Cittadella di Torino

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Antica stampa raffigurante la fortificazione pentagonale bastionata della Cittadella di Torino

La cittadella di Torino (sitadela 'd Turin in piemontese) fu una fortezza pentagonale sabauda ubicata lungo l'antica cinta muraria di Torino, posta a sud-ovest rispetto al centro cittadino.
Eretta nel periodo 1564-1577 su disegni di Paciotto e guida dei lavori del generale Robilant, fu commissionata dal duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro", che intendeva ammodernare la difese urbane dopo lo spostamento della capitale del Ducato da Chambéry a Torino. Viene ricordata soprattutto come teatro della Guerra di successione spagnola, durante i giorni dell'assedio del 1706 da parte dell'esercito franco-spagnolo del re Luigi XIV.
Attualmente, della antica fortificazione sopravvive solamente il cosiddetto Mastio, ossia l'edificio di ingresso a due piani della fortezza stessa, oggi sede del Museo storico nazionale dell'artiglieria (ingresso da Corso Galileo Ferraris) e "Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino" (ingresso da via Guicciardini).

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Torino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della città di Torino nel 1568 con la posizione della Cittadella.

Il sito scelto per la fortificazione fu quello fuori le mura sul lato sud occidentale dell'antica cinta muraria romana della città. Pochi decenni prima (1535), l'area fu teatro delle esecuzioni dei protestanti valdesi del Piemonte, cui una lapide a destra dell'ingresso le ricorda.

Il progetto iniziale della fortificazione fu realizzato dall'architetto urbinate Francesco Paciotto, che si sarebbe più tardi reso celebre esportando (col progetto della cittadella di Anversa) nel nord Europa le tecniche fortificatorie italiane sistematizzate da architetti come Francesco di Giorgio Martini e la famiglia dei Sangallo. La posa della prima pietra avvenne nel 1564 ma i lavori – eseguiti da circa duemila uomini sotto la guida del generale Nicolis di Robilant, esperto in difese sotterranee – furono completati solo nel 1577. Oltre venti furono gli ettari di terreno destinati da principio alla costruzione, ma ben presto tale area aumentò fino a 40 ettari a causa dell'estendersi delle strutture difensive esterne. Il Paciotto per edificarvi la fortezza abbatté un quartiere e la Chiesa dei Santi Martiri[1], che si trovavano in quella località. Una leggenda vuole poi che le mura di difesa della cittadella nella loro costruzione fossero state riempite di rottami di monumenti, colonne, lapidi e statue romane, e altri preziosi tesori d'antichità[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il Cisternone della Cittadella

Situata sul lato a sud-ovest di Torino in sostituzione del bastione San Pietro, edificato dagli occupanti francesi intorno al 1536, la Cittadella era strutturata a pianta pentagonale con possenti bastioni ai vertici.

Circondata da un ampio fossato privo di acqua (perché il forte drenaggio del terreno non permetteva una irrigazione) era dotata di una serie di opere difensive in grado di impedire ad un eventuale assalitore l'avvicinamento ai limiti della città. Al centro era situato il Cisternone, un pozzo a doppia rampa elicoidale per permettere un rifornimento idrico in caso di assedio.

Un fitto labirinto di gallerie sotterranee si estendeva al di fuori della Cittadella in corrispondenza del Bastione del soccorso in direzione della campagna. Comprendeva delle gallerie chiamate capitali che si estendevano radialmente verso l'esterno ed erano a loro volta distinte in capitali alte e capitali basse, sovrapposte come erano le une alle altre; una galleria magistrale riuniva le capitali alte correndo esterna al fossato.

Un'altra serie di cunicoli era dato dalle gallerie secondarie che si diramavano dalle precedenti per coprire una vasta area. Infine, piccoli tratti di galleria ad altezza più contenuta venivano utilizzati per raggiungere i singoli fornelli (o galleria di contromina) predisposti per lo scoppio dell'esplosivo. .

L'Assedio del 1706 e Pietro Micca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Torino del 1706 e Pietro Micca.

