Calciopoli

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Con il termine Calciopoli si vuole indicare uno scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (in ordine alfabetico: Associazione Italiana Arbitri – AIA, Federazione Italiana Giuoco Calcio – FIGC e Lega Nazionale Professionisti – LNP), oltre ad alcuni arbitri e assistenti.

In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano dopo i due relativi alle scommesse del 1980 e del 1986. Successivamente nel 2011 ci fu un ulteriore scandalo, mediaticamente soprannominato Scommessopoli. Le prime avvisaglie di Calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative a indagini sul calcio condotte dalla procura di Torino. L'inchiesta, denominata Offside (termine inglese che nel mondo del calcio sta a indicare il fuorigioco) e condotta dal procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l'archiviazione per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti, ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC.

Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se quelle intercettazioni, nate da interessi privati ai fini di «spionaggio industriale» sulla base di intercettazioni telefoniche illecite effettuate da alcuni responsabili della sicurezza dell'azienda Telecom Italia per cui essa fu contemporaneamente indagata, in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005). Lo scandalo fu battezzato dagli organi di informazione in vari modi, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per analogia con Tangentopoli (laddove in quel caso a reggere l'espressione era il termine «tangente» e al termine greco polis, riferendosi originariamente a Milano come «città delle tangenti»).

Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

Prime conseguenze dello scandalo[modifica | modifica wikitesto]

Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice (Innocenzo Mazzini), del presidente dell'AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell'intero consiglio di amministrazione della Juventus). Dopo essere stato deferito dalla procura federale si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) decise di commissariare la FIGC nominando l'avvocato Guido Rossi come commissario.

Indagini e procedimenti disciplinari[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini da parte del procuratore federale Stefano Palazzi relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del campionato Italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007) si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato oltre a esponenti della Lega Calcio anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive commissioni disciplinari (all'epoca non esisteva ancora la Commissione disciplinare nazionale – CDN) e fu pertanto svolto presso la Commissione di appello federale (CAF, storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento di appello conseguentemente fu tenuto presso la Corte federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri e interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 e il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006 al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 e alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica dopo avere sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all'Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina e Arezzo (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.

Ricorsi[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente e in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport, organo istituito all'epoca presso il CONI. Una volta falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati "sconti" anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Solo l'Arezzo tentò successivamente anche il ricorso al tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo l'Arezzo violò la clausola compromissoria che vietava il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus prima ancora dell'arbitrato, ma era stato poi ritirato.

Sanzioni finali[modifica | modifica wikitesto]

La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole di «illecito associativo» – un termine allora non previsto dall'ordinamento giuridico sportivo italiano, ma che fu giudicato dalla Corte di giustizia federale come una violazione dell'articolo 6 dell'allora Codice di giustizia sportiva (riguardante ai casi di «illecito sportivo»)[1] – e le fu revocato il titolo de iure di campione d'Italia 2004-2005, mentre non le fu assegnato nemmeno quello 2005-2006 in quanto retrocessa d'ufficio all'ultimo posto in classifica – nonostante l'esito di quella stagione non sia mai stato discusso a livello sportivo e ordinario. La Juventus scese così per la prima volta in Serie B e dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del campionato italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo, da scontare in parte nel campionato di Serie A 2005-2006 e in parte in quello successivo. Tra i tesserati le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti della Juventus Luciano Moggi e Antonio Giraudo, oltre all'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione. Tale proposta fu successivamente accolta dagli organi competenti, trasformando di fatto la sanzione in una squalifica a vita.

Il processo penale[modifica | modifica wikitesto]

Il processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 e il 2011 presso il tribunale di Napoli. Durante tale processo emersero principalmente per opera dei difensori di Luciano Moggi nuove intercettazioni telefoniche che non erano state considerate rilevanti nelle indagini del 2006. Dal momento che il nuovo materiale probatorio coinvolgeva tra gli altri i massimi dirigenti dell'Inter all'epoca dei fatti, ossia il presidente Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006) e il proprietario Massimo Moratti (socio di riferimento del club e successore di Facchetti), la Juventus presentò nel maggio 2010 un esposto al CONI e alla FIGC chiedendo la revisione della decisione di assegnare all'Inter il titolo di campione d'Italia 2005-2006.

Nel frattempo il procuratore federale Stefano Palazzi aveva già avviato nuove indagini in proposito, che si chiusero nel giugno 2011 con la contestazione di violazioni delle norme di lealtà, correttezza e probità a diverse società e tesserati che non erano stati coinvolti nei processi sportivi del 2006. All'Inter e nella persona di Giacinto Facchetti fu contestato l'illecito sportivo con accuse analoghe a quelle mosse a suo tempo alla Juventus, tuttavia Palazzi non procedette ad alcun deferimento perché i fatti erano ormai caduti in prescrizione. La FIGC prese atto della relazione del procuratore federale approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete con cui il Consiglio federale si dichiarava non competente sull'istanza presentata dalla Juventus. A nulla valse anche il successivo ricorso della Juventus al Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport (TNAS, organo che nel frattempo era stato istituito dal CONI in sostituzione della Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport) in quanto anche il TNAS si dichiarò non competente in merito alla revoca dell'assegnazione dello scudetto. Le nuove intercettazioni non ottennero effetto neanche nel processo penale di Napoli, che si concluse nel novembre 2011 con un sostanziale accoglimento dell'impianto accusatorio: furono inflitte pesanti condanne in particolare a Luciano Moggi e all'ex designatore Paolo Bergamo (mentre Antonio Giraudo era già stato condannato nel 2009 con rito abbreviato).

Dopo l'esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la FIGC e l'Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti secondo la tesi della Juventus dalla disparità di trattamento sui fatti di Calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Inoltre la Juventus sottolineava come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Giancarlo Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente della Juventus Andrea Agnelli rispose con la proposta a Petrucci di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione "pacifica" della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto «tavolo della pace» per il 14 dicembre 2011. L'incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Abete e Petrucci dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo distanti.

Le accuse[modifica | modifica wikitesto]

Le accuse rivolte ai molteplici imputati, tra cui spiccano i nomi di Luciano Moggi e Antonio Giraudo per la Juventus, dei fratelli Diego e Andrea Della Valle per la Fiorentina, di Claudio Lotito per la Lazio e di Pasquale Foti per la Reggina, spaziavano dalla violazione delle norme di lealtà, correttezza e probità sportiva (articolo 1 del Codice di giustizia sportiva vigente all'epoca) all'illecito sportivo vero e proprio (articolo 6 dello stesso codice). Furono coinvolti nello scandalo anche i due designatori arbitrali della Commissione Arbitri Nazionale dell'epoca, cioè Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, oltre a diversi arbitri: Massimo De Santis, che avrebbe dovuto rappresentare l'Italia al campionato mondiale di calcio 2006 (sostituito in seguito allo scandalo da Roberto Rosetti), Paolo Dondarini, Gianluca Paparesta, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Tagliavento e Pasquale Rodomonti. Accusati anche i vertici della FIGC (il presidente Franco Carraro e il vicepresidente Innocenzo Mazzini) e il presidente dell'AIA Tullio Lanese.

