Caduta di Saigon

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Caduta di Saigon
Carri armati nei pressi del Palazzo dell'Indipendenza
Carri armati nei pressi del Palazzo dell'Indipendenza
Data 29 aprile - 30 aprile 1975
Luogo Vietnam del Sud
Esito Vittoria decisiva del Vietnam del Nord e del Fronte di Liberazione Nazionale
  • Fine della Guerra del Vietnam
  • Instaurazione di un Governo provvisorio
  • Esodo di massa di rifugiati
  • Riunificazione del Vietnam
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
120.000 31.000
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La Caduta di Saigon, o Liberazione di Saigon[1], è stata la presa di Saigon, capitale del Vietnam del Sud, avvenuta il 30 aprile 1975 da parte dell'Esercito Popolare del Vietnam del Nord e dei Viet Cong. L'evento pose fine alla guerra del Vietnam e alla campagna di Ho Chi Minh e diede il via alla riunificazione del Vietnam in un unico Stato socialista guidato dal Partito Comunista del Vietnam.

In seguito alla decisione del Congresso americano di annullare, per l’anno 1975-1976, ogni forma di sovvenzione al Vietnam del Sud, il Vietnam del Nord iniziò da gennaio 1975 una campagna militare per la definitiva invasione del Sud. Forze nord vietnamite sotto il comando del generale Tien Dung iniziarono il loro attacco finale su Saigon, la cui difesa era sotto il comando del generale Nguyen Van Toan, il 29 aprile, con un bombardamento di artiglieria pesante. Nel pomeriggio del giorno successivo, truppe corazzate nord vietnamite avevano occupato i punti più importanti all'interno della città senza incontrare particolari resistenze ed innalzavano la loro bandiera sul palazzo presidenziale sud-vietnamita. Il governo del Vietnam del Sud si arrese poco dopo. La città fu subito ribattezzata Ho Chi Minh City, in onore del leader comunista Ho Chi Minh.

La caduta della città era stata preceduta dall'evacuazione di quasi tutto il personale civile e militare americano a Saigon, insieme a decine di migliaia di civili vietnamiti del Sud associati[non chiaro] al regime meridionale. L'evacuazione era culminata nell'operazione denominata Operation Frequent Wind, la più grande evacuazione della storia attuata per mezzo di elicotteri. Oltre alla fuga dei rifugiati, la fine della guerra e l'istituzione di nuove regole da parte del governo hanno contribuito ad un calo della popolazione nella città. L'avvenimento diede l'inizio di un periodo di transizione che portò alla riunificazione formale del Vietnam del Nord e del Vietnam del Sud, nella Repubblica Socialista del Vietnam.

Nomi storiografici internazionali[modifica | modifica wikitesto]

A questo evento sono stati applicati diversi nomi: il governo vietnamita, di solito, chiama la "liberazione di Saigon" la liberazione del Sud (Giai Phong o Mien Nam), ma negli scritti occidentali è comunemente usata l'espressione "caduta di Saigon". La "caduta di Saigon" è stata chiamata anche Incidente del 30 aprile, (Su kien 30 thang 4) da parte del governo attuale; è talvolta chiamata il giorno che abbiamo perso il nostro paese/nazione, (Ngay mat nưoc), e qualche volta chiamata giorno del ricordo (Ngay Quoc Han), e aprile nero (Thang Tu Djen) [2] [3] [4], dai dissidenti vietnamiti rifugiati d'oltremare.

L'avanzata Nord Vietnamita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Ho Chi Minh.

La rapidità con la quale la posizione del Vietnam del Sud crollò nel 1975 è stata sorprendente per la maggior parte degli osservatori americani e vietnamiti del Sud e, probabilmente, anche per i Vietnamiti del Nord e loro alleati. Per esempio, una nota preparata dal CIA e dallo spionaggio dell'esercito, pubblicata il 5 marzo, indicava che il Vietnam del Sud avrebbe potuto resistere per l'attuale stagione secca, cioè almeno fino al 1976[5]. Queste previsioni si sono rivelate come un grave errore. Nonostante la pubblicazione di tale nota, il generale Dung stava preparando una grande offensiva nelle Montagne Centrali (Tay Nguyen) del Vietnam, iniziata il 10 marzo portò alla conquista di Buon Ma Thuot. L'esercito della Repubblica del Vietnam del Sud iniziò un ritiro disordinato e costoso, sperando di ridistribuire le proprie forze e tenere la parte meridionale del Vietnam del Sud, forse un'enclave a Sud del 13º parallelo nord[6].

Alla fine di marzo 1975 il Vietnam del Nord, supportato da artiglieria e carri armati, continuò a marciare verso Saigon catturando le principali città del Vietnam del Sud poste nei pressi dei confini settentrionali, Huế il 25 e Da Nang il 28. Lungo la strada, si videro ritiri disordinati dei sudvietnamiti e la fuga dei profughi, ci furono più di 300.000 profughi a Da Nang[7] annullando le prospettive di una controffensiva dei sud-vietnamiti. Dopo la perdita di Da Nang, le prospettive di una controffensiva erano già stato dichiarate inesistenti dagli ufficiali della CIA presenti in Vietnam, i quali credevano, a dir poco, che solo un bombardamento con i B-52 contro Hanoi avrebbe potuto fermare il Vietnam del Nord[8].