In occasione della guerra di successione spagnola (1702-1714), l'esercito sabaudo reclutò operai e scavatori allo scopo di costruire nuovi passaggi sotterranei della fortificazione. Tra questi spiccò la figura di Pietro Micca, un umile muratore del biellese. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 – in pieno assedio dei francesi – forze nemiche entrarono in una delle gallerie, cercando di sfondare i passaggi sotterranei. Il muratore si fece quindi eroicamente esplodere con circa 20 chili di polvere da sparo, al fine di far crollare la galleria ed impedire quindi l'avanzamento nemico. Nel 1864, in ricordo dell'eroe, fu posta una statua in marmo davanti ai giardinetti del Mastio, verso Corso Galileo Ferraris angolo via Cernaia, opera dello scultore Giuseppe Cassano.

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1799 il Mastio ospitò per breve tempo papa Pio VI, in viaggio verso la Francia dove era stato condannato all'esilio dalla violenza anticlericale post-rivoluzionaria[1].

Durante l'occupazione napoleonica di Torino nel 1800-1814 molte mura e bastioni della città furono demoliti, ma il Mastio fu risparmiato, riconoscendo la qualità dell'edificio.

Il 12 marzo 1821 la Cittadella venne assalita da un gruppo di ufficiali carbonari che insorsero per scacciare gli austriaci dall'Italia. Quella notte Vittorio Emanuele I abdicò in favore di Carlo Felice che, aiutato dalle truppe austriache, disperse i rivoltosi.

L'evoluzione delle tecniche d'assedio nel corso dell'Ottocento portò all'obsolescenza della Cittadella, degradata a semplice caserma dei carabinieri[1], per di più fatiscente. Caduta la sua funzione difensiva, nel 1856 si decise la completa demolizione della fortezza, ad esclusione, appunto, del solo Mastio, tutt'oggi presente, e che servì come prigione dello Stato sabaudo: nel 1748 vi morì il famoso storico napoletano Pietro Giannone[1], perseguitato dalla Chiesa e fatto perciò arrestare per volere di Carlo Emanuele III. Attualmente esso è adibito a Museo Storico Nazionale dell'Artiglieria; pressoché intatte sono rimaste anche quasi tutte le gallerie sotterranee, tuttora visitabili e facenti parte del retrostante complesso"Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino". Entro la zona un tempo occupata dalla Cittadella sorge l'odierna chiesa di Santa Barbara, che tra l'altro custodisce la tomba del conte Pietro de la Roche d'Allery[1] (comandante della cittadella nel tempo dell'assedio del 1706).

Epoca recente[modifica | modifica wikitesto]

Mastio della Cittadella, nel 2007

Nel 1961, nell'area verde prospiciente Corso Galileo Ferraris, fu esposto all'aperto un grande cannone in bronzo del XV secolo, detto Bocca da fuoco turca, poi ritirato all'interno del Museo storico nazionale dell'artiglieria nel 2008. I giardinetti e il cannone all'aperto compaiono anche in alcune scene del film I giorni dell'abbandono, di Roberto Faenza del 2005, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Elena Ferrante del 2002.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo storico nazionale dell'artiglieria.

Durante i lavori per la metropolitana, nel 2001 le gallerie furono riempite con dei sacchi di sabbia, poi rimossi al termine degli scavi, al fine di proteggerle dalle vibrazioni causate dal passaggio sotterraneo della talpa meccanica.[2].

Nel 2007, fu sistemata l'area verde retrostante con l'aggiunta dei giochi per bambini.

Nel 2015 iniziò il progetto dei lavori per un parcheggio sotterraneo sotto Corso Galileo Ferraris, tuttavia sospeso a causa del ritrovamento di antichi reperti[3]. Fu quindi istituito un Comitato per la conservazione del sito come polo museale permanente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Torricella, op. cit., p.85
  2. ^ Metropolitana di Torino - Domande e risposte Archiviato il 1º novembre 2010 in Internet Archive.
  3. ^ Copia archiviata, su thelastreporter.com. URL consultato il 2 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Torricella, Torino e le sue vie, ed. Borgarelli 1868

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]