Piazza San Carlo

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Piazza San Carlo
Turin piazza san carlo 2009.JPG
Piazza San Carlo nei pressi del Caval ëd Bronz
Nomi precedenti Piazza Reale (place Royale)
Piazza d'armi
Place Napoléon
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Turin coat of arms.svg Torino
Circoscrizione Circoscrizione 1.png I Circoscrizione
Quartiere Centro storico
Codice postale 10121 (n.i civici pari)
10123 (n.i civici dispari)
Collegamenti
Luoghi d'interesse
Mappa

Coordinate: 45°04′03.72″N 7°40′57.25″E / 45.0677°N 7.68257°E45.0677; 7.68257

Piazza San Carlo è una delle più importanti piazze del centro storico di Torino. Spesso soprannominata dai torinesi il "salotto" della città, è inserita all'interno dell'asse viario di via Roma, che la collega a piazza Castello e a piazza Carlo Felice.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi di piazza San Carlo

Di forma rettangolare, è lunga 168 metri e larga 76, con superficie di 12.768 metri quadrati; l'aspetto attuale risale al XVII secolo su progetto di Carlo di Castellamonte, poi ulteriormente arricchita dall'intervento di Benedetto Alfieri di un secolo dopo. Al centro si erge il monumento equestre ad Emanuele Filiberto, opera di Carlo Marochetti del 1838, detta Caval ëd Bronz che raffigura il duca nell'atto d'inguainare la spada dopo la vittoria di San Quintino. È circondata dai seguenti edifici storici:

  • lato maggiore orientale: Palazzo Solaro del Borgo, lungo palazzo a tre piani, con elegante facciata e porticati a unico disegno seicentesco di Castellamonte per il marchese De Senantes, poi rimaneggiato da Benedetto Alfieri nel 1753 per gli Isnardi di Caraglio, quindi venduto nel 1770 alla famiglia Asinari di Bernezzo, che lo rivendettero, a loro volta nel 1782, ai Solaro del Borgo. Oggi è utilizzato come albergo e come sede della società filarmonica torinese.
  • lato maggiore occidentale: Palazzo Guido Villa,Turinetti di Pertengo o De Felicon, anch'esso lungo palazzo a tre piani, con stessa elegante facciata e porticati su disegno di Castellamonte per il Marchese Guido Villa. L'ala verso via Santa Teresa fu successivamente venduta ai marchesi Turinetti di Pertengo, quindi colpita più volte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente restaurata dal facoltoso Renant De Felicon. Oggi il palazzo ospita alcuni uffici di Intesa Sanpaolo e la scuola privata di lingua tedesca Goethe-Institut di Torino.
  • lato minore nord-occidentale, verso p.zza Castello: via Santa Teresa e ingresso della Galleria San Federico, eretta da Federico Canova e Vittorio Bonadè Bottino nel 1934 col nome dell'antico isolato omonimo, sulla già preesistente Galleria Geisser (di Barnaba Panizza 1856 e già Galleria Natta), compresa la facciata sulla piazza, di disegno simile al resto dei palazzi, e inizio del porticato dalla centrale via Roma.
  • lato minore nord-orientale, verso P.zza Castello: via Maria Vittoria, con ingresso alla piccola galleria di via Duse. Questa porzione di palazzo fu del conte Enrico Morozzo della Rocca, quindi totalmente rimaneggiato con i rifacimenti del 1934. L'edificio è attaccato allo storico Palazzo dell'Accademia delle Scienze, poi sede del Museo Egizio di Torino, separati soltanto da una piccola galleria chiusa, per la quale si accede alla retrostante via Duse, passaggio ricavato da un preesistente vicolo stretto, detto "del Montone".
  • lato minore a sud: le due chiese dette "gemelle", di architettura barocca: Santa Cristina (a sinistra) e San Carlo (a destra). Esse circondano la naturale continuazione di via Roma, che si allarga nella retrostante piazzetta, dapprima chiamata "delle due chiese", appunto, poi rimaneggiata da Marcello Piacentini nel 1937, quindi rinominata Piazza C.L.N. nel 1946. La manica di collegamento tra la suddetta piazzetta e la parte orientale della chiesa di Santa Cristina, fu un convento delle carmelitane scalze volute dalla reggente Madama Cristina di Francia e durato fino ai tempi del fascismo, periodo in cui fu abbattuto per costruire gli attuali palazzi, così come la manica speculare a occidente dell'altra chiesa gemella di San Carlo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia della piazza agli inizi del XX secolo

