Bruce Springsteen and the E Street Band Reunion Tour

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Reunion Tour
Tour di Bruce Springsteen
Inizio Spagna Barcellona
9 aprile 1999
Fine Stati Uniti New York
1º luglio 2000
Spettacoli 133
Cronologia dei tour di Bruce Springsteen
Solo Acoustic Tour
(1995-1997)
The Rising Tour
(2002-2003)

Reunion Tour[1][2] è il nome con cui è conosciuta la tournée mondiale intrapresa dal cantautore statunitense Bruce Springsteen con la E Street Band tra il 1999 e il 2000, la prima insieme dopo oltre dieci anni.[3]

Il tour, a differenza di altri precedenti, non fu realizzato per la promozione di un nuovo album, anche se nello stesso periodo furono pubblicati le raccolte di inediti Tracks e la sua versione ridotta 18 Tracks, ma unicamente per celebrare la rinnovata collaborazione tra Springsteen e la sua storica band di supporto.[4]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime avvisaglie di una possibile riunione tra Bruce Springsteen e la E Street Band c'erano già state nel 1995 quando il cantautore riunì il suo storico gruppo per la registrazione di alcuni nuovi brani da inserire nella sua raccolta di successi pubblicata quell'anno.[5] Nonostante ci fosse stato un seguito a quelle registrazioni con qualche esibizione dal vivo e i tempi sembrassero maturi per un nuovo disco o un tour con la band, Springsteen sorprese tutti realizzando The Ghost of Tom Joad, un disco solista e sostanzialmente acustico a cui seguì una tournée realizzata con lo stesso stile, con il cantautore che si esibì da solo in teatri e piccole sale da concerto.[6]

Nel 1997 e nel 1998 Springsteen dedicò molto tempo alla produzione della raccolta di inediti Tracks, cofanetto quadruplo che contiene più di sessanta brani scelti tra gli oltre 350 pazientemente raccolti e catalogati dal suo tecnico di fiducia Toby Scott, scartati o mai completati e che per la maggior parte erano stati registrati con la E Street Band. Springsteen invitò alcuni membri del gruppo per completare alcune di queste tracce rimaste solo abbozzate. Nello stesso periodo inoltre pubblicò Songs, un libro con i suoi testi da lui commentati. L'incontro con i suoi musicisti e la riscoperta del vecchio materiale fecero tornare a Springsteen la voglia di ritornare a suonare con la sua band storica, dopo un decennio di attività sostanzialmente solistica.[4][7]

L'8 dicembre 1998 fu quindi annunciata la tanto attesa reunion con la E Street Band per un tour mondiale.[8] I preparativi non furono semplici per i molti dubbi che il cantautore cominciò a nutrire sulla bontà di una scelta che poteva apparire nostalgica, sulla possibilità che tra di loro si ricreasse la giusta atmosfera, ma anche per problemi contrattuali e manageriali con i singoli musicisti e per i loro impegni pregressi. Max Weinberg, ad esempio, era impegnato come band leader dell'orchestra del popolare programma televisivo di Conan O'Brien, mentre Steven Van Zandt, che se ne era andato dal gruppo all'inizio degli anni ottanta, era impegnato come attore nel ruolo del gangster Silvio Dante nella serie televisiva I Soprano.[4]

Le prove dei concerti si svolsero nel New Jersey e il tour fu preceduto da due prove generali alla Convention Hall di Asbury Park il 18 e 19 marzo.[4][9] Nel frattempo era stata confermata la notizia che la formazione della E Street Band sarebbe stata quella classica degli anni ottanta con il ritorno di Steven Van Zandt come secondo chitarrista al fianco di Nils Lofgren.[10]

Qualche giorno prima, il 16 marzo, si tenne a New York la cerimonia per l'ingresso di Springsteen nella Rock and Roll Hall of Fame.[11] La notizia dell'inclusione del cantautore nel prestigioso museo a 25 anni dalla sua prima uscita discografia (Greetings from Asbury Park, N.J. nel 1973) ma senza la E Street Band aveva provocato qualche polemica e malcontento tra molti fan.[8] Nonostante ciò Springsteen si esibì con il gruppo al completo durante la cerimonia, attribuendo ai suoi compagni il meritato riconoscimento, interpretando Tenth Avenue Freeze-Out, canzone iconica che racconta, in modo a tratti romanzato, la nascita della E Street Band e che ne costituisce una sorta di sigla. Per tutto il successivo tour la canzone fu utilizzata per la roboante e lunghissima presentazione dei musicisti.[12][13]

Itinerario[modifica | modifica wikitesto]

Il banner posto all'interno della Continental Airlines Arena di East Rutherford a ricordo dei 15 spettacoli di Springsteen del 1999.

