Calcio in Italia

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Calcio in Italia
Italia82.JPG
La Nazionale italiana campione del mondo 1982
Dati
Sport Football pictogram.svg Calcio
Paese Italia Italia
Organismo Federazione Italiana Giuoco Calcio
Origine fine XIX secolo
Praticanti 1 400 000[1] (al 2017)
Club 13 908[2] (al 2013)
Competizioni internazionali
Campionato mondiale
Campionato europeo
FIFA Confederations Cup
Campionato mondiale femm.
Campionato europeo femm.
Competizioni di club
Campionato
Coppa Italia
Campionato femminile
Coppa Italia femminile
Champions League
Europa League
Champions League femminile
Situazione aggiornata al 2 marzo 2015

La diffusione del calcio in Italia risale alla fine del XIX secolo ed è dovuta all'esperienza di alcuni appassionati che ebbero la possibilità di conoscere tale sport in Inghilterra, Paese in cui il football aveva assunto i primi caratteri definiti, innanzitutto distinguendosi dal rugby.

Le prime società calcistiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia delle prime società calcistiche in Italia.

Molte squadre protagoniste degli albori del football moderno - nel paese che vanta diverse versioni antiche del gioco con il pallone (vedi calcio fiorentino) - nacquero come sezioni calcistiche di società polisportive che prevedevano sezioni differenti per le diverse discipline praticate. I primi tornei di calcio, infatti, in cui si giocava una versione del football (denominata calcio ginnastico) poco dissimile da quella attuale, furono indetti da istituti non calcistici.

Il diritto di primogenitura nel calcio italiano è da sempre rivendicato dal Genoa, fondato ufficialmente nel 1893 ma in qualche modo attivo senza crismi di ufficialità già dal 1890, come risulterebbe dall'utilizzo del campo da gioco dato in comodato a una progenitrice squadra da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure - Wilson e McLaren - a Sampierdarena[3].

Di certo il Genoa è la più antica società italiana tuttora praticante il calcio, nonché l'unica a poter attualmente suffragare la propria tesi con documenti originali che ne certificano l'anno di fondazione (la reale pratica continuativa, nel tempo, di tale sport è fuori discussione). Il documento in questione attesta l'avvenuta fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club il giorno 7 settembre 1893.[4] Si tratta di un libro mastro a partita doppia recante la firma del console inglese a Genova, Sir Charles Alfred Payton. Il documento è rimasto fino al 2004 nelle mani degli eredi del giornalista e scrittore Gianni Brera, a cui venne dato dall'ex segretario del Genoa Toso, e fu citato dallo stesso Brera alla pagina 23 della sua "Storia critica del calcio italiano". Nel 2004, in occasione della Mostra "Pallamondo", svoltasi nell'ambito delle celebrazioni per Genova capitale europea della cultura per il 2004, l'originale del documento è stato riconsegnato alla società del Genoa che ora lo espone nel Museo della Storia del Genoa nella sede della Fondazione Genoa 1893.

Ciononostante, alcune testimonianze attribuiscono la nascita del calcio in Italia alla città di Torino, nella quale sarebbe sorte tre squadre negli anni precedenti alla fondazione del Genoa, e in particolare alla figura pionieristica di Edoardo Bosio.[5]

Edoardo Bosio e il calcio a Torino[modifica | modifica wikitesto]

Edoardo Bosio, nato a Torino nel 1864, diplomato in ragioneria, commerciante, personaggio di spicco della Società Canottieri Armida, aveva cominciato a lavorare per una ditta britannica di prodotti tessili, che gli diede l'opportunità di un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale ebbe l'occasione di frequentare alcuni ambienti calcistici di quel paese. Tornò a Torino nel 1887 con il ricordo dei verdi campi inglesi di football, con qualche pallone di cuoio (oggetto pressoché sconosciuto all'epoca in Italia) e, soprattutto, animato dalla volontà di diffondere la nuova disciplina sportiva: fu così che nello stesso 1887 nacque un nuovo gruppo sportivo, il Torino Football & Cricket Club, che praticava il canottaggio d'estate e il football d'inverno.[5] Nel 1889, ancora a Torino, nacque un'altra compagine calcistica, la squadra dei Nobili, così chiamata perché fondata da alcuni giovani esponenti dell'aristocrazia facenti capo al principe Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi e al marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia.[5] Nel 1891 le due squadre si fusero dando vita all'Internazionale Football Club di Torino, una delle poche società che praticò fin dalle origini la sola specialità del calcio. Nella squadra militavano, fianco a fianco, nobili e lavoratori di una fabbrica che produceva articoli di ottica: le prime partite si giocavano in Piazza d'Armi, poi al Parco del Valentino e più tardi nel vecchio Stadium. Nel 1894 nasce la [[[Football Club Torinese|Torinese]] e nel 1897 costituirà una propria "sezione calcio" anche la Reale Società Ginnastica Torino, prima società ginnica italiana, nata nel 1844 allo scopo di insegnare la ginnastica agli allievi dell'Accademia Militare. Nel 1900 il Football Club Torinese, a sua volta, assorbì l'Internazionale Football Club e infine, a sua volta, nel 1906 diede vita al Torino.

Il calcio approda a Genova e a Vercelli[modifica | modifica wikitesto]

Il Genoa Cricket and Football Club, primi campioni d'Italia

La prima città interessata dall'arrivo della nuova disciplina sportiva inglese è Genova, grande porto del Mediterraneo e meta privilegiata per gli scambi commerciali, dove i mercanti e i marinai inglesi si cimentano in improvvisate sfide che incuriosiscono gli spettatori locali. La Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Il 7 settembre 1893 alla presenza del console inglese Sir Charles Alfred Payton nella città ligure era nato intanto il Genoa Cricket and Athletic Club che, sebbene già praticava sin dalla nascita il gioco del football non ne era l'attività principale, cosa che avvenne per opera dell'inglese James Spensley, il quale in data 2 gennaio 1899 propose alla società di cambiare il nome di Genoa Cricket and Football Club.

Anche i ginnasti della Andrea Doria, fondata nel 1895, incominciarono ad allargare le discipline praticate, dedicandosi pure al calcio, occupando a tale scopo lo spazio dell'attuale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica, alla quale appunto aderiva. Sempre a Genova la Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Anche nella Riviera di Ponente e specialmente ad Albenga viene fondata l'Unione Sportiva San Filippo Neri che comincia quasi subito a praticare il gioco del calcio, senza però arrivare mai all'onore delle cronache. In modo pressoché parallelo al Genoa, a Vercelli, nel 1892, nasce la Società Ginnastica Pro Vercelli che nel 1903 istituirà anche una sezione per il calcio diventando subito una tra le squadre di maggior valore nei primi decenni del Novecento.

La Juventus[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus al suo esordio ufficiale, nel 1900, con la prima uniforme societaria rosanero

All'inizio dell'anno scolastico 1897/98, per l'esattezza in data 1º novembre 1897, alcuni allievi del Liceo Massimo D'Azeglio di Torino decisero anch'essi di dare origine a una loro società. Per la scelta del nome, quello di Sport-Club Juventus fu preferito alle altre due ipotesi che erano in campo: Società Massimo D'Azeglio e Società via Fort. Gli aderenti al club trovarono ospitalità presso il negozio di velocipedi dei fratelli Canfari in corso Re Umberto n. 42. Dai Canfari, appassionati di ciclismo e di sport in generale (Enrico ricopriva un incarico ufficiale nell'Unione Pedestre Italiana) giunsero i primi finanziamenti che, pochi anni dopo, consentirono il trasferimento della sede in piazza Solferino n. 20.

Eugenio Canfari fu il primo presidente e il campo di calcio era nel Giardino della Cittadella; la prima divisa da gioco fu una camicia bianca con calzoni neri, sostituita due anni dopo da una maglia rosa con cravatta e berretto, abbandonata nel 1903 poiché il colore rosa tendeva a scolorirsi: una ditta di Nottingham, specializzata in abbigliamento sportivo, fu incaricata della fornitura di una nuova divisa per la squadra torinese che, per dimenticanza, aveva spedito l'ordinazione senza precisare il colore prescelto. La ditta inglese inviò allora a Torino lo stesso equipaggiamento fornito alla squadra del Notts County, rendendo di fatto e per sempre la Juventus "bianconera".

La Lazio[modifica | modifica wikitesto]

La rosa della Lazio sul campo di Piazza d'Armi nel 1904

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio su iniziativa di quindici atleti capitolini, tra i quali il più carismatico Luigi Bigiarelli, sottufficiale dei Bersaglieri nonché podista. La società viene fondata come Polisportiva, con alcuni dei suoi tesserati che il 6 gennaio 1901, grazie all'italiano naturalizzato francese Bruto Seghettini, socio e calciatore del Racing Club di Parigi, vengono a conoscenza del gioco del calcio.

Come colori sociali vengono scelti il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dei Giochi olimpici, ai cui ideali i padri della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade, disputatasi ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta a Parigi nell'estate del 1900. Il nome Lazio fu scelto poiché si cercò una denominazione che, nell'immaginario di Bigiarelli e degli altri soci, comprendesse un ambito più vasto della stessa Capitale, sì da coinvolgere nelle attività del nuovo sodalizio anche gli abitanti dell'intera sua regione. Come simbolo viene scelta l'aquila, animale che rappresentava Zeus, massima divinità ellenica, e soprattutto emblema dell'Impero romano.

Le squadre anglo-italiane in Sicilia: Palermo e Messina[modifica | modifica wikitesto]

La storia dell'arrivo del calcio a Palermo è legata, come in tutte le città di mare italiane, ai solidi rapporti che l'alta borghesia locale intratteneva col mondo britannico. Per lungo tempo si è addirittura pensato che la squadra fosse stata fondata nell'aprile 1898 per iniziativa dell'inglese Joseph Isaac Spadafora Whitaker e di altri suoi connazionali trasferitisi a Palermo. Tale teoria si basa forse su un equivoco: nell'aprile del 1897 era effettivamente nato un circolo, denominato Sport Club, dove probabilmente si praticò per la prima volta la disciplina calcistica.[6] Ufficialmente, la storia del Palermo risulta essere incominciata il 1º novembre 1900[7] per volere di Ignazio Majo Pagano, un giovane che aveva conosciuto il calcio in Inghilterra e aveva deciso di importare questo nuovo sport nella natìa Palermo.