A partire dall'8 aprile 1975, il Politburo del Vietnam del Nord, che nel marzo aveva raccomandato a Dung cautela, telegrafò allo stesso ordinandogli di continuare con "vigore un incessante attacco fino al cuore di Saigon"[9]. Il 14 aprile, l'ufficio politico ribattezzò la campagna verso sud come "campagna di Ho Chi Minh", in onore del leader rivoluzionario Ho Chi Minh, morto nel 1969, nella speranza di vincere prima dell'anniversario del suo compleanno, il 19 maggio[10]. Nel frattempo il Vietnam del Sud falliva il tentativo di ottenere un aumento degli aiuti militari da parte degli Stati Uniti, nonostante il Presidente Nguyễn Văn Thiệu sperasse in un rinnovato supporto americano.

Il 9 aprile le Forze nord-vietnamite raggiunsero Xuân Lộc, l'ultima linea difensiva prima di Saigon. Nella città la 18ª Divisione ARVN portò avanti l'ultima resistenza e mantenne la città, attraverso duri combattimenti, per diversi giorni. Le PAVN presero Xuân Lộc il 20 aprile dopo gravi perdite. Il giorno successivo, il Presidente Thiệu si dimise tra le lacrime con un annuncio televisivo, durante il quale denunziò gli Stati Uniti per il fallimento nel mancato sostegno al Vietnam del Sud[11]. La linea del fronte con il Vietnam del Nord era ora a 42 km (26 miglia) dal centro della capitale Saigon. La vittoria a Xuân Lộc, la quale aveva allontanato molte truppe sudvietnamite dal delta del Mekong, aprì alle PAVN la via per circondare la città. Il 27 aprile 100.000 truppe furono poste intorno alla città e con le poche truppe dell'ARVN rimaste, la caduta della città venne sostanzialmente dichiarata.

Il generale Nguyễn Văn Toàn, comandante del III Corpo delle forze sudvietnamite aveva predisposto cinque centri di resistenza per difendere la città. Tali fronti erano collegati in modo da avvolgere l'intera area est, nord e ovest della città.Il fronte Cu Chi a nordovest era difeso dalla 25ª Divisione; il fronte Binh Duong a nord dalla 5ª Divisione, il fronte Bien Hoa a nordest dalla 18ª Divisione, i fronti Vung Tau e Linea 15 a sudest erano sotto la responsabilità della 1ª Brigata aerotrasportata e da un battaglione della 3ª Divisione. Il fronte Long An, sotto la responsabilità del Distretto militare della Capitale, era difeso da elementi della riorganizzata 22ª Divisione. Le truppe sudvietnamite intorno a Saigon erano circa 60.000. I profughi che si erano diretti a Saigon, all'interno dei quali c'erano molti soldati sudvietnamiti, avevano aumentato il numero delle truppe oltre le 250.000 unità. Sfortunatamente molte di queste unità erano malconce e senza leader, di conseguenza determinarono una maggiore anarchia nella città.

Evacuazione[modifica | modifica wikitesto]

La rapida avanzata delle forze nordvietnamite nel mese di marzo e all'inizio di aprile fece crescere la preoccupazione a Saigon. Durante la guerra la città aveva vissuto una situazione abbastanza tranquilla e le sofferenze per la popolazione furono relativamente lievi, mentre ora si trovava sotto attacco diretto [12]. Molti temevano che le forze comuniste, una volta conquistata la città, avrebbero portato avanti una sanguinosa rappresaglia. Nel 1968 le PAVN e i Viet cong avevano occupato Huế per quasi un mese; successivamente alla riconquista da parte delle forze americane e dell'ARVN, furono trovate delle fosse comuni. Secondo uno studio preparato per la missione statunitense in Vietnam, le forze comuniste avevano indicato gli ufficiali dell'ARVN, i cattolici, intellettuali, uomini d'affare e altri come sospetti controrivoluzionari [13].Più di recente, otto cittadini americani erano scomparsi da Buôn Ma Thuột e resoconti di decapitazioni ed esecuzioni erano giunti da Huế e Đà Nẵng, per lo più spronati dalla propaganda di governo [14]. Molti americani e cittadini di paesi alleati degli Stati Uniti vollero lasciare la città prima della caduta e molti sudvietnamiti, soprattutto quelli collegati agli Stati Uniti ed al governo del sud, vollero lo stesso.

Già alla fine di marzo, alcuni americani lasciarono la città, dieci famiglie partirono il 31 marzo [15]. I voli da Saigon, prenotati in circonstanze relativamente normali, erano pieni. Durante il mese di aprile le evacuazioni aumentarono velocemente, così il Defense Attaché Office (DAO) cominciò a trasferire il personale non essenziale. Molti americani criticarono il DAO per il rifiuto di evacuare anche i loro amici vietnamiti o dipendenti dello stesso, tra questi figuravano mogli e bambini. Per il DAO era illegale spostare queste persone sul suolo americano e ciò, inizialmente ridusse il tasso di partenza. Successivamente, però, il DAO incominciò a trasportare illegalmente vietnamiti senza documenti alla base statunitense Clark nelle Filippine [16].

