Terrence Malick

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Terrence Malick nel 2011

Terrence Frederick Malick (Ottawa, 30 novembre 1943) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

Noto per la sua riservatezza ed il suo perfezionismo maniacale, è stato fin dai suoi primi progetti considerato un regista di grande prestigio, nonostante abbia diretto appena cinque film nei primi quarant'anni di carriera.[1] I suoi film sono noti per le loro riflessioni filosofiche e spirituali, lo stile registico ricercato ed ermetico, i temi naturalistici affrontati e per il dividere quasi sempre i giudizi della critica o del pubblico.[2]

Ha vinto la Palma d'oro a Cannes nel 2011 per The Tree of Life, l'Orso d'Oro a Berlino nel 1999 per La sottile linea rossa, il premio per la regia a Cannes nel 1979 per I giorni del cielo e la Concha de Oro al Festival di San Sebastiano nel 1974 per il film d'esordio La rabbia giovane. È stato candidato due volte al Leone d'oro a Venezia e tre volte all'Oscar (due per la miglior regia ed una miglior sceneggiatura originale).

Nel 2011, il critico cinematografico Roger Ebert l'ha definito "uno dei pochi registi i cui film non sono mai meno che capolavori".[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terrence Malick nasce a Ottawa, Illinois[4][5], da madre statunitense, Irene Thompson (1912–2011)[6], e da padre statunitense, Emil A. Malick (1917-2013)[7], un geologo figlio di una coppia d'immigrati siriani di religione nestoriana.[8][9] Studia alla St. Stephen's Episcopal School di Austin, Texas.[4] Alla fine degli anni sessanta, il fratello minore Larry si trasferisce in Spagna assieme ad Andrés Segovia per migliorare le sue abilità come chitarrista; nel 1968, dopo che Larry si rompe intenzionalmente entrambe le mani a causa della pressione esercitata su di lui dagli studi musicali, il padre si reca ad aiutarlo, ma Larry muore suicida poco tempo dopo.[10] La prematura morte del fratello segna molto Malick, che ne esplorerà il tema in The Tree of Life e Knight of Cups.[11][12]

Si laurea in filosofia ad Harvard nel 1965. Abbandona Oxford dopo uno screzio con il suo tutor Gilbert Ryle riguardo alla sua tesi sul concetto di mondo di Søren Kierkegaard, Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein.[13] Nel 1969, Northwestern University Press pubblica la traduzione in lingua inglese dell'opera di Heidegger Vom Wesen des Grundes, a cura di Malick, intitolata The Essence of Reason.

Tornato negli Stati Uniti, Malick svolge molteplici attività: operaio ai pozzi di petrolio, professore di filosofia presso il MIT, ornitologo e giornalista freelance per Newsweek, The New Yorker e Life.[14]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Malick muove i primi passi nel mondo del cinema dirigendo nel 1969 il cortometraggio Lanton Mills, che gli vale un Master of Fine Arts per conto dell'AFI Conservatory. All'AFI, conosce persone come l'attore Jack Nicholson, lo scenografo suo futuro collaboratore Jack Fisk, ed il suo agente Mike Medavoy, che gli procura un lavoro freelance come script doctor. Non accreditato, contribuisce al primo trattamento di Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1971) e Yellow 33 (1971), di Nicholson, mentre viene accreditato come sceneggiatore di Per una manciata di soldi (1972), dove ha anche un cameo.[15] Sotto lo pseudonimo di David Whitney, Malick co-sceneggia The Gravy Train (1974). Quando la produzione di Deadhead Miles, di cui aveva scritto la sceneggiatura, viene improvvisamente fermata dalla Paramount Pictures, che lo riteneva un film irrealizzabile, Malick decide di dirigere lui stesso i film che contribuisce a scrivere.

Malick durante la produzione de La rabbia giovane (1973).