La tournée fu inaugurata a Barcellona il 9 aprile 1999 e continuò visitando le principali città e capitali europee fino all'estate quando, dopo 36 concerti e una breve pausa, riprese negli Stati Uniti. La prima parte del tour europeo si svolse all'interno di grandi palazzetti dello sport al coperto per poi spostarsi all'aperto negli stadi calcistici e di rugby. In Italia, ad esempio, i primi concerti si svolsero in aprile all'interno del PalaMalaguti di Casalecchio di Reno alle porte di Bologna e al Fila Forum di Assago, ma l'ultimo concerto si svolse a giugno a Genova nello stadio di Marassi.[14]

Il tour americano iniziò il 15 luglio con 15 concerti sold out consecutivi alla Continental Airlines Arena di East Rutherford. La band rimase quasi un mese nell'arena del New Jersey e ai concerti assistettero più di 300 000 persone.[11] Altre tappe con concerti in più date consecutive nello stesso luogo furono effettuate nelle grandi città dove Springsteen godeva di maggior seguito come Filadelfia, Boston, Chicago e Los Angeles. Dopo 52 concerti la seconda parte del tour terminò a Minneapolis alla fine di novembre.[15]

Il Reunion Tour riprese dopo una lunga sosta invernale nel febbraio del 2000 con spettacoli nelle arene sportive e percorse prevalentemente città del sud degli Stati Uniti e del Midwest con qualche tappa all'ovest e in Canada e si concluse con 10 concerti consecutivi al Madison Square Garden di New York tra il 12 giugno e il 1º luglio.[14]

Lo spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il tour Springsteen spaziò in tutto il suo vasto repertorio eseguendo a rotazione praticamente tutte le canzoni dei dischi registrati con l'ausilio della E Street Band. Poche furono invece le canzoni provenienti dai suoi dischi solisti. Del suo album acustico Nebraska furono eseguite solo Atlantic City, ma nella versione full band che si era già sentita negli anni ottanta, e Mansion on the Hill, in una versione country che richiamava la cover di Emmylou Harris.[14] Rare furono le esecuzioni delle canzoni tratte da Tunnel of Love e da Human Touch e Lucky Town. Anche Youngtown, canzone contenuta in The Ghost of Tom Joad, fu eseguira in una potente versione elettrica molto diversa da quella quasi acustica originale. Born in the U.S.A. invece, uno dei pezzi forti della band nei concerti degli anni ottanta, fu eseguita in una versione acustica analoga a quella del provino presente in Tracks.[15] Spazio più ampio fu dato ai brani inediti contenuti nella raccolta Greatest Hits e al successivo EP Blood Brothers realizzato con la E Street Band. Molte poi furono le esecuzioni di brani tratti dalla recente raccolta di inediti Tracks e dalla sua versione ridotta 18 Tracks, disco che uscì nei negozi nell'aprile del 1999 proprio durante le prime fasi del tour. Tra queste My Love Will Not Let You Down, outtake di Born in the U.S.A., che fu utilizzata come pezzo di apertura dei concerti per tutta la prima parte della tournée.[14]

Grande spazio fu dato, di solito all'inizio dei concerti, a Prove It All Night e The Promised Land, classici degli anni settanta molto amati dal pubblico, seguite da una lunghissima Two Hearts, caratterizzata dal duetto finale che serviva a enfatizzare il rapporto tra Springsteen e la sua "spalla" Steven Van Zandt. La parte centrale dei concerti fu quasi sempre occupata da una sequanza di cinque canzoni suonate in fila: la versione elettrica di Youngstown, con una assolo di chitarra di Nils Lofgren; Murder Incorporated che metteva in evidenza tutte e tre le chitarre elettriche presenti sul palco; la classica Badlands, carattarizzata dal coinvolgente coro del pubblico nella parte centrale; Out in the Street, con una lunghissima coda nella quale i musicisti si alternavano in duetto con il leader sul ritornello e, anche in questo caso, con il coinvolgente coro del pubblico; infine la lunga versione di Tenth Avenue Freeze-Out, nel mezzo della quale Springsteen presentava il gruppo.[16]