Nacque così l'Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club, che disputò la sua prima partita il 30 dicembre 1900 sul campo Varvaro contro l'equipaggio del "Nathan", una nave inglese approdata al porto, perdendo 5-0. Le prime partite della storia del club furono disputate tutte contro i team delle navi inglesi alla fonda nel porto di Palermo: il 3 aprile 1901 il primo incontro non risoltosi in una sconfitta, contro l'equipaggio del "Caterina Walker", pareggiato 1-1 grazie a una rete messa a segno dal cav. Ernesto Caneva.[8]

Ignazio Majo Pagano era rimasto in contatto con Alfredo Marangolo, un messinese suo compagno di college, il quale aveva fondato nella città peloritana il Messina Football Club. I due amici decisero così di far sfidare i club delle rispettive città. Il 18 aprile 1901 si disputò questo primo derby siciliano, terminato 3-2 per i palermitani. Seguirono altre sfide incrociate che poi diedero vita alla "Whitaker Challenge Cup", un trofeo d'argento messo in palio da Joshua Whitaker (conosciuto anche come Giosuè) e sua moglie Euphrosyne, tra i membri più appassionati di sport della famiglia[9]. Della Coppa Whitaker vennero disputate quattro edizioni, vinte due dal Palermo e due dal Messina. Dopo il tremendo terremoto avvenuto a Messina all'alba del 28 dicembre 1908 la manifestazione non venne più organizzata.

Il "nuovo" Torino[modifica | modifica wikitesto]

Il Torino Football Club nacque il 3 dicembre 1906, presso la birreria Voigt di via Pietro Micca angolo via Botero, dalla fusione tra il Football Club Torinese, di cui era vicepresidente Franz Josef Schönbrod, e alcuni "dissidenti juventini" tra cui lo stesso presidente Alfredo Dick. Schönbrod fu il primo presidente del club e la squadra esordì il 16 dicembre in una gara amichevole contro la Pro Vercelli, vinta dai torinesi per 3 a 1. Le divise indossate dai giocatori del Torino nell'incontro di esordio erano di colore nero-arancione, mentre il campo da gioco utilizzato per le partite casalinghe era il velodromo Umberto I "strappato" alla Juventus poiché il contratto d'affitto era intestato all'ex presidente Dick; i granata esordirono nello storico stadio Filadelfia solo vent'anni più tardi, il 17 settembre 1926.

Le regole, i primi tornei, la F.I.F. e i primi campionati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione del campionato italiano di calcio, Campionato italiano di calcio e Storia della Serie A.

Con la diffusione della disciplina del calcio divenne sempre più urgente creare delle regole certe e, naturalmente, queste vennero per lo più importate dall'Inghilterra. La pubblicazione del primo regolamento del calcio in Italia apparve nel 1895 a Udine ed è dovuto agli ambienti ginnastici. A questo regolamento, che rifletteva correttamente lo spirito e la forma del gioco praticato in Gran Bretagna, si aggiunse un testo di Francesco Gabrielli (1857-1899), che nel 1895[10] scrisse il primo manuale sul nuovo sport traducendo il regolamento della Football Association in italiano.

Il primo importante torneo di calcio in Italia, disputato nel 1896 a Treviso, fu organizzato dalla Federazione Ginnastica che continuò a operare fino al 1913 in concorrenza con la Federazione del Football, creata ad hoc per promuovere il nuovo sport. Il concorso trevigiano vide imporsi la squadra della Società Udinese di Scherma e Ginnastica, che giocò dalle 8 alle 13 contro la squadra di Treviso e contro quella di Ferrara: il premio era un gonfalone in seta ricamato dalle signore trevisane. Con questa prima vittoria in un torneo di calcio viene nominato anche il primo "capocannoniere": il capitano della squadra udinese Antonio Dal Dan, che siglò una doppietta contro la squadra di Ferrara. Nell'edizione successiva, invece, il torneo vide l'affermazione dell'Unione Pro Sport Alessandria. Tuttavia questi primi "scudetti" ante litteram non vengono riconosciuti come titoli ufficiali nella storia del calcio italiano, in quanto l'allora F.I.F. fu istituita solo pochi anni dopo (1898).

Il Velodromo Re Umberto, scenario del primo campionato italiano (1898)

Nel frattempo, l'intensificarsi dei rapporti fra le squadre di Genova e Torino diede origine al primo incontro tra Genoa e F.C. Torinese il 6 gennaio 1898 a Ponte Carrega. Il 6 marzo dello stesso anno alle due storiche compagini si unirono le altre squadre torinesi per dar vita a un torneo al velodromo di Torino. L'Archivio Storico conserva alcuni interessanti documenti tra cui una lettera, datata 1º marzo 1898, inviata al sindaco dal vice presidente della Torinese, Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia, che richiedeva l'intervento di otto guardie municipali per garantire l'ordine all'interno del velodromo. In risposta il sindaco accordava le guardie, a patto che i richiedenti si assumessero le spese del servizio. Seguì una trattativa che finì con l'ingaggio di sole tre guardie municipali per cui Ferrero di Ventimiglia si dichiarava "pronto a soddisfare il regolare pagamento" che ammontava a 6 lire. Dalle cronache si apprende che "in 135 minuti erano stati disputati ben tre incontri a cui aveva assistito un pubblico scarso ma qualificato, che non aveva creato problemi alle forze dell'ordine".

Pochi giorni dopo (il 26 marzo 1898) a Torino nasceva la Federazione Italiana del Football (F.I.F.), sotto la presidenza dell'ingegnere Mario Vicary, formata dai rappresentanti di F.C. Torinese, Internazionale, Società Ginnastica Torino e Genoa allo scopo di organizzare le attività calcistiche e di garantire il rispetto delle regole del gioco. La sede della F.I.F. - che nel 1909 assunse il nome di FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio - fu stabilita a Torino presso l'emporio di Adolfo Jourdan specializzato nella vendita di scarpe, cappelli, "chincaglierie in generi di lusso, finticolli, polsini, cravatte e camicie". Primo atto della neonata Federazione fu l'istituzione del campionato italiano di calcio, dedicato al duca degli Abruzzi.

Il Milan del primo scudetto nel 1901

Il primo campionato ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino in una sola giornata (l'8 maggio 1898) e con la partecipazione di quattro formazioni (F.C. Torinese, l'Internazionale, il Genoa e la Società Ginnastica Torino): il Genoa prevalse nella partita finale per 2 reti a 1, dopo i tempi supplementari, aggiudicandosi il primo titolo italiano.

Il secondo campionato si disputò a Torino fra il 2 e il 16 aprile 1899 e il Genoa si aggiudicò nuovamente il titolo, fra accese contestazioni sull'operato dei giudici seduti alle spalle dei portieri, il cui compito era stabilire se il pallone avesse o meno varcato completamente la linea di porta; infatti all'epoca non erano ancora state introdotte le reti a rinchiudere la porta in uno spazio ben definito, per cui stabilire se la palla avesse varcato la linea di porta passando tra i due pali o fosse finita fuori non era semplice da stabilire, e l'operato dei giudici di porta chiamati ad aiutare l'arbitro ad assegnare i gol non era privo di errori.[11] Di lì a pochi anni l'arbitro, investito di maggiore autorità, avrebbe assunto anche le funzioni dei giudici di porta decretandone di fatto la scomparsa: l'introduzione delle reti, che impediscono quasi sempre ai palloni[12], una volta entrati in porta, di uscirne, contribuì certamente all'abolizione dei giudici di porta, riducendo la possibilità di errore.[11]

I primi campionati erano strutturati su un sistema a eliminazione diretta sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 ai primi turni, a carattere regionale, seguivano, in caso di qualificazione, le semifinali e le finali nazionali, queste ultime configurate come l'atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi piuttosto equilibratamente: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, mentre le formazioni delle altre regioni anche nelle amichevoli rimediavano quasi sempre pesanti sconfitte da squadre del Nordovest anche non di primo piano.

I primi bianconeri campioni d'Italia nel 1905

Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre tornei. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, aggiudicandosi il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblù, si rifecero vendicandosi dei rossoneri l'anno successivo, per infilare poi una seconda tripletta tricolore. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere il suo primo trionfo nel 1905 dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblù, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie a essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906 e nel 1907.

L'invenzione del termine calcio

Il termine calcio fu forse inventato da Luigi Bosisio, nel 1907. Prima, il gioco in Italia veniva chiamato foot-ball, come in originale (in realtà il Vicenza Calcio, nato nel 1902, ebbe da subito l'acronimo ACIVI, ossia Associazione del Calcio in Vicenza, ndr). Nel 1907 Bosisio propose però la sostituzione dell'anglofono foot-ball con l'italico termine calcio, che in età rinascimentale era un gioco con la palla con regole in parte differenti dal calcio moderno. La proposta ebbe successo e La Gazzetta dello Sport in un articolo del 17 ottobre 1907 dal titolo Foot-Ball o calcio? scriveva:[13]

«Una proposta giudiziosissima ci vien posta dal nostro amico Rag. Bosisio il quale... ci consiglia ad iniziare l'invocata italianità del football sostituendo a questo ostico titolo straniero una parola italiana,... quella onde veniva denominato il giuoco nelle sue origini, allorquando la gagliarda gioventù vi si dedicava al tempo dei comuni italici tra una battaglia e l'altra sulle spianate dei dolci colli toscani. Il calcio! Questa proposta probabilmente avrà sapore di "forte agrume" per molti. Ed è per questo motivo che noi,... intitolando "Calcio" la presente rubrica, intendiamo abituare le orecchie ostili e degli ignari alla nostra idea ... in modo che il trapasso di abitudini sia automatico e quasi non avvertito. Gli italiani, purtroppo, non si creano d'un tratto.»

Alla fine del primo decennio del XX secolo si verificarono importanti cambiamenti. Le stagioni 1908 e 1909 si caratterizzarono per il tentativo della Federazione di "nazionalizzare" a forza il campionato, favorendo le nostrane Unioni Sportive e Ginniche a discapito degli esterofili Football Club. La Prima e la Seconda Categoria (ma non la Terza) furono sdoppiate in due competizioni: una "italiana" autarchica, che assegnava il tradizionale titolo di "Campione d'Italia", e una "federale" aperta a tutti, abbinata al neonato titolo di "Campione Federale d'Italia". La sottrazione agli stranieri del diritto di competere per il titolo di "Campione d'Italia" provocò la tenace reazione dei Football Club: essi dapprima saltarono un'intera stagione, rendendo il torneo "italiano" l'unico ufficiale del 1908, e successivamente boicottarono il solo campionato "italiano" 1909, imponendo alla FIF di riconoscere come titolo tricolore quello "federale". Ad approfittare della situazione fu la Pro Vercelli, che vinse i due scudetti regolari.

Il fallimento del progetto autarchico della Federazione determinò una nuova riforma che, sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 portò a un primo esperimento di girone unico, vinto dall'Inter dopo un polemico spareggio con i campioni uscenti della Pro Vercelli. I piemontesi ebbero poi la loro rivincita nelle tre annate successive. Nel 1914 venne la volta del piccolo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato a un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.

La crisi del 1921 e la Prima Divisione[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Pozzo, ideatore del campionato di Prima Divisione

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. Nella stagione 1920-21 si arrivò addirittura a ben 88 squadre di cui 64 iscritte al torneo del Nord, quello di gran lunga più importante, tant'è che la finalissima si dovette disputare addirittura il 24 luglio.

