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Porto di Genova

Coordinate: 44°24′00″N 8°55′12″E
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Porto di Genova
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Liguria
Provincia  Genova
Comune  Genova
MareMar Ligure
Tipocontainer, officine navali, traghetti, crociere
Passeggericirca 2 094 701 (2021)
Traffico mercicirca 48831000 t (2021)
Coordinate44°24′00″N 8°55′12″E
Mappa di localizzazione: Liguria
Porto di Genova

Il porto di Genova (in sigla GOA) è il più grande porto italiano, con un’estensione di 7 km² riguardo agli spazi a terra, 5 km² di specchi acquei, e 22 km di banchine, sia in ragione al numero di linee di navigazione[1] sia per movimentazione container con destinazione finale (e più in generale per volume di merce varia) sia per profilo occupazionale (più di diecimila lavoratori diretti, circa trentamila considerando l'indotto).

Inoltre, è stato anche primo per volumi movimentati fino al 2013, anno in cui il porto di Trieste lo ha superato (principalmente in ragione di un sostanzioso incremento delle movimentazioni di rinfuse liquide presso l'oleodotto SIOT).

Il porto di Genova vanta anche pescaggi a filo banchina dagli otto metri delle calate passeggeri ai quindici metri dei grandi terminal contenitori del PSA Genova - Pra' e del SECH.

«In un porto come quello di Genova, vasto e frequentato, si ammira la grandezza della civiltà presente che può sembrare prosaica alle menti offuscate dall'amore per l'antico e che non sanno apprezzare la poesia delle sue grandiose proporzioni»

Posizione strategica

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Torre di controllo del porto di Genova come appariva prima del crollo causato dall'incidente del 7 maggio 2013

Sbocco naturale al mare delle regioni del Nord-Ovest italiano e situato in posizione strategica verso l'hinterland economico e commerciale europeo, il porto di Genova ha una storia e una tradizione antichissime.[2][3]

Panoramica del Porto dal Santuario N.S. Incoronata. L'area fotografata comprende i quartieri di San Teodoro, Sampierdarena e successivamente Cornigliano

Si sviluppa, partendo da levante verso ponente, dal bacino delle Grazie (l'area dove sorgono i cantieri e le officine delle riparazioni navali), poco distante dal quartiere fieristico della Foce e dal porticciolo turistico Duca degli Abruzzi, fino ai moderni terminal per la movimentazione delle merci varie poco discosti dalla Lanterna.[4]

Lo scalo – che ha il suo naturale completamento nel porto petroli di Multedo, vicino a Pegli, e nel terminal container di Pra' – comprende al suo interno, lungo i circa sei chilometri di strada sopraelevata che definiscono anche visivamente l'area del rinnovato porto antico.[5]

Nel tratto di costa fra Cornigliano e Sestri Ponente alcuni moli sono riservati ai cantieri di costruzioni di nuove imbarcazioni della Fincantieri.

In sostanza, il porto di Genova restituisce alla città un valore simbolico aggiunto che va oltre il significato strettamente funzionale: il porto è infatti la città stessa e ne costituisce buona parte della storia.[6]

Ma una tale storia è composta anche di dure vertenze sindacali, registratesi specialmente in anni più recenti, come quella che contrappose a fine anni ottanta i responsabili dei lavoratori portuali – i camalli eredi dei vecchi caravana addetti al carico/scarico dei piroscafi a tre alberi ormeggiati alle vecchie banchine e ai sili granari – e l'autorità portuale messa di fronte alla necessità di un radicale rinnovamento indispensabile per fronteggiare la concorrenza che si faceva sempre maggiormente pressante dei porti del nord Europa.

