Stadio Filadelfia

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Stadio Filadelfia
Campo Torino
Stadio Filadelfia Torino.jpg
Informazioni
StatoItalia Italia
UbicazioneVia Filadelfia, 36
10134 Torino
Inizio lavori1926
Inaugurazione1926
Chiusura1994-2017
Demolizione1997-1998 (parziale)
StrutturaForma rettangolare con tribune in ghisa e legno in stile Liberty
CoperturaTribuna centrale
Pista d’atleticaAssente
Costo2 500 000 L
Ristrutturazione1945-1946
2015-2017
Costi di ricostr.8 000 000
Mat. del terrenoErba
Dim. del terreno110 × 70 m
Area totale38 000 
ProprietarioAssociazione Calcio Torino
(1926-1949)
F.I.G.C.
(1949-1989)
Torino Calcio S.p.A.
(1989-1995)
Fondazione Campo Filadelfia
(1995-2000)
SIS (Società Investimenti Sportivi)
(2000-2002)
Torino Calcio S.p.A.
(2002-2005)
Comune di Torino
(2005-2011)
Fondazione Stadio Filadelfia
(2011-2017)
GestoreTorino Football Club
Uso e beneficiari
CalcioTorino
(prima squadra, 1926-1943, 1945-1958 e 1959-1963)
Torino
(giovanili, 1926-1993)
AllenamentoTorino
(prima squadra, 1926-1993)
Torino
(giovanili, 1926-1994)
Capienza
Posti a sedere30 000
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°02′18.6″N 7°39′29.48″E / 45.0385°N 7.65819°E45.0385; 7.65819

Lo stadio Filadelfia, in origine campo Torino, è stato uno stadio di Torino sito in borgo Filadelfia; prendeva il nome dalla via che lo affiancava e ha dato il nome al quartiere su cui era edificato.[1]

Chiamato anche il Fila dai tifosi del Torino, o Fossa dei Leoni,[2] fu il campo casalingo della squadra granata dal 1926 al 1943, dal 1945 al 1958 e dal 1959 al 1963, legando la sua fama principalmente all'epopea del Grande Torino nel corso degli anni 1940. Ricostruito nel 2017, è divenuto un centro sportivo destinato agli allenamenti della prima squadra, e alle partite casalinghe della formazione Primavera granata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio venne creato dal conte Enrico Marone di Cinzano, a quei tempi presidente granata. Enrico Marone creò la Società Civile Campo Torino (SCCT), con quote versate a fondo perduto, e con il solo obiettivo di acquistare l'area e costruirvi uno stadio con annesso campo di allenamento.[3] Il 24 marzo 1926 venne fatta richiesta di concessione edilizia presso il comune e, dopo l'accettazione, i lavori vennero affidati all'ingegnere Miro Gamba, docente del Politecnico di Torino;[4] i lavori di costruzione vennero seguiti dal commendator Riccardo Filippa.[3] Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area.[5]

Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d'Aosta durante la cerimonia d'inaugurazione, 1926.

I lavori occuparono 5 mesi di lavoro e poco meno di due milioni e mezzo di lire.[3] L'inaugurazione dell'impianto avvenne il 17 ottobre 1926, durante la partita tra il Torino e la Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto, della principessa Maria Adelaide e di un pubblico di 15 000 spettatori. Il campo venne benedetto prima dell'incontro dall'arcivescovo di Torino, Monsignor Gamba.

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente lo stadio copriva un'area di 38 000 m² cintati da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva le 15 000 unità (1 300 in tribuna centrale, 9 500 sulle gradinate, 4 000 nel parterre). Sotto la tribuna si trovava il parterre, disposto su 13 file.[3] Il Filadelfia aveva delle gradinate in cemento e una tribuna in legno e ghisa costruita in stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.

Le squadre di Torino e Fortitudo Roma che si scontrarono nella partita inaugurale, 17 ottobre 1926.

La facciata era composta da mattoni rossi, con colonne e grandi finestre dotate di infissi bianchi. Le varie finestre erano collegate tra loro da un ballatoio con la ringhiera in ferro.[6] Davanti all'ingresso si trova un vecchio campo, noto in piemontese come Camp Cit,[7] che veniva usato per gli allenamenti negli anni 1930.[6] La struttura portante dell'edificio era in cemento armato, mentre quella delle tribune era composta da pilastri che sostenevano una rete longitudinale di capriate trasversali in legno su cui erano sistemati pannelli di eternit. Il parterre è formato invece da setti trasversali in muratura. Il sostegno della bandiera che si trovava all'entrata era alto sei metri circa; il suo basamento era coperto da bassorilievi raffiguranti greche in stile Art déco.[3] Il campo misurava 110 x 70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di drenaggio. Sotto le tribune si trovava l'appartamento del custode e quattordici camere, che servivano, oltre ai giocatori e all'arbitro, anche l'infermeria, la direzione e una sala per rinfreschi. I giocatori potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un sottopassaggio.[3] Lo stadio subì opere di ampliamento. Nel 1928 venne aggiunta la biglietteria e nel 1932 la gradinata della tribuna venne ingrandita portando la capacità totale a 30 000 persone.[3]

Il Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande Torino.
I giocatori del Grande Torino in allenamento al Filadelfia nel 1949, poco prima della tragedia di Superga.

Questo stadio ospitò le partite casalinghe del Torino fino al termine della stagione 1962-1963. Qui i granata vinsero sei dei loro sette Scudetti (a cui va aggiunto anche quello revocato del 1927). In questa struttura il Torino è rimasto imbattuto per sei anni, 100 gare consecutive, dal 17 gennaio 1943 alla tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 contro l'Alessandria (ancora record per una gara di Serie A). È in questo impianto che si esibiva Bolmida (il tifoso trombettista poi reso famoso dal film Ora e per sempre).[6] Il 13 luglio 1943, nel mezzo della seconda guerra mondiale, venne bombardato anche il Filadelfia. Tra le parti danneggiate ci furono il campo (poi utilizzato dagli alleati per giocare a baseball) e le gradinate di via Giordano Bruno. Nonostante la copertura della tribuna fosse intatta, le travi metalliche vennero asportate per rifornire probabilmente l'industria bellica e sostituite con altre in legno.[5]

Il Filadelfia rimase inagibile per molto tempo e il campionato del 1943-1944 venne disputato presso il Motovelodromo. Dopo la guerra i lavori di ristrutturazione vennero eseguiti dal nuovo presidente Ferruccio Novo.[8] Nel 1959 venne approvato un nuovo piano regolatore generale secondo cui, dal 6 ottobre, per l'area veniva prevista una destinazione di gioco e sport e si accennava al riconoscimento del valore storico.[9] L'impianto fu utilizzato, dal 1926 al 1993, anche per le partite casalinghe delle formazioni giovanili.[10]

L'abbandono[modifica | modifica wikitesto]

Giampiero Boniperti e Lajos Czeizler, durante una pausa d'allenamento della nazionale italiana al Filadelfia nel 1954.

Dopo la sciagura di Superga il presidente granata Ferruccio Novo diede in garanzia il Filadelfia alla Federcalcio e secondo qualcuno pensò addirittura alla possibilità di demolirlo.[11] Nel dopoguerra l'area del Filadelfia divenne residenziale, e nacque l'idea di abbattere il complesso per costruire nuovi edifici. Nel 1959 uscì il nuovo piano regolatore che definì l'area "verde pubblico" e il progetto fallì.[12]

Un frangente del derby piemontese tra Torino e Alessandria (0-0) del 15 settembre 1957; sullo sfondo, i primi palazzi sorti nei pressi del Filadelfia dopo la trasformazione del borgo in zona residenziale.