Vittorio Pozzo, sostenuto dalle grandi società, presentò quindi un piano di riforma che prevedeva la soppressione delle eliminatorie regionali, sostituite con grandi gironi estesi all'intero Nord Italia; ciò postulava ovviamente una decisa decurtazione delle partecipanti al campionato, e ci si orientò verso la cifra di 24 partecipanti divise in due gruppi, un livello leggermente superiore a quello delle 16 ammesse alle semifinali della stagione in via di conclusione, calcolato in modo da mantenere sostanzialmente invariato il numero di gare disputate dai futuri campioni d'Italia rispetto al recente passato. Il progetto Pozzo prevedeva così:[14]

  1. una Prima Divisione, o Divisione A a 24 squadre, così suddivise: 7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 della Liguria, 4 dell'Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana.
  2. una Seconda Divisione, o Divisione B a 48 squadre, a cui avrebbero partecipato le partecipanti al Campionato di Prima Categoria 1920-21 ma non ammesse alla nuova Prima Divisione, più le vincenti delle Finali di Promozione Regionale.
  3. una Terza Divisione, o Divisione C a livello regionale, a cui avrebbero partecipato le squadre di Promozione non ammesse alla Seconda Divisione, più le vincenti dei campionati di Terza Categoria Regionale.
  4. una Quarta Divisione, o Divisione D a livello regionale, corrispondente alla vecchia Terza Categoria Regionale.

Fu così che le 24 maggiori società italiane, approvando la riforma di Pozzo, si riunirono a Milano firmando il cosiddetto patto di Milano, che stabiliva che le squadre ammesse alla nuova Prima Divisione ridotta a 24 squadre sarebbero state solo loro.[15] Tale atto arbitrario generò alcune polemiche riguardo alla scelta delle 24 elette, perché se da un lato si ammettevano squadre che la stagione precedente avevano disputato campionati deludenti (come il Brescia processato per professionismo, eliminato nelle eliminatorie delle eliminatorie, e con il campo squalificato per indisciplina, oppure l'Hellas Verona, eliminato nel girone veneto), dall'altra parte si escludevano squadre che per meriti sportivi avrebbero avuto pieno diritto a parteciparvi, come il Bentegodi semifinalista subnazionale e Saronno e Trevigliese finaliste lombarde.[15] Le piccole società ritenevano inoltre che il numero di promozioni dalla Seconda alla Prima Divisione fosse troppo ridotto: solo la vincente della Seconda Divisione avrebbe sostituito una retrocedenda dalla Prima Divisione, mentre le società minori pretendevano un numero maggiore di promozioni.[15] Fu così che le società minori proposero un piano di riforma alternativo di quello Pozzo, il progetto delle società minori, concordato a Novi e a Milano:[15]

  1. Prima Categoria a 72 squadre, suddivise in otto gironi eliminatori.
  2. Promozione, senza cambiamenti e con le sei vincenti promosse.
  3. Terza Categoria, con l'esclusione delle terze squadre.

Il progetto prevedeva inoltre la disputa di una Coppa Italia, riservata per le eliminate dalla Prima Categoria e dalla Promozione. Alcuni degli oppositori non erano del tutto contrari alla riduzione del numero di partecipanti alla Prima Categoria, perché effettivamente il campionato era diventato "elefantiaco", ma trovavano il numero di 24 squadre troppo ridotto e pretendevano un numero non inferiore a 40 partecipanti, magari da suddividere in quattro gironi da 10 per avere le finaliste entro diciotto domeniche, e la campione del Nord dopo ulteriori sei domeniche (le giornate del girone finale a quattro squadre).[14] Tra le squadre che si opponevano vi era la neopromossa Novese, che era a capo del gruppo di oppositrici e che avrebbe poi vinto il campionato FIGC successivo: essa, tramite il proprio organo di informazione, Il biancoceleste, dichiarò ironicamente di non essere del tutto contraria al progetto Pozzo ma che sarebbe stato meglio rinviare tale riforma per la stagione 1922-23, perché "...l'anno venturo vi saremo anche noi, nel novero delle migliori 24 squadre italiane!".[15] La predizione in un certo senso si avverò: dopo lo scudetto vinto nel 1922 nel campionato FIGC e l'ammissione alla provvisoria Prima Divisione a 36 squadre nel 1922-23, la Novese riuscì ad essere ammessa nella ridotta Prima Divisione a 24 squadre nella stagione 1923-24. Tutto ciò durò poco: dopo appena una stagione, venne retrocessa nei campionati minori, non riuscendo più a risalire in massima serie e nemmeno in Serie B.

Fu così che Pozzo arrivò a presentare il suo progetto a Torino, sede della Federazione, in un clima di tensione la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno della finalissima fra Pro Vercelli e Pisa in programma nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, e in occasione della quale il Consiglio Federale era stato convocato. Le piccole società, ritrovatesi a loro volta a Novi Ligure il giorno prima, erano decise a dar battaglia. E infatti il Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, bocciò la riforma Pozzo. L'insofferenza delle società metropolitane era però giunta al culmine: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo (ma con la sola differenza che le ultime classificate dei gironi di Lega Nord non sarebbero retrocesse direttamente, bensì avrebbero potuto disputare degli spareggi-salvezza contro le migliori compagini di Seconda Divisione).[16] Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno, mentre la Coppa Italia fu vinta dal sorprendente Vado, una squadra di Promozione; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che stabilì che:

  • le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della Confederazione e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali;
  • il campionato 1922-23, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla C.C.I., sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi;
  • il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta Confederazione e ora integrate nell'organigramma della Federazione;
  • nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico;
  • le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla Federazione sarebbero state redistribuite su quattro livelli, di cui la Seconda Divisione e la Prima, a carattere nazionale e gestite dalle Leghe Nord e Sud, mentre i Comitati Regionali federali avrebbero continuato a organizzare i campionati regionali dove le precedenti categorie "Promozione" e Terza Categoria" sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione;
  • a partire dalla successiva stagione 1923-24, il campionato sarebbe stato formato da sole 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco una tantum delle promozioni;
  • la Federazione doveva riconoscere la piena validità del titolo di Campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

Il Compromesso Colombo consacrava così la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a 36 società, da ridursi a 24 a partire dalla stagione successiva, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali. La nuova Seconda Divisione comprendeva invece 48 società, suddivise in sei gironi da otto partecipanti, così stabilite:[17]

  • 4 perdenti gli spareggi previsti dal Compromesso Colombo, più le 2 perdenti gli spareggi-salvezza del torneo CCI[16]
  • 28 provenienti dalla Prima Categoria FIGC
  • 4 provenienti dalla Seconda Divisione CCI (i 4 campioni regionali)
  • 6 provenienti dalla Promozione FIGC (i 6 campioni regionali)
  • 2 provenienti dalla Venezia Giulia
  • 1 indicata dalla CCI
  • 1 indicata dalla FIGC

In seguito allo scioglimento o la mancata iscrizione di ben dieci delle aventi diritto a parteciparvi, furono ammesse al loro posto le seconde classificate dei campionati regionali di Promozione FIGC e Seconda Divisione CCI.[18]

I vincenti dei gironi di finale di Terza Divisione venivano inoltre promosse, dopo spareggio con squadre della categoria superiore, in Seconda Divisione.

Il sodalizio della Juventus con la famiglia Agnelli e l'ingresso del fascismo nel calcio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 e nel 1924 il Genoa completò la sua epopea vincendo i suoi due ultimi titoli e facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte Grandi di inizio secolo. Nuove forze facevano irruzione nel campionato.

Il 24 luglio 1923 fu una data storica per il calcio italiano, poiché l'elezione di Edoardo Agnelli alla presidenza della Juventus segnò l'ingresso della potentissima famiglia torinese proprietaria della FIAT nelle vicende del campionato. Gli abbondanti capitali di Casa Agnelli fecero rifiorire il sodalizio bianconero, in gravissima crisi dai tempi della scissione che aveva fatto nascere il Torino, e lo portarono nel giro di tre decenni a diventare la più titolata squadra italiana.

La formazione del Bologna scudettata nel 1925.

Nel frattempo però nacque anche l'astro del Bologna che sospinto dalle reti del bomber Angelo Schiavio, raggiunse lo scudetto nel 1925 dopo un'interminabile e polemicissima serie di finali contro i genoani, segnate da gravi disordini di ordine pubblico che sfociarono addirittura in scontri con colpi di armi da fuoco.

La Carta di Viareggio[modifica | modifica wikitesto]

L'epilogo del campionato del 1925, a sua volta segnato dall'esito di quello del 1924, obbligò a riconsiderare la struttura del Progetto Pozzo, che conferiva ad una doppia finale il compito di assegnare lo scudetto, in quanto tali appuntamenti si erano rapidamente riempiti di una tensione tale da comportare ingestibili problemi di ordine pubblico. Si fece dunque largo l'idea dell'istituzione di una divisione d'onore a girone unico a 16 squadre; tale proposta aveva anche il pregio di aumentare gli scontri diretti fra le maggiori società nazionali, ridottisi dopo la divisione in due gironi separati. L'attuazione di tale piano imponeva, tuttavia, la riduzione del numero delle partecipanti al torneo: venne dunque deciso, all'assemblea federale del 17 agosto 1925, che, a fine stagione, sarebbero state ben quattro le retrocessioni per ogni girone della Lega Nord.[19]

Con la prima storica Grande del campionato definitivamente avviata sul viale del tramonto, le due nuove Potenze del torneo si ritrovarono a contendersi direttamente fra loro la vittoria l'anno successivo, e stavolta a prevalere furono i bianconeri che si aggiudicarono il loro secondo scudetto a ventun anni di distanza dal primo.

Anche questa stagione si concluse in modo confuso, con diverse gare rinviate per problemi di ordine pubblico, i dirigenti federali divisi sul da farsi e le grandi società a spingere per una nuova riforma del campionato, confacente ai loro interessi. La crisi gestionale del mondo del calcio italiano si aggravò fra maggio e giugno, quando scoppiò uno sciopero arbitrale. Il regime fascista, interessato alla sottomissione dello sport nazionale al suo disegno totalitario, reagì duramente a questa forma di protesta, già bandita dal governo in altri settori. Il 27 giugno l'intera dirigenza della Federazione rassegnò le dimissioni ma, anziché indire nuove elezioni, demandò i propri poteri al CONI, già controllato dal regime tramite il suo presidente Lando Ferretti; costui nominò a sua volta tre importanti personalità, il presidente della Fortitudo Roma Italo Foschi, il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri ex-vicepresidente dell'Inter Giovanni Mauro e il presidente del Bologna Paolo Graziani, a formare una Commissione di Riforma dell'ordinamento della FIGC. Ritiratisi in Versilia, il 2 agosto i tre dirigenti emanarono la Carta di Viareggio, documento che aprì il calcio italiano al professionismo ma sancì il definitivo assoggettamento della Federazione al totalitarismo fascista.

