Isole Salomone

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Isole Salomone
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Isole Salomone - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Isole Salomone
Nome ufficiale Solomon Islands
Lingue ufficiali pijin
Altre lingue inglese
Capitale Flag of Honiara.svg Honiara  (84 520 ab. / 2017)
Politica
Forma di governo Monarchia parlamentare (Reame del Commonwealth)
Regina Elisabetta II

Governatore generale: David Vunagi

Primo ministro Manasseh Sogavare
Indipendenza Dal Regno Unito, 7 luglio 1978
Ingresso nell'ONU 18 settembre 1978
Superficie
Totale 28 450 km² (140º)
% delle acque 3,2%
Popolazione
Totale 686.878 ab. (2020) (162º)
Densità 22,56 ab./km² (160º)
Tasso di crescita 2,17% (2012)[1]
Nome degli abitanti salomonesi
Geografia
Continente Oceania
Confini Nessuno (confini marittimi)
Fuso orario UTC+11
Economia
Valuta Dollaro delle Salomone
PIL (nominale) 997[2] milioni di $ (2012) (173º)
PIL pro capite (nominale) 1 763 $ (2012) (134º)
PIL (PPA) 1 858 milioni di $ (2012) (173º)
PIL pro capite (PPA) 3 288 $ (2012) (138º)
ISU (2011) 0,510 (basso) (142º)
Fecondità 4,2 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 SB, SLB, 090
TLD .sb
Prefisso tel. +677
Sigla autom. SOL
Inno nazionale God Save Our Solomon Islands
Festa nazionale 7 luglio
Isole Salomone - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Protettorato inglese delle Isole Salomone
 
Coordinate: 9°28′S 159°49′E / 9.466667°S 159.816667°E-9.466667; 159.816667

Le Isole Salomone (in inglese Solomon Islands) sono uno Stato insulare dell'Oceano Pacifico meridionale, nell'Oceania vicina, parte dell'omonimo arcipelago e situate ad est della Papua Nuova Guinea. Consistono in circa mille isole, che complessivamente coprono una superficie di 28.000 chilometri quadrati. La capitale, che sorge sull'isola di Guadalcanal, è Honiara, con circa 80.000 abitanti.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1568 il navigatore spagnolo Álvaro de Mendaña de Neira scoprì l'arcipelago, pensò di aver trovato il biblico regno di Ofir (Libro delle Cronache), sede delle miniere di re Salomone.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le Isole Salomone, insieme a tutta la Melanesia insulare, furono colonizzate dall'uomo durante il II e I millennio a.C.

I primi abitatori dell'arcipelago furono dei gruppi di navigatori-mercanti provenienti dalle Isole Figi, che vi introdussero piante ed animali addomesticati. Nella regione i commercianti diffusero un tipo di ceramiche di tradizione "lapita" forse originario delle Isole Molucche; questa cultura tramontò solo nel 300 d.C.

I primi europei che arrivarono nell'arcipelago furono nel 1567 gli spagnoli, che nell'isola Santa Isabella stabilirono un presidio (Puerto de la Estrella y de Cabo Brulè) a difesa della rotta pacifica dei galeoni tra le Filippine e il Messico.

Le popolazioni locali vissero nell'ambito di società tribali simili in tutto il Pacifico fino all'arrivo dei conquistatori inglesi durante le ultime esplorazioni avvenute alla fine del XIX secolo. Nel 1893 l'arcipelago divenne un protettorato britannico, status che mantenne fino al 7 luglio 1978 quando fu proclamata l'indipendenza e fu adottato il nuovo stendardo nazionale in accordo con la regina Elisabetta II.

Dal 1997 le isole sono state teatro di violenti scontri etnici, tanto che nel giugno 2003 vi è stata dispiegata una forza multinazionale a guida australiana (Regional Assistance Mission to the Solomon Islands (RAMSI) con lo scopo di disarmare le milizie etniche e ristabilire l'ordine.