Il suo primo progetto da regista è un film indipendente, La rabbia giovane (Badlands) (1973), con Martin Sheen e Sissy Spacek nei panni di una giovane coppia che fugge dalle forze dell'ordine per gli Stati Uniti degli anni '50, lasciandosi dietro una scia di cadaveri. Ispirato alle vicende del serial killer Charles Starkweather, il film, per essere realizzato, costringe Malick a raccogliere parte della cifra necessaria attraverso persone esterne all'industria cinematografica come dottori e dentisti.[16] L'altra metà del budget viene raccolta dal produttore Edward Pressman, mentre altri 25mila dollari vengono forniti personalmente da Malick.[17] In seguito ad una travagliata produzione, che vede anche diversi membri della troupe abbandonare il progetto durante le riprese, La rabbia giovane viene accolto entusiasticamente alla sua anteprima al New York Film Festival, e la Warner Bros. ne compra i diritti di distribuzione per una cifra oltre tre volte il suo budget.[18] Fanno la loro comparsa già da questo primo film la disperazione e la solitudine dei personaggi che caratterizzeranno il cinema di Malick, oltre che altri veri e propri marchi di fabbrica del regista, come delle intense e complesse riflessioni sulla natura e la sempre presente voce narrante fuori campo.[19]

Malick durante la produzione de I giorni del cielo (1978).

Il secondo film di Malick è I giorni del cielo (Days of Heaven) (1978), che parla di un triangolo amoroso sviluppatosi nella campagna rurale texana degli inizi del XX secolo. La lavorazione inizia nel 1976 in Alberta, Canada, con Malick che insiste affinché le riprese avvengano solamente durante la cosiddetta golden hour. Come successo con La rabbia giovane, il film ha una produzione travagliata, durante la quale molti membri della troupe abbandonano durante le riprese, per via del perfezionismo maniacale e dello stile registico idiosincratico di Malick.[20] Arrivati in fase di montaggio, i problemi non si fermano: sempre il perfezionismo di Malick porta quest'ultimo a passare ben due anni a montare il film, durante i quali i due sperimenta numerose tecniche non convenzionali.[21] Distribuito nel 1978, il film ottiene il plauso della critica e riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui l'Oscar alla migliore fotografia ed il premio per il Miglior Regista al Festival di Cannes 1979.

Il periodo di pausa[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al successo de I giorni del cielo, Malick inizia lo sviluppo di Q, film che avrebbe dovuto esplorare le origini della vita sulla Terra. Durante la pre-produzione, il regista si trasferisce a Parigi e scompare dal mondo del cinema per quasi due decenni.[22] Durante questo suo periodo di pausa, continua la sua attività di sceneggiatore, scrivendo vari progetti incompiuti, tra cui: The English Speaker, sulla analisi di Josef Breuer di Anna O., gli adattamenti cinematografici del romanzo di Walker Percy The Moviegoer e quello di Larry McMurtry The Desert Rose [22], sulla storia di Jerry Lee Lewis, l'adattamento teatrale di Sansho the Bailiff, che sarebbe dovuto essere diretto dal Andrzej Wajda; continua anche a lavorare alla sceneggiatura di Q.[23] Gli elementi contenuti in Q alla fine confluiranno in The Tree of Life.[24] Secondo Jack Fisk, Malick avrebbe anche effettuato delle riprese durante il periodo di pausa.[25]

Malick nel 1993

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Vent'anni dopo I giorni del cielo, Malick ritorna dirigendo il film di guerra La sottile linea rossa, liberamente adattato dall'omonimo romanzo di James Jones. Durante i suoi anni di assenza, l'importanza di Malick come regista era salita a livelli esponenziali, tanto che, prima dell'inizio delle riprese, le più importanti star maschili del momento (fra le quali Brad Pitt, Kevin Costner, Leonardo DiCaprio e Nicolas Cage) si offrono per recitare nel film anche gratuitamente, ma vengono scartati dal regista. Fanno parte del cast invece James Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, Adrien Brody, John Cusack, John C. Reilly, George Clooney, Jared Leto e John Travolta. Anche Mickey Rourke, Bill Pullman, Martin Sheen, Viggo Mortensen e Gary Oldman recitano nel film, ma i loro ruoli vengono tagliati da Malick in fase di montaggio. Girato in Queensland, anche questo film viene acclamato dalla critica[26], venendo candidato a sette Premi Oscar e vincendo l'Orso d'Oro al Festival internazionale del cinema di Berlino.[27]