Dopo il crollo del Ponte Morandi, si è intensificato il dibattito per la realizzazione mediante contributi dell'Unione europea di un interporto in provincia di Alessandria, di un varco doganale per le merci internazionali sulla sponda destra del torrente Polcevera e per l’apertura h24 dei terminal, fatto che permetterebbe di spostare 4 000 mezzi pesanti fuori dal traffico cittadino nelle ore di punta, e di recuperare il gap di competitività stimato nel breve termine.[7]

L’area portuale è inoltre caratterizzata da un’elevata accessibilità passeggeri e traghetti, con collegamenti diretti alle principali reti autostradali, ferroviarie e aeroportuali.[8]

Sezioni del porto

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Il complesso della Stazione Marittima a Ponte dei Mille
Il porto commerciale di Sampierdarena
Movimentazione container all'interno del terminal SECH di Genova

Da ponente a levante il porto di Genova comprende le seguenti sezioni principali:

  • Porto di Pra': localizzato nella delegazione ed ex-comune di Pra' è il maggiore terminal container del porto con una capacità di 1,5 milioni di TEUs all'anno. Vi opera il PSA Genova - Pra'. Fu inaugurato nel luglio del 1992.[9]
  • Bacino di MultedoSestri Ponente:
    • Porto Petroli: importante porto petrolifero a livello europeo situato davanti al quartiere di Multedo.
    • Porticciolo turistico di Sestri Ponente: a seguito della riqualifica del bacino interno ricavato dalla penisola aeroportuale, con la costruzione della Marina di Genova Aeroporto, la capacità del porticciolo è stata portata fino a circa 2 000 posti barca con la disponibilità di ormeggio anche per grandi yacht fino a 90 metri.
    • Aeroporto di Genova-Sestri
  • Bacino di Sampierdarena: importantissima zona del porto nel quale sono concentrati numerosi terminal dediti al commercio navale di merci varie (come il Terminal Frutta e il Genoa Metal Terminal), di container (Terminal Messina) e di rinfuse (Terminal Rinfuse, SAAR); qui, ai piedi della Lanterna si trova anche una centrale termoelettrica dell'Enel, dismessa nel 2017.[10]
  • SECH – Southern European Container Hub[11]: è un altro importante terminal container gestito da Terminal Contenitori Porto di Genova S.p.A. situato tra il Porto Antico e il Bacino di Sampierdarena.
  • Stazioni Marittime: area del porto gestita da Stazioni Marittime S.p.A. che controlla il trasporto dei passeggeri tramite vari terminali per concessione statale fino al 2040.
  • Porto antico: è l'area dove sorsero le prime attività portuali di Genova. In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della scoperta dell'America l'intera area del Porto antico è stata totalmente riqualificata su progetto dell'architetto Renzo Piano nel 1992.
  • Area di Levante: zona perlopiù dedita alle riparazioni navali. A levante di quest'area, presso il quartiere della Foce si trova l'area della Fiera, all'interno della quale ogni anno nel mese di ottobre si svolge il Salone nautico di Genova, mostra espositiva di imbarcazioni con rilevanza internazionale.

Il porto in cifre

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Situato geograficamente nella parte più settentrionale del mar Ligure, lo scalo genovese occupa circa cinquecento ettari di superficie a terra e altrettanti sullo specchio acqueo.

Le opere marittime su cui si basa si estendono per quarantasette chilometri di lunghezza cui trenta chilometri per i soli pontili operativi; la profondità dei fondali varia dai nove ai quindici metri, con punte di cinquanta.

Due sono i fari principali: oltre a quello conosciuto universalmente come la Lanterna, che sorge sulla collina di San Benigno, nella zona di Sampierdarena, vi è quello, minore e dedicato alle superpetroliere, ubicato a Punta Vagno, nella zona residenziale di corso Italia.

Nel marzo 2024 è stato avviato il cantiere per la realizzazione del primo tunnel sottomarino italiano, il primo in Europa per dimensioni e il quarto al mondo per diametro esterno. Il progetto prevede la costruzione di due tunnel, uno per ogni senso di marcia, per un totale di 3.4 chilometri in galleria fino a una profondità massima di 45 metri e con un diametro esterno di 16. La fine dei lavori è prevista per il 2029.[12] Il 6 marzo Toti ha affermato che era doveroso dedicare l'opera alle vittime del crollo del Ponte Morandi.[13]

Analisi dei traffici

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La riunione internazionale delle navi da guerra nel porto di Genova, settembre 1892

La movimentazione delle merci nel porto di Genova è quanto mai variegata e ugualmente articolato è il traffico dei passeggeri che usufruiscono della Stazione marittima del terminal crociere e del moderno terminal traghetti con linee per le maggiori località del mar Mediterraneo. In passato questa zona del porto serviva anche come base per l'imbarco sui transatlantici della Società Italia e di altre compagnie di navigazione di linea.

