Forte Richelieu

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Forte Richelieu
Fortificazioni orientali di Genova
Forte Richelieu Genova 01.jpg
Il Forte Richelieu visto dal Monte Fasce; a sinistra la Torre Quezzi, sullo sfondo i forti Puin e Fratello Minore posti a presidio della dorsale tra la Val Polcevera e la Val Bisagno
Ubicazione
StatoFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Stato attualeItalia Italia
RegioneLiguria
CittàGenova
Coordinate44°25′16.61″N 8°59′29.46″E / 44.421281°N 8.991517°E44.421281; 8.991517Coordinate: 44°25′16.61″N 8°59′29.46″E / 44.421281°N 8.991517°E44.421281; 8.991517
Informazioni generali
TipoForte
Costruzione1747-1809
CostruttoreJacque de Sicre
Materialepietra
Condizione attualeUtilizzato dalla RAI come postazione per un ripetitore
Proprietario attualeDemanio Pubblico dello Stato, in concessione alla RAI
VisitabileNo
Informazioni militari
UtilizzatoreRepubblica di Genova
Funzione strategicaDifesa della parte nord-est della città di Genova, controllando la valle di San Desiderio e il quartiere di San Martino
Termine funzione strategicafine Ottocento
Armamento7 cannoni da 16 pollici

1 cannone campale da 8 pollici
5 obici lunghi
8 cannoncini[1]

poteva ospitare circa ottanta soldati
EventiFu utilizzato dai rivoltosi durante i moti del 1849.

Durante la Grande Guerra venne utilizzato come prigione per i coatti austriaci.

Successivamente fu utilizzato come base per una batteria contraerea durante la seconda guerra mondiale.
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Il Forte Richelieu (415 s.l.m.), è un forte posto sulla collina dei Camaldoli, spartiacque tra la valle di Quezzi e quella del torrente Sturla; con il Forte Monteratti a nord, il Forte Quezzi a ponente e il Forte Santa Tecla a sud-ovest, forma un efficace settore difensivo a protezione del nord-est della città di Genova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Genova che a metà del XVIII secolo era minacciata dagli austro-piemontesi belligeranti con Francia e Spagna e interessati agli sbocchi liguri sul mare, aderì al Trattato di Aranjuez con Francia, Spagna e Regno di Napoli. Il sito dove sorge il forte, un tempo chiamato "Menegu", fu preso in considerazione dalla Giunta della Guerra nel 1747 e affidato all'ingegnere dell'esercito di Spagna Jacque de Sicre.[2] Il 16 novembre dello stesso anno i lavori iniziarono, e per decreto il ridotto fu intitolato al Maresciallo Armand du Plessis de Richelieu e assunse il nome di "Forte Richelieu". Il sito, che rivelò la sua importanza strategica durante l'assedio austriaco del 1747, fu quindi dotato di una fortificazione bastionata a pianta rettangolare in cui collocare delle artiglierie. I disegni originali prevedevano una muratura a "coda di rondine" sul retro, e due imponenti bastioni sul fronte d'ingresso. L'opera nonostante le successive modifiche mantiene ancora oggi queste caratteristiche.

Nel 1799 dei lavori videro l'aumento in altezza del recinto bastionato, fino a 6 metri circa, e la costruzione all'interno di due piccoli fabbricati con tetto in legno, uno collocato al centro della Piazza d'armi utilizzato come alloggio della guarnigione; e l'altro collocato nel bastione di ponente, utilizzato come polveriera.

Nel 1809, in pieno dominio francese, il complesso subì l'ampliamento del perimetro in larghezza, con la ricostruzione delle cortine laterali, il rialzo di tutta la cinta bastionata e l'ampliamento del bastione di ponente con la ricostruzione della cortina di collegamento con l'altro bastione.

Se il Forte Monteratti fosse stato occupato dall'esercito nemico, il Forte Richelieu avrebbe rappresentato un forte baluardo per impedirgli la discesa nella città. Per questo motivo il nuovo dominatore dopo la caduta dell'Impero Napoleonico, cioè il Regno di Sardegna, decise un nuovo ampliamento e perfezionamento del Forte tra il 1815 e il 1827.

Lavori che videro il posizionamento di tetti a falde sui bastioni d'ingresso, e la costruzione di una caserma a due piani all'interno del Forte, contemporaneamente alla demolizione dei fabbricati di fine Settecento, e sul portone d'ingresso fu affissa la targa in marmo con il nome del forte (targhe simili sono presenti anche al Forte Monteratti ed al Forte Santa Tecla), e lo stemma del Governo Sabaudo (distrutto da un atto vandalico nel 1987).