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Dopo esser venuto a conoscenza di un articolo scritto da Malick su Che Guevara durante gli anni sessanta, Steven Soderbergh gli offre la possibilità di scrivere e dirigere un biopic sul Che, con protagonista Benicio del Toro, che è in fase di sviluppo. Malick accetta e scrive una sceneggiatura incentrata sulla rivoluzione fallita di Guevara in Bolivia.[28] Dopo un anno e mezzo che il progetto è in stallo, Malick decide di dirigere The New World - Il nuovo mondo,[29] basato su una sceneggiatura che aveva iniziato a scrivere sin dagli anni settanta.[30] Il regista abbandona definitivamente il progetto su Guevara nel marzo del 2004.[29]

Alla fine del 2005 esce il suo quarto film da regista, il succitato The New World - Il nuovo mondo, incentrato sulle vicende dell'America del 1607, quando i coloni dell'Europa e i pellirosse entrarono in conflitto. La storia narra del leggendario amore tra la principessa Pocahontas (Q'orianka Kilcher), una dei nativi, e John Smith (Colin Farrell), un soldato dell'esercito inglese. Anche qui non sono mancati i problemi in corso di produzione: il girato totale del film ammontava originariamente circa a oltre un milione di metri di pellicola, rendendo necessarie ben tre diverse fasi di tagli di montaggio. Il perfezionismo tipico di Malick l'ha portato prima a far slittare l'uscita dal novembre al dicembre 2005 ed addirittura a far ritirare dai cinema (ma solo per il mercato nordamericano) la sua opera, allo scopo di tagliare altri 17 minuti di pellicola in sala di montaggio e far riuscire una versione più corta per la metà di gennaio 2006}}. Nonostante la candidatura all'Oscar per la miglior fotografia, il film, a differenza dei precedenti, viene accolto in maniera tiepida dalla critica al momento della sua uscita.[31] Con il tempo, The New World - Il nuovo mondo viene considerato sempre più positivamente, fino ad essere eletto uno dei migliori film del decennio.[32][33][34]

Anni duemilaedieci[modifica | modifica wikitesto]

Malick all'anteprima di The Tree of Life al Festival di Cannes 2011.

Il suo quinto film, The Tree of Life, girato nel 2008 principalmente a Smithville (Texas), ha nel cast Sean Penn, Jessica Chastain e Brad Pitt. Vincitore della Palma d'Oro al 64º Festival di Cannes, viene presentato in concorso nel maggio 2011, dopo un'attesa di quasi due anni (la sua uscita era inizialmente prevista per il dicembre 2009).[35] La trama del film ruota intorno ad una famiglia texana degli anni cinquanta e alla progressiva crescita del primogenito Jack dall'innocenza e dalla bellezza della vita sperimentata nell'infanzia, alla disillusione dell'età adulta. Jack si sente un'anima persa nel mondo moderno; attraverso un percorso interiore cercherà il significato della vita e tenterà anche la riconciliazione con il padre, con il quale ha avuto un rapporto difficile.[36] Il film, dall'impatto visivo molto ricercato (lo stile immaginifico e l'atmosfera di alcune parti richiamano, a detta dei critici, 2001: Odissea nello spazio di Kubrick), cerca di oltrepassare l'individualità della storia per mostrare, appunto come dice il titolo, «l'albero della vita», le sue radici (l'origine della vita) e i suoi fini, quel senso a cui l'uomo anela.[37] Nonostante alcune critiche[38], il film ottiene una buona accoglienza, venendo considerato tra i migliori del regista, e vince anche il FIPRESCI Award come miglior film dell'anno e riceve tre candidature ai Premi Oscar 2011, miglior film, miglior regista per Malick, e miglior fotografia per Emmanuel Lubezki.