Secondo l'accusa i dirigenti di società coinvolti intrattenevano rapporti con i designatori arbitrali atti a influenzare le designazioni per le partite delle proprie squadre in modo da ottenere arbitri considerati favorevoli. In questo erano spesso appoggiati o spalleggiati dagli esponenti della federazione coinvolti nell'inchiesta. Sempre secondo l'accusa era pratica comune inoltrare attraverso i designatori arbitrali o la FIGC recriminazioni e velate minacce nei confronti degli arbitri considerati non favorevoli.

Luciano Moggi risultò essere in contatto anche con giornalisti e opinionisti della televisione e della carta stampata, come Aldo Biscardi e l'ex arbitro ed ex designatore Fabio Baldas (alcune telefonate evidenziarono come Moggi suggerisse l'interpretazione degli episodi mostrati dalla moviola durante Il processo di Biscardi). Anche l'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu secondo le intercettazioni avrebbe richiesto tramite Moggi favori arbitrali per la squadra del Sassari Torres, militante all'epoca in Serie C1. Oltre a Biscardi (LA7) avevano regolari contatti telefonici con Moggi anche i giornalisti Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D'Ubaldo (Corriere dello Sport), Franco Melli (Il Tempo e ospite a Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5 e ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Rai Sport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione di quasi tutti i cronisti sotto il profilo penale fu archiviata nel 2007, anche se molti di loro furono sospesi per qualche tempo dall'Ordine dei giornalisti (erano accusati di farsi consigliare da Moggi cosa dire in televisione o cosa scrivere sui loro giornali). L'unico a essere indagato e processato per associazione a delinquere fu Ignazio Scardina, per altro poi assolto in primo grado dal tribunale di Napoli.

Intervenuto in televisione alla trasmissione Matrix, condotta da Enrico Mentana, l'ex designatore Paolo Bergamo affermò che le telefonate a lui e al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. In particolare dichiarò di avere ricevuto spesso telefonate dai dirigenti dell'Inter, squadra a cui era stato assegnato a tavolino lo scudetto 2005-2006. Bergamo disse anche di avere parlato più volte durante la stagione calcistica 2003-2004 con l'allora allenatore della Roma Fabio Capello per concordare le designazioni delle gare della stessa Roma. La FIGC non ha considerato queste affermazioni valide perché venissero aperti nuovi filoni d'indagine, visto che non c'erano prove che potessero confermarle. Alcune intercettazioni riguardanti i dirigenti dell'Inter erano viceversa uscite, ma non furono giudicate rilevanti fino al 2010, quando furono portate al processo di Napoli dagli avvocati della difesa.

Insistenti voci nel corso dello svolgimento delle indagini hanno avanzato il timore che la possibile vittoria della nazionale italiana al campionato mondiale di calcio 2006 (poi effettivamente verificatasi) avrebbe potuto insabbiare la vicenda, magari portando a una sorta di amnistia come avvenuto per il Calcioscommesse del 1980 dopo la vittoria dell'Italia al campionato mondiale di calcio 1982. L'allora ministro per le politiche giovanili e lo sport Giovanna Melandri scartò subito l'ipotesi amnistia, ma non mancarono forze politiche, come Forza Italia e Popolari UDEUR, che invece provarono a promuovere l'idea.[2]

Le diciannove partite di Serie A sotto inchiesta[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco delle diciannove partite di Serie A sotto inchiesta:[3]

Richieste d'accusa[modifica | modifica wikitesto]

Primo filone d'indagine[modifica | modifica wikitesto]

Richieste annunciate il 4 luglio 2006 nel processo sportivo di primo grado presso la Corte di appello federale da parte del procuratore federale Stefano Palazzi:

Società
  • Juventus: esclusione dal campionato di competenza e assegnazione a una categoria inferiore alla Serie B con 6 punti di penalizzazione, revoca dello scudetto 2004-2005 e non assegnazione dello Scudetto 2005-2006.
  • Fiorentina: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Lazio: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Milan: retrocessione in Serie B con 3 punti di penalizzazione.
Dirigenti delle società
  • Antonio Giraudo (amministratore delegato Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Luciano Moggi (direttore generale Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Claudio Lotito (presidente Lazio): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Sandro Mencucci (dirigente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Adriano Galliani (vicepresidente, amministratore delegato Milan e presidente LNP): 2 anni.
Arbitri e assistenti
Dirigenti arbitrali e FIGC
Secondo filone d'indagine[modifica | modifica wikitesto]

Richieste annunciate l'8 e il 9 agosto 2006 nel processo sportivo di primo grado presso la Corte di appello federale da parte del procuratore federale Stefano Palazzi:

Società
  • Reggina: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Arezzo: retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.
Dirigenti delle società
Arbitri e assistenti
Dirigenti arbitrali

Sentenze di primo grado (Commissione d'appello federale)[modifica | modifica wikitesto]

Primo filone di indagini[modifica | modifica wikitesto]

Per il primo filone di indagini fu pronunciata il 14 luglio 2006 e sanciva:

Società
  • Juventus: retrocessione in Serie B con 30 punti di penalizzazione, revoca dello scudetto 2004-2005, non assegnazione dello scudetto 2005-2006 e ammenda di 80 000 euro.
  • Fiorentina: retrocessione in Serie B con 12 punti di penalizzazione e ammenda di 50 000 euro.
  • Lazio: retrocessione in Serie B con 7 punti di penalizzazione e ammenda di 40 000 euro.
  • Milan: 44 punti di penalizzazione nel campionato di Serie A 2005-2006, 15 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007 e ammenda di 30 000 euro.
Dirigenti delle società
  • Antonio Giraudo (amministratore delegato Juventus): 5 anni con richiesta di radiazione e 20 000 euro di multa.
  • Luciano Moggi (direttore generale Juventus): 5 anni con richiesta di radiazione e 50 000 euro di multa.
  • Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 4 anni e 30.000 euro di multa.
  • Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 3 anni e 6 mesi e 20 000 euro di multa.
  • Claudio Lotito (presidente Lazio): 3 anni e 6 mesi e 10 000 euro di multa.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni e 6 mesi.
  • Sandro Mencucci (dirigente Fiorentina): 3 anni e 6 mesi.
  • Adriano Galliani (vicepresidente, amministratore delegato Milan e presidente LNP): 1 anno.
Arbitri
Assistenti
Designatori arbitrali e dirigenti FIGC

Secondo filone di indagini[modifica | modifica wikitesto]

La seconda sentenza fu pronunciata il 16 agosto 2006 e sanciva:

Società
  • Reggina: 15 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007 e ammenda di 100 000 euro.
  • Arezzo: 9 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007.
Dirigenti delle società
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni e 30 000 euro di ammenda.
  • Pasquale Foti (presidente Reggina): 2 anni e 6 mesi e 30 000 euro di ammenda al Milan.
Arbitri
Tesserati AIA

Sentenze di appello (Corte federale)[modifica | modifica wikitesto]

Primo filone di indagini[modifica | modifica wikitesto]

La Corte federale ha emesso la sua sentenza di appello il 25 luglio 2006 con i seguenti esiti:

Società
  • Juventus: retrocessione in Serie B con 17 punti di penalizzazione, revoca dello scudetto 2004-2005, non assegnazione dello scudetto 2005-2006, 120 000 euro di multa e tre giornate di squalifica del proprio campo.[4]
  • Fiorentina: 30 punti di penalizzazione nel campionato 2005-2006, 19 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007, 100 000 euro di multa e tre giornate di squalifica del proprio campo.
  • Lazio: 30 punti di penalizzazione nel campionato 2005-2006, 11 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007, 100 000 euro di multa e due giornate di squalifica del proprio campo.
  • Milan: 30 punti di penalizzazione nel campionato 2005-2006, 8 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007, 100 000 euro di multa e una giornata di squalifica del proprio campo.
Dirigenti delle società
Arbitri
Assistenti
Designatori arbitrali e dirigenti FIGC

In un secondo tempo su decisione della FIGC è stato assegnato lo scudetto per il campionato di calcio di Serie A 2005-2006 all'Inter: la FIGC ha infatti recepito il parere della commissione di tre saggi (composta da Gerhard Aigner, ex segretario generale della UEFA; Massimo Coccia, avvocato ed esperto di diritto sportivo; Roberto Pardolesi, Ordinario di diritto privato comparato), creata dal commissario straordinario della FIGC Guido Rossi per dirimere la questione dopo la non assegnazione del titolo alla Juventus.

Secondo filone di indagini[modifica | modifica wikitesto]

Per il secondo filone di indagini fu pronunciata il 26 agosto 2006 e sanciva:

Società
  • Reggina: 15 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007 e 100 000 euro di ammenda.
  • Arezzo: 6 punti di penalizzazione nel campionato 2006-2007.
Dirigenti società
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni e 30 000 euro di ammenda al Milan.
  • Pasquale Foti (presidente Reggina): 2 anni e 6 mesi e 30 000 euro di ammenda.
Arbitri
Tesserati AIA

Sentenze definitive (Camera di conciliazione e arbitrato presso il CONI)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle pesanti sanzioni inflitte dalla Corte federale della FIGC (ultimo grado di giudizio in seno alla Federcalcio) tutte le società e i tesserati presentarono ricorso alla Camera di conciliazione e arbitrato istituita presso il CONI. In nessun caso fu raggiunta la conciliazione e si dovette procedere caso per caso alla creazione di un comitato di arbitrato. In attesa che fossero chiarite le controversie la FIGC sospese le pene accessorie (multe e squalifiche del campo).

Solo la dirigenza della Juventus in un primo momento aveva invece presentato ricorso al TAR del Lazio, rischiando con ciò sanzioni da parte della FIGC per violazione della clausola compromissoria che vietava il ricorso alla giustizia ordinaria: la richiesta era la riassegnazione della Serie A (con penalizzazione massima di 20 punti) e la restituzione dei due scudetti revocati. Tale richiesta si basava sulla sproporzione tra la pena inflitta alla Juventus e a quelle inflitte alle altre formazioni coinvolte, sproporzione che era quantificata dai legali della società da una valutazione del danno economico arrecato dalla retrocessione quantificata in 130 milioni di euro. Attraverso una lettera Guido Rossi (commissario straordinario della FIGC) prendeva le distanze da quelle che erano le decisioni della società e annunciava col CONI una richiesta di risarcimento contro la Juventus «per aver danneggiato l'immagine del calcio italiano».

Dopo una trattativa tra il CONI, la FIGC e la dirigenza della Juventus il consiglio di amministrazione della Juventus decise di ritirare il ricorso al TAR ed evitando un possibile slittamento dell'inizio dei campionati di Serie A e B per cercare di ottenere anch'essa una riduzione della penalizzazione in sede di arbitrato sportivo. La retromarcia della dirigenza della Juventus fu dovuta anche alla minaccia da parte del presidente della FIFA Joseph Blatter di escludere da tutte le competizioni internazionali per club e per le rappresentative nazionali l'intera FIGC per cinque anni (i regolamenti internazionali prevedevano che se una squadra fa ricorso a un tribunale ordinario e la federazione di appartenenza non glielo impedisce quest'ultima è esclusa da tutte le competizioni estere).[5]

Il 27 ottobre 2006 la Camera di conciliazione e arbitrato del CONI diramò le definitive sanzioni nei confronti delle quattro società coinvolte nel primo filone di indagini, il 12 dicembre 2006 quelle delle altre due società, mentre le sanzioni nei confronti dei dirigenti furono diramate in varie date successive.

Società[modifica | modifica wikitesto]

  • Juventus: revoca del titolo di campione d'Italia 2004-2005 (confermata), non assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005-2006 (confermata), retrocessione all'ultimo posto nella Serie A 2005-2006 (confermata) e 9 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (invece dei 17 comminati dalla Corte federale).
  • Fiorentina: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati) e 15 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece dei 19 comminati dalla Corte federale).
  • Milan: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati) e 8 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (confermati).
  • Lazio: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati) e 3 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece degli 11 comminati dalla Corte federale).
  • Reggina: 11 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 e (invece dei 15 comminati dalla Corte Federale) e 100 000 euro di ammenda (confermati).
  • Arezzo: 6 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (confermati).

Dirigenti delle società[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Lotito (11 dicembre 2006): 4 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Adriano Galliani (18 dicembre 2006): 5 mesi (contro i 9 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Luciano Moggi (7 marzo 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente in quanto Luciano Moggi non è più tesserato federale).
  • Diego Della Valle (27 marzo 2007): 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Andrea Della Valle (27 marzo 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte federale).
  • Sandro Mencucci (27 marzo 2007): 1 anno e 5 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Antonio Giraudo (28 maggio 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente).
  • Leonardo Meani (28 maggio 2007): 2 anni e 2 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Pasquale Foti (5 giugno 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).

Arbitri[modifica | modifica wikitesto]

Designatori arbitrali e dirigenti FIGC[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Carraro (8 novembre 2006): ammenda di 80 000 euro (confermata la multa ma tolta la diffida).
  • Pierluigi Pairetto (28 marzo 2007): 2 anni e 6 mesi (contro i 3 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Innocenzo Mazzini (12 aprile 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
  • Tullio Lanese (6 luglio 2007): 1 anno (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte federale).
  • Gennaro Mazzei (11 giugno 2007): 2 anni (contro i 3 anni nella sentenza della Corte federale).

Radiazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 giugno 2011 a oltre quattro anni di distanza dalle sentenze definitive dell'arbitrato CONI la CDN della FIGC accolse le proposte di radiazione nei confronti di Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi (che un mese dopo avrebbero finito di scontare i cinque anni di inibizione). La tempistica così lunga fu dovuta alle modifiche intercorse nel frattempo nello statuto federale, che avevano trasferito il potere di decidere sulle proposte di radiazione dal presidente federale alla CDN (non senza polemiche). La «preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della FIGC» fu confermata anche nei successivi gradi di giudizio: il 9 luglio 2011 dalla Corte di giustizia federale[6][7] e il 4 aprile 2012 dall'Alta Corte di giustizia sportiva istituita presso il CONI.[8] Il 3 agosto 2012 la III sezione del TAR del Lazio ha respinto le richieste con cui Moggi sollecitava la sospensione del provvedimento dell'Alta Corte di giustizia del CONI.[9]

Situazione dopo la sentenza del CONI[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle sentenze il quadro dei campionati di Serie A e B nella stagione 2006-2007 si presentava così:

Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze delle sanzioni sportive relative a Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Per la Juventus la retrocessione in Serie B fu la prima della sua storia. Il ritorno matematico in Serie A avvenne il 19 maggio 2007 dopo avere sconfitto l'Arezzo in trasferta per 5-1 nella quartultima giornata del campionato.
  • Nonostante i 30 punti di penalizzazione il Milan riuscì successivamente a qualificarsi alla Champions League 2006-2007 e a vincerla, sia pur partendo dal preliminare estivo. Tuttavia la UEFA espresse molte perplessità sulla possibilità di fare partecipare a una competizione internazionale un club coinvolto in uno scandalo.[10]
  • Senza i 15 punti di penalizzazione la Fiorentina avrebbe concluso la stagione al terzo posto invece che al sesto e si sarebbe qualificata ai preliminari di Champions League davanti a Milan (quarto con 69 punti senza i -8) e Lazio, partita con -11 e rimasta -3 dopo la sentenza del CONI, che invece avrebbe disputato la Coppa UEFA.
  • Senza penalizzazione la Reggina avrebbe concluso il campionato all'ottavo posto. Da ricordare però che la Reggina era partito da -15, ma ebbe uno sconto di quattro punti grazie alla sentenza del CONI a campionato in corso. Con quei quattro punti di penalizzazione in più sarebbe retrocessa in Serie B al posto del Chievo.
  • Senza i punti di penalizzazione l'Arezzo sarebbe arrivato a metà classifica e sarebbe retrocesso direttamente in serie Lega Pro Prima Divisione lo Spezia, con Verona e Cesena che avrebbero fatto disputato gli spareggi.

Calciopoli bis[modifica | modifica wikitesto]

Le nuove intercettazioni e l'istanza della Juventus contro lo scudetto assegnato a tavolino[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 2010 e il 2011 il procuratore federale Stefano Palazzi effettuò nuove indagini relative alle ulteriori intercettazioni telefoniche emerse durante il procedimento penale in corso presso il tribunale di Napoli e giudicate non rilevanti nel processo sportivo del 2006.[11][12] Inoltre sempre alla luce del nuovo materiale probatorio la Juventus presentò il 10 maggio 2010 un'istanza ai presidenti di CONI e FIGC, alla procura federale e al procuratore federale capo per chiedere la revisione della decisione di assegnare il titolo di campione d'Italia 2005-2006 all'Inter e pertanto la revoca della medesima assegnazione.[13]

La relazione di Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

A chiusura delle indagini Palazzi trasmise alla FIGC una relazione,[14] resa pubblica il 1º luglio 2011 e nella quale venivano contestate violazioni a diversi tesserati, molti dei quali non coinvolti nel provvedimento sportivo del 2006. In particolare risultarono coinvolti per violazioni all'articolo 6 dell'allora vigente Codice di giustizia sportiva (CGS) il Livorno e l'Inter, più altre nove società (oltre alla succitata Inter) per violazioni dell'articolo 1 CGS, ovvero Chievo, Cagliari, Empoli, Livorno, Milan, Palermo, Reggina, Vicenza, Brescia e Udinese.[15] Nel caso dell'Inter (quello che ebbe il maggior risalto mediatico) erano coinvolti l'allora presidente Giacinto Facchetti e nel frattempo scomparso, oltre all'azionista di riferimento, nonché che predecessore e successore di Facchetti alla presidenza Massimo Moratti. Nella relazione la procura federale contestava l'illecito sportivo[16] a Facchetti e per illustrare le motivazioni della decisione sull'istanza della Juventus presumeva che anche le condotte messe in atto dai vertici del Inter avessero violato gli articoli 1 e 6 del vecchio CGS, in quanto dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale. Tuttavia il procuratore federale contestualmente rilevò la sopraggiunta prescrizione di tutte le violazioni contestate sia ai dirigenti dell'Inter sia agli altri soggetti oggetto di indagine (tra i quali il presidente del Cagliari Massimo Cellino, il presidente del Chievo Luca Campedelli, l'ex dirigente del Palermo Rino Foschi, l'ex dirigente del Vicenza Sergio Gasparin, l'ex collaboratore del Brescia e della Lazio Nello Governato, il presidente dell'Empoli Fabrizio Corsi e l'ex allenatore dell'Udinese Luciano Spalletti).[16]

La non competenza della giustizia sportiva su Calciopoli bis[modifica | modifica wikitesto]

Conseguentemente alla prescrizione dei fatti[16][17][18] il 18 luglio il Consiglio federale della FIGC approvò a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete e rigettò l'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto presentata dalla Juventus per mancanza dei presupposti giuridici. Tuttavia lo stesso Abete dichiarò alla stampa che avrebbe preferito vedere l'Inter rinunciare alla prescrizione,[19][20] una possibilità esplicitata anche dal procuratore Palazzi nella sua relazione.[21] Durante il Consiglio federale fu letto anche un messaggio dell'ex commissario della FIGC Guido Rossi che spiegava come in occasione dell'assegnazione dello scudetto 2005-2006 all'Inter la FIGC non potesse essere a conoscenza delle intercettazioni telefoniche riguardanti la sua dirigenza, venute alla luce successivamente al processo di Napoli.[19] Il presidente della Juventus Andrea Agnelli criticò duramente la mancata presa di posizione della FIGC, accusandola di «disparità di trattamento» in situazioni analoghe e in una conferenza stampa il 10 agosto a Roma annunciò il ricorso al TNAS contro la delibera del Consiglio federale,[22] dichiarando inoltre che la società era pronta a perseguire anche la via della giustizia ordinaria qualora non avesse ottenuto soddisfazione neanche dall'organo di giustizia del CONI.[23][24] In effetti lo stesso TNAS ammise in due distinti momenti la propria incompetenza sul ricorso presentato dalla Juventus: il 9 settembre 2011 il tribunale (pur dichiarandosi competente a decidere su parte del ricorso) per bocca del suo presidente dichiarò la non competenza circa la richiesta economica di risarcimento danni,[25][26] mentre il 15 novembre dello stesso anno il collegio arbitrale, acquisite le memorie della Juventus e delle controparti FIGC e Inter, dichiarò la non competenza del TNAS anche in merito alla delibera del Consiglio federale della FIGC del 18 luglio precedente.[27][28][29]

Il «tavolo della pace» e i ricorsi della Juventus alla giustizia ordinaria[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo al risarcimento dei danni che sarebbero stati causati dalla disparità di trattamento tra i fatti del 2006 e quelli del 2011 il 14 novembre 2011 la Juventus presentò ricorso contro FIGC e Inter al TAR del Lazio, basandosi anche sulla sentenza penale di primo grado del tribunale di Napoli che pur infliggendo pesanti condanne a Moggi e Giraudo escludeva responsabilità dirette e oggettive della società. Il presunto danno subito fu quantificato dalla Juventus in circa 444 milioni di euro. Il ricorso al tribunale amministrativo suscitò le dure reazioni del presidente FIGC Giancarlo Abete e soprattutto del presidente CONI Gianni Petrucci, che parlò esplicitamente di «doping legale» pur senza citare la Juventus.