Nella stagione 1958-1959 il club, ridenominato Talmone Torino per via dell'abbinamento con l'azienda Talmone, si trasferì al Comunale: la stagione si concluse con la retrocessione in Serie B. L'anno seguente, per una questione scaramantica, la squadra tornò a giocare al Filadelfia, e lo stadio ridivenne la casa del Torino per qualche anno. Il 19 maggio 1963 venne disputata l'ultima partita ufficiale di campionato, un Torino-Napoli terminato 1-1 con goal del granata Bearzot e dell'azzurro Corelli. A partire dalla stagione seguente i granata si trasferirono definitivamente al Comunale, che avevano iniziato a utilizzare saltuariamente, soprattutto per gli incontri di maggior richiamo e, di conseguenza, con maggiore affluenza.

Nel 1970 si tentò per la prima volta di recuperare il Filadelfia, quando il presidente granata era Orfeo Pianelli; la SCCT fece eseguire un progetto per la ristrutturazione. L'idea era di permettere l'allenamento della prima squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. I lavori subirono qualche problema e vennero annullati nel 1973, in quanto l'area risultava ancora destinata al verde pubblico.[12] L'idea di Pianelli prevedeva l'abbattimento totale della struttura, la costruzione di campi di gioco e di una struttura per gli alloggi delle squadre giovanili. Il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce di morte ricevute dal presidente.[11] Il 18 ottobre venne rilasciata la concessione edilizia, ma solo in forma precaria, e prevedendo un canone annuo.[13]

I granata Renato Zaccarelli (a sinistra), Patrizio Sala (al centro) e Francesco Graziani (a destra) negli anni 1970, durante una pausa di allenamento al Filadelfia.

Il Torino continuò ad allenarsi qui fino al 1993, quando si trasferì nella moderna struttura di Orbassano, lasciando il campo di allenamento alle squadre giovanili.[12] La manutenzione però fu abbandonata e in pochi anni gli spalti si deteriorarono. Negli anni 1980 il degrado ebbe una crescita esponenziale, soprattutto a causa del calcestruzzo utilizzato nella costruzione e si arrivò anche a parziali crolli delle strutture.

Tentativi di ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1985 e il 2008 vari imprenditori e politici annunciarono di volersi impegnare nella ricostruzione e nel ripristino dello storico stadio torinese: nessuno di essi tuttavia, per vari motivi, andò a buon fine.

Sergio Rossi (1985-1987)[modifica | modifica wikitesto]

Le antiche tribune nel 2009, prima dell'avvio della ristrutturazione, ridotte a qualche moncone recintato per il pericolo di crolli.

Nel quinquennio 1980-1985, più volte il Comune e la Soprintendenza richiamarono la società per le strutture fatiscenti, oltreché per il pericolo penale dovuto a eventuali crolli;[12] tra gli altri, la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte ordinò che il campo fosse sottoposto ad accurata verifica, da parte di un professionista diplomato, della condizione statica e del grado di conservazione delle strutture e che fossero rimosse tutte le parti instabili e pericolanti del medesimo.[14]

In questo periodo il presidente granata era Sergio Rossi. Il 4 marzo 1985, dopo l'ennesimo richiamo, la SCCT assunse l'ingegner Francesco Ossola, della Tecnogest Progetti, per effettuare uno studio dello stadio. Il 16 marzo vennero presentati i risultati, che tracciavano uno stato particolarmente cadente, e suggerivano la rimozione di parte della costruzione.[15] Le tribune venero chiuse al pubblico, che fu costretto a restare fuori dai cancelli anche durante le partite della Primavera.[16] La risposta allo studio di Ossola arrivò il 29 marzo e impose alla società interventi precisi. Tre giorni prima Giacomo Donato, per conto del comune, aveva svolto un sopralluogo che era terminato con una relazione in cui accennava alla possibilità di recuperare l'agibilità (ma solo in parte) grazie allo svolgimento di alcuni lavori.[17]

Il manto di gioco e una delle porte del vecchio stadio, 2009.

Nel luglio 1986 il Torino presentò un piano di recupero, frutto dello studio dell'impresa Italresine.[18] Alla fine dell'anno la SCCT, nella persona del presidente Lorenzo Rigetti, richiese al comune la concessione edilizia per lo svolgimento dei lavori proposti da Ossola.[19] Sarebbero state ricostruite buona parte delle tribune, con l'obiettivo di recuperare una capacità di 5 000-6 000 posti. Le attività previste dopo i lavori comprendevano allenamenti della prima squadra, allenamenti e partite della Primavera e delle altre squadre giovanili.[20] Il comune esaminò la richiesta e, prima di rispondere, decise di sentire il parere della Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici del Piemonte, che rispose l'8 aprile dando parere favorevole e accennando al valore storico-architettonico di una parte del complesso.[21] Il comune accettò la richiesta del Torino il 22 maggio 1987, l'Ufficio tecnico dei Lavori pubblici diede il consenso alla ristrutturazione, ma i lavori non furono mai iniziati.[12]

Gian Mauro Borsano (1988-1993)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989, il Torino tornò proprietario del Filadelfia.[22] Lo stadio passò dal presidente federale Antonio Matarrese a quello granata Mario Gerbi, dietro un simbolico pagamento di venti milioni di lire. Il nuovo progetto venne affidato a Gino Zavanella.[23] Il suo progetto era diviso in lotti che sarebbero stati sviluppati per gradi. La prima parte riguardava la tribuna in legno che, secondo Zavanella, era ancora recuperabile, il rifacimento della copertura e della tribuna Ovest.[23] In seguito sarebbero state rifatte le strutture in cemento e il resto delle tribune, demolite e ricostruite da zero. Infine si sarebbe passati agli spogliatoi e agli altri spazi sotto le tribune. L'obiettivo era quello di raggiungere una capienza di 14 000 posti.[23] Si iniziò anche a parlare della possibilità di includere un museo nella struttura.

L'allenatore Emiliano Mondonico e alcuni giocatori granata in allenamento al Filadelfia nell'estate 1992.

Il progetto di Zavanella divenne ufficiale il 13 novembre 1991, quando il nuovo presidente granata Gian Mauro Borsano chiese la relativa concessione edilizia.[24] Il Servizio Sanitario Nazionale rigettò il progetto per alcune carenze e l'8 luglio 1992 la commissione igienico-edilizia rifiutò la concessione edilizia in quanto il progetto non rispettava l'articolo 85 della Legge regionale n. 56/7, essendo l'area considerata ancora "verde pubblico". Questo parere si concretizzò con l'ufficiale rifiuto del sindaco espresso il 16 ottobre 1992.[25] All'inizio del 1993 venne ripresentata al comune la richiesta basata sul progetto di Zavanella, con le opportune modifiche richieste dal comune per adeguarsi al piano regolatore. Il comune chiese un parere alla Soprintendenza e, passati due mesi, venne ufficializzata la diffida di inizio lavori. A marzo il progetto di Zavanella venne definitivamente accantonato.[12]

Roberto Goveani (1993)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 la presidenza del Torino passò a Roberto Goveani, che nel suo discorso di presentazione affermò che il Filadelfia era per lui una priorità.[26] Voleva uno stadio da 30 000 posti, prevedendo una spesa di trenta miliardi di lire. Si disse che l'Istituto per il credito sportivo potesse anticipare 10 miliardi a tasso agevolato e i restanti venti sarebbero stati raccolti tra finanziatori privati.[12] L'8 luglio 1993 Mario Borghezio presentò un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Interno e dei Beni Culturali.[27] La Soprintendenza negò le affermazioni di Borghezio, ma predispose un sopralluogo in cui si scoprì che le condizioni erano peggiori del previsto. Il 9 ottobre venne inviata al Torino una comunicazione che revocava l'agibilità del complesso.[28] Per questo motivo vennero spostate le partite della Squadra Primavera presso il Campo Ruffini, anche se continuava ad allenarsi al Filadelfia. La concessione dell'agibilità sarebbe stata rilasciata solo dietro presentazione, entro due settimane, di un piano serio.[29] Un incontro tra il Torino e i responsabili del comune delineò i lavori necessari urgentemente; tra questi il rifacimento completo del corridoio tra spogliatoi e campo, l'impianto elettrico e il riscaldamento, e i sanitari. Si sarebbe dovuta pagare una ditta esterna per svolgere studi sulla sicurezza della tribuna Liberty, protetta dalle Belle Arti.[12] A questo punto l'idea progettuale di Goveani venne accantonata, superata dalla priorità dei lavori necessari a riottenere l'agibilità.

