Michael Dukakis

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Michael Stanley Dukakis
Dukakis1988rally.jpg

65º Governatore del Massachusetts
Durata mandato 2 gennaio 1975 – 4 gennaio 1979
Predecessore Francis W. Sargent
Successore Edward J. King

67º Governatore del Massachusetts
Durata mandato 6 gennaio 1983 - 3 gennaio 1991
Predecessore Edward J. King
Successore William Weld

Dati generali
Partito politico Democratico
Tendenza politica Liberal
Progressista

Michael Stanley Dukakis (Brookline, 3 novembre 1933) è un politico statunitense.

Esponente del Partito Democratico, ne è stato il candidato alle presidenziali del 1988, sconfitto dal vice presidente uscente George H. W. Bush.

È cugino dell'attrice Olympia Dukakis.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dukakis nasce a Brookline, nel Massachusetts, il 3 novembre del 1933, figlio di Panos Dukakis (1896-1979), un ostetrico greco originario di Edremit (nell'odierna Turchia)[1], emigrato negli Stati Uniti all'età di 16 anni, e di Euterpe Boukis (1903-2003), una casalinga greca nativa di Larissa, nella Tessaglia, e di origini arumene. Si laurea allo Swarthmore College nel 1955 e, dopo un periodo di servizio nell'esercito statunitense, ottiene la specializzazione in giurisprudenza ad Harvard nel 1960.

Dopo alcune esperienze politiche minori, nel 1974 si candida alla carica di governatore del Massachusetts, che sta attraversando una gravissima crisi fiscale, e sconfigge il candidato repubblicano Francis W. Sargent. Durante il suo primo mandato da governatore Dukakis è il primo importante politico del suo Stato a dichiarare che il processo ai due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti fu profondamente ingiusto e a riabilitare la loro memoria con un proclama pubblico:

« Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti »
(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale Dukakis, in qualità di Governatore del Massachusetts, assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, esattamente 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)

Nel 1978 Dukakis è clamorosamente sconfitto nelle elezioni primarie dal collega di partito Edward J. King, che aveva un programma economico diverso dal suo. La sconfitta sembra precludere a Dukakis un secondo mandato come governatore del Massachusetts, ma nelle primarie del 1983 prevale su King, per poi battere il candidato repubblicano con più del 60% delle preferenze. In questa nuova campagna elettorale Dukakis gode dell'appoggio di John Kerry.

La prima fase del suo secondo mandato da governatore del Massachusetts è un periodo molto felice, che segna uno spettacolare miglioramento dell'economia, ribattezzato "Miracolo Massachusetts". Sull'onda di questa popolarità, Dukakis si candida alla presidenza degli Stati Uniti d'America per le elezioni presidenziali del 1988 e alle primarie dei democratici sconfigge gli altri candidati, tra cui Jesse Jackson, Richard Gephardt, Gary Hart e Al Gore.

Elezioni presidenziali del 1988[modifica | modifica wikitesto]

Dukakis sceglie come suo candidato vice presidente il senatore texano Lloyd Bentsen e inizia la campagna elettorale, in cui sfida il candidato repubblicano, il vicepresidente uscente George H. W. Bush. Dukakis incontra difficoltà ad affermare la sua personalità sull'elettorato statunitense. Il suo carattere introverso e riservato è interpretato come una mancanza di passione, che tra l'altro contrasta con lo stereotipo generalmente attribuito ai greco-statunitensi: è impietosamente soprannominato Zorba the Clerk (Zorba l'impiegato).

Durante le fasi cruciali della sfida elettorale, il senatore repubblicano Steve Symms afferma di aver visto la moglie di Dukakis, Kitty, bruciare una bandiera statunitense in segno di protesta contro la guerra del Vietnam. La notizia si rivela falsa e un altro politico repubblicano, Lee Atwater, è accusato di averla diffusa per compromettere l'elezione di Dukakis: Atwater è tacciato di aver definito Dukakis un malato mentale, ma non si hanno prove che lo abbia effettivamente fatto.

