comporre di getto abbozzi di canzoni e che poi cuciva insieme e rielaborava di continuo. Frammenti di musica e di testo passavano da una canzone all'altra fino al raggiungimento del risultato finale, brani dotati di una struttura più semplice, con arrangiamenti meno elaborati rispetto ai suoi dischi precedenti.[125] Alla fine le canzoni provate e registrate in forma più o meno completa furono una settantina.[126] Solo dieci di esse furono poi scelte per comporre la scaletta finale del disco che per altro fu cambiata diverse volte nel corso dei mesi. La cura maniacale per i dettagli però non diminuì e il supporto di Jon Landau come produttore fu decisivo per aiutare Springsteen ad arginare la sua esuberanza.[125]

Ancora una volta Springsteen si trovava di fronte ad un bivio: il suo quarto album, dopo la straordinaria affermazione di Born to Run, si sarebbe rivelato decisivo. Il rischio, come sempre dopo un album di grande successo, era di non riuscire a confermere le attese. In più, visti i due anni trascorsi dalla pubblicazione di Born to Run, c'era il fondato timore che il pubblico e la critica si fossero dimenticati di lui. Perciò Springsteen non aveva fretta. Aveva stipulato un buon accordo con la sua casa discografica, questa volta senza intermediazioni, e voleva fare il miglior disco possibile.[127][125]

Le registrazioni iniziarono presso gli Atlantic Studios di New York con Landau, che aveva fatto esperienza procucendo il fortunato The Pretender di Jackson Browne, e con Jimmy Iovine come tecnico del suono. Steve Van Zandt doveva curare gli arrangiamenti e poi fu accreditato come "assistente alla produzione" sulla copertina del disco per il suo decisivo ruolo.[128] In seguito a diversi problemi tecnici, le sessioni furono spostate nei familari Record Plant dove era stato realizzato il disco precedente.[129]

L'album, che la Columbia/CBS sperava di far uscire entro la fine del 1977, fu pubblicato, dopo molti ritardi, il 2 giugno del 1978 con la tournée promozionale già iniziata e raggiunse la posizione 5 della classifica di Billboard.[130][131] La fase di post-produzione fu problematica perché Iovine e il tecnico del suono Toby Scott non riuscivano a mixare il disco come voleva Springsteen. Landau contattò allora Charles "Chuck" Plotkin, un produttore che lavorava a Los Angeles, chiedendogli il suo aiuto. Plotkin in poche ore sistemò le cose, fondamentalmente aumentando il volume del basso elettrico di Tallent e la grancassa di Weinberg, dando alla musica più profondità e conferendo al disco il suono deciso e oscuro che ne è una delle caratteristiche principali.[132][125] Darkness suscitò reazioni molto positive da parte della critica ma, pur essendo entrato subito nella top ten, non riuscì a rimanervi a lungo. I due singoli pubblicati, Prove It All Night e Badlands, si fermarono alle posizioni 33 e 42.[133]

Il 23 maggio del 1978 a Buffalo Springsteen inaugurò il lunghissimo tour nazionale per la promozione di Darkness che si concluse dopo 115 date il 1º gennaio dell'anno successivo.[134] La tournée è considerata una delle più celebri della storia del rock e diede ampio risalto a Springsteen che per sette mesi girò gli Stati Uniti riempiendo quasi sempre i teatri e le arene sportive più importanti.[135][136] Con la scaletta resa più robusta dall'innesto delle canzoni del nuovo album e dalle molte che invece ne furono escluse, ma che divennero parte integrante del suo repertorio insieme a decine di cover e classici del rock and roll, i concerti si dilatarono, vere maratone musicali che spesso sfioravano le tre ore, al punto che lo spettacolo fu diviso in due parti con l'inserimento di un breve intervallo tra le due sezioni. In realtà in alcune zone degli Stati Uniti, in particolare quelle del sud, ci furono sale non sempre piene e un'accoglienza un po' fredda. Lo scopo della tournée era però anche quella di far conoscere Springsteen negli stati dove era meno noto.[137] In compenso Springsteen e la band fecero il tutto esaurito per tre sere al Madison Square Garden di New York.[134]

La consacrazione[modifica | modifica sorgente]

Bruce Springsteen durante un concerto a Drammen in Norvegia nel maggio 1981 durante la sua prima vera tournée europea.

Le sedute per il quinto album iniziarono nel maggio del 1979 presso lo studio Power Station di New York, ritardate da un incidente motociclistico che fermò Springsteen per qualche tempo.[138] Le registrazioni dovevano durare poche settimane che poi si dilatarono, come di consueto, in mesi. Il disco, la cui uscita era prevista nelle intenzioni della casa discografica per il periodo delle festività natalizie del 1979, era inizialmente basato sul gruppeto di canzoni che Springsteen aveva più volte suonato durante la tournée di Darkness e il veloce pezzo rock The Ties That Bind avrebbe dovuto dargli il titolo. In realtà il numero delle canzoni che Springsteen fece provare alla band continuava ad aumentare finché il cantante riuscì a convincere la Columbia a produrre un album doppio.[139]

Le registrazioni furono sospese in settembre quando Springsteen e la E Street Band parteciparono a due dei quattro concerti organizzati al Madison Square Garden di New York dal collettivo di musicisti denominato MUSE (Musicians United for Safe Energy, "musicisti uniti per l'energia sicura") guidato da Jackson Browne. L'evento No Nukes intendeva sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del pericolo rappresentato dall'energia nucleare soprattutto dopo l'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island avvenuto il 28 marzo dello stesso anno.[139] Come testimonianza dei concerti nel 1980 furono realizzati un film/documentario e un triplo album che rappresenta la prima apparizione di Bruce Springsteen e della E Street Band in un disco dal vivo.[140][141]

Le session continuarono in autunno e nell'inverno successivo e The River fu pubblicato il 17 ottobre del 1980.[142] Il brano che diede il titolo all'album fu presentato in anteprima durante i concerti del MUSE ed era ispirato e dedicato alla sorella Ginny, rimasta incinta a 17 anni come la Mary protagonista della canzone.[143] Per Springsteen The River fu il disco della consacrazione. Da un punto di vista musicale e dei testi proseguiva e completava quanto iniziato nell'album precedente. L'ossatura è costituita da veloci pezzi rockabilly che si susseguono in modo incalzante, inframezzati da alcune ballate più lente e meditate e da pezzi country. Pochi accordi in brani dalla struttura più semplice rispetto alle composizioni del passato.[144]

The River fu il primo album di Springsteen ad arrivare in vetta alla classifica statunitense rimanendovi quattro settimane dopo aver esordito in quarta posizione.[145][146] Prodotto da Springsteen, Landau e Van Zandt, vendette più di un milione e mezzo di copie prima della fine dell'anno e in seguito arrivò a conquistare 5 dischi di platino negli Stati Uniti.[147] Hungry Heart, definito da John Lennon «il miglior singolo di rock 'n' roll dai tempi dei Beatles»,[148] fu inoltre il primo 45 giri di Springsteen a entrare nella top ten raggiungendo la quinta posizione.[149]

Il 3 ottobre iniziò la tournée promozionale di The River che durò quasi un anno per un totale di 140 concerti. Tra l'aprile e il giugno del 1981 Springsteen si esibì anche fuori dagli Stati Uniti, in quello che fu di fatto il suo primo vero tour europeo non considerando la breve apparizione del 1975. Nonostante la presenza dei nuovi scatenati pezzi del nuovo album, Springsteen e la band continuavano ad inserire in scaletta cover di classici del rock and roll, dei Creedence Clearwater Revival e di altri pezzi amati in gioventù dal cantante, ma fece il suo esordio anche il folk di Woody Guthrie con la classica This Land Is Your Land.[30]

Gli anni ottanta e il successo mondiale[modifica | modifica sorgente]

Un registratore a cassette Tascam Portastudio, simile a al modello 144 con cui Springsteen registrò le tracce del suo Nebraska nel gennaio del 1982. La grande novità dell'apparecchio, prodotto dalla divisone professionale della giapponese TEAC, era il fatto che l'audio multitraccia veniva registrato su normali musicassette e non su nastri a bobina da 1 pollice.

