Castello di Rapallo

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Castello di Rapallo
Castelli del Tigullio
Rapallo-castello sul mare (2015).jpg
Ubicazione
Stato Repubblica di Genova
Stato attuale Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Città Rapallo
Coordinate 44°20′52.46″N 9°14′03.35″E / 44.347906°N 9.234264°E44.347906; 9.234264Coordinate: 44°20′52.46″N 9°14′03.35″E / 44.347906°N 9.234264°E44.347906; 9.234264
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Rapallo
Informazioni generali
Tipo castello-fortezza
Costruzione 1550-1551
Costruttore Antonio de Càrabo
Primo proprietario Repubblica di Genova
Condizione attuale in buono stato di conservazione
Proprietario attuale Comune di Rapallo
Visitabile
Informazioni militari
Utilizzatore Repubblica di Genova
Repubblica Ligure
Regno di Sardegna
Regno d'Italia
Comune di Rapallo
Funzione strategica Protezione del borgo di Rapallo e della costa del Tigullio occidentale
Termine funzione strategica XVII secolo
[senza fonte]
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Il castello sul mare è una postazione difensiva di Rapallo, nella città metropolitana di Genova, situato antistante lo specchio acqueo presso il lungomare Vittorio Veneto. È denominato anche come castello medievale, definizione errata visto che la costruzione è risalente alla seconda metà del XVI secolo.

All'interno è presente anche una piccola cappella dedicata a san Gaetano costruita nel 1688 con la caratteristica cupoletta con campana, ben visibile all'esterno del castello.

In ambito territoriale è il simbolo per eccezione della cittadina rapallese e dichiarato monumento nazionale italiano dal Ministero dei Beni Culturali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Raffigurazione dell'ammiraglio turco Dragut.

L'edificazione del castello di Rapallo è legata ai fatti storici che interessarono l'allora borgo marinaro il 4 luglio del 1549. In quella data Rapallo subì un assalto e un successivo saccheggio da parte dell'ammiraglio turco Dragut che, oltre ai danni provocati dallo sbarco in tre punti diversi della costa, culminò con il rapimento di ventidue fanciulle del luogo, fatti in seguito schiave dai pirati saraceni ad Algeri una volta saliti a bordo delle navi.

La Rapallo della seconda metà del XVI secolo non predisponeva di un nucleo storico cittadino difeso da mura e le uniche postazioni difensive erano costituite dalle torri di avvistamento lungo le alture rapallesi e dalle alte case nella zona della marina. Lo sbarco, che avvenne nell'oscurità della notte, fu pertanto rapido e facilitato per la flotta turca dell'ammiraglio.

Assoggettato al dominio della Repubblica di Genova (alleata e protettrice di Rapallo dopo l'atto di dedizione della comunità rapallese nel 1229), le truppe genovesi e locali (queste ultime di numero esiguo) nulla poterono contro gli invasori arrivati via mare. Genova, tuttavia, inviò in seguito il capitano Gregorio Roisecco, comandante delle truppe arrivate da Genova, a valutare la situazione del borgo rapallese e fu quest'ultimo che propose alla comunità (e alla repubblica) l'edificazione di un castello o di una postazione difensiva per il controllo di questa parte occidentale del golfo del Tigullio.

Fasi preliminari della costruzione difensiva[modifica | modifica wikitesto]

Il castello sul mare di Rapallo in una foto del primo Novecento

Il 16 febbraio del 1550 il doge di Genova Luca Spinola riferisce con un apposito documento al podestà di Rapallo che l'opera di costruzione, con le relative spese, non possono essere affrontate dalla repubblica genovese e pertanto il tutto dovrà essere a carico della sola comunità rapallese. Questo comunicato scatenò conseguentemente la ribellione degli abitanti dell'entroterra rapallese, detti "delle Ville" ed appartenenti al ceto nobile e borghese, che minacciarono addirittura di abbandonare il paese. Gli altri abitanti "del Borgo", di estrazione più popolare e promotori dell'opera, ma con scarsi finanziamenti, cercarono quindi una mediazione con i compaesani con esiti però negativi.

Genova, stufa dei battibecchi locali, tentò una nuova trattativa con il "mediatore" capitan Roisecco, ideatore morale del castello, il quale con promesse ad entrambe le parti riuscì a rimettere pace tra gli abitanti della città. Altro scontro fu la scelta del luogo effettivo di costruzione di tale postazione difensiva: le Ville proposero la zona collinare per una maggiore visuale area, mentre il Borgo fu punto fermo su una collocazione nella zona della marina e più vicino al nucleo storico.

