Guardia nazionale italiana

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Guardia nazionale italiana
Descrizione generale
Attiva 5 luglio 1860
Nazione Regno di Sardegna poi Italia Italia dal 1861
Servizio Esercito
Tipo milizia, riserva militare
Ruolo corpo del Regio Esercito
Dimensione 100.000 nel 1861
Guarnigione/QG Torino, poi Firenze e poi Roma
Battaglie/guerre Brigantaggio postunitario, Terza guerra di indipendenza italiana
Parte di
Comandanti

[senza fonte]

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La Guardia nazionale italiana fu un Corpo militare del Regno d'Italia, inquadrato nel regio esercito italiano.

Creata subito dopo l'unità d'Italia, venne concepita per contrastare e reprimere il brigantaggio postunitario italiano e fu utilizzata, anche durante la terza guerra d’Indipendenza italiana; dopo un tentativo di riorganizzazione nel 1875 venne sciolta definitivamente nel 1876. Da essa sorsero la milizia territoriale e la milizia comunale.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione[modifica | modifica wikitesto]

Già prima dell'unità d'Italia, verso la fine del XVIII secolo erano sorte varie milizie, denominate Guardia nazionale, in ogni stato italiano preunitario (a Bologna nel 1797 [2], a Napoli nel 1806, nello Stato Pontificio nel 1831, in Toscana nel 1847) al fine di creare un “esercito del popolo” che desse man forte in caso di necessità al nucleo originario dell'esercito regolare, sul modello della guardia nazionale francese. Il 4 marzo 1848 anche lo stato sabaudo istituì con legge il corpo della Guardia nazionale, che fu riordinato con legge il 27 febbraio 1859.[3]

Durante la spedizione dei Mille il 22 ottobre 1860 un decreto emanato durante la dittatura di Garibaldi, emanato dal condottiero in Sicilia trasferì la Milizia nazionale siciliana con comandante Nicolò Turrisi Colonna nella Guardia nazionale, cosa già avvenuta il 13 ottobre per le province toscane, con regio decreto di Vittorio Emanuele II.[4]

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, vista l'impossibilità dell'esercito sabaudo di presidiare tutto il mezzogiorno d'Italia e la necessità di creare un nuovo esercito nazionale, si decise che la Guardia nazionale avrebbe avuto una codificazione unica, con la legge del 4 agosto 1861, n. 143,[5] con una disponibilità iniziale di 220 battaglioni.[6]

Primo periodo (1861 – 1865)[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto anonimo dell'epoca, apologetico dell'eroismo della Guardia Nazionale contro il brigantaggio postunitario: una donna con il tricolore stretto al corpo, in segno di lutto, mostra un ufficiale della Guardia Nazionale ucciso in combattimento, sul lato sinistro si scorge la parete di una casa in fiamme, alle spalle si muove un altro militare, sullo sfondo un paesaggio montuoso appenninico coperto di boschi, al cui limitare vi sono tre figure (probabilmente briganti) che osservano scena[7]

Primo compito di questa milizia, che presto crebbe a dismisura grazie all'introduzione del servizio militare obbligatorio in Italia, fu il combattere il brigantaggio postunitario nel mezzogiorno d'Italia. Il fatto che le sue unità fossero composte da “locali” secondo il neonato governo italiano poteva essere un vantaggio: i briganti sarebbero stati arrestati dalla loro stessa gente e la popolazione avrebbe collaborato con i propri concittadini piuttosto che con truppe esterne.

Queste idee presto sfumarono quando emerse che il corpo in molte zone risultava composto da bande locali, al comando di uomini di dubbia moralità se non ex briganti passati a servire il neonato stato italiano per mera opportunità e/o vantaggio[senza fonte]. Esso si rese protagonista in varie occasioni di esecuzioni, saccheggi e minacce che fecero, secondo le considerazioni di ufficiali dell'esercito, di alcuni reparti della guardia “gente non solo retriva ma pure pericolosa”. Questi comportamenti vanificarono tuttavia l'opera dei reparti del corpo che agivano correttamente e resero difficili i rapporti con le autorità per gli anni a venire.[senza fonte]

La riforma e lo scioglimento (1866-1876)[modifica | modifica wikitesto]

Il primo compito operativo nel nord Italia avvenne allo scoppio della terza guerra d'indipendenza italiana nel 1866, tuttavia durante il conflitto il corpo diede pessima prova di sé: delle 36.000 guardie nazionali chiamate alle armi per costituire 62 battaglioni, soltanto 25.000 si presentarono.

I tentativi di rivitalizzare l'istituzione inserendo in essa ufficiali della riserva dell'esercito professionale fallì presto.

Le riforme e i disegni di legge diretti al suo scioglimento iniziarono sin dal 1872 (in particolare riforma Ricotti) fino al suo scioglimento ufficiale con legge 11 luglio 1876 n. 160, che istituiva la milizia territoriale (facente parte del Regio esercito) e quella comunale.

Bilancio operativo[modifica | modifica wikitesto]

Come forza di sicurezza interna i suoi metodi, furono generalmente estremamente efficaci - sebbene spesso duri e - nel loro scopo primario di reprimere e poi debellare definitivamente il fenomeno del brigantaggio meridionale. Essa proseguì e completò da sola l'opera già condotta per un decennio nel mezzogiorno d'Italia dal regio esercito italiano, al cui fianco essa aveva operato in ugual misura per tutto il periodo.[8]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In questo corpo il noto scrittore Giovanni Verga prestò servizio dal 1860 al 1864.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G.U. 11 luglio 1876 n. 160
  2. ^ http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1797/4897
  3. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/complessi-archivistici/MIBA00319B/
  4. ^ Legislazione del Regno di Sardegna dal 1848 al 1860, dircost.unito.it.
  5. ^ Guardia nazionale italiana, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. ^ Guardia Nazionale (1848-1876), guidagenerale.maas.ccr.it.
  7. ^ [1].
  8. ^ Domenico Quirico, Generali: controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l'Italia, Milano, Mondadori, 2006, 411 pp., ISBN 88-04-55330-8, EAN: 9788804553304 .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Ales, La Guardia Nazionale Italiana (1861-1876), con illustr. di Brandani M., Stato maggiore dell'Esercito-Ufficio storico, 1994
  • Maria Antonella, L'iconografia, in Fusco Brigantaggio, lealismo e repressione nel Mezzogiorno 1860-1870. Catalogo della Mostra., Editore Macchiaroli, Napoli, 1984.
  • Ferdinando Nocenti, Prontuario di disciplina militare per uso della GUARDIA NAZIONALE MOBILE E SEDENTARIA,che servir può anche per l'armata ossia doveri generali e speciali dei Militi e Sott'Uffiziali....E L'ISTRUZIONE SUL TIRO.ASISI (Assisi),Tip. di D.Sensi,(1863).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]