Nell'aprile 2006 l'elezione a primo ministro di Snyder Rini ha scatenato una sommossa nella capitale. Bersaglio dell'attacco è stata la comunità commerciale cinese accusata di avere comprato l'elezione. Il ministro è stato messo al sicuro dal pronto intervento di 220 soldati australiani e si è dimesso. Il parlamento lo ha sostituito con Manasseh Sogavare, del Partito Popolare Progressista, che ha subito dimostrato di non gradire la presenza di truppe straniere. Questo nonostante gli Australiani abbiano opportunamente sostenuto l'attività del ministero delle finanze, della banca centrale e delle forze di polizia.[5]

Il 6 febbraio 2013, un violento terremoto di magnitudo 8, seguito da uno tsunami, ha colpito le isole Santa Cruz con epicentro nella provincia di Temotu.[6]

Verso la fine di novembre del 2021 è scoppiata una protesta contro Sogavare perché, a partire dal 2019, aveva deciso di aprire dei rapporti diplomatici con la Cina, tagliando invece quelli con Taiwan. I manifestanti hanno preso d'assalto il parlamento, chiedendo le dimissioni di Sogavare; sono però stati successivamente dispersi dalla polizia con l'utilizzo di lacrimogeni. In seguito, violando il coprifuoco imposto dal governo, molti cittadini si sono uniti ai manifestanti, dando inizio ad una massiccia protesta; è anche stato dato alle fiamme una parte del quartiere cinese della capitale e una stazione di polizia come protesta alle scelte diplomatiche del premier. Per sedare la rivolta l'Australia ha mandato polizia ed esercito, tenendoci però a specificare che non intende intromettersi negli affari interni del paese.[7] La forza d'intervento era rafforzata anche da 50 militari di Figi e 34 di Papua Nuova Guinea; in tutto erano presenti circa 200 soldati.[8] In seguito anche la Nuova Zelanda annuncia l'invio di 75 uomini per unirsi alla forza di pace capitanata dall'Australia. 15 uomini arrivano già giovedì 2 dicembre, i restanti 50 il 4 dicembre.[9]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Posizione e confini[modifica | modifica wikitesto]

Le isole Salomone sono un gruppo di isole di origine vulcanica situate ad est della Papua Nuova Guinea, tra le latitudini di 5°S e 13°S e le longitudini di 155°E e 169°E.

Lo stato sovrano delle isole Salomone è composto da due arcipelaghi distinti, l'Arcipelago delle Isole Salomone propriamente dette a nord-ovest e il più piccolo Arcipelago delle isole Santa Cruz a sud-est.

L'isola di Bougainville (facente parte delle Salomone Settentrionali), insieme alle isole Choiseul, Santa Isabel, Isole Shortland e Ontong Java, fece parte dal 1885 al 1919 della Nuova Guinea Tedesca e delle Isole Salomone Britanniche dal 1919 al 1949. Geograficamente, l'Isola di Bougainville fa parte del gruppo delle Salomone ma politicamente costituisce ora la regione autonoma di Bougainville dello stato di Papua Nuova Guinea.

Superficie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è costituito da sei isole maggiori e da circa altre 992 piccole isole in Oceania, ad est della Papua Nuova Guinea ed a nord-ovest di Vanuatu, per un'estensione di circa 28.400 chilometri quadrati.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

L'isola principale è Guadalcanal sulla quale si trovano le cime più alte, il monte Popomanaseu (2335 m) e il monte Makarakomburu (2310 m); le altre isole maggiori sono Santa Isabel, Makira, Malaita, Nuova Georgia e Choiseul. Il gruppo comprende altre 992 isole e atolli minori. Le isole si estendono da est a ovest per circa 1500 km. L'isola di Santa Cruz, che dà nome al piccolo arcipelago sud-orientale, è situata a nord di Vanuatu a circa 200 km dall'isola più vicina.

Il territorio delle isole è montuoso o collinare e ricoperto di una ricca vegetazione perlopiù forestale.

