Castello di Paraggi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Castello di Paraggi
Santa Margherita Ligure-castello di Paraggi-vista da San Sebastiano2.jpg
Veduta del Castello di Paraggi
Localizzazione
Stato  Italia
RegioneLiguria
LocalitàParaggi
Coordinate44°18′38″N 9°12′46.9″E / 44.310556°N 9.213028°E44.310556; 9.213028
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII secolo

Il Castello di Paraggi, noto anche come Villa Bonomi Bolchini, è una storica residenza di Paraggi, frazione di Santa Margherita Ligure sulla Riviera di Levante.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello venne eretto a presidio delle coste del Tigullio al tempo della Repubblica di Genova.[1] Alcune fonti riportano il 1626 come l'anno in cui ne venne decisa la costruzione.[2] Tra il 1812 e il 1814 il castello venne occupato dalle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, all'epoca del Primo Impero francese. La struttura, che ha subito vari interventi nel corso dei secoli, divenne quindi una residenza privata.[2] Negli anni 1990 la proprietà venne affittata dagli allora proprietari, la famiglia di industriali tessili biellese dei Bonomi Bolchini, a Silvio Berlusconi.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello sorge in posizione dominante su di un piccolo promontorio che chiude a levante la baia di Paraggi nel territorio del comune di Santa Margherita Ligure lungo la strada per Portofino. Si presenta come un massiccio edificio in pietra a pianta quadrata, avente quattro torrette angolari mensolate. Sulla facciata sud-orientale si apre una grande loggia. Le facciate sono caratterizzate da una merlatura guelfa.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Touring club italiano, Liguria, Touring Editore, 1982, ISBN 978-88-365-0009-3. URL consultato il 19 ottobre 2020.
  2. ^ a b Parco di Portofino - S.Margherita - Castello di Paraggi, su www.parcoportofinocode.it. URL consultato il 19 ottobre 2020.
  3. ^ Tutte le ville del premier, su Il Secolo XIX, 20 giugno 2009. URL consultato il 19 ottobre 2020.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]