The Rolling Stones
| The Rolling Stones | |
|---|---|
| Paese d'origine | |
| Genere | Blues rock[1][2] Rock and roll[3] Hard rock[4][5] |
| Periodo di attività musicale | 1962 – in attività |
| Album pubblicati | 80 |
| Studio | 36 |
| Live | 18 |
| Raccolte | 26 |
![]() | |
| Sito ufficiale | |
I Rolling Stones sono un gruppo musicale rock britannico, composto da Mick Jagger (voce, armonica, chitarra, piano), Keith Richards (chitarre, voce, basso, piano) e Ronnie Wood (chitarre, cori, pedal steel guitar, basso, synth). La formazione storica comprendeva anche il batterista Charlie Watts, morto nel 2021, il bassista Bill Wyman, ritiratosi dalla band nel 1993, e il polistrumentista Brian Jones, deceduto nel 1969 e sostituito da Mick Taylor (chitarra) fino al 1974. È una delle band più importanti e tra le maggiori espressioni di quella miscela tra rock e blues che è l'evoluzione del rock & roll anni cinquanta, da loro rivisitato in chiave più dura con ritmi lascivi, canto aggressivo e continui riferimenti a disordini sociopolitici, sesso e droghe.
Con una ben nota e rodata strategia promozionale, gli Stones furono da subito contrapposti ai più rassicuranti e già celebri Beatles sfruttando la loro immagine trasgressiva da "cattivi ragazzi" che costituiva un perfetto modello alternativo a uso e consumo della stampa musicale. Tale contrapposizione venne creata ad arte dai manager degli stessi Rolling Stones i quali in realtà, come dichiarato più volte dallo stesso Jagger, avevano per i quattro di Liverpool ormai lanciatissimi una grande ammirazione tanto da farne un vero e proprio modello di riferimento. I membri delle due band ebbero sempre un ottimo rapporto di stima e amicizia, non a caso il primo successo dei Rolling Stones, I Wanna Be Your Man, venne scritto da Lennon-McCartney, ma il presunto dualismo costituiva e costituisce ancora oggi un ottimo pretesto di discussione.
I Rolling Stones costituiscono una pietra miliare nell'evoluzione della musica rock del XX secolo, avendo dato voce al malcontento e di conseguenza alla protesta di intere generazioni, incarnando così il travagliato spirito dei grandi bluesmen del passato e scegliendo il titolo di una canzone di uno di questi (Muddy Waters) come nome del loro gruppo.[6]
I Rolling Stones sono stati ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1989[7] e nella UK Music Hall of Fame nel 2004. La rivista Rolling Stone li colloca al quarto posto nella classifica dei più grandi artisti di tutti i tempi. Nella loro carriera hanno venduto 200 milioni di copie, tra dischi e supporti fonografici vari. Hanno pubblicato trentasei album in studio, ventiquattro album dal vivo e numerose raccolte. Il loro simbolo si ispira alla dea indiana Kālī.[8]
Storia del gruppo
[modifica | modifica wikitesto]

I cinque ragazzi che avrebbero costituito la formazione originaria del gruppo sono molto diversi tra loro per provenienza ed estrazione sociale. Brian Jones, nato il 28 febbraio 1942 a Cheltenham nel Gloucestershire, è di origini gallesi e figlio di due insegnanti; Mick Jagger, nato il 26 luglio 1943 a Dartford nel Kent, ha un padre insegnante di educazione fisica e una madre parrucchiera; Keith Richards, nato a Dartford il 18 dicembre 1943, è anche lui di origini gallesi e proviene da una famiglia operaia; Bill Wyman, nato il 24 ottobre 1936 a Londra, è figlio di un muratore e di una donna di servizio; Charlie Watts, nato a Londra il 2 giugno 1941, è figlio di un ex aviatore della RAF, assunto poi come macchinista presso la British Railways. Questo è considerato il nucleo storico del gruppo, a cui si deve aggiungere Ian Stewart.
Nell'immediato dopoguerra tutti sono sui banchi di scuola e, tranne Brian Jones, vivono a Londra o zone limitrofe. Mick Jagger e Keith Richards, a quattro o cinque anni, sono vicini di casa e compagni di giochi finché in seguito non andranno in scuole diverse e Keith non cambierà casa. La musica diventa sempre più importante nelle loro vite; provano diversi strumenti e un giorno, dopo alcuni anni in cui i due si erano persi di vista, Jagger e Richards si incontrano su un treno per pendolari. Mick Jagger ha sotto braccio una pila di dischi di importazione della Chess Records e, parlandone, i due scoprono di essere innamorati della stessa musica rhythm and blues, iniziando a cullare l'idea di formare un gruppo. Bill Wyman e Ian Stewart, i più grandi del gruppo, vengono richiamati nell'esercito attorno alla metà degli anni cinquanta, mentre gli altri sono ancora immersi negli studi. Ian resterà sotto le armi solo per pochi giorni, venendo successivamente congedato.
I primi anni (1960-1961)
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1956 Mick fa amicizia con un ragazzo che frequenta la sua stessa scuola, Dick Taylor, e con altri due compagni iniziano a suonare insieme, senza mai però esibirsi in pubblico. Nell'estate del 1960 Jagger suona con gli amici nel salone parrocchiale della chiesa di Dartford e canta una canzone di Buddy Holly.
Nel 1957 Brian Jones ascolta per la prima volta un brano di Charlie Parker e ne rimane così entusiasta che obbliga i suoi genitori a comprargli un sassofono, che rimane la sua ossessione finché non gli regalano una chitarra acustica. Nel 1959 nasce il suo primo figlio, da Valeria, una ragazzina sedicenne di Cheltenham e nello stesso periodo abbandona gli studi. Nel 1958 Bill Wyman è congedato dall'Airforce e trova lavoro come magazziniere e impiegato in un'officina a Londra.

L'Inghilterra degli anni cinquanta non è solo rock'n'roll in quanto si sta affermando lo skiffle, un tipo di jazz suonato con chitarre e strumenti a percussione improvvisati, impregnato di blues che influenzerà anche i futuri Stones. Quando a Bill arriva la cartolina militare, nel 1955, è in classifica Bill Haley con Rock Around the Clock e Finger of Suspicion di Dickie Valentine è al numero uno. Questo è anche il periodo dell'inizio della favola di Elvis Presley, dei successi di Chuck Berry e di Little Richard. Nel 1960 Charlie Watts lascia la scuola, diventa grafico pubblicitario e scrive un libro su Charlie Parker che verrà poi pubblicato nel 1965. Nel 1962 inizia a suonare con il trio del pianista e attore Dudley Moore, mentre Mick Jagger un giorno, con sottobraccio molti dischi di rhythm & blues, si imbatte nell'amico Keith Richards che non vede da circa sei anni. I due prendono il treno insieme e, parlando di musica, scoprono di avere un amico in comune: Dick Taylor. Prima di salutarsi decidono di rivedersi per suonare insieme.
I tre, con altri amici, decidono di chiamarsi "The Blue Boys"[9] e nel loro repertorio ci sono brani scritti da Chuck Berry, Jimmy Reed, Don Raye, Billy Boy Arnold e altri americani. Il 25 maggio 1995 un nastro dei Blue Boys è stato messo all'asta da Christie's e venduto per 52 250 sterline.
Nel marzo del 1962 Brian Jones (che seppur giovane ora ha già tre figli) va all'Ealing Club ad ascoltare i Blues Incorporated del suo amico Alexis Korner, gruppo in cui suona Charlie Watts. La settimana successiva entra nella band, facendosi chiamare Elmo Lewis, e per la prima volta Charlie e Brian si parlano. Ad ascoltarli una sera c'erano anche Keith e Mick che, terminato lo spettacolo parlano per la prima volta a Brian dicendo che vogliono formare un gruppo. Brian è favorevole all'idea e mette un annuncio su Jazz News: il primo a rispondere è Ian Stewart.
Nel giugno del 1962 Mick Jagger con Keith Richards e Dick Taylor iniziano a provare con Brian Jones e Ian Stewart. Intanto al Marquee Club di Londra suona Alexis Korner con il suo gruppo e il 12 luglio, dovendo partecipare ad una registrazione televisiva alla BBC, chiede a Brian e al suo gruppo di sostituirlo. Il giorno prima del concerto Brian decide di suonare con il nome di "Rollin' Stones" (nome che si ispirava alla canzone Rollin' Stone di Muddy Waters) e la formazione è composta da: Mick Jagger (voce), Keith Richards ed Elmo Lewis (Brian Jones) (chitarre), Dick Taylor (basso), Ian Stewart (piano). Incerto è il nome del batterista, secondo alcune fonti sarebbe Mick Avory[10], ma secondo altre fonti, tra cui lo stesso Mick Avory, il quale afferma di non aver mai preso parte ad alcun concerto con i Rolling Stones, sarebbe Tony Chapman[11].
Gli inizi dei "vagabondi": (1962-1963)
[modifica | modifica wikitesto]

L'esordio ufficiale avviene in uno dei templi del rock, il Marquee Club di Londra, il 12 luglio 1962. Il successo fin dalle prime canzoni è grandissimo. Nel dicembre del 1962 entra nel gruppo Bill Wyman in sostituzione del bassista Dick Taylor, mentre nel gennaio del 1963 entra Charlie Watts in sostituzione del batterista Tony Chapman, completando quella che sarà la prima formazione ufficiale. Con l'aumento della popolarità, finirono sotto l'etichetta Decca Records che, contando molto sul loro talento grezzo, offrì loro un contratto discografico a condizioni molto favorevoli. Fu scelto come manager il giovane e promettente produttore Andrew Loog Oldham il quale contribuì in maniera incredibile alla costituzione degli Stones che verranno, formando per loro l'immagine che noi tutti conosciamo; in più, estromise Ian Stewart dalla band in accordo con la band, per motivi di marketing. Di corporatura robusta e poco elegante, stonava con l'immagine che Oldham voleva dare alla band, che si aggiungeva alla convinzione che sei membri fossero difficili da poter essere memorizzati dal pubblico. Stewart rimase comunque legato alla band diventando il loro road manager e continuando a suonare il piano in molti dei brani degli Stones fino alla sua morte nel 1985.[12]
Oldham attuò una serie di strategie di comunicazione volte a rendere gli Stones gli "anti-Beatles" per sfruttare come traino il fenomeno della Beatlemania. Nel far ciò, coniò la famosa frase pubblicitaria: «Would you let your daughter go with a Rolling Stone?» ("Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?") più volte riportata dalla stampa e citata negli anni seguenti, ed incoraggiò in maniera determinante Jagger e Richards ad iniziare a scrivere le loro canzoni. L'arrivo di Oldham segnò anche l'inizio del periodo di allontanamento e estraneazione di Brian nei confronti della band, dovuto al progressivo cambio di ruoli (cercato e voluto da Oldham) che spostasse il centro del gruppo da Jones a Jagger e Richards.
Fin dall'inizio, come voluto dal manager Oldham, costituiscono quindi l'alternativa "sporca e cattiva" ai Beatles con una musica che attinge alle radici del rock'n'roll e del blues, e dunque, con le dovute eccezioni, generalmente più aggressiva e provocatoria rispetto a molte canzoni dei "rivali" di Liverpool, spesso molto più sofisticate rispetto a quelle dei Rolling Stones.
I primi album (1964-1965)
[modifica | modifica wikitesto]
Nei primi anni di attività i Rolling Stones si cimentano solo in rivisitazioni di brani del repertorio americano di rock & roll, blues e rhythm'n'blues come nei casi di Buddy Holly (Not Fade Away), Chuck Berry (Carol) ma anche di Lennon/McCartney (I Wanna Be Your Man). In seguito all'uscita dei primi due singoli e dell'Ep su cui sono presenti Bye Bye Johnny, Money, Poison Ivy e You Better Move On, gli Stones ottengono il privilegio di registrare nelle sale della Chess. L'album di debutto The Rolling Stones viene pubblicato dalla Decca Records il 17 aprile 1964 nel Regno Unito. In poco tempo vendette mezzo milione di copie e raggiunse il primo posto in classifica dopo otto giorni dalla pubblicazione. La versione statunitense dell'LP, con una scaletta dei brani lievemente differente, esce su etichetta London Records il 29 maggio 1964 raggiungendo l'undicesima posizione, e sotto il nome della band in copertina compare la scritta England's Newest Hit Makers (che divenne il titolo del disco). 12 × 5 fu il secondo album in studio della discografia statunitense degli Stones, pubblicato nell'ottobre 1964 in concomitanza con il secondo tour statunitense del gruppo, ed è una versione ampliata dell'EP inglese Five by Five. Il titolo sta ad indicare le dodici canzoni suonate dai cinque componenti.[14] Il vero e proprio secondo album della band, The Rolling Stones No. 2, venne pubblicato nel gennaio 1965 e raggiunse la vetta della classifica britannica. Negli Stati Uniti uscì in febbraio una versione diversa intitolata The Rolling Stones, Now!, e raggiunse la posizione numero 5. Da qui, tra il 1964 ed il 1965 Jagger e Richards, cominciano a incidere canzoni loro e a riprodurre quel sound sconosciuto alle sale d'incisione inglesi. Il 1965 è l'anno della svolta: esce prima The Last Time, seguita dalla celeberrima (I Can't Get No) Satisfaction. Ed è proprio con Satisfaction che i Rolling Stones si impongono definitivamente.[15] Sempre nel 1965 anche il singolo Get Off of My Cloud raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per due settimane.
La versione per il mercato statunitense dell'LP Out of Our Heads, pubblicata nel 1965, arriva al numero 1; il disco include sette brani originali, tre a firma Jagger/Richards e quattro accreditati a "Nanker Phelge", lo pseudonimo adottato per le canzoni composte da tutta la band.[16] La versione britannica di Out of Our Heads esce nel settembre 1965,[17] seguita da un altro LP per il solo mercato americano, December's Children (And Everybody's).[18]
In questo periodo, Jones e Richards introdussero nel rock quella che è chiamata la "tessitura di chitarre" (guitar weaving), successivamente definita "l'antica forma di tessitura" (Ancient Form of Weaving), che è diventato uno dei segni peculiari del sound dei Rolling Stones in tutta la loro carriera. Questa tecnica prevede che i due chitarristi suonino la parte di chitarra ritmica e quella solistica nello stesso momento, senza differenziare particolarmente lo stile di una o dell'altra. Questo stile è conosciuto anche come lo "stile di Chicago" (Chicago style).[senza fonte] Keith Richards sostiene che quello che lui e Jones chiamarono "guitar weaving" emerse dall'ascolto degli album di Jimmy Reed:
Jones e Richards perfezionarono ciò che ascoltarono sugli album di Chicago blues degli anni cinquanta.
Aftermath e gli album successivi (1966-1967)
[modifica | modifica wikitesto]