Dopo aver conosciuto un lungo periodo di crisi – susseguente al ristagno economico degli anni settanta e anni ottanta, ma dovuto anche a un inasprimento della conflittualità per le condizioni di lavoro e remunerazione delle maestranze portuali – i famosi camalli – lo scalo ha ripreso nuovo vigore negli anni novanta riportando la propria quota di mercato su valori di eccellenza.

Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale (ovvero nei primi quattro decenni del Novecento) il volume di merci movimentate a Genova era cresciuto da circa cinque a otto milioni di tonnellate di merci movimentate.

È negli stessi anni che lo scalo portuale ligure ha incominciato una crescita soprattutto in direzione del ponente, ovvero oltre il bacino della Lanterna, con la realizzazione del nuovo porto di Sampierdarena e l'edificazione – di fatto strappando territorio al mare – del moderno terminal container di Pra', operativo dagli anni novanta.

Fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1942 e del 1943 durante la seconda guerra mondiale, il porto riuscì nell'immediato dopoguerra a riconquistare una quota di otto milioni di tonnellate di merci manipolate, eguagliando il dato storico ante-guerra.

Negli anni sessanta, per fronteggiare la secolare congestione del porto[14] acuita dal vertiginoso aumento dei traffici, su iniziativa di Giacomino Costa[15] con un faticoso e contrastato coordinamento delle parti in causa[16], fu realizzato il "porto secco"[17] di Genova a Rivalta Scrivia nei pressi di Tortona, il primo interporto del genere in Italia e oggi collegato tramite ferrovia[18].

A metà degli anni settanta il traffico merci annuo era aumentato di oltre sette volte, superando i sessantadue milioni di tonnellate.

Durante gli anni ottanta, si è avuta una nuova contrazione che ha riportato il tasso di attività a valori modesti (circa quaranta milioni di tonnellate di merci movimentate), ma con la ripresa di fine anni novanta il volume delle merci trattate è tornato a superare i 50 milioni di tonnellate l'anno.

Uguale tendenza ha seguito il movimento di passeggeri – traghetti e crociere – che, nel 2003 ha superato la quota annua record di 3,35 milioni di passeggeri transitati dallo scalo genovese.

Merci imbarcate e sbarcate dall'anno 1900 all'anno 2006

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Merci (tonnellate)Anno010.000.00020.000.00030.000.00040.000.00050.000.00060.000.00070.000.0001900192019401960198020002020Merci sbarcate (t)Merci imbarcate (t)Totale (t)
(Visualizza o modifica grafico.)