Prima del XVII secolo questa zona era ancora fuori la prima cinta muraria, quella ancora di origine romana e poi rinforzata dai francesi. Al trasferimento della capitale sabauda a Torino nel 1563, fu deciso di espandere la città verso sud, verso il cosiddetto "Borgo Nuovo (o Contrada Nuova)". Nel 1617, fu quindi chiamato l'architetto Carlo di Castellamonte a progettare sia la via Nuova (l'attuale via Roma) che questa piazza.

Piazza Reale (1619-1650)[modifica | modifica wikitesto]

I lavori per la piazza iniziarono nel 1618 e terminarono nel 1638, con l'inaugurazione da parte di Madama Cristina di Francia, vedova Vittorio Amedeo I, col nome di "Piazza Reale" o, in francese, "Place Royale"; tuttavia, i portici perimetrali furono costruiti soltanto nel periodo 1643-1646. La Piazza ebbe, in questo periodo, funzioni sia di area mercatale che di rappresentanza nobiliare.

Piazza D'Armi (1650-1750)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1650 circa, la Piazza perse gradualmente funzioni di rappresentanza, per acquisire funzioni di passaggio degli eserciti da Piazza Castello verso il Mastio della Cittadella, e di relativi raduni militari, tanto da essere rinominata Piazza d'Armi. Questo almeno fin circa alla metà del XVIII secolo, quando la Piazza d'Armi militare fu spostata nell'attuale Piazza Vittorio. Durante l'assedio militare di Torino del 1706, la Piazza fu colpita da almeno tre colpi di cannone, poi immortalati da tre palle ancora visibili conficcate nei muri esterni: una sopra un'arcata del Palazzo Solaro del Borgo, due ai bordi delle finestre dei piani alti sopra il bar Mokita, quasi angolo via Alfieri.

Piazza San Carlo (1750- oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Con l'abbandono della Piazza per l'uso militare, furono eseguiti nuovi interventi di abbellimento dei portici da parte di Benedetto Alfieri, soprattutto il rinforzo dei pilastri nel 1764, per garantire la stabilità degli edifici sovrastanti. Verso la fine del XVIII secolo la Piazza assunse l'attuale aspetto elegante, e fu titolata come la chiesa "gemella" occidentale, ovvero dedicata a San Carlo Borromeo. La Città di Torino infatti, ebbe - ed ha tuttora - una particolare devozione per l'Arcivescovo, che nel lontano autunno 1578 volle fare un pellegrinaggio a piedi da Milano per venerare la Sacra Sindone. Fu per tal motivo che l'allora duca Emanuele Filibero di Savoia fece portare il Sacro Lino da Chambery, per accorciargli il viaggio. L'evento è ricordato anche in un piccolissimo dipinto esterno della Sindone affacciato sulla Piazza, quasi nascosto, all'angolo di via Alfieri.
Nel corso dell'occupazione napoleonica di Torino (1800-1814) poi, la piazza prese il nome temporaneo di place Napoléon[1]

Le due chiese "gemelle"[modifica | modifica wikitesto]

Le due chiese "gemelle" presenti sul lato meridionale della piazza, in realtà non sono "gemelle"; è più corretto dire che si sono "copiate" a vicenda nel tempo, in ordine cronologico:

Il Caval ëd Bronz[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 novembre 1838, giorno della festività di San Carlo Borromeo, venne poi inaugurato il monumento ad Emanuele Filiberto di Savoia, opera di Carlo Marocchetti, che prima di essere eretto in Piazza San Carlo era stato ammirato al Louvre di Parigi. Il Caval ëd Bronz, che durante la guerra venne protetto da ingombranti strutture in legno per ripararlo dalle bombe, si presenta al giorno d'oggi alla città di Torino dopo un lungo restauro, terminato nell'ottobre 2007. Pochi sanno e notano che, pur raffigurando un guerriero, il monumento simboleggia la pace. Infatti il cavallo è trattenuto dalle redini ed il cavaliere infodera la spada, non la sguaina.

Targa commemorativa della strage su una colonna di Piazza San Carlo

In questa piazza, il 21 settembre 1864, si verificò uno degli eventi più tragici della storia di Torino, che in quei giorni aveva subìto la clausola (richiesta dalla Francia) del trasferimento della capitale d'Italia a Firenze. I torinesi scesero pacificamente in piazza per protestare contro la decisione del governo Minghetti, ma le forze pubbliche furono esageratamente spietate nel reprimere la protesta: secondo alcune fonti, rimasero a terra 184 persone[2]. Il 24 settembre Minghetti fu costretto alle dimissioni, ma la scelta di abbandonare la città era ormai presa e, nel 1865, Torino rinunciava obtorto collo al ruolo di capitale del Regno.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Con la decisione di rifare completamente Via Roma, tra il 1931 e il 1937 il lato settentrionale della piazza subì una massiccia ristrutturazione, così come la vicina Galleria San Federico (all'epoca chiamata Galleria Geisser), nel porticato su via Santa Teresa.
Negli anni sessanta del XX secolo poi, fu realizzata l'illuminazione coi caratteristici "lampioni impero con braccio a cornucopia", ancora presenti. Tuttavia, l'uso della piazza a continuo passaggio del traffico automobilistico, portò la stessa a un lento degrado, con frequenti interventi di pulizia e di restauro dei monumenti.
Nel 1998 in previsione degli eventi turistici relativi alle XX Olimpiadi Invernali del 2006, fu iniziato un cantiere di importante riqualificazione della piazza, terminato nel 2004 con la conversione della stessa a isola pedonale, provvista dell'attuale pavimentazione in porfido. Contestualmente, vi fu la realizzazione di un parcheggio sotterraneo (che va ad unirsi al vasto sistema sotterraneo di Via Roma), dove furono anche rinvenuti reperti di epoca romana e resti di un ponte risalente all'epoca di Emanuele Filiberto.[3]. Fu anche scoperto un tratto di un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale. Negli anni più recenti, la piazza fu anche oggetto di un intervento denominato "Laboratorio in piazza", dotata di tecnologie proprie delle smart city, come il Wi-Fi, e un'illuminazione "intelligente", regolata in base ai parametri astronomici, a quelli di luminosità e alla presenza delle persone[4]. Inoltre, vi è stato installato un sistema di videosorveglianza[4].

I caffè[modifica | modifica wikitesto]

La vita politica piemontese del passato si svolse soprattutto sotto i portici di questa piazza, o per meglio dire nei suoi famosi caffè, frequentati da Reali, nobili e scrittori. Il più storico è il Caffè San Carlo, primo locale in tutta Italia ad avere l'illuminazione a gas: serviva a valorizzare gli stucchi e le statue che lo arredano. Fu frequentato da politici quali Cavour o Giolitti, ma i suoi anni d'oro furono tra il 1920 e il 1925, quando divenne luogo fisso di ritrovo per Mario Gromo, Giacomo Noventa, Giacomo Debenedetti, Filippo Burzio e Francesco Pastonchi.[5].
Altro elegante locale è il Caffè Torino, sotto i portici occidentali, quasi all'angolo con via Alfieri; fu frequentato da altri personaggi famosi come, ad esempio, Cesare Pavese o Alcide De Gasperi. Una particolarità di questo caffè è il piccolo toro rampante in ottone, simbolo di Torino, incastonato nel 1930 sulla pavimentazione davanti all'ingresso: una bizzarra tradizione torinese, probabilmente ereditata da un'altra simile relativa al mosaico di un toro sul pavimento della Galleria de Corso a Milano, vuole che, calpestando con il piede i suoi "attributi", porti fortuna.

