Forte Tenaglia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Forti di Genova.

Forte Tenaglia
Forti delle Mura
Genova Forte Tenaglia 01.jpg
Ubicazione
StatoFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Stato attualeItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
CittàGenova
Coordinate44°25′29.91″N 8°54′05.18″E / 44.424975°N 8.901439°E44.424975; 8.901439Coordinate: 44°25′29.91″N 8°54′05.18″E / 44.424975°N 8.901439°E44.424975; 8.901439
Informazioni generali
TipoForte
Inizio costruzione1633
Materialepietra
Condizione attualein concessione ONLUS
Proprietario attualeComune di Genova
Visitabileattualmente non visitabile
Informazioni militari
UtilizzatoreFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Blasone dei Savoia.JPG Regno di Sardegna
Funzione strategicaCaposaldo integrato nel sistema difensivo delle Mura di Genova
Termine funzione strategicapost seconda guerra mondiale
EventiDurante la seconda guerra mondiale divenne una batteria contraerea
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Forte Tenaglia (208 s.l.m.) è un'opera fortificata risalente al 1633, originariamente inserita nell'andamento delle "Mura Nuove" a difesa della città, sulle alture di Sampierdarena in un crinale dominante sulla val Polcevera. Deve il suo nome alla particolare conformazione architettonica che assomiglia ad una tenaglia, opera che in architettura militare viene detta "opera a corno".[1]

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dalla prima forma che gli era stata data ai tempi dell'edificazione, appunto a tenaglia. Tuttavia c'è il dubbio se il nome corretto sia tenaglia o tenaglie. Nella maggior parte dei documenti storici il nome è al singolare, tuttavia nella recente fase di recupero da parte dell'associazione "La Piuma" onlus è stata riscoperta una targa marmorea recante il nome tenaglie. La storpiatura dal singolare al plurale deriva da una errata traduzione del francese la tenaille, come recitano i disegni di progetto, ormai consolidatasi nel tempo, e diventato il nome ufficiale tenaglia.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il forte sorge sull'area originariamente occupata dalla Bastia di Promontorio, una fortificazione che risalirebbe al 1478.[3] La posizione era per Genova cruciale per la difesa del territorio, vista la posizione dominante sulla Val Polcevera. Della rocca quattrocentesca non si hanno fonti certe sulla composizione architettonica. Il bastione fu demolito nel 1633, durante la costruzione delle Mura Nuove, per far posto ad una fortificazione avanzata dalla forma ad "L", cioè a tenaglia, con batterie rivolte alla foce del torrente Polcevera. Già nel 1625, con la minaccia degli eserciti franco-savoiardi, fra i molti consigli per difendere la città vi fu quello del frate Pier Francesco da Genova, secondo occorreva potenziare la Bastia del Promontorio, della quale era evidente l'importanza strategica :

« "[...] tenerebbe netto Cornigliano e il principio della Polcevera essendo che fino a Coronata può tirare, difenderebbe la Lanterna, l'Oliva, e San Pier d'Arena, perché tutti questi lochi li domina benissimo"[4] »

Secondo le indicazioni dell'architetto Padre Fiorenzuola, il tracciato delle Mura lasciò fuori il promontorio pianeggiante dove sorgeva la Bastia, che però per ragioni di sicurezza non doveva essere demolita "fino a che non sia finito il cinto in detta parte".[5]

Nel 1747 durante l'assedio austriaco, la linea occidentale delle mura fu rinforzata secondo i dettami dell'ingegnere spagnolo Jacques De Sicre, per poi essere quasi abbandonato fino al 1797 anno di una rivolta antifrancese, in cui nel forte si asserragliarono l'11 luglio, alcuni insorti, sconfitti dalle truppe del generale Duphont.