Malick ha presentato alla 69ª edizione del Festival del Cinema di Venezia il suo sesto film, To the Wonder[39] (2012), che tratta di un potente dramma sentimentale.[40] Le riprese si sono svolte principalmente in Oklahoma e in Francia (Parigi e Mont Saint-Michel, da cui trae il nome il titolo). Nel cast figurano volti noti dello star-system hollywoodiano: Ben Affleck (che ha sostituito Christian Bale), Rachel McAdams, Javier Bardem, Olga Kurylenko e l'italiana Romina Mondello.[41] Tagliate, come spesso accade nei film di Malick, le parti di alcuni attori di grosso calibro, tra cui Jessica Chastain, Michael Sheen, Rachel Weisz e Barry Pepper.[42] Il film ha diviso la critica, ancor più che con The New World: alla prima proiezione per i giornalisti è stato accolto (come già accadde per The Tree of Life), con sonori fischi, oltre a non pochi applausi[38]. Le contestazioni si dicono dovute soprattutto alla eccessiva cripticità della narrazione e ad alcune scelte stilistiche di difficile impatto, oltre che alle 4 lingue che vengono parlate nel film (inglese, francese, spagnolo ed italiano).[38] Corrispondentemente, i critici si sono divisi[43] sulla carta stampata e sui siti internet: in Italia, Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera assegna 1 e 1/2 stella su 4, mentre Maltese su La Repubblica ne assegna 5 su 6[44]. Il film vince il premio collaterale, e minore, assegnato dal SIGNIS (associazione cattolica mondiale).[45]

Malick e Christian Bale all'Austin City Limits durante le riprese di Weightless, nel 2011. La foto è una delle poche a ritrarre il regista, notoriamente allergico alle luci della ribalta, sul set.[46]

Il settimo film e l'ottavo film del regista, Knight of Cups e Weightless, sono stati girati insieme nel 2012, dopo essere stati annunciati nel 2011.[47] Il primo parla di uno sceneggiatore alla ricerca del proprio io, e vede nel cast Christian Bale, Cate Blanchett e Isabel Lucas. Distribuito nel 2015, il film ha diviso la critica più di The Tree of Life e To the Wonder, ed è considerato il progetto più sperimentale del regista.[48][49] Il secondo, originariamente intitolato Lawless[50][51], è ambientato durante l'evoluzione della scena musicale di Austin e vede nel cast Ryan Gosling, Bale, Blanchett, Rooney Mara, Haley Bennett, Natalie Portman, Michael Fassbender, Val Kilmer, Benicio Del Toro, Clifton Collins Jr., Angela Bettis, Bérénice Marlohe, Florence Welch e Holly Hunter.[52] Il film verrà distribuito nel marzo 2017.

Durante la post-produzione di questi due film, Malick è stato invitato ad unirsi all'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, nel giugno del 2012.[53]

Parallelamente ai due progetti precedenti, Malick ha lavorato ad un documentario IMAX intitolato Voyage of Time, contenente diversi spunti provenienti dal mai realizzato Q e The Tree of Life. The Hollywood Reporter lo ha descritto come "una celebrazione del pianeta Terra [...] dall'inizio dell'universo fino al suo collasso finale." Al documentario hanno lavorato i veterani degli effetti speciali Douglas Trumbull (2001: Odissea nello spazio) e Dan Glass (Matrix), mentre Brad Pitt e Cate Blanchett hanno narrato il film. Voyage of Time verrà distribuito il 7 ottobre 2016.[54] Lo stesso anno, il film ha concorso per il Leone d'oro alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Malick è noto per essere estremamente riservato, soprattutto per le questioni che riguardano la propria vita privata.[55] Non vuole essere fotografato, ha stipulato un contratto che impedisce di usare la sua immagine a fini promozionali, viene intervistato di rado e nel suo studio non è permesso entrare nemmeno alla moglie.[22][56] Isolatosi volontariamente dallo star-system hollywoodiano, non partecipa a serate di gala o conferenze stampa, venendo considerato[da chi?] il J. D. Salinger del cinema, in quanto anche lo scrittore de Il giovane Holden si è volontariamente autoisolato dopo il successo mondiale ottenuto.