Springsteen utilizzava la parte centrale di Tenth Avenue Freeze-Out per raccontare in modo ironico l'epica nascita della E Street Band, assumendo il ruolo enfatico di un predicatore nell'atto di tenere un sermone gospel il cui tema è l'ottenimento della salvezza attraverso il rock 'n' roll.[17][18][19] Inframezzando citazioni musicali di It's All Right di Curtis Mayfield oppure di Take Me to the River di Al Green, e utilizzando simbologie cristiane come il fiume, dove avviene il battesimo purificatore, il predicatore interpretato da Springsteen racconta di aver capito che la sua missione salvifica aveva bisogno di una band: la destinazione finale è «il fiume della resurrezione, dove ognuno può trovare la salvezza. Ma non ci si può arrivare da soli. Serve un aiuto».[20] Introduceva quindi i musicisti come le persone necessarie e indispensabili affinché tale missione potesse compiersi.[12]

(EN)

« I'm so glad to introduce here tonight, on the piano, the Secretary of Intelligence, the Dean of the University of musical perversity, Professor Roy Bittan on the piano... Now I wanna introduce the Minister of faith and friendship, keeper of all that is righteous on E Street and star of the Sopranos television show, "Little" Steven Van Zandt on the guitar... I wanna introduce the foundation of the E Street nation, the Tennessee Terror, Mr. Garry W. Tallent... Back on the drums, the man that brings the power night after night after night, after night, the Minister of the mighty beat and star of Late Night Television, the Mighty, Mighty Max Weinberg... On the guitar, the Godfather of the guitar, the Minister of heart and spirit, the great, great Nils Lofgren... And on the organ, on the Hammond B-3 organ, hailing from Flemington, New Jersey, the Minister of mystery, Brother Dan Federici... And now, brunettes are fine and blondes are fun but when it comes to getting a dirty job done, it takes a Red Headed Woman, yeah, I said I'm looking for a Red Headed Woman, [...] the First Lady of love, on the guitar and vocals, Miss Patti Scialfa... Now last but not least, that's right, last but not least. I'm talking about the Minister of soul, Secretary of the brotherhood, the next senator of the state of New York, do I have to say his name? Do I have to say his name? Say who? Say who?... »

(IT)

« Sono felice di presentare qui stasera, al pianoforte, il Segretario dell'Intelligenza, il Rettore dell'Università di perversione musicale, il Professor Roy Bittan al piano... Ora vorrei presentare il Pastore della fede e dell'amicizia, custode di tutto ciò che è giusto in E Street e stella della serie televisiva I Soprano, "Little" Steven Van Zandt alla chitarra... Vorrei presentarvi il fondamento della nazione E Street, il Terrore del Tennessee, il sig. Gary W. Tallent... Dietro alla batteria, l'uomo che detiene il potere, notte dopo notte, dopo notte, il Pastore del colpo possente e stella del Late Night Television, il poderoso, poderoso Max Weinberg... Alla chitarra, il Padrino della chitarra, il Pastore del cuore e dello spirito, il grande, grande Nils Lofgren... E all'organo, all'organo Hammond B-3, piovuto da Flemington, New Jersey, il Pastore del mistero, Fratel Dan Federici... E ora, le brune sono belle e le bionde sono divertenti, ma quando si tratta di ottenere uno sporco lavoro ben fatto, ci vuole una rossa, [...] La Prima Donna dell'amore, alla chitarra e voce, la signorina Patti Scialfa... E ultimo ma non meno importante, giusto, ultimo ma non meno importante. Sto parlando del Pastore dell'anima, del Ministro della confraternita, il prossimo senatore dello Stato di New York, devo dirvi il suo nome? Devo dirvi il suo nome? Dire chi è? Dire chi è?... »

