Stadio Filadelfia

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Campo Torino
Stadio Filadelfia
Il Fila
Stadio Filadelfia Torino.jpg
Informazioni
Stato Italia Italia
Ubicazione via Filadelfia, 36
Torino
Inizio lavori 1926
Inaugurazione 1926
Chiusura 1963
Demolizione 1998 (parziale)
Struttura forma rettangolare con tribune in ghisa e legno in stile Liberty
Copertura tribuna centrale
Pista d'atletica assente
Costo 2.500.000 di lire
Ristrutturazione 1946 (ricostruzione post-bombardamenti)
Costi di ricostr. 8.000.000 di lire
Mat. del terreno erba
Dim. del terreno 110 x 70 m
Area totale 38.000 m²
Proprietario Comune di Torino
Progetto ing. Miro Gamba
Uso e beneficiari
Calcio Torino (1926-1963)
Capienza
Posti a sedere 30 000

Il campo Torino, universalmente noto col nome di stadio Filadelfia (semplicemente il Fila per i tifosi granata), è stato uno stadio di Torino, oggi quasi totalmente demolito, situato a Borgo Filadelfia, nella IX circoscrizione torinese. Prende il soprannome dalla via sulla quale è edificato, e ha ospitato per oltre un trentennio le partite casalinghe del Torino.

Nel 2015 sono iniziati i lavori di ricostruzione dello stadio, il cui termine è previsto per il 2016.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio venne creato dal conte Enrico Marone di Cinzano, a quei tempi presidente granata. Enrico Marone creò la Società Civile Campo Torino, con quote versate a fondo perduto, e con il solo obiettivo di acquistare l'area e costruirvi uno stadio con annesso campo di allenamento.[2] Il 24 marzo 1926 viene fatta richiesta di concessione edilizia presso il comune e, dopo l'accettazione, i lavori vengono affidati all'ingegnere Miro Gamba, docente del Politecnico di Torino[3]; i lavori di costruzione vennero seguiti dal commendator Riccardo Filippa.[4] Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area.[5]

Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d'Aosta durante la cerimonia d'inaugurazione

I lavori occuparono 5 mesi di lavoro, e poco meno di due milioni e mezzo di lire.[2] L'inaugurazione dell'impianto avvenne il 17 ottobre 1926 e, per l'occasione, si svolse una partita amichevole tra il Torino e la Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto II, della principessa Maria Adelaide e di un pubblico di 15.000 spettatori. Il campo venne benedetto prima dell'incontro dall'arcivescovo di Torino, Monsignor Gamba. La partita finì con la vittoria del Torino per 4-0.

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente lo stadio copriva un'area di 38.000 m² cintati da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva le 15.000 unità (1300 in tribuna centrale, 9500 sulle gradinate, 4000 nel parterre). Sotto la tribuna si trovava il parterre, disposto su 13 file.[2] Lo Stadio Filadelfia aveva delle gradinate in cemento, e una tribuna in legno e ghisa costruita in stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno, e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.

Le squadre di Torino e Fortitudo Roma che si scontrarono nella partita inaugurale

La facciata era composta da mattoni rossi, con colonne e grandi finestre dotate di infissi bianchi. Le varie finestre erano collegate tra loro da un ballatoio con la ringhiera in ferro.[6] Davanti all'ingresso si trova un vecchio campo che veniva usato per gli allenamenti negli anni trenta.[6] La struttura portante dell'edificio era in cemento armato, mentre quella delle tribune era composta da pilastri che sostengono una rete longitudinale di capriate trasversali in legno su cui sono sistemati pannelli di eternit. Il parterre è formato invece da setti trasversali in muratura. Il sostegno della bandiera che si trovava all'entrata era alto sei metri circa; il suo basamento è coperto da bassorilievi raffiguranti greche in stile Art déco.[2] Il campo misurava 110x70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di drenaggio. Sotto le tribune si trovava l'appartamento del custode, e quattordici camere che servivano oltre ai giocatori ed all'arbitro, anche l'infermeria, la direzione, ed una sala per rinfreschi. I giocatori potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un sottopassaggio.[2] Lo stadio subì opere di ampliamento. Nel 1928 venne aggiunta la biglietteria, e nel 1932 la gradinata della tribuna venne ingrandita portando la capacità totale a 30000 persone.[2][4]

Il Grande Torino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grande Torino.
I giocatori del Grande Torino in allenamento al Filadelfia nel 1949, poco prima della tragedia di Superga.