Il brano 19th Nervous Breakdown viene pubblicato su singolo nel febbraio 1966 raggiungendo la seconda posizione in classifica sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti. La canzone venne scritta da Jagger e Richards durante il tour degli Stones negli Stati Uniti del 1965. Il testo parla di una ragazza difficile e viziata, che non apprezza la vita. Mick Jagger raccontò che la prima cosa a venirgli in mente fu il titolo della canzone (in italiano "diciannovesimo esaurimento nervoso"), e che poi ci scrisse intorno un testo.
Nel 1966 arriva il primo album LP, composto solamente da canzoni originali: Aftermath, che segna la svolta decisiva verso una produzione discografica compatta e il deciso affinarsi dei gusti musicali dei cinque.
Brian Jones si rivela, oltre che un ottimo chitarrista di scuola blues, uno strumentista poliedrico: suona di tutto, compresi strumenti esotici, come il dulcimer ed il sitar. Le canzoni presenti non sono tutte di matrice propriamente Blues: ci sono la medievaleggiante Lady Jane, la psichedelica Mother's Little Helper (una delle prime canzoni pop a discutere il problema dell'abuso di farmaci da prescrizione[19]), Stupid Girl e Under My Thumb, a cavallo tra R&B e Rock. Il 26 maggio 1966 il singolo Paint It Black, presente solo nella edizione uscita negli U.S.A., raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 restando in vetta per due settimane. Sin dalla sua uscita, il brano venne ritenuto di notevole pregio ed importanza quale primo successo da primo posto in classifica ad includere il suono del sitar, particolarmente in Gran Bretagna, dove entrò in classifica in altre due occasioni, ed è stato oggetto di numerose reinterpretazioni, e incluso in varie compilation e colonne sonore di film.
Have You Seen Your Mother, Baby, Standing in the Shadow? fu pubblicata come singolo nel settembre del 1966 sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, e raggiunse le posizioni in classifica numero 5 e 9 rispettivamente. La copertina del singolo per il mercato statunitense suscitò scalpore alla sua uscita, avendo sul retro una fotografia dei membri della band travestiti da donne (secondo alcuni critici anticipando così l'estetica Glam rock di parecchi anni).[20] Il filmato promozionale girato da Peter Whitehead per la canzone, viene considerato uno dei primi esempi di video musicale della storia.
Nel corso del loro tour nordamericano nel giugno e luglio 1966, i concerti ad alto tasso di energia degli Stones ebbero un grande successo tra i giovani, alterando al contempo la polizia locale, che aveva il compito fisicamente estenuante di controllare la folla spesso ribelle. Secondo gli storici degli Stones Philippe Margotin e Jean-Michel Guesdon, la notorietà della band "tra le autorità e l'establishment sembra essere stata inversamente proporzionale alla loro popolarità tra i giovani". Nel tentativo di capitalizzare su questo successo, la London pubblicò l'album dal vivo Got Live If You Want It! a dicembre.[21] Il primo greatest hits della band, Big Hits (High Tide and Green Grass), fu pubblicato nel Regno Unito nel novembre 1966, mentre una versione diversa era già stata pubblicata negli Stati Uniti nel marzo dello stesso anno.[22]

Dopo Aftermath segue un biennio di variazioni musicali condizionato dall'avvento del "Flower Power", con incursioni nella musica psichedelica. Between the Buttons e, soprattutto, Their Satanic Majesties Request (entrambi del 1967) rappresentano le massime vette di questa loro fase musicale. I brani più conosciuti da questi due album sono Ruby Tuesday che nel 1967 raggiunge il primo posto nella Billboard Hot 100, Let's Spend the Night Together (dalla versione americana di Between the Buttons), She's a Rainbow e 2000 Light Years From Home (da Their Satanic Majesties Request). L'atipico Between the Buttons, registrato in due riprese, a Los Angeles nell'agosto del 1966, e a Londra nel novembre dello stesso anno, mostra specificatamente i Rolling Stones in un periodo in cui si stavano allontanando dalle loro radici R&B verso altri generi come la psichedelia e il pop barocco.
Pochi mesi prima della pubblicazione di Their Satanic Majesties Request, nel febbraio '67, Jagger, Richards, Marianne Faithfull, e il gallerista d'arte Robert Fraser furono sorpresi dalla polizia durante un festino a base di sesso e droga nella villa sul mare di Richards a Redlands. La polizia sequestrò diverse sostanze e la cosa sembrò fermarsi lì. Successivamente condotti in tribunale in manette con grande esposizione mediatica, accusati di consumo e possesso di droga, Mick Jagger venne condannato a 3 mesi di carcere, Richards a 1 anno e Fraser a 6 mesi. La natura draconiana della sentenza nei confronti dei due Stones provocò un editoriale di protesta sull'autorevole The Times intitolato Who Breaks a Butterfly Upon a Wheel? ("Chi schiaccia una farfalla sotto una ruota?"), una citazione tratta dalla celebre Epistola al Dr Arbuthnot di Alexander Pope del gennaio 1735.
Nel marzo 1967, in attesa delle conseguenze del raid della polizia, Jagger, Richards e Jones fecero un breve viaggio in Marocco, accompagnati da Marianne Faithfull, dalla fidanzata di Jones, Anita Pallenberg, e da altri amici. Durante questo viaggio, i rapporti burrascosi tra Jones e Pallenberg si deteriorarono al punto che lei lasciò il Marocco con Richards.[23] In seguito Richards disse: «Quello fu il colpo di grazia per me e Brian. Non me lo avrebbe mai perdonato e non lo biasimo, ma accidenti, le stronzate succedono».[24] Richards e Pallenberg sarebbero rimasti insieme per dodici anni. Nonostante queste complicazioni, i Rolling Stones andarono in tournée in Europa tra marzo e aprile del 1967. Il tour incluse le prime esibizioni della band in Polonia, Grecia e Italia.[25] Il giugno del 1967 vide l'uscita della raccolta Flowers sul mercato statunitense.[26]

In attesa delle udienze d'appello in tribunale, la band registra un nuovo singolo, We Love You, come ringraziamento ai fan per la loro fedeltà. La canzone inizia con il rumore della porta di una cella carceraria che si chiude, e il video musicale della stessa include allusioni al processo di Oscar Wilde.[27][28][29] Il 31 luglio la corte d'appello annulla la condanna di Richards e riduce la sentenza di Jagger concedendo la libertà condizionata.[30]
Nel dicembre 1967 la band pubblica Their Satanic Majesties Request, che raggiunge la terza posizione in classifica nel Regno Unito e la numero 2 negli Stati Uniti. Tuttavia il disco riceve recensioni sfavorevoli e viene ampiamente considerato una brutta copia di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles[31][32][33][34], anche se negli anni successivi verrà parzialmente rivalutato. Satanic Majesties fu registrato mentre Jagger, Richards e Jones erano in attesa dei loro processi in tribunale. La band si separò da Oldham durante le sessioni, passando al nuovo manager Allen Klein. La separazione fu pubblicamente amichevole,[35] ma nel 2003 Jagger dichiarò: «Andrew se n'è andato perché pensava che non fossimo concentrati e che ci stessimo comportando in modo infantile. Non è stato un gran momento, in realtà, e avrei pensato che non lo fosse stato nemmeno per Andrew. C'erano molte distrazioni e in quei momenti hai sempre bisogno di qualcuno che ti aiuti a concentrarti, quello era il compito di Andrew». Il sound psichedelico dell'album era completato dalla copertina, che presentava una foto in 3D dei membri del gruppo in abiti da "hippy esoterici", opera di Michael Cooper, artista che si era occupato anche della foto della copertina di Sgt. Pepper's. Bill Wyman scrisse e cantò un brano dell'album: In Another Land, pubblicato anche come singolo, il primo brano in cui Jagger non cantava come solista.[36]
Simpatia per il diavolo e Rock and Roll Circus (1968)
[modifica | modifica wikitesto]
Dopo la breve ma intensa parentesi psichedelica, accolta in maniera controversa dalla critica musicale, il 24 maggio 1968 esce uno dei singoli di maggior successo del gruppo, Jumping Jack Flash, che rappresenta un ritorno ad un rock più duro, dominato da un celebre riff la cui paternità è di Keith Richards.
Il 28 maggio, verso la fine delle sedute di registrazione del nuovo album, Brian Jones venne arrestato per possesso di droga e consumo di cannabis nella sua casa di King's Road a Londra. Venne rilasciato seduta stante su cauzione pagando una multa di 2000 sterline.
Beggars Banquet venne pubblicato a fine 1968, il 6 dicembre in Inghilterra e il 7 dicembre negli Stati Uniti. L'album segnò un ritorno alle radici Blues e R&B, dopo la parentesi psichedelica avuta con Their Satanic Majesties Request. Commercialmente fece peggio di quest'ultimo, raggiungendo la medesima posizione numero 3 in patria, ma soltanto la numero 5 negli Stati Uniti, venendo però acclamato dalla critica in maniera quasi pressoché unanime. L'album si apre con una delle maggiori composizioni a firma del binomio Jagger/Richards: Sympathy for the Devil. La canzone, ispirata al romanzo Il maestro e Margherita dello scrittore russo Michail Afanas'evič Bulgakov, che Marianne Faithfull aveva regalato a Jagger qualche tempo prima, venne scritta dal punto di vista di Lucifero partendo da un brano in stile folk ed evolvendosi poi in un trascinate samba rock. Il brano possiede uno dei testi maggiormente analizzati della storia del rock, e scandalizzò una parte della società venendo interpretato come una pericolosa ed oscena ode a Satana che portò all'inevitabile accusa di satanismo nei confronti della band. A conseguenza di ciò, la band evitò di suonare il pezzo dal vivo per diversi anni. Il film One Plus One del regista francese Jean-Luc Godard, documenta su pellicola parte del processo creativo del brano in studio. Come primo singolo promozionale estratto dall'album in uscita, il 31 agosto la casa discografica pubblicò negli Stati Uniti Street Fighting Man accompagnata sul lato B dalla country No Expectations, 45 giri che debuttò in classifica alla posizione numero 84. L'ascesa in classifica del singolo in America subì un brusco arresto quando era alla posizione numero 48 a causa della censura subita per i contenuti del testo ritenuti sovversivi e per la foto di copertina del 45 giri che ritraeva scontri di manifestanti con la polizia, e per i recenti omicidi di Robert F. Kennedy e Martin Luther King che avevano scosso l'opinione pubblica americana.[38] La seconda versione del singolo con la copertina modificata venne lanciata sul mercato senza ulteriori problemi.

