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Forte Quezzi

Coordinate: 44°25′35.72″N 8°57′49.43″E
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Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo quartiere di Genova, vedi Biscione (Genova).
Forte Quezzi
Fortificazioni settentrionali di Genova
Il Forte Quezzi e la Torre Quezzi sopra al Biscione
Ubicazione
Stato Repubblica di Genova
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
RegioneLiguria
CittàGenova
IndirizzoVia delle Rocche - 16142 Genova (GE)
Coordinate44°25′35.72″N 8°57′49.43″E
Mappa di localizzazione: Italia
Forte Quezzi
Informazioni generali
TipoForte
Costruzione1747-1800
CostruttoreJacque de Sicre
MaterialePietra
Primo proprietarioRegno di Sardegna
DemolizioneDurante la seconda guerra mondiale il primo piano fu demolito per far posto ad alcune postazioni di artiglieria contraerea
Condizione attualeAbbandonato, utilizzato per ricovero greggi
Proprietario attualeDemanio Pubblico dello Stato
Visitabilenon visitabile
Informazioni militari
Funzione strategicaDifesa del fronte nord cittadino
Termine funzione strategica1830
Armamento5 grandi obici posizionati verso nord, 2 cannoncini a difesa dell'ingresso
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Forte Quezzi (285 s.l.m.) è un forte di Genova, situato sulla sommità del Colle della Calcinara, che domina parte della val Bisagno e quella di Quezzi. È prossimo ad un altro forte che fa parte del gruppo di fortificazioni collinari genovesi: Forte Monteratti.

L'ideazione di un forte sulle alture orientali del Bisagno avvenne intorno al 1747, quando la città di Genova l'anno prima fu minacciata dall'avanzata dell'esercito austro-piemontese arrivato ad assediare le alture del vicino monte Ratti, sopra l'abitato di Quezzi.

Il 27 agosto, il Primo Ingegnere dell'esercito dell'Infante di Spagna, Jacque de Sicre, poteva annunciare alla Giunta della Difesa l'inizio dei lavori alla ridotta di Quezzi e ai Camaldoli. Tuttavia le opere, che con l'edificazione di Forte Santa Tecla e Forte Richelieu avrebbero potuto rappresentare un formidabile sistema difensivo, a causa di alcuni problemi di progettazione, e per mancanza di fondi, non furono portate a termine.

Abbandonata e incompiuta, l'opera nelle operazioni di assedio del 1800, era allo stato di rudere. Ma il Generale Andrea Massena incaricato della difesa di Genova, resosi conto dell'importanza strategica che l'opera fortificata poteva avere, ne ordinò immediatamente il ripristino dei lavori. Così nonostante l'esecuzione dei lavori fosse ritenuta dai tecnici quasi impossibile a causa di carenza di materiali e manodopera. Ma secondo testimoni dell'epoca, il Forte fu costruito in tre giorni e tre notti:

«vi si adoperarono 5 in 600 botti ripiene di terra, se ne fecero scarpe alte da 20 a 25 piedi; se ne formarono i merli [...] e i parapetti [...] e perché malgrado le precauzioni di collocare le botti quanto più possibile l'una perpendicolare all'altra [...], molte parti potevano lasciare l'idea di scalata aggrappandosi di botte in botte, fu costruito avanti di questa scarpa et in forma di fasciatura un muro di pietre a secco dell'altezza della scarpa.

[...] Questi travagli, che dovevano durare almeno tre mesi, furono fatti in tre giorni e tre notti. Vi travagliarono con indicibile zelo, i generali, gli ufficiali, e i soldati. [...] e il nemico fu così sconcertato dalla subita e inaspettata uscita di quelle fortificazioni, che non più ardì attaccare quel Forte né in tempo della sua costruzione, né dopo.»

Nel 1809 in piena epoca Napoleonica, grazie a fondi francesi, furono supportate migliorie al forte[1], ad opera del Corpo Imperiale del Genio Napoleonico, che compresero il rifacimento in pietra del recinto bastionato, e la realizzazione della caserma a due piani, con soprastante terrazza.

