George McGovern

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George McGovern
GeorgeStanleyMcGovern.png

Senatore, Dakota del Sud
Durata mandato 3 gennaio 1963 - 3 gennaio 1981
Predecessore Joseph H. Bottum
Successore James Abdnor

Membro della Camera dei Rappresentanti
Durata mandato 3 gennaio 1957 –
3 gennaio 1961

Dati generali
Partito politico Democratico
Tendenza politica liberal di sinistra, progressista
Professione docente universitario

George Stanley McGovern (Avon, 19 luglio 1922Sioux Falls, 21 ottobre 2012) è stato un politico e storico statunitense, membro del Partito Democratico.

Candidato del Partito democratico alle elezioni presidenziali del 1972, fu sconfitto con largo margine dal Presidente uscente Richard Nixon. Si ripresentò alle primarie in anni successivi, ma non ottenne la candidatura. Progressista, liberal della sinistra democrat, fu considerato da molti, specie dagli avversari, il candidato presidenziale "più di sinistra" della storia degli Stati Uniti, e talvolta fu definito anche socialista.[1]

Reduce della seconda guerra mondiale, si impegnò per tutta la vita nella propaganda pacifista e contro le armi nucleari, e sostenne un ruolo più forte del Governo federale nell'arginare la troppa indipendenza degli Stati membri dell'Unione.[2]

Barack Obama lo ricordò come «una persona che ha dedicato la sua vita al paese che amava».[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

McGovern nacque nel 1922 ad Avon, nel Dakota del Sud. Suo padre era un pastore metodista.[3] Si laureò alla Dakota Wesleyan University e nel 1943 sposò Eleanor Stegeberg, da cui ebbe cinque figli.[3]

Durante la seconda guerra mondiale, servì come pilota di bombardieri a Cerignola, nel 461º Gruppo Bombardieri dell'aeronautica militare statunitense: la sua esperienza militare è narrata nel libro di Stephen E. Ambrose Tigri in battaglia - La storia degli uomini che pilotarono i B 24 sopra la Germania (2005). Fu insignito della Distinguished Flying Cross.

Finita la guerra, prese una seconda laurea in filosofia e iniziò a insegnare alla Dakota Wesleyan University.[3]

La moglie morì nel 2007 e dei cinque figli due morirono prima di lui, nel 1994 e nel 2012, a causa di problemi con l'alcolismo.[3]

Alla sua morte nel 2012 la salma fu inumata nel cimitero di Rock Creek a Washington.[3]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1948 decise di impegnarsi per il Partito Progressista di Henry A. Wallace, di cui sostenne la candidatura alle elezioni presidenziali. Alle successive elezioni del 1952 aderì al Partito Democratico e servì come volontario per l'elezione di Adlai Stevenson II. Nel 1956 si candidò alla Camera dei Rappresentanti, ottenendo il seggio, riconfermato nel 1958.[3]

Nel 1960 si candidò al Senato, ma fu sconfitto: divenne allora presidente del programma Food for Peace sotto l'Amministrazione Kennedy. Nel 1962 si ricandidò al Senato e fu eletto (riconfermato nel 1968 e nel 1974). Nel suo primo discorso tenuto in Senato nel marzo 1963, McGovern lodò l'iniziativa di Kennedy nota come Alleanza per il Progresso, ma criticò la politica statunitense nei confronti di Cuba, minata a suo dire dalla «nostra fissazione per Castro».[4]

Da senatore votò il 7 agosto 1964 a favore della Risoluzione del Golfo del Tonchino, ma ben presto diventò uno dei più strenui oppositori alla Guerra del Vietnam, criticando spesso le politiche del presidente Lyndon B. Johnson:[3]

« Non ci vuole nessun coraggio per un parlamentare, per un senatore, per un presidente, ad avvolgersi nella bandiera e a dire che noi rimarremo in Vietnam, perché non è nostro il sangue versato. [...] Se non facciamo finire questa guerra dannata, questi giovani imprecheranno contro di noi, per la nostra misera compiacenza nel lasciare al Governo la responsabilità che la Costituzione ci assegna. Dunque, prima di votare, ricordiamo l'ammonizione di Edmund Burke: «Un uomo combattivo dovrebbe essere cauto quando c'è di mezzo il sangue» »

Nel 1968 cercò di ottenere la nomination democratica alle elezioni presidenziali, ma fu sconfitto dal vicepresidente Hubert Humphrey. Nel 1969 fu incaricato dal partito di presiedere la commissione che avrebbe riformato il processo di nomina nel Partito Democratico: la riforma che ne scaturì ridusse il ruolo dell'estabilishment del partito, aumentò il ruolo dei caucus e delle elezioni primarie, e garantì delle quote per la rappresentanza di neri, donne e giovani.

La riforma e gli scandali che bloccarono in partenza le candidature di peso di Ted Kennedy ed Edmund Muskie gli spalancarono le porte per la nomination alle elezioni presidenziali del 1972. Il suo programma elettorale prevedeva il ritiro delle truppe dal Vietnam in cambio della liberazione dei prigionieri di guerra statunitensi, l'amnistia per i disertori della Guerra del Vietnam e una riduzione del 37% in tre anni delle spese per la difesa.

La sfida nelle primarie oppose principalmente McGovern, candidato della sinistra del Partito, a Hubert Humphrey, vicepresidente di Lyndon Johnson, uomo della "destra" democratica e già candidato delle precedenti elezioni. La sua affermazione portò a una pesante faida nel partito e molti notabili esponenti, piuttosto che appoggiarlo, sostennero apertamente Nixon.

La campagna elettorale fu tra le più disastrose per un candidato democratico. La scelta del candidato vicepresidente finì nel caos: alla fine fu selezionato Thomas Eagleton, che poche settimane dopo dovette farsi da parte, per le indiscrezioni di stampa su terapie basate su elettroshock, a cui si era sottoposto per una forma di depressione. Dopo il rifiuto di sei influenti esponenti democratici, la scelta cadde su Sargent Shriver, cognato dei Kennedy e padre di Maria, futura moglie di Arnold Schwarzenegger.

Il colpo mortale alla sua campagna elettorale fu sferrato dal giornalista conservatore Bob Novak, che in un articolo citò un senatore democratico, secondo il quale McGovern era favorevole all'amnistia, all'aborto e alla legalizzazione delle droghe leggere, ma aveva nascosto questi orientamenti agli elettori. Finì per essere identificato con posizioni di estrema sinistra e dovette fronteggiare gli attacchi di Nixon (favoriti dallo spionaggio che sarebbe stato poi denunciato nello scandalo Watergate).

Alle elezioni fu sconfitto con un margine amplissimo: trionfò nel solo Stato del Massachusetts e nel Distretto di Columbia, ottenendo solo 17 grandi elettori, contro i 49 Stati e i 520 grandi elettori di Nixon. Nel 1980 perse il seggio al Senato e nel 1984 corse senza successo per la nomination democratica alle elezioni presidenziali di quell'anno.[3]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia Presidenziale della Libertà - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Presidenziale della Libertà
— 2000

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) George McGovern dead at 90, americanthinker.com, 21 ottobre 2012. URL consultato il 5 gennaio 2015.
  2. ^ George McGovern, un democratico liberale antinuclearista
  3. ^ a b c d e f g h i George McGovern bio
  4. ^ Charles Moritz (a cura di), Current Biography Yearbook, H. W. Wilson Company, 1968. p. 267

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