La carta di Viareggio, oltre a stabilire l'apertura al professionismo e il blocco degli stranieri, segnò inoltre il secondo decisivo passo, dopo il Progetto Pozzo, verso l'introduzione di un girone unico nel campionato italiano. I princìpi di unità nazionale portati avanti dal fascismo mal si rispecchiavano in un torneo che fin dalla sua nascita era stato nettamente suddiviso fra un campionato del Nord al quale afferivano tutte le importanti società calcistiche italiane, e uno del Sud contraddistinto dal miserrimo livello tecnico e le cui vincitrici ricevevano sistematicamente pesanti cappotti nelle finalissime nazionali. Venne quindi disposta:

  1. la creazione di una Divisione Nazionale unica per tutta Italia per l'assegnazione dello scudetto, formata da due raggruppamenti per un totale di 20 squadre. Di queste, tenendo inevitabilmente conto dell'abissale differenza di valore sportivo fra i sodalizi delle due metà della Penisola, diciassette sarebbero giunte dalla ex Lega Nord, e tre dalla ex Lega Sud. In particolare, le squadre del Nord sarebbero state le sedici aventi diritto alla partecipazione al massimo campionato della nuova stagione, più un'ultima da individuarsi grazie ad un torneo di spareggio fra le otto retrocesse dell'annata appena conclusa. Per quanto riguarda il Sud, due posti vennero attribuiti alle due fresche finaliste di Lega, l'Internaples e l'Alba, mentre il terzo fu assegnato d'ufficio alla romana Fortitudo: tale atto d'império fu giustificato con la necessità di dare adeguata visibilità alla Capitale con due squadre diverse nel campionato come accadeva alle grandi città del Nord, ma non può passare inosservato il fatto che presidente della Fortitudo era proprio Italo Foschi, cioè uno dei tre redattori della Carta stessa.
  2. Il secondo gradino nella nuova piramide calcistica fu preso dalla vecchia e ora degradata Prima Divisione. In un primo momento si era pensato di strutturare il torneo su gironi di otto squadre, mentre poi, per analogìa con la serie superiore, i ranghi di ogni raggruppamento furono elevati a dieci. Furono dunque istituiti un Gruppo Nord da trenta squadre, ulteriormente frazionato in tre gironi equivalenti, e un Gruppo Sud da dieci. Le società del Nord sarebbero state le sette retrocesse dagli spareggi per l'ammissione alla Divisione Nazionale, più ventidue formazioni d'élite della Seconda Divisione 1925-26, e con l'aggiunta infine della marchigiana Anconitana che veniva aggregata al torneo settentrionale. Le società del Sud, inquadrate in un girone unico, furono invece scelte fra quelle intermedie nelle classifiche della scorsa Prima Divisione, tolte le tre ammesse alla Divisione Nazionale e le retrocesse nella Seconda Divisione.
  3. Al di sotto il terzo gradino consistette nella Seconda Divisione, con un Gruppo Nord strutturato in maniera identica a quello della categoria cadetta, e un Gruppo Sud che raccoglieva invece quella trentina di società appartenenti alla disciolta Lega Sud che non erano riuscite a trovar spazio nelle serie superiori.
  4. Scendendo ulteriormente, i Direttòri Regionali avrebbero organizzato, a seconda del numero delle società ad essi affiliate, una Terza Divisione mentre la Quarta Divisione veniva definitivamente abolita attraverso l'ammissione d'ufficio di tutte le società aventi almeno 2 anni di anzianità in seno alla FIGC (e per questo motivo a 2 regioni, alla Lombardia e all'Emilia, fu concesso di organizzarla fino al 1927-28 per poter progressivamente ammettere alla Terza Divisione le società di più recente affiliazione).

La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti. Specialmente nelle città del Sud vi era una pletora di piccolissime squadre insignificanti dal punto di vista tecnico, ciascuna rispecchiante un singolo quartiere o una particolare classe sociale. In particolare i tre maggiori nuclei urbani del Centro-Sud, Firenze, Roma e Napoli, non avevano una singola società che potesse neanche lontanamente competere con i grandi "club" del Nord. Il fascismo decise quindi di creare una squadra competitiva per ognuna delle città citate (e anche per altre) costringendo quelle esistenti a fondersi tra loro: così a Firenze dalla fusione del Club Sportivo Firenze con la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas nacque la Fiorentina (1926), a Roma con la fusione tra Alba, Fortitudo e la squadra di categoria inferiore del Roman sorse la Roma (1927), mentre a Napoli già da quattro anni si aveva una rappresentante unica, l'Internaples. Anche qui però il livello tecnico era oltremodo basso e fu così che l'imprenditore Giorgio Ascarelli convinse i soci dell'Internaples a sciogliere la società e a formare un rinnovato sodalizio con l'apporto di forze nuove: nacque così il Napoli. Le fusioni societarie continuarono negli anni immediatamente successivi, sempre su spinta del regime che vedeva di cattivo occhio rivalità all'interno delle città contrastanti con le sue finalità di pace sociale. Fu così che nel 1928 la Liberty e l'Ideale formarono il Bari F.C., mentre simili iniziative si diffusero in tutta Italia come ad esempio a Taranto e a Fiume. Un minor numero di squadre avrebbe inoltre dato la possibilità ad un maggior numero di città di partecipare ai più importanti campionati: in tal senso va letta la creazione della Dominante, in pratica la prima versione della Sampdoria, dall'unione fra Andrea Doria e Sampierdarenese, e quella dell'Ambrosiana dalla fusione fra Inter e US Milanese.

Dal caso Allemandi al girone unico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caso Allemandi e Girone unico.
Il Torino che rivinse lo scudetto nel 1928, dopo la revoca del precedente per illecito.

La nuova formula della Divisione Nazionale prevedeva ora, in luogo della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori sei squadre (tre per girone) della fase eliminatoria, mentre le escluse avrebbero partecipato a un torneo di consolazione detto Coppa CONI e le peggiori quattro (due per girone) retrocesse in Prima Divisione (il campionato cadetto). Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei club più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il 18 marzo una deliberazione del Direttorio Divisioni Superiori annunciava che:

«...nella stagione 1929-30 avremo in Divisione Nazionale 32 squadre delle quali 16 parteciperanno alla Serie A e 16 alla Serie B... Questo sistema in sostanza porta a quel girone unico da tanto tempo atteso, mentre crea tra la massima categoria e la Prima Divisione un utile cuscinetto. Nella stagione 1928-29 si avrà invece un campionato di transizione: verrà giocato su due gironi di 12 squadre ciascuno, cioè le attuali meno l'Hellas e la Reggiana, oltre ovviamente alle vincenti dei quattro gironi della Prima Divisione. Le prime quattro classificate di ogni girone (totale 8 squadre) disputeranno un girone finale per il titolo di campione d'Italia 1928-1929, mentre le 16 escluse disputeranno la Coppa CONI. Le prime quattro classificate di ogni girone della Coppa CONI (totale 8 squadre) andranno per la stagione 1929-30 a completare la Serie A con le otto finaliste, mentre le ultime quattro classificate di ogni girone, più le prime due classificate di ogni girone di Prima Divisione (totale 16 squadre) formeranno la Serie B della Divisione Nazionale.»

(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 19 marzo 1928, p. 2.)

Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. Tuttavia, successivamente, Arpinati decise di allargare ulteriormente l'ultimo campionato di Divisione Nazionale. Con decreto del 28 giugno deliberò che:

«Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati...»

(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

Ripescò quindi anche le due ultime classificate del campionato di Divisione Nazionale appena concluso (Verona e Reggiana) e vennero quindi promosse d'ufficio le seconde classificate dei quattro gironi della Prima Divisione appena conclusa, tra cui spiccavano due società rappresentanti capoluoghi regionali, cioè il Venezia e la giovanissima Fiorentina. A completare l'organico venne iscritta d'ufficio la Triestina, con l'evidente obiettivo politico di inserire nel giro del grande calcio quei territori orientali annessi dall'Italia nel 1919 con la vittoria nella Grande Guerra, ma che fino a quel punto non erano riusciti a scalfire le gerarchie del consolidato calcio della Penisola. Fu promossa a tavolino anche la US Milanese, che tuttavia prima dell'inizio del campionato fu costretta dalle autorità fasciste a fondersi con l'Inter, formando la nuova società dell'Ambrosiana; essendo rimasto un posto vacante a causa della fusione, fu ammessa in extremis in Divisione Nazionale la Fiumana, sempre con l'intento di inserire nel giro del grande calcio squadre provenienti dalla Venezia Giulia.

Tale allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, ottenuto ripescando tutte le retrocesse e includendovi varie squadre cadette, era finalizzato a dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione. Le 32 società partecipanti al Campionato di Divisione Nazionale sarebbero state suddivise in due serie:

  1. le prime otto classificate di ogni girone avrebbero formato la Serie A.
  2. quelle intermedie tra la nona e la quattordicesima posizione sarebbero state ammesse alla Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione
  3. le ultime due classificate sarebbero state retrocesse in terza serie (Prima Divisione)

A campionato concluso, Arpinati decise tuttavia di allargare il primo campionato di Serie A a 18 squadre, ammettendovi quindi anche Napoli, Lazio e Triestina, e anche il campionato di Serie B venne allargato a 18 squadre, ripescando nel campionato cadetto le 4 retrocedende in Prima Divisione. La finale tra le due vincenti dei gironi vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.

La Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Serie A e Storia della Serie A.

Nel 1929 Arpinati, insieme alla Federazione, realizzò dunque un campionato a girone unico: la formula, già presente in altri paesi, era considerata più competitiva dal punto di vista sportivo. L'iniziale progetto prevedeva l'ammissione di 16 squadre (le prime 8 di ciascun girone del torneo precedente), poi divenute 18 per il protrarsi dello spareggio tra Napoli e Lazio e il ripescaggio della Triestina. Il primo campionato si disputò nell'arco di 9 mesi, dall'autunno 1929 all'estate 1930.