A metà Ottocento il forte fu armato con sette cannoni da 16 pollici, un cannone "campale" da 8, cinque obici lunghi ed otto cannoncini, e poteva ospitare circa ottanta soldati.[3]

Nel 1849 durante i fervori dei moti rivoluzionari, il forte era occupato da 16 militi della Guardia Nazionale che presidiarono da soli la fortezza;

«"[...] durarono fermi all'attacco, finché fatto vano il loro valore, chiesero un'onorevolissima capitolazione, e poterono uscire a tamburo battente con ogni onor militare"

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni dell'Ottocento l'opera fu rinforzata con due batterie, denominate Batteria nord Richelieu e Batteria sud Richelieu. La prima si trova sul crinale alle spalle del Forte, armata con cannoni da 14 GRC (Ret) rivolti in direzione Monte Fasce, originariamente con struttura in mattoni, poi modificate con cemento armato durante la seconda guerra mondiale. Anche la batteria sud puntava verso il Monte Fasce, e fu anch'essa riadattata durante la guerra a postazione di contraerea con quattro cannoni, e vi fu realizzata una palazzina di comando ancora presente. Oggi queste batterie sono molto deteriorate e lasciate al degrado ma ancora molto affascinanti, in attesa di una qualche opera di recupero del comune, che dovrebbe interessare il recupero del grande patrimonio fortificato della città, che oggi è quasi totalmente lasciato all'azione del tempo e dei vandali.

Nei primi del Novecento l'opera fu presidiata da un distaccamento di fanteria[4], e durante la Grande Guerra utilizzata, analogamente ai forti vicini, come carcere per i prigionieri di guerra austriaci.

Dal 1959 l'accesso è precluso al pubblico in quanto fu installato al suo interno un ripetitore RAI tutt'oggi ancora presente ed operativo.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Targa d'ingresso al Forte Richelieu

L'ingresso inizialmente accessibile da un ponte levatoio, porta ad un cortile centrale, (oggi in parte occupato dal prefabbricato del ripetitore), in cui si affaccia la caserma a due piani. Il primo piano adibito a magazzino e il secondo a camerate per i soldati. Ai lati del cortile, tramite camminamenti coperti, ci si dirige all'interno dei due bastioni, anticamente adibiti a magazzini. Sul lato che guarda al Forte Monteratti, è presente un terrapieno anticamente predisposto per una batteria che puntava proprio verso il Forte citato, raggiungibile da due scalinate che partono dal retro della caserma.

il forte Richelieu visto dal sentiero che sale da Camaldoli. Si noti il vistoso traliccio del ripetitore RAI, posto all'interno del perimetro del forte.

Oggi il Forte è abbastanza ben conservato, anche a causa della non libera accessibilità interna, che risente solo dell'azione del tempo e non di atti vandalici; l'esterno è ancora solido, e l'interno molto ben conservato, presenta ancora intonaci originali e scritte risalenti alle vicende che coinvolsero il Forte nella sua storia.

Come arrivare[modifica | modifica wikitesto]

A piedi è raggiungibile dalla strada militare che discende dal Forte Monteratti[5], oppure da quella che costeggia la valle e che parte da via Leamara a Quezzi. In alternativa, può essere raggiunto da un sentiero che parte da via Nicolò Copernico dal quartiere San Martino e sale lungo il crinale che collega il Forte al quartiere, percorribile anche in mountain bike[6]. Con l'automobile, o con il mezzo pubblico (linea 67 AMT, con partenza da Piazza Martinez), si raggiunge località Camaldoli, davanti all'Istituto Don Orione, dove si trova il capolinea dell'autobus 67. Da qui, si deve percorrere uno stradino delimitato da una sbarra in salita e quindi un sentiero sulla destra; tempo di percorrenza una quindicina di minuti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a metà Ottocento
  2. ^ "Mura e fortificazioni di Genova" - Riccardo Dellepiane
  3. ^ "Forti di Genova" - Stefano Finauri
  4. ^ Foto di inizio Novecento
  5. ^ Sentiero dai Camaldoli al Monteratti via Richelieu[collegamento interrotto]
  6. ^ Percorso in mountain bike dal Richelieu

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Finauri, Forti di Genova, Servizi Editoriali, Genova, 2007.
  • Tarantino Stefano-Gaggero Federico-Arecco Diana, Forti di Genova e sentieri tra Nervi e Recco alta via dei monti liguri, Edizioni del Magistero, Genova.
  • Roberto Badino, Forti di Genova, Sagep, Genova 1969
  • Riccardo Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Nuova editrice genovese, Genova, 2008, [prima edizione 1984].
  • Cappellini A., Le Fortificazioni di Genova, Ed. F.lli Pagano Editore, Genova, 1939
  • Comune di Genova - Assessorato giardini e foreste, Genova. Il parco urbano delle Mura. Itinerari storico-naturalistici, Sagep, 1994

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]