In una conferenza stampa il 16 novembre il presidente della Juventus Andrea Agnelli replicò con toni distensivi, proponendo a Petrucci di convocare un tavolo di discussione tra le parti per dirimere la questione. Petrucci accolse positivamente la proposta (per altro già avanzata alcuni mesi prima dal presidente della Fiorentina Diego Della Valle), convocando per il 14 dicembre quello che i giornali battezzarono immediatamente «tavolo della pace». Le speranze di una soluzione pacifica della querelle furono però disattese: il tavolo, cui parteciparono Agnelli, Moratti, Galliani, Diego Della Valle più il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, oltre agli stessi Petrucci e Abete, al segretario generale del CONI Raffaele Pagnozzi e al vicepresidente FIGC Antonello Valentini, si risolse in una riunione di oltre cinque ore al termine delle quali Petrucci e Abete dovettero ammettere che le posizioni erano rimaste distanti e che le ferite di Calciopoli erano tutt'altro che rimarginate. Nei giorni immediatamente successivi al tavolo si susseguirono diverse indiscrezioni circa il mancato accordo tra le parti sulla stesura di un documento su Calciopoli e si registrò l'iniziativa personale di Diego Della Valle che sporse denuncia nei confronti dell'ex commissario straordinario FIGC Guido Rossi. Il 10 febbraio 2012 la Juventus impugnò davanti alla Corte di appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.

I pronunciamenti della giustizia ordinaria arrivarono dopo quasi cinque anni e furono entrambi negativi per la Juventus: la sentenza del 18 luglio 2016 del TAR del Lazio (resa pubblica il successivo 6 settembre) respinse la richiesta di risarcimento danni contro FIGC e Inter. Il 22 novembre 2016[30] toccò invece alla Corte di appello di Roma respingere la richiesta di revoca all'Inter dello scudetto 2005-2006. In entrambi i casi le motivazioni furono sostanzialmente tecniche: il TAR del Lazio chiarì di non potersi pronunciare su una materia per la quale la Juventus aveva già presentato e poi ritirato un ricorso al TAR medesimo nel 2006, accettando quindi implicitamente le sentenze definitive della Camera di conciliazione e arbitrato CONI, mentre la Corte di appello invece dichiarò la propria incompetenza in materia di assegnazione e revoca di titoli sportivi. Ciononostante dopo oltre dieci anni la storia di Calciopoli non si è ancora conclusa: a fine ottobre 2016[31] la Juventus ha impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza del TAR, aggiornando la richiesta di risarcimento danni contro la FIGC e l'Inter a 581 milioni di euro.

I processi penali[modifica | modifica wikitesto]

Dallo scandalo del 2006 hanno avuto origine due procedimenti penali: quello riguardante Calciopoli vera e propria presso il tribunale di Napoli e quello riguardante l'agenzia di procuratori sportivi GEA World presso il tribunale di Roma. Un terzo filone di indagini, reso noto nello stesso periodo da parte della procura di Udine e riguardante scommesse sportive illecite col presunto coinvolgimento anche di calciatori, tra cui il portiere della Juventus e della nazionale Gianluigi Buffon, si chiuse invece col proscioglimento di tutti gli indagati. Tuttavia l'esplosione di tre scandali contemporanei nel maggio 2006, tutti coinvolgenti più o meno direttamente la Juventus (nell'indagine sulla GEA erano coinvolti Luciano Moggi e suo figlio Alessandro, nonché Davide Lippi, figlio dell'allora commissario tecnico della nazionale Marcello, ex allenatore della Juventus), colpì notevolmente l'opinione pubblica alla vigilia del mondiale di Germania e non mancarono giornali e televisioni che chiedevano più o meno esplicitamente l'allontanamento di Lippi e dei calciatori della Juvetus (in particolare Buffon, Cannavaro e Del Piero) prima della manifestazione iridata che sarebbe stata poi vinta dalla stessa Italia.

Processo GEA World[modifica | modifica wikitesto]

Nel processo GEA a Roma erano coinvolti Luciano e Alessandro Moggi, Davide Lippi, Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. L'accusa era quella di «associazione a delinquere» e «violenza privata» (quest'ultima riguardava soltanto i Moggi) e i pubblici ministeri Luca Palamara e Maria Cristina Palaia a conclusione delle indagini svolte dal colonnello Giuseppe Magliocco della Guardia di Finanza di Roma avevano richiesto 6 anni di reclusione per Luciano Moggi, 5 per il figlio e da 1 a 2 anni per tutti gli altri.

L'8 gennaio 2009 arrivò la sentenza di 1º grado: Luciano Moggi fu condannato a 1 anno e 6 mesi di carcere, il figlio Alessandro a 1 anno e 2 mesi, mentre gli altri quattro imputati furono assolti, in quanto era caduta l'accusa di associazione a delinquere che riguardava tutti, rimanendo in piedi solo quella di violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi e Nicola Amoruso.

Il 25 marzo 2011 arrivò la sentenza di 2º grado: la prima sezione penale della Corte d'appello di Roma ridusse ulteriormente le pene per Luciano Moggi (un anno di reclusione per violenza privata) e il figlio Alessandro (5 mesi di reclusione per tentata violenza privata), mentre furono inoltre confermate le assoluzioni già decise in primo grado per gli altri imputati. Le riduzioni di pena per i Moggi derivavano dalla prescrizione dell'episodio relativo alla procura di Nicola Amoruso. Inoltre Luciano Moggi fu condannato a pagare circa diecimila euro di spese processuali e a risarcire dei danni la parte civile di Stefano Antonelli in separata sede e la FIGC. L'avvocato Matteo Melandri, legale di Luciano Moggi, annunciò il ricorso in Cassazione.

Il processo alla GEA World si è chiuso il 15 gennaio 2014 con la conferma della sentenza di assoluzione emessa nei due gradi precedenti del processo ordinario, della società dall'accusa di «associazione per delinquere» e l'annullamento «per non corretta applicazione della norma» senza rinvio per prescrizione del verdetto di condanna in secondo grado a Luciano e Alessandro Moggi per violenza privata.[32]

Va ricordato che a livello sportivo la FIGC non ha mai aperto un'inchiesta federale sulla GEA e di conseguenza non è stato preso alcun provvedimento disciplinare riguardo a questa vicenda.

Processo di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il processo di Napoli iniziò nell'autunno 2008 per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato (tra i quali Antonio Giraudo e Tullio Lanese) e a gennaio 2009 per tutti gli altri. L'accusa più grave era quella di «associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva». Il 24 marzo 2009 i giudici confermarono Napoli come sede del processo, estromettendo tutte le parti civili, tra le quali anche una società editrice romana che aveva stampato oltre un milione di figurine sul presupposto che lo scudetto era stato vinto lecitamente.[33] Il 14 dicembre 2009 furono emesse le sentenze relative agli imputati che avevano scelto il rito abbreviato e quattro furono le condanne: 3 anni di reclusione per l'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo, 2 anni e 4 mesi per l'ex arbitro Tiziano Pieri (poi assolto nel secondo grado di giudizio) e 2 anni ciascuno per l'altro ex arbitro Paolo Dondarini e per l'ex presidente dell'AIA Tullio Lanese. Sette invece gli imputati assolti: l'arbitro Gianluca Rocchi, gli ex arbitri Domenico Messina, Marco Gabriele e Stefano Cassarà, oltre agli ex assistenti Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.