I vulcani attivi e dormienti sono molto numerosi. Particolarmente famoso è il vulcano sottomarino Kavachi, che nell'eruzione del maggio 2000 lanciava lava a 70 m sopra il mare[10] e nell'autunno del 2002 ha dato vita a una precaria isola vulcanica, alta 10–15 m e scomparsa quasi subito[11].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Le isole hanno un clima equatoriale estremamente umido tutto l'anno. La temperatura media è pari a 27 °C con variazioni minime nel corso dell'anno. Il periodo più fresco è tra i mesi di giugno e agosto mentre i venti provenienti da nord-ovest nel periodo compreso fra novembre e aprile provocano un aumento delle precipitazioni e occasionali cicloni. Le precipitazioni annue sono pari a 3050 mm. Tali precipitazioni sono più intense nelle aree montuose.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

L'arcipelago delle Isole Salomone

Vegetazione[modifica | modifica wikitesto]

Le isole sono ricoperte quasi interamente da una giungla lussureggiante (per circa il 90% del territorio), favorita dal carattere prevalentemente montuoso delle isole e dalla bassa densità di popolazione. Si notano talune piantagioni di palme lungo la costa e aree di dimensione limitata adibite a coltivazione.

Dal punto di visto ecologico, si distinguono due bioregioni: la foresta pluviale delle isole Salomone (in senso geografico, compresa l'isola di Bougainville) e la foresta pluviale delle isole Santa Cruz. La prima, che presenta molte variazioni a seconda dei versanti e delle singole isole, è dominata da dodici specie di alberi dei generi Calophylum, Campnosperma, Dillenia, Elaeocarpus, Endospermum, Gmelina, Maranthes, Parinari, Pometia, Schizomeria, Terminalia[12]. La seconda rientra nelle caratteristiche generali della foresta pluviale di Vanuatu, anche se condivide con la prima alcune specie[13]; da segnalare la presenza nelle isole Santa Cruz della conifera australe Agathis[14].

Phalanger orientalis

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

I mammiferi sono rappresentati nelle Isole Salomone da una cinquantina di specie, molte endemiche. Oltre a numerose specie di pipistrelli e alcune specie di roditori, si conta un'unica specie di mammiferi terrestri, il marsupiale Phalanger orientalis[15].

Tra i mammiferi acquatici, va segnalata la presenza del dugongo[16].

Cacatua ducorpsii

Gli uccelli sono più largamente rappresentati. Anche tra essi, peraltro, non mancano gli endemismi, numerosissimi, di cui menzioniamo solo pochi esempi:

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Composizione etnica[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo etnico largamente prevalente è quello dei melanesiani, primi abitanti delle isole. Tuttora rappresentano il 93% della popolazione dell'arcipelago, seguiti da polinesiani (4%) e micronesiani (1,5%). Il restante 1,5% è costituito in prevalenza da asiatici (vivace la comunità cinese a Honiara) e qualche decina di europei discendenti dai colonizzatori, che scelsero di rimanere sulle isole anche al termine del periodo coloniale delle rispettive nazioni. Le etnie dei polinesiani e dei micronesiani risiedono principalmente nelle isole esterne.

Istruzione e sanità[modifica | modifica wikitesto]

L'istruzione primaria è impartita in prevalenza nelle scuole pubbliche. La scuola secondaria fornisce un'istruzione pratica orientata allo sfruttamento delle risorse locali con particolare riguardo all'agricoltura.[22] Il tasso di analfabetismo è del 23,4%.

La sanità risente della mancanza di strutture e personale specializzato.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'arcipelago si parlano ben 74 lingue diverse, quattro delle quali (il dororo, il guliguli, il kazukuru e il vano) risultano però estinte.[23]. Una sola di queste lingue ha più di 32 000 locutori, il kwara'ae che trova la sua origine a Malaita.

Nelle isole centrali si parlano lingue oceaniche, come anche le lingue Reefs-Santa Cruz, mentre nelle isole più lontane (Rennell e Bellona a sud, Tikopia, Anuta e Fatutaka ad est, Sikaiana a nord-est, Luaniua a nord) sono diffuse lingue polinesiane. Gli immigrati provenienti dalle Isole Gilbert, ora Kiribati, e Tuvalu parlano invece le rispettive lingue oceaniche. Pur essendo l'unica lingua ufficiale, l'inglese è parlato solo dall'1-2% della popolazione, l'idioma più diffuso, infatti, è il pijin salomoniano, vera e propria lingua franca del paese.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il 96% della popolazione professa il cristianesimo (cattolici romani 19%, anglicani 44%, Chiesa Unita della Papua Nuova Guinea e di Salomone 12%, battisti 10%, avventisti 7%, altri 4%). Il restante 4% dei salomoniani pratica culti tradizionali.