Merci imbarcate e sbarcate tramite container dall'anno 1969 all'anno 2006

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AnnoMerci sbarcate in container (t)% sul totale sbarco Merci imbarcate in container (t)% sul totale imbarco Totale movimento containerizzato (t)% sul totale movimento
1969301 2830,6
1970788 6911,4
1971992 6321,7
19721 282 4352,2
19731 488 1832,4
19741 541 6882,6
19751 524 6942,9
19761 804 7403,5
19771 944 7973,9
19782 036 7854,0
19792 396 5024,3
19801 175 5272,61 321 58021,62 497 1074,9
1981999 1922,41 403 70623,72 402 8985,0
1982982 9772,51 292 39222,02 275 3695,0
1983926 0672,51 463 10024,42 389 1675,5
19841 019 3772,61 975 67231,62 995 0496,6
19851 220 6823,32 000 11531,03 220 7977,3
19861 312 4923,31 879 30530,33 191 7976,9
19871 276 6173,11 580 88628,92 857 5036,2
19881 526 2724,01 806 91634,33 333 1887,6
19891 177 5663,11 317 98528,42 495 5515,9
19902 989 5016,9
19911 552 0004,21 722 69033,73 274 6907,8
19921 482 3474,01 738 09033,73 220 4377,6
19931 204 5433,51 967 97430,43 172 5177,7
19941 487 0974,12 757 42937,44 244 5269,8
19952 069 2545,33 302 24442,15 371 49811,5
19962 931 3267,84 402 14348,27 333 46915,7
19974 266 00913,66 441 73854,410 707 74724,7
19985 197 57115,67 082 86356,912 280 43426,8
19995 017 12814,76 867 10654,411 884 23425,5
20005 969 82216,38 301 21055,314 271 03227,6
20015 919 76416,48 150 00653,814 069 77027,5
20025 939 58315,88 212 05853,614 151 64126,8
20036 544 17817,08 526 98152,115 071 15927,4
20047 106 86817,88 806 81151,215 913 67927,9
20058 801 44122,57 273 30342,216 074 74428,5
20068 842 27222,57 704 70245,116 546 97429,4
Fonte: I numeri e la storia del Porto di Genova, Genova Statistica 2004, Genova Statistica 2005 e Genova Statistica 2006, pubblicazioni dell'Unità Organizzativa Statistica del Comune di Genova[19]
AnnoSbarco + Imbarco (TEU)AnnoSbarco + Imbarco (TEU) AnnoSbarco + Imbarco (TEU)AnnoSbarco + Imbarco (TEU)
196934 0001979251 6941989238 20519991 233 817
197088 0001980257 6241990310 21720001 500 632
1971127 0001981248 1391991344 35320011 526 526
1972155 0001982229 5891992337 62420021 531 254
1973164 0001983237 5491993343 47920031 605 946
1974164 0001984296 2471994512 09820041 628 594
1975162 0001985324 5061995615 24220051 624 964
1976183 0001986316 2231996825 75220061 657 113
1977203 4901987264 87119971 179 954
1978222 1511988325 11919981 265 593
Fonte: I numeri e la storia del Porto di Genova, Genova Statistica 2004, Genova Statistica 2005 e Genova Statistica 2006, pubblicazioni dell'Unità Organizzativa Statistica del Comune di Genova[19]

Al 2023 il 60% delle merci movimentate in Italia transita fra al porto di Livorno e quello di Genova.[20]

Traffico passeggeri e crocieristi dall'anno 1919 all'anno 2006

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AnnoTotale arrivi e partenze AnnoTotale arrivi e partenzeCrocieristi% crocieristi sul totale
191980 7291969881 643166 21218,9
192082 0291970939 323155 47116,6
192196 3421971975 134140 50214,4
192291 01319721 073 565143 91013,4
192394 97219731 097 807150 81513,7
1924106 50719741 080 295153 95114,3
1925136 06419751 096 658168 52115,4
1926149 58319761 120 872225 38920,1
1927182 87919771 167 154222 68519,1
1928166 40319781 264 911135 19010,7
1929179 96719791 379 819270 86519,6
1930171 54919801 553 685202 32413,0
1931140 27919811 646 091195 43711,9
1932126 69919821 655 768206 59812,5
1933150 89019831 623 115207 71512,8
1934144 97419841 666 276191 77811,5
1935125 59319851 696 509197 06711,6
1936130 71119861 763 777175 97910,0
1937175 64819871 900 689198 24610,4
1938211 95019881 912 854176 4739,2
1939180 83319891 870 462182 4259,8
194052 58919902 176 471178 6308,2
194126019912 134 938150 7167,1
19423 95919922 188 770183 5888,4
194319932 147 220209 0529,7
194419942 338 258293 98212,6
19451 45719952 339 407310 52813,3
194635 21219962 467 025399 22716,2
1947114 03519972 433 363353 56614,5
1948181 38419982 210 769364 64716,5
1949193 23419992 687 343569 12421,2
1950200 75020002 765 668397 51614,4
1951196 22520012 881 347471 24516,4
1952221 60320023 207 356567 50617,7
1953201 14420033 350 081615 80018,4
1954220 42420043 015 365287 8639,5
1955245 38820053 037 979395 79713,0
1956228 71120063 113 448475 13415,5
1957288 639
1958287 326
1959284 737
1960363 445
1961437 253
1962455 538
1963522 239
1964537 214
1965525 595
1966578 595
1967589 617
1968767 509
Fonte: I numeri e la storia del Porto di Genova, Genova Statistica 2004, Genova Statistica 2005 e Genova Statistica 2006, pubblicazioni dell'Unità Organizzativa Statistica del Comune di Genova[19]