Il 3 aprile, il Presidente americano Gerald Ford annunciò l'Operazione Babylift, la quale avrebbe evacuato 2.000 orfani dal paese. Uno dei degli aerei Lockheed C-5 Galaxy coinvolti nell'operazione ebbe un incidente e 155 persone, tra passeggeri ed equipaggio, morirono. Il morale dello staff americano ne venne fortemente colpito [17]. Oltre ai 2.000 orfani del Babylift, con l'Operazione New Life vennero trasferiti più di 110.000 rifugiati vietnamiti.

Piani per l'evacuazione finale dell'amministrazione americana[modifica | modifica wikitesto]

Un marine armato di fucile controlla che l'evacuazione in elicottero si svolga per il verso giusto

A questo punto l'amministrazione di Gerald Ford aveva iniziato a pianificare l'evacuazione completa della presenza americana dal Vietnam del Sud. La pianificazione fu complicata da preoccupazioni pratiche, legali e strategiche. L'amministrazione era divisa sul modo di evacuare. I responsabili del Pentagono volevano evacuare il più velocemente possibile, per evitare il rischio di perdite o altri incidenti. L'ambasciatore degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, Graham Martin, era tecnicamente il comandante sul campo per ogni evacuazione, dal momento che le evacuazioni sono di competenza del Dipartimento di Stato. Martin attirò le ire di molti al Pentagono per voler mantenere l'evacuazione più tranquilla ed ordinata possibile. Il suo desiderio era quello di evitare il caos totale ed impedire la possibilità che i sudvietnamiti si rivoltassero contro gli americani e di non avere spargimenti di sangue durante l'evacuazione.

Ford approvò un piano, mediato tra le opposte visioni, secondo il quale tutti, tranne 1.250 americani, sarebbero stati evacuati velocemente. I rimanenti 1.250 avrebbero lasciato il paese solo quando l'aeroporto sarebbe stato minacciato. Tra questi, il maggior numero possibile di profughi vietnamiti sarebbe stato evacuato. [18]

Il piano di evacuazione americano venne organizzato in contrasto con le politiche di altre amministrazioni. Ford continuava a sperare di poter fornire altri aiuti al Vietnam del Sud. Durante il mese di aprile tentò di ottenere dal Congresso lo stanziamento di 722 milioni di dollari, mediante i quali ricostituire una parte delle forze armate sud vietnamite andate distrutte. Kissinger si era opposto ad una evacuazione totale fino a quando l'opzione degli aiuti rimase sul tavolo, in quanto la rimozione delle forze americane avrebbe significato una perdita di fiducia in Thiệu ed un suo grave indebolimento [19].

Inoltre c'era preoccupazione nell'amministrazione per quanto riguardava l'utilizzo delle forze armate nelle azioni di evacuazione e di supporto alle stesse; ci si chiedeva se ciò fosse stato possibile in virtù della legge War Powers Resolution, all'epoca appena approvata. I legali della Casa Bianca affermarono che l'utilizzo delle forze americane per salvare i cittadini in pericolo era conforme alla legge, ma non si sapeva se un loro intervento per il ritiro dei rifugiati sarebbe stato legittimo o meno [20].

Profughi[modifica | modifica wikitesto]

Mentre i cittadini americani ebbero, a livello generale, la garanzia di lasciare il paese in modo semplice presentandosi ad un centro di evacuazione, i sud-vietnamiti che volevano lasciare Saigon prima che cadesse, spesso fecero ricorso a soluzioni indipendenti. I pagamenti sottobanco necessari per ottenere un passaporto e un visto di uscita aumentarono di sei volte e il prezzo di un trasbordo marittimo triplicò[21]. Quelli che avevano proprietà nella città furono spesso costretti a svenderla o abbandonarla del tutto, il prezzo di svendita di una casa fu particolarmente impressionante, tagliato al 75% in un periodo di due settimane[22]. I visti americani erano di enorme valore e vietnamiti in cerca di patroni americani furono pubblicati negli annunci sui giornali. In un annuncio si leggeva: "In cerca di genitori adottivi. Studenti diligenti poveri" seguito da nomi, date di nascita e numeri di carte d'identità[23].

I movimenti politici e tentativi di una soluzione negoziata[modifica | modifica wikitesto]

Man mano che il Vietnam del Nord conquistava pezzi del Vietnam del Sud, così l'opposizione interna al presidente Thieu continuava a crescere. Per esempio, all'inizio di aprile, il Senato votò all'unanimità per una nuova amministrazione e alcuni alti comandanti militari premevano per un colpo di stato. In risposta a questa pressione Thieu apportò alcune modifiche al suo gabinetto e il Primo Ministro Tran Thien Khiem si dimise[24]. Questo ha fatto ben poco per ridurre l'opposizione a Thieu. L'8 aprile il pilota sud-vietnamita e spia comunista Nguyen Thanh Trung bombardò il palazzo presidenziale e poi volò ad una pista di atterraggio controllata dal PAVN; Thieu non fu colpito[25].