Terminata la tournée di The River, armato di chitarra acustica e armonica, Springsteen si chiuse nella sua casa e iniziò a registrare una serie di provini di un gruppo di nuovi brani che aveva composto nei due anni precedenti. Canzoni più riflessive, che rimandavano alla sua infanzia a Freehold, in parte autobiografiche. Il 3 gennaio del 1982, assistito dal suo tecnico delle chitarre Mike Batlan, incise 15 canzoni su un registratore semiprofessionale a quattro piste Tascam. Nei mesi successivi le canzoni furono provate con la E Street Band in versione elettrica e poi incise nuovamente in studio in modo professionale ma sempre in versione acustica. Alla fine Springsteen e Landau, non soddisfatti del risultato, decisero di recuperare le tracce registrate col Tascam per un nuovo album così com'erano.[150] Nebraska, pubblicato in ottobre, sorprese la critica e il pubblico: canzoni acustiche, cupe e a tratti amare, con un suono grezzo, essenziale e poco rifinito, ma molto personale e riconoscibile. Il disco acustico che John Hammond e i discografici della Columbia si aspettavano all'inizio della carriera di Springsteen era stato alla fine realizzato.[151] Dopo i fasti del poderoso rock di The River la casa discografica accettò con qualche perplessità il nuovo disco, ma i risultati di vendita, pur non eccezionali, furono comunque sorprendenti.[152] Nebraska raggiunse la terza posizione della classifica statunitense pur non potendo per ovvie ragioni essere trainato da un singolo di grande successo.[153] Atlantic City fu comunque pubblicata su 45 giri e della canzone, in seguito sempre riproposta dal vivo in una versione full band, fu realizzato il primo video clip della carriera di Springsteen.

In quel periodo Springsteen iniziò a soffrire di depressione e iniziò a frequentare regolarmente uno psichiatra. Ma iniziò anche a frequentare le palestre per mantenersi in forma e ciò lo aiutò anche da un punto di vista mentale.[154]

Proprio da un pezzo scartato da Nebraska, intitolato Born in the U.S.A. e pensato inizialmente per un film di Paul Schrader poi non realizzato, prese le mosse l'album successivo.[155] Le registrazioni iniziarono di fatto nel gennaio 1982, quando Springsteen stava cercando di dare una versione definitiva ai provini acustici che divennero Nebraska. Messe da parte le versioni full band di quelle canzoni, con il gruppo iniziò a lavorare su alcuni nuovi pezzi. Il lavoro fu più frammentario rispetto al passato. Van Zandt iniziò a pianificare la sua carriera solista come Little Steven e realizzò nel 1982 il suo primo album; anche Clemons registrò un suo album e tutti furono coinvolti nel rilancio della carriera di Gary U.S. Bonds, un cantante di rock and roll popolare nei primi anni sessanta il cui unico vero successo era stato Quarter to Three nel 1961, brano che Springsteen aveva riproposto spesso nei suoi concerti sin dai tempi di Born to Run.[156][157]

Steven Van Zandt lasciò la E Street Band nel 1984 per dedicarsi alla carriera da solista come Little Steven.

Anche questa volta il numero di canzoni registrate, oltre sessanta, poteva riempire più di un disco e alla fine del 1983 non era ancora stata stabilita la scaletta definitiva. La sensazione era che mancasse il singolo di punta per l'album. Fu allora che Springsteen compose Dancing in the Dark. Mixata da Bob Clearmountain e dominata dai sintetizzatori di Roy Bittan (una delle novità dell'intero disco), la canzone aveva un suono più commerciale rispetto alla normale produzione di Springsteen e divenne uno dei suoi maggiori successi grazie anche a un video clip, diretto da Brian De Palma, che fu massicciamente trasmesso dalle televisioni specializzate.[158] Pubblicato il 4 giugno 1984, pochi giorni dopo l'annuncio ufficiale dell'uscita di Van Zandt dalla E Street Band, l'album Born in the U.S.A. esordì al nono posto della classifica di Billboard e raggiunse la prima il 7 luglio rimanendovi per quattro settimane.[159] Rimase comunque nelle prime dieci posizioni per ben 84 settimane preceduto solo da Purple Rain di Prince. La Columbia pubblicò nel corso dei mesi ben sette singoli estratti dall'album e tutti entrarono nella top ten. Dancing in the Dark fu il singolo di maggior successo e raggiunse la seconda posizione della classifica.[160] Born in the U.S.A. fu il disco più venduto nel 1985 ed è arrivato a vendere 30 milioni di copie nel mondo di cui 15 nei soli Stati Uniti.[161][162]

Grazie a Born in the U.S.A. Springsteen si trasformò da seguitissimo musicista rock di successo a uno dei più importanti esponenti della musica mainstream degli anni ottanta.[160] L'immagine di Springsteen si affermò a livello internazionale come un'icona tipicamente americana e il successo fu enorme anche a livello internazionale. Sebbene anche Born in the U.S.A., come il precedente Nebraska, sia una esplorazione del lato oscuro del sogno americano, parte del pubblico lo percepì come un vigoroso inno patriottico.[163] Ronald Reagan stesso, durante la sua campagna presidenziale del 1984, tentò di coinvolgere Springsteen nella sua propaganda elettorale. Springsteen reagì duramente e rifiutò anche i tentativi di coinvolgimento nella disputa politica che arrivavano da parte democratica. La copertina del disco, che riporta un'immagine dell'artista ripreso di schiena sullo sfondo a stelle e strisce, è rimasta tra le più celebri di quegli anni. Il berretto rosso infilato nella tasca posteriore dei jeans apparteneva al padre di uno dei musicisti della E Street Band: Springsteen volle fare omaggio a questo umile blue collar, scomparso poche settimane prima della realizzazione del disco.[164]

La canzone che dà il titolo all'album è un'amara riflessione sul destino dei soldati e dei veterani della guerra del Vietnam. Nonostante il testo fosse piuttosto esplicito in tal senso, grazie al potente e orecchiabile ritornello, al contorno sonoro, al titolo e all'immagine di copertina dell'album, fu letta da molti come una canzone patriottica se non addirittura gingoista e non come una esplicita denuncia.[165] Anni dopo, per contrastare l'interpretazione diffusa ed errata che ormai era stata data alla canzone, Springsteen ritornò ad eseguirla in una versione acustica del tutto simile a come era stata inizialmente concepita ai tempi dei provini di Nebraska.[166]

Il tour con la E Street Band, nella quale erano entrati nel frattempo la corista Patti Scialfa e il chitarrista Nils Lofgren in sostituzione di Steven Van Zandt, iniziò il 29 giugno del 1984 e si concluse il 2 ottobre del 1985 spaziando per tutti gli Stati Uniti, l'Europa, l'Australia e il Giappone. Il successo fu clamoroso ovunque e i concerti, come sempre lunghissimi, riempirono i grandi teatri e i palazzetti sportivi per poi spostarsi negli stadi all'aperto.[167] Il successo planetario della monumetale tournée accrebbe ancor di più la fama di Springsteen. In alcuni casi, come in Giappone e in Australia, si raggiunsero livelli di fanatismo che erano stati riservati solo ai Beatles negli anni sessanta.[168][169]

Julianne Phillips, la prima moglie di Springsteen.