Dopo i Mondiali 1934, ospitati proprio dall'Italia, la massima categoria passò a 16 formazioni: il numero rimase invariato sino al 1943, quando si verificò l'interruzione dovuta ad eventi bellici. Il 1945-46 vide un torneo organizzato in 2 gironi regionali, con una fase finale (ridotta a 8 squadre): dall'anno successivo ritornò il girone unico, stavolta con 20 squadre. Esclusa l'annata 1947-48 (con 21 società in campo), la Serie A ha sempre avuto un numero pari di partecipanti: 20 (fino al 1951-52), 18 (dal 1952-53 al 1966-67) oppure 16 (per un ventennio, dal 1967 al 1988). A partire dal 1988-89, tornarono a contendersi il titolo 18 squadre. L'ultima riforma è avvenuta nel 2004, in conseguenza del Caso Catania (risalente al 2003): l'organico si allargò a 20 club, stravolgendo anche l'apparato delle serie inferiori.[20]

Segue l'elenco dei principali piazzamenti e delle presenze in campionato aggiornato alla Serie A 2017-2018:

Campionato di I livello (117 edizioni) Serie A (87 edizioni)
Squadra Titoli 1º posto 2º posto 3º posto Pres. Titoli 1º posto 2º posto 3º posto Pres.
Juventus 35 36 21 12 113 33 34 17 9 86
Milan 18 18 15 17 111 15 15 14 16 85
Inter 18 18 14 14 105 16 16 14 14 87
Genoa 9 9 4 2 80 0 0 1 1 52
Torino 7 8 7 6 94 5 5 5 6 75
Bologna 7 7 4 3 88 5 5 3 3 72
Pro Vercelli 7 7 1 0 24 0 0 0 0 6
Roma 3 3 14 7 89 3 3 14 7 86
Napoli 2 2 8 10 77 2 2 8 10 73
Lazio 2 2 6 7 90 2 2 3 7 76
Fiorentina 2 2 5 6 84 2 2 5 6 81
Cagliari 1 1 1 0 39 1 1 1 0 39
Sampdoria 1 1 0 1 62 1 1 0 1 62
Verona 1 1 0 0 43 1 1 0 0 28
Casale 1 1 0 0 18 0 0 0 0 4
Novese 1 1 0 0 3 0 0 0 0 0
US Milanese 0 0 2 1 15 0 0 0 0 0
Vicenza 0 0 2 0 39 0 0 1 0 30
Livorno 0 0 2 0 29 0 0 1 0 18
Alba Roma 0 0 2 0 7 0 0 0 0 0
Internazionale Torino 0 0 2 0 2 0 0 0 0 0
Udinese 0 0 1 2 53 0 0 1 2 46
Parma 0 0 1 2 28 0 0 1 2 25
Venezia 0 0 1 1 23 0 0 0 1 12
Triestina 0 0 1 0 28 0 0 1 0 26
Pisa 0 0 1 0 17 0 0 0 0 7
Perugia 0 0 1 0 13 0 0 1 0 13
Sampierdarenese 0 0 1 0 13 0 0 0 0 3
Fortitudo 0 0 1 0 10 0 0 0 0 0
Torinese 0 0 1 0 7 0 0 0 0 0
Savoia 0 0 1 0 5 0 0 0 0 0
Andrea Doria 0 0 0 2 23 0 0 0 0 0
Atalanta 0 0 0 1 63 0 0 0 1 58
Padova 0 0 0 1 27 0 0 0 1 16
Modena 0 0 0 1 27 0 0 0 1 13
Alessandria 0 0 0 1 25 0 0 0 0 13
Totale 115 117[21] 120[22] 96[23] - 86 87[24] 91[25] 87[26] -

La Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Serie B.

La riforma epocale concepita dalla Carta di Viareggio nel 1926 fu portata a compimento nel 1928 dal nuovo presidente della FIGC, il gerarca fascista bolognese Leandro Arpinati. L'influente politico stabilì la creazione di lì ad un anno di un campionato cadetto radicalmente diverso, e cioè non più un torneo interregionale, bensì un girone unico nazionale esattamente identico a quello parimenti progettato per il campionato maggiore: nacque così, nel 1929, la Serie B.

La prima edizione vide ai nastri di partenza 18 squadre, un format che rimase inalterato fino al 1933, quando si provò la suddivisione su due raggruppamenti. L'esperimento non fu però felice, e nel 1935 si tornò al modello originale che, salvo un tentativo di riduzione fra il 1936 e il 1938, si protrasse fino allo stop dovuto alla Seconda guerra mondiale.

Nell'immediato dopoguerra, le colossali distruzioni belliche unite alla diffusa povertà impedirono la subitanea riproposizione del torneo, che si sviluppò con modalità differenziate fra le due aree del paese, il Nord e il Sud. Nel 1948 finalmente la F.I.G.C. riuscì a ricreare un girone unico a 22 squadre, ridotte poi nuovamente a 18 nel 1952. Nel 1958 si decise un allargamento dell'organico a 20 società, stabilendo un format che, tranne in un'occasione (campionato 1967-68, a 21 squadre per la diminuzione da 18 a 16 delle partecipanti alla Serie A) rimase inalterato per ben quarantacinque anni. Furono le conseguenze del cosiddetto Caso Catania a sconvolgere nel 2003 la consolidatissima tradizione e a portare il lotto delle iscritte al record assoluto di 24 squadre, poi scese a 22 l'anno successivo e rimaste tali fino ad oggi.

Periodo
Partecipanti
18
26 su due gironi
32 su due gironi
18
16
17
18
60 su tre gironi
54 su tre gironi
22
21
20
18
20
21
20
24
2004 -
22

Rappresenta il campionato di livello più basso cui abbiano mai preso parte sei squadre: la Juventus, la Lazio, il Milan, la Roma, la Sampdoria ed il Torino.

Sono 142 le squadre ad aver preso parte agli 82 campionati di Serie B che sono stati disputati a partire dal 1929-30 fino alla stagione 2017-18. Differentemente dalla Serie A, non tutti i campionati di Serie B sono stati disputati a girone unico.

Il Brescia detiene il record di partecipazioni complessive, e consecutive (18, dal 1947-48 al 1964-65).

Il Monza è la squadra con più partecipazioni alla Serie B fra quelle che non sono mai approdate in Serie A.

La Serie C[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Serie C.

Fu introdotta nel 1935, a continuazione di una riforma dei campionati nazionali iniziata nel 1929 con la creazione del girone unico nazionale per le prime due divisioni, denominate Serie A e Serie B. Inizialmente fu costituito da 4 gironi da 16 squadre suddivise su base geografica, che diventarono 5 dall'anno successivo per riportare la serie cadetta a 18 squadre.

Nel 1938 i gironi, formati da un numero variabile da 11 a 14 squadre, diventarono ben 8 e fu perciò necessario il ricorso a due gironi di finale affinché le vincitrici dei gironi si contendessero i quattro posti per la promozione. La formula rimase immutata fino al 1942 (con l'unica nota che quasi tutti i gironi furono portati allo standard di 16 squadre), quando i gironi diventarono 12, sempre con quattro promozioni determinate da due gironi di finale.

Dopo la Seconda guerra mondiale vi fu una situazione anomala per tutti i campionati nazionali della stagione 1945-1946, che furono separati fra una Lega Nazionale Alta Italia, che per quanto riguarda le squadre di Serie C ne aggregò un gruppo d'élite alla Serie B mentre strutturò le restanti su 9 gironi con una lunga serie di spareggi per la determinazione delle promozioni, e una Lega Nazionale Centro-Sud che invece inserì tutte le sue società di C in 6 gironi. Nel campionato successivo la Serie C passò invece sotto l'organizzazione di tre nuove leghe interregionali: la Lega Interregionale Centro formata da 6 gironi, la Lega Interregionale Sud suddivisa in 3 gironi, e la Lega Interregionale Nord che fu conservata in 9 gironi nonostante l'Emilia-Romagna fosse stata scorporata dal calcio settentrionale. Fu quindi raggiunto il record di 18 gironi complessivi, che durò per due stagioni.

Nel 1948 vi fu una riforma della Serie C portata alla formula originaria dei quattro gironi su base interregionale, che raccoglieva le squadre in questa maniera:

  • Girone A: Nord-Ovest
  • Girone B: Nord-Est
  • Girone C: Centro e Sardegna
  • Girone D: Sud e Sicilia

Le vincitrici di ciascuno di questi gironi erano promosse in Serie B.

Nel 1952 vi fu l'unificazione dei quattro gironi in un girone unico con due promozioni ai cadetti e quattro retrocessioni in IV Serie, con un numero di squadre che si attestò a 18 in maniera continuativa. Unica anomalia fu la riduzione a tre delle promozioni del 1957, mentre nel 1958 vennero solo promosse 2 squadre senza alcuna retrocessione per l'ennesima riforma.

A partire dal 1958 si tornò ad una formula a più gironi, passando dapprima a due e poi a tre gironi (1959), per un totale di 54 compagini. Per la stagione 1959-60, dunque, si costituì la Lega Nazionale Semiprofessionisti, con sede a Firenze, che aveva il compito di riorganizzare e armonizzare i campionati di Serie C e Serie D (ex IV Serie). Ogni girone promuoveva una squadra in Serie B e ne retrocedeva 2 in Serie D (3 a partire dal 1968, in seguito all'allargamento dei quadri a 60 squadre). La prima modifica avvenne nel 1967-68: la Serie C viene allargata a 60 squadre, suddivise in tre gironi da venti squadre ciascuno. Il meccanismo per le promozioni restò però invariato.

La Serie C scomparve come campionato unico nel 1978, quando fu divisa in due serie successive:

  • Campionato di Serie C1 con due gironi,
  • Campionato di Serie C2 con quattro gironi, poi ridotti a tre.

La classifica finale del campionato 1977-78 servì per la suddivisione delle squadre nelle due nuove categorie secondo questo schema:

  • la prima classificata di ciascun girone fu promossa in Serie B,
  • le squadre classificate dal secondo al dodicesimo posto furono inserite nel campionato di Serie C1 insieme alle tre retrocesse dalla Serie B, per un totale di 36 squadre suddivise in due gironi da 18 ciascuno,
  • le squadre classificate dal tredicesimo al ventesimo diedero invece vita al campionato di Serie C2 insieme alle squadre promosse dalla Serie D, per un totale di 72 squadre suddivise in quattro gironi da 18 ciascuno.

Nel 1993, limitatamente alla Serie C1, venne introdotta una riforma, che portò all'istituzione di play-off e play-out, e alla sperimentazione dei 3 punti a vittoria (poi introdotti in tutte le serie). Nel 1994 i play-off ed i play-out vengono introdotti anche in Serie C2, con lo stesso regolamento dell'anno precedente. Nel 2000 viene istituita la Supercoppa di Lega Serie C1, un trofeo che vede di fronte le vincenti dei due gironi di Serie C1. Nel 2006 viene istituita anche la Supercoppa di Lega Serie C2, un torneo triangolare che vede di fronte le vincenti dei tre gironi di Serie C2.

Nel luglio 2008 la Lega Professionisti Serie C diviene Lega Italiana Calcio Professionistico, primo passo di un processo di rinnovamento dell'ex Serie C. All'inaugurazione della nuova sede a Firenze era presente anche il presidente dell'UEFA, Michel Platini. Dalla stagione 2017-18 il campionato ha ripreso la denominazione Serie C.

La Serie D[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Serie D.

L'antenata della Serie D non nacque come da più parti erroneamente ritenuto nel 1952[27] con la riforma del calcio italiano di quell'anno, ma nel 1948 con la riforma del campionato di Serie C, al quale partecipavano un numero assolutamente sproporzionato di squadre. In quell'anno infatti il presidente federale Ottorino Barassi propose di resettare la struttura della piramide calcistica italiana riportandola, come già si era fatto nel 1935, alla situazione del 1929. Se però la Seconda Divisione congegnata da Leandro Arpinati tra il 1928 e il 1929 perse nel giro di due anni il suo carattere interregionale per venire assegnata all'ambito regionale, nel 1948 Barassi volle che la Promozione Interregionale mantenesse come quarto livello un respiro più ampio di quello localistico. Il campionato fu quindi gestito da tre diverse Leghe Interregionali, le stesse che si erano sobbarcate gli ultimi due tornei di Serie C. La manifestazione voleva riesumare non solo nel nome, ma anche nella sostanza quella Promozione che era stata soppressa nel 1922: il valore delle squadre cui vi partecipavano nei due casi era infatti equivalente, essendo del tutto simile la numerosità delle società partecipanti alle categorie ad esse superiori.