Poi ripartiva la musica nel punto in cui il testo cita "Big Man", cioè il sassofonista Clarence Clemons, che si unisce al gruppo.[12] Il siparietto del predicatore ritornava poi in Light of Day, una canzone che Springsteen aveva donato al regista Paul Schrader per il suo film La luce del giorno del 1987, mai pubblicata nella versione in studio, ma che era stata presente spesso nei suoi tour precedenti e nel disco dal vivo In Concert. La litania del "pastore del rock and roll" divenne uno dei simboli del tour tanto che l'espressione "Ministry of Rock and Roll" iniziò ad essere stampata anche sulle magliette celebrative dei concerti.[20]

Verso la fine della tournée Springsteen iniziò a proporre anche nuove canzoni. Una di queste, Land of Hope and Dream, divenne un pezzo forte dei concerti, spesso eseguita in chiusura. Suonata come un vivace gospel, era caratterizzata dal mandolino suonato da Van Zandt e veniva presentava con la promessa che la band sarebbe stata ricostituita per sempre. Scritta appositamente per il tour e in parte ispirata al gospel tradizionale This Train is Bound for Glory, interpretato tra gli altri da Woody Guthrie, a Mystery Train nella versione di Elvis Presley, e a People Get Ready di Curtis Mayfield, la canzone si basa sulla metafora di un treno in movimento, allegoria del viaggio intrapreso dalla band, che accoglie chiunque a bordo e dove tutti sono i benvenuti.[4][21] Further On (Up the Road), scritta in inverno nella pausa durante la quale Springsteen e il gruppo si ritrovarono per qualche sessione di registrazione in vista di un possibile nuovo album in studio, esordì in giugno nel concerto di Atlanta insieme a American Skin (41 Shots), una canzone dedicata allo studente africano Amadou Diallo, ucciso dalla polizia di New York in un discusso scontro a fuoco, che fu suonata durante le ultime date newyorkesi del Reunion Tour, provocando aspre polemiche e il risentimento di parte dell'amministrazione cittadina nonché del sindacato di polizia locale.[4]

Altre canzoni inedite che esordirono nei concerti finali al Madison Square Garden furono Another Thin Line e Code of Silence, scritte da Springsteen con l'amico cantautore Joe Grushecky. Come ultima canzone dell'ultimo concerto, Springsteen scelse Blood Brothers, provata l'anno prima ad Asbury Park, ma mai fatta in pubblico. La canzone, a cui fu aggiunta una strofa inedita, era stata incisa nel 1995 per la raccolta Greatest Hits durante l'effimera reunion di quell'anno ed è un ulteriore omaggio del cantautore ai suoi compagni, i suoi "fratelli di sangue".[14][22][23]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La tanto attesa reunion tra Springsteen e la E Street Band fu salutata da un notevole successo di pubblico e di critica. La tranche europea di 36 date, tra cui molte in grandi stadi, fu seguita da mezzo milione di persone e la maggior parte dei concerti statunitensi del 1999 raggiunsero il "tutto esaurito" in prevendita.[24] Le 15 date consecutive a East Rutherford nel suo New Jersey con più di 300 000 spettatori segnarono un record per l'epoca.[25] Nel palazzetto che all'epoca ospitava le partite casinghe dei New Jersey Nets nel campionato di basket NBA e dei New Jersey Devils nel campionato di hockey NHL, fu posto uno stendardo vicino a quelli delle maglie dei giocatori ritirate per celebrare il record di Springsteen e della E Street Band.[26] Sprinsgteen deteneva già il record dell'arena del New Jersey con le 11 date consecutive nel 1992 e le 10 nel 1984.[27] Anche le dieci apparizioni consecutive sold out al Madison Square Garden di New York furono un record per l'epoca.[28] I vendite di biglietti nel sud degli Stati Uniti, un mercato storicamente meno favorevole a Springsteen, non riuscirono in alcuni casi a raggiungere i risultati sperati.[29] Considerando il solo 1999, il tour si posizionò ai primi posti tra quelli con il maggior incasso nell'anno insieme a quello dei Rolling Stones.[30]

