Isnardi

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Stemma della
famiglia Isnardi
Isanardi Stemma.jpg
Blasonatura
D'argento all'aquila di nero, membrata e rostrata e coronata d'oro, col volo abbassato

«La famiglia degli Isnardi de Castello Havard
viene annoverata,
fra le più illustri della città di Asti.
Essa possedette diversi feudi nel Piemonte,
in Lorena ed in Francia»

(Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, 1888)

La familia de Isnardi o el Castillo de Isnardi, Pertenece a las Familias de nobles Clasificados en el Grupo de Asti Asti Casane: es Decir, Que los Grupos de Familias de origen incierto Que se enriquecieron gracias al comercio y la Actividad de Préstamo de Dinero, convirtiéndose en feudos y maestro de los Castillos en la región de Asti, pero manteniendo un Liderazgo de Papel en el Gobierno municipal de la ciudad. dad.[1]

Con i Guttuari costituì il partito ghibellino dei De Castello ed in seguito alla loro sconfitta nel 1304 furono esiliati per circa quarant'anni dalla città di Asti, oppositori ai Solari, trovando rifugio e dimora nel cuneese ed in Lorena.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Isnardi che discendevano quasi certamente dalla famiglia des Isnards del Contado Venassino svilupparono prestigio e potere politico grazie all'arricchimento dovuto alla loro attività commerciale e feneratizia. Nel 1215 Bertrand Isnard fu testimone con Raimond d'Agoult e Giraud de Monteil-Adhémar (Adhémar de Monteil) a un atto siglato a Orange fra Guillaume de Baux e i Cavalieri Templari[2]. Gli Isnardi ebbero banchi a Besançon ed in Borgogna dove nel 1266 ebbero il monopolio del prestito per 7 anni.

Il primo Isnardi a ricoprire una carica di rilievo in Asti fu Giacomo, rettore delle Quattro Società di Asti nel 1271.[3]

Giovanni, il titolare del banco in Borgogna divenne credendario della città di Asti nel 1273. La forza economica della famiglia era tale che fu in grado di prestare all'arcivescovado di Lione 16.000 lire astesi nel 1285 e 3.000 nel 1290 con la fideussione di Amedeo V di Savoia. La famiglia prestò anche 700 lire ad Ugo di Vienne nel 1288.

Oltre a Giacomo signore del castello di Sommariva Perno e Cossano Belbo, nello stesso periodo era presente Astegiano Isnardi proprietario di alcuni beni a Quarto d'Asti e protagonista nel 1272 della loro cessione al canonico Enrico di Murisengo.

Per lo sposalizio della figlia Margherita di Amedeo di Savoia con il Marchese del Monferrato Giovanni I nel 1296, la maggior parte delle 20.000 lire astesi pattuite per la dote furono anticipati da Martino Guttuari.

Sulla fine del Duecento la famiglia si legò politicamente e socialmente a quella dei Guttuari creando il Consorzio ghibellino dei De Castello[4]

Nel 1298 un documento sancì che i membri delle famiglie Guttuari ed Isnardi ed i loro discendenti portassero tutti la comune denominazione di De Castello. In seguito al Consorzio si unì anche la famiglia Turco. Il nome derivava dalla conquista del Castelvecchio, antica sede episcopale, durante le lotte civili nel 1297.

Nel castello di Montà d'Alba, feudo degli Isnardi, esiste un'iscrizione trascritta dal Boatteri nel II volume della sua "Raccolta" che narra delle leggendarie origini delle tre famiglie e della loro comune discendenza:

TRINARIA DOMUS DE CASTELLO
EX ISNARDO GUTTUARIO TURCHO
FRATTRIBUS
TER GEMINA BELLI FULMINA
REIPUBLICAE DATURA
ASTENSI IN SOLO FELICITER AD LAUREAS

FIGIT RADICES

Le lotte civili e l'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1300 le tensioni cittadine tra le due fazioni degenerarono in scontri aperti e dopo una prima vittoria dei ghibellini nel 1303, la fazione guelfa dei Solaro sconfissero i De Castello nel 1304 con l'aiuto delle truppe di Filippo di Acaia[5]

Cominciò un periodo di esilio della famiglia che fu costretta a lasciare la città e si diramò in Piemonte.

Alcuni membri acquistarono beni feudali a Valfenera (Asti), nel Saluzzese e Cuneese. Solamente nel 1339, i De Castello con l'aiuto di Giovanni II Paleologo Marchese del Monferrato, fecero ritorno in città e cacciarono i Solaro (la cui dominazione era durata 35 anni).

Linea di Saluzzo e Sanfrè[modifica | modifica wikitesto]

Manfredo, figlio di Giacomo, espulso da Asti emigrò a Saluzzo.

Guglielmo nel 1308 acquistò Sanfrè, Vicetto Isnardi fu consigliere del Marchese Tommaso II di Saluzzo, Andrea Matteo fu podestà della città nel 1360 e Luchino nel 1365.

Giacomo Filippo Isnardi, cavaliere di Rodi, fu capitano del marchese Federico II di Saluzzo contro il Principe di Acaja.

