Árpád Weisz

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Árpád Weisz
Arpad Weisz, Bologna 1937.png
Weisz nel 1937 al Bologna
Nazionalità Ungheria Ungheria
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex calciatore)
Ritirato 1926 - giocatore
1940 - allenatore
Carriera
Squadre di club1
1922-1923 non conosciuta Törekves  ? (?)[1]
1923-1924 Maccabi Brno Maccabi Brno  ? (?)
1924-1925 Padova Padova 6 (1)
1925-1926 Inter 11 (3)
Nazionale
1923-1924 Ungheria Ungheria 7 (0)
Carriera da allenatore
1926 Alessandria Alessandria Vice
1926-1928 Inter
1929-1931 Ambrosiana Ambrosiana
1931-1932 Bari Bari
1932-1934 Ambrosiana-Inter Ambrosiana-Inter
1934-1935 Novara Novara
1935-1938 Bologna
1938-1940 Dordrecht Dordrecht
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 
« Fatto sta che di Weisz, a sessant'anni dalla morte, si era perduta ogni traccia. Eppure aveva vinto più di tutti nella sua epoca, un'epoca gloriosa del pallone, aveva conquistato scudetti e coppe. Ben più di tecnici tanto acclamati oggi. [...] Sarebbe immaginabile che qualcuno di loro scomparisse di colpo? A lui è successo. »
(Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz.[2])

Árpád Weisz, a volte italianizzato in Arpad Veisz (Solt, 16 aprile 1896Auschwitz, 31 gennaio 1944), è stato un calciatore e allenatore di calcio ungherese.

Dopo una breve esperienza calcistica nel campionato italiano degli anni venti, iniziò una brillante carriera di allenatore vincendo uno scudetto con l'Inter, ad appena trentaquattro anni, e altri due con il Bologna. In quanto ebreo fu vittima delle leggi razziali: deportato infine ad Auschwitz, quì morì di stenti e freddo.[3][4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di ebrei ungheresi,[5] Weisz fu giocatore di discreto livello: giocò per la propria nazionale, convocato anche per il torneo olimpico del 1924 di Parigi, ma in quest'occasione non venne mai schierato nelle due partite disputate dai magiari.[6] Visse la sua carriera da calciatore semiprofessionista tra Ungheria, Cecoslovacchia, Italia e Uruguay.[7]

Come allenatore, dopo un periodo di apprendistato in Sudamerica e all'Alessandria, raggiunse la fama con la vittoria del titolo italiano alla guida dell'Inter (allora chiamata Ambrosiana) nella stagione 1929-1930, la prima disputata a girone unico.[8] Lo scudetto vinto con la squadra milanese fece di Weisz, allora trentaquattrenne, il più giovane allenatore a laurearsi campione d'Italia, record tuttora imbattuto.[9] Nel periodo di permanenza a Milano fu inoltre lo scopritore di Giuseppe Meazza.[10] Nel 1930 fu inoltre coautore con Aldo Molinari del manuale lI giuoco del calcio, testo all'avanguardia rispetto ai dettami "inglesi" del tempo e divenuto abbastanza famoso.[9]

Negli anni successivi allenò il Novara, con cui ottenne il secondo posto nel girone A di Serie B a tre punti di distacco dalla capolista, e il Bari, che guidò alla salvezza nel campionato di Serie A della stagione 1931-1932, grazie anche ad uno spareggio vinto con il Brescia.[11] Nel 1935 passò al Bologna, squadra con la quale conquistò i campionati 1935-1936 e 1936-1937. Con i rossoblu nel 1937 vinse a Parigi anche il Torneo dell'Esposizione Universale, imponendosi con un secco 4-1 sul Chelsea.[12]

In seguito alla promulgazione delle leggi razziali, istituite nel 1938 dal regime fascista al potere in Italia, Weisz dovette lasciare prima il lavoro e poi la Penisola, passando per Bardonecchia e riparando a Parigi con la moglie Elena, nota anche come Ilona Rechnitzer, anche lei ebrea-ungherese, e con i figli Roberto e Clara.[13] Pochi mesi dopo, la famiglia Weisz si trasferì nel piccolo paese di Dordrecht, nei Paesi Bassi, dove Árpád allenò la squadra locale, il DFC con eccellenti risultati: il primo anno colse un'insperata salvezza, mentre il secondo guidò la squadra al quinto posto togliendosi la soddisfazione di battere squadre ben più blasonate come Ajax, Feyenoord e PSV.[13]