Il processo con rito ordinario si concluse l'8 novembre 2011 con la condanna di altri sedici imputati: 5 anni e 4 mesi di reclusione per promozione della associazione a delinquere per l'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi (che ha avuto anche il Daspo di 5 anni e l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), 3 anni e 8 mesi per l'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo (più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), 2 anni e 2 mesi per l'ex vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini (questi ultimi due ritenuti anch'essi colpevoli di promozione dell'associazione), 1 anno e 11 mesi ciascuno per l'altro ex designatore Pierluigi Pairetto e per l'ex arbitro Massimo De Santis, 1 anno e 8 mesi per l'altro ex arbitro Salvatore Racalbuto, 1 anno e 6 mesi (più ammenda di 30 000 euro) per il presidente della Reggina Pasquale Foti, 1 anno e 5 mesi ciascuno per altri due ex arbitri, Paolo Bertini e Antonio Dattilo, 1 anno e 3 mesi ciascuno (più 25.000 euro di multa) per i dirigenti Claudio Lotito (presidente della Lazio), Andrea e Diego Della Valle (ex presidente e proprietario della Fiorentina) e Sandro Mencucci (amministratore delegato della Fiorentina), 1 anno ciascuno (più 20 000 euro di multa) per l'ex collaboratore del Milan e accompagnatore ufficiale degli arbitri[34] Leonardo Meani e gli ex assistenti arbitrali Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio. Otto gli imputati assolti: l'ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, l'ex arbitro Pasquale Rodomonti, gli ex assistenti Marcello Ambrosino, Silvio Gemignani ed Enrico Cennicola, l'ex designatore degli assistenti Gennaro Mazzei, l'ex segretaria della CAN A-B Maria Grazia Fazi e l'ex giornalista Rai Ignazio Scardina. Escluse invece tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus, citata al processo come parte civile, in quanto la corte considerò che il club non era responsabile a titolo oggettivocivile nella vicenda.[35][36] Sulla base della sentenza e dei contemporanei sviluppi del suo ricorso al TNAS contro la mancata revoca dello Scudetto 2005-2006 all'Inter il 14 novembre la Juventus annunciò il ricorso al TAR del Lazio contro la FIGC e l'Inter per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni subiti dalle sentenze sportive del 2006.

Il processo di appello per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato si è concluso il 5 dicembre 2012 con la condanna per Antonio Giraudo a 1 anno e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e l'assoluzione degli altri imputati: Tiziano Pieri, che ha rinunciato alla prescrizione, Paolo Dondarini e Tullio Lanese, oltre a coloro che erano stati già assolti in primo grado e per i quali l'accusa aveva impugnato la sentenza[37].

Il 17 dicembre 2013 in secondo grado Moggi è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione e Pairetto e Mazzini sono stati condannati e 2 anni ciascuno per essere i promotori dell'associazione a delinquere, mentre gli episodi di frode sportiva per cui erano imputati sono stati dichiarati prescritti. Massimo De Santis, Antonio Dattilo e Paolo Bertini hanno rinunciato alla prescrizione: il primo è stato condannato a 1 anno di reclusione, gli altri due a 10 mesi. Per quanto riguarda Racalbuto, Lotito, i fratelli Della Valle, Mencucci, Foti, Meani, Puglisi e Titomanlio è stata dichiarata la prescrizione dei reati a loro imputati. Sono stati accolti gli appelli del pubblico ministero nei confronti di Fabiani e di Mazzei, rispettivamente per associazione per delinquere e per un episodio di frode sportiva, ma i loro reati sono stati dichiarati prescritti. Sono state confermate le assoluzioni della Fazi, di Scardina e di Rodomonti. Per Bergamo la Corte di appello ha annullato la precedente sentenza di condanna e ha ordinato lo svolgimento di un nuovo procedimento giudiziario in quanto è stato violato il diritto di difesa rifiutando l'istanza di legittimo impedimento presentata dal suo avvocato Morescanti quando era incinta. La Corte di appello ha sancito inoltre che nella vicenda non emersero danni diretti contro il Brescia, il Lecce, l'Atalanta, il Bologna e la società Fallimento Victoria 2000, essendo respinti tutte le loro richiesta per danni in ragione a che nessuna partita del campionato 2004-2005 fu alterata da episodi non calcistici,[38][39] confermando l'estraneità della società Juventus – ritenuta dai citati club sportivi come responsabile dai danni subiti nei loro confronti – sia a titolo oggettivo sia civile nella vicenda, già sancita nel processo in primo grado.[40]

Il 24 marzo 2015 la Corte di cassazione ha annullato le condanne precedentemente stabilite in fase di appello per quanto riguarda l'oggetto di «associazione a delinquere» per Moggi, Giraudo, Pairetto e Mazzini senza rinvio in appello per sopraggiunta prescrizione dei reati contestati.[41] A Moggi inoltre sono stati annullati due verdetti collegati all'imputazione di «frode sportiva» per insussistenza dei reati.[41] Per quanto riguarda la maggior parte delle imputazioni di «frode sportiva», che erano già estinte, il loro ricorso è stato rigettato. Tra coloro che hanno rinunciato alla prescrizione è stata confermata la condanna in secondo grado a De Santis (1 anno), mentre sono stati annullati su richiesta del procuratore generale i verdetti di condanna a Bertini e Dattilo per insussistenza delle frodi sportive a loro contestate in concorso con Moggi e per il reato associativo.[41] Sono stati rigettati i ricorsi di Racalbuto, di Mazzei, di Foti, di Lotito, dei fratelli Della Valle e di Mencucci, le cui imputazioni erano già state prescritte in appello. È stato anche dichiarato inammissibile il ricorso della procura contro le assoluzioni in fase precedente degli arbitri Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e Tiziano Pieri e dell'ex presidente dell'AIA Tullio Lanese. Infine la Cassazione ha respinto tutti i ricorsi riguardanti le richieste per danni presentate in tribunale dal Brescia, dal Lecce, dall'Atalanta, dal Bologna e dalla società Fallimento Victoria 2000, confermando le motivazioni attestate nei corrispondenti verdetti pubblicati alla fine delle due fasi precedenti.[41]