Altro punto dolente fu lo sborsamento del denaro: entrambi gli schieramenti accollò all'altro la spesa come ripicca. La nuova discussione tra ceti popolari costrinse il podestà a richiedere al Senato della Repubblica di Genova un prestito di 10 lire per finanziare l'opera e ad imporre agli abitanti l'introduzione di una tassa obbligatoria di residenza. Con la locale gabella si riuscì a racimolare la somma complessiva di 1.770 lire genovesi potendo così gettare le basi per l'edificazione del castello.

I lavori[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso laterale

L'opera (la cui prima struttura, su disegno di Antonio de Càrabo, fu molto più semplice nelle forme rispetto all'attuale impianto) cominciò ben presto a prendere corpo nel corso del 1550, ma il podestà fu costretto numerose volte a "battere cassa" presso la Repubblica a causa delle spese aggiuntive e agli alti costi del materiale che avrebbe dovuto resistere alle forti mareggiate. I lavori durarono quasi un anno, interrotti talvolta da scioperi spontanei dei lavoratori per la mancata distribuzione dello stipendio.

Dopo un alto costo di finanziamento e costruzione il neo podestà di Rapallo, Benedetto Fieschi Raggio, il 10 maggio 1551 poté inaugurare l'opera chiedendo al Senato genovese l'artiglieria necessaria alla difesa del castello. Con la costruzione del castello di Rapallo l'intero comprensorio occidentale del Tigullio andò quindi a completarsi con un sistema difensivo e di avvistamento legato ai castelli di Portofino, di Paraggi, di Santa Margherita Ligure e di Punta Pagana presso San Michele.

Negli anni e decenni a seguire il castello sul mare fu modificato più volte con modifiche ed ampliamenti della struttura.

Sede di varie istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua storia il castello è stato sede di importanti organi statali, praticamente fino agli anni cinquanta del Novecento quando venne dichiarato monumento nazionale italiano e acquistato dal Comune di Rapallo.

Nel 1608 divenne sede del capitaneato di Rapallo (istituito in tale anno distaccandosi dal precedente controllo del capitaneato di Chiavari); qui prese alloggio il capitano con relativo ufficio, mentre nella parte basse venne creata una prigione temporanea in attesa di giudizio dal tribunale di Genova. La sede venne poi spostata nel 1645 nel nuovo palazzo di Giustizia (non più esistente) presso il centro storico rapallese. Nel 1865 diventò proprietà del Regno d'Italia che scelse l'ex postazione difensiva quale sede della Guardia di Finanza e di un piccolo carcere mandamentale.

Nel 1958 per la somma di 6.700.000 lire viene riscattato dall'ente comunale rapallese che sottopose il castello ad un primo restauro conservativo nel corso del 1963; è in questa fase che furono aggiunti gli scogli intorno alla struttura a mo' di maggiore protezione dalle ondate marine.

L'ultimo grande restauro è stato attuato tra il 1997 e il 1999, sotto la direzione scientifica del prof. Benito Paolo Torsello, grazie agli aggiuntivi fondi dall'Unione europea e dal Ministero dei Beni Culturali, con interventi conservativi che hanno riguardato i paramenti esterni fortemente degradati dal salino, i pavimenti, gli infissi e l'impianto elettrico.

Dopo ulteriori lavori di adeguamento alle norme sulla sicurezza (nel corso del 2005), il castello è ora sede di mostre artistiche ed eventi culturali.

L'incendio nelle feste patronali[modifica | modifica wikitesto]

Fase iniziale della simulazione dell'incendio
Fase finale della simulazione dell'incendio

Una locale tradizione, inserita tra gli eventi più celebri durante le festività patronali in onore di Nostra Signora di Montallegro nei primi tre giorni di luglio, vede il castello cinquecentesco protagonista di un curioso spettacolo pirotecnico. La sera del 3 luglio, serata conclusiva delle celebrazioni religiose, il castello viene dato simbolicamente "alle fiamme" con un collaudato programma pirotecnico e di fumogeni, al passaggio dell'arca argentea della Madonna di Montallegro nei pressi del maniero sul lungomare rapallese.

Precedentemente l'evento del simbolico incendio vengono inoltre innescati i celebri mortaletti o mascoli liguri che detonano lungo il breve percorso che separa il castello dalla terra ferma.

Terminato il "fragoroso" scoppiettare dei mascoli il castello si colora, con l'ausilio di lacrimogeni, di un rosso intenso fino alla conclusiva "cascata bianca" dalla torretta e lungo il perimetro della fortezza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianluigi Barni, Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
  • Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]