L'ingresso in campo dagli spogliatoi, 2009.

Si presentavano ora tre possibilità per il Filadelfia: farne un impianto da 30 000 posti, che potesse ospitare il Torino prendendo il posto del Delle Alpi (questa ipotesi non rispettava però il piano regolatore); farne un impianto da 15 000 posti, accettabile per il comune, ma che avrebbe innalzato una struttura non utile a nessuno; o farne un impianto da 5 000 posti, rispolverando il progetto di Ossola (in questo caso sarebbe stata compresa anche la sede societaria). La scelta più conveniente era la terza, che avrebbe comportato una spesa di circa 15 miliardi di lire, 10 dei quali prestati dal Credito Sportivo. Nel novembre 1993 Tuttosport propose una petizione tra i tifosi per mobilitare il comune e il CONI. L'iniziativa permise la raccolta di 60 000 firme.[12] Una crisi economica societaria obbligò Goveani a vendere la squadra e il suo progetto finì negli archivi.

L'ennesimo rischio di fallimento favorì un nuovo cambio di dirigenza, che portò a capo del Torino Gianmarco Calleri, ex patron della Lazio. A differenza dei predecessori Calleri considerava il Filadelfia un peso, e affermò di non avere interesse al suo recupero.[12] La mancanza di lavori di ristrutturazione costarono al Torino numerose sanzioni pecuniarie e, dopo l'ennesima proroga, il 27 settembre 1994 ne venne dichiarata la completa inagibilità a causa dei continui crolli.[30] Per evitare il continuo ingresso nello stadio da parte di tifosi e senzatetto, il comune obbligò il Torino a recintare l'area. La situazione economica del club granata non lo permetteva e quindi ci pensò il Comune a erigere le barriere.

Diego Novelli (1995-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Particolare delle tribune, 2009.

Nel 1995 si aprì una nuova speranza per il Filadelfia. L'ex sindaco di Torino, Diego Novelli, eletto consigliere nelle liste de La Rete, in seguito a un confronto con Calleri, decise di dare vita a una fondazione destinata al recupero dell'impianto.[31] Alla fondazione parteciparono molte persone famose: lo stesso Diego Novelli, Giancarlo Caselli, Nino Defilippis, Gianpaolo Ormezzano, Giuseppe Tarantino, il Torino e l'allora sindaco di Torino, Valentino Castellani. La proprietà dell'impianto passò, quindi dalla società granata alla fondazione.[32] Lo Studio Renacco, incaricato del progetto, immaginò un complesso polifunzionale da 12 000-15 000 posti (tutti seduti e coperti). Venne anche prevista la costruzione di negozi, ristoranti, birrerie, una palestra, minimarket e addirittura delle strutture residenziali. Il piazzale antistante avrebbe ospitato un parcheggio interrato a due livelli, con 4 600 metri quadrati per piano e un totale di 160 posti auto.[12] Questo nuovo progetto venne approvato dalla Soprintendenza e dal comune. Si prevedeva una spesa totale di cinquanta miliardi di lire; i lavori avrebbero occupato il periodo tra la primavera del 1996 e il gennaio 1999, giusto in tempo per il cinquantenario della tragedia di Superga. Partì una sottoscrizione privata per recuperare i fondi; in cambio di un'offerta di 100 000 lire, l'ooferente avrebbe avuto il proprio nome scritto su un mattone del nuovo stadio.[33] Nel luglio 1995 venne abbattuta una parte della gradinata nord e si cominciò a parlare di una variante al progetto, che avrebbe permesso di portare la capienza a 25 000 posti. I lavori andavano presentati in comune entro ottobre, ma i fratelli Riccardo e Roberto Renacco consegnarono il progetto tra febbraio e marzo 1996.[12] Lo studio effettuato presso stadi europei simili fece paventare il rischio che il nuovo impianto non potesse essere usato anche per incontri ufficiali. Tra gli altri impianti studiati ci furono l'Arsenal Stadium di Londra, il Ferraris di Genova, il Louis II di Montecarlo e l'Ullevaal di Oslo.

Il nuovo progetto venne presentato il 12 dicembre 1995: lo stadio avrebbe avuto 15 000 posti (seduti e coperti), simile al monegasco Louis II all'interno, e al londinese Highbury all'esterno. La nuova sede, la palestra, il museo, la biblioteca e la videoteca si sarebbero trovati sotto alle tribune. Il vecchio campo di allenamento avrebbe dovuto fare posto a hotel e foresterie. Il parcheggio sarebbe stato interrato, strutturato su tre livelli, e fornito 300 posti auto.[12] A parte la tribuna protetta dalle Belle Arti, tutto il resto sarebbe stato da demolire. Continue difficoltà burocratiche portarono a numerosi rinvii della presentazione del progetto alla Commissione igienico edilizia. I contrasti peggiorarono nel biennio 1996-1997, sicché il 10 aprile 1998 il Filadelfia venne raso al suolo.[12]

Massimo Vidulich (1997-1998)[modifica | modifica wikitesto]

Il toro, simbolo della squadra granata e dello stadio, 2009.

Nel 1997 l'altra formazione cittadina, la Juventus, minacciava di andarsene da Torino, a meno che la situazione degli stadi non si fosse sbloccata. Infatti lo stadio delle Alpi, costruito per il campionato del mondo 1990, non piaceva né al club bianconero né al Torino.[34] Per risolvere il problema, il sindaco Castellani fece stendere un progetto.[34] Secondo questa idea la Juventus avrebbe ottenuto il Comunale,[34] mentre al Torino veniva permesso di ristrutturare il Filadelfia[34] portandolo a 20 000 posti.[35] Ad aprile venne effettuato un sopralluogo da parte dell'architetto Daniela Biancolini (della Sopraintendenza), dell'onorevole Diego Novelli (della Fondazione), dell'architetto Franco Corsico (assessore del Comune) e dei titolari dell'impresa Renacco. L'obiettivo era quello di far partire i lavori entro luglio.[35][36] Vennero avanzati dubbi sul fatto che 20 000 posti fossero sufficienti in Serie A, ma soprattutto si parlava della convenienza economica per la società granata di un investimento tanto importante. Bisognava trovare quarantadue miliardi e si pensava di recuperarne ventidue vendendo spazi commerciali, mentre il resto sarebbe stato prestato dal Credito sportivo, con un rimborso di 1,8 miliardi l'anno per quindici anni.[12] Il problema era che lo stadio era di proprietà della Fondazione e quindi, dopo aver estinto il debito, il Torino non avrebbe avuto in mano nulla. Questa cosa ovviamente non andava bene a Massimo Vidulich, nuovo presidente dei granata. La Fondazione, dopo aver salvato il Filadelfia dalle speculazioni di Borsano, non si fidava della nuova presidenza.