  • Cristiani: 96%
    • Cattolici romani: 19%
    • Anglicani: 44%
    • Chiesa Unita della Papua Nuova Guinea e di Salomone: 12%
    • Battisti: 10%
    • Avventisti: 7%
    • Altri cristiani: 4%
  • Culti tradizionali: 4%

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le Isole Salomone sono uno degli stati più poveri dell'Oceania e in genere del mondo.

L'economia si basa essenzialmente sul settore primario: prevale l'agricoltura di sussistenza di prodotti come taro, riso, manioca, ortaggi e frutta tropicale. Sono anche presenti piantagioni di cacao e di cocco da cui si ottiene la copra, prodotto in maggioranza esportato. Importante è anche la pesca, i mari delle Salomone presentano una varia fauna ittica, compresi squali e crostacei. Il sottosuolo contiene riserve di rame, baussite, oro, piombo e nichel che non sono tuttavia sfruttate. Inoltre sono importanti anche i prodotti forestali, in particolare il legname: l'eccessiva deforestazione creò problemi a Guadalcanal ma il governo si è impegnato in un processo di recupero che ha dato i suoi frutti e contribuito a riforestare l'isola.

Il settore secondario è quasi del tutto assente, mentre il terziario si limita ad attività turistiche, legate alla cultura e alla natura incontaminata delle isole (18.000 ingressi turistici nel 2008) e un limitato sistema di trasporti e servizi.

Rimangono fondamentali gli aiuti dall'estero (soprattutto dall'Australia), che rappresentano quasi il 47% del PIL delle isole.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'arte di questa zona si può suddividere tra varie aree, a seconda della etnia presa in esame.[24] Se la produzione delle maschere e delle statue non è proprio imponente, importante è quella degli scudi dipinti, utilizzati sia per le cerimonie sia per le parate. Molto diffusi e belli gli oggetti di uso comune, come ad esempio i barava, ossia dischi-moneta.

Nell'area settentrionale si producono statue femminili nere con attributi ben in vista, grandi occhi rotondi e un copricapo a canestro colorato. Nelle zone meridionali prevale la produzione di intarsi impreziositi da conchiglie e madreperla.

Dovunque appare importante la realizzazione di piroghe e di vasi sacrificali che raggiungono anche i due metri, caratterizzati dalla raffigurazione di animali. La tendenza comune a tutte le isole Salomone è quella di sovrapporre il profilo dell'uomo a quello del cane, essere che secondo la leggenda locale insegnò le scienze alla popolazione.[24]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Isole Salomone lo sport più diffuso è il calcio, ma sono presenti anche la pallacanestro e la pallavolo. La nazione ha anche ospitato la Coppa delle nazioni oceaniane 2012, venendo eliminata in semifinale da Tahiti.

Il risultato sportivo più prestigioso raggiunto da una selezione salomonese riguarda il calcio a 5, con la vittoria della Coppa delle nazioni oceaniane del 2008 e la conseguente qualificazione ai mondiali del 2008.

Ordinamento[modifica | modifica wikitesto]

Le Isole Salomone sono una monarchia costituzionale con un sistema parlamentare. La costituzione approvata nel 1978 stabilisce che il capo dello stato è il sovrano britannico. Ad oggi Elisabetta II è la Regina delle Isole Salomone e in sua assenza è rappresentata da un governatore generale nominato dal Parlamento che rimane in carica 5 anni.

Il Parlamento è unicamerale e composto da 50 membri eletti per quattro anni tramite suffragio diretto da tutti i cittadini maggiori di 18 anni. Il Primo ministro è eletto dal Parlamento.

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bandiera delle Isole Salomone.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma delle Isole Salomone è uno scudo contornato da un coccodrillo e da uno squalo. Nella parte superiore dello stemma è presente un elmetto con decorazioni, sormontato da un sole stilizzato. Nella parte inferiore è mostrato il motto ufficiale che recita: "Comandare è servire".