Molte persone della missione diplomatica americana, quella di Martin in particolare, insieme ad alcune figure chiave a Washington DC ritenevano che i negoziati con i comunisti fossero possibili, specialmente se Saigon poteva stabilizzare la situazione militare. La speranza dell'ambasciatore Martin era che i comandanti del Nord Vietnam fossero disposti a consentire un "ritiro graduale", in base al quale una partenza graduale avrebbe potuto essere realizzata, in modo da consentire un aiuto pieno ai cittadini locali e a lasciare tutti gli americani (insieme con il pieno ritiro militare) per un periodo di mesi.

I pareri erano discordi sul fatto che un governo guidato da Thieu avrebbe potuto effettuare tale soluzione politica[26]. Il ministro degli Esteri del Governo Rivoluzionario Provvisorio della Repubblica del Vietnam del Sud, il 2 aprile, indicò che il PRG avrebbe potuto negoziare con il governo di Saigon, che non includesse Thieu. Così, anche tra i sostenitori di Thieu, crebbe la pressione per la sua cacciata[27].

Il presidente Thieu rassegnò le dimissioni il 21 aprile: le sue osservazioni furono particolarmente dure con gli americani, in primo luogo per aver forzato il Vietnam del Sud ad aderire agli Accordi di pace di Parigi, in secondo luogo per non aver sostenuto il Vietnam del Sud e infine per aver chiesto al Vietnam del Sud "di fare una cosa impossibile, come riempire gli oceani con le pietre"[28]. La presidenza fu affidata al vice presidente Tran Van Huong. La linea comunista, trasmessa da Radio Hanoi, era che il nuovo regime era semplicemente "un altro governo fantoccio"[29].

Ultimi giorni[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 aprile, Saigon fu colpita da tre razzi del NVA, la prima volta in più di 40 mesi[30].

Operazione Frequent Wind[modifica | modifica wikitesto]

Profughi sud-vietnamiti atterrano a bordo di una nave della flotta militare statunitense durante l'operazione denominata:"Frequent Wind".

L'aeroporto Tan Son Nhat, il 29 aprile prima dell'alba, venne colpito da razzi ed artiglieria pesante. Nel bombardamento iniziale, un aereo C-130E, 72-1297, c/n 4519, del 314° Tactical Airlift Wing, e pilotato da un equipaggio del 374° Tactical Airlift Wing, dalla base di Clark Air, nelle Filippine, per raccogliere sfollati, venne distrutto da un razzo, durante il rullaggio. L'equipaggio evacuato dall'aereo che bruciava sulla pista di rullaggio, lasciò il campo di volo su un altro C-130 che era precedentemente atterrato. L'incessante lancio di razzi e i detriti hanno reso le piste inagibili agli aerei, di conseguenza il generale Homer D. Smith, addetto militare degli Stati Uniti a Saigon, ha consigliato all'ambasciatore Martin di effettuare l'evacuazione d'emergenza di Saigon in elicottero[31].

Inizialmente, l'Ambasciatore Martin aveva pensato di effettuare l'evacuazione mediante aeromobili ad ala fissa in partenza dalla base. Questo piano venne modificato quando un pilota sudvietnamita decise di disertare e si sbarazzò della sua artiglieria lungo l'unica pista ancora in uso, in quanto non ancora distrutta dai bombardamenti.

Su pressione di Kissinger, Martin costrinse la Guardia marina a prelevarlo dalla base aerea nel mezzo di un bombardamento, così egli poté accertarsi personalmente della situazione. Dopo aver riscontrato che l'evacuazione mediante aeromobili ad ala fissa non poteva essere un'opzione (decisione importantissima che Martin non voleva prendere senza che ci fosse la sua diretta responsabilità, nel caso in cui l'ascensione degli elicotteri fosse fallita) Martin diede il via affinché l'evacuazione con gli elicotteri potesse incominciare sul serio.

I rapporti provenienti dalle vicinanze della città testimoniavano che le forze nordvietnamite si stavano muovendo [32] . Alle 10:48 Martin comunicò a Kissinger il suo desiderio di attivare il piano di evacuazione Frequent wind, tre minuti dopo Kissinger diede l'ordine. La stazione radio americana cominciò a trasmettere il brano White Christmas di Irving Berlin, era il segnale per il personale americano di spostarsi immediatamente ai punti di evacuazione [33].

In base al piano, elicotteri CH-53 e CH-46 sarebbero stati utilizzati per evacuare americani e vietnamiti alleati alle barche, tra le quali la United States Seventh Fleet, nel mar cinese meridionale. Il punto di evacuazione più importante era Compound DAO a Tan Son Nhat; dei bus si spostavano attraverso la città, raccogliendo passeggeri e trasportandoli all'aeroporto, il primo bus arrivò a Tan Son Nhat poco dopo mezzogiorno. Il primo CH-53 lasciò il Compound DAO nel pomeriggio e la sera 395 americani e più di 4.000 vietnamiti erano stati evacuati. Alle 23:00 i Marines americani che si occuparono della sicurezza si ritirano e organizzarono la smobilitazione degli uffici del DAO, degli equipaggiamenti americani, dei dati e delle risorse economiche. Durante l'evacuazione venne utilizzato anche il Bell UH-1 Iroquois[34].