Il 28 gennaio 1985, Springsteen partecipò al progetto Usa for Africa registrando, insieme a numerose star della musica americana, la celebre We Are the World e lo stesso anno partecitpò al progetto Artists United Against Apartheid promosso da Van Zandt e alla registrazione dell'album Sun City.[170][171] Nel maggio del 1985, durante una pausa del tour di Born in the U.S.A., sposò con una cerimonia segreta l'attrice e modella Julianne Phillips conosciuta pochi mesi prima.[172]

Il periodo di Born in the U.S.A. rappresentò l'apice della popolarità e della visibilità di Springsteen nei media e nella cultura popolare. Per completare il momento magico Springsteen pubblicò alla fine del 1986 il suo primo album dal vivo, un monumentale quintuplo in vinile (disponibile anche in 3 CD) che ripercorreva tutto il decennio precedente riproponendo quelli che nelle intenzioni erano stati i momenti più significativa dell'intesa attività svolta con la E Street Band (che per la prima volta fu esplicitamente accreditata sulla copertina di un disco di Springsteen).[173] Live/1975-85 ebbe un successo senza precedenti per un prodotto del genere ed esordì in testa alla Billborad 200 diventando uno dei dischi dal vivo di maggior successo di tutti i tempi arrivando a vendere 13 milioni di copie negli Stati Uniti. L'operazione aumentò ancor di più la reputazione di Springsteen come uno dei migliori performer in circolazione e quella della E Street Band come uno dei migliori gruppi rock, ma suscitò anche qualche perplessità critica da parte dei fan di vecchia data che, abituati agli innumerevoli bootleg disponibili, non mancarono di segnalare alcune mancanze reputate significative nella pur lunghissima scaletta dei brani proposti.[174] Dall'album fu tratto come singolo una cover di War, canzone anti-militarista che era stata una hit di Edwin Starr nel 1970 e che entrò ancora nella top ten americana. Il secondo singolo Fire, la canzone che Springsteen aveva scritto per Elvis Presley, fu accolto fiaccamente, quasi a dimostrare che la sovresposizione mediatica di Springsteen che durava da tre anni aveva saturato un po' il pubblico.[175]

Quasi a voler intercettare l'umore del pubblico, Springsteen iniziò a lavorare su un nuovo album in studio da solo, senza la E Street Band. Le canzoni erano molto più personali e il tema fondamentale del disco era il rapporto di coppia. Il cantautore stava esplorando in tutti i suoi aspetti la vita matrimoniale con tutti i dubbi che si portava dietro.[176] Aiutato dal fido Toby Scott, Springsteen iniziò a lavorare su qualche demo nel febbraio del 1987. L'attrezzatura del suo studio personale era migliorara e ora disponeva di sintetizzatori e drum machine. In poche settimane registrò tutte le canzoni e solo alla fine chiamò, ad uno ad uno, i musicisti della E Street Band per qualche sovraincisione. Se le parti suonate dai membri del gruppo si fossero rivelate migliori di quelle registrate in proprio sarebbero state inserite nel disco. Dei contributi degli E Streeters si salvò poco: alcune parti di batteria di Weinberg, un pregevole assolo di Lofgren, qualche parte di organo di Federici e poco altro. Addirittura mancava completamente il sassofono di Clarence Clemons. I musicisti non la presero bene, si sentivano messi da parte e già qualcuno iniziava ad intuire che la storia della band potesse essere arrivata al capolinea.[177]

Tunnel of Love uscì nell'ottobre del 1987 ed esordì al primo posto della classifica (quarto album di Springsteen a raggiungere la cima nel corso degli anni ottanta), trainato anche dai primi due singoli pubblicati, Brilliant Disguise e Tunnel of Love, entrambi nella top ten.[178]

Il 25 febbraio 1988 iniziò il Tunnel of Love Express Tour. A discapito del fatto che quello appena pubblicato fosse a tutti gli effetti un album "solista", Springsteen ripartì per i concerti con la E Street Band al completo. Molte le differenze con la precedente tournée: un clima più formale, meno gigantismo. Springsteen aveva cambiato anche la posizione dei musicisti sul palco, che era strutturato per sembrare un luna park, e introdotto delle rigide regole sull'abbigliamento. Lo spettacolo iniziava con i musicisti che entravano fingendo di comperare il biglietto d'ingresso da un botteghino nel quale Terry Mcgovern, l'assistente personale di Springsteen, era sistemato vestito in frac. La tournée, che fu più breve delle precedenti, iniziò negli Stati Uniti con concerti prevalentemente tenuti nei palazzetti e poi proseguì in Europa con diverse date in grandi stadi. L'evento più importante fu il concerto a Berlino Est il 19 luglio, quando Springteen suonò davanti a una folla stimata in più di 100.000 persone.[179]

Bruce Springsteen all'aeroporto Port Bouet di Abidjan in Costa d'Avorio durante lo Human Rights Now! Tour a favore di Amnesty International nel 1988.

Proprio dall'Italia rimbalzò negli Stati Uniti la notizia del nuovo legame con Patti Scialfa: in occasione del concerto di Torino dell'11 giugno 1988 un giornalista de La Stampa, vedendo i due nei camerini dello Stadio Comunale, intitolò il suo articolo il giorno dopo Bruce e Patty nel tunnel dell'amore basandosi sul titolo del disco e la notizia venne in breve ripresa dai tabloid americani.[180]

Alla fine degli anni ottanta, Springsteen decise di sciogliere la E Street Band, liquidandola con un assegno da 2 milioni di dollari, e di trasferirsi con Patti Scialfa e con il bambino appena avuto da lei in una tenuta in California.

Gli anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Questo decennio è stato per Springsteen il periodo musicale più sterile e con meno successi di vendite. Nel 1992 Springsteen pubblica due album in contemporanea, Human Touch e Lucky Town, registrati avvalendosi di musicisti turnisti. Il risultato, sia in fatto di vendite che di apprezzamento da parte dei fan fu deludente rispetto agli album precedenti. Questi lavori, per quanto gradevoli, furono bollati come album poco interessanti, principalmente a causa dell'assenza della E Street Band.

Paradossalmente, però, proprio l'esperienza di Human Touch e Lucky Town portarono Springsteen a sperimentare nuove sonorità e nuovi modi di comporre. Nacque così nel 1993 Streets of Philadelphia (premio Oscar alla migliore canzone per il film di Jonathan Demme, Philadelphia) e nel 1995 Missing per il film di Sean Penn The Crossing Guard (Tre giorni per la verità).

Così come era già accaduto in passato (il binomio The River - Nebraska e Born in the U.S.A. - Tunnel of Love) e come accadrà in futuro (The Rising, Devils & Dust) ad un album di grande esposizione mediatica segue un lavoro più intimista, una sorta di ripiegamento su sé stesso. Nel 1995 usciva così The Ghost of Tom Joad, album semi-acustico, omaggio alla scrittura di John Steinbeck in Grapes of Wrath (Furore in italiano) e all'omonima riproposizione cinematografica di John Ford: le canzoni, quasi tutte ambientate sul confine con il Messico, parlano dei problemi degli immigrati messicani negli Stati Uniti, o della seconda guerra mondiale vista dalla gente comune.

Alla fine degli anni novanta, Springsteen riparte con un tour mondiale insieme alla ritrovata E Street Band, chiamato Reunion Tour: critica e fan hanno plaudito la scelta.

Gran parte dell'album The Rising è ispirato ai tragici eventi dell'11 settembre 2001 e racconta storie di pompieri (Into the Fire) e delle reazioni della gente comune.

La rinascita e il successo dopo il 2000[modifica | modifica sorgente]

All'indomani della strage dell'11 settembre 2001, un ragazzo gli gridò dal finestrino dell'auto: «Abbiamo bisogno di te!». La risposta di Springsteen a questo appello fu The Rising, album realizzato in collaborazione con la E Street Band e prodotto da Brendan O'Brien. Il tema trainante è ovviamente la risollevazione dell'orgoglio nazionale ferito dall'attacco, senza cadere in tematiche patriottiche: tutto l'album infatti è composto da vari generi musicali (rock, ethno, gospel) e il tema della religione è toccato in maniera globale con riferimenti continui ed espliciti al Cristianesimo, oltre ad accenni al Buddhismo e all'Islamismo.

Durante la presidenza di George W. Bush, Springsteen si schierò apertamente e duramente contro l'amministrazione americana, in particolar modo per la politica estera riferita ai conflitti in Iraq nel 2003: dopo 2 anni, nel 2005 venne pubblicata la canzone Devils & Dust per narrare le sensazioni di un soldato statunitense in guerra, contenuta nell'omonimo album, che include alcune canzoni scartate dall'album The Ghost of Tom Joad, e come già quest'ultimo e Nebraska dalle sonorità prevalentemente acustiche.