Concerti[modifica | modifica wikitesto]

Data[14][15] Città Nazione Impianto
Prove generali
18-19 marzo 1999 Asbury Park Stati Uniti Convention Hall
Europa
9 aprile 1999 Barcellona Spagna Palau Sant Jordi
11 aprile 1999
13 aprile 1999 Monaco Germania Olympiahalle
15 aprile 1999 Colonia Kölnarena
17 aprile 1999 Bologna Italia PalaMalaguti
19 aprile 1999 Milano Fila Forum
20 aprile 1999
23 aprile 1999 Ratisbona Germania Donau Arena
24 aprile 1999 Vienna Austria Wiener Stadthalle
26 aprile 1999 Zurigo Svizzera Hallenstadion
28 aprile 1999 Lione Francia Halle Tony Garnier
1 maggio 1999 Manchester Inghilterra Manchester Evening News Arena
2 maggio 1999
16 maggio 1999 Birmingham NEC Arena
18 maggio 1999 Londra Earls Court Exhibition Centre
19 maggio 1999
21 maggio 1999
23 maggio 1999
25 maggio 1999 Dublino Irlanda RDS Arena
27 maggio 1999 Gand Belgio Flanders Expo
29 maggio 1999 Berlino Germania Parkbühne Wuhlheide
30 maggio 1999
2 giugno 1999 Parigi Francia Palais Omnisports de Paris-Bercy
3 giugno 1999
5 giugno 1999 Saragozza Spagna Estadio de La Romareda
7 giugno 1999 Madrid Estadio Olímpico de Madrid
11 giugno 1999 Genova Italia Stadio Luigi Ferraris
13 giugno 1999 Lipsia Germania Bruno-Plache-Stadion
15 giugno 1999 Offenbach Stadion am Bieberer Berg
17 giugno 1999 Brema Weserstadion
19 giugno 1999 Arnhem Paesi Bassi Gelredome
20 giugno 1999
23 giugno 1999 Stoccolma Svezia Olympiastadion
24 giugno 1999
26 giugno 1999 Copenaghen Danimarca Parken Stadium
27 giugno 1999 Oslo Norvegia Valle Hovin
America del Nord
15 luglio 1999 East Rutherford Stati Uniti Continental Airlines Arena
18 luglio 1999
20 luglio 1999
24 luglio 1999
26 luglio 1999
27 luglio 1999
29 luglio 1999
1 agosto 1999
2 agosto 1999
4 agosto 1999
6 agosto 1999
7 agosto 1999
9 agosto 1999
11 agosto 1999
12 agosto 1999
21 agosto 1999 Boston FleetCenter
22 agosto 1999
24 agosto 1999
26 agosto 1999
27 agosto 1999
31 agosto 1999 Washington MCI Center
1 settembre 1999
3 settembre 1999
8 settembre 1999 Auburn Hills The Palace of Auburn Hills
9 settembre 1999
13 settembre 1999 Filadelfia First Union Center
15 settembre 1999
20 settembre 1999
21 settembre 1999
24 settembre 1999 First Union Spectrum
25 settembre 1999 First Union Center
27 settembre 1999 Chicago United Center
28 settembre 1999
30 settembre 1999
15 ottobre 1999 Phoenix America West Arena
17 ottobre 1999 Los Angeles Staples Center
18 ottobre 1999
21 ottobre 1999
23 ottobre 1999
25 ottobre 1999 Oakland Oakland Arena
26 ottobre 1999
28 ottobre 1999
6 novembre 1999 Fargo Fargodome
9 novembre 1999 Milwaukee Bradley Center
10 novembre 1999 Indianapolis Conseco Fieldhouse
14 novembre 1999 Cleveland Gund Arena
15 novembre 1999
17 novembre 1999 Columbus Value City Arena
19 novembre 1999 Buffalo Marine Midland Arena
21 novembre 1999 Albany Pepsi Arena
28 novembre 1999 Minneapolis Target Center
29 novembre 1999
America del Nord
28 febbraio 2000 University Park Stati Uniti Bryce Jordan Center
4 marzo 2000 Orlando Orlando Arena
6 marzo 2000 Tampa Ice Palace
9 marzo 2000 Sunrise National Car Rental Center
10 marzo 2000
13 marzo 2000 Dallas Reunion Arena
14 marzo 2000 North Little Rock Alltel Arena
18 marzo 2000 Memphis Pyramid Arena
19 marzo 2000 New Orleans New Orleans Arena
30 marzo 2000 Denver Pepsi Center
31 marzo 2000
3 aprile 2000 Portland Rose Garden
4 aprile 2000 Tacoma Tacoma Dome
8 aprile 2000 Saint Louis Kiel Center
9 aprile 2000 Kansas City Kemper Arena
12 aprile 2000 Nashville Nashville Arena
15 aprile 2000 Louisville Freedom Hall
17 aprile 2000 Austin Frank Erwin Center
18 aprile 2000 Houston Compaq Center
21 aprile 2000 Charlotte Charlotte Coliseum
22 aprile 2000 Raleigh RBC Center
25 aprile 2000 Pittsburgh Mellon Arena
26 aprile 2000
30 aprile 2000 Cincinnati Firstar Center
3 maggio 2000 Toronto Canada Air Canada Centre
4 maggio 2000
7 maggio 2000 Hartford Stati Uniti Hartford Civic Center
8 maggio 2000
21 maggio 2000 Anaheim Anaheim Pond
22 maggio 2000
27 maggio 2000 Las Vegas MGM Grand Garden Arena
29 maggio 2000 Salt Lake City Delta Center
3 giugno 2000 Atlanta Philips Arena
4 giugno 2000
12 giugno 2000 New York Madison Square Garden
15 giugno 2000
17 giugno 2000
20 giugno 2000
22 giugno 2000
23 giugno 2000
26 giugno 2000
27 giugno 2000
29 giugno 2000
1 luglio 2000