I piani di evacuazione, in origine, non prevedevano un utilizzo su larga scala degli elicotteri per l'operazione all'Ambasciata statunitense a Saigon. Elicotteri e autobus dovevano fare la spola tra l'Ambasciata e il Compound DAO. In ogni caso, durante l'evacuazione si scoprì che alcune migliaia di persone erano rimaste nell'Ambasciata, inclusi molti vietnamiti. Inoltre dei civili vietnamiti si raccolsero fuori dall'Ambasciata e scavalcarono i muri, nella speranza di chiedere lo status di rifugiati. Le tempeste meteorologiche aumentarono le difficoltà per le operazioni con gli elicotteri. Nonostante tutto, l'evacuazione dall'Ambasciata continuò per tutta la serata e la notte, quasi senza pause. In un caso, un fotoreporter giapponese che stava scattando foto delle operazioni, venne raggiunto dalla folla, caricato su di un elicottero e, inavvertitamente, evacuato insieme a tutti gli altri. Successivamente rimase per diverse settimane al Campo profughi di Guam, prima di avere il permesso per tornare in Giappone.

Disposizione delle navi americane durante l'Operazione Frequent Wind

Alle 3.35 del mattino del 30 aprile, l'evacuazione dei rifugiati venne fermata. L'ambasciatore Martin aveva ordinato che da questo momento in poi i sud vietnamiti avrebbero lasciato il paese insieme agli americani. Kissinger e Ford ordinarono rapidamente a Martin di evacuare solo gli americani. Martin, con riluttanza, annunciò che i soli americani sarebero stati trasportati. L'amministrazione Ford, preoccupata che i nordvietnamiti avrebbero conquistato presto la città, desiderava annunciare di aver completato l'evacuazione degli americani[35]. L'ambasciatore Martin ricevette l'ordine dal Presidente Ford di salire a bordo dell'elicottero. Il segnale di chiamata di questo elicottero era "Lady Ace 09", il pilota aveva ricevuto, direttamente dal Presidente Ford, di trasportare l'Ambasciatore Martin. Il pilota, Gerry Berry, aveva gli ordini scritti in grease-pencil sulle propria ginocchia. La moglie dell'Ambasciatore Martin, Dorothy, era già stata evacuata nei voli precedenti. La signora non prese con se la sua valigia personale, in questo modo una donna sudvietnamita poteva salire a bordo con lei. "Lady Ace 09" proveniente dal HMM-165 e pilotato da Gerry Berry venne emanato intorno alle 05:00. Nel caso in cui l'Ambasciatore Martin avesse rifiutato di essere evacuato, i Marines aveva l'ordine riservato di arrestarlo e di trasportarlo, in modo da garantire la sua sicurezza [36]. L'evacuazione dell'Ambasciata coinvolse 978 americani e 1100 vietnamiti circa. I marines che avevano il compito di garantire la sicurezza dell'Ambasciata partirono all'alba con un ultimo volo alle 7:53. Poche centinaia di vietnamiti furono lasciati indietro nel compound [37], mentre un altro gruppo rimase fuori dai muri.

Agli americani ed ai rifugiati, generalmente, fu permesso di lasciare il paese senza l'intervento del nord o sud Vietnam. I piloti degli elicotteri che si dirigevano verso l'aeroporto Tan Son Nhat erano consapevoli di essere seguiti dalla contraerea delle PAVN, ma quest'ultime si astennero dal fuoco. La leadership di Hanoi ritenne che consentire la completa evacuazione avrebbe ridotto il rischio di un intervento americano, per cui ordinò al generale Dũng di non bersagliare gli aerei [38]. Nel frattempo, membri della polizia di Saigon, ai quali era stata promessa l'evacuazione in cambio della protezione per le operazioni americane, controllavo autobus e le masse di persone [39].

Nonostante il termine delle operazioni militari americane, i vietnamiti continuarono a lasciare il paese attraverso navi e, se possibile, aerei. I piloti sudvietnamiti che avevano accesso agli elicotteri volarono verso la flotta americana, nella quale erano in grado di atterrare; tra coloro i quali lasciarono il paese in questo modo figurava il generale Nguyễn Cao Kỳ. La maggior parte degli elicotteri sudvietnamiti furono scaricati nell'oceano così fare spazio sulla pista ad altri mezzi. Piloti e militari sudvietnamiti fecero successivamente carriera negli Stati Uniti [40].

L'Ambasciatore Martin venne trasportato sulla nave USS Blue Ridge, presso la quale egli implorò gli elicotteri di tornare al Compound dell'Ambasciata per raccogliere le poche centinaia di persone che speravano di essere evacuati. Nonostante le sue richieste furono respinte dal Presidente Ford, Martin fu in grado di convincere la United States Seventh Fleet a stazionare per diversi altri giorni, in questo modo chiunque fosse stato in grado di raggiungerla attraverso navi o aerei avrebbe potuto essere salvato. Molti dei vietnamiti evacuati poterono entrare negli Stati Uniti attrverso il Indochina Migration and Refugee Assistance Act.