L'album Devils & Dust fu il primo disco di Springsteen ad essere sottoposto alla censura e al bollino di avvertimento a causa della canzone Reno, un pezzo che narra in dettaglio di un rapporto sessuale tra un uomo disperato e una prostituta. La catena di caffetterie statunitensi Starbucks si rifiutò per questo motivo di commercializzare l'album.[181]

Al repertorio e alla musica del folk-singer Pete Seeger è dedicato l'album We Shall Overcome.

Nel 2006 è uscito We Shall Overcome: The Seeger Sessions: album anomalo rispetto alla produzione springsteeniana in quanto tutte le canzoni sono delle reinterpretazioni di brani della tradizione americana con il denominatore comune di essere stati tutti reinterpretati da Pete Seeger, cantante bluegrass e folk americano. Il 2 ottobre 2007 è uscito negli Stati Uniti un nuovo album con la E Street Band intitolato Magic. Nella prima settimana di uscita l'album ha venduto 335 000 copie, balzando al primo posto della classifica USA.

Il 27 gennaio 2009 è stato pubblicato Working on a Dream, anch'esso registrato insieme alla fedele E Street Band. Con questo lavoro, Springsteen è divenuto l'artista straniero giunto più volte, dieci, al primo posto della classifica italiana degli album.

Una speciale riedizione di Darkness on the Edge of Town è stata distribuita nei negozi a partire dal 16 novembre 2010. Inizialmente prevista nel 2008 per festeggiare il trentennale della sua prima uscita, la confezione comprende tre CD (due di inediti con brani registrati prevalentemente nel 1978, dal titolo The Promise, e la rimasterizzazione ad alta qualità dell'originale Darkness on the Edge of Town) e tre DVD (il documentario realizzato con materiale video d'epoca sul making of dell'album; un concerto dal vivo appositamente pensato per quest'edizione, registrato nel 2009 al Paramount Theatre di Asbury Park e riproducente l'esatta scaletta dell'album, insieme a materiale live del periodo 1976-1978; il bootleg di un intero show del 1978 tenutosi a Houston).

Il documentario presente nella raccolta e intitolato The Promise: the Making of Darkness on the Edge of Town è stato proiettato in anteprima in occasione del Toronto Film Festival e della quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma rispettivamente nell'ottobre e nel novembre 2010.

Wrecking Ball[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 2012 fu annunciato un nuovo disco di Springsteen, supportato dal tour mondiale. Il 19 gennaio 2012 uscì il singolo We Take Care of Our Own, il 6 marzo 2012 nei negozi di tutto il mondo arrivò Wrecking Ball. Il disco raggiunse il primo posto in classifica negli Stati Uniti, in Italia e in molti altri paesi europei.[182] L'album, che si discosta in parte dal classico rock springsteeniano, risente di forti influenze dalla musica folk; un modo, come il cantautore stesso ha spiegato, per raccontare l'America dilaniata dalla crisi attraverso il recupero di quella musica popolare che ne rappresenta la storia.

High Hopes[modifica | modifica sorgente]

Il 14 gennaio 2014 esce High Hopes, che guadagna immediatamente il primo posto nella classifica degli album più venduti negli album Stati Uniti.[183] così come in Italia e in altri stati europei.[184] Il 19 aprile è uscito l'EP American Beauty, contenente quattro brani inediti tratti dalle sessioni di High Hopes.

The Boss[modifica | modifica sorgente]

Il presidente statunitense Barack Obama e la moglie Michelle con gli artisti premiati con il Kennedy Center Honor nel 2009: Mel Brooks, Dave Brubeck, Grace Bumbry, Robert De Niro e Bruce Springsteen.

L'origine del soprannome "The Boss" ("il capo"), con cui Bruce Springsteen è conosciuto, non è del tutto certa: solo parzialmente si spiega con la sua leadership all'interno del gruppo e non sarebbe in ogni caso legata ad uno scherzoso riferimento mafioso per le sue origini italiane. Secondo alcune fonti il soprannome deriverebbe dal fatto che, nei primi tempi, lui era quello che pagava lo stipendio agli altri; secondo altre, il nomignolo deriverebbe dal fatto che ai tempi dell'Upstage Springsteen era il più bravo a giocare a Monopoli.[58][143][185] Il nome stesso dei Dr. Zoom and the Sonic Boom deriverebbe dal soprannome con cui era conosciuto Springsteen tra i suoi amici in precedenza, cioè "The Doctor".[186][187]

Nel 1971 Springsteen e gli amici con cui condivideva un piccolo appartamento a Asbury Park, tra i quali Steve Van Zandt e John Lyon, erano soliti ritrovarsi per giocare a una versione modificata del Monopoli. Pare che sia stato lo stesso Springsteen ad attribuirsi il soprannome di "Boss" perché lui era quello che in poco tempo, vista la sua arguzia nell'interpretare il gioco, riusciva ad acquisire tutte le proprietà sconfiggendo gli avversari. Nei primi anni il soprannome era rimasto confinato all'interno del circolo dei suoi amici più stretti, dei musicisti e dello staff, ma nel 1974 venne alle orecchie di qualche giornalista che lo sentì usare probabilmente da un membro della E Street Band o della staff e iniziò a diffonderlo pubblicamente. Il cantautore non ha mai amato questo soprannome, ma in realtà ha anche giocato molto su questa sua presunta riluttanza.[188] In alcune occasioni Springsteen arrivò a modificare un verso del suo cavallo di battaglia Rosalita per sottolineare il suo scarso gradimento l'appellativo.[189][188] La versione originale recita:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
And I don't want to be your son »
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
E io non voglio essere tuo figlio »
(Rosalita (Come Out Tonight)[190])

La versione modificata era invece una chiara richiesta di non usare il soprannome:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
Just don't ever call me Boss»
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
Solo non chiamarmi Boss»

In un'altra occasione, dopo aver cantato il verso «Non chiamarmi capo!», Springsteen sarebbe poi tornato a rivolgersi al pubblico per riaffermare che, dopo tutto lui era il "capo" («I am the Boss!»).[191] Nel 1980 dichiarò di odiare il soprannome, soprattutto perché il suo uso era uscito dalla ristretta cerchia dei suoi amici, ma in un'altra occasione, nel 1984, dichiarò invece che a volte gli faceva piacere.[187][192][193] Durante la registrazione di Give the Girl a Kiss nel novembre del 1977, canzone scartata da Darkness e poi inclusa nell'antologia di inediti Tracks, Springsteen introdusse il suo assolo di chitarra urlando al microfono «Boss time!»[194][195]

Il 6 dicembre 2009 alla Casa Bianca, durante la cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana, Barack Obama presentò scherzosamente Springsteen utilizzando il soprannome:

(EN)
« I'm the president, but he's the Boss»
(IT)
« Io sono il presidente, ma lui è il Boss»
(Barack Obama, 6 dicembre 2009[196])

La musica di Bruce Springsteen[modifica | modifica sorgente]

Bruce Springsteen durante un concerto nel 2005

Bruce Springsteen a partire dal 1973 (anno del suo primo album in studio) ha venduto oltre 120 milioni di dischi in tutto il mondo. Musicalmente nella produzione springsteeniana dominano rock e r'n'b - con fortissime influenze e commistioni con i più diversi generi e con sempre più frequenti incursioni nel folk – e ritroviamo un fil rouge che parte da Rosalita, e via via passa per 10th Avenue Freeze-out, Prove It All Night, Darkness on the Edge of Town, Hungry Heart, I'm Going Down, Glory Days. Le radici folk dell'artista, vanno ricercate nella musica (e nei testi) di Woody Guthrie, dello stesso Dylan e nella musica popolare statunitense in genere.