Concerti rinviati[modifica | modifica wikitesto]

Scaletta[modifica | modifica wikitesto]

La scaletta tipica dei concerti aveva come nucleo centrale alcune delle canzoni più popolari realizzate da Springsteen con la E Street Band, ma nel corso del tour il cantautore spaziò in gran parte del suo repertorio. Alcuni brani furono eseguiti raramente o anche una volta sola come nel caso di Roulette e delle altre incluse in Tracks. Inoltre esordirono alcune nuove canzoni: tra queste tre composte da Springsteen con Joe Grushecky. Tra le molte cover eseguite, alcune erano già presenti nel repertorio dei tour degli anni settanta e ottanta.[14][15][20]

Canzoni originali[modifica | modifica wikitesto]

Greetings from Asbury Park, N.J.

The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle

Born to Run

Darkness on the Edge of Town

  • Adam Raised a Cain
  • Badlands
  • Candy's Room
  • Darkness on the Edge of Town
  • Factory
  • The Promised Land
  • Prove It All Night
  • Racing in the Street
  • Something in the Night

The River

  • Cadillac Ranch
  • Hungry Heart
  • Independence Day
  • Out in the Street
  • Point Blank
  • Ramrod
  • The River
  • Sherry Darling
  • The Ties That Bind
  • Two Hearts
  • You Can Look (But You Better Not Touch)

Nebraska

Born in the U.S.A.

Tunnel of Love

Human Touch

Lucky Town

Greatest Hits

The Ghost of Tom Joad

  • The Ghost of Tom Joad
  • Sinaloa Cowboys
  • Youngstown

Tracks

  • Back in Your Arms
  • Be True
  • Brothers Under the Bridge
  • Car Wash
  • Dollhouse
  • Don't Look Back
  • Frankie
  • Give the Girl a Kiss
  • I Wanna Be With You
  • Janey, Don't You Lose Heart
  • Lion's Den
  • Loose Ends
  • My Love Will Not Let You Down
  • Rendezvous
  • Roulette
  • Stand on It
  • Take 'Em As They Come
  • Where the Bands Are

18 Tracks

  • The Fever
  • Trouble River
  • The Promise

Altre

Altre canzoni provate o fuori scaletta[modifica | modifica wikitesto]

  • I'm Not Sleeping (Bruce Springsteen, Joe Grushecky)
  • Seeds

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Patti Scialfa non partecipò ad alcuni concerti per motivi familiari e per le conseguenze della perforazione di un timpano.[33]