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale governatore generale delle isole Salomone è Sir David Vunagi dal 7 luglio 2019.

La politica interna delle isole Salomone è caratterizzata da coalizioni piuttosto instabili, i voti di sfiducia sono frequenti così come i rimpasti fra i ministri. L'attuale primo ministro è Manasseh Sogavare dal 24 aprile 2019.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Le Isole Salomone fanno parte delle Nazioni Unite, del Commonwealth, del Secretariat of the Pacific Community (SPC) del Pacific Islands Forum, del Melanesian Spearhead Group (MSG), del Fondo Monetario Internazionale e dei paesi APC[25]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Province delle Isole Salomone.

Da un punto di vista amministrativo le Isole Salomone sono divise in 9 province, amministrate da un'assemblea provinciale eletta a suffragio diretto; ad esse è equiordinata la città di Honiara, amministrata dal rispettivo consiglio cittadino. Le province sono:

Città importanti[modifica | modifica wikitesto]

Honiara, la capitale e la città principale, è situata sull'isola di Guadalcanal. All'ultimo censimento, nel 1999, contava 49.107 abitanti; nel 2010, secondo stime recenti, aveva raggiunto 63.343 ab.[26]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Population growth rate, su CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2012).
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011, su data.worldbank.org. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Umberto Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani, 2013, pag. 47.
  5. ^ Australia and its neighbours - Policing the Pacific The Economist June 3rd 2006, p.13
  6. ^ (EN) M 8.0 - 75 km W of Lata, Solomon Islands, su USGS, 6 febbraio 2013.
  7. ^ Scontri e saccheggi nelle isole Salomone: la protesta contro il premier, su rainews.it, 25 novembre 2021.
  8. ^ Isole Salomone, Fiji inviano 50 soldati con forze Australia, su ANSA, 29 novembre 2021.
  9. ^ https://tg24.sky.it/mondo/2021/12/01/nuova-zelanda-rivolta-isole-salomone
  10. ^ (EN) CSIRO - Fiery birth of new Pacific Island - 24.05.2000 Archiviato il 17 febbraio 2012 in Internet Archive.
  11. ^ (EN) Howell, citato da Global Volcanism Program, Smithsonian Institution - Kavachi - Monthly Reports. URL consultato il 29-04-2012
  12. ^ (EN) W.W.F. - Solomon Islands rain forests (AA0119)
  13. ^ (EN) W.W.F. - Vanuatu rain forests (AA0126)
  14. ^ Conifer Specialist Group 2000. [1] Agathis macrophylla]. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  15. ^ (EN) T. Leary, R. Singadan, J. Menzies, K. Helgen, D. Wright, A. Allison, S. Hamilton, L. Salas & C.Dickman, 2008. Phalanger orientalis. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  16. ^ (EN) H. Marsh, 2008. Dugong dugon. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  17. ^ (EN) BirdLife International 2008. Gallirallus rovianae. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  18. ^ Solomons Corella (Cacatua ducorpsii) - BirdLife species factsheet, su datazone.birdlife.org. URL consultato il 24 ottobre 2017.
  19. ^ Birdlife International, Haliaaetus sanfordi, su IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2014.2, 2012. URL consultato il 7 settembre 2014.
  20. ^ (EN) BirdLife International 2009. Lorius chlorocercus. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  21. ^ (EN) BirdLife International 2009. Corvus woodfordi. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.1. URL consultato il 29-04-2012
  22. ^ L'enciclopedia della geografia, Novara, Istituto Geografico De Agostini S.p.A., 1996, p. 1048.
  23. ^ Gordon, Raymond G., Jr. (ed.), 2005. Solomon Islands Archiviato il 24 agosto 2006 in Internet Archive. in Ethnologue: Languages of the World, Fifteenth edition. Dallas, Tex.: SIL International
  24. ^ a b Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.110-111
  25. ^ (EN) U.S. Department of State - Background Note: Solomon Islands
  26. ^ (EN) World Gazzetteer - Solomon Islands: largest cities and towns and statistics of their population Archiviato il 28 giugno 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 29-06-2011

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