Anche lo stesso album ha problemi con la copertina originale, infatti entrambe le case discografiche inglese e americana, rifiutano la copertina proposta (la foto di un muro all'interno di un sudicio bagno pubblico ricoperto di graffiti opera di Barry Feinstein). Dopo qualche mese, esattamente in dicembre, la band decide di pubblicare l'album con una copertina somigliante ad un biglietto da visita quasi del tutto bianca a eccezione di un bordino dorato.[39] La copertina rifiutata al tempo, comparirà nella ristampa dell'album su CD del 1984 e in quasi tutte le successive ristampe.
Per promuovere l'uscita del nuovo album, il gruppo partecipò il 10 e 11 dicembre '68 alla produzione di uno show televisivo: The Rolling Stones Rock and Roll Circus. Questo "circo del rock and roll" presentava ospiti d'eccezione come John Lennon, Eric Clapton, The Who, e Jethro Tull. Gli Stones si esibirono per ultimi, interpretando alcune delle canzoni di Beggars Banquet: Parachute Woman, No Expectations, Sympathy for the Devil e Salt of the Earth, così come anche il singolo Jumpin' Jack Flash e l'ancora inedita You Can't Always Get What You Want (inclusa poi in Let It Bleed, il successivo album in studio del gruppo). La trasmissione non andò però mai in onda, a causa di un veto messo dagli stessi Stones che, si disse, non erano rimasti soddisfatti della loro performance.[40][41][42][43] La trasmissione vide la luce in formato audio e video (VHS) soltanto nel 1996.
La morte di Brian Jones
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1969 Brian Jones, continuamente turbato da profondi problemi personali e fisicamente provato dall'utilizzo smodato di droghe, diventa col tempo sempre più incapace di collaborare attivamente col gruppo, da cui viene estromesso quando - complici diverse vicende giudiziarie - non riesce ad ottenere il visto d'ingresso per gli Stati Uniti, necessario per seguire il resto della band in tour. Nel giugno 1969, Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts si recarono nella villa di Brian Jones per comunicargli la notizia della sua estromissione dal gruppo:
Il 3 luglio 1969 morì annegato nella sua piscina, in circostanze mai del tutto chiarite.
Appena due giorni dopo la morte di Jones, i Rolling Stones tennero un concerto gratuito, già programmato, al Hyde Park di Londra di fronte a un pubblico stimato in circa 250 000 persone. Il concerto, che doveva servire come presentazione per il nuovo chitarrista, Mick Taylor, fu un evento senza precedenti ma risentì inevitabilmente del clima creatosi dopo la morte di Jones. Molte critiche furono rivolte agli Stones, accusati di insensibilità nei confronti del loro vecchio compagno. In risposta, il concerto fu dedicato a Jones, inoltre, Mick Jagger iniziò l'esibizione leggendo una poesia di Percy Shelley alla sua memoria.
Cambiamenti, maturità artistica e successi (1969-1974)
[modifica | modifica wikitesto]Mick Taylor entra ufficialmente a far parte dei Rolling Stones il 13 giugno 1969 in "momentanea" sostituzione di Brian Jones, praticamente già estromesso. In realtà il posto che era stato di Brian Jones non diventò mai di Taylor, come non lo diventò nei rapporti interni degli Stones nemmeno Ron Wood, almeno fino agli anni '90; inoltre il ruolo svolto per anni da Brian, riguardava sia l'immagine che l'aspetto musicale, in misura comparabile e ciò per quanto egli fosse un eccellente polistrumentista e un raffinato arrangiatore. Inoltre, specie nei primi anni, fu Jones a cercare di imporre il rhythm and blues nel gruppo, come riporta Bill Wyman in un libro di memorie. L'ingresso di Taylor porta comunque nel gruppo un importante apporto chitarristico solistico e contribuisce notevolmente a quello che, per alcuni critici, è tecnicamente la formazione migliore dei Rolling Stones. Con il suo arrivo il gruppo perde però quella componente particolarissima, quasi sperimentale, tipica di Brian, ma il talento chitarristico innato di Taylor regala al gruppo assoli ormai storici. Tuttavia Taylor non entrarà mai in sintonia completa con Jagger e Richards, anche per questioni relative ai diritti d'autore, al punto di proporre a Bill Wyman di abbandonare i Glimmer Twins (soprannome che si davano Jagger e Richards) e di costituire una nuova band assieme a Charlie Watts[senza fonte]. Il netto rifiuto del bassista lo fa sprofondare in una pesante depressione che gli farà sempre più pesare i ritmi alienanti delle tournée e la vita sregolata del gruppo[senza fonte].

Il 23 agosto 1969 il singolo Honky Tonk Women raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per quattro settimane.[45]
Through the Past, Darkly (Big Hits Vol.2), pubblicato nel 1969, è la terza compilation del gruppo, distribuita in Inghilterra il 12 settembre e negli Stati Uniti il 13 con una scaletta dei brani differente.
Let It Bleed
[modifica | modifica wikitesto]L'album Let It Bleed venne pubblicato nel dicembre 1969 e rapidamente raggiunse la vetta della classifica in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti si assestò alla posizione numero 3 nella classifica di Billboard, diventando disco d'oro. Il disco venne molto ben accolto dalla critica e fu premiato dalle vendite confermando il momento d'oro dei Rolling Stones. L'album si apre con uno dei brani più celebrati del catalogo degli Stones, Gimmie Shelter (successivamente ribattezzata Gimme Shelter), un apocalittico inno antimilitarista che contiene riferimenti alla guerra, all'omicidio e allo stupro. Nel corso di una intervista del 1995 concessa alla rivista Rolling Stone, Mick Jagger dichiarò che il clima di paura e violenza che si respirava all'epoca (1969), conseguenza del crollo degli ideali e dell'escalation della Guerra in Vietnam, ebbe una forte influenza sulla composizione dei brani di Let It Bleed. Il disco contiene inoltre altri brani memorabili del gruppo come Midnight Rambler, Monkey Man e You Can't Always Get What You Want.
L'LP è il secondo prodotto per il gruppo da Jimmy Miller, e fa parte della serie dei quattro capolavori storici consecutivi della band, album come Beggars Banquet (1968), Let It Bleed (1969), Sticky Fingers (1971), ed Exile on Main St. (1972), abitualmente considerati dalla critica il vertice massimo dell'intera produzione degli Stones.[46]
Il concerto di Altamont
[modifica | modifica wikitesto]
Quattro mesi dopo il festival di Woodstock i Rolling Stones decisero di organizzare un festival gratuito sulla costa ovest degli Stati Uniti d'America, che avrebbe concluso il loro tour statunitense. Nelle loro parole sarebbe stato "a kind of Woodstock West", una specie di Woodstock sulla costa ovest. Questo fu il loro modo di rispondere alle forti critiche che avevano ricevuto durante la tournée in America a causa dell'elevato costo dei biglietti. Al concerto presero parte Santana, i Jefferson Airplane, The Flying Burrito Brothers e Crosby, Stills, Nash & Young. Avrebbero dovuto partecipare anche i Grateful Dead, la cui presenza era stata annunciata, che però decisero di non esibirsi a causa degli incidenti e delle violenze che si stavano verificando nel corso del festival.
Inizialmente il concerto avrebbe dovuto tenersi al Golden Gate Park, ma l'amministrazione di San Francisco non concesse l'autorizzazione per lo svolgersi della manifestazione, così venne cercata in fretta un'altra località. Solo sessanta ore prima dell'evento questa fu trovata nell'autodromo di Altamont, ma sia la progettazione e il montaggio del palco che l'organizzazione generale furono troppo affrettate. A titolo di esempio, appena sceso dall'elicottero, Jagger venne assalito da un fan arrabbiato che lo colpì sul naso gridandogli: «Ti odio!»[47] perché la sua ragazza era innamorata del cantante.
La manifestazione degenerò violentemente, soprattutto a causa dell'infelice decisione degli organizzatori (tra questi vi era Michael Lang, il principale organizzatore di Woodstock), che affidarono incautamente agli Hells Angels locali (capitanati dal loro fondatore, Sonny Barger) - impreparati, maneschi, ubriachi e ostili agli hippy - l'incombenza del mantenimento dell'ordine, in cambio di 500 dollari (di allora) in alcolici. Proprio durante l'esibizione degli Stones l'evento fu drammaticamente funestato dall'omicidio di Meredith Hunter, un diciottenne afroamericano accoltellato a morte dagli Hell's Angels a pochi metri dal palco dopo aver estratto una pistola in mezzo al pubblico.[48]
Il disco dal vivo Get Yer Ya-Ya's Out! del 1970, in gran parte tratto dai concerti al Madison Square Garden, documentò ufficialmente il tour statunitense, come anche il film documentario Gimme Shelter del 1970 diretto dai fratelli Albert e David Maysles, che incentrato principalmente sul famigerato concerto di Altamont, include inoltre parte delle esibizioni del gruppo al Madison Square Garden.
Sticky Fingers
[modifica | modifica wikitesto]
Con questo album, la band, che era stata sotto contratto con la Decca Records e la London Records nel Regno Unito e negli Stati Uniti fin dal 1963, inaugurò la propria etichetta discografica, la Rolling Stones Records. Questo fu il primo album in studio senza Brian Jones, scomparso due anni prima. Sticky Fingers, pubblicato in Inghilterra il 23 aprile e negli Stati Uniti il 1º maggio del 1971, raggiunse la vetta della classifica britannica nel maggio 1971, restando in prima posizione per quattro settimane consecutive prima di cedere il primato e tornare al numero 1 in giugno per un'altra settimana. Negli Stati Uniti l'album salì in cima alla classifica dopo pochi giorni dalla pubblicazione, e vi rimase per quattro settimane. Arrivò al numero 1 anche in Australia, Canada, Danimarca, Olanda, Germania, Norvegia e Spagna. In Italia si fermò al secondo posto dietro la colonna sonora del film Love Story. Oltre a contenere alcuni dei brani più celebri degli Stones come Brown Sugar, Can't You Hear Me Knocking, Wild Horses, Bitch, Sister Morphine e Dead Flowers, il disco è famoso anche per la sua iconica copertina, opera dell'artista pop Andy Warhol, caratterizzata da un paio di jeans con evidente rigonfiamento all'altezza dei genitali (nella versione su LP la cerniera era apribile)[49]. All'interno dell'album comparve inoltre per la prima volta il famoso Tongue & Lip, il logo della "linguaccia" disegnato da John Pasche.