Il 30 aprile 1997, dopo aver parlato con la Soprintendenza, la Fondazione Campo Filadelfia chiese al Comune di poter demolire quello che restava dello stadio.[37] Il 6 e 7 maggio venne accettata la demolizione, con l'esclusione dell'ingresso su via Filadelfia e di parte delle gradinate.[38] A questo punto, con l'autorizzazione in mano per uno stadio da 25 000 posti, si iniziò a pensare ai finanziamenti. Secondo Novelli se ne potevano recuperare dieci dall'affitto o dalla vendita di adiacenti aree commerciali; cinque dalle offerte dei tifosi (100 000 lire per avere il proprio nome su un mattone), cinque dagli sponsor, e dieci dal Credito sportivo, con un tasso del 3,5 percento per quindici anni.[39] A questo punto l'unico problema era quello di trovare un accordo per la proprietà dello stadio; venne svolto un incontro tra Massimo Vidulich e Diego Novelli, rispettivamente rappresentanti del Torino e della SCCT. Il 18 luglio 1997 iniziarono i lavori di demolizione a opera dell'Impresa costruttrice Recchi Spa – CO.GE; Il costo era di 350 milioni. Il direttore del Credito sportivo, Savini Ricci, si offrì di concedere un finanziamento fino a quaranta miliardi al 4,5 percento. Il 5 dicembre 1997 si svolse un'altra riunione a cui parteciparono il club granata, il Comune e la Fondazione. Venne presentato il progetto per "Torinello", un centro sportivo che la società granata voleva costruire nei pressi del Filadelfia, e si annunciò che i lavori di costruzione sarebbero slittati a causa di una modifica che avrebbe portato la capacità totale a 35 000 posti. La superficie totale del complesso sarebbe stata di 170 000 metri quadrati. Ad aprile 1998 l'amministrazione comunale decise di bloccare i lavori di demolizione. Secondo loro l'autorizzazione non era mai stata data e i lavori erano illegali.[40] Si aprì una discussione tra maggioranza e opposizione in Comune e i due si trovarono d'accordo sul fatto che il Comunale e il Filadelfia non potessero essere ricostruiti perché situati sul territorio cittadino. Il sindaco Castellani accusò anche il Torino di aver modificato pesantemente il progetto dopo l'approvazione (non ufficiale) del Comune.

Francesco Cimminelli (1999-2005)[modifica | modifica wikitesto]

A causa dei pericolo di crolli tutta l'area è stata cintata, 2009.

Il 27 marzo 1999 Diego Novelli annunciò di aver ricevuto una donazione di settanta miliardi da parte di Giuseppe Aghemo, industriale che da tempo voleva acquistare il Torino. Grazie a questo Novelli decise di ricostruire lo stadio senza l'aiuto del club granata, che poi avrebbe pagato l'affitto per lo sfruttamento dell'area.[41] Dopo due incontri distinti tenuti tra i "contendenti" e il Comune, il presidente del Torino, Vidulich, si disse soddisfatto e pronto a trovare un accordo con la Fondazione.[42] Arrivò il 4 maggio, anniversario di Superga, e si rincorrevano le voci su un presunto annullamento della cerimonia perché il cantiere, ancora chiuso, avrebbe resa inutile la posa della prima pietra. Alla fine l'accordo si trovò e la cerimonia si tenne,[43][44] con tanto d'inaugurazione di un monumento agli Invincibili.[44] Ad agosto spuntò per la prima volta il nome di Francesco Cimminelli, il finanziatore che sarebbe stato dietro ad Aghemo. L'ingegner Renacco fece filtrare le prime indiscrezioni sul nuovo progetto: un impianto ispirato all'Arsenal Stadium di Londra, in mattoni e cemento.[45] Alcune trattative aperte col ministero avrebbero permesso di portarlo a 32 000-34 000 posti. La spesa prevista era di settanta miliardi e, secondo Renacco, servivano sei mesi per ricevere la concessione edilizia. I lavori avrebbero dovuto iniziare a giugno 2000.[46] Un incontro in comune, con l'intenzione di trovare un accordo per l'affitto o il mutuo, finì in nulla di fatto; Vidulich lasciò aperta la strada alla possibile ricostruzione effettuata dalla società granata senza aiuti esterni.[47] Il 17 ottobre 1999 Novelli dichiara di aver dato mandato al gruppo di Aghemo di cercare un costruttore; il Torino ha tre mesi di tempo per offrire i settanta miliardi necessari, e subentrare così ad Aghemo.[48] Il termine scadde il 18 gennaio 2000, senza che il club granata avesse avanzato altre proposte. Contemporaneamente Aghemo tentò l'acquisto della società granata, offrendo trenta miliardi che, secondo Vidulich, erano insufficienti.[46] Nell'aprile 2000 le trattative per l'acquisto del Torino si conclusero: la squadra passò dalle mani della Bullfin dei genovesi, a quelle della Società Investimenti Sportivi (SIS) di Cimminelli. La stessa SIS, durante quell'anno, acquistò il Filadelfia dalla Fondazione.[49] Cimminelli era ora proprietario del 98,55% della società granata. Il costo complessivo era di ottanta miliardi: trentacinque a Vidulich, il resto per coprire i debiti. Il nuovo presidente era Giuseppe Aghemo.[46]

Vista da dietro la rete, 2005.

Secondo alcuni, come Tuttosport, il passaggio di proprietà era una buona cosa, altri diffidavano del fatto che Cimminelli, per sua ammissione, fosse interessato soltanto al terreno del Filadelfia.[50] Dopo quaranta giorni di presidenza, Aghemo si dimise perché ritenne di essere "diventato un presidente di facciata, senza portafoglio e senza potere".[51] L'architetto Alberto Rolla venne incaricato di stilare un nuovo progetto, presentato il 17 ottobre 2000 da Francesco Cimminelli e Attilio Romero. Il nuovo stadio avrebbe occupato un'area di 73 000 metri quadrati su una zona adiacente al vecchio impianto sportivo. L'impianto sarebbe stato dotato di un tetto semovente e di una tribuna coperta da 25 000 spettatori. Il termine dei lavori era previsto per il 2004 e il TOROC (il comitato olimpico) cominciava a pensare all'idea di disputare le gare di hockey su ghiaccio al nuovo Filadelfia.[52] Intanto Cimminelli aveva comprato dalla Fondazione il terreno del Filadelfia per 140 milioni di lire. Nel 2001 scadde il contratto di affitto dello stadio delle Alpi e il Torino ribadì l'intenzione di spostarsi al Filadelfia. Venne presentato il nuovo progetto di Rolla, e questa volta l'impianto a cui ispirarsi era l'Amsterdam Arena di Amsterdam e si contava di raggiungere le 30 000 unità di capienza. Il vecchio Filadelfia sarebbe diventato un museo della memoria e la tribuna lignea ricostruita solo per ospitare il museo.[46] Il 21 febbraio 2001 venne modificato il piano regolatore, aprendo così la strada alla costruzione del nuovo Filadelfia. Il problema era che le elezioni erano vicine e restava poco tempo alla giunta comunale per dare il via libera. Approfittando di questo, l'esponente dei Verdi Silvio Viale fece naufragare il progetto facendo ostruzionismo e presentando ben 573 emendamenti.[53] Le sue dichiarazioni gli costarono una querela da parte dei DS[54] (poi ritirata dopo la tornata elettorale). Cimminelli dichiarò di essere stato tradito dal Comune,[55] decidendo, dunque, di abbandonare il progetto[56][57] e di puntare, eventualmente, sul Delle Alpi.[56] Questo ennesimo naufragio sconvolse la tifoseria granata che, in risposta, organizzò una serie di proteste.[58] Durante Torino-Chievo del 6 aprile apparvero in curva striscioni contro Viale e la società granata fu multata di 10 milioni. Il 4 maggio, 52º anniversario di Superga, venne organizzata una marcia di protesta che si concluse in piazza Palazzo di Città.[46] La nuova giunta, guidata da Sergio Chiamparino, riallacciò i contatti con Cimminelli. La nuova giunta riteneva esagerata la richiesta del club granata e ufficializzò il fatto che il Filadelfia non sarebbe stato utilizzato durante i XX Giochi olimpici invernali. L'anno seguente, a causa della decisione, da parte della società, di rinunciare al Filadelfia, ai granata fu proposto di acquistare lo stadio Comunale.[59]