Sentenze in Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Tullio Lanese: conferma del verdetto assolutorio in secondo grado in rito abbreviato per il reato di «associazione a delinquere».[42]
  • Paolo Dondarini: conferma del verdetto assolutorio in secondo grado in rito abbreviato per il reato di «frode sportiva».[42]
  • Tiziano Pieri: conferma del verdetto assolutorio in secondo grado in rito abbreviato per i reati di «associazione a delinquere» e di «frode sportiva».[42]
  • Gianluca Rocchi: conferma del verdetto assolutorio in secondo grado in rito abbreviato per il reato di «frode sportiva».[42]
  • Claudio Lotito: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Andrea Della Valle: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Diego Della Valle: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Sandro Mencucci: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Pasquale Foti: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Gennaro Mazzei: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione del reato di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Salvatore Racalbuto: rigetto del ricorso contro il verdetto di secondo grado, essendo dichiarata l'estinzione per prescrizione dei reati di «associazione a delinquere» e di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2012).[42]
  • Luciano Moggi: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado senza rinvio per essere estinto per prescrizione il reato di «associazione per delinquere» (sopraggiunta nel 2014) e di due imputazioni di «frode sportiva» per insussistenza del reato e rigetto del ricorso per alcune imputazioni di «frode sportiva», reati estinti per prescrizione nel 2012.[42]
  • Antonio Giraudo: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado in rito abbreviato senza rinvio per essere estinto per prescrizione i reati di «associazione per delinquere» e di «frode sportiva» (sopraggiunta nel 2014).[42]
  • Pierluigi Pairetto: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado senza rinvio per essere estinto per prescrizione il reato di «associazione per delinquere» (sopraggiunta nel 2014) e rigetto del ricorso per alcune imputazioni di «frode sportiva», estinte per prescrizione nel 2012.[42]
  • Innocenzo Mazzini: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado senza rinvio per essere estinto per prescrizione il reato di «associazione per delinquere» (sopraggiunta nel 2014) e rigetto del ricorso per alcune imputazioni di «frode sportiva», estinte per prescrizione nel 2012.[42]
  • Massimo De Santis: conferma del verdetto di condanna in secondo grado per i reati di «associazione per delinquere» e di «frode sportiva» (pena di un anno di reclusione sospesa dalla Cassazione).[42]
  • Paolo Bertini: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado per i reati di «associazione per delinquere» e di «frode sportiva» per insussistenza dei reati.[42]
  • Antonio Dattilo: annullamento del verdetto di condanna in secondo grado per i reati di «associazione per delinquere» e di «frode sportiva» per insussistenza dei reati.[42]

Il 9 settembre 2015 sono state rese note le motivazioni dei verdetti: secondo la Cassazione Moggi è stato «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza (la Juventus)» e ha anche ottenuto «vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)». Dai giudizi di Moggi in televisione e sui media «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». L'associazione per delinquere diretta da Moggi «era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta». Per quanto riguarda Massimo De Santis i tabulati telefonici dimostrarono i «numerosi contatti in coincidenza con le partite per le quali era stato designato» tra l'ex arbitro internazionale e Luciano Moggi, «a riprova degli strettissimi rapporti tra la sudditanza e la complicità intercorrenti tra i due». Per quello che concerne invece i rapporti i rapporti intrattenuti dai vertici della Fiorentina con Luciano Moggi, Diego e Andrea Della Valle e Sandro Mencucci recandosi «a Canossa» da Moggi si «accostano a quel sistema di potere che li aveva emarginati e in definitiva danneggiati: non dunque con il proposito di garantirsi l'imparzialità delle decisioni arbitrali per riparare ai presunti torti subiti in precedenza (ritenuti alla base della deficitaria situazione in classifica), ma una sorta di accondiscendenza verso un sistema di potere che li garantisse per il futuro attraverso scelte arbitrali oculate pilotate dal gruppo di potere operante in parte in seno alla FIGC (i vertici arbitrali e Mazzini) ed in parte estraneo all'ente (Moggi), tra loro in perfetta simbiosi». Riguardo a Claudio Lotito la Cassazione rilevò una «congerie di telefonate compromettenti» e di «prove inequivocabili» delle «pressioni» da lui esercitate «sul mondo arbitrale in un contesto di lotte intestine per la nomina a presidente della FIGC tra l'uscente Franco Carraro e l'aspirante emergente Giancarlo Abete» per assicurarsi il «salvataggio» della Lazio. Inoltre la Cassazione rilevò come la «predisposizione delle griglie arbitrali» era «manovrata» dal designatore dei direttori di gara Pierluigi Pairetto insieme al suo collega Paolo Bergamo e «con la partecipazione di Luciano Moggi e Antonio Giraudo».[43][44]

La sentenza della Corte dei conti[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre 2012 la Corte dei conti ha condannato gli arbitri coinvolti nello scandalo a risarcire la FIGC con l'accusa di danno all'immagine. Qualora la condanna dovesse diventare definitiva complessivamente la FIGC incasserebbe quasi 4 milioni di euro (esattamente 3,97). La condanna ha riguardato quattordici persone: la richiesta più pesante (1 milione di euro) sarebbe per Paolo Bergamo, ex arbitro e designatore, mentre l'altro designatore Pierluigi Pairetto dovrebbe versare 800.000 euro. L'ex vicepresidente della FIGC Innocenzo Mazzini dovrebbe invece risarcire 700.000 euro. Tra le altre pene spiccavano i 500.000 euro inflitti a Tullio Lanese e a Massimo De Santis e i 100.000 euro a Salvatore Racalbuto. Gli interessati hanno la possibilità di presentare ricorso.[45]

Altri procedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2007 venne fuori un secondo filone d'inchiesta basato sul traffico di schede telefoniche svizzere (SIM) tra Luciano Moggi, Mariano Fabiani (ex direttore sportivo del Messina) e alcuni arbitri che riguardavano la stagione 2004-2005.[46] Al termine dell'inchiesta portata avanti dalla FIGC la Juventus e il Messina patteggiarono e vennero multate rispettivamente di 300.000 euro (divisi in tre rate da 100.000 euro annui) e di 60.000 euro (da versare alla FIGC), mentre gli arbitri coinvolti (Paolo Bertini, Gianluca Paparesta e Tiziano Pieri) sospesi in via cautelare nell'aprile 2007 (quindi per tutta la stagione 2007-2008) in attesa di chiarire le loro posizioni vennero sospesi in maniera definitiva dall'AIA nel luglio 2008 e Mariano Fabiani fu squalificato per 4 anni.[47]

Il 14 maggio 2009 il Giudice di pace di Lecce, Cosimo Rochira, si è pronunciato sul ricorso presentato da un gruppo di abbonati del Lecce, i quali chiedevano 165,78 euro di danni a Luciano Moggi e Massimo De Santis come risarcimento per avere pagato e presenziato a due partite sanzionate dal giudizio sportivo: Lecce-Fiorentina e Lecce-Juventus. Rochira ha respinto il ricorso presentato dai tifosi del Lecce.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