Il 29 maggio 1971 il singolo Brown Sugar raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per due settimane. Il testo della canzone è stato spesso oggetto di polemiche e interesse da parte di critici e fan. La popolarità della melodia e del ritmo di Brown Sugar mette frequentemente in secondo piano la scandalosità delle liriche, che sono essenzialmente un misto di riferimenti a vari argomenti scabrosi come il sesso interrazziale, lo schiavismo, il cunnilingus, lo stupro, e in maniera più velata, il sadomasochismo, la perdita della verginità e l'eroina.[50]
Ritenuta troppo scandalosa per l'argomento trattato, la canzone Sister Morphine fu censurata nella versione di Sticky Fingers pubblicata in Spagna venendo sostituita da Let It Rock, una versione dal vivo di una cover di un brano di Chuck Berry.[51] Anche la copertina venne censurata dal regime franchista, rimpiazzata da una macabra immagine di una lattina con dentro una mano femminile mozzata disegnata da John Pasche e Phil Jude.[52]
Esilio in Francia: Exile on Main Street
[modifica | modifica wikitesto]
Il doppio album Exile on Main St. Pubblicato nel 1972, è composto di brani la cui stesura risale ad un lasso di tempo compreso tra il 1968 e il 1972. A proposito delle prime tracce scritte, Mick Jagger disse nel 2003: «Dopo aver rescisso il contratto con Allen Klein, non volevamo dargli i diritti su queste canzoni già pronte, cosa che eravamo stati costretti a fare per Brown Sugar e Wild Horses dell'album Sticky Fingers». La maggior parte di esse era stata incisa tra il 1969 e il 1971 agli Olympic Studios e nella casa di campagna di Jagger in Inghilterra durante le sessioni per Sticky Fingers.[53]
Nella primavera del 1971, i Rolling Stones, si ritrovarono ad essere veramente tartassati dal fisco britannico, lasciarono così l'Inghilterra prima che il governo decidesse di condannarli per evasione fiscale. Mick Jagger si stabilì a Parigi con la neo moglie Bianca, e il chitarrista Keith Richards affittò una lussuosa villa in stile Belle Époque chiamata Nellcôte, a Villefranche-sur-Mer, vicino a Nizza. Gli altri membri della band, si stabilirono anch'essi in varie zone del Sud della Francia. Dopo aver cercato senza successo uno studio di registrazione in Francia che fosse adatto per il nuovo album dei Rolling Stones, fu deciso che il gruppo avrebbe registrato il disco a Nellcôte nella villa di Keith, utilizzando le apparecchiature di studio che la band si era portata dietro dall'Inghilterra all'interno di un camion. Le sedute di registrazione presero il via a metà giugno 1971. Il bassista Bill Wyman ricorda che il gruppo lavorava principalmente di sera, incidendo e provando i pezzi per tutta la notte, tutti i giorni, dalle otto di sera fino alle tre di mattina del giorno dopo. Wyman aggiunse: «Naturalmente, non tutti venivano in studio a lavorare tutte le sere. Questo fatto, per me, fu la fonte delle maggiori frustrazioni del periodo. Per i nostri precedenti due album avevamo lavorato tutti insieme ascoltando i consigli del produttore Jimmy Miller. A Nellcôte invece, le cose andarono molto diversamente, e mi ci volle un po' per capire il perché».[54] All'epoca Richards stava diventando un consumatore abituale di eroina. Centinaia di dollari di eroina fluivano per la casa ogni settimana insieme a visitatori, vari spacciatori, e semplici perdigiorno che affollavano la villa e che inclusero anche William S. Burroughs, Terry Southern, Gram Parsons e Marshall Chess (che dirigeva la nuova etichetta degli Stones). La lavorazione dell'album venne completata negli studi Sunset Sound di Los Angeles, dove le sessioni relative alle sovraincisioni coinvolsero altri musicisti di studio come il pianista Nicky Hopkins, il sassofonista Bobby Keys, il batterista Jimmy Miller e il trombettista Jim Price.

Con questo disco, la band prosegue la direzione "back-to-basics" già sperimentata in Sticky Fingers, ma l'album mostra una gamma più ampia di influenze, dal blues al rock and roll, dallo swing al country e al gospel, mentre i testi esplorano temi legati all'edonismo, alla sessualità e alla nostalgia. L'album contiene brani classici eseguiti frequentemente nei concerti come Tumbling Dice, Happy e Sweet Virginia e ha raggiunto la vetta delle classifiche in sei paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Canada. La copertina dell'album, un collage di varie immagini, riflette l'orgogliosa ribellione dei Rolling Stones. Dopo la sua uscita, gli Stones intrapresero un tour americano, guadagnandosi la fama per il pubblico e le esibizioni scatenate ma contemporaneamente Keith Richards sprofonda sempre più nella dipendenza dall'eroina.[55]
The Rolling Stones American Tour 1972
[modifica | modifica wikitesto]
In parte, il tour fu organizzato in supporto all'album Exile on Main St., che era stato pubblicato poche settimane prima, ma faceva anche parte del progetto della band di andare in tour in America ogni tre anni, decisione che il gruppo aveva preso nel 1969. La tournée fu caratterizzata da disordini ed eccessi di ogni tipo, diventando famigerato e leggendario nel mondo del rock all'insegna del più classico trinomio "sesso, droga & rock and roll".[56][57][58] A vari scrittori fu commissionato di documentare lo svolgimento del tour. A Truman Capote fu richiesto di scrivere un articolo per la rivista Rolling Stone. Accompagnato da Lee Radziwill e Peter Beard, Capote non riuscì a familiarizzare con i Rolling Stones; lui e il suo entourage abbandonarono il tour a New Orleans prima di tornare solo in occasione dei concerti finali al Madison Square Garden.[59] Avendo sofferto del "blocco dello scrittore" fin dalla pubblicazione del fortunato A sangue freddo nel 1966, Capote non riuscì a portare a termine l'articolo sugli Stones, provvisoriamente intitolato It Will Soon Be Here. Alla fine, nel 1973 Rolling Stone chiese ad Andy Warhol di intervistare Capote a proposito del tour. Nell'intervista, egli accusò il dottor Laurence Badgley (laureatosi nel 1968 alla Yale School of Medicine e in seguito chiamato dai Led Zeppelin che richiesero i suoi servigi in occasione del 1977 North American tour)[60] di essere una "sorta di pedofilo fissato con le ragazzine giovani" e di essere stato il promotore dello stupro di una studentessa del liceo sul jet personale della band durante un viaggio con destinazione Washington (parzialmente ripreso nel documentario Cocksucker Blues).[61]
Goats Head Soup e It's Only Rock 'n' Roll
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1973 esce Goats Head Soup, album registrato tra Giamaica, Stati Uniti d'America e Gran Bretagna. L'album è costituito da 10 tracce, tutte composte da Mick Jagger e Keith Richards; ne venne tratto un singolo, Angie, che raggiunse la vetta della classifica statunitense.[62] Il titolo originale della canzone Star Star inclusa nell'album, era Starfucker[63], ma la Atlantic Records nella persona del presidente Ahmet Ertegün (la Atlantic distribuiva i dischi della Rolling Stones Records) insistette affinché venisse cambiato perché era troppo volgare. Nonostante il successo commerciale, questa volta l'album fu accolto da giudizi contrastanti da parte dei critici all'epoca della sua pubblicazione.[64] Poco tempo dopo ebbe inizio il 1973 European Tour dei Rolling Stones, durante il quale furono suonati quattro brani estratti dal nuovo album: Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker), Star Star, Dancing with Mr D e Angie.[65] Il popolare bootleg Brussels Affair fu registrato durante questa tournée.
Il successivo LP in studio, It's Only Rock 'n' Roll, venne distribuito negli Stati Uniti il 15 ottobre e in Gran Bretagna il 18 ottobre 1974. Ron Wood, che all'epoca stava per sostituire Mick Taylor alla chitarra, fa la sua prima apparizione nel gruppo nella canzone It's Only Rock 'n Roll (But I Like It) come corista e chitarrista. Musicalmente il lavoro risente molto dell'influenza del glam rock. Le recensioni furono generalmente positive, tuttavia lo scrittore James Hector dichiarò che il disco era un decisivo punto di svolta nella carriera dei Rolling Stones: «L'album sancisce l'entrata della band nella "comfort zone" dei grandi pensionati rock. Da questo punto in poi, la loro rilevanza all'interno della cultura giovanile svanisce, e ci saranno molte poche sorprese musicali in futuro».[66]
Fuori Mick Taylor, dentro Ron Wood
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1974 Taylor prende la fatidica decisione di abbandonare i Rolling Stones, provocando notevoli difficoltà al gruppo nuovamente orfano di un secondo chitarrista e costringendo i compagni a ritardare il tour americano.
A sostituire Mick Taylor accorre nel 1975 Ron Wood, già al fianco di Rod Stewart nel Jeff Beck Group e nei Faces. Più in sintonia musicalmente con Keith Richards, Ronnie è anche già un suo amico di vecchia data e più in linea con l'immagine del gruppo. Inoltre Wood è in grado di sostituire Richards nei suoi riff, potendo ricreare assieme a lui "l'antica forma d'intreccio" che solo con Brian era riuscita.
Tour in America del 1975
[modifica | modifica wikitesto]Il Tour of the Americas '75, divenuto celebre e famigerato per gli eccessi, non fu di supporto a nessun nuovo album, essendo iniziato sette mesi dopo la pubblicazione dell'ultimo album della band, It's Only Rock 'n' Roll. Per capitalizzare la pubblicità derivante dal tour, fu pubblicata invece la raccolta Made in the Shade.
L'annuncio stesso del tour è diventato famoso. Il 1º maggio, i giornalisti furono riuniti all'interno del Fifth Avenue Hotel sulla 9th Street nel Greenwich Village di New York per partecipare a una conferenza stampa nella quale gli Stones dovevano presentare il nuovo tour. Ma gli Stones non entrarono mai nell'hotel. La manciata di curiosi in attesa in piedi fuori dall'hotel - che avevano sentito voci sulla conferenza stampa e che speravano di intravedere il gruppo che entrava nell'hotel - furono invece sorpresi dalla vista di un camion con gli Stones a bordo sul pianale che avanzava lungo la Fifth Avenue, con i loro strumenti e un muro di amplificatori. Il camion si fermò davanti all'ingresso dell'hotel e la band suonò una versione estesa di Brown Sugar in strada.[67] Era stato Charlie Watts a suggerire questo espediente promozionale spesso usato dai musicisti jazz di New Orleans; l'idea fu in seguito emulata da gruppi come AC/DC e U2. Al termine della canzone, il camion con sopra la band proseguì lungo la Fifth Avenue per un altro isolato prima di scaricare i membri del gruppo che salirono in limousine. Non parteciparono mai alla conferenza stampa.
In occasione del tour, gli Stones cominciarono a utilizzare sul palco trovate sceniche più appariscenti, incluso un fallo gigante gonfiabile (soprannominato "Tired Grandfather" dalla band, dato che funzionava male) sul quale Mick Jagger saliva a cavallo durante l'esecuzione di particolari brani.
Seconda metà anni settanta e picco commerciale (1976-1982)
[modifica | modifica wikitesto]

Il resto degli anni settanta scorre tra concerti, album (Black And Blue, Love You Live e Some Girls) e i soliti eccessi. Black and Blue (1976) mostrava la band fondere il suo tradizionale stile rock and roll con forti influenze reggae e funk. Solo il primo singolo estratto dall'album, Fool to Cry, ebbe un successo significativo in classifica, e l'accoglienza critica dell'album fu altalenante. L'album ricevette alcune recensioni positive al momento della pubblicazione, sebbene molti recensori lo trovassero per lo più dimenticabile e tendessero a classificarlo molto in basso rispetto alle precedenti uscite degli Stones. Ottimo fu invece il riscontro commerciale (numero 2 in Gran Bretagna, numero 1 negli Stati Uniti) dell'album, nonostante le sedute di registrazione dello stesso tenutesi a Monaco di Baviera fossero state principalmente una sorta di audizione per trovare un nuovo chitarrista. Dopo aver provato in studio diverse alternative, come Robert A. Johnson, Shuggie Otis, Jeff Beck, Rory Gallagher, Wayne Perkins e Harvey Mandel, alla fine la scelta cadde su Ronnie Wood, all'epoca ancora membro dei Faces, che si era già in precedenza unito alla band come secondo chitarrista in occasione del Tour of the Americas del 1975.[68]
Al termine del tour europeo del 1976, Jagger prenotò delle sessioni dal vivo presso El Mocambo, un club di Toronto, così da aggiungere al materiale registrato nei concerti altri brani dal vivo per produrre un album live atteso da tempo. Il risultato fu Love You Live del 1977,[69] il primo album dal vivo degli Stones fin da Get Yer Ya-Ya's Out! (1970). Il doppio album raggiunse la terza posizione nel Regno Unito e la quinta negli Stati Uniti.[69]
La dipendenza di Richards dall'eroina ritardò il suo arrivo a Toronto; gli altri membri erano già arrivati. Il 24 febbraio 1977, quando Richards e la sua famiglia volarono da Londra, furono temporaneamente trattenuti dalla dogana canadese dopo che Richards fu trovato in possesso di un cucchiaio bruciato e di residui di hashish. Tre giorni dopo, la Royal Canadian Mounted Police, armata di un mandato di arresto per Anita Pallenberg, scoprì 22 grammi di eroina nella stanza di Richards. Fu accusato di importazione di stupefacenti in Canada, un reato che prevedeva una pena minima di sette anni di reclusione. Il pubblico ministero ammise in seguito che Richards si era procurato la droga dopo il suo arrivo.

