Musica colta

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Il termine musica colta, o in alternativa con i termini musica d'arte oppure musica seria, è un termine ombrello con cui ci si riferisce a tutte quelle tradizioni musicali che implicano avanzate considerazioni strutturali e teoriche[1] e che siano inscrivibili in una tradizione musicale scritta[2].

Schema riassuntivo della divisione dei generi musicali.[3]

La nozione di musica colta è frequentemente legata alla distinzione che se ne fa in musicologia dalla musica popolare e dalla musica tradizionale, assieme alle quali formano un "triangolo assiomatico".[4][3] Philip Tagg, uno dei maggiori sostenitori di questa tesi, individua per ognuno di questi generi, criteri specifici.

Benché sia spesso identificata con la musica classica, che ne rappresenta la principale tradizione nel mondo occidentale, il termine "musica colta" si riferisce in realtà a un campo più ampio, che comprende anche tradizioni musicali non legate al mondo occidentale, come la Musica classica cinese, la musica tradizionale giapponese o la musica classica indiana.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Il termine Musica colta è usato perlopiù in relazione alla tradizione della musica classica occidentale, comunemente usata in questo senso da molti musicologi e studiosi come Susan McClary,[5] Lawrence Kramer,[6] Theodor Adorno,[7]Deryck Cooke,[8] Joseph Swain,[9] Nicholas Cook, Nicola Dibben,[10] Philip Tagg,[11] or Gregory Booth and Terry Lee Kuhn. Molti di questi autori tendono comunque ad essere prudenti verso alcune implicazioni di questo metodo di classificazione, rigettando le tendenze di elitarismo sociale a cui è spesso associato.

Comunque alcuni termini di riferimento per la musica colta occidentale sono:

Spartiti manoscritti di Ludwig van Beethoven della Sonata per pianoforte n. 28 del 1816, Movimento IV, Geschwind, doch nicht zu sehr und mit Entschlossenheit (Allegro).

Altri autori, interessati alle teorie musicali, possono definire la musica colta in modo differente. Il musicista Catherine Schmidt-Jones, per esempio, definisce la musica colta come "una musica che per essere apprezzata, richiede un lavoro molto maggiore da parte dell'ascoltatore, di quanto generalmente non ne richieda la musica popolare". Nella sua visione "questa (categoria) può includere una vasta gamma di tipologie di jazz e di musica rock, tanto quanto la musica classica"[12].

Se l'approccio dei primi musicologi tendeva a considerare la musica colta come tendenzialmente elitaria, asserendo la superiorità di questa su tutte le altre forme musicali, (ad esempio Theodor W. Adorno[13]), molti musicologi moderni di estrazione etnomusicologica mettono in discussione la nozione di superiorità. In un recente convegno internazionale di musicologia, dedicato al rapporto fra musica e globalizzazione[14], alcuni etnomusicologi come Jean During hanno sostenuto fortemente la tesi che a prescindere dalla tecnologia o dalla difficoltà della musica, ogni tradizione musicale ha la stessa dignità e nessuna può arrogarsi uno status di superiorità sulle altre[15].

Proprio su usto tema, è da notare come molti compositori hanno preso ispirazione dalla musica popolare, e fra questi Johann Sebastian Bach, Milton Babbitt, Ludwig van Beethoven, Leonard Bernstein, Vincent D’Indy, Guillaume Dufay, George Gershwin, Josquin des Prez, Darius Milhaud, Wolfgang Amadeus Mozart, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Manuel M. Ponce, Arnold Schoenberg, Karlheinz Stockhausen, e William Walton, mentre altri come Béla Bartók, Pierre Boulez, Johannes Brahms, John Cage, Claude Debussy, Antonín Dvořák, Lou Harrison, Zoltán Kodály, François-Bernard Mâche, Gustav Mahler, Olivier Messiaen, Maurice Ravel, Steve Reich, e Claude Vivier sono stati profondamente influenzati da tradizioni regionali della musica folklorica extra-europea.

Bisogna poi aggiungere che spesso la distinzione fra musica popolare e musica colta non è così nettamente distinguibile, tanto più nelle loro manifestazioni del tardo XX secolo[2].

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il termine Musica colta si riferiva inizialmente alla tradizione classica (includendo forme sia della musica contemporanea che della musica classica storicizzata) che concentra l'attenzione alla forma stilistica, che invita ad una analisi tecnica e dettagliata[1], richiedendo una particolare attenzione da parte dell'ascoltatore. In occidente, la musica colta è principalmente considerata come una tradizione di musica scritta[2], tramandata in forme di annotazione musicale, ed opposta alla musica folklorica, che viene tradizionalmente tramandata per via orale e conservata a memoria, ed alla musica popolare, fortemente legata alla civiltà industriale e che vede la sua diffusione per mezzo della carta stampata o della registrazione[2][16]. Storicamente, la maggior parte della tradizione colta occidentale venne scritta utilizzando forme comuni di annotazione musicale, che si sviluppò in Europa a partire dal periodo rinascimentale, raggiungendo il suo apice nel periodo del Romanticismo. L'identità di un'opera o di un brano di musica colta è generalmente definita dalla sua versione scritta, molto più che dalla sua versione concertistica(come avviene per la musica classica).