Il campionato si chiamò poi IV Serie dal 1952 al 1957, Campionato Interregionale dal 1957 al 1958 e nuovamente IV Serie fino al 1959, quando assunse la denominazione di Serie D.

Nel 1978 con la riforma della Lega Nazionale Semi-Pro la Serie C fu sdoppiata in Serie C1 e Serie C2 e il campionato di Serie D perse lo status di Semi-Professionisti. La Serie D divenne di fatto il quinto livello del calcio italiano e la categoria ritornò a livello dilettanti cambiando la denominazione in Campionato Interregionale dalla stagione 1981-82.

Assunse l'attuale configurazione a 162 squadre e 9 gironi a partire dalla riforma del 1992, anno in cui cambiò nome in Campionato Nazionale Dilettanti, per poi tornare al nome di Serie D nel 2000.

Note: per una migliore comprensione vedi anche l'evoluzione dei livelli del calcio italiano.

Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Coppa Italia.

La Coppa Italia è la coppa nazionale calcistica italiana. Si tiene sotto la giurisdizione della FIGC ed è stata organizzata a cadenza annuale dal Direttorio Divisioni Superiori sino all'edizione 1942-1943 e dalla Lega Nazionale Professionisti sino all'edizione 2009-2010. Dall'edizione 2010-2011 la coppa è organizzata dalla Lega Serie A.

Dal 2009 la squadra che vince il trofeo ottiene la qualificazione alla fase a gironi della UEFA Europa League per la stagione seguente. Qualora la squadra vincitrice abbia invece già ottenuto la qualificazione alla UEFA Champions League o alla UEFA Europa League tramite il piazzamento in campionato, dalla stagione 2015-16 è la squadra meglio piazzata in campionato esclusa dalla zona Europa League ad accedervi, partendo dai preliminari. In precedenza, dal 1960 al 1999, la vincente della Coppa Italia otteneva il diritto a partecipare alla Coppa delle Coppe UEFA, mentre dal 2000 al 2008 alla Coppa UEFA.

La squadra detentrice della Coppa Italia può sfoggiare sulle proprie divise ufficiali una piccola coccarda tricolore, ed incontra i campioni d'Italia nella Supercoppa italiana, sfida d'apertura della stagione agonistica nazionale.

Il primato di coppe vinte appartiene alla Juventus, a quota 13 trofei, seguita dalla Roma con 9 trofei e dall'Inter con 7 trofei.

Parallelamente alla coppa maggiore, le leghe inferiori della FIGC organizzano proprie coppe nazionali di categoria: la Coppa Italia Serie C, la Coppa Italia Serie D e la Coppa Italia Dilettanti.

Rappresentative nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Palmarès della Nazionale A

Maschile[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di calcio dell'Italia.

La nazionale di calcio dell'Italia, selezione maggiore maschile della Federcalcio, il cui nome ufficiale è nazionale A,[28] rappresenta l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate alle squadre nazionali ed è una delle formazioni più titolate del mondo.

L'Italia celebra il suo primo titolo mondiale nel 1934

Dopo il debutto assoluto avvenuto il 15 maggio 1910, all'Arena Civica di Milano contro la Francia vincendo per 6-2,[29] la nazionale italiana ebbe i suoi primi risultati importanti a partire dalla seconda metà degli anni venti dello scorso secolo, quando conquistò la medaglia di bronzo olimpica ad Amsterdam 1928, a cui fece seguito la prima Coppa Internazionale (1930), competizione continentale riconosciuta quale ufficiosa antesignana del campionato europeo.[30] Il decennio seguente però fu il periodo d'oro, con l'allenatore Vittorio Pozzo che guidò gli azzurri alla conquista di due titoli mondiali (Italia 1934 battendo in finale 2-1 la Cecoslovacchia e Francia 1938, sconfiggendo per 4-2 l'Ungheria all'ultimo atto), intervallati dalla seconda Coppa Internazionale vinta (1935) e, soprattutto, dalla medaglia d'oro olimpica a Berlino 1936 sconfiggendo in finale 2-1 l'Austria (la nazionale italiana è una delle cinque nazionali di calcio a potersi fregiare del titolo di "olimpionica", essendosi aggiudicata uno dei sette tornei olimpici riservati alle selezioni maggiori e disputati dal 1908 al 1948). Ad oggi l'Italia è l'unica nazionale, con il Brasile, ad aver vinto due mondiali consecutivi.

Al decennio migliore della storia azzurra seguì un lungo periodo di calo, complice la seconda guerra mondiale e la tragedia di Superga del 1949. Infatti l'Italia collezionò mediocri partecipazioni ai campionati del mondo, non qualificandosi neppure a quelli del 1958 e venendo eliminata in quelli del 1966 addirittura dai semi-professionisti della Corea del Nord.[31]

La rinascita avvenne con la vittoria nell'europeo di Italia 1968, che vide la nazionale di Ferruccio Valcareggi, padrona di casa, superare in finale la Jugoslavia.[32] Due anni dopo, ai Mondiali di Messico 1970, gli Azzurri diedero vita alla famosa semifinale contro la Germania Ovest, ricordata come la partita del secolo, vinta per 4-3 ai supplementari; in finale vennero poi sconfitti dal Brasile di Pelé per 4-1. Nella seconda metà degli anni settanta vi fu un profondo ricambio generazionale portato avanti da Enzo Bearzot che diede il risultato del quarto posto sia al mondiale di Argentina 1978 sia all'europeo di casa di Italia 1980, culminando con la vittoria del terzo titolo mondiale a Spagna 1982, battendo in finale per 3-1 la Germania Ovest.

La nazionale campione del mondo del 1982.

Gli Azzurri passarono quindi nelle mani di Azeglio Vicini il quale rinnovò a sua volta il gruppo in vista dell'europeo di Germania Ovest 1988, dove raggiunsero la semifinale. Una bella nazionale si presentò al campionato del mondo 1990 casalingo, ma in semifinale, dopo i tiri di rigore, ebbe la meglio l'Argentina; nella finale per il terzo posto l'Italia sconfisse poi l'Inghilterra.[31] Con Arrigo Sacchi invece la nazionale arrivò in finale del seguente mondiale di Stati Uniti 1994, perdendo contro Brasile anche stavolta ai rigori, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari.

Il nuovo millennio iniziò con il secondo posto all'europeo di Belgio-Paesi Bassi 2000, quando l'Italia di Dino Zoff perse in finale contro la Francia, con pareggio dei transalpini all'ultimo istante dei tempi regolamentari e successivo golden goal nei supplementari.[33] Fece seguito, sei anni dopo, il mondiale di Germania 2006, nel quale l'Italia di Marcello Lippi si laureò per la quarta volta campione del mondo, stavolta battendo la Francia ai rigori, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari.[31]

Da quel momento iniziò un nuovo declino della nazionale, dopo quello che avvenne nel secondo dopoguerra, che portò a due mondiali deludenti e la mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018. Queste delusioni furono intervallate comunque da due buone prestazioni, il secondo posto all'europeo di Polonia-Ucraina 2012, persi in finale contro la Spagna, e il terzo posto alla FIFA Confederations Cup 2013 battendo ai rigori l'Uruguay. Entrambi i risultati furono sotto la guida di Cesare Prandelli.

Nazionali minori[modifica | modifica wikitesto]

La nazionale Under-21 del 1986.

Le nazionali maschili minori della Federcalcio sono selezioni che rappresentano, o hanno rappresentato nel corso degli anni, determinate categorie o fasce d'età.

Tra le selezioni minori vi sono la nazionale olimpica, che partecipa dal 1952 al torneo di calcio dei Giochi olimpici, ottenendo quale miglior risultato una medaglia di bronzo nell'edizione di Atene 2004 e la nazionale militare, che vanta 8 vittorie ai Campionati mondiali militari di calcio più una medaglia di bronzo ai Giochi mondiali militari (2003).

Le selezioni minori per fascia d'età sono invece le seguenti:

La nazionale italiana di calcio Under-23, rappresentativa che ha partecipato ad alcune edizioni del torneo di calcio dei Giochi del Mediterraneo, conquistando la medaglia d'oro nell'edizione del 1997.

La nazionale italiana di calcio Under-21, la più importante e seguita tra quelle minori costituendo il principale serbatoio giovanile per la Nazionale A.[34] È, a livello di Under-21, tra le squadre europee più titolate avendo vinto in 5 occasioni il campionato continentale di categoria (1992, 1994, 1996, 2000, 2004).[35] Nel torneo conta inoltre due secondi posti (1986, 2013) e cinque semifinali (1984, 1990, 2002, 2009 e 2017). La selezione annovera anche tre medaglie d'oro ai Giochi del Mediterraneo (1959, 1963, 1967), e una d'argento (2001).

La nazionale italiana di calcio Under-20, rappresentativa che partecipa al mondiale di categoria. Il miglior risultato ottenuto è il terzo posto nell'edizione del 2017. Inoltre vanta una medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo del 2009.

La nazionale italiana di calcio Under-19, rappresentativa nata nel 2002 con l'istituzione del Campionato europeo di categoria, nel quale ha ottenuto una vittoria (2003) e tre secondi posti (2008, 2016 e 2018).

La nazionale italiana di calcio Under-18, rappresentativa che partecipa ai campionati europei di categoria, ottenendo due vittorie (1958 e 1966) e quattro secondi posti (1959, 1986, 1995 e 1999).

La nazionale italiana di calcio Under-17, rappresentativa che partecipa al campionato mondiale di categoria, senza particolari risultati, e al Campionato europeo di categoria, dove invece ha conseguito tre secondi posti (2013, 2018 e 2019).

La nazionale italiana di calcio Under-16, rappresentativa che partecipa al Campionato europeo di categoria, nel quale ha ottenuto una vittoria (1982) e tre secondi posti (1986, 1993 e 1998).

Palmarès delle nazionali maschili[modifica | modifica wikitesto]

Giacinto Facchetti solleva l'unico trofeo continentale vinto dalla nazionale maggiore maschile.
Nazionale Trofeo
Nazionale maggiore maschile 4 Campionati mondiali (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982, Germania 2006)
1 Campionato europeo (Italia 1968)
1 Olimpiade (Berlino 1936)
2 Coppe Internazionale (1927-1930, 1933-1935).
Nazionali minori maschili 8 Campionati mondiali militari (1950, 1951, 1956, 1959, 1973, 1987, 1989, 1991)
2 Universiadi (1997, 2015)
Nazionali giovanili maschili 4 Giochi del Mediterraneo (1959, 1963, 1967, 1997)
5 Campionati europei Under-21 (1992, 1994, 1996, 2000, 2004)
1 Campionato europeo Under-19 (2003)
2 Campionati europei Under-18 (1958, 1966)
1 Campionato europeo Under-16 (1982)

Femminile[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia durante la partita del campionato mondiale di calcio femminile 2019.