Con l'intervento del Genio Militare Sabaudo, iniziarono quei lavori che renderanno l'opera da semplice avanguardia, a vero e proprio forte. In un periodo compreso tra il 1815 ed il 1830, lo stretto camminamento all'opera a corno fu rialzato, con materiale di riporto, di circa 10 m, ed allargato di 25, in modo da formare un terrapieno. A metà di questo, dal 1831 fu inglobata la caserma interrata. Con l'elevazione della cortina settentrionale e della fronte a ponente, e l'innalzamento di cortine in parallelo a chiusura del perimetro, si ottenne la finale forma a "L".[6] Nel 1849 con i moti popolari, il Forte fu occupato da insorti (come accadde per i forti vicini, Belvedere e Crocetta), ma a causa di un traditore nelle file dei rivoltosi, il forte fu riconquistato dalle truppe regie;

« " Per tal modo i tre Forti [...] vennero in potere dei Regi per sorpresa, e senza prezzo di sangue, e sì ratto, che mossi dal piano due ore dopo il pomeriggio già innanzi alla quattro dominavan le alture".[5] »

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1913 l'intero sistema difensivo genovese, ritenuto ormai inadeguato, venne abbandonato, passando dal Demanio Pubblico Militare al Demanio Patrimoniale dello Stato. Nel 1917 vi vennero rinchiusi prigionieri di guerra dell'esercito austro-ungarico. Tuttavia all'inizio del secondo conflitto mondiale l'esercito modificò le vecchie postazioni sull'opera, edificando quattro piazzole in cemento armato per pezzi di contraerea da 88/56, oggi ancora visibili, nei pressi delle quali furono realizzati piccole strutture per il servizio della guarnigione. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il forte passò nelle mani della Wehrmacht, e fu danneggiato da un bombardamento alleato, effettuato per indurre la guarnigione alla resa, che diroccò in parte sulla cortina meridionale.

Oggi[Quando?] il forte è stato dato in concessione dall'ente proprietario, che è il Comune di Genova, all'associazione ONLUS La Piuma [7] che sta procedendo alla bonifica dalle piante infestanti, dai rifiuti di ogni sorta e alla sua topografia nell'ottica di un futuro progetto di utilizzo a favore della città di Genova e del pubblico in generale. L'associazione non ha attualmente il permesso per fare accedere al sito eventuali visitatori salvo in occasionali giornate indicate sul sito internet. Il forte presenta elementi originari, come intonaci con impresse le firme di soldati, l'argano per il sollevamento dei materiali, inferriate originali, una santabarbara in ottimo stato di conservazione e diverse piazzole in cui erano posizionate i cannoni della contraerea.

Come arrivare[modifica | modifica wikitesto]

A piedi, per gli amanti dell'escursionismo, un interessante percorso alla scoperta di alcune delle opere fortificate occidentali di Genova conduce dalla collina di Belvedere fino al Forte Sperone lungo il sentiero delle antiche Mura, passando per Forte Tenaglia, toccando anche i resti del Forte Belvedere, Forte Crocetta e poi prosegue per Forte Begato.

In automobile da via Cantore a Sampierdarena, si sale sulla destra lungo salita Belvedere e poi salita al Forte della Crocetta, dove si lascia l'automobile per prendere un veloce sentiero che porta fino al Forte.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Finauri - Forti di Genova
  2. ^ Tenaglia o Tenaglie? Archiviato il 26 giugno 2015 in Internet Archive.
  3. ^ R. Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Nuova Editrice Genovese 1984, pp. 190-197
  4. ^ A.S.G. - Sala Foglietta - Militarium, anno 1625
  5. ^ a b Renato Dellepiane - Mura e Forti di Genova
  6. ^ Renato Finocchio - Fortificazioni di Genova, campali e permanenti - Valenti editore, Genova 1983
  7. ^ Il progetto di recupero del forte Tenaglia sul sito della cooperativa La Piuma Archiviato il 5 febbraio 2016 in Internet Archive.
  8. ^ Passeggiare tra i Forti di Sampierdarena

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Finauri, Forti di Genova, Servizi Editoriali, Genova, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5
  • Tarantino Stefano-Gaggero Federico-Arecco Diana, Forti di Genova e sentieri tra Nervi e Recco alta via dei monti liguri, Edizioni del Magistero, Genova.
  • Roberto Badino, Forti di Genova, Sagep, Genova 1969
  • Riccardo Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Nuova editrice genovese, Genova, 2008, [prima edizione 1984].
  • Cappellini A., Le Fortificazioni di Genova, Ed. F.lli Pagano Editore, Genova, 1939
  • Comune di Genova - Assessorato giardini e foreste, Genova. Il parco urbano delle Mura. Itinerari storico-natura

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]