Ospiti[modifica | modifica wikitesto]

Durante il tour Springsteen ha occasionalmente ospitato sul palco amici musicisti e collaboratori.[14][15]

  • Jon Bon Jovi – duetto su Hungry Heart (Lione, 28 aprile 1999)
  • Elliott Murphy – duetto su Hungry Heart e Born To Run (Gand, 27 maggio 1999)
  • Elliott Murphy – duetto su Hungry Heart (Parigi, 6 giugno 1999)
  • Bobby Bandiera – duetto su Hungry Heart (East Rutherfotd, 29 luglio 1999)
  • Soozie Tyrell – violino su Factory (East Rutherfotd, 12 agosto 1999)
  • Jon Bon Jovi, Richie Sambora, Melissa Etheridge – duetto su Hungry Heart (East Rutherfotd, 12 agosto 1999)
  • Peter Wolf – duetto su Raise Your Hand (Boston 27 agosto 1999)
  • Bonnie Raitt, Bruce Hornsby, Mary Chapin Carpenter, Shawn Colvin, Jackson Browne - duetto su Red Headed Woman (Washington 3 settembre 1999)
  • Jackson Browne - duetto su Hungry Heart (Washington 3 settembre 1999)
  • Sam Moore - duetto su Soul Man (Phoenix 15 ottobre 1999)
  • Southside Johnny - duetto su Hungry Heart (Oakland 28 ottobre 1999)
  • Joe Ely - duetto su All Just To Get To You (Austin 17 aprile 2000)
  • Joe Grushecky - duetto su Idiot's Delight (Pittsburgh 25 aprile 2000) e Hungry Heart (Pittsburgh 26 aprile)
  • Soozie Tyrell – violino su The Ghost of Tom Joad e Youngston (New York 20, 22 giugno 2000)

Ali Weinberg (figlia di Max) alle tastiere, il cugino di Springsteen Frank Bruno alla chitarra e l'amico Steve Eitelberg apparvero come ospiti in alcuni concerti.

Trasmissioni televisive e discografia[modifica | modifica wikitesto]