Nonostante l'incidente, la band tenne due concerti a Toronto, ma suscitò ulteriori polemiche quando Margaret Trudeau, allora moglie del Primo Ministro canadese Pierre Trudeau, fu vista festeggiare con la band dopo uno spettacolo. Le esibizioni della band non furono pubblicizzate al pubblico. Al contrario, l'El Mocambo era stato prenotato per l'intera settimana dagli April Wine, una band canadese, per una sessione di registrazione. 1050 CHUM, una stazione radio locale, organizzò un concorso con in premio dei biglietti gratuiti per assistere al concerto degli April Wine. I vincitori del concorso che scelsero i biglietti per venerdì o sabato sera rimasero sorpresi nel vedere i Rolling Stones suonare "a sorpresa".
Il 4 marzo la compagna di Richards, Anita Pallenberg, si dichiarò colpevole di possesso di droga e fu multata in relazione all'incidente aeroportuale originale. Il caso di droga contro Richards si trascinò per oltre un anno. Alla fine, gli fu concessa una sospensione della pena e gli venne ordinato di tenere due concerti di beneficenza a favore dell'Istituto canadese per i ciechi di Oshawa; entrambi gli show videro la presenza di Rolling Stones e New Barbarians, un gruppo che Wood aveva messo insieme per promuovere il suo ultimo album solista, a cui si unì anche Richards. Questo episodio rafforzò la determinazione di Richards a smettere di usare eroina. Ciò pose fine anche alla sua relazione con la Pallenberg, diventata tesa dopo la morte del loro terzo figlio, Tara. La Pallenberg non riuscì a frenare la sua dipendenza dall'eroina, mentre Richards lottava per disintossicarsi. Mentre Richards risolveva i suoi problemi legali e personali, Jagger continuò il suo stile di vita da jet-set. Era un habitué della discoteca Studio 54 di New York, spesso in compagnia della modella Jerry Hall. Il suo matrimonio con Bianca Jagger finì nel 1977, nonostante la loro separazione fosse avvenuta da tempo.[70]
Nel 1978 l'album Some Girls giunse in vetta alle classifiche mondiali trainato dal successo del singolo Miss You, essendo apprezzato anche dalla critica che parlò di "resurrezione" del gruppo. L'LP è intriso di rinnovata energia dovuta sia al tentativo riuscito di confrontarsi con le mode musicali del momento, il punk da un lato e la disco music dall'altro, sia dal rinnovato vigore creativo di Richards favorito dall'abbandono del consumo di droga pesante. In parte come risposta al punk, molte delle canzoni dell'album, in particolare Respectable, sono veloci, grezze, improntate a un rock and roll prettamente chitarristico,[71] e il successo dell'album ristabilisce l'immensa popolarità dei Rolling Stones presso i giovani. Il disco raggiunge la seconda posizione in classifica nel Regno Unito e conquista la vetta delle classifiche negli Stati Uniti.[72] Nonostante il successo, non mancarono le consuete polemiche; la title track dell'album, la canzone Some Girls, fu al centro di roventi polemiche a causa del testo, considerato razzista e offensivo verso le donne. In particolare la frase: «Black girls just wanna get fucked all night» ("Le ragazze nere vogliono solo farsi scopare tutta la notte") fu accusata di razzismo dal Reverendo Jesse Jackson, che chiese di boicottare l'album e scatenò violenti proteste da parte di vari gruppi e associazioni femministe. La copertina originale, opera dell'artista Peter Corriston, raffigurava le facce dei membri del gruppo truccati da donne, mischiate a volti femminili noti come Lucille Ball, Farrah Fawcett, Judy Garland, Raquel Welch e Marilyn Monroe. La cosa non fu apprezzata e Lucille Ball, Farrah Fawcett, Liza Minnelli (in rappresentanza della madre Judy Garland), Raquel Welch, e gli eredi di Marilyn Monroe, intentarono tutti causa al gruppo perché non avevano chiesto l'autorizzazione a utilizzare la loro immagine. Il tribunale diede ragione alle attrici coinvolte o ai loro eredi, e la copertina dovette essere modificata. La nuova versione vedeva eliminati tutti i volti delle celebrità, rimpiazzati da altre foto degli Stones o, in una seconda versione distribuita anch'essa, da immagini di volti femminili disegnati, presi da un catalogo di acconciature per signora.[73] Dopo lo US Tour 1978, la band apparve nella trasmissione televisiva Saturday Night Live.

Gli anni ottanta si aprono con Emotional Rescue, un altro album in parte ispirato dalla disco music, il quale pur ottenendo un buon successo di vendite non riesce però a raggiungere la qualità creativa del precedente. L'anno seguente (1981) esce Tattoo You con la celebre hit Start Me Up. Questo album è un vero e proprio collage di pezzi registrati tra il '73 e l'80, che mette insieme registrazioni effettuate in diversi studi e con la partecipazione di diversi musicisti turnisti. In un paio di brani figura ancora la chitarra di Taylor. Si tratta di un'operazione dettata dalla necessità di pubblicare in tempi rapidi un nuovo album da far uscire in previsione di un nuovo tour mondiale. L'operazione si rivela un grande successo, sia in termini qualitativi che sul piano commerciale. Il nuovo tour americano prende luogo nello stesso anno ed è di dimensioni colossali, riempiendo stadi ed arene. L'anno successivo il tour si sposta in Europa, Italia compresa, con date a Torino e Napoli. Quale testimonianza del tour nordamericano del 1981, l'anno successivo esce l'album live Still Life (American Concert 1981), pubblicato come singolo per decisione della casa discografica EMI in quanto gli Stones lo avrebbero voluto invece come doppio.[senza fonte]
Dissidi interni, crisi e progetti solisti (1983-1988)
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1983 viene pubblicato il nuovo album di studio Undercover, album sperimentale che mira però troppo a scalare le classifiche e cede alle lusinghe delle nuove sonorità degli anni ottanta. Il rapporto tra Keith e Mick però in quel periodo peggiora ogni giorno di più, col primo che vuole tornare al buon vecchio rock 'n' roll e il secondo darsi al pop. Il gruppo attraversa così il periodo di crisi più profonda, e nel 1986 esce Dirty Work, "Lavoro Sporco" appunto, che sottolinea la distanza tra i Glimmer Twins. Anche in questo caso l'album non viene supportato da alcun tour e ciò fa già parlare di un prossimo scioglimento. L'inizio ufficiale della crisi può essere individuata nell'aprile 1984 quando Jagger informa Richards che la sua priorità attuale è lavorare al proprio album solista e che intende prendersi i diritti di copyright delle canzoni incise, rompendo così di fatto il sodalizio tra i due che durava dagli anni sessanta.[74] Sono ormai un paio d'anni che Mick si dedica a progetti individuali: She's the Boss nel 1985 e Primitive Cool nel 1987. Preoccupante la risposta di Keith Richards che nello stesso 1987 si impegna anima e corpo nella realizzazione di Hail Hail Rock 'n' Roll!, film-documentario sul suo idolo Chuck Berry. Come se non bastasse, l'anno successivo pubblica il suo primo album solista Talk Is Cheap e i timori che sia giunta la fine dei Rolling Stones sembrano ormai più che fondati, visto che Keith intraprende un tour coi suoi X-Pensive Winos.
Il rinnovato successo e la fuoriuscita di Bill Wyman (1989-1999)
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1989, forse anche a causa dello scarso successo riscosso dai progetti solisti dei Glimmer Twins, i Rolling Stones tornano all'opera con l'album Steel Wheels. Segue l'immancabile tournée mondiale. Lo Steel Wheels/Urban Jungle Tour fu la prima tournée mondiale della band in sette anni e la loro più grande produzione concertistica fino ad oggi. Tra gli artisti di apertura c'erano Living Colour e Guns N' Roses. Registrazioni tratte dai concerti del tour furono incluse nell'album dal vivo Flashpoint del 1991, che raggiunse la sesta posizione in classifica nel regno Unito e la sedicesima negli Stati Uniti,[75] e nel film concerto Live at the Max uscito nello stesso anno.
Pubblicato nel luglio 1994, Voodoo Lounge fu recensito positivamente dalla critica e debuttò direttamente al numero 1 in Gran Bretagna (miglior risultato dai tempi di Emotional Rescue del 1980) e in seconda posizione negli Stati Uniti d'America dove fu certificato doppio platino. Il successivo Voodoo Lounge Tour durò fino all'anno successivo e incassò 320 milioni di dollari, diventando il tour con il maggiore incasso al mondo all'epoca.[76] Molte versioni acustiche di brani tratti da vari concerti e dalle prove furono incluse nell'album Stripped che raggiunse la nona posizione in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.[77] Il disco include una cover di Like a Rolling Stone di Bob Dylan, così come canzoni suonate raramente come Shine a Light,[78] Sweet Virginia,[78] e The Spider and the Fly.[79] L'8 settembre 1994 gli Stones eseguono la loro nuova canzone Love Is Strong e Start Me Up alla cerimonia MTV Video Music Awards 1994 svoltasi a New York.[80]
Nel 1997 arriva Bridges to Babylon, album di pezzi inediti accolto da giudizi contrastanti ma che sforna il singolo di successo Anybody Seen My Baby? al cui videoclip partecipa come ospite Angelina Jolie[81], a cui segue nel 2002 l'antologia Forty Licks, che celebra il quarantennale della band.
Per strada si è perso Bill Wyman che, alla fine del 1993, a causa di problemi fisici, abbandona definitivamente il gruppo per dedicarsi a una nuova band, i Rhythm Kings e ai suoi vari progetti da solista, che sforna un tipo di musica briosa che punta sul puro divertissement; il bassista viene sostituito dallo statunitense Darryl Jones, che è però integrato sotto contratto come semplice collaboratore e non come membro ufficiale della band.[82]
Nel ventunesimo secolo
[modifica | modifica wikitesto]
Nell'agosto del 2005 ripartono per una nuova tournée mondiale e il 2 settembre 2005 vede la luce A Bigger Bang, un disco di canzoni inedite che dopo circa otto anni dà un seguito a Bridges to Babylon. L'album è un ritorno alle origini, ricco di energia e senza fronzoli come nel precedente. Nella scaletta è presente anche una canzone dedicata a George W. Bush (Sweet Neocon). Al loro concerto a Rio de Janeiro partecipano oltre due milioni di persone.
Il 23 marzo 2007 lo stesso Mick Jagger annuncia al mondo via web il prosieguo del A Bigger Bang Tour del 2006, che tocca le città dove sono stati annullati i concerti l'anno precedente a causa dell'incidente che ha visto Keith Richards protagonista, caduto da una palma durante una vacanza alle isole Figi, che gli aveva procurato una commozione cerebrale. Il tour si è aperto il 5 giugno a Werchter, vicino a Bruxelles, e si è concluso alla O2 Arena di Londra, il 26 agosto. Gli Stones si sono esibiti in due occasioni in Italia durante questo tour: presso lo Stadio San Siro di Milano l'11 luglio 2006 e presso lo Stadio Olimpico di Roma il 6 luglio 2007. Nel 2008 esce Shine a Light, film-documentario di Martin Scorsese, uno dei registi più appassionati di musica e fan della band britannica, che ripercorre la gloriosa "epopea" musicale dei Rolling Stones, evidenziandone le tappe capitali: Brown Sugar, Satisfaction, Jumpin' Jack Flash, Sympathy for the Devil, As Tears Go By e tante altre.