Nonostante questo, altre tradizioni culturali della musica colta, possono far riferimento a tradizioni orali. Trattati che sono alla base delle considerazioni teoretiche e strutturali della musica classica indiana come il Natyashastra di Bharata, sono datati tra il 200 A.C. ed il 200 D.C. Alcuni compositori di musica classica contemporanea come Messiaen, lavorarono sulla struttura ritmica indiana per raggiungere più sofisticate composizioni ritmiche[17].

In alcune forme occidentali moderne o sperimentali, la scrittura musicale può partire da comuni forme di annotazione o usare anche una gran varietà di nuovi tipi di annotazioni per facilitare la natura esplorativa di queste nuove forme di musica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Jacques Siron, "Musique Savante (Serious music)", Dictionnaire des mots de la musique (Paris: Outre Mesure): 242. ISBN 2-907891-22-7
  2. ^ a b c d Denis Arnold, "Art Music, Art Song", in The New Oxford Companion to Music, Volume 1: A-J (Oxford and New York: Oxford University Press, 1983): 111. ISBN 0-19-311316-3
  3. ^ a b Lucio Spaziante, Sociosemiotica del pop, Carocci editore, 2007.
  4. ^ Susan McClary,Feminine Endings: Music, Gender, and Sexuality, second edition, (Minneapolis: University of Minnesota Press, 1991-2002): xv-xv
  5. ^ Kramer Lawrence, Musical Meaning: Toward a Critical History, Volume 1 (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002): 81 & 203.
  6. ^ For the use of the "serious music" term: Theodor Adorno, "On the Social Situation of Music" (1932), in Theodor W. Adorno, Richard D. Leppert, and Susan H. Gillespie Essays on Music (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002): 395 et passim. See also Theodor Adorno,"On Popular Music" (1941), in Theodor W. Adorno, Richard D. Leppert, and Susan H. Gillespie Essays on Music (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002): 437-453 passim. For the use of the "art music" term See Theodor Adorno, "On the Social Situation of Music" (1932), in Theodor W. Adorno, Richard D. Leppert, and Susan H. Gillespie Essays on Music (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002): 427 et passim ; see also Theodor Adorno, " Alieneted Masterpiece: Missa Solemnis" (1959), in Theodor W. Adorno, Richard D. Leppert, and Susan H. Gillespie Essays on Music (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002): 665. Both terms ("art music"/"serious music") are dealt as equivalents in the context of the book and this is reflected in the index of the book: the "art music" entry is reported on the "Serious Music" entry of the index (cf. Theodor W. Adorno, Richard D. Leppert, and Susan H. Gillespie Essays on Music (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 2002), 717).
  7. ^ Deryck Cooke, The Language of Music (Oxford and New York: Oxford University Press, 2001): 53 and 96 and passim
  8. ^ Joseph Swain, Musical Languages (new York and London: Norton and Company, 1997): 124 and passim
  9. ^ Nicholas Cook and Nicola Dibben, "Musicological Approaches to Emotion", in Music and Emotion: Theory and Research, 45–70 (Oxford and New York: Oxford University Press, 2001): 56
  10. ^ Philip Tagg, "Analysing Popular Music: Theory, Method and Practice", Popular Music 2, 37-67 (1982): 39-42 passim
  11. ^ Catherine Schmidt-Jones, "What Kind of Music Is That?", from the website Connexions, last edited by Catherine Schmidt-Jones on 10 Jan 2007 8:58 am US/Central, retrieved on 12 December 2008.
  12. ^ Theodore Gracyk, "The Aesthetics of Popular Music", The Internet Encyclopedia of Philosophy (Accessed 13 June 2011).
  13. ^ Colloquium "Musique et globalisation"Template:Full
  14. ^ Discussion during François-Bernard Mâche's conference: « Musique au singulier » Colloquium "Musique et globalisation"Template:Full
  15. ^ Philip Tagg, "Analysing Popular Music: Theory, Method and Practice", Popular Music 2 (1982): 37-67, here 41-42.
  16. ^ Mirjana Šimundža,"Messiaen's Rhythmical Organisation and Classical Indian Theory of Rhythm (I)", International Review of the Aesthetics and Sociology of Music 18, no.1 (1987): 117–44, here 117 et passim.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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