Pena di morte[modifica | modifica wikitesto]

La sua opinione riguardo alla pena di morte diviene di pubblico dominio il 13 ottobre del 1988, durante un dibattito tra i candidati alla presidenza. Alla domanda del moderatore Bernard Shaw: «Governatore Dukakis, se qualcuno violentasse e uccidesse sua moglie Kitty, sarebbe favorevole a punire l'assassino con la pena capitale?» prontamente Dukakis risponde: «No, sono sempre stato contrario alla pena di morte e lo sarò per tutta la vita». I sondaggi successivi al dibattito registrano un calo dei consensi per Dukakis del 7%, passando dal 49% al 42%. Gli elettori considerano la posizione di Dukakis priva di passione e in contrasto con la Costituzione. Molti commentatori e lo stesso Dukakis attribuiranno a questa risposta la sconfitta elettorale.

A nulla valgono le opinioni di quei giornalisti che considerano la domanda di Shaw inappropriata e politicamente irrilevante, dato che riguarda un eventuale fatto personale nella vita di Dukakis e non una decisione di portata generale da lui effettivamente assunta. C'è chi fa notare che i tempi stretti del confronto televisivo impongono semplificazioni e impediscono al candidato una riflessione più lunga e ponderata.

Altri aspetti della campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Dukakis si dichiara favorevole ad aumentare le ora di libertà anche non vigilata per i detenuti: poco dopo un afro-americano, Willie Horton, violenta una donna durante un permesso, offrendo a Bush l'occasione di accusare Dukakis di mettere a repentaglio la sicurezza delle donne statunitensi con la sua politica troppo garantista e permissiva.

Dukakis si difende, accusando a sua volta Bush di speculare su un tragico delitto e ricordando il caso dell'ispanico Angel Medrano, che aveva commesso un omicidio dopo un decreto di indulto emanato dal presidente repubblicano uscente Ronald Reagan: tuttavia, dal punto di vista mediatico, il "caso Medrano" ha molto meno spazio del "caso Horton" e l'immagine di Dukakis ne usce indebolita.

Dukakis è accusato di aver permesso ai suoi rivali di usare il termine "liberale" in senso negativo e dispregiativo. L'annuncio della sua intenzione, se fosse divenuto presidente, di ridurre il programma "Guerre stellari" senza cancellarlo del tutto, scontenta sia i sostenitori che i detrattori del piano.

Per risollevare la sua immagine pubblica, nel settembre 1988 Dukakis si reca presso i cantieri della General Dynamics in Michigan e si fa fotografare a bordo di un carro armato da combattimento M1 Abrams, imitando la britannica Margaret Thatcher, che si era fatta fotografare in una posa analoga due anni prima. Dukakis sortisce l'effetto contrario: indossando un casco troppo grande per la sua testa e assumendo una posizione poco consona, dimostra di non essere avvezzo all'uso di un carro armato.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Il "ticket" elettorale Dukakis-Bentsen perde le elezioni presidenziali del 1988, ottenendo 41.809.476 voti, ovvero il 45,6% dell'elettorato totale. Ancora peggiori i risultati nei singoli collegi elettorali, dove i democratici risultano primi solo in 10 Stati e nel distretto di Columbia, circoscrizione tradizionalmente amica. In controtendenza il 43% dei voti ottenuti in Kansas, il 47% in Dakota del Sud e il 46% in Montana, ovvero in Stati tradizionalmente a netta prevalenza repubblicana.

Attività recenti[modifica | modifica wikitesto]

Dukakis rimane alla guida del Massachusetts fino al 1991: gli ultimi anni della sua amministrazione sono criticati per aver approvato un significativo aumento delle tasse. Allo scadere del suo terzo mandato, abbandona la politica attiva. Diviene professore universitario alla Northeastern University, partecipando a convegni e rilasciando interviste sulla sfortunata campagna elettorale del 1988.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Greek Americans: Struggle and Success (2nd edition), by Charles C. Moskos (page 176). Transaction Publishers, 1989 (ISBN 0-88738-778-0, ISBN 978-0-88738-778-4).

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