Dal 1970 fino al 1976, è stato sposato con Jill Jakes.[57] Verso la fine degli anni settanta è stato fidanzato con la regista e sceneggiatrice Michie Gleason.[57] Nel 1985, ha sposato Michèle Marie Morette,[57][58][59] da cui ha divorziato nel 1996.[57][59] È sposato dal 1998 con Alexandra Wallace.[60] La sua relazione con Michèle Marie Morette ed Alexandra Wallace è è servita da ispirazione per To the Wonder.[11][61]

Risiede ad Austin, Texas.[62]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Compositore[modifica | modifica wikitesto]

  • Lanton Mills - cortometraggio (1969)

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Derek Hill, The Movie Brats: Hollywood Regeneration, in Charlie Kaufman and Hollywood's Merry Band of Pranksters, Fabulists and Dreamers: An Excursion Into the American New Wave, Oldacastle Books, 2008, ISBN 1-84243-392-X.
  2. ^ (EN) David LaRocca, The Philosophy of War Films, The University Press of Kentucky, 2014, p. 391, ISBN 0-8131-4512-0.
  3. ^ (EN) Roger Ebert, The Tree of Life Movie Review (2011), su RogerEbert.com, 2 giugno 2011. URL consultato l'11 luglio 2016.
  4. ^ a b (EN) Jason Solomons, Terrence Malick: The return of cinema's invisible man, in The Guardian, 2 luglio 2011. URL consultato il 6 luglio 2014.
  5. ^ (EN) David Walsh, A horrible state of war, in World Socialist Website. URL consultato il 6 luglio 2014.
  6. ^ (EN) Bartlesville resident Irene Malick, mother of filmmaker, dead at 99; services today, su Examiner Enterprise, Bartlesville, 21 dicembre 2011. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  7. ^ (EN) Emil A. Malick Obituary: View Emil Malick's Obituary, su Examiner-Enterprise. URL consultato il 22 maggio 2014.
  8. ^ Lloyd Michaels, Terrence Malick, University of Illinois Press, 2009, p. 14, ISBN 0-252-07575-7.
  9. ^ (EN) ZENDA, zindamagazine.com, 1º febbraio 1999. URL consultato il 29 maggio 2011.
  10. ^ Biskind, pp 248–249
  11. ^ a b (EN) Forrest Wickman, Terrence Malick’s Personal Period, in Slate, 13 aprile 2013. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  12. ^ (EN) Berlinale 2015. Dialogues: Terrence Malick's "Knight of Cups" on Notebook - MUBI, mubi.com. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  13. ^ (EN) Thomas Deane Tucker e Stuart Kendall, Terrence Malick: Film and Philosophy, 2011, ISBN 978-1-4411-5003-5.
  14. ^ (EN) Scott Bowles, The Terrence Malick file, USA Today, 16 dicembre 2005. URL consultato il 25 maggio 2010.
  15. ^ (EN) Scott B., IGN: Featured Filmmaker: Terrence Malick, su IGN, 19 febbraio 2002. URL consultato il 2 gennaio 2011.
  16. ^ (EN) The Guardian - Drama: Terrence Malick, in The Guardian.
  17. ^ (EN) Toates - Malick, eskimo.com.
  18. ^ (EN) Jeff Stafford, Badlands, su Turner Classic Movies, 2008. URL consultato il 19 ottobre 2010.
  19. ^ (EN) Roger Ebert, Badlands Movie Review & Film Summary (1973), su RogerEbert.com, 24 giugno 2011. URL consultato l'11 luglio 2016.
  20. ^ (EN) Only in the 70s: Days of Heaven, surprisinglycompetentmedia.com.
  21. ^ Biskind, pp.296–297.
  22. ^ a b c (EN) Peter Biskind, The Runaway Genius, su Vanity Fair, agosto 1999. URL consultato il 20 ottobre 2010.
  23. ^ (EN) Joe Gillis, Waiting for Godot, in Los Angeles, dicembre 1995.
  24. ^ (EN) The Tree of Life, Time Out New York, 24 maggio 2011. URL consultato il 27 maggio 2011.
  25. ^ (EN) Bligw Ebiri, "Thirty-Three Years of Principal Filming," New York Magazine, 23 maggio 2011, p.84-85.
  26. ^ (EN) The Thin Red Line (1998), su Rotten Tomatoes. URL consultato il 29 maggio 2011.