In realtà Bruce Springsteen è soprattutto un rappresentante della musica popolare statunitense. Per mezzo di lui sono tramandati canzoni e personaggi che altrimenti si sarebbero potuti perdere nel periodo della musica anni ottanta. Il successo riscosso in quegli anni si deve anche alla netta contrapposizione tra il suo modo di proporsi e la moda androgina tipica del periodo. I testi dei primi lavori parlano generalmente di una gioventù statunitense illusa, e sin dai primi anni la stampa definì Springsteen Working Class Hero, l'eroe della classe operaia. Il tema del fallimento del sogno americano è comunque molto ricorrente nelle sue opere: i suoi personaggi sono spesso dei perdenti, gente comune dell'immensa periferia statunitense che lotta per sopravvivere.

Alcune sue canzoni possono essere considerate delle poesie musicate o delle brevi storie: nel 1991 l'attore e regista Sean Penn produsse il film The Indian Runner (Lupo solitario in italiano), pellicola completamente ispirata ad una sola canzone di Springsteen, Highway Patrolman.

Prolificità nel comporre canzoni[modifica | modifica sorgente]

Springsteen stupisce spesso la critica musicale e i propri fan per la facilità nello scrivere canzoni. Anche se ci sono stati parecchi anni di inattività tra alcune opere ed altre, Springsteen è riuscito a scrivere una quantità notevole di brani.

Ha incominciato nel 1973 con Greetings from Asbury Park, N.J. e sempre nello stesso anno con The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle. Nel 1992 pubblicò a pochi giorni di distanza 2 album di canzoni completamente inedite: Human Touch e Lucky Town. Nel 1998 è stato pubblicato un cofanetto quadruplo Tracks di soli inediti per un totale di 66 canzoni mai pubblicate prima. Altri inediti non sono ancora stati pubblicati: parecchie sue composizioni, scartate dallo stesso Springsteen sono diventate il maggior successo per altri cantanti. Because the Night cantata da Patti Smith (che ne cambiò alcune parole), o Fire (che fu scritta per Elvis Presley) cantata dalle The Pointer Sisters sono solo un esempio della prolificità di Springsteen.

La musica come strumento di denuncia sociale[modifica | modifica sorgente]

Molte canzoni di Springsteen sono ambientate sulla costa del New Jersey: questa meta turistica ebbe profonda crisi già alla fine degli anni settanta. Il turismo legato a Springsteen ha permesso di recuperare gran parte delle strutture da lui citate. Nella foto, un chiosco di una lettrice di carte[197] reso famoso da 4th of July, Asbury Park (Sandy).

La sua visione della caducità della società statunitense ha portato a Bruce Springsteen parecchie polemiche: per la canzone American Skin (41 Shots) dedicata alla morte del ragazzo di colore Amadou Diallo ucciso dalla polizia con 41 colpi di pistola per aver estratto il portafoglio dai pantaloni, Springsteen fu boicottato ferocemente dalla polizia e da manifestanti simpatizzanti.

Nel 1979 aderì a parecchi concerti No Nuke indetti dal Muse (Musicians United for Safe Energy), per contestare l'uso di energia nucleare dopo l'incidente incorso alla centrale nucleare statunitense di Three Mile Island.

Nel 1985 aderì all'associazione di artisti contro l'apartheid Artists United Against Apartheid, fondata da Steven Van Zandt, insieme fra gli altri a U2, Bob Dylan e Run DMC. Insieme collaborarono alla realizzazione dell'album Sun City, contro un mega resort situato in un bantustan (ghetto per persone di colore) nel Sudafrica. Con la title track Sun City, gli artisti si impegnavano a boicottare la politica del governo sudafricano, non effettuando più concerti in Sudafrica fino all'abolizione delle leggi razziste dell'apartheid.

Partecipò all'incisione di We Are the World, canzone composta per beneficenza e cantata dai più grandi esponenti della musica pop rock degli anni ottanta, dove duettava con il cantante Stevie Wonder, mostrando un timbro molto più aggressivo rispetto alla norma. Il brano, scritto e composto da Michael Jackson e Lionel Richie, fu inciso il 28 gennaio 1985 a Hollywood, con la partecipazione di 45 musicisti.

Partecipò inoltre nel 1988 ad eventi e concerti per Human Rights Now!, una campagna per i diritti umani promossa da Amnesty International con un tour mondiale in cui si avvicendarono diversi artisti come Sting, Peter Gabriel e Tracy Chapman.

Il 20 febbraio 1996 Springsteen partecipò come ospite al Festival della Canzone Italiana di Sanremo, dietro esplicita richiesta dell'allora direttore artistico e presentatore Pippo Baudo, cantando The Ghost of Tom Joad da solo e in acustico. Sola e unica condizione per la sua presenza alla kermesse canora fu che la canzone venisse tradotta in tutte le lingue europee, mediante sottotitoli durante l'esibizione, per diffonderne il messaggio.[198]

Poco prima delle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti del 2004, ha partecipato al Vote for Change Tour, una tournée erroneamente considerata a favore del candidato democratico John Kerry (di fatto contro la politica di George W. Bush) in collaborazione con cantanti famosi come John Mellencamp, John Fogerty, R.E.M., Dixie Chicks, Pearl Jam, James Taylor, Ben Harper, Tracy Chapman, Dave Matthews Band, Jackson Browne e molti altri. Non fu la prima volta in cui Springsteen prese una posizione netta contro la politica repubblicana statunitense: Ronald Reagan in passato aveva tentato di utilizzare la sua più famosa canzone, Born in the U.S.A. come inno per una campagna elettorale più per orecchiabilità che per i testi: infatti questa canzone è forse uno dei massimi attacchi al sistema americano perché parla dei veterani della Guerra del Vietnam, entrando poi in polemica con lo stesso Presidente.

Durante i mesi della campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti 2008, proseguendo il suo impegno a favore del Partito Democratico, ha sostenuto il candidato Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca. La canzone The Rising è stata scelta come colonna sonora per i comizi del candidato (assieme a City of Blinding Lights degli U2) e lo stesso Springsteen ha deciso di scendere in campo in prima persona, suonando in acustico a Cleveland (Ohio) il 2 novembre 2008, durante uno degli ultimi discorsi del futuro Presidente degli Stati Uniti.

Nel dicembre 2009, dopo il conferimento del "Kennedy Center Honor" si schiera a favore del matrimonio tra persone omosessuali[199] (tema, quello dell'omosessualità, già trattato in sue canzoni come Streets of Philadelphia).

I concerti[modifica | modifica sorgente]

Bruce Spingsteen durante un concerto al Forum d'Assago di Milano, il 12 maggio 2006.

La musica di Springsteen è infine soprattutto passione: celebri sono i suoi concerti che percorrono quasi sempre tutta la sua discografia. Spesso intermezza le sue canzoni con lunghi discorsi, dialogando con i fan su tematiche disparate e introducendo i brani, spesso raccontando aneddoti sui motivi che hanno portato alla composizione. Springsteen, nel corso della sua carriera, si è esibito nei posti più diversi: teatri per le sue performance acustiche, palazzetti medi e grandi (tra cui il Madison Square Garden) e stadi all'aperto (come San Siro a Milano, dove il 21 giugno 1985 tenne il suo primo concerto italiano, o il Wembley Arena di Londra). Memorabile la sua esibizione del 28 giugno 2003 allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, come da lui rivelato in un'intervista concessa al periodico italiano Vanity Fair del 9 giugno 2009:

« ...Dopo un paio di canzoni è venuto giù uno dei diluvi più incredibili che abbia mai visto. Eravamo sul punto di smettere, anche perché eravamo preoccupati che un fulmine centrasse l'impianto elettrico. Ma non uno di voi sessantamila pazzi italiani s'è mosso di un centimetro, e così abbiamo continuato e ne è venuto fuori quello che io considero uno dei migliori cinque concerti della mia vita. Davvero, è sempre un piacere infinito tornare in Italia. C'è qualcosa di magico nei concerti che faccio nel vostro Paese, e ogni volta non vedo l'ora di venire a suonare a casa vostra. »
(Bruce Springsteen)