Il 18 giugno 2002, in seguito all'accordo con il Comune, che assegnava il Delle Alpi alla Juventus per 99 anni, il Comunale viene affidato per altrettanti anni al Torino,[60] al costo di 6 milioni di euro.[61] Del Filadelfia si parlava ancora il 18 novembre 2002.[62] Secondo l'assessore Viano si potevano accettare la costruzione di residenze, supermercati, un parcheggio e un campo di calcio (da notare il declassamento da "stadio" a "campo di calcio"). Il terreno del Filadelfia venne declassato da "edificio di particolare interesse storico" a "edificio di valore documentario". Il 19 dicembre 2002 il Filadelfia fu venduto dalla SIS di Francesco Cimminelli al Torino dello stesso Cimminelli;[46] il costo dell'operazione fu di 750 000 euro. Questa mossa di Cimminelli era poco trasparente e fu sottoposta a dure critiche. Per prima cosa la SIS avrebbe incassato dieci volte il costo che aveva sostenuto per l'acquisto dalla Fondazione di Novelli. La SCCT, inglobata nella SIS, scomparve e, soprattutto, venne meno il vincolo posto in precedenza da Novelli riguardo all'indivisibilità dell'area del Filadelfia.[46] Questa mossa fu ovviamente criticata in modo duro da Novelli che, sentendosi ingannato, rilasciò pesanti dichiarazioni sul conto di Cimminelli.[46] Il 23 dicembre 2002 venne messo in dubbio il contratto tra il Comune e la società granata per il Comunale e si tornò a parlare della ricostruzione del Filadelfia. Una nuova idea di costruire edifici commerciali avrebbe ridimensionato il campo sportivo a un puro corollario; i tifosi torinisti, per protesta, decisero di occupare il terreno,[63] e organizzare una marcia collettiva.[64] Il progetto venne bloccato dalla Soprintendenza per i Beni e Attività Culturali, che dichiarò impossibile procedere con la costruzione proposta senza danneggiare le aree protette. Il 9 dicembre 2003 il Consiglio comunale approvò la variante al piano regolatore, permettendo le nuove costruzioni (31 favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto).[46]

I ruderi delle vecchie tribune del Filadelfia, con la caratteristica ringhiera in ferro, 2009.

Tra il marzo e l'aprile 2004 la nuova proposta del Torino prevedeva una ricostruzione fedele del vecchio Filadelfia.[65][66] Come aveva già proposto più volte nel corso del biennio 2002-2004, la società granata intendeva stabilire la sede sociale all'interno della struttura,[67] insediarvi un museo[67] e destinare il campo da gioco agli allenamenti della prima squadra[65] e alle partite della formazione Primavera.[65] Questo progetto, anch'esso di Rolla, prevedeva un impianto da 2 200 posti in erba sintetica. Questa proposta non incontrò il favore dei tifosi, che lo reputarono troppo piccolo. L'area dello stadio, 13 000 m², passò dal Comune al club granata con sfruttamento per 99 anni del diritto di superficie. La concessione conteneva una serie di vincoli per la ricostruzione, tra cui il divieto di cedere ad altri il diritto di superficie (per evitare altri scandali come il trasferimento al Torino già citato) e l'obbligo di costruire l'impianto prima di ogni altra struttura commerciale.[46] Il 13 luglio il progetto di Rolla venne respinto all'unanimità dalla Soprintendenza[68] e dal Comune.[69] A fine settembre Rolla presentò il progetto corretto e questa volta venne valutato accettabile.[70] Nel settembre 2004 circolava la voce che il Torino, in crisi economica, avesse sospeso i pagamenti dei lavori di ricostruzione del Comunale. I tifosi, ormai in aperta contestazione, arrivarono a formare il Comitato Dignità Granata, un'associazione con il compito di vigilare sul Filadelfia, denunciandone scandali e speculazioni edilizie.[71] Il 16 dicembre 2004 i tifosi ricrearono la defunta SCCT; a questa società partecipavano anche gli "Angeli del Filadelfia" e le "Sentinelle del Filadelfia". L'obbiettivo era convincere il Comune a revocare la concessione data al Torino, e in particolare a Cimminelli. Anche l'Associazione Ex Calciatori Granata si mobilitò.[72] Quest'ultima associazione, composta da giocatori che avevano giocato nel vecchio Filadelfia, affermava di voler ricomprare il terreno.[73] Il 18 marzo l'associazione presentò un nuovo progetto, redatto da Andrea Gaveglio e Fabio Mellina Gottardo. I due, laureatisi con una tesi sul Filadelfia, proponevano uno stadio da 11 000 posti.[74] Il progetto venne accettato il 21 marzo dal Comune. A marzo 2005 il Comune ricevette uno studio effettuato dalla Federcalcio sui bilanci di Juventus e Torino, che non furono positivi per il Filadelfia. Il 26 giugno 2005 il club granata festeggiò la promozione in serie A dopo la vittoriosa finale play-off sul Perugia, ma una settimana dopo venne dichiarato non idoneo all'iscrizione in massima serie.

Il 4 maggio 2005, anniversario di Superga, venne organizzata una partita tra vecchie glorie e tifosi. Alla partita parteciparono oltre 15 000 tifosi, e 66 giocatori.

Urbano Cairo (2005-2008)[modifica | modifica wikitesto]

La mancata iscrizione al campionato della società granata rischiava di farla sparire completamente e quindi Pierluigi Marengo, con altri piccoli imprenditori, si prese la responsabilità di far rinascere la squadra chiedendo l'ammissione al Lodo Petrucci, che avrebbe permettesso la ripartenza dalla Serie B invece che dalla C. La FIGC non considerava sufficiente la proposta economica, e quindi alla cordata si unì la Società Metropolitana Acque Torino. Il 19 agosto, durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare la nuova società, venne annunciato l'acquisto della stessa da parte di Urbano Cairo. Nel frattempo, il 12 agosto 2005, il Filadelfia veniva acquistato dal Comune,[75] il quale, nello stesso giorno, si riappropriava anche del vecchio Comunale.[76] Il 12 luglio 2006 Cairo acquistò a un'asta fallimentare i diritti sportivi del vecchio Torino per 1 milione e 411 000 euro. La riconquista di coppe e cimeli permise di rendere ufficiale la continuità societaria con la vecchia gestione.[46] Il fallimento societario aveva messo in mano al curatore fallimentare tutti i beni, per poter rientrare il più possibile dei debiti e pagare i creditori. Tra questi beni si trovavano le foto storiche, i documenti e, soprattutto, il diritto di superficie del Filadelfia. Venne proposto a Cairo di acquistare in un singolo colpo i cimeli, il marchio e il Filadelfia, ma le disponibilità finanziarie del magnate erano al momento insufficienti, ed egli chiese di escludere il Filadelfia dalla trattativa.[46] Il 2 febbraio 2006, l'assessore Elda Tessore, responsabile delle olimpiadi invernali, dopo un sopralluogo, consigliò di nascondere l'impianto coprendolo con alcuni teloni. La scelta fece infuriare la tifoseria granata, che lo ritenne inaccettabile, soprattutto perché non erano stati stanziati fondi per il suo recupero.[77]

Lo stadio Filadelfia nel 2005, in occasione del 56º anniversario della tragedia di Superga.