Dopo varie voci su un loro imminente tour per il cinquantenario del primo concerto, i Rolling Stones annunciano l'uscita il 12 novembre 2012 di una nuova raccolta antologica intitolata GRRR! con quarantotto brani storici e due inediti: One More Shot e Doom and Gloom registrati a Parigi durante l'estate. Il 15 dicembre al Prudential Center di Newark organizzano un concerto per festeggiare i loro 50 anni di carriera cantando le loro canzoni più famose con altri artisti invitati all'evento tra cui Bruce Springsteen e Lady Gaga.[83] Successivamente annunciano la loro presenza al Festival di Glastonbury il 29 giugno mentre a fine aprile è prevista l'uscita nei cinema di The Rolling Stones Crossfire Hurricane,[84] un documentario di 2 ore che raccoglie interviste e filmati storici della band.[85] A maggio parte dallo Staples Center di Los Angeles il nuovo tour della band intitolato 50 & Counting.[86] A ottobre Ron Wood dichiara che a maggio 2014[87] il gruppo tornerà a esibirsi dal vivo.[88] Il 22 giugno fanno tappa a Roma esibendosi al Circo Massimo davanti ad un pubblico di 71 000 spettatori.[89]
Il 2 dicembre 2014 muore il sassofonista Bobby Keys, da tempo malato di cirrosi epatica.[90]
Il 25 marzo 2016, all'interno dell'América Latina Olé Tour 2016, i Rolling Stones hanno tenuto un concerto gratuito all'Avana, a cui hanno assistito oltre 500 000 persone.[91][92] Il concerto, il primo in assoluto per la band tenuto a Cuba, ha scatenato un'attenzione mediatica tale da essere stato definito un evento storico, paragonato per importanza a quello di Roger Waters nel 1990 dinnanzi al Muro di Berlino. L'evento ha inoltre superato il record del precedente concerto tenuto nel dicembre 2012 dal cantante italiano Zucchero Fornaciari durante La sesión cubana World Tour. Nell'ottobre del 2016 suonano al Desert Trip Festival.
Nel 2016 pubblicano Blue & Lonesome, un album interamente formato da reinterpretazioni di brani blues che sottolinea la loro affinità con il genere.