Antichità e Medioevo

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Genova. Xilografia dalla Cronaca di Schedel, 1493
Genova. Xilografia dalla Cronaca di Schedel, 1493

L'area del Porto Antico era già abitata nel Neolitico.[21] A partire dal 500 a.C. vi sorse un insediamento fortificato, che fu probabilmente fondato e abitato da una popolazione mista di Liguri, Etruschi e Greci. Durante la Seconda guerra punica, l'insediamento alleato con Roma fu distrutto, ma ricostruito intorno al 200 a.C. Da questo momento si sviluppò in un centro commerciale regionale.[22] Non si sa quasi nulla della conformazione e dell'utilizzo del porto naturale dell'epoca.

Durante il periodo delle Invasioni barbariche e nell'Alto Medioevo, le vie di comunicazione risalenti all'epoca romana caddero in rovina. A partire dal IX secolo, il piccolo centro portuale fu ripetutamente attaccato dai Saraceni, il che portò alla formazione delle forze navali genovesi, che giocarono un ruolo significativo nel Mediterraneo nei secoli successivi.[23] Nell'XI secolo parteciparono alla liberazione della Sardegna e della Corsica, nonché alla Prima crociata, creando così le basi per le colonie genovesi.[24] Il porto di Genova divenne così sia una base per la flotta militare, sia un importante porto commerciale. La Repubblica di Genova riuscì ad eliminare la rivale Pisa nel 1284 nella Battaglia della Meloria,[25] e a contenere la concorrente Venezia nel 1298 nella Battaglia di Curzola,[26] assicurandosi così la posizione nel Mar Nero. Queste condizioni quadro molto positive per Genova tra l'XI e il XV secolo spiegano l'eccezionale importanza del porto in quel periodo.

La fondazione dell'attuale (vecchio) porto può essere ricondotta alla fortificazione di Genova nel pieno Medioevo[27] e alla creazione dell'ufficio dei cosiddetti Consoli del Mare, che dirigevano o supervisionavano l'espansione e l'attività del porto. Intorno al 1128 fu costruito un primo faro sul promontorio di San Benigno.[28] Intorno al 1250, lo sperone roccioso situato sul lato orientale del porto naturale fu prolungato tramite riempimenti fino a formare un molo, che dal XVI secolo fu chiamato Molo Vecchio o "Antico Molo", in contrasto con il Molo Nuovo, che all'epoca fu costruito sul lato opposto della baia, ai piedi del faro. La baia interna formata dal Molo Vecchio divenne l'ormeggio per innumerevoli imbarcazioni, che probabilmente venivano chiamate Mandria o "Gregge". Il termine Mandracchio, che in italiano designa oggi i piccoli porti pescherecci o anche le marine, si basa probabilmente sulla parola Mandria; a Genova, tuttavia, il nome di questa baia è diverso: Mandraccio. Secondo altre spiegazioni, il termine deriva dal greco Mandràki, con il significato di Recinto, o dall'area araba.[29]

Insieme al Molo Vecchio, furono costruiti, tra l'altro, un Arsenale marittimo e anche il Palazzo del Mare, in seguito chiamato Palazzo San Giorgio.[30] Dopo essere stato utilizzato come sede del governo, il palazzo divenne la sede principale dell'istituto finanziario di straordinaria importanza per la Repubblica di Genova, il Banco di San Giorgio. Oggi nell'edificio si trova l'Autorità Portuale. Accanto al Molo Vecchio, molto vicino al Palazzo San Giorgio, si trovavano sei ponti di sbarco in legno, che prendevano il nome dalle merci che vi venivano movimentate o dalle famiglie importanti che vi avevano le loro case (tra cui Spinola, Grimaldi). Questi ponti furono sostituiti nel XV secolo da moli permanenti.[31][32] A metà del XVI secolo, il Molo Vecchio raggiunse una lunghezza di quasi 500 metri. La città di Genova e anche il suo porto furono allora plasmati in modo significativo dall'architetto Galeazzo Alessi. Sotto la sua direzione, l'espansione del (vecchio) porto giunse a compimento.