Nel capitolo XVIII de Le confessioni d'un italiano il patriota-scrittore Ippolito Nievo (1831-1861) descrive ampiamente come i genovesi uniti ai francesi resistettero a lungo all'assalto anglo-austriaco, immaginando anche che il protagonista Carlino Altoviti avesse vissuto da vicino e in prima persona il micidiale bombardamento cui nell'anno 1800 fu sottoposto il Forte Quezzi.

«Le bombe piovevano sulle casematte mentre noi facevamo un brindisi col Malaga alla fortuna di Bonaparte e alla costanza di Massena»

Dopo l'annessione di Genova al Regno di Sardegna nel 1814, l'apposita commissione del Genio militare sabaudo, riconoscendo l'importanza strategica della posizione, dispose per alcune migliorie all'opera non di grosso valore.

L'obiettivo era quello di impedire al nemico di inoltrarsi nella valle del Bisagno, per questo scopo

«il forte fu armato con "due cannoni da 16 e tre obici lunghi".

La caserma poteva ospitare 70 uomini, più altri 105 da collocare "paglia a terra"»

Una relazione militare del 1830 analizzò la condizione del Forte, che venne considerato di scarsa importanza, in quanto in "cattivo stato", e in quanto "la sua posizione non pare essere di grande utilità nella difesa; converrà lasciarlo cadere, e perciò non si faranno più riparazioni."

Il 14 luglio 1857 alcuni rivoltosi seguaci di Mazzini tentarono con un colpo di mano di impadronirsi del Forte, fallendo.

Una relazione militare del 1875 definisce il Forte "di poco valore".

Storia recente

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Abbandonato, nel 1914 il forte Quezzi fu successivamente dato in concessione ad alcuni privati. L'ennesima relazione datata 1936 ci fa conoscere lo stato del Forte, le strutture sono fatiscenti, il ponte levatoio manca, i serramenti sono totalmente mancanti, le scale interne sono spesso prive di gradini, pavimenti crollati, infiltrazioni d'acqua dalla terrazza.

Durante la Seconda guerra mondiale il primo piano fu demolito per far posto ad alcune postazioni di artiglieria contraerea, armate con sei cannoni da 76/45; che insieme ad altre postazioni lungo il crinale sul versante dell'abitato di Quezzi erano parte della difesa contraerea della città.

Al termine del conflitto il forte fu completamente abbandonato, e depredato di ogni cosa, oggi è un cumulo di rovine lasciate a sé stesso, con mura crollate, rimaste riconoscibili solo quelle perimetrali, e fa da ricovero per greggi.

L'entrata principale che dà verso la val Bisagno, era protetta da un ponte levatoio oggi irriconoscibile, sormontato da uno stemma Sabaudo, nell'androne d'ingresso c'erano i locali per il corpo di guardia, mentre a destra di questo, una scalinata sale verso il piazzale interno. Su di questo si affacciava la caserma a due piani, oggi riconoscibile solo per i muri perimetrali del piano terra, ripieni di terra e detriti. Quel che resta del forte è ben poca cosa: alcuni ruderi - peraltro sorprendentemente risparmiati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando il forte era adattato a batteria per la contraerea.

In condizioni migliori è la vicina Torre Quezzi, edificata dal Genio Militare Sardo nel 1820 ma andata in disuso già a fine Ottocento; oggi è ricovero per pecore di pastori che abitano nel quartiere Quezzi ed è riconosciuta come sito di interesse comunitario dall'Unione europea essendo uno dei pochi habitat del raro tarantolino (Euleptes europaea)[2].

  1. Jean Borel, Gènes sous/Napoleon, Parigi, 1929.
  2. SIC e ZPS in Liguria » Genova » Torre Quezzi, su Rete Natura 2000 in Liguria.
  • Stefano Finauri, Forti di Genova, Servizi Editoriali, Genova, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5
  • Tarantino Stefano-Gaggero Federico-Arecco Diana, Forti di Genova e sentieri tra Nervi e Recco alta via dei monti liguri, Edizioni del Magistero, Genova.
  • Roberto Badino, Forti di Genova, Sagep, Genova 1969
  • Riccardo Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Nuova editrice genovese, Genova, 2008, [prima edizione 1984].
  • Cappellini A., Le Fortificazioni di Genova, Ed. F.lli Pagano Editore, Genova, 1939
  • Comune di Genova - Assessorato giardini e foreste, Genova. Il parco urbano delle Mura. Itinerari storico-naturalistici

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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