Dopo qualche anno di tour extra europei, il 9 maggio 2017 venne annunciato un tour europeo, il No Filter Tour, con unica tappa italiana il 23 settembre al Lucca Summer Festival di Lucca.
Ad aprile 2020 hanno pubblicato il singolo Living in a Ghost Town, seguito nel settembre successivo dalla ristampa dell'album Goats Head Soup con l'aggiunta di alcuni outtakes tra cui Scarlet registrata insieme a Jimmy Page.
Morte di Charlie Watts, Sixty Tour e Hackney Diamonds
[modifica | modifica wikitesto]Il 24 agosto 2021 muore Charlie Watts, batterista e percussionista del gruppo fin dal 1963.[93] Pochi giorni prima era stato annunciato il suo ritiro dall'imminente tour della band per motivi di salute. La band sarà accompagnata dall'amico di lunga data Steve Jordan, già noto per le collaborazioni nelle carriere soliste dei componenti della band ed in particolare con gli X-pensive Winos di Keith Richards.[94] Annunciato il 14 marzo, il 1º giugno 2022 ha inizio il Sixty European Tour che tocca varie città europee, tra cui Madrid, Liverpool, Milano, Londra, Amsterdam, Vienna, Parigi e Berlino.
Il 6 settembre 2023 esce il singolo Angry, mentre, il secondo singolo Sweet Sounds of Heaven realizzato in collaborazione con Lady Gaga è distribuito il 28 settembre, entrambi anticipano l'uscita dell'album in studio Hackney Diamonds, la cui pubblicazione avviene il 20 ottobre seguente assieme al singolo Mess It Up. L'album viene presentato dal vivo nel tour nordamericano del 2024.[95]
Il 25 giugno 2025 pubblicano Zydeco sont pas salés, cover del musicista statunitense Clifton Chenier, inserita nell'album collettivo A Tribute to the King of Zydeco, tributo all'autore.[96]
Il 1º aprile 2026, utilizzando lo pseudonimo "The Cockroaches", la band pubblicò in quantità estremamente limitate, solamente in alcuni negozi di dischi selezionati e in formato esclusivamente fisico il loro nuovo singolo Rough and Twisted come anticipazione del prossimo album del gruppo intitolato Foreign Tongues, in uscita il 10 luglio 2026.[97]
Stile musicale
[modifica | modifica wikitesto]I Rolling Stones nacquero con una chiara matrice blues e presto emersero sulla scena del British Blues surclassando altre formazioni della stessa estrazione musicale come i Them e gli Animals[1], grazie anche alla presenza nella line-up di Charlie Watts, proveniente dalla scuola blues del chitarrista britannico Alexis Korner[3], e nel '69 del chitarrista Mick Taylor, che aveva iniziato la carriera giovanissimo nei Bluesbreakers di John Mayall prendendo il posto che era stato di Eric Clapton e di Peter Green[2]. Le loro sonorità si ancorano al blues fuso assieme al rock, ma il loro hard rock impregnato di blues non ha impedito a volte delle incursioni nel pop barocco di Between the Buttons[1], nel rock psichedelico di Their Satanic Majesties Request, nel folk rock di Dandelion e nella fusion di Can't You Hear Me Knocking. Nell'album Exile on Main Street il gruppo fa sfoggio di ecletticità alternando blues, gospel, folk, country, rock and roll e honky tonk[3]. In dischi come Some Girls esplorarono la disco music (Miss You) e il punk rock (Respectable e Shattered), mentre in album come Goats Head Soup, It's Only Rock 'n' Roll e Black and Blue si notano influenze glam rock e reggae.
Tour
[modifica | modifica wikitesto]Formazione
[modifica | modifica wikitesto]Formazione attuale
[modifica | modifica wikitesto]- Mick Jagger – voce, chitarra ritmica, armonica, percussioni, tastiere, basso (1962-presente)
- Keith Richards – chitarra elettrica ed acustica, basso, cori, voce (1962-presente)
- Ronnie Wood – chitarra elettrica ed acustica, lap steel guitar, pedal steel guitar, basso, cori (1975-presente)
Ex-componenti
[modifica | modifica wikitesto]- Brian Jones m. – chitarre elettrica ed acustica, armonica, pianoforte, tastiere, percussioni, cori (1962-1969; morto nel 1969)
- Ian Stewart m. – tastiere, pianoforte, percussioni (1962-1963, collaboratore: 1969, 1975–1976, 1978, 1981–1982; morto nel 1985)
- Dick Taylor – basso (1962)
- Ricky Fenson – basso (1962-1963)
- Colin Golding – basso (1962-1963)
- Mick Avory – batteria (1962)
- Tony Chapman – batteria (1962-1963)
- Carlo Little – batteria (1962-1963)
- Bill Wyman – basso, pianoforte, tastiere, cori (1962-1993, ospite nel 2012)
- Charlie Watts m. – batteria, percussioni (1963-2021; morto nel 2021)
- Mick Taylor – chitarre elettrica ed acustica, cori, basso (1969-1974, ospite nel 1981 e nel 2012-2014)
Turnisti
[modifica | modifica wikitesto]- Chuck Leavell – tastiere, cori (1982-presente)
- Bernard Fowler – cori, percussioni (1989-presente)
- Darryl Jones – basso, cori (1993-presente)
- Steve Jordan – batteria, percussioni (2021-presente)
- Tim Ries – sassofono, tastiere (1999-presente)
- Matt Clifford – tastiere, corno francese (1989-1990, 2012-presente)
- Karl Denson – sassofono (2014-presente)
- Sasha Allen – cori (2016-presente)
Ex-turnisti
[modifica | modifica wikitesto]- Bobby Keys m. – sassofono (1969-1973, 1981-2014; morto nel 2014)
- Nicky Hopkins m. – pianoforte (1971-1973; morto nel 1994)
- Billy Preston m. – pianoforte, organo, clavinet, cori (1973-1977; morto nel 2006)
- Ian McLagan m. – tastiere (1978-1981; morto nel 2014)
- Ernie Watts – sassofono (1981)
- Lisa Fischer – cori (1989-2015)
- Blondie Chaplin – cori, percussioni, chitarra ritmica (1997-2007)
Cronologia
[modifica | modifica wikitesto]
Discografia
[modifica | modifica wikitesto]
Album in studio
[modifica | modifica wikitesto]- 1964 – The Rolling Stones (Decca Records) (UK, aprile)
- 1964 – England's Newest Hit Makers (London Records) (US, maggio)
- 1964 – 12 x 5 (London Records) (US, 17 ottobre)
- 1965 – The Rolling Stones No.2 (Decca Records) (UK, 15 gennaio)
- 1965 – The Rolling Stones, Now! (London Records) (US, 13 febbraio)
- 1965 – Out of Our Heads (Decca Records) (UK)-(US)
- 1965 – December's Children (And Everybody's) (London Records) (US)
- 1966 – Aftermath (Decca Records) (UK)-(US)
- 1967 – Between the Buttons (Decca Records) (UK)-(US)
- 1967 – Flowers (Decca Records) (US)
- 1967 – Their Satanic Majesties Request (Decca Records)
- 1968 – Beggars Banquet (Decca Records)
- 1969 – Let It Bleed (Decca Records)
- 1971 – Sticky Fingers (Atlantic Records)
- 1972 – Exile on Main St (Rolling Stones Records/Atlantic Records)
- 1973 – Goats Head Soup (Rolling Stones Records)
- 1974 – It's Only Rock 'n' Roll (Rolling Stones Records)
- 1976 – Black and Blue (Rolling Stones Records)
- 1978 – Some Girls (Rolling Stones Records/EMI)
- 1980 – Emotional Rescue (Rolling Stones Records)
- 1981 – Tattoo You (Rolling Stones Records)
- 1983 – Undercover (Rolling Stones Records)
- 1986 – Dirty Work (Rolling Stones Records)
- 1989 – Steel Wheels (Rolling Stones Records)
- 1994 – Voodoo Lounge (Virgin Records)
- 1997 – Bridges to Babylon (Virgin Records)
- 2005 – A Bigger Bang (Virgin Records)
- 2016 – Blue & Lonesome (Virgin Records)
- 2023 – Hackney Diamonds (Virgin Records)
- 2026 – Foreign Tongues (Virgin Records)
Filmografia ufficiale
[modifica | modifica wikitesto]- 1966: Charlie Is My Darling, (diretto da Peter Whitehead) (realizzato in DVD nel 2012)
- 1968: One Plus One - Sympathy for the Devil (diretto da Jean-Luc Godard) (VHS, DVD)
- 1969: The Stones in the Park (VHS, DVD)
- 1970: Gimme Shelter (DVD)
- 1972: Cocksucker Blues (inedito, mai ufficialmente distribuito)
- 1974: Ladies and Gentlemen: The Rolling Stones (diretto da Rolin Binzer)
- 1983: Let's Spend the Night Together (diretto da Hal Ashby) (VHS, DVD nel 2010)
- 1984: Video Rewind (VHS)
- 1989: 25x5 - The Continuing Adventures of the Rolling Stones (VHS)
- 1991: Stones at the Max, (diretto da Julien Temple) IMAX (DVD)
- 1995: The Rolling Stones: Voodoo Lounge Live (DVD)
- 1996: The Rolling Stones Rock and Roll Circus (VHS, DVD)
- 1998: Bridges to Babylon (DVD)
- 2003: Four Flicks (DVD)
- 2007: The Biggest Bang (DVD/Blu-ray Disc)
- 2008: Shine a Light (diretto da Martin Scorsese) IMAX (DVD/Blu-ray Disc)
- 2009: Stones at the Max, (Remastered edition diretto da Julien Temple) IMAX (DVD)
- 2010: Stones in Exile (DVD)
- 2011: The Rolling Stones: Some Girls Live In Texas '78 (DVD, Blu-ray)
- 2012: Crossfire Hurricane (DVD)
- 2016: The Rolling Stones Olé, Olé, Olé!: A Trip Across Latin America (DocuFilm)
- 2016: The Rolling Stones: Havana Moon (DVD)
- 2018: Voodoo Lounge Uncut (DVD)
- 2020: Steel Wheels Live (DVD)
- 2023: Grrr Live!
- 2024: Welcome to Shepherd's Bush
Cover in italiano di brani dei Rolling Stones
[modifica | modifica wikitesto]Le canzoni dei Rolling Stones sono state spesso tradotte in italiano; di seguito riportiamo un elenco non esaustivo delle principali cover (con l'indicazione del titolo in italiano, dell'interprete e dell'anno di pubblicazione).
| Anno | Titolo originale | Titolo italiano | Autore del testo in italiano | Esecutori |
|---|---|---|---|---|
| 1964 | Tell Me | Quel che ti ho dato | Gippi | Equipe 84 |
| 1965 | Tell Me | Tu devi ritornare da me | Renzo Levi Minzi | I Delfini |
| 1965 | Heart of Stone | Hai promesso | Corrado Bonicatti e Antonio Latessa | Johnny Kendall e gi Heralds |
| 1965 | Time Is on My Side | La fine del libro | Pantros | Equipe 84 |
| 1966 | Time Is on My Side | Fai quello che vuoi | Pierpaolo Adda | Kings |
| 1966 | Off the Hook | Sei solo tu | Pierpaolo Adda | Kings |
| 1966 | Paint It Black | Tutto nero | Luciano Beretta | Caterina Caselli |
| 1966 | As Tears Go By | Con le mie lacrime | Danpa | Da Polenta; incisa anche da i King's Stars, dagli stessi Rolling Stones e da Marianne Faithfull |
| 1966 | Lady Jane | Lady Jane | Ferruccio Sansoni | New Dada |
| 1966 | Get Off of My Cloud | Come mai | Alessandro Colombini, Domenico Serengay e Luigi Menegazzi | Camaleonti |
| 1966 | (I Can't Get No) Satisfaction | Ora sei soddisfatta | Luciano Beretta | Attilio Donadio |
| 1966 | Have You Seen Your Mother, Baby, Standing in the Shadow? | Non ho più paura dell'ombra | Claudio Daiano | Piero Focaccia |
| 1967 | Ruby Tuesday | Rubacuori | Mogol | I Profeti |
| 1967 | Lady Jane | Lady Jane | Ferruccio Sansoni | Maurizio Arcieri (versione musicalmente differente da quella dei New Dada) |
| 1968 | Let's Spend the Night Together | Restiamo ancora insieme | Calipop | |
| 1993 | Lady Jane | Lady Jane (Le cose belle) | Stefano D'Orazio dei Vernice | Vernice |
| 1994 | Hey Negrita | Ehi! Negrita | Negrita | Negrita |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Thomas Erlewine, Rolling Stones - Artist biography, su allmusic.com, Allmusic. URL consultato il 20 aprile 2015.
- 1 2 Daniel Kreps, The Rolling Stones - Biography, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 20 aprile 2015.
- 1 2 3 Claudio Fabretti, Rolling Stones - L'eterna eresia, su ondarock.it, Ondarock. URL consultato il 20 aprile 2015.
- ↑ The Rolling Stones, su ondarock.it.
- ↑ The Rolling Stones, su scaruffi.com.
- ↑ (EN) The Rolling Stones Biography, su rockhall.com. URL consultato il 10 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2013).
- ↑ Rock and Roll Hall of Fame: Rolling Stones, su rockhall.com, 25 aprile 2025.
- ↑ La rivelazione di Jagger: la lingua degli Stones "è ispirata alla dea Kalì", su agi.it.
- ↑ Nelson, Murray N. (2010). The Rolling Stones: A Musical Biography. Greenwood, pp. 10–11, ISBN 978-0-313-38034-1.
- ↑ Rolling Stone - 50 Years Ago Today, the Rolling Stones Played Their First Gig, su rollingstone.com.
- ↑ INTERVIEW WITH "KINK" MICK AVORY., su eddybonte.be. URL consultato il 10 settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2014).
- ↑ 12 luglio 1962: i Rolling Stones debuttano al Marquee di Londra, su Onda musicale, 12 Luglio 2018.
- ↑ Spitz, Marc. Jagger, Arcana Editrice, 2011, pag. 68, ISBN 978-88-6231-205-9
- ↑ Massimo Bonanno, The Rolling Stones 1961 2016: La storia, i dischi e i grandi live, Vololibero, 4 aprile 2017, ISBN 978-88-97637-84-4. URL consultato il 13 giugno 2024.
- ↑ Wyman, Bill (2002). Rolling with the Stones. DK Publishing, pag. 187, ISBN 978-0-7894-8967-8.
- ↑ Wyman, 2002, p. 195
- ↑ Richard Havers, 'Out Of Our Heads': The Rolling Stones On The Brink Of Insanity, su UDiscoverMusic, 30 luglio 2022. URL consultato il 19 aprile 2023.
- ↑ Corey Irwin, Watch the Rolling Stones honor the Beatles during Liverpool show, su ultimateclassicrock.com, 10 giugno 2022. URL consultato il 2 luglio 2022 (archiviato il 3 luglio 2022).
- ↑ (EN) Esther Inglis-Arkell, This Is The Drug In The Rolling Stones' Song 'Mother's Little Helper', su io9.gizmodo.com, io9, 23 marzo 2015. URL consultato il 14 agosto 2017 (archiviato il 14 agosto 2017).
- ↑ Paolo Giovanazzi, Il libro nero dei Rolling Stones, Torino, Giunti, p. 96, ISBN 978-88-09-79482-5.
- ↑ Margotin, Philippe; Guesdon, Jean-Michel (25 ottobre 2016). The Rolling Stones All the Songs: The Story Behind Every Track. Running Press, pp. 177, 178, ISBN 978-0-316-31773-3.
- ↑ (EN) Colin Larkin, Encyclopedia of Popular Music, Omnibus Press, 2011, p. 2005, ISBN 978-0-85712-595-8.
- ↑ Wyman, 2002, pp. 264–265
- ↑ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie (2003). Loewenstein, Dora; Dodd, Philip (eds.). According to the Rolling Stones. Chronicle Books, p. 113, ISBN 978-0-8118-4060-6.
- ↑ Wyman, 2002, p. 268
- ↑ Robert Christgau e David Fricke, 50 Essential Albums of 1967, in Rolling Stone, 19 settembre 2017. URL consultato il 9 aprile 2023.
- ↑ Bill Janovitz, We Love You – song review, su AllMusic. URL consultato il 14 luglio 2013 (archiviato il 20 novembre 2012).
- ↑ Rob Tannenbaum e Craig Marks, I Want My MTV: The Uncensored Story of the Music Video Revolution, Penguin, 27 ottobre 2011, ISBN 978-1-101-52641-5.
- ↑ Laurie Stras, 'She's So Fine: Reflections on Whiteness, Femininity, Adolescence and Class in 1960s Music', Routledge, 5 luglio 2017, ISBN 978-1-351-54873-1.