Nei decenni successivi, quando l'America e Vietnam ristabilirono relazioni diplomatiche, il vecchio palazzo dell'Ambasciata tornò agli Stati Uniti. La storica scala che portava verso il tetto, sul quale era collocata la rampa di lancio per l'elicottero, venne salvata e si trova esposta al Gerald R. Ford Presidential Museum di Grand Rapids nel Michigan.

La caduta del Vietnam del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che le sue aperture verso il nord furono respinte, Tran si dimise il 28 aprile e venne succeduto dal generale Dương Văn Minh. Questi si insediò in un regime prossimo al collasso, ma visti i suoi antichi legami con i comunisti sperava di poter negoziare un cessate il fuoco.

Il regime di Hanoi, però, non intendeva negoziare. Il 28 aprile le forze nordvietnamite combattevano nella periferia della città. All'aeroporto di Newport Bridge, distante circa cinque chilometri dal centro città, i soldati sudvietnamiti combattevano con le PAVN le quali tentavano di conquistare la zona che rappresentava l'ultima connessione della città con il sud, ottenendo in questo modo l'accesso immediato al centro città. Nello stesso pomeriggio, non appena il neo Presidente Minh ebbe terminato il suo discorso di accettazione, una formazione di quattro A-37s, mezzi conquistati all'Aeronautica militare sudvietnamita, bombardò l'aeroporto di Tan Son Nhut. Alla capitolazione di Biên Hòa, il generale Toan lasciò Saigon, informando il governo che la maggior parte della leadership delle forze sudvietnamite si era rassegnata alla sconfitta [41].

Alle 6:00 del 29 aprile, il generale Dung ricette dal Politburo di "colpire con la più grande determinazione il nemico direttamente nel suo ultimo covo" [42]. Alla stessa ora, c'erano ancora molti aerei americani al Tan Son Nhat. Poco dopo le 7:35 i diversi UH-1 Hueys cominciarono a fare la spola dalle rampe di lancio posizionate sui tetti intorno la città verso le navi americane. Ogni aeromobile aveva dei piloti assegnati ma, a causa della confusione, molti piloti non furono in grado di essere all'aeroporto. Il capitano E.G. Adams aveva ricevuto il compito di pilotare un Beechcraft 18, ma quando rimase l'ultimo pilota sulla rampa dell'Aeronautica americana (tutto il personale era andato al Military Assistance Command, Vietnam) e c'era un C-46 pieno di rifugiati li parcheggiato, Adams si imbarcò su quest'ultimo e partì con esso. Questi divenne l'ultimo aeromobile a lasciare Saigon durante l'evacuazione, schivando un aereo che bruciava sulla rampa principale e sulla pista 36. Dopo un giorno di bombardamenti e di offensiva, i nordvietnamiti erano pronti a dare il colpo di grazia alla città. Nelle prime ore del 30 aprile, Dung ricevette l'ordine dal Politburo di attaccare. Egli, quindi, ordinò ai suoi comandanti di avanzare per conquistare le strutture e i punti strategici della città[43]. La prima unità della PAVN ad entrare in città fu la 324ª Divisione[44]. A partire dall'alba apparve ovvio che la posizione delle ARVN non erano sostenibili. Alle 10:24 Minh annunciò la resa incodizionata; il generale comandò alle truppe dell'ARVN di "cessare con calma le ostilità e di rimanere dove si trovano", mentre invitava il Governo Rivoluzionario Provvisorio a organizzare una "cerimonia per un ordinato trasferimento dei poteri, così da evitare un inutile spargimento di sangue tra la popolazione"[45] [46]. In ogni caso il Vietnam del Nord non era interessato ad un pacifico trasferimento dei poteri. I tank T-54/55 nordvietnamiti, sotto il comando del colonello Bùi Tín, intorno a mezzogiorno ruppero i cancelli del Palazzo dell'Indipendenza. Essi trovarono Minh e trenta suoi consiglieri che li aspettavano sulla gradinata del palazzo. Minh si rivolse a Tin informandolo che lo stava aspettando fin dalla mattina per trasferirgli i poteri. Tin rispose: "la questione del trasferimento del potere non esiste. Il vostro potere è sbriciolato. Voi non potete rinunciare a ciò che non avete"[47]. Più tardi, nello stesso pomeriggio, Minh con il suo ultimo comunicato dichiarava che il governo sudvietnamita era "completamente dissolto a tutti i livelli". La Guerra del Vietnam era finita.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Cambiamento della città[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della città venne mutato in Ho Chi Minh, il vecchio Presidente del Nord Vietnam, nonostante tale nome non fosse usato frequentemente al di fuori dei contesti ufficiali[48]. L'ordine venne lentamente restaurato benchè l'ambasciata statunitense ormai vuota venne saccheggiata, come molte aziende. Le comunicazioni tra Saigon ed il resto del mondo furono bloccate. L'apparato del partito comunista in sud vietnam era debole, ciò era dovuto in parte al Phoenix Program, così l'esercito nordvietnamita venne incaricato di mantenere l'ordine e il generale Trần Văn Trà, vice di Dung, venne nominato alla guida della città[49]. Le nuove autorità tennero una celebrazione della vittoria il 7 maggio[50]. Uno degli obiettivi del nuovo governo era ridurre la popolazione di Saigon. La città, durante la guerra, aveva visto aumentare molto i suoi abitanti divenendo sovrappopolata e con alti tassi di disoccupazione. "Classi di rieducazione" per ex-soldati delle forze sudvietnamite indicarono che costoro per rientrare pienamente nella società avrebbero dovuto lasciare la città e diventare agricoltori. Elemosine di riso per i poveri erano legate all'impegno di lasciare Saigon per le campagne. Secondo il governo vietnamita, a due anni dalla conquista della città un milione di persone aveva lasciato la città e lo Stato aveva in programma altri 500.000 trasferimenti[51].