I due concerti finali al Madison Square Garden di New York divennero la base per uno speciale televisivo trasmesso dalla rete via cavo HBO il 7 aprile 2001.[34][35] In seguito una versione ampliata del programma fu messo in commercio su DVD e ne fu tratto un doppio CD.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'evangelista di Bruce Springsteen: intervista a Jon Landau, in Rockol, 8 maggio 2013. URL consultato il 27 gennaio 2016 (archiviato il 27 gennaio 2016).
  2. ^ La tournée non aveva un nome ufficiale e i manifesti e i biglietti riportavano solo "Bruce Springsteen and the E Street Band", ma gran parte degli autori si riferiscono ad essa con il nome di Reunion Tour (v. Marsh, 2004).
  3. ^ Guaitamacchi, cap. Bruce Springsteen & the E Street Band – Il Boss contro i piedipiatti
  4. ^ a b c d e f Carlin, cap. 24
  5. ^ Carlin, cap. 23
  6. ^ Colombati, pp. 638-639
  7. ^ Labianca, pag. 231
  8. ^ a b (EN) Chris Nelson, Springsteen Announces Reunion Tour With E Street Band, in MTV News, 8 dicembre 1998. URL consultato il 26 gennaio 2016 (archiviato il 26 gennaio 2016).
  9. ^ Labianca, pag. 249
  10. ^ Labianca, pag. 230
  11. ^ a b Colombati, p. 640
  12. ^ a b c Tenth Avenue Freeze-Out in 2001 – Bruce Springsteen & the E Street Band, Live in New York City, CD (doppio), Columbia Records COL 500000 2
  13. ^ (EN) Induction: Bruce Springsteen 1999, The Rock and Roll Hall of Fame and Museum, 15 marzo 1999. URL consultato il 21 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  14. ^ a b c d e f g h Labianca, pp.249-258
  15. ^ a b c d e (EN) 1999, su Brucebase. URL consultato il 25 gennaio 2016 (archiviato il 25 gennaio 2016).
  16. ^ Marsh, 2006, pp. 240-241
  17. ^ Marsh, 2006, p. 252
  18. ^ Kirkpatrick, p. 319
  19. ^ Secondo alcuni Springsteen si era ispirato a Jimmy Swaggart, telepredicatore molto noto negli Stati Uniti (v. Carlin, cap. 24).
  20. ^ a b c Marsh, 2006, p. 234
  21. ^ Kirkpatrick, p. 318
  22. ^ Marsh, 2006, p. 10
  23. ^ Marsh, 2006, p. 253
  24. ^ (EN) Bruce Kapp, U.S. Touring Season Off To Strong Start, in Billboard, BPI Communications, 17 luglio 1999. URL consultato il 29 gennaio 2016.
  25. ^ (EN) Stan Goldstein, Bruce Springsteen's 15-night Meadowlands stand in 1999: A look back, in NJ.com, New Jersey On-Line LLC, 23 luglio 2014. URL consultato il 29 gennaio 2016 (archiviato il 28 settembre 2015).
  26. ^ (EN) Izod Center > Profile, su NYC.com. URL consultato il 29 gennaio 2016 (archiviato il 27 gennaio 2013).
  27. ^ (EN) Richard Tafoya, Springsteen Ticket Sales Prompt Record-Setting Arena Stay, in liveDaily, 24 maggio 1999. URL consultato il 28 settembre 2007 (archiviato dall'originale il 2 ottobre 2013).
  28. ^ (EN) Bruce Kapp, Tina Turner, 'N Sync, Dave Matthews Band Lead List Of Year's Top Tour, in Billboard, BPI Communications, 17 luglio 1999. URL consultato il 1º febbraio 2016.
  29. ^ (EN) Rob Evans, Ticket Onsales For Springsteen's Garden Finale Pushed Back, in liveDaily, 15 febbraio 2000. URL consultato il 28 settembre 2007 (archiviato dall'originale il 2 ottobre 2013).
  30. ^ (EN) Gil Kaufman, Springsteen, Stones Top Grossing Tours In '99, in MTV News, 9 dicembre 1999. URL consultato il 1º febbraio 2016 (archiviato il 1º febbraio 2016).
  31. ^ (EN) Springsteen Reschedules Michigan Shows, in MTV News, 5 agosto 1999. URL consultato il 25 gennaio 2016 (archiviato il 25 gennaio 2016).
  32. ^ (EN) Jonathan Takiff, Stage Left When Stars Cancel Their Gigs, in Philly.com, 27 settembre 1999. URL consultato il 25 gennaio 2016 (archiviato il 25 gennaio 2016).
  33. ^ a b (EN) Springsteen Resumes Tour, in MTV News, 5 novembre 1999. URL consultato il 25 gennaio 2016 (archiviato il 25 gennaio 2016).
  34. ^ Labianca, p. 264
  35. ^ (EN) Eric Schumacher-Rasmussen, HBO Plans Springsteen Concert Special, in MTV News, 6 febbraio 2001. URL consultato il 1º febbraio 2016 (archiviato il 1º febbraio 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Ames Carlin, Bruce, ebook, Milano, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-520-3979-9.
  • Leonardo Colombati, Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole. Il grande romanzo americano, 5ª ed., Milano, Sironi Editore, 2011, ISBN 978-88-518-0140-3.
  • Ezio Guaitamacchi, 1000 concerti che ci hanno cambiato la vita, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04222-2.
  • Rob Kirkpatrick, Magic in the night. Le parole e la musica di Bruce Springsteen, Milano, Baldini & Castoldi, 2014, ISBN 978-88-6852-290-2.
  • Ermanno Labianca, American skin. Vita e musica di Bruce Springsteen, 2ª ed., Firenze, Giunti, 2002, ISBN 88-09-02897-X.
  • (EN) Dave Marsh, Bruce Springsteen - Two Hearts: The Definitive Biography, 1972-2003, New York, Routledge, 2004, ISBN 978-0-415-96928-4.
  • (EN) Dave Marsh, Bruce Springsteen on Tour: 1968-2005, New York, Bloomsbury USA, 2006, ISBN 978-1-59691-282-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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