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  28. ^ (EN) Amy Taubin, Guerrilla Filmmaking on an Epic Scale, su Film Comment, settembre–ottobre 2008. URL consultato il 17 maggio 2011.
  29. ^ a b (EN) Nancy Tartaglione, Malick's Che decision deals morale-denting blow to indie sector, su Screen Daily, 10 marzo 2004. URL consultato il 20 ottobre 2010.
  30. ^ (EN) David Sterritt, Film, Philosophy and Terrence Malick, FIPRESCI, luglio 2006. URL consultato il 20 ottobre 2010.
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  32. ^ (EN) Best of the Decade #2: The New World, su Reverse Shot. URL consultato il 2 gennaio 2011.
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  34. ^ (EN) Mick LaSalle, Top films of the decade, su San Francisco Chronicle, 1º gennaio 2010. URL consultato il 2 gennaio 2011.
  35. ^ (EN) Festival de Cannes: Official Selection, Festival di Cannes. URL consultato il 14 aprile 2011.
  36. ^ (EN) The Tree of Life, content.foxsearchlight.com.
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  38. ^ a b c Applausi e fischi per Malick. To the Wonder divide Venezia, tg24.sky.it.
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  40. ^ (EN) Jeffrey Wells, Wonder Based on Malick's Romantic Past, hollywood-elsewhere.com, 19 agosto 2012. URL consultato il 30 settembre 2012.
  41. ^ (EN) Laura Summers, 'Untitled' Malick film is official, shooting in Bartlesville, su Tulsaworld.com, 5 ottobre 2010. URL consultato il 2 gennaio 2011.
  42. ^ (EN) Untitled Terrence Malick Project, su Imdb.
  43. ^ Venezia 2012 - To the Wonder: Recensione in Anteprima del film di Terrence Malick, cineblog.it.
  44. ^ Corriere della Sera e La Repubblica, 3 settembre 2012
  45. ^ La Biennale di Venezia - Pagina non trovata, labiennale.org.
  46. ^ (EN) Kevin Jagernauth, Set Pics of Ryan Gosling & Rooney Mara Shooting Terrence Malick's 'Lawless', su IndieWIRE, 4 novembre 2011. URL consultato il 10 novembre 2011.
  47. ^ (EN) FilmNation continues relationship with Terrence Malick on two new films, su FilmNation Entertainment, 1º novembre 2011. URL consultato il 3 novembre 2011.
  48. ^ (EN) Andrew Grant, "Awful!" vs. Applause: Terrence Malick’s Knight of Cups Filmmaker Magazine, su Filmmaker, 9 febbraio 2016. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  49. ^ (EN) Alex Lines, Knight of Cups: Look, But Don’t Touch, su Film Inquiry, 19 novembre 2015. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  50. ^ (EN) Sorry Terrence Malick, The Weinstein Company Has Changed 'The Wettest County' To 'Lawless, blogs.indiewire.com.
  51. ^ (EN) Leonard Pearce, Terrence Malick Sets Title For Forthcoming Drama With Ryan Gosling, Rooney Mara & More, The Film Stage, 27 marzo 2015. URL consultato il 27 marzo 2015.
  52. ^ Weightless: svelato il cast all-star del nuovo film di Terrence Malick, su Best Movie, 24 maggio 2016. URL consultato il 12 settembre 2016.
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  55. ^ (EN) Rosy-Fingered Dawn – Terrence Malick, skyarts.co.uk, 10 gennaio 2010. URL consultato il 21 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il ).
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    « (EN) Michele Morette, his late ex-wife of 13 years, revealed that while they were together she wasn't allowed into his office, and that he would rather buy her a copy of a book than lend her his own. »
    (EN) Luke Blackall, The secret life of Terrence Malick, in The Independent, 24 maggio2011. URL consultato il 12 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2012).
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Peter Biskind, Easy Riders, Raging Bulls, Simon and Schuster, 1998.

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