La nazionale di calcio femminile dell'Italia, selezione maggiore femminile della Federcalcio, rappresenta l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali.

Nei campionati mondiali non ha ottenuto particolari risultati, partecipando tra l'altro solamente a tre edizioni del torneo, mentre ai campionati europei ha conseguito due secondi posti (1993,[36] 1997) e due semifinali (1984, 1987). Non ha mai partecipato ai Giochi olimpici.

Tra le rappresentative minori o di categoria, nel calcio femminile, l'unico risultato di rilievo è stata la vittoria della Nazionale Under-19 femminile al campionato europeo di categoria del 2008.

Palmarès delle nazionali femminili[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Trofeo
Nazionali giovanili femminili 1 Campionato europeo Under-19 (2008)

Eventi organizzati in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Eventi per nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Campionato mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il manifesto ufficiale del campionato del mondo 1934.

Nel corso della sua storia, la FIGC si è candidata per ospitare la fase finale del campionato mondiale di calcio in tre edizioni, ed esattamente per quelle del 1930, del 1934 e del 1990, disputando in Italia le ultime due citate.

La prima candidatura italiana si ebbe nel 1929 in occasione del primo campionato mondiale del 1930, in concorrenza alle candidature di Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, Argentina e Uruguay.[37] La FIGC e tutte le altre federazioni nazionali candidate, ad eccezione dell'Uruguay, ritirarono le loro candidature prima della votazione finale del Congresso FIFA, riunito a Barcellona il 18 maggio 1929, poiché la nazione sudamericana era ampiamente favorita per molteplici fattori. Infatti la scelta dell'Uruguay quale paese ospitante del torneo avvenne all'unanimità.[38]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di calcio 1934.

La FIGC ottenne invece l'incarico di ospitare l'edizione del 1934, la prima in Europa, a seguito del ritiro dalla corsa della Svezia, unica candidata oltre all'Italia, prima del voto. La decisione venne ratificata nel Congresso FIFA di Stoccolma e resa pubblica a Zurigo il 14 maggio 1932.[39] La FIGC però accettò l'incarico con riserva, sciogliendola ufficialmente solo il 9 ottobre. Benito Mussolini sin dagli inizi del regime fascista aveva promosso lo sport, e in particolare il gioco del calcio, anche a scopi propagandistici e nazionalistici: in un'Italia rurale e caratterizzata ancora dal campanilismo, il calcio era visto come strumento per favorire l'unità nazionale. L'evento venne ospitato nei seguenti stadi: Littoriale di Bologna, Giovanni Berta di Firenze, Via del Piano di Genova, San Siro di Milano, Partenopeo di Napoli, Nazionale del PNF di Roma, Littorio di Trieste e Municipale Benito Mussolini di Torino. La finale del torneo venne giocata allo Stadio Nazionale del PNF di Roma.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di calcio 1990.

La terza e ultima candidatura italiana avvenne per ospitare l'edizione del 1990, quando la FIGC si candidò contro l'Inghilterra, la Grecia e l'Unione Sovietica. Inglesi e greci ritirarono in seguito la loro candidatura, lasciando solo Italia e URSS in lizza al Congresso FIFA di Zurigo del 19 giugno 1984. La candidatura italiana risultò vincente, su quella sovietica, per 11 voti a 5 e, pertanto, il Bel Paese organizzò l'edizione del 1990.[40] Il comitato organizzatore fu guidato da Luca Cordero di Montezemolo, manager della Ferrari.[41][42] L'evento venne ospitato nei seguenti stadi: Stadio San Nicola di Bari, Renato Dall'Ara di Bologna, Sant'Elia di Cagliari, Artemio Franchi di Firenze, Luigi Ferraris di Genova, Giuseppe Meazza di Milano, San Paolo di Napoli, La Favorita di Palermo, Olimpico di Roma, Delle Alpi di Torino, Friuli di Udine e Marcantonio Bentegodi di Verona. La cerimonia di apertura e la gara inaugurale furono svolte al Giuseppe Meazza di Milano mentre la finale del torneo venne giocata allo Stadio Olimpico di Roma. La FIGC dovette affrontare la questione degli stadi, la maggior parte dei quali erano inadeguati.[43] Alcuni vennero riammodernati, mentre altri furono costruiti appositamente (Bari e Torino). Non mancarono polemiche e inchieste al riguardo,[44] dovendosi registrare costi elevati.[45]

Campionato europeo[modifica | modifica wikitesto]

La FIGC si è invece candidata per ospitare la fase finale del campionato europeo di calcio in tre edizioni, ed esattamente per quelle del 1980, del 2012 e del 2016, ospitando in Italia le prima citata. Inoltre l'Italia venne scelta dell'UEFA per ospitare la fase finale dell'edizione del 1968 e per partecipare, con Roma, all'edizione del 2020 a sedi miste.

La formazione dell'Italia scesa in campo nella vittoriosa finale del campionato d'Europa 1968.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 1968.

Nelle prime cinque edizioni del torneo la fase finale veniva disputata da solo quattro nazionali, che giocavano semifinali e finali in una nazione scelta dall'UEFA tra le stesse qualificate. L'Italia arrivò in semifinale, tramite le qualificazioni, solamente nell'edizione del 1968 e la UEFA scelse proprio il Bel Paese per ospitare la fase finale di quel torneo. L'evento venne ospitato allo Stadio Comunale di Firenze, allo Stadio San Paolo di Napoli e allo Stadio Olimpico di Roma, dove venne disputata la finale per il primo posto.

Il nazionale tedesco-occidentale Hrubesch festeggia sul terreno dell'Olimpico di Roma la vittoria al campionato d'Europa 1980.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 1980.

Nel 1977 l'UEFA decise l'allargamento della fase finale del torneo a otto nazionali, a partire dal 1980, con il paese ospitante stabilito prima delle qualificazioni. Il 17 ottobre 1977 la UEFA rese note le candidature di Inghilterra, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Svizzera e Germania Occidentale. Il 19 ottobre il Comitato Organizzatore dell'UEFA decise di assegnare l'evento o all'Inghilterra o all'Italia, e il 12 novembre la federazione europea annunciò che l'Italia era stata scelta all'unanimità per ospitare l'edizione del 1980. L'evento venne ospitato allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, allo Stadio San Paolo di Napoli, allo Stadio Olimpico Grande Torino di Torino e allo Stadio Olimpico di Roma, dove venne disputata anche in questo caso la finale del torneo.

25 anni dopo, nel 2005 la FIGC si candidò ufficialmente per ospitare l'edizione del 2012, contro le candidature di Croazia-Ungheria, Polonia-Ucraina, Turchia e Grecia. Nel dossier consegnato all'UEFA, il torneo si sarebbe svolto in otto città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Udine, Firenze e Bari, più quattro riserve (Bologna, Cagliari, Verona e Genova) nel caso la fase finale fosse stata allargata a ventiquattro nazionali, anziché le sedici previste. Durante l'assemblea del Comitato Esecutivo UEFA dell'8 novembre 2005 a La Valletta vennero selezionate le tre candidate ufficiali all'organizzazione del campionato: Italia, Croazia-Ungheria e Polonia-Ucraina.[46] Il 18 aprile 2007 l'UEFA si riunì a Cardiff per assegnare l'organizzazione del torneo. La votazione, con la candidatura italiana favorita, ebbe a sorpresa il seguente risultato: Polonia-Ucraina 8 voti, Italia 4 voti, Croazia-Ungheria 0 voti. Pertanto il torneo venne disputato in Polonia e Ucraina.[47]

La FIGC riprosose la propria candidatura anche per l'edizione del 2016, contro le candidature di Francia e Turchia. In questo nuovo dossier consegnato all'UEFA, le città interessate eventualmente dal torneo sarebbero state dodici: Bari, Cagliari, Cesena, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Roma, Torino, Udine e Verona. La scelta della nazione ospitante venne effettuata il 28 maggio 2010 a Ginevra e l'Italia venne esclusa alla prima votazione (23 voti) contro i 43 voti della Francia e i 38 della Turchia. Nella seconda votazione prevalsero i francesi sui turchi per 7 voti a 6.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 2020.

Solo per l'edizione del 2020 la UEFA rese noto che il torneo sarebbe stato svolto in tutto il continente europeo, anziché in un'unica nazione. La FIGC formalizzò l'interesse per ospitare gare del torneo a Roma o Milano, però candidò ufficialmente la capitale. Il 19 settembre 2014, l'UEFA annunciò le tredici città europee prescelte, tra le quali Roma con lo Stadio Olimpico, nel quale sarebbe stata giocata la gara inaugurale e la cerimonia di apertura.[48]

Torneo olimpico di calcio[modifica | modifica wikitesto]

Un contrasto tra il britannico Brown e l'italiano Salvadore durante il torneo olimpico di Roma 1960.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giochi della XVII Olimpiade.

Il torneo olimpico di calcio è stato ospitato in Italia solamente nell'unica edizione dei Giochi svolta nello Stivale, e cioè Roma 1960. Come da tradizione, il calcio è l'unico sport olimpico a non coinvolgere solamente la città ospitante i Giochi ma anche altre località della stessa nazione e, pertanto, gli incontri di calcio del torneo olimpico furono giocati nei seguenti stadi: Comunale di Firenze, Comunale di Grosseto, Comunale de L'Aquila, Ardenza di Livorno, Fuorigrotta di Napoli, Flaminio e Olimpico di Roma. Alla capitale erano stati assegnati anche i Giochi dell'edizione del 1908 (e quindi pure il primo torneo olimpico di calcio della storia), ma l'Italia rinunciò a causa dell'eruzione del Vesuvio del 1906, che si accompagnava alla crisi economica che la nazione stava attraversando, determinando l'impossibilità di finanziare l'evento. Il CONI propose, senza successo, la capitale italiana anche per ospitare altre edizioni dei Giochi arrivando alla fase finale di selezione nel 1924, nel 1936 e nel 2004, o ritirando prima la candidatura, per vari motivi, nel 2020 e nel 2024. Nei dossier di Roma consegnati al CIO per queste ultime due candidature, il torneo di calcio avrebbe interessato tutte le grandi città italiane con i relativi impianti principali.[49]

Competizioni minori[modifica | modifica wikitesto]

Nelle competizioni giovanili, l'Italia ha ospitato il Campionato europeo di calcio Under-21 2019,[50] giocato allo Stadio Renato Dall'Ara di Bologna, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena, allo Stadio Nereo Rocco di Trieste e allo Stadio Friuli di Udine.[50] In quest'ultimo è stata disputata la finale del torneo.[50]

In precedenza furono ospitati il Campionato europeo di calcio Under-18 1955,[51] il Campionato europeo di calcio Under-18 1973,[52] il Campionato europeo di calcio Under-16 1982,[53] il Campionato mondiale di calcio Under-17 1991[54] e il Campionato europeo di calcio Under-17 2005,[55] tutti disputati in Toscana, ad eccezione del torneo del 1982 giocato nelle Marche.