Il 30 aprile in Vietnam è un giorno di festa conosciuto come il Giorno della Riunificazione (sebbene ufficialmente la riunificazione nazionale sia avvenuta il 2 luglio 1976) o Giorno della Liberazione (Ngày Giải Phóng).

L'evacuazione[modifica | modifica wikitesto]

Se l'evacuazione si risolse in un successo o meno, fu una questione della quale si discusse dopo la fine della guerra. L'Operazione Frequent Wind venne valutata, in generale, come un risultato impressionante. Van Tien Dung la definì così nelle sue memorie e Il New York Times la descrisse come condotta con "efficienza e coraggio"[52]. D'altra parte il ponte aereo venne criticato per essere stato troppo lento e incerto, fu considerato inadeguato per spostare civili e soldati vietnamiti collegati alla presenza americana.

L'Ambasciatore Martin ignorò la maggior parte delle censure e lo fece senza sentire il bisogno di esprimere le sue motivazioni ai media. Le azioni di Martin permisero sia a migliaia di vietnamiti, che altrimenti sarebbero rimasti intrappolati, di scappare e condannò altre migliaia che non furono in grado di fuggire. Le evacuazioni avrebbero potuto causare il panico, determinando la perdita di vite americane oppure no. Nel frattempo, a partire dall'inizio dell'evacuazione, il Presidente Ford e Henry Kissinger erano interessati solo al trasporto del personale americano di cruciale importanza.

Il Dipartimento di Stato USA stimò che i vietnamiti impiegati all'Ambasciata americana in Vietnam e loro famigliari erano in tutto 90.000. Nella sua testimonianza al Congresso, Martin affermò che, di queste persone, 22.294 furono evacuate per la fine di aprile [53]. Delle decine di migliaia sud vietnamiti, a rischio di rappresaglia, che collaborarono con il Dipartimento di Stato americano, la CIA, forze armate americane, nonchè degli innumerevoli ex ufficiali delle forze armate non si sa nulla. Nel 1977, sul National Review venne riportata la notizia secondo la quale circa 30.000 sud vietnamiti furono uccisi attraverso una lista di informatori della CIA rimasta nell'ambasciata americana [54].

Commemorazione[modifica | modifica wikitesto]

In Vietnam il 30 aprile è festa nazionale, celebrato come il Giorno della Liberazione o Giorno della Riunificazione; la popolazione si astiene dal lavoro e si tengono celebrazioni pubbliche.