Dato che è molto seguito dai fan, a volte è stato necessario fare più di 10 concerti consecutivi nello stesso posto, e spesso la scaletta dei brani è decisa solo poche ore prima e subisce sostanziali variazioni con i precedenti concerti anche nello stesso tour. Alcune canzoni vengono proposte solo dal vivo e mai incise: un esempio è la canzone Land of Hope and Dreams, scritta nel 1997 e utilizzata spesso a chiusura di uno show prima della sua incisione in studio su Wrecking Ball: inoltre non è raro che altri cantanti famosi partecipino come ospiti anche solo per l'esecuzione di un brano dal vivo. Memorabile anche il tour in Italia legato al disco We Shall Overcome: The Seeger Sessions con 7 date tra il 1º ottobre e il 10 ottobre 2006 (Bologna, Torino, Udine, Verona, Perugia, Caserta, Roma). L'anno seguente (2007), Springsteen è tornato con i fedeli amici e compagni della E Street Band e, in occasione del tour mondiale cominciato il 2 ottobre in concomitanza con l'uscita del nuovo disco Magic, sono stati al DatchForum il 28 novembre per l'unica data italiana del tour autunnale. Il cantautore e la sua band, che il 17 aprile 2008 ha perso uno dei membri fondatori, l'organista/tastierista Danny Federici portato via da un melanoma che combatteva da tre anni e che gli aveva impedito di seguire il tour europeo di fine 2007, sono tornati in Italia il 25 giugno 2008 con un concerto allo stadio Meazza di Milano. Danny era stato sostituito dopo il suo ultimo concerto (Boston, 19 novembre 2007 - più una toccante apparizione ad Indianapolis il 20 marzo 2008, l'ultima in assoluto sul palco) dal musicista Charles Giordano che aveva già collaborato con Springsteen nel precedente progetto della Seeger Session. Un altro lutto, sfortunatamente, colpisce la E-street Band il 18 giugno del 2011 portandosi via il suo fido sassofonista Clarence Clemons. Big man, già reduce di problemi fisici legati alla sua stazza, viene colpito da un ictus pochi giorni prima del suo decesso. Springsteen si dirà, nell'occasione, distrutto dal dolore. Nel 2012 il musicista torna in Italia per 3 date in concomitanza dell'uscita di Wrecking Ball: il 7 giugno (Stadio San Siro), l'8 giugno (Firenze) e il 10 giugno (Trieste). Nel 2013, per la gioia dei suoi innumerevoli fan, è tornato in Italia esibendosi in ben 4 tappe: il 23 maggio a Napoli (Piazza del Plebiscito), dove ha ricordato di essere originario del Sud Italia,[200] il 31 maggio a Padova (Stadio Euganeo), il 3 giugno a Milano (Stadio San Siro), e l'11 luglio a Roma (Rock In Roma, Ippodromo Delle Capannelle).

E Street Band[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi E Street Band.
La E Street Band sul palco durante il Working on a Dream Tour, a Valladolid in Spagna nel 2009.

Il nucleo del gruppo di supporto di Bruce Springsteen si formò ai tempi del suo primo album, nel 1972, ma solo nel 1974 si iniziò ad utilizzare il nome E Street Band.[201][202]

Nonostante i dischi di Springsteen siano stati quasi sempre firmati solo con il suo nome, la maggior parte di essi è stata realizzata con il contributo quasi esclusivo della band. Nei concerti però al nome del cantautore veniva sin dal 1974 (e con maggior regolarità dal 1975[203]) associato quello del gruppo, utilizzando la formula "Bruce Springsteen & the E Street Band".[201] Quindi un vero gruppo rock, pur con la indicussa leadership di Springsteen e in una dimensione quasi familiare.[204][205] Solo nel 1986 la band ottenne il privilegio di essere accreditata sulla copertina di un disco, il quintuplo dal vivo Live/1975-85, proprio per rimarcare il contributo fondamentale della E Street Band nell'attività live.[206]

Quella che è considerata la formazione definitiva e storica della E Street Band si delineò nel 1974 durante le sedute di registrazione di Born to Run e soprattutto nei concerti di quel periodo.[87] Springsteen liquidò la band nel 1989 dopo la tournée di Tunnel of Love e per un decennio operò da solo o con altri musicisti di supporto (la cosiddetta "Other Band", l'altro gruppo).[207] Solo nel 1999, pur con una breve parentesi nel 1995 per registrare alcuni pezzi aggiuntivi per la raccolta di successi Greatest Hits, Springsteen riunì la E Street Band per una nuova tournée (il Reunion Tour).[208] Da quell'anno, salvo la parentesi solitaria per i concerti legati all'album Devils & Dust e l'accompagnamento di una formazione completamente diversa per l'attività legata all'album We Shall Overcome (la cosiddetta "Sessions Band"), il cantautore ha sempre realizzato i suoi tour accompagnato dalla E Street Band.[209]

Se si tiene conto del 1972 come data di fondazione, il membro più longevo del gruppo è stato il bassista Garry Tallent, già parte di quella che dopo vari cambi di nome divenne la Bruce Springsteen Band nel 1971 e presente sin dalle registrazione di Greetings, disco in cui suonò anche il sassofonista Clarence Clemons, scomparso però nel 2011. In realtà Danny Federici, scomparso anche lui prematuramente nel 2007, iniziò a suonare con Springsteen negli Steel Mill sin dal 1969. Steve Van Zandt entrò nel gruppo l'anno successivo e rimase con la Bruce Springsteen Band fino al 1972, ma non fu incluso nel gruppo che incise Greetings. Messosi in proprio, ritornò stabilmente in quella che era divenuta la E Street Band solo nel 1975.

Considerando la formazione più nota, quella attiva tra il 1974 e il 1984, il nucleo portante della E Street Band era costituito dalla potente e solida sezione ritmica formata da Tallent e dal batterista Max Weinberg. Musicalmente ha sempre avuto una parte di grande rilievo il pianoforte di Roy Bittan, pur senza dimenticare il contributo dell'organista Federici, il cui glockenspiel (strumento affine allo xilofono da lui utilizzato in una versione dotata di tasti) è stato per anni uno degli elementi caratteristici del suono della band. Nei concerti fondamentale era la presenza di Clemons, vera spalla di Springsteen, la cui figura imponente ben si prestava ad affiancare l'esuberanza del leader. Steve Van Zandt, chitarrista e seconda voce, assunse dopo il suo ingresso il ruolo di vero braccio destro di Springsteen, che lo coinvolse anche nella produzione dei suoi album a partire da Darkness on the Edge of Town del 1978.[125]

Uno dei momenti più caratteristici dei concerti di Springsteen è sempre stata la presentazione dei membri del gruppo introdotti utilizzando i caratteristici nomignoli e soprannomi: "Professor" per Roy Bittan, "Miami" per Van Zandt, "Phantom" per Federici, "Mighty Max" per Weinberg, ecc. Per ultimo veniva introdotto Clarence "Big Man" Clemons, al quale di norma Springsteen dedicava uno spazio particolare, dando vita a siparietti comici che costituivano uno dei momenti più apprezzati dei concerti.[204] Per anni la presentazione è stata fatta nel mezzo di Rosalita (Come Out Tonight) poi, quando la canzone è scomparsa dalla scaletta, durante Tenth Avenue Freeze-Out.[210][211]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Bruce Springsteen.