Competizioni femminili[modifica | modifica wikitesto]

In ambito del calcio femminile, l'Italia non ha mai ospitato il Campionato mondiale di calcio femminile e nessun'altra competizione FIFA per categorie giovanili. Ha ospitato invece il Campionato europeo di calcio femminile 1993 (disputato a Santa Sofia, Rimini, Cesenatico, con finale al Dino Manuzzi di Cesena)[36] e il Campionato europeo di calcio femminile Under-19 2011 (giocato in Romagna).[56]

Eventi per club[modifica | modifica wikitesto]

I giocatori della Stella Rossa Belgrado festeggiano la vittoria della Coppa dei Campioni 1991 al termine della finale ospitata a Bari.

Gli eventi internazionali principali per club corrispondono alle competizioni FIFA ed UEFA riservate alle società. L'Italia non ha mai organizzato un evento per club della FIFA, mentre ha ospitato finali dei tornei dell'UEFA, sia in campo maschile sia femminile.

Il principale torneo per club europeo, la UEFA Champions League (in precedenza Coppa dei Campioni) disputa gli incontri negli stadi dei club partecipanti. La finale invece, fin dalla prima edizione del 1956, è svolta in uno stadio designato dall'UEFA prima dell'inizio del torneo stesso. Gli stadi italiani hanno ospitato al momento nove finali.[57] Ne sono state disputate quattro sia allo Stadio Olimpico di Roma (1977, 1984, 1996 e 2009) sia allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano (1965, 1970, 2001 e 2016), una allo Stadio San Nicola di Bari (1991).[57]

La seconda coppa europea, l'UEFA Europa League, disputa la finale unica in campo "neutro" dal 1998, mentre in precedenza la finale veniva giocata con gare di andata e ritorno negli stadi delle squadre finaliste. La finale unica è stata disputata in Italia solo una volta, allo Juventus Stadium di Torino (2014).[58]

Anche la Supercoppa UEFA viene disputata in gara unica e campo neutro dal 1998, e non è mai stata ospitata in Italia.

La defunta Coppa delle Coppe UEFA svolgeva anch'essa la finale in uno stadio designato per l'occasione, ad eccezione della prima edizione, e gli stadi italiani non hanno mai ospitato l'evento.

Il Mapei Stadium di Reggio Emilia ha ospitato invece l'unica finale italiana della UEFA Women's Champions League, nel 2016.[59]

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Impianti[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno dello stadio Giuseppe Meazza di Milano.
L'interno dello Stadio Olimpico di Roma.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stadi italiani per capienza.

Quasi tutti i principali stadi di calcio italiani sono di proprietà pubblica[60] e circa la metà è stata costruita prima del 1949, con un'età media di 64 anni.[60] L'ultimo rinnovamento architettonico generale dei maggiori stadi risale a Italia 1990, quando gli impianti coinvolti nell'evento subirono una ristrutturazione generale.[60] La metodologia di conservazione del costruito, con restyling periodico, che fa differire l'Italia dal resto d'Europa, (dove gli impianti obsoleti vengono sostituiti con altri di nuova concezione) è dettata dal fatto che circa il 70% degli stadi italiani sia sottoposto a vincolo architettonico, cosa che ne impedisce la demolizione e ricostruzione.[60] Il primo moderno d’Italia, nonché primo monumento sportivo del regime fascista, fu lo stadio Renato Dall'Ara di Bologna, inaugurato nel 1926.[60] Il primo stadio moderno di proprietà privata è stato invece l'attuale Mapei Stadium di Reggio Emilia, costruito nel 1995 dalla Reggiana e attualmente di proprietà del Sassuolo.[61]

Nei primi cinque posti, per ordine di capienza, vi sono lo stadio Giuseppe Meazza di Milano (soprannominato La Scala del calcio), di proprietà del Comune di Milano ed utilizzato regolarmente da Inter e Milan, lo stadio Olimpico di Roma, di proprietà del CONI[60] nel quale giocano la Roma e la Lazio, lo stadio San Nicola di Bari, lo stadio San Paolo di Napoli e lo stadio Artemio Franchi di Firenze, questi ultimi anch'essi di proprietà comunale ed utilizzati dalle rispettive squadre cittadine: il Bari, il Napoli e la Fiorentina. Al sesto posto per capienza vi è invece il più grande stadio italiano privato, lo Juventus Stadium, di proprietà della società bianconera. Sono di proprietà dei club anche gli stadi dell'Atalanta (Gewiss stadium di Bergamo), del Bologna (stadio Renato Dall'Ara), del Frosinone (stadio Benito Stirpe) e dell'Udinese (Dacia Arena).

Le nazionali maggiori maschile e femminile, come anche le nazionali giovanili, non dispongono di uno stadio nazionale fisso. Giocano le loro partite a rotazione nei vari impianti italiani, scegliendoli di volta in volta a seconda dell'importanza della partita, dell'avversario che si incontra e dell'eventuale affluenza di pubblico.

L'UEFA classifica gli stadi in categorie, a seconda delle loro caratteristiche. Gli impianti italiani di categoria 4 (la maggiore) sono quattro: l'Olimpico di Roma, il Meazza di Milano, lo Juventus Stadium e lo stadio Olimpico Grande Torino di Torino. Questa classificazione permette a questi impianti di ospitare una finale di una competizione europea e partite del campionato europeo.[62]

Centri sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Il Centro tecnico federale di Coverciano.

Gli Azzurri e tutte le selezioni svolgono la loro preparazione al Centro tecnico federale Luigi Ridolfi, noto come Coverciano,[63] dal nome del quartiere di Firenze dove ha sede. Oltre ad essere la "Casa degli Azzurri" fin dal 1958, il centro ospita i corsi di maggiore livello per il mondo professionistico del calcio. A Coverciano sono infatti tenuti corsi per direttore sportivo, allenatore professionista UEFA Pro e UEFA A, allenatore di calcio a 5 di primo livello, preparatore atletico, osservatore calcistico, corsi di specializzazione per allenatore dei portieri e corsi per match analyst. Inoltre la FIGC dispone di cinquanta Centri Federali Territoriali[64] e di decine di scuole calcio "elite", sparsi in tutte le regione italiane, per la formazione tecnico-sportiva di giovani calciatori e calciatrici.[65]

Il nuovo Filadelfia, centro sportivo del Torino Calcio.

Nella capitale i principali centri sportivi sono i seguenti: il Centro sportivo Giulio Onesti, costruito nel 1954 dal CONI per la pratica di numerosi sport tra i quali appunto il calcio; il Centro sportivo La Borghesiana, realizzato nel 1990, che in passato ha ospitato il ritiro della Nazionale maggiore, in alternativa a Coverciano, oltre a varie nazionali straniere e squadre di club impegnate a Roma;[66] il Centro sportivo Fulvio Bernardini, sorto nel 1979 e noto come Trigoria dal nome della località dov'è ubicato, di proprietà della Roma; il Centro sportivo di Formello, alla porte della città, realizzato nel 1997 e di proprietà della Lazio.

I centri sportivi delle due squadre di Milano sono invece tra i più antichi e sorgono lontani dal capoluogo lombardo. E' del 1960 la realizzazione dell'attuale Centro Sportivo Suning di proprietà dell'Inter e localizzato ad Appiano Gentile (Como), mentre nel 1963 venne costruito Milanello, di proprietà del Milan, ubicato a Carnago (VA).

La società Juventus dispone invece da pochi anni di due centri sportivi all'avanguardia, gli Juventus Training Center realizzati nel 2006 a Vinovo (TO) e in aggiunta nel 2018 a Torino, per gli allenamenti della prima squadra e delle giovanili, con il secondo all'interno del J-Village, più ampia struttura civile-sportivo-multifunzionale con centri d'istruzione sportiva per giovani. Il Torino invece ha ristrutturato da poco il glorioso Stadio Filadelfia, facendone un moderno centro sportivo.

Altri famosi centri sportivi dei club professionistici di calcio sono il Centro sportivo di Castel Volturno, realizzato nel 2006 dal Napoli nell'omonima cittadina in provincia di Caserta; il Centro sportivo Gianluca Signorini (1951) e il Centro sportivo Gloriano Mugnaini (1980, noto come Bogliasco) localizzati a Genova e centri rispettivamente di Genoa e Sampdoria; il Centro tecnico Niccolò Galli di Bologna, dal 1976 sede di allenamento della squadra cittadina; il Torre del Grifo Village, edificato nel 2011 a Mascalucia (CT) dal Catania; il Novarello - Villaggio Azzurro, a Granozzo con Monticello (NO), realizzato nel 2007 dal Novara; il Centro Sportivo Bortolotti dell'Atalanta, localizzato a Zingonia (BG). Ultimo in ordine di realizzazione il Mapei Football Center a Sassuolo (MO). L'Udinese e la Fiorentina invece svolgono i propri allenamenti in strutture adiacenti ai rispettivi stadi.

Musei del calcio[modifica | modifica wikitesto]

Un sala del Museo del Calcio della FIGC.
L'ingresso del J-Museum

In Italia sorgono alcuni musei calcistici, creati quasi esclusivamente dalle società professionistiche, alle quali si aggiunge il museo della FIGC, e sono riuniti nella Federazione dei musei del calcio, con sede a Firenze. Sempre a Firenze, a Coverciano all'interno del Centro tecnico federale, è ubicato dal 2000 il Museo del Calcio, luogo di documentazione storica sul gioco del calcio in Italia, nel quale sono esposti palloni, medaglie, scarpe, coppe, maglie della FIGC dal 1934 ad oggi, e dispone di un centro informativo digitale con archivio di fotografie e filmati. Inoltre nel museo ha la sua sede la Hall of Fame del calcio italiano, con cimeli dei giocatori che ne fanno parte. Sempre nel capoluogo toscano si trova il Museo della Fiorentina, dedicato alla storia della squadra cittadina, fondatore della suddetta federazione con il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, il Genoa Museum and Store e il Calcio Padova Museum. Hanno aderito in seguito il Pisa 1909 Football Museum, il Pro Patria Museum, il Museo del Parma Calcio Ernesto Ceresini, il AC Perugia Calcio Museo e il J-Museum, dedicato alla Juventus e collocato nel complesso dello Juventus Stadium. Quest'ultimo museo fa parte anche dell'International Council of Museums[67] e risulta il primo museo sportivo nel Paese per numero di visitatori[68] nonché l'unico del suo genere inserito nella classifica annuale dei cinquanta siti d'interesse più visitati a livello nazionale stilata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.[69] Non facenti parte della federazione, sono da segnalare il museo Mondo Milan, dedicato alla squadra rossonera, e il Museo San Siro, con cimeli di ogni genere appartenenti alla due squadre di Milano.[70]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Figc dà i numeri: "4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati", Gazzetta dello sport. URL consultato il 12 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2018).
  2. ^ Lo sport in Italia : numeri e contesto 2014 (PDF), Comitato Olimpico Nazionale Italiano. URL consultato il 23 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 23 febbraio 2015).
  3. ^ da Genoacfc