- ↑ Wyman, 2002, p. 286
- ↑ Steve Appleford, La storia dietro ogni canzone dei Rolling Stones, Tarab Edizioni, Firenze, 1998, pag. 67-68, ISBN 88-86675-57-7
- ↑ Bill Martin, Listening to the Future: The Time of Progressive Rock, 1968-1978, Open Court Publishing, 1998.
- ↑ Davis, Stephen (2001). Old Gods Almost Dead: The 40-Year Odyssey of the Rolling Stones. Broadway Books, pp. 224–227, ISBN 978-0-7679-0312-7.
- ↑ Norman, Philip (2001). The Stones. Sidgwick & Jackson, p. 293, ISBN 978-0-283-07277-2.
- ↑ Wyman, 2002, p. 290
- ↑ Wyman, 2002, pp. 296–298
- ↑ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie, According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003, pag. 114
- ↑ Muniesa, Mariano. Rolling Stones: Viaje Al Infierno Del Rock N'Roll, 1995, VOSA SL, pag. 26, ISBN 84-8218-017-7
- ↑ (EN) Jon Landau, Beggar's Banquet, in Rolling Stone, 6 dicembre 1968. URL consultato il 22 luglio 2022.
- ↑ The Rolling Stones Rock and Roll Circus, in CD Universe Store.
- ↑ David Brusie, 1996: The Rolling Stones - The Rolling Stones Rock and Roll Circus, in Tiny Mix Tapes, 12 febbraio 2009.
- ↑ See infobox picture for appearances
- ↑ Russ Fischer, STONES ON FILM: THE ROLLING STONES ROCK AND ROLL CIRCUS (1968/1996), in Chud.com, 4 febbraio 2008. URL consultato il 23 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2013).
- ↑ Assante, Ernesto; Castaldo, Gino. 33 dischi senza i quali non si può vivere, Einaudi, 2007, pag. 243, ISBN 978-88-06-18677-7
- ↑ Martin Elliott, The Rolling Stones: Complete Recording Sessions 1962-2002, Cherry Red Books, 2002, ISBN 1-901447-04-9.
- ↑ Davis, Stephen. Old gods almost dead: the 40-year odyssey of the Rolling Stones, Random House Inc., 2001, pag. 290.
- ↑ Wyman, Bill. Rolling With the Stones, Mondadori, 2002, pag. 352
- ↑ Rock & Roll's Worst Day, su RollingStone.com, 7 febbraio 1970. URL consultato il 24 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2008).
- ↑ Vilmo Modoni, Rock, scandalo in copertina, in Alias (inserto de Il manifesto), Il Nuovo Manifesto-Società Cooperativa Editrice, Anno XXIV #17 - 24 Aprile 2021.
- ↑ Unterberger, Richie. The Rolling Stones "Brown Sugar". allmusic. 2007.
- ↑ (EN) Rolling Stones – Spanish 1st Pressing "Sticky Fingers" LP With Alternate Cover, su Recordmecca, 5 febbraio 2015. URL consultato il 24 dicembre 2020 (archiviato il 24 dicembre 2020).
- ↑ Rare Spanish version of Sticky Fingers to be reissued on vinyl, su Rollingstones.com. URL consultato il 19 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2016).
- ↑ Exile on Main St., su timeisonourside.com. URL consultato il 6 luglio 2006.
- ↑ Janovitz, Bill. Exile on Main St. - Il capolavoro riscoperto dei Rolling Stones, Il Saggiatore, 2010, pag. 47, ISBN 978-88-428-1465-8
- ↑ Adrian Deevoy, Ladies and Gentlemen, the Interesting Old Farts, in Q, EMAP Metro, agosto 1994, p. 91.
- ↑ Dave Marsh, Glory Days: Bruce Springsteen in the 1980s, Pantheon Books, 1987, ISBN 0-394-54668-7. p. 15.
- ↑ Rolling through scandal, in The Vancouver Sun, 2 aprile 2008. URL consultato il 2 dicembre 2013.
- ↑ 50 Greatest Concerts in San Diego History 1917–2005, su sandiegoreader.com.
- ↑ Stephen Davis, Old Gods Almost Dead: The 40-Year Odyssey of the Rolling Stones, 11 dicembre 2001, ISBN 978-0-7679-0956-3.
- ↑ linkedin.com, https://www.linkedin.com/in/laurence-badgley-m-d.
- ↑ Jann S. Wenner, The Rolling Stone Interviews, novembre 2007, ISBN 978-0-316-02313-9.
- ↑ (EN) The Rolling Stones – Chart history, su Billboard, Penske Media Corporation. URL consultato il 2 novembre 2016. Cliccare sulla freccia all'interno della casella nera per visualizzare la classifica desiderata.
- ↑ (EN) WELL, OF COURSE THE ROLLING STONES’ ‘STAR STAR’ WAS BANNED BY THE BBC, su ultimateclassicrock.com. URL consultato il 9 luglio 2019.
- ↑ Stephen Thomas Erlewine, Goats Head Soup, su allmusic.com, All Music. URL consultato il 1º gennaio 2007.
- ↑ Live debuts of each Rolling Stones song, su rocksoff.org.
- ↑ James Hector, The Complete Guide to the Music of The Rolling Stones, Londra, Omnibus Press, 1995, pp. 95., ISBN 0-7119-4303-6.
- ↑ bcKYHfhtTCg You Tube, su youtube.com.
- ↑ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie (2003). Loewenstein, Dora; Dodd, Philip (eds.). According to the Rolling Stones. Chronicle Books, p. 147, ISBN 978-0-8118-4060-6.
- 1 2 Love You Live, su The Rolling Stones. URL consultato il 18 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2016).
- ↑ Seventies and Eighties, su The Telegraph, 1º agosto 2003. URL consultato il 2 agosto 2010 (archiviato il 16 ottobre 2010).
- ↑ Stephen Thomas Erlewine, Some Girls – album review, su AllMusic. URL consultato il 14 luglio 2013 (archiviato il 28 giugno 2013).
- ↑ Some Girls, su The Rolling Stones. URL consultato il 18 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2013).
- ↑ Paolo Giovanazzi, Il libro nero dei Rolling Stones, Torino, Giunti, p. 253, ISBN 978-88-09-79482-5.
- ↑ Massimo Bonanno, The Rolling Stones 1961-2016, Milano, Volo libero, p. 359, ISBN 978-88-97637-75-2.
- ↑ Flashpoint, su The Rolling Stones. URL consultato il 19 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 6 dicembre 2014).
- ↑ Craig Rosen, Virgin Act Ends Highest Grossing Tour Ever, in Billboard, 10 dicembre 1994, p. 45 (archiviato il 18 agosto 2017).
- ↑ Stripped, su The Rolling Stones. URL consultato il 19 giugno 2018.
- 1 2 (EN) Gary Graff, Rolling Stones go high-tech (and acoustic), su newspapers.com, 24 novembre 1995. URL consultato il 1º dicembre 2025.
- ↑ Dave Younk, 'Stripped': Youth is gone but not the talent, su Newspapers.com, 23 novembre 1995. URL consultato il 3 luglio 2022.
- ↑ 1994 MTV Video Music Awards, su MTV, 1994. URL consultato il 4 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2011).
- ↑ Mim Udovitch, The Devil in Miss Angelina Jolie, su Rolling Stone, 19 agosto 1999. URL consultato il 21 agosto 2017 (archiviato il 21 agosto 2017).
- ↑ (EN) Alan Light, Bill Wyman Quits the Rolling Stones, in Rolling Stone, 21 gennaio 1993. URL consultato il 3 luglio 2022.
- ↑ I Rolling Stones con Lady Gaga, Bruce Springsteen e Black Keys [VIDEO]
- ↑ Rolling Stones a Glastonbury 2013 e al cinema con un nuovo documentario, su allsongs.tv.
- ↑ Crossfire Hurricane: al cinema l'epopea dei Rolling Stones - Tg24 - Sky.it, su tg24.sky.it. URL consultato il 1º maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2013).
- ↑ Rolling Stones, biglietti troppo cari e il concerto non è tutto esaurito|Oh my Music - Yahoo omg! Italia Archiviato il 7 maggio 2013 in Internet Archive.
- ↑ Musica: Rolling Stones, riparte a fine maggio tour mondiale - Adnkronos, su adnkronos.com.
- ↑ I Rolling Stones tornano con un tour mondiale nel 2014 (forse)|Concertionline.com, su concertionline.com.
- ↑ Rolling Stones a Roma, Mick Jagger infiamma il Circo Massimo - Tgcom24, su tgcom24.mediaset.it.
- ↑ È morto Bobby Keys, leggendario sassofonista. L'addio dei Rolling Stones: “Siamo devastati”, in La Stampa, 3 dicembre 2014. URL consultato il 4 dicembre 2014.
- ↑ (EN) Havana Moon | The Rolling Stones, su www.rollingstones.com. URL consultato il 13 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 3 agosto 2017).
- ↑ (EN) Rolling Stones Thrill Huge Crowd at Historic Havana Show. URL consultato il 13 giugno 2016.
- ↑ È morto Charlie Watts, il batterista dei Rolling Stones, in Corriere della Sera, 24 agosto 2021. URL consultato il 24 agosto 2021.
- ↑ Charlie Watts operato, niente tour con i Rolling Stones, in La Repubblica, 6 agosto 2021. URL consultato il 6 agosto 2021.
- ↑ I Rolling Stones hanno annunciato le date del tour nordamericano - Rockol.it, su rockol.it.
- ↑ C’è una nuova canzone dei Rolling Stones e non è come ve l’aspettate - Rolling Stone, su rollingstone.it.
- ↑ Svelata la copertina del nuovo album dei Rolling Stones, su rockol.it, 2 maggio 2026. URL consultato il 4 maggio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Steve Appleford, La storia dietro ogni canzone dei Rolling Stones, Tarab, 1998. ISBN 88-86675-57-7
- Autori Vari, Satisfaction. Rolling Stones, New Digital Media, 1994
- Rej Bent, The Rolling Stones gli anni magici, Rizzoli, 2006. ISBN 88-17-01377-3
- (EN) Victor Bockris, Keith Richards: The Biography, Poseidon Press, ISBN 978-0-671-70061-4
- Massimo Bonanno, The Rolling Stones 1961-2016, Milano, Volo libero, ISBN 978-88-97637-75-2
- Stanley Booth, Le vere avventure dei Rolling Stones, Feltrinelli, 2012. ISBN 978-88-07-49125-2
- (EN) Stanley Booth, The True Adventures of the Rolling Stones, Chicago Review Press, 2000 ISBN 978-1-56976-579-1
- Roy Carr, I Rolling Stones, Sonzogno, 1980
- Ivano Casamonti e Andrea Pagano, Rolling Stones, Gammalibri, 1980
- Roberto Caselli e Paolo Vites, Rolling Stones. È solo rock'n'roll , Arcana, 1998. ISBN 88-7966-156-6
- Roberto Caselli, The Rolling Stones, Editori Riuniti, 2002. ISBN 88-359-5173-9
- Vittorio Castelnuovo, L'educazione fisica. La vita, le arti e gli amori dei Rolling Stones, DeriveApprodi, 2003. ISBN 88-88738-14-2
- Alberto Cavalasca, Guida ai Rolling Stones: 1962-1978, Amazon Publishing, 2020
- (EN) Davis, Stephen (2001). Old Gods Almost Dead: The 40-Year Odyssey of the Rolling Stones, 2001, Broadway Books, ISBN 978-0-7679-0312-7
- Anthony De Curtis e James Henke, La grande storia del rock di Rolling Stones, Arcana, 1995. ISBN 88-7966-054-3
- Georg Diez, Beatles contro Rolling Stones, Feltrinelli, 2001. ISBN 88-07-81639-3
- (EN) Sean Egan, The Mammoth Book of The Rolling Stones, Robinson, London, 2002, ISBN 978-1-78033-646-6
- Pani Galeazzi, Rolling Stones vol. 1, tutti i testi 1963-1969, Arcana. 1983, ISBN 88-85008-55-0
- Pani Galeazzi, Rolling Stones vol. 2, tutti i testi 1970-1983, Arcana. 1983, ISBN 88-85008-60-7
- Paolo Giovanazzi, Il libro nero dei Rolling Stones, Giunti. 2014, ISBN 978-88-09-79482-5
- Gullo, Leonardi, Larghi, Rolling Stones, Edizioni Ottaviano, Milano, 1979
- Mark Hayward e Mike Evans, I Rolling Stones colti nelle immagini più segrete 1963-69, DeAgostini, 2009. ISBN 88-418-5871-0
- (EN) Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie (2003). Loewenstein, Dora; Dodd, Philip (eds.). According to the Rolling Stones. Chronicle Books, ISBN 978-0-8118-4060-6
- Ewing Jon, Rolling Stones, Gremese Editore, 1999. ISBN 88-7301-304-X
- D. Loewenstein, P. Dodd e C. Watts, According to the Rolling Stones, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51204-0
- Laura Loewenstein, Rolling Stones. Una vita sulla strada, Giunti Editore, 1999. ISBN 88-09-01362-X
- (EN) Margotin, Philippe; Guesdon, Jean-Michel (25 ottobre 2016). The Rolling Stones All the Songs: The Story Behind Every Track. Running Press. ISBN 978-0-316-31773-3
- (EN) Murray N. Nelson, The Rolling Stones: A Musical Biography, Greenwood, 2010, ISBN 978-0-313-38034-1
- (EN) Philip Norman, The Stones. Sidgwick & Jackson, 2001, ISBN 978-0-283-07277-2
- Andrew Loog Oldham, Stoned. Come s'inventa la più grande rock'n'roll band del mondo, Arcana, 2001. ISBN 88-7966-240-6
- Andrea Orlandini e Luca Polese Remaggi, I Rolling Stones, Ediesse, 2013. ISBN 978-88-230-1733-7
- Tony Sanchez, Su e giù con i Rolling Stones, Mondadori, 1980
- Massimo Scarafoni, Rolling Stones. Un incontro a 33 giri con Mick Jagger e Keith Richards, Lato Side Editori, 1978
- Orlando Simona, L'urlo dei Rolling Stones, Elle U Multimedia, 2004. ISBN 88-7476-240-2
- Rolling Stones, Tutti i testi. Un'intervista di Alberino Daniele Capisani a Mick Jagger e Keith Richards, con testi di Michele Straniero e di Luigi Granetto, Anteditore, Verona, 1977
- Andrea Valentini, 3.7.69. Brian Jones. Morte di un Rolling Stone, Collana I cicloni - Tsunami, 2009. ISBN 88-96131-08-1
- Brian White, The Rolling Stones. The Story, Lo Vecchio, 2007. ISBN 88-7333-150-5
- (EN) Bill Wyman, Rolling with the Stones, DK Publishing, 2002, ISBN 978-0-7894-8967-8
- Bill Wyman e Richard Havers, Rolling with the Stones, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50950-3
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni sui Rolling Stones
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sui Rolling Stones
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su rollingstones.com.
- The Rolling Stones (canale), su YouTube.
- (EN) Charles Shaar Murray, the Rolling Stones, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) The Rolling Stones, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- The Rolling Stones, su Discografia nazionale della canzone italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi.
- The Rolling Stones, su Last.fm, CBS Interactive.
- (EN) The Rolling Stones, su AllMusic, All Media Network.
- (EN) The Rolling Stones, su Discogs, Zink Media.
- (EN) The Rolling Stones, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (EN) The Rolling Stones, su WhoSampled.
- (EN) The Rolling Stones, su SecondHandSongs.
- (EN) The Rolling Stones, su SoundCloud.
- (EN) The Rolling Stones, su Genius.com.
- (EN) The Rolling Stones, su Billboard.
- (EN) The Rolling Stones, su All About Jazz.
- Registrazioni audiovisive di The Rolling Stones, su Rai Teche, Rai.
- (EN) The Rolling Stones, su IMDb, IMDb.com.
- The Rolling Stones, su wiki.rockciclopedia.com.
- (EN) The Rolling Stones, su rolling-stones-lyrics.com.
- The Rolling Stones, su rollingstonesitalia.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 156609707 · ISNI (EN) 0000 0001 2192 4040 · SBN CFIV023642 · Europeana agent/base/146939 · LCCN (EN) n80123108 · GND (DE) 2074630-1 · BNE (ES) XX98942 (data) · BNF (FR) cb13906219j (data) · J9U (EN, HE) 987007581662605171 · NSK (HR) 981005667378009366 · NDL (EN, JA) 00629452 |
|---|