Album registrati in studio[modifica | modifica sorgente]

Album dal vivo[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Tour[modifica | modifica sorgente]

Discografia non ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Bruce Springsteen è stato uno degli artisti rock più interessato dal fenomeno dei dischi pirata (o bootleg) sin dalla fine degli anni anni settanta.[212] Il successo ottenuto dalla sua tournée del 1978, la grande fama che ottennero i suoi concerti, il fatto che alcuni di questi furono all'epoca registrati professionalmente, favorirono la pubblicazione e la diffusione di dischi non ufficiali contenenti registrazioni delle sue esibizioni live.[136] Inoltre, proprio nei concerti del 1978, Springsteen inserì più o meno stabilmente nella sua scaletta un certo numero di canzoni scartate dal lunghissimo elenco di quelle che avrebbero dovuto far parte dell'album Darkness on the Edge of Town. Alcune di queste vennero poi recuperate nel successivo album, ma altre, tra le quali le famose Because the Night, Fire e The Promise, rimasero inedite per anni pur diventando punti fissi dei suoi concerti. Ciò rese molto ricercate le registrazioni dal vivo che le contenevano, insieme al gran numero di cover di classici del rock 'n' roll e del rhythm 'n' blues che Springsteen e la sua band offrivano al pubblico negli interminabili encore dei concerti.[136]

Altro elemento che favorì una larga diffusione di dischi pirata di Springteen fu la gran quantità di canzoni che il cantautore e la sua band registravano, magari solo abbozzate, durante la produzione degli album in studio. Il caso più noto è ancora quello di Darkness on the Edge of Town, disco pubblicato nel 1978 per il quale si contano una settantina di canzoni tra le quali fu poi scelta la scaletta finale.[213] La più nota è probabilmente The Promise, canzone che inizialmente doveva dare il titolo all'album, ma che poi fu scartata.[214] Una gran quantità di materiale registrato durante le registrazioni di Darkness comparve su dischi non ufficiali nel corso degli anni. Altrettanto ricercate erano le versioni in studio di canzoni come Because the Night e Fire o la più vecchia The Fever, risalente alla metà degli anni settanta, tutte note per essere state registrate da altri artisti e suonate stabilmente da Springsteen dal vivo.[213]

La quasi totalità dei suoi concerti del Darkness Tour del 1978 fu negli anni resa disponibile in forma di bootleg e ben cinque di questi furono registrati in modo professionale per essere trasmessi alla radio.[215]

Uno dei più celebri è quello registrato il 7 luglio al Roxy Theatre di West Hollywood. Per l'occasione il concerto fu trasmesso in diretta dalla stazione radio KMET e le registrazioni furono poi distribuite su dischi illegali (uno dei titoli più comuni utilizzato per tali dischi fu Roxy Night).[136][216] Consapevole del fatto che il concerto sarebbe stato trasmesso alla radio, prima di iniziare la seconda parte del concerto, Springsteen introdusse l'inedita Paradise by the C con una frase divenuta celebre:[217]

(EN)
« Well, bootleggers out there in radioland, roll your tapes! »
(IT)
« Bene, fabbricanti di bootleg là fuori alla radio, fate girare i vostri nastri! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Paradise by the C, 7 luglio 1978[136])

Le registrazioni del concerto al Roxy furono poi in parte utilizzate nel 1986 per Live/1975-85, il primo disco dal vivo ufficiale di Springsteen per la Columbia Records.[206]

Ancora più celebre divenne il disco contenente parte del concerto tenuto al Winterland di San Francisco la sera del 15 dicembre. Live in the Promised Land è considerato il disco pirata "per eccellenza" e, dopo innumerevoli ristampe su vinile e su CD, avrebbe venduto circa 100.000 copie.[216][218][219][220]

Non meno noti sono i concerti tenuti a Passaic nel New Jersey in tre serate tra il 19 e il 21 settembre 1978. Il concerto della prima sera fu distribuito in un disco pirata intitolato Piece De Resistance (o in altre versioni Passaic Night) che contende, secondo alcuni, la palma di bootleg più famoso della storia a Live in the Promised Land.[219] Le registrazioni audio erano tecnicamente di gran qualità e inoltre i concerti furono ripresi con il sistema di telecamere in bianco e nero della sala, riprese di qualità non eccelsa, ma che divennero ricercatissime per essere una delle poche testimonianze filmate di quella celebre tournée (divennero ampiamente disponibili con l'avvento di internet e dei siti di video sharing).[215]

Springsteen si dimostrò all'inizio abbastanza accondiscendente con la pratica di realizzare bootleg dei suoi concerti, tanto che si trovò in disaccordo con la sua casa discografica e la RIAA quando queste fecero causa a due presunti pirati discografici che finiro anche in carcere.[221] Anche durante il concerto del 15 dicembre al Winterland il cantautore sembrò incoraggiare i bootlegers quando dedicò la canzone Sandy alle ragazze del New Jersey e sembrò quasi voler immortalare il momento approfittando della loro presenza.

(EN)
« Bootlegers, roll your tapes, this in gonna be a hot one! »
(IT)
« Bootlegers, fate girare i vostri nastri, questa diventerà un successo! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Fourth of July, Asbury Park (Sandy), 15 dicembre 1978[215])

Cambiò idea in seguito quando la quantità e la qualità dei dischi pirata iniziò a diventare un fenomeno non trascurabile e travalicò i confini della ristretta cerchia dei suoi fan più incalliti. Ma soprattutto quando iniziarono a circolare bootleg contenenti materiale registrato in studio. Non tanto per i risvolti economici, ma soprattutto per quelli artistici.[222] Il fenomeno però si intensificò soprattutto negli anni ottanta con l'introduzione del formato CD.[215][221]

La pratica di distribuire dischi non ufficiali delle esibizioni dal vivo di Spingsteen non accennò a diminuire nemmeno con la pubblicazione del gigantesco quintuplo dal vivo Live/1975-85 nel 1986 e con i dischi ufficiali successivi. Negli anni novanta Spingsteen pubblicò le raccolte di materiale inedito Tracks e 18 Tracks, contenenti una gran mole di registrazioni, B side e scarti, in precedenza disponibili solo tramite bootleg. Si dovette però attendere l'uscita del doppio The Promise nel 2010 per veder pubblicate gran parte delle canzoni scartate da Darkness on the Edge of Town che avevano contribuito alla realizzazione di innumerevoli album non ufficiali che si autoproclamavano "il vero Darkness". Nella versione in cofanetto di The Promise è presente anche un DVD con il film di un intero concerto della celebre tournée del 1978, atteso da molti anni dai fan più incalliti di Springsteen.[213][219]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Come altri artisti di successo, le canzoni di Springsteen sono state utilizzate nella colonna sonora di molti film, in alcuni casi scritte e registrate appositamente. Per Streets of Philadelphia, dal film di Jonathan Demme Philadelphia, il cantautore ha vinto l'Oscar alla migliore canzone, ottenendo una nomination anche per Dead Man Walking dal film omonimo di Tim Robbins.[223] Il film Lupo solitario di Sean Penn (The Indian Runner in originale) è invece interamente basato sul testo della canzone Highway Patrolman dall'album Nebraska.[224]

Jonathan Demme, regista di Philadelphia, film vincitore di due Oscar, tra i quali quello per la miglior canzone, Streets of Philadelphia di Springsteen. Demme ha diretto anche il videoclip di Murder Incorporated nel 1995.

Nel 2000 Springsteen esordì come attore in un cameo del film Alta fedeltà di Stephen Frears tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby, apparendo in sogno al protagonista mentre imbraccia la sua Telecaster.[223]

Nel luglio del 2013 è stato distribuito nelle sale cinematografiche il film-documentario Springsteen & I, diretto da Baillie Walsh e prodotto da Ridley Scott.[225]

Tributi[modifica | modifica sorgente]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista di premi e riconoscimenti di Bruce Springsteen.