In base a quanto emerse da un sondaggio della società Demos & Pi pubblicato nel settembre 2011 sul quotidiano la Repubblica il 56,5% del campione esaminato era scettico sulla regolarità delle decisioni prese dalla giustizia sportiva, mentre il 24,9% giudicava lo scandalo Calciopoli «come un caso di giustizia sportiva che ha portato alle giuste decisioni». Inoltre il 43,5% del citato campione sosteneva che il titolo di campione d'Italia 2005-2006 «non [dovesse] essere assegnato a nessuno», a fronte di un 33,7% che riteneva che tale scudetto dovesse rimanere all'Inter o essere attribuito ad altre squadre.[48]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fulvio Bianchi, Calciopoli, ecco tutte le motivazioni. «Ma non è stato un colpo di spugna...», in la Repubblica, 4 agosto 2006. URL consultato il 21 giugno 2014.
  2. ^ Pierluigi Panza, A Sinistra l' Amnistia Diventa «Idiozia», in Corriere della Sera, 8 luglio 2006. (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2014).
  3. ^ La Gazzetta dello Sport, Le 19 partite di A sotto inchiesta, gazzetta.it. URL consultato il 27 ottobre 2012.
  4. ^ Le giornate di squalifica per tutti i campi furono successivamente revocate.
  5. ^ Giuseppe Toti, Guido Rossi avverte: «Fuori dall'Europa chi ricorre al Tar», in Corriere della Sera, 10 agosto 2006, p. 47. (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  6. ^ Sentenza d'appello per Moggi, Giraudo, Mazzini (PDF), in figc.it, Federazione Italiana Giuoco Calcio. URL consultato il 9 luglio 2011.
  7. ^ Moggi, niente retromarcia, in sportmediaset.it, Sport Mediaset. URL consultato il 9 luglio 2011.
  8. ^ L'Alta corte Coni conferma: Moggi, Giraudo e Mazzini radiati dal mondo del calcio, il Giornale, 4 aprile 2012.
  9. ^ Calciopoli, Tar conferma la radiazione a Moggi, Corriere dello Sport, 4 aprile 2012. URL consultato il 4 aprile 2012.
  10. ^ Fabio Monti, Milan ammesso in Champions ma con diffida: «Vi sorvegliamo», in Corriere dello Sport, 3 agosto 2006, p. 44. (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  11. ^ CALCIOPOLI Scossa Moggi Ammesse altre 74 telefonate, in La Gazzetta dello Sport. URL consultato il 5 luglio 2011.
  12. ^ La Figc valuterà le intercettazioni, in La Gazzetta dello Sport. URL consultato il 5 luglio 2011.
  13. ^ La Juventus chiede la revoca dello scudetto, su juventus.com, Juventus. URL consultato il 5 luglio 2011.
  14. ^ Relazione, La Gazzetta dello Sport (PDF)
  15. ^ (EN) Carlo Garganese, Revealed: Inter will almost certainly be stripped of 2006 Scudetto, in goal.com, 5 luglio 2011. URL consultato il 5 luglio 2011.
  16. ^ a b c "Illecito sportivo dell'Inter". Ecco le carte di Palazzi, gazzetta.it, 4 luglio 2011.
  17. ^ La prescrizione salva l'Inter. Facchetti, fu illecito sportivo, repubblica.it, 4 luglio 2011.
  18. ^ Inter, fu illecito sportivo. “Telefonate per assicurarsi un vantaggio”, ilfattoquotidiano.it, 4 luglio 2011.
  19. ^ a b Inter, no alla revoca dello scudetto 2006. Abete: ma doveva rifiutare la prescrizione, Corriere dello Sport, 18 luglio 2011.
  20. ^ Nicola Melillo, Lo scudetto 2006 resta all'Inter. Abete: "Mi aspettavo passo indietro", gazzetta.it, 18 luglio 2011.
  21. ^ Palazzi: «Per l'Inter era illecito sportivo», Corriere dello Sport, 4 luglio 2011.
    «L'Inter, alla quale è stato assegnato lo scudetto del 2006 revocato alla Juventus, violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, quello sugli illeciti. È questo il convincimento espresso dal procuratore federale, Stefano Palazzi, nelle conclusioni accluse al dispositivo sull'inchiesta aperta "non appena avuta notizia dei nuovi fatti emersi e dunque prima dell'esposto presentato dalla Juventus [...] I fatti sono prescritti, ma alla prescrizione si può rinunciare", ribadisce il procuratore federale».
  22. ^ Andrea Arzilli, Agnelli attacca l'Inter: «Lo scudetto dei prescritti», in Corriere della Sera, 11 agosto 2011, p. 45. (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2015).
  23. ^ Dario Pelizzari, Juventus contro Inter, Agnelli: “Rivogliamo lo scudetto del 2006″, ilfattoquotidiano.it, 10 agosto 2011.
  24. ^ Andrea Bonino, Agnelli: "2006 scudetto dei prescritti". Moratti: "Spero vada presto in vacanza", gazzetta.it, 10 agosto 2011.
  25. ^ Fabio Monti, Sì all'arbitrato chiesto dalla Juve sulla revoca del titolo 2006 all'Inter, in Corriere della Sera, 10 settembre 2011, p. 65. (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2015).
  26. ^ Andrea Pugliese, Calciopoli, Tnas: alla Juve il primo round, in La Gazzetta dello Sport, 10 settembre 2011.
  27. ^ Scudetto 2006, Tnas incompetente, sportmediaset.mediaset.it, 15 novembre 2011.
  28. ^ Roberto Perrone, Tribunale «incompetente», scudetto '06 resta all'Inter, in Corriere della Sera, 16 novembre 2011, p. 59. (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2015).
  29. ^ Dario Pelizzari, Agnelli e la Juve salutano lo scudetto 2006. Il Tnas dichiara la propria incompetenza, ilfattoquotidiano.it, 16 novembre 2011.
  30. ^ CALCIOPOLI: respinto il ricorso della Juve, lo scudetto 2006 resta all'Inter
  31. ^ La Juventus riporta la Figc in tribunale: vuole 581 milioni per Calciopoli, in La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 31 dicembre 2016.
  32. ^ Processo Gea, scatta la prescrizione per le condanne a Moggi e al figlio, La Stampa, 15 gennaio 2014.
  33. ^ Calciopoli, processo resta a Napoli. Estromesse le parti civili
  34. ^ Dichiarazione rilasciata dal Sig. Leonardo Meani (PDF), download.ju29ro.com.
  35. ^ Calciopoli, tutti colpevoli
  36. ^ La Juve guarda oltre Calciopoli: ora parità di trattamento
  37. ^ Calciopoli: Giraudo condannato Un anno e 8 mesi in appello - La Gazzetta dello Sport
  38. ^ Corte d'Appello di Napoli, Sez. VI Penale, Sentenza n. 6566/2013 (PDF), pp. 199; 200-202. URL consultato il 21 giugno 2014.
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  40. ^ Corte d'Appello di Napoli, Sez. VI Penale, Sentenza n. 6566/2013 (PDF), p. 196. URL consultato il 21 giugno 2014.
  41. ^ a b c d La Cassazione su Calciopoli: "Prescritti Moggi e Giraudo", La Gazzetta dello Sport, 24 marzo 2015
  42. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Sentenza n. 1857/2015 - P.Q.M, pp. 139-141, Corte suprema di cassazione (PDF)
  43. ^ Calciopoli, Cassazione: "Arbitri, tv, designatori: Moggi comandava tutto", la Repubblica, 9 settembre 2015
  44. ^ Sentenza n. 1857/2015, Corte suprema di cassazione (PDF)
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  46. ^ Hanno usato male le schede
  47. ^ Alessandro Bocci, Arbitri, rosa ridotta Paparesta «dismesso», in Corriere della Sera, 5 luglio 2008, p. 49. (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  48. ^ (PDFXXXI Osservatorio sul Capitale Sociale degli Italiani – Gli italiani e il calcio (PDF), Demos & Pi, 8 settembre 2011, pp. 4, 14-15. URL consultato il 28 ottobre 2011.

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