In seguito all'occupazione tedesca del Paese i Weisz furono dapprima rinchiusi nel campo di transito di Westerbork. In questo luogo, dopo qualche tempo, la famiglia venne divisa: nell'ottobre del 1942 la moglie e i figli vennero deportati ad Auschwitz dove, appena giunti e selezionati, troveranno la morte nelle camere a gas di Birkenau; Árpád viene invece assegnato a un campo di lavoro imprecisato dell'Alta Slesia. Weisz rimase in vita per altri quindici mesi sino a trovare, proveniente dai campi della Slesia, la morte ad Auschwitz, per il freddo e la fame, la mattina[14] del 31 gennaio 1944.[8][15]

Iniziative commemorative[modifica | modifica wikitesto]

Di fatto dimenticato e caduto nell'oblio per quasi sessant'anni, nel 2007 lo scrittore Matteo Marani pubblica un libro che racconta la sua storia intitolato Arpad Weisz dallo scudetto ad Auschwitz.[13][9]. Solamente nel gennaio 2009, su iniziativa del Comune di Bologna, è stata posta una targa in sua memoria sotto la torre di Maratona nello Stadio Dall'Ara.[16]

Il 27 gennaio 2012, in occasione della giornata della memoria, è stata posta una targa anche allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, per ricordare l'allenatore del terzo scudetto nerazzurro.[17]

Il 15 gennaio 2013 gli è stato dedicato il quarto di finale di Coppa Italia tra Inter e Bologna, coi giocatori delle due squadre che sono entrati in campo con una maglietta commemorativa.[18] Nel febbraio del 2014 anche il Comune di Bari gli ha reso omaggio, in collaborazione con l'Associazione Nazionale veterani dello sport, intitolandogli una via nella zona dello stadio San Nicola.[19]

Nel mese di ottobre del 2013 viene fissata una targa commemorativa allo Stadio Silvio Piola di Novara.[20]

Il 26 gennaio 2015 è andato in onda su Rai 2 Arpad Weisz dallo scudetto ad Auschwitz, uno speciale condotto da Ubaldo Pantani in occasione della giornata della memoria.[21][22]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Ambrosiana: 1929-1930
Bologna: 1935-1936, 1936-1937

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Bologna: 1937

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sceda di Árpád Weisz su eu-football.info
  2. ^ Marani
  3. ^ Arpad Weisz, allenatore. In Italia vinse tre scudetti: ebreo, emigrò inOlanda e fu ucciso ad Auschwitz - Triangolo Rosso p. 32, nel sito dell'ANED
  4. ^ Silenzio in campo - Rivista IBC della Regione Emilia Romagna
  5. ^ Italy rediscovers a hero of football, lost to Shoah The JC, 15 settembre 2014
  6. ^ La presidente Degani ricorda Arpad Weisz insieme ai giocatori del Calcio Padova su provincia.pd.it
  7. ^ Fabiola Ferrandi, Il mio treno, 2014, 78 p. Editore Lampi di Stampa
  8. ^ a b (EN) Who was Arpad Weisz? inter.it, 25 settembre 2013
  9. ^ a b c Stefano Olivari, Arpad Weisz e la brava gente in blog.guerinsportivo.it, 15 gennaio 2013.
  10. ^ Dallo scudetto ad Auschwitz su rai2.rai.it
  11. ^ Statistiche su solobari.it
  12. ^ Novara, Inter e Bologna ricordano l’allenatore deportato ad Auschwitz su lastampa.it
  13. ^ a b c Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo, ibs.it. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  14. ^ Weisz, l'allenatore che finì ad Auschwitz
  15. ^ Arpad Weisz, dallo scudetto ad Auschwitz del 26/01/2015 - Servizio speciale Rai Due - 26 gennaio 2015
  16. ^ Massimo Vitali, "Weisz, scusa". Lo uccise il nazismo, era un grandissimo. in il Resto del Carlino, 28 gennaio 2009.
  17. ^ L’inaugurazione della targa dedicata ad Árpád Wiesz su mfa.gov.hu
  18. ^ Milano e Bologna ricordano Arpad Weisz in comune.milano.it, 15 gennaio 2013.
  19. ^ Una strada per Arpad Weisz il tecnico morto ad Auschwitz la Repubblica.it, 21 febbraio 2014
  20. ^ Pantheon Football Club su ilfattoquotidiano.it
  21. ^ Arpad Weisz, dallo scudetto ad Auschwitz su raiTV.it
  22. ^ Arpad Weisz dallo scudetto ad Auschwitz, speciale su Raidue su ansa.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz: vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo, Roma, Aliberti, 2007, ISBN 978-88-7424-200-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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