Età moderna e contemporanea

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Vedute di Genova, intorno al 1810
Bacino di carenaggio aperto a Genova nel 1851
Porto di Genova intorno al 1865
Il porto nel 1941 con i resti della collina di San Benigno

Il declino politico, militare, economico e sociale di Genova (e dell'Italia), durato quasi tre secoli, raggiunse il suo punto più basso nel 1797 con l'occupazione napoleonica e la fine della Repubblica di Genova. Una ragione essenziale del declino fu la (ri)scoperta dell'America da parte del navigatore genovese Cristoforo Colombo e il conseguente spostamento del baricentro della navigazione dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico. Emblematico della debolezza della Repubblica fu il bombardamento di Genova da parte della Marina francese nel 1684, durante la Guerra delle riunioni (Genova intendeva sostenere la Spagna). Napoleone Bonaparte, che abolì la Repubblica di Genova nel 1797, proveniva dalla Corsica, un'isola che Genova aveva governato male e sfruttato senza scrupoli per lungo tempo.

Oltre ai già citati Consoli del Mare e ai padri della città denominati Salvatores Portus et Moduli a partire dal XIV secolo, c'era un gruppo di persone di fondamentale importanza per il porto di Genova: gli Scaricatori di porto e facchini, chiamati Camalli. Essi si unirono nel 1340 nella corporazione Compagnia dei Caravana, che esistette per oltre 500 anni. Dopo la fondazione del Partito Socialista Italiano a Genova nel 1892, nel porto sorsero rappresentanze dei portuali orientate in base alle merci movimentate, che attraverso gli scioperi ottennero diritti che furono riconosciuti dal Consorzio Autonomo del Porto, istituito nel 1903, e inseriti nel diritto del lavoro codificato. Nel 1946 queste organizzazioni si unirono nella cosiddetta Compagnia Unica.

A seguito della Restaurazione, la Repubblica di Genova non fu ripristinata nel 1814, ma fu annessa al Regno di Sardegna, i cui sovrani del Casato di Savoia erano stati ostili a Genova per diversi secoli. Sebbene il sistema governativo e amministrativo piemontese non fosse orientato alle esigenze del commercio marittimo genovese, il governo di Torino si adoperò per la riattivazione del porto. Sotto Giorgio Des Geneys vi fu ricostruita una marina da guerra e istituita un'accademia navale. La flotta fu trasferita a La Spezia a partire dal 1861, e l'accademia a Livorno nel 1881.

Intorno al 1820, il porto di Genova aveva banchine degradate con moli troppo piccoli, e il bacino portuale era troppo poco profondo per le navi dell'epoca. Il più delle volte, esse ancoravano al centro del bacino e venivano poi caricate e scaricate con l'aiuto di chiatte, rendendo il porto antieconomico. Tra il 1820 e il 1860, non solo il porto fu modernizzato ed ampliato, ma anche il centro storico fu parzialmente ristrutturato e i collegamenti di trasporto migliorati. Degno di nota è soprattutto la costruzione di uno dei primi bacini di carenaggio italiani, aperto nel 1851, nonché il collegamento ferroviario, tramite il quale il porto fu collegato nel 1854 a Torino, nel 1861 alla Lombardia, nel 1872 a Ventimiglia e alla Francia, e nel 1874 a La Spezia e alla Toscana. Tuttavia, gli sforzi di ammodernamento rimasero insufficienti sia prima che dopo l'Unità d'Italia nel 1861: rispetto al porto di Genova, il porto di Marsiglia ricevette all'epoca dieci volte tanto in finanziamenti statali. Questa circostanza spinse il nobile genovese Luigi Raffaele De Ferrari a una donazione molto generosa, per la quale ricevette l'Ordine supremo della Santissima Annunziata. Grazie alla donazione e ad altri fondi statali, si riuscì a portare le strutture portuali a un livello adeguato entro la fine del secolo. Successivamente, i lavori di ampliamento, finanziati anche da investitori tedeschi e britannici, non riuscirono a tenere il passo con l'aumento della movimentazione delle merci e del numero di passeggeri. Il porto naturale presto non offrì più possibilità di espansione, motivo per cui si prese in considerazione un ampliamento in direzione ovest lungo la costa di Sampierdarena. Fattori significativi per lo sviluppo positivo del porto furono l'apertura del Canale di Suez nel 1869, che pose fine all'isolamento del Mediterraneo, e le massicce ondate migratorie italiane verso l'America.