Bruce Springsteen ha ottenuto nella sua carriere svariati premi e riconoscimenti tra i quali il Polar Music Prize nel 1997, un premio Oscar come autore della canzone Streets of Philadelphia nel 1994, due Golden Globe, uno per la stessa canzone e uno per The Wrestler nel 2009, due Emmy Award per lo speciale televisivo Live in New York City e venti Grammy Award in varie categorie.[226][227] Otto dei suoi album sono stati inclusi nella lista dei migliori album di tutti i tempi dalla rivista statunitense Rolling Stone e tre delle sue canzoni nella analoga lista delle migliori canzoni.[228][229] Nel 2009 è stato insignito del Kennedy Center Honors e l'asteroide 23990 è stato battezzato in suo onore nel 1999.[230][196]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Campbell, op. cit., p. 326
  2. ^ http://content.time.com/time/specials/2007/article/0,28804,1733748_1733752_1735322,00.html
  3. ^ http://www.scaruffi.com/vol3/springst.html
  4. ^ http://www.allmusic.com/artist/bruce-springsteen-mn0000530745/biography
  5. ^ http://it.mediamass.net/people/bruce-springsteen/miglior-stipendio.html
  6. ^ http://www.ondarock.it/songwriter/brucespringsteen.htm
  7. ^ (EN) Rachel Sklar, Your request is being processed... The Boss Picks A Boss: Bruce Springsteen Endorses Obama, Huffingtonpost.com, 16 aprile 2008. URL consultato il 16 luglio 2010.
  8. ^ (EN) Bruce Springsteen - The Rising, Musicbox-online.com. URL consultato il 16 luglio 2010.
  9. ^ (EN) 23 Bruce Springsteen. URL consultato il 5 maggio 2011.
  10. ^ (EN) 36 Bruce Springsteen. URL consultato il 5 maggio 2011.
  11. ^ (EN) 500 greatest albums of all time. URL consultato il 5 maggio 2011.
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  70. ^ Non è ben chiaro il motivo per cui Van Zandt non entrò a far parte del progetto. Secondo Mike Appel la decisione fu dello stesso Springsteen che non sentiva il bisogno di avere un altro chitarrista. Secondo altri fu invece Appel che lo volle escludere per limitarne l'influenza su Springsteen (v. Carlin, op. cit., pos. 2407-2433).
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  • Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica rock. 3. 1980 - 1989, Volume 3, Firenze, Giunti Editore, 2000, ISBN 978-88-09-01796-2.
  • E. Cilia, F. Guglielmi, Rock. I 500 dischi fondamentali, Firenze, Giunti Editore, 2002, ISBN 978-88-09-02750-3.
  • Federico Guglielmi, Cesare Rizzi, Grande Enciclopedia Rock, Firenze, Giunti Editore, 2002, ISBN 88-09-02852-X.
  • (EN) Peter Buckley, Jonathan Buckley, The Rough Guide to Rock, Londra, Rough Guides Ltd., 2003, ISBN 1-84353-105-4.
  • Alessandro Bonini, Emanuele Tamagnini, I Classici del Rock: i Protagonisti Che Hanno Contribuito a Rendere Immortale il Rock, Roma, Gremese Editore, 2005, ISBN 978-88-8440-363-6.
  • Ezio Guaitamacchi, 1000 concerti che ci hanno cambiato la vita, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04222-2.

Monografie[modifica | modifica sorgente]

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  • Dave Marsh, Bruce Springsteen. Nato per correre, Milano, Gammalibri, 1983, SBN IT\ICCU\LO1\0043067.
  • Francesco Coli, Bruce Springsteen. Interviste, testi inediti, discografia completa, Roma, Arcana, 1984, ISBN 88-85008-66-6.
  • (EN) Dave Marsh, Glory Days: Bruce Springsteen in the 1980s, New York, Pantheon Books, 1987, ISBN 0-394-54668-7.
  • Dave Marsh, Glory Days: Bruce Springsteen, tradotto da Tullio Dobner, Milano, Sperling & Kupfer, 1988, ISBN 88-200-0770-3.
  • Massimo Cotto, Ermanno Labianca, Bruce Springsteen. Dizionario rock, Roma, Arcana, 1990, ISBN 88-85859-50-X.
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  • Bruce Springsteen in Guido Harari (a cura di), Bruce Springsteen. Tutti i testi con traduzione a fronte, Roma, Arcana, 1992, ISBN 88-85008-37-2.
  • Bruce Springsteen in John Duffy (a cura di), The Boss. Bruce Springsteen si racconta, tradotto da Marzia Mazzini, Milano, Kaos, 1996, ISBN 88-7953-055-0.
  • Eddy Cilia, Bruce Springsteen, Firenze, Giunti, 1998, ISBN 88-09-21359-9.
  • Paolo Vites (a cura di), Bruce Springsteen. Il fiume e altre storie, Roma, Arcana, 1998, ISBN 88-7966-151-5.
  • Bruce Springsteen, Songs, tradotto da Arianna Dagnino, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46944-7.
  • Stefano Barcoveglio, Alberto Neri; Andrea Marasso, Bruce Springsteen Anthology: tutti i dischi, tutte le canzoni, Roma, Arcana, 1999, ISBN 88-7966-196-5.
  • Ermanno Labianca, American skin. Vita e musica di Bruce Springsteen, 2ª ed., Firenze, Giunti, 2002, ISBN 88-09-02897-X.
  • Antonella D'Amore, Mia città di rovine: l'America di Bruce Springsteen, Roma, Manifestolibri, 2002, ISBN 88-7285-289-7.
  • Stefano Barcoveglio, Andrea Marasso, Bruce Springsteen, Roma, Editori Riuniti, 2002, ISBN 88-359-5255-7.
  • Christopher Sandford, Springsteen. Il futuro del rock'n'roll. La biografia definitiva, tradotto da Stefania Cherchi, Roma, Arcana, 2003, ISBN 88-7966-220-1.
  • (EN) Dave Marsh, Bruce Springsteen - Two Hearts: The Definitive Biography, 1972-2003, New York, Routledge, 2004, ISBN 978-0-415-96928-4.
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  • Marina Petrillo, Nativo americano: la voce folk di Bruce Springsteen, Milano, Feltrinelli Editore, 2010, ISBN 978-88-0749097-2.
  • Clarence Clemons, Don Reo, Big Man. Storie vere & racconti incredibili, tradotto da G. Marano, Roma, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-097-0.
  • Stefano Pecoraio, Bruce Springsteen. Welcome to Asbury Park, Roma, Aliberti, 2010, ISBN 978-88-7424-581-9.
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  • (EN) Robert J. Wiersema, Walk Like a Man: Coming of Age With the Music of Bruce Springsteen, Greystone Books, 2011, ISBN 978-1-55365-845-0.
  • Frank Stefanko, Giorni di sogni e speranza. Un ritratto intimo di Bruce Springsteen, tradotto da Gianluca Testani, Roma, Arcana, 2012, ISBN 978-88-6231-252-3.
  • Ermanno Labianca, Springsteen. Spare Parts. Testi commentati (1973-2012), Roma, Arcana, 2012, ISBN 978-88-6231-230-1.
  • Daniele Benvenuti, All the Way Home - Bruce Springsteen in the Italian Land 1985-2012, Trieste, Luglio, 2012, ISBN 978-88-96940-76-1.
  • (EN) Clinton Heylin, E Street Shuffle. The Glory Days of Bruce Springsteen & the E Street Band, ebook, Londra, Constable & Robinson Ldt., 2012, ISBN 978-1-78033-580-3.
  • (EN) Kenneth Womack; Jerry Zolten; Mark Bernhard (a cura di), Bruce Springsteen, Cultural Studies and the Runaway American Dream, Farnham, Ashgate Publishing, Ltd., 2013, ISBN 978-1-4094-9525-3.
  • (EN) Jeff Burger (a cura di), Springsteen on Springsteen: Interviews, Speeches and Encounters, Chicago Review Press, 2013, ISBN 978-1-61374-434-5.
  • Peter Ames Carlin, Bruce, ebook, Milano, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-520-3979-9.

Altri testi[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Gary Wien, Beyond the Palace, 1ª ed., Trafford Publishing, 2003, ISBN 978-1-4120-0314-8.
  • (EN) Clinton Heylin, Bootleg: The Rise & Fall of the Secret Recording History, 1ª ed., Londra, Music Sales Group, 2003, ISBN 978-1-84449-151-3.
  • (EN) Michael Campbell, Rock and Roll. An Introduction, con James Brody, 2ª ed., Belmont, Thomson Shirmer, 2008, ISBN 978-0-534-64295-2.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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