Sempre sotto i portici occidentali, al n. 155 del Palazzo Villa, storico fu il caffè-ristorante Caval ëd Bronz, nato da una precedente birreria (e rinominato Neuv Caval ëd Bronz nel 2007), con elegante scala in pietra al suo interno e sala superiore con vista, fu meta di personaggi come Totò, Orson Welles, Ingrid Bergman. Tuttavia è chiuso dal 2015[6].

La "Confetteria Stratta" infine, al civico 191, sorse nel 1836, ed è ancor oggi nota in tutta la penisola per i suoi prodotti, dove dietro la sua austera vetrina rivive la tradizione dolciaria di Torino e del Piemonte.

La dimora dell'Alfieri[modifica | modifica wikitesto]

Il ventiquattrenne scrittore Vittorio Alfieri, rientrando in Italia dopo "anni di viaggi e dissolutezze", prese una casa in Piazza San Carlo nel 1773: il palazzo è sito sopra l'ultimo tratto dei portici prima della chiesa di San Carlo, ed era dimora dei conti Avogadro di Collobiano: qui l'Alfieri scrisse, tra il 1774 e il 1777, le sue prime tragedie. Così scrisse il poeta astigiano:

« ...provvistami in Torino una magnifica casa posta su la bellissima Piazza San Carlo, e ammobiliatala con gusto, mi posi a far vita da gaudente... »
(Vittorio Alfieri, Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da se medesimo)

In questa dimora, con i suoi compagni di Accademia, istituì una piccola società che si riuniva settimanalmente per "banchettare e ragionare su ogni cosa", la Societé des Sansguignon, ispirandosi agli scritti di Voltaire.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La piazza è diventata un consueto palcoscenico di diversi avvenimenti storici e sociali, tra cui i comizi elettorali, concerti, manifestazioni, dirette televisive (durante i XX Giochi olimpici invernali del 2006, la Tv americana NBC ne fece il palcoscenico dei suoi collegamenti live), vertenze sindacali, festeggiamenti dei trionfi sportivi della società calcistica Juventus[7]. È consuetudine festeggiare qui il capodanno torinese, con un palco musicale all'aperto montato sul lato sud.

In questa piazza inoltre, in occasione dell'Ostensione della Sindone, la mattina del 2 maggio 2010 il papa Benedetto XVI ha incontrato la cittadinanza di Torino ed ha celebrato la messa.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

In una scena del film Io sono leggenda si vede Piazza San Carlo durante il periodo Olimpico, come sfondo di due inviati di un Tg.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

La piazza è raggiungibile dalla fermata Porta Nuova della metropolitana di Torino e dalla fermata "Arcivescovado" del tram numero 4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alberto Viriglio, Torino Napoleonica, 1989 (ristampa), Torino, ed. Viglongo. p. 42.
  2. ^ Renzo Rossotti, Le Strade di Torino, 1995, Roma, Newton Compton editori.p. 550
  3. ^ Caffè storici in piazza San Carlo | Neteditor - Scrivere e Pubblicare Online
  4. ^ a b Smart City: lampioni wi-fi a Torino, 12 giugno 2013
  5. ^ Pier Massimo Prosio, Guida letteraria di Torino, p. 43, 2005, Centro Studi Piemontesi.
  6. ^ http://www.torinotoday.it/cronaca/chiusura-caffetteria-caval-d-brons.html
  7. ^ Bruno Gambarotta, Omaggio a Torino, Fratelli Alinari, 2005, pp. 36-37, ISBN 88-7292-452-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]