Batteria del Vagno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Difesa costiera di Genova.

Batteria del Vagno
Difesa costiera di Genova
BatteriaVagno0.jpg
Immagine di inizio Novecento della Batteria del Vagno
Ubicazione
StatoFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Stato attualeItalia Italia
RegioneLiguria
CittàGenova
Coordinate44°23′29.78″N 8°57′08.84″E / 44.391606°N 8.952456°E44.391606; 8.952456Coordinate: 44°23′29.78″N 8°57′08.84″E / 44.391606°N 8.952456°E44.391606; 8.952456
Informazioni generali
Tipoartiglieria costiera
Costruzione1745-1746
Proprietario attualeDemanio Patrimoniale dello Stato
Visitabilevisibile, ma non visitabile
Informazioni militari
UtilizzatoreFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Lesser coat of arms of the king of Italy (1890).svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Funzione strategicaDifesa del tratto di mare antistante le località
Termine funzione strategicainizio Novecento
Armamento4 cannoni da 24 GRC Ret
2 cannoni da 15 ARC Ret[1]
Occupantilocali in concessione all'Istituto Idrografico della Marina
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Batteria del Vagno si trova lungo l'attuale Corso Italia, nelle vicinanze dell'incrocio con via Piave, dove ancora oggi ci sono i resti di questa batteria costiera settecentesca a difesa della costa della città di Genova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1745 vicino all'attuale Chiesa di San Pietro, fu progettata la costruzione di una batteria a rinforzo del tratto di costa di levante, a protezione di eventuali sbarchi. I lavori terminarono nel febbraio dell'anno successivo, dopo alcuni problemi in fase d'opera, sfruttando come base per costruire un piccolo pianoro tra due scogli sul mare. Nel 1771 nella batteria furono collocati otto cannoni di bronzo protetti da una bassa muratura [2], a lato dei quali vi era un piccolo alloggio per l'acquartieramento della guarnigione. Il "battesimo del fuoco" della Batteria del Vagno si ebbe nel 1796 quando furono sparati alcuni colpi verso alcune navi inglesi che tentarono di avvicinarsi alla spiaggia, ma il lavoro difensivo congiunto con la Batteria di Sopranis fece desistere gli inglesi da qualunque tentativo di offesa.

I primi lavori di ampliamento ci furono nel 1804 durante il dominio francese, fu rafforzata la muratura che proteggeva le artiglierie, e fu aggiunto un corpo pentagonale nel fianco di ponente della struttura, a livello inferiore.

Altri lavori di rafforzamento si registrano durante il dominio Sabaudo, che affidò al Genio Sardo, i lavori, che interessarono l'ispessimento del parapetto, la costruzione di una riservetta allineata con la batteria, e tutti i locali di servizio.

Ma la cronica mancanza di spazio di una costruzione ricavata a picco sul mare, generò la necessità di dislocare i locali di servizio lungo la strada d'accesso, tra cui i locali del munizionamento, che per trasportare i proietti, utilizzava un ingegnoso meccanismo di montacarichi, azionati a manovella, che trasportavano i proiettili tramite un cestello metallico guidato da binari laterali, che conducevano alla linea di fuoco.[3]

Nel 1871 si decise di ampliare in modo deciso le dimensioni della batteria, fino a renderla un vero e proprio Forte a strapiombo sugli scogli, progetto che però non venne eseguito a favore di un piccolo riammodernamento nel 1888; che portò anche ad un ammodernamento dell'armamento tre anni dopo. Furono collocati 4 cannoni da 24 GRC Ret, e due cannoni da 15 ARC Ret[4] , situati un po' più in basso dell'antica linea di fuoco.

Durante i primi anni del Novecento si pensò anche di demolire la Batteria, e spostarla in un altro sito, per far posto alla costruzione di corso Italia, ma con il "no" del Ministero della Guerra il sito rimase al suo posto e fu deviato l'andamento della strada.[5] Separando in qualche modo la struttura, isolandola sul mare.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni venti la batteria perse di importanza strategica, ora il nemico non sarebbe potuto arrivare dal mare, e la Batteria del Vagno fu sgombrata e limitata a incarichi di importanza marginale, fino al 1931 quando fu decisa la costruzione di faro marittimo, diretto dall'Istituto Idrografico della Regia Marina, tuttora attivo.

Nel frattempo, i nuovi scenari diplomatici, considerarono l'installazione di una postazione contraerea e antinave con quattro pezzi da 88/56, e l'edificazione di due palazzine a sostegno.

Nonostante alcune mutilazioni dovute all'urbanizzazione recente del luogo, la struttura esterna rimane visitabile, si può vedere l'antico piazzale settecentesco, ed i parapetti dei pezzi con il terrapieno. I locali sono però in concessione all'Istituto Idrografico della Marina che utilizza i locali come alloggi, e quindi non visitabili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella terminologia militare italiana ottocentesca veniva indicato il calibro approssimato al centimetro, seguito da una sigla che indicava le caratteristiche della canna, ovvero A se in acciaio, B se in bronzo e G o F se in ghisa (detta anche ferraccio), C se rinforzata con cerchiatura in acciaio, R se rigata. L'ultima abbreviazione indica che l'arma era a retrocarica [1] Archiviato il 15 settembre 2009 in Internet Archive..
  2. ^ Stefano Finauri - Forti di Genova pag.176
  3. ^ Stefano Finauri - Forti di Genoca pag.178
  4. ^ Armamento, su fortidigenova.com. URL consultato il 12 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2009).
  5. ^ Foto di inizio secolo con la Batteria ancora utilizzata e presidiata

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Finauri, Forti di Genova, Servizi Editoriali, Genova, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5
  • Tarantino Stefano-Gaggero Federico-Arecco Diana, Forti di Genova e sentieri tra Nervi e Recco alta via dei monti liguri, Edizioni del Magistero, Genova.
  • Roberto Badino, Forti di Genova, Sagep, Genova 1969
  • Riccardo Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Nuova editrice genovese, Genova, 2008, [prima edizione 1984].
  • Cappellini A., Le Fortificazioni di Genova, Ed. F.lli Pagano Editore, Genova, 1939

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]