Il 25 maggio il Comune riacquistava il Filadelfia dal curatore fallimentare e s'impegnava a iniziare i lavori entro il 1º ottobre. Venne stipulato un accordo tra Comune, il curatore fallimentare e le altre società interessate all'area: Bennet, Mo.Cla. e Italcostruzioni.[78] I tifosi non erano soddisfatti e il 27 giugno seguente venne presentata una petizione che chiedeva di eliminare dall'accordo la costruzione dei palazzi sopra il vecchio campo di allenamento. Dopo un incontro con i rappresentanti dei tifosi, il 31 luglio fu siglato un accordo tra il Comune e le altre società che volevano costruire; in questo accordo si precisò che i palazzi sarebbero stati spostati in un'altra zona.[46] La città promise sette milioni, e ci si aspettava da Cairo il restante investimento che però, per le limitate risorse finanziarie, non arrivò. Presso il Comune si svolsero una serie di incontri tra l'amministrazione comunale, il Torino e varie associazioni, fondazioni e gruppi di tifosi, con il fine di creare una nuova Fondazione che potesse gestire la ricostruzione del Filadelfia.[79] Lo statuto della costituenda Fondazione fu presentato il 28 novembre 2007;[80] Il 13 dello stesso mese era stato intanto modificato il piano regolatore per ufficializzare lo spostamento dei palazzi: nella stessa modifica si predisponevano 4 000 m² di attività commerciali, necessarie per recuperare i fondi.[81] Il Comune accettò lo statuto della neonata Fondazione il 23 gennaio 2008. A questo punto, secondo quanto contenuto nello statuto, la Fondazione aveva un anno di tempo per reperire i fondi necessari alla costruzione e alla gestione del nuovo centro sportivo. Questo progetto era dovuto all'Associazione ex calciatori del Torino capitanata da Angelo Cereser, oggi immobiliarista. Questo progetto prevedeva la creazione di due campi da calcio (per l'allenamento delle giovanili e per preparazione e amichevoli della prima squadra). Di fianco a questi campi sarebbe sorta un'area commerciale da 3 000 m², alta due piani, che avrebbe dovuto permettere di racimolare i soldi necessari per il finanziamento del progetto.[82] Il 9 maggio 2008 un emendamento del consigliere regionale Gian Luca Vignale (AN) venne approvato e la Regione si impegnò a entrare nella Fondazione Filadelfia quale socio fondatore.[83]

Le iniziative dei tifosi[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 2005, in occasione del 56º anniversario della tragedia di Superga, vi fu disputato un incontro calcistico tra alcune delle vecchie glorie granata (comprendente i giocatori del Torino campione d'Italia 1975-1976) e una selezione di tifosi; l'anno successivo, sempre il 4 maggio, i tifosi hanno organizzato una grande festa dedicata ai bambini. Recintato e nascosto alla vista, per presunti "motivi di sicurezza", fu stato vietato l'accesso ai tifosi sino al 2009. Abbandonato, divenuto dimora di rovi ed erbacce,[84] luogo di spaccio e dimora di senza tetto, si era arrivati addirittura a usare il campo come se fosse un orto.[85] Un gruppo di tifosi decise di organizzarsi e preoccuparsi della sua manutenzione; si trattava de "I Pulitori del Fila", che per il 4 maggio organizzarono una festa dedicata ai bambini con la partecipazione di una delle colonne portanti del settore giovanile del Torino, il Mister Sergio Vatta. Grazie ai "Pulitori" il Filadelfia è stato mantenuto in buone condizioni, tanto che il campo è ora nuovamente tornato in condizioni praticabili.[4]

La rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Filadelfia (centro sportivo).

Sotto la presidenza di Urbano Cairo, fu portato avanti un nuovo progetto dalla seconda "Fondazione Stadio Filadelfia", costituitasi nel 2011 con l'obiettivo di una riqualificazione dell'intera area del vecchio impianto. L'8 febbraio 2011, la stessa Fondazione acquistò il Filadelfia dal Comune.[86] Il 10 maggio 2013 Cairo confermò l'avvio della ricostruzione del Filadelfia con un progetto di due campi, dei quali uno con tribune da 4 000 posti per le amichevoli della prima squadra e le partite della Primavera (prevedendo la conservazione dei monconi superstiti del vecchio impianto).[87] Il 24 aprile 2014 Cairo versa alla Fondazione 333 000 euro, pari al 33% della cifra garantita per la ricostruzione;[88] tale cifra però poteva essere incassata solo a seguito di una modifica statuaria della Fondazione, irrogata il 13 gennaio 2015;[89] frattanto, il 23 dicembre 2014, fu fissata la scadenza del bando di gara per provvedere alla ricostruzione della zona.[90]

Il nuovo Fila è giocoforza diverso dal semplice stadio del passato (nonostante due porzioni dei vecchi spalti, tutelate dalla sovrintendenza, siano state integrate nel progetto di recupero): il nuovo complesso, concepito come «Casa del Toro», è infatti un centro sportivo dotato di un campo principale da gioco da 4 000 spettatori e di un campo secondario, destinati a ospitare gli allenamenti della prima squadra e della formazione Primavera, con quest'ultima che vi disputerà anche le sue partite casalinghe. Completeranno il complesso la sede della società, il museo del club, la sede della fondazione e una foresteria per i ragazzi del settore giovanile.[91]

Il 26 gennaio 2015 sono cominciati i primi lavori di disboscamento dell'area, ricerca e bonifica dei residuati bellici.[92] Dopo che, il 17 ottobre 2015, è stata effettuata la posa della prima pietra,[93] sul terreno hanno avuto, poi, inizio i lavori di costruzione del nuovo centro sportivo, completato e inaugurato nel 2017.

Incontri[modifica | modifica wikitesto]

La prima partita ufficiale dei granata all'interno dell'impianto, si disputò il 17 ottobre 1926 (lo stesso giorno in cui venne inaugurato), in occasione della terza giornata nel girone B della Divisione Nazionale 1926-1927 contro la Fortitudo Pro Roma. L'incontro terminò con la vittoria dei padroni di casa per 4-0.

Torino
17 ottobre 1926, ore 14:30 CEST
3ª giornata
Torino4 – 0
referto
Fortitudo Pro RomaStadio Filadelfia (15 000 spett.)
Arbitro:  Trezzi (Milano)

L'ultimo incontro ufficiale (prima dell'abbandono dell'impianto), disputato dal Torino all'interno della struttura, ebbe luogo il 19 giugno 1963, in occasione della semifinale di ritorno della Coppa Mitropa 1963 contro gli ungheresi del Vasas e si concluse con la vittoria dei granata per 2-1.

Torino
19 giugno 1963, ore 21:15 UTC+1
Semifinali - Ritorno
Torino2 – 1
referto
VasasStadio Filadelfia
Arbitro: Rep. Ceca Obtulovic

Dopo aver abbandonato il Filadelfia, il Torino vi disputò appena due partite ufficiali. La prima si giocò l'11 dicembre 1963, in occasione del secondo turno della Coppa Italia 1963-1964 contro il Varese. La sfida terminò 2-1 per la squadra torinese.

Torino
11 dicembre 1963, ore 14:30 CET
Secondo turno - Gara unica
Torino2 – 1
referto
VareseStadio Filadelfia (4 145 spett.)
Arbitro:  Samani (Trieste)

Il secondo (e ultimo) incontro ufficiale disputato dal club piemontese al Filadelfia, a seguito dell'abbandono dell'impianto, si giocò, in via del tutto eccezionale, durante il Torneo Estivo del 1986, in occasione della terza partita del girone 1 della seconda fase, disputatasi il 14 giugno 1986. Ospite del match, il Pisa, che, al termine della sfida si impose per 2-1 sui padroni di casa. Questa fu l'ultima partita ufficiale disputata dal Torino all'interno dello stadio Filadelfia.

Torino
14 giugno 1986, ore 17:00 CEST
3ª giornata
Torino1 – 2
referto
PisaStadio Filadelfia (1 500 spett.)
Arbitro:  Leni (Perugia)

Il Filadelfia nei media[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio Filadelfia è divenuto location per tre film, due dei quali dedicati al Grande Torino:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delibera 2004 08480/002
  2. ^ Filadelfia la fossa dei leoni. Cinquant’anni di Toro. Vita, gol, pensieri e sogni di un ex Balon Boys
  3. ^ a b c d e f g Tesi, 2 - La costruzione del mito del «Fila»
  4. ^ a b Il simbolo del Borgo Filadelfia Archiviato il 13 aprile 2013 in Archive.is.
  5. ^ a b Tesi, 1 - Prima del Filadelfia
  6. ^ a b c La Repubblica - Il salotto Liberty dei proletari
  7. ^ M. Macchi, La memoria per costruire il futuro, in "Corriere Avis Torino" [1], 2 (2017), p. 29.
  8. ^ AECT, Società Civile Campo Torino. Cemento armato. Via Filadelfia 40 circa., n. 17c, a. 1945
  9. ^

    «l'area in cui è situato il Filadelfia è destinata dal PRG vigente a verde pubblico d'interesse urbano o interzonale, con vincolo quinquennale ora decaduto trattandosi di una proprietà privata. L'immobile è pertanto soggetto alle limitazioni dell'attività costruttiva di cui all'art. 85 della L.R. 56/77. Il progetto preliminare del nuovo PRG destina l'area a parchi, gioco e sport – servizio privato esistente confermato. La struttura dello stadio è stata però individuata come edificio del periodo tra le due guerre di particolare valore storico, in cui sono ammessi la ristrutturazione edilizia delle parti interne e il risanamento conservativo delle parti esterne e del sistema distributivo»

    (Decreto del Presidente della Repubblica, 6 ottobre 1959)
  10. ^ La passione, i maestri, gli Scudetti. 24 anni dopo, il Torino Primavera al Filadelfia, su toronews.net, 16 settembre 2017.
  11. ^ a b Collino Manlio, Delenda Carthago, Philadelphia restituendum est, «Fegato Granata», Torino, settembre 2001
  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Tesi, 3 - Il lento declino
  13. ^ AECT, Autorizzazione della Comm. Igien. Edilizia a costruire il capannone provvisorio a uso palestra, via Filadelfia n. 40, 18 ottobre 1973, prot. 857, contenuto nella cartella «Capannone uso palestra», richiesta della Soc. Torino Calcio, via Filadelfia n. 40, I cat., a. 1973, n. prat. 885
  14. ^ 21 febbraio 1985, prot. IE XV/1/6 n. 4/F/85
  15. ^ Relazione tecnica in merito alla verifica delle condizioni statiche e del grado di conservazione delle strutture del Campo Sportivo sito in Torino, via Filadelfia angolo via G. Bruno 122, Torino, 14 marzo 1985, archivio privato
  16. ^ Spalti vuoti nel glorioso Filadelfia, in La Stampa, 10 marzo 1985, p. 23.
  17. ^ Donato Giacomo, Relazione relativa all'agibilità dello Stadio Filadelfia in Torino, Torino, 26 marzo 1985, archivio privato
  18. ^ Italresine snc, Stadio Filadelfia. Analisi degli interventi per la ristrutturazione. Documentazione fotografica. Proposte di intervento per nuova sistemazione, Torino, luglio 1986, archivio privato
  19. ^ AECT, Lorenzo Rigetti, in qualità di presidente della Società Civile Campo Torino, inoltra domanda al fine di ottenere il rilascio di concessione edilizia relativo al lavoro di ristrutturazione dello Stadio Filadelfia sito in Torino, via Filadelfia angolo via Giordano Bruno n. 122, 18 dicembre 1986, prot. n. 87/01/112, contenuto nella cartella «Ristrutturazione Stadio Filadelfia», richiesta della Società Civile Campo Torino, via Filadelfia/via Giordano Bruno 122, I cat., a. 1987, n. prat. 87-01-00112
  20. ^ AECT, Tecnogest progetti. Progetto di ristrutturazione dello Stadio Filadelfia in Torino. Relazione tecnica, 17 dicembre 1986, prot. n. 87/01/112, contenuto nella cartella «Ristrutturazione Stadio Filadelfia», richiesta della Società Civile Campo Torino, via Filadelfia/via Giordano Bruno 122, I cat., a. 1987, n. prat. 87-01-00112
  21. ^ Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali del Piemonte, Torino – Stadio Filadelfia, via Filadelfia ang. via Giordano Bruno 122, ordinanza, 4 marzo 1987, prot. IE XV/1 n. 4/F/85
  22. ^ Padroni di sognare al Filadelfia, in La Stampa, 29 ottobre 1989, p. 18.
  23. ^ a b c Filadelfia a pezzi, salviamolo, in La Stampa, 9 marzo 1989, p. 23.
  24. ^ AECT, Richiesta concessione edilizia per il recupero funzionale e il restauro dello Stadio Filadelfia – Foresteria, 13 novembre 1991, prot. n. 91/10/5041, contenuto nella cartella «Foresteria», richiesta dalla Società Torino Calcio, via Filadelfia n. 38, I cat., a. 1991, n. prat. 91/01/5041
  25. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Risposta del Sindaco viste le norme legislative e regolamentari in materia edilizia, 1º ottobre 1992, Prot. Ed. n. 91/01/5041
  26. ^ Goveani chiede 15 mesi di tregua, in La Stampa, 6 febbraio 1993, p. 27.
  27. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Interrogazione parlamentare n. 4 – 16171 On.le Borghezio – Torino – Stadio Filadelfia, 22 settembre 1993, prot. 11406/MO
  28. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Ordinanza. Chiusura al pubblico della struttura fino a quando non sarà giudicata agibile dal punto di vista della sicurezza da parte degli organi competenti, 8 ottobre 1993, prot. n. 3632 – IV – 6 – 26/26
  29. ^ Sopraintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Rif. Commando P.M. prot n. 6883 del 22 settembre 1993, 12 ottobre 1993, Torino, allegato n. 1
  30. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici, Stabile in Torino, via Filadelfia ang. via Giordano Bruno 122. ex stadio Filadelfia. Ordinanza di inagibilità – Chiusura accessi – Posa in opera di protezioni, 27 settembre 1994, prot. IE XV/1 n. 4/F/85
  31. ^ Domanda per il riconoscimento di fondazione, Regione Piemonte, Settore affari amministrativi, 24 ottobre 1995, prot. n. 4247, archivio privato
  32. ^ Una fondazione per salvare il Filadelfia, in La Stampa, 4 aprile 1995, p. 49.
  33. ^ Crosetti Maurizio, Il toro vende mattoni. Per far rinascere il «Filadelfia», la Repubblica, Torino, 28 maggio 1995, p. VIII
  34. ^ a b c d Stadio, l'ultima offerta di Castellani, in La Stampa, 18 marzo 1997, p. 44.
  35. ^ a b Filadelfia, il via a luglio, in La Stampa, 29 aprile 1997, p. 40.
  36. ^ Taglieri Marina, Il nuovo Filadelfia sarà così, la Repubblica, Torino, 29 aprile 1997, p. VII
  37. ^ AECT, Recupero urbanistico ed edilizio dell'area del campo Filadelfia – 1ª fase – Richiesta di autorizzazione per parziale demolizione di fabbricato, 30 aprile 1997, prot. n. 1/6076, contenuto nella cartella «Demolizione parziale», richiesta della Fondazione Campo Filadelfia, via Filadelfia n. 36, I cat., a. 1997, n. prat. 1997/01/6076
  38. ^ AECT, Estratto verbale del 7 maggio 1997. demolizione parziale, 7 maggio 1997, prot. n. 93, contenuto nella cartella «Demolizione parziale», richiesta della Fondazione Campo Filadelfia, via Filadelfia n. 36, I cat., a. 1997, n. prat. 1997/01/6076
  39. ^ E dopo più di mille giorni torna la vita al Filadelfia, la Repubblica, Torino, 20 maggio 1997, p. 32
  40. ^ Marco Bo, Guido Boffo, Comune, picconate al «Fila», Tuttosport, Torino, 1º aprile 1998, p. 14
  41. ^ Filadelfia, braccio di ferro, in La Stampa, 21 aprile 1999, p. 37.
  42. ^ Il nuovo Filadelfia parte solo a parole, in La Stampa, 1º maggio 1999, p. 41.
  43. ^ Ancora un piccolo giallo sul nuovo «Filadelfia», in La Stampa, 3 maggio 1999, p. 25.
  44. ^ a b Torino ricorda i suoi Invincibili, in La Stampa, 4 maggio 1999, p. 49.
  45. ^ Nuovo Filadelfia come lo stadio dell'Arsenal, in La Stampa, 18 agosto 1999, p. 35.
  46. ^ a b c d e f g h i j k l m Tesi, 4 - La lunga rinascita
  47. ^ Delle Alpi, tra 10 giorni sentenza in Sala Rossa, in La Stampa, 25 settembre 1999, p. 41.
  48. ^ Filadelfia, Aghemo entra in campo, in La Stampa, 17 ottobre 1999, p. 44.
  49. ^ E' caduto il velo sul nuovo Filadelfia, in La Stampa, 18 ottobre 2000, p. 51.
  50. ^ Collino Manlio, Lasciamoci così, senza rancore, Fegato granata, aprile 2000
  51. ^ Aghemo si dimette e dichiara guerra, in La Stampa, 31 maggio 2000, p. 33.
  52. ^ Griseri e Zancan, Olimpiadi al Filadelfia, La Repubblica, 26 agosto, 2000, pag. 3
  53. ^ Filadelfia, rinvio a dopo le elezioni, in La Stampa, 29 marzo 2001, p. 43.
  54. ^ Viale e il caso Filadelfia, in La Stampa, 4 aprile 2001, p. 43.
  55. ^ Agresti Stefano, Il Torino rinuncia al Filadelfia «Il sindaco ci ha presi in giro», Corriere della Sera, 30 marzo 2001, pag. 47
  56. ^ a b Cimminelli: addio al Filadelfia, in La Stampa, 30 marzo 2001, p. 38.
  57. ^ Alciato Alessandro, Non costruisco più il Filadelfia, 30 marzo 2001, pag. 14
  58. ^ Presto scenderemo in piazza, in La Stampa, 31 marzo 2001, p. 45.
  59. ^ Chiamparino scommette: Toro al Comunale, in La Stampa, 5 maggio 2002, p. 47.
  60. ^ Nel giorno della Corea arriva l'accordo sugli stadi, in La Stampa, 19 giugno 2002, p. 41.
  61. ^ E domani il Comune esamina la convenzione con il Torino, in La Stampa, 22 dicembre 2002, p. 52.
  62. ^ Variante parziale n. 59 al PRG […] concernente l'area dell'ex stadio Filadelfia compresa tra le vie Tunisi, Giovanni Spano, Giordano Bruno e Filadelfia, 18 novembre 2002
  63. ^ Occupato il Filadelfia, in La Stampa, 21 gennaio 2003, p. 41.
  64. ^ Novelli Massimo, Dal Filadelfia a Superga in 50 mila per il Torino, la Repubblica, 5 maggio 2003, pag. 43
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  66. ^ In dirittura d'arrivo il nuovo Filadelfia, in La Stampa, 25 aprile 2004, p. 47.
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  68. ^ Costa Andrea, Il progetto del Filadelfia all'esame della Soprintendenza, il Giornale del Piemonte, 12 settembre 2004, p. 1
  69. ^ Bonetto Marco, Ecco il nuovo progetto del Filadelfia. Montabone: «Adesso è accettabile», Tuttosport, Torino, 8 ottobre 2004, p. 14
  70. ^ Bonetto Marco, Ecco il nuovo progetto del Filadelfia. Montabone: «Adesso è accettabile»', Tuttosport, Torino, 8 ottobre 2004, p. 14
  71. ^ Domenica all’insegna del Natale Granata, su toronews.net, 15 dicembre 2005.
  72. ^ Novelli Massimo, Gli ex vogliono il «Fila», la Repubblica, 24 febbraio 2005, p. 18
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  74. ^ Bonetto Marco, Tifosi, vi piace il nostro Filadelfia?, Tuttosport, Torino, 19 marzo 2005, p. 16
  75. ^ Anche il Filadelfia al nuovo Torino, in La Stampa, 13 settembre 2005, p. 46.
  76. ^ Chiamparino: il Comunale resta di nostra proprietà, in La Stampa, 2 settembre 2005, p. 38.
  77. ^ Gamba Emanuele, La vergogna del Filadelfia il mito ferito nella città perfetta, la Repubblica, 24 febbraio 2006, pag. 70
  78. ^ Deliberazione della Giunta comunale. 25 maggio 2006. Oggetto: Piano esecutivo convenzionato relativo alle zone urbane di trasformazione ambito "12.29 Filadelfia" e ambito "12.14 dogana (parte)", localizzate tra le vie Giordano Bruno, Montevideo, Taggia, Filadelfia, Tunisi e Spano - Fallimento Torino Calcio S.P.A - Proposta accordo transattivo – approvazione, Città di Torino, 25 maggio 2006, N. mecc. 2006 04272/009
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  81. ^ Adottata la variante al piano regolatore, Tuttosport, 13 novembre 2007, p. 14
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  86. ^ Il terreno del Fila ai tifosi primo passo per la rinascita, in La Stampa, 9 febbraio 2011, p. 55.
  87. ^ Torino: Cairo conferma Ventura, rinasce il 'Filadelfia', su repubblica.it, 10 maggio 2013.
  88. ^ Torino, Cairo ha versato i primi soldi per il Filadelfia, su calciomercato.com, 24 aprile 2014.
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  90. ^ Serie A Torino, Cairo: «Il Fila nel 2016. L'Olimpico è incomprabile»Archiviato l'8 ottobre 2014 in Internet Archive.
  91. ^ Marco Bo, «Spirito Filadelfia» Tutti i segreti di casa Toro, su tuttosport.com, 11 ottobre 2015.
  92. ^ Torino, pronto il cantiere dello Stadio Filadelfia: primi lavori al via Archiviato il 6 febbraio 2015 in Internet Archive.
  93. ^ Fabrizio Turco, Torino, in diecimila per la prima pietra del mitico stadio Filadelfia, su repubblica.it, 17 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Lazzarotto, Tesi di laurea in "Architettura per il restauro e la valorizzazione dei beni architettonici", Il patrimonio storico-sportivo della città di Torino: il caso del «Campo Torino» di via Filadelfia - Parte seconda: Il Torino FC e il «Campo Torino» di via Filadelfia, Politecnico di Torino, anno accademico 2007-2008 (Versione on-line)

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