Tra i sudvietnamiti rifugiatisi negli Stati Uniti e in altri paesi, la settimana del 30 aprile è indicata come Aprile nero (Black April) e viene utilizzata per ricordare la caduta di Saigon[55]. L'evento è affrontato in diversi modi, la data è utilizzata per indicare l'abbandono da parte degli americani o per ricordare la guerra e l'esodo di massa nel suo complesso[56].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La caduta di Saigon. Rai Storia. Articoli.
  2. ^ unavsa.org Black April
  3. ^ legislature.ca.gov Relative to Black April Memorial Week
  4. ^ San Jose Mercury News Black April ceremony honors Vietnam War soldiers in San Jose
  5. ^ Todd, 433.
  6. ^ Tanner, 303.
  7. ^ Dawson, xiii.
  8. ^ Snepp, 280.
  9. ^ Todd, 248.
  10. ^ Todd, 249.
  11. ^ (EN) NEWS.BBC.co.uk BBC on this Day | 21 | 1975: Vietnam's President Thieu resigns.
  12. ^ Weinraub, Bernard. "Attack on Saigon Feared; Danang Refugee Sealift is Halted by Rocket Fire", The New York Times, April 1, 1975
  13. ^ Pike, Douglas. The Viet-Cong Strategy of Terror, 1970.
  14. ^ Tanner, Stephen. Epic Retreats: From 1776 to the Evacuation of Saigon. Sarpedon, 2000, pag 312
  15. ^ Dawson, Alan (1977). 55 Days: The Fall of South Vietnam. Prentice-Hall, xiv
  16. ^ Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977,pag 312
  17. ^ Dunham, George R.; Quinlan, David A. (1990). U.S. Marines in Vietnam: The Bitter End, 1973–1975. History and Museums Division, Headquarters, U.S. Marine Corps, pag 157; Snepp, Frank, pag 304
  18. ^ Kissinger, Henry (2003). Ending the Vietnam War: A History of America's Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Simon & Schuster, pag 540-1
  19. ^ Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977, pag 330
  20. ^ Snepp, Frank, pag 303
  21. ^ Snepp, 352.
  22. ^ Brown, 318
  23. ^ Todd, 311
  24. ^ Snepp, 287
  25. ^ Snepp, 316
  26. ^ Snepp, 289
  27. ^ Snepp, 319
  28. ^ Todd, 296.
  29. ^ Todd, 298.
  30. ^ Dawson, xv.
  31. ^ Fall of Saigon. Military Hisotry. Vietnam war.
  32. ^ Tanner, 313.
  33. ^ Todd, 353
  34. ^ Esper, George, "Copters Ending Vietnam Era", The Washington Star, Washington, D.C., martedì 29 aprile, 1975, pag A-1
  35. ^ Todd, 366
  36. ^ Todd, 367
  37. ^ Secondo Arnold Isaacs erano 420
  38. ^ Snepp, 478
  39. ^ Tanner, 314
  40. ^ Todd, 370
  41. ^ Willbanks, p. 275
  42. ^ Todd, 347
  43. ^ Snepp, 551
  44. ^ Snepp, 568.
  45. ^ Associated Press, "Minh Surrenders, Vietcong In Saigon
  46. ^ LAT:Duong Van Minh; Last President of S. Vietnam
  47. ^ NYT:Duong Van Minh, 85, Saigon Plotter, Dies
  48. ^ Dawson, 351.
  49. ^ Snepp, 568
  50. ^ Dawson, xvi.
  51. ^ Dawson, 351
  52. ^ New York Times, "The Americans Depart"
  53. ^ Snepp, 565
  54. ^ Le Thi Anh, "The New Vietnam", National Review, 29 aprile, 1977. Secondo Frank Snepp, un analista della CIA che lavorò a Saigon, l'Ambasciata americana non fu in grado di distruggere i suoi documenti top secret durante l'evacuazione. Tra le informazioni che furono raccolte dai comuniste c'era una lista di 30.000 vietnamiti che lavorarono per il Phoenix Program. Il rapporto completo di detto massacro giunse sul tavolo dell'Ambasciatore di Francia a Saigon nel tardo 1975, questi lo trasmise alle autorità di Washington, senza che queste ne fecero nulla
  55. ^ Black April events commemorate fall of Saigon
  56. ^ Black April 30th 1975

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV1968, Il Vietnam vincerà, a cura di Enrica Collotti Pischel, Serie politica 2, Giulio Einaudi Editore, 1968, pp. 379, ISBN 88-06-03657-2.
  • Frances Fitzgerald, Il lago in fiamme. Storia della guerra in Vietnam, traduzione di Settimio S. Caruso, Saggi 535, Giulio Einaudi Editore, 1972, pp. 456, ISBN 88-06-40709-0.
  • Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, a cura di Piero Bairati, Supersaggi, Biblioteca Universale Rizzoli, 1989, pp. 544, ISBN 88-17-11506-1.
  • Brown, Weldon. The Last Chopper: The Dénouement of the American Role in Vietnam, 1963-1975. Kennikat Press, 1976.
  • Butterfield, Fox. "Many Americans Quit Vietnam; U.S. Denies Evacuation Orders", The New York Times, April 2, 1975. p. 1.
  • Dawson, Alan. 55 Days: The Fall of South Vietnam. Prentice-Hall, 1977.
  • Dunham, George R. and Quinlan, David A. U.S. Marines in Vietnam: The Bitter End, 1973-1975. History and Museums Division, Headquarters, U.S. Marine Corps, 1990.
  • Engelmann, Larry. Tears before the Rain: An Oral History of the Fall of South Vietnam. Oxford University Press, USA, 1990. ISBN 978-0-19-505386-9
  • Isaacs, Arnold. Without Honor: Defeat in Vietnam and Cambodia. The Johns Hopkins University Press, 1983.
  • Kissinger, Henry. Ending the Vietnam War: A History of America's Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Simon & Schuster, 2003. ISBN 0-7432-1532-X
  • Pike, Douglas. The Viet-Cong Strategy of Terror. 1970. (accessed January 18, 2007)
  • Smith, Homer D. The Final Forty-Five Days in Vietnam. May 22, 1975. (accessed January 16, 2007)
  • Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977. ISBN 0-394-40743-1
  • Tanner, Stephen. Epic Retreats: From 1776 to the Evacuation of Saigon. Sarpedon, 2000. ISBN 1-885119-57-7. See especially p. 273 and on.
  • Todd, Olivier. Cruel April: The Fall of Saigon. W.W. Norton & Company, 1990. (originally published in 1987 in French)
  • Tucker, Spencer, ed. The Encyclopedia of the Vietnam War. Oxford University Press, 1998.
  • Van Tien Dung. Our Great Spring Victory: An Account of the Liberation of South Vietnam. Monthly Review Press, 1977.
  • Weinraub, Bernard. "Attack on Saigon Feared; Danang Refugee Sealift is Halted by Rocket Fire", The New York Times, April 1, 1975. p. 1.
  • "The Americans Depart", The New York Times, April 30, 1975. p. 40.
  • Adams, E G The Beginning of the End. Air America.
  • Butler, David "The Fall of Saigon" Simon and Schuster New York 1985

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]