Linea di Caraglio[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni Isnardi si trasferirono a Caraglio (Cuneo), dove nel 1558 Tommaso Isnardi, comandante delle guardie a piedi savoiarde ne fu investito del titolo marchionale da Carlo Emanuele I di Savoia.

Angelo Carlo Maurizio nel XVII secolo in seguito al matrimonio con Cristina Carlotta Havart di Senantes, ingrandì i propri possedimenti acquisendo i feudi di Strevi in Italia e Ligneville, Wittel e Maimason in Francia.

Nel 1697 divenne comandante della città di Nizza e nel 1707 di quella di Torino.

Il figlio Ignazio Giovanni Battista, combatté nel conflitto austro-francese del 1733 come comandante del reggimento di fanteria "La Trinità". Con esso si estinse la famiglia. Alla sua morte, il feudo di Caraglio fu concesso da Carlo Emanuele III di Savoia al ramo di San Marzano della famiglia Asinari.[6]

Le abitazioni degli Isnardi[modifica | modifica wikitesto]

Le molte linee famigliari degli Isnardi erano in Asti ubicate probabilmente nell'area compresa tra via Hope, De Amicis, Orfanotrofio, Morelli e Testa nel Rione San Silvestro.[7]

Ancora nel XVI secolo la casa in via Morelli detta "dei Visconti" accanto alla chiesa di San Silvestro risultava di proprietà del conte Isnardi di Sanfré.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico degli Isnardi nei tratti principali

Giacomo
Signore di Sommariva Perno e Cossano Belbo
1271
Giovanni
1273
Astegiano
1272
Enrico
Signore di Sommariva
1336
Manfredo
Guglielmo
Signore di Sanfrè
1308
GiovanGiorgio
Signore di Sanfrè e Cavallerleone
1441
Tommaso
Marchese di Caraglio
1585

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'aquila in araldica è una figura naturale femminile.

Ispirata dall'aquila dell'impero romano, venne ripristinata da Carlo Magno e divenne il simbolo dell'impero.

Venne adottata come simbolo da molti nobili che parteggiarono per l'imperatore; non a caso gli Isnardi, gli Alfieri, i Turco, i Guttuari, partigiani dell'imperatore l'adottarono come simbolo distintivo.[8]

Scudo:D'argento all'aquila di nero, membrata e rostrata e coronata d'oro, col volo abbassato

Cimiero: L'aquila del campo

Motto: BIEN. CONNOITRE. AVANT. QU'AIMER.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Bordone, Una famiglia di Lombardi nella Germania renana alla seconda metà del Trecento: la famiglia Asinari, Rivista di Storia Arte Archeologia per le provincie di Alessandria e Asti, Annata CV, Anno 1996.
  2. ^ Nicolas Viton de Saint-Allais, "Nobiliaire universel de France ou recueil général des généalogies historiques des maisons nobles de ce royaume", Au bureau du nobiliaire universel de France, 1815
  3. ^ Castellani L., Gli uomini d'affari astigiani. Politica e denaro fra il Piemonte e l'Europa (1270 - 1312). Dipartimento di Storia dell'Università di Torino 1998, pg. 54
  4. ^ Grassi S., Storia della Città di Asti vol I ,II. Ed anastatica, Atesa ed. 1987
  5. ^ Renato Bordone, Una famiglia di Lombardi nella Germania renana alla seconda metà del Trecento: la famiglia Asinari, Rivista di Storia Arte Archeologia per le provincie di Alessandria e Asti, Annata CV, Anno 1996.
  6. ^ Malfatto V., Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982, pg.150
  7. ^ Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004
  8. ^ Natta-Soleri C., Fe' D'Ostani B., Adozione e diffusione dell'arma gentilizia presso il patriziato astigiano, da Araldica astigiana, Allemandi (a cura di Bordone R.), C.R.A. 2001, pg.67

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004 ISBN 88-8058-886-9
  • Bianco A.Asti Medievale, Ed CRA 1960
    • Asti ai tempi della rivoluzione. Ed CRA 1960
  • Bordone R., Araldica astigiana, Allemandi C.R.A. 2001
    • Dalla carità al credito. C.R.A. 2005
  • Castellani L., Gli uomini d'affari astigiani. Politica e denaro fra il Piemonte e l'Europa (1270 - 1312). Dipartimento di Storia dell'Università di Torino 1998 ISBN 88-395-6160-9
  • Ferro, Arleri, Campassi, Antichi Cronisti Astesi, ed. dell'Orso 1990 ISBN 88-7649-061-2
  • Gabiani Nicola, Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3. Tip.Vinassa 1927-1934
    • Le torri le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti,A.Forni ed. 1978
  • Incisa S.G., Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C. R.A. 1974
  • Malfatto V., Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982
  • A.M. Patrone, Le Casane astigiane in Savoia, Dep. Subalpina di storia patria, Torino 1959
  • Peyrot A., Asti e l'Astigiano ,tip.Torinese Ed. 1983
  • Sella Q., Codex Astensis qui De Malabayla comuniter nuncupatur, del Codice detto De Malabayla, memoria di Quintino Sella, Accademia dei Lincei, Roma 1887.
  • S.G. Incisa, Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C.R.A. 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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