Forte San Martino

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Forte San Martino
Fortificazioni orientali di Genova
Genova forte San Martino.jpg
Forte San Martino oggi, visto dal santuario della Madonna del Monte
Ubicazione
StatoLesser coat of arms of the king of Italy (1890).svg Regno di Sardegna, Ducato di Genova
Stato attualeItalia Italia
RegioneLiguria
CittàGenova
Coordinate44°24′12.56″N 8°58′09.54″E / 44.403489°N 8.969317°E44.403489; 8.969317Coordinate: 44°24′12.56″N 8°58′09.54″E / 44.403489°N 8.969317°E44.403489; 8.969317
Informazioni generali
TipoForte
Costruzione1820-1832
Materialepietra e mattoni
Primo proprietarioRegno di Sardegna
Condizione attualeIn stato di abbandono
Proprietario attualeDemanio patrimoniale dello Stato
VisitabileNo
Informazioni militari
UtilizzatoreRegno di Sardegna
Funzione strategicaDifesa della zona est della città di Genova
Termine funzione strategicafine Ottocento
OccupantiAbitato da sfollati nell'immediato secondo dopoguerra, fino al 1952
EventiUtilizzato come postazione contraerea durante la seconda guerra mondiale.
Nel 1944 nel fossato del forte le milizie fasciste fucilarono alcuni partigiani.
Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi
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Il forte San Martino sorge a Genova, nell'omonimo quartiere. Situato sulla collina di Papigliano è oggi completamente circondato dal tessuto urbano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diverse proposte per la realizzazione di una fortificazione in questa posizione a difesa di Albaro e San Martino furono presentate fin dal 1771 ai responsabili delle fortificazioni della Repubblica di Genova.

Nel 1807, durante la dominazione napoleonica, il governo francese, sollecitato dal Genio militare stanziò 180 mila franchi per la costruzione del forte, ma i lavori non furono mai iniziati.

Il progetto fu invece ripreso nel 1820 dal governo sabaudo, che diede inizio alla costruzione, terminata nel 1832.

Persa la sua funzione strategica primaria alla fine dell'Ottocento quando, a causa dell'espansione urbanistica della città verso levante, il piccolo rilievo su cui sorge finì per essere circondato dal tessuto urbano, nel 1889 sul piazzale antistante la caserma fu realizzata la Batteria San Martino, a protezione dell'imboccatura del porto e dello specchio d'acqua antistante.

Le postazioni di artiglieria furono smantellate negli anni trenta per far posto ad una batteria contraerea, composta da quattro cannoni da 76/45. Durante la seconda guerra mondiale, il 14 gennaio 1944, nel fossato sottostante il ponte levatoio furono fucilati dalle milizie fasciste otto partigiani come rappresaglia per l'uccisione di un ufficiale delle SS.

Nel dopoguerra il forte fu abitato da famiglie di sfollati e infine completamente abbandonato nel 1952. Oggi è di proprietà demaniale e l'accesso è chiuso da un cancello. La struttura è in pessime condizioni e ha perso anche il ponte levatoio che permetteva l'accesso al forte, eliminato per impedire l'ingresso di estranei all'interno dei locali.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di altre strutture militari genovesi, il forte San Martino, il più moderno tra quelli costruiti nei primi decenni dell'Ottocento, non è in posizione dominante sulla collina, ma infossato nella stessa e completamente circondato da un fossato, oggi nascosto dalla vegetazione.

Si presenta come un grande terrapieno rettangolare, con una caserma su tre piani sul lato di ponente, con l'ingresso principale, accessibile attraverso il ponte levatoio, situato all'ultimo piano. Presso il bastione meridionale si trovava una polveriera, circondata da spesse mura. La dotazione di artiglieria collocata nel terrapieno comprendeva quattro cannoni da 16 GR e quattro da 9 BR Ret, sei obici da 21 GRC Ret e due mortai da 9 Ret. Il forte poteva ospitare 300 soldati, ai quali se ne potevano aggiungere altri 400 in caso di necessità.

Quando il forte fu trasformato in batteria, fu armato con quattro obici da 24 GRC Ret.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi, Genova, Edizioni Servizi Editoriali, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]