Per secoli, la città e il porto furono noti per la loro posizione idilliaca in un Anfiteatro naturale formato dall'Appennino Ligure circostante. Tra Genova e il comune autonomo di Sampierdarena (un tempo San Pier d’Arena), fino al 1926, si trovava la lunga collina o rilievo di San Benigno, che costituiva la parte occidentale dell'anfiteatro e costringeva la città di Genova in gran parte nella parte orientale della baia. La Lanterna fu un tempo costruita sull'isolata punta della collina (Capo del Faro). Sulla collina furono costruiti il monastero benedettino di San Benigno nel XII secolo, poi una cinta muraria (Mura nuove) nel XVII secolo, e a metà del XIX secolo, sul sito del monastero abbandonato, un vastissimo complesso di caserme e postazioni di Artiglieria costiera. I lavori di ampliamento del porto iniziati in direzione ovest includevano gallerie stradali e ferroviarie attraverso la collina. Infine, la collina fu in gran parte rimossa negli anni '20 e '30 e il materiale roccioso e terroso fu utilizzato per la costruzione del nuovo porto industriale attorno alla Lanterna e di fronte a Sampierdarena, nonché per il nuovo molo portuale Diga foranea. Gli ultimi resti della collina scomparvero dopo la Seconda Guerra Mondiale durante la ricostruzione dell'acciaieria di Cornigliano, la costruzione dell'aeroporto a Sestri Ponente e la realizzazione del porto petroli a Multedo.

Durante la Seconda guerra mondiale, Genova subì 86 bombardamenti che distrussero gravemente la città e resero il porto inutilizzabile. Le strutture portuali erano gravemente danneggiate, il bacino portuale pesantemente minato e gli ingressi del porto bloccati da navi affondate. La ricostruzione fu affrontata con grande energia e lo Stato, nonostante la situazione di emergenza, stanziò somme considerevoli, cosicché i danni di guerra nel porto furono in gran parte eliminati entro la fine del 1948.

Nel 1969 fu aperto a Sampierdarena il primo terminal container del Mediterraneo. Fu costruito un nuovo terminal carboni per l'acciaieria di Cornigliano. Un'ulteriore espansione del porto fu temporaneamente interrotta dalla crisi dell'acciaio e dalla crisi petrolifera. Si decise un'ulteriore specializzazione delle diverse aree portuali e si preparò il ritiro di tutte le attività industriali dal Porto Antico e il suo utilizzo esclusivo per il traffico passeggeri e traghetti, nonché per scopi turistici. Inoltre, iniziò la costruzione del nuovo terminal container a Prà e Voltri. La riorganizzazione del porto fu completata in occasione del cosiddetto Anno Colombiano 1992, cioè 500 anni dopo la scoperta dell'America.

Le compagnie di navigazione

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Le compagnie operanti viaggi con traghetti che partono (e arrivano) da Genova sono:

La stazione marittima

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Stazione Marittima - prospetto principale

La Stazione marittima di Genova è il principale punto di imbarco per il traffico crocieristico del porto di Genova. È situato a ponte dei Mille, poco distante dall'area del porto antico, dalla Darsena, dal complesso universitario della facoltà di economia e commercio e dal Galata − Museo del mare.

Grande medaglia d'argento di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908) - nastrino per uniforme ordinaria
«Al Consorzio autonomo del Porto di Genova»
 Elenco delle ricompense conferite ai benemeriti in occasione del terremoto calabro-siculo 28 dicembre 1908 con RR. decreti 7 e 21 luglio, 9 agosto, 23 settembre 1910; 23 febbraio, 16 marzo, 27 maggio 1911, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 130 del 30 giugno 1911
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