Questo stadio ospitò le partite casalinghe del Torino fino al termine della stagione 1962-1963. Qui i granata vinsero sei dei loro sette Scudetti (a cui va aggiunto anche quello revocato del 1927). In questa struttura il Torino è rimasto imbattuto per sei anni, 100 gare consecutive, dal 17 gennaio 1943 alla tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 ai danni dell'Alessandria (ancora record per una gara di Serie A).[7] È in questo stadio che si esibiva Bolmida (il tifoso trombettista poi reso famoso dal film Ora e per sempre).[6] Il 13 luglio 1943, nel mezzo della seconda guerra mondiale, venne bombardato anche il Filadelfia. Tra le parti danneggiate si trova il campo (utilizzato dagli alleati per giocare a baseball) oltre alle gradinate di via Giordano Bruno. Nonostante la copertura della tribuna fosse intatta, le travi metalliche vengono asportate per rifornire probabilmente l'industria bellica, e sostituite con altre in legno.[5] Il Filadelfia divenne inagibile per molto tempo, ed il campionato del 1943 viene disputato presso lo Stadio Motovelodromo Umberto I. In seguito il Torino si spostò presso lo Stadio Mussolini, futuro Stadio Comunale.[7] Dopo la guerra i lavori di ristrutturazione vennero eseguiti dal nuovo presidente Ferruccio Novo.[8] Nel 1959 venne approvato un nuovo piano regolatore generale secondo cui, dal 6 ottobre, per l'area veniva prevista una destinazione di gioco e sport, e si accennava al riconoscimento del valore storico.[9]

L'abbandono[modifica | modifica wikitesto]

I granata Renato Zaccarelli (a sinistra), Patrizio Sala (al centro) e Francesco Graziani (a destra) negli anni settanta, durante una pausa d'allenamento del Toro al Filadelfia.

Dopo Superga il presidente Ferruccio Novo diede in garanzia lo stadio alla Federcalcio, e secondo qualcuno pensò addirittura alla possibilità di demolirlo.[10] Nel dopoguerra l'area del Filadelfia diventa residenziale, e nasce l'idea di abbattere il complesso per costruire nuovi edifici. Nel 1959 esce il nuovo piano regolatore che definisce l'area "verde pubblico", ed il progetto fallisce.[11] Nella stagione 1958-1959 il Torino, denominato Talmone per via di una sponsorizzazione, si trasferisce allo Stadio Comunale: la stagione si concluse con la retrocessione in Serie B. L'anno seguente, per una questione scaramantica, la squadra tornò a giocare al Filadelfia, e lo stadio ridivenne la casa del Torino per qualche anno. Il 19 maggio 1963 viene disputata l'ultima partita ufficiale di campionato, un Torino-Napoli terminato 1-1 con gol di Bearzot (T) e di Corelli (N). A partire dalla stagione seguente i granata si trasferiscono definitivamente al Comunale, che avevano iniziato ad utilizzare saltuariamente, soprattutto per gli incontri di maggior richiamo e, di conseguenza, con maggiore affluenza.

Nel 1970 si tenta per la prima volta di recuperare il Filadelfia, quando il Presidente era Orfeo Pianelli; la Società Civile Campo Torino fa eseguire un progetto per la ristrutturazione. L'idea è di permettere l'allenamento della prima squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. I lavori subiscono qualche problema, e vengono annullati nel 1973 in quanto l'area risulta ancora destinata al verde pubblico.[11] L'idea di Pianelli prevedeva l'abbattimento totale della struttura, la costruzione di campi di gioco e di una struttura per gli alloggi delle giovanili. Il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce di morte ricevute dal presidente.[10] Il 18 ottobre viene rilasciata la concessione edilizia, ma solo in forma precaria, e prevedendo un canone annuo.[12] Il Torino continuò ad allenarsi qui fino al 1989, quando si trasferì nella moderna struttura di Orbassano, lasciando il campo di allenamento alle giovanili.[11] La manutenzione però fu abbandonata, ed in pochi anni gli spalti si deteriorarono. Negli anni ottanta il degrado ebbe una crescita esponenziale, soprattutto a causa del calcestruzzo utilizzato nella costruzione, e si arrivò anche a parziali crolli delle strutture.

Tentativi di ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tentativi di ricostruzione dello Stadio Filadelfia.

Tra gli anni 80 e gli anni 2000 vi furono numerosi tentativi, da parte di imprenditori e politici, di ricostruire lo stadio. Tali tentativi tuttavia, per i più svariati motivi, si rivelarono infruttuosi, lasciando per decenni lo stadio in stato di semiabbandono.

Le iniziative dei tifosi[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 2005, in occasione del 56º anniversario della Tragedia di Superga, vi si è disputato un incontro di calcio tra vecchie glorie granata (comprendente i giocatori del Torino Campione d'Italia 1975-1976) e una selezione di tifosi; l'anno successivo, sempre il 4 maggio, i tifosi hanno organizzato una grande festa dedicata ai bambini. Recintato e nascosto alla vista, per presunti "motivi di sicurezza", è stato vietato l'accesso ai tifosi sino al 2009. Abbandonato, divenuto dimora di rovi ed erbacce[13], luogo di spaccio e dimora di senza tetto, si è arrivati addirittura a usare il campo come se fosse un orto.[14] Un gruppo di tifosi ha deciso di organizzarsi e preoccuparsi della sua manutenzione; si tratta de "I Pulitori del Fila" che per il 4 maggio hanno anche organizzato una festa dedicata ai bambini con la partecipazione di una delle colonne portanti del settore giovanile del Torino, il Mister Sergio Vatta. Grazie ai "Pulitori" il Filadelfia viene mantenuto in buone condizioni, tanto che il campo è ora nuovamente tornato in condizioni praticabili.[3]

La ricostruzione (2015-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la presidenza di Urbano Cairo, il 17 ottobre 2015 è avvenuta la posa della prima pietra del nuovo Filadelfia;[15] un progetto portato avanti dalla seconda Fondazione Stadio Filadelfia, costituitasi nel 2011 con l'obiettivo di una riqualificazione dell'intera area del vecchio impianto. Il complesso del nuovo Fila sarà giocoforza diverso dal semplice stadio del passato: pensato come la «Casa del Toro», a un campo da gioco da 4.000 spettatori destinato a ospitare gli allenamenti della prima squadra nonché gl'incontri delle giovanili granata, affiancherà infatti anche la nuova sede societaria e il museo del club.[16]

Incontri ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Prima partita

Torino
17 ottobre 1926
3ª giornata
Torino 4 – 0 Fortitudo Pro Roma Stadio Filadelfia (15.000 spett.)
Arbitro Trezzi (Milano)

Ultima partita di campionato (Serie A)

Torino
19 maggio 1963, ore 16:00 UTC+1
33ª giornata
Torino 1 – 1 Napoli Stadio Filadelfia
Arbitro Lo Bello (Siracusa)

Ultima partita di coppa europea (Coppa Mitropa)

Torino
19 giugno 1963, ore 21:15 UTC+1
Gara di ritorno
Torino 2 – 1 Vasas Stadio Filadelfia
Arbitro Rep. Ceca Obtulovic

Il Filadelfia nei media[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio Filadelfia così com'è oggi è divenuto location per tre film, due dei quali dedicati al Grande Torino:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Torino, c'è la ditta per la ricostruzione del Filadelfia", Tuttosport, 3 aprile 2015
  2. ^ a b c d e f Tesi, 2 - La costruzione del mito del «Fila»
  3. ^ a b Il simbolo del Borgo Filadelfia
  4. ^ a b Il Filadelfia
  5. ^ a b Tesi, 1 - Prima del Filadelfia
  6. ^ a b c La Repubblica - Il salotto Liberty dei proletari
  7. ^ a b Il Grande Torino
  8. ^ AECT, Società Civile Campo Torino. Cemento armato. Via Filadelfia 40 circa., n. 17c, a. 1945
  9. ^
    « l'area in cui è situato lo Stadio Filadelfia è destinata dal PRG vigente a verde pubblico d'interesse urbano o interzonale, con vincolo quinquennale ora decaduto trattandosi di una proprietà privata. L'immobile è pertanto soggetto alle limitazioni dell'attività costruttiva di cui all'art. 85 della L.R. 56/77. Il progetto preliminare del nuovo PRG destina l'area a parchi, gioco e sport – servizio privato esistente confermato. La struttura dello stadio è stata però individuata come edificio del periodo tra le due guerre di particolare valore storico, in cui sono ammessi la ristrutturazione edilizia delle parti interne e il risanamento conservativo delle parti esterne e del sistema distributivo »
    (Decreto del Presidente della Repubblica, 6 ottobre 1959)
  10. ^ a b Collino Manlio, Delenda Carthago, Philadelphia restituendum est, «Fegato Granata», Torino, settembre 2001
  11. ^ a b c Tesi, 3 - Il lento declino
  12. ^ AECT, Autorizzazione della Comm. Igien. Edilizia a costruire il capannone provvisorio ad uso palestra, via Filadelfia n. 40, 18 ottobre 1973, prot. 857, contenuto nella cartella «Capannone uso palestra», richiesta della Soc. Torino Calcio, via Filadelfia n. 40, I cat., a. 1973, n. prat. 885
  13. ^ Luigi Chiarella, Il corpo morto del Filadelfia e ciò che resta, blog.futbologia.org, 21 agosto 2012.
  14. ^ Perosino Monica, Sul prato del Filadelfia spuntano cavoli e rape, La Stampa, 31 ottobre 2007
  15. ^ Fabrizio Turco, Torino, in diecimila per la prima pietra del mitico stadio Filadelfia, su repubblica.it, 17 ottobre 2015.
  16. ^ Marco Bo, «Spirito Filadelfia» Tutti i segreti di casa Toro, su tuttosport.com, 11 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Lazzarotto, Tesi di laurea in "Architettura per il restauro e la valorizzazione dei beni architettonici", Il patrimonio storico-sportivo della città di Torino, Politecnico di Torino, anno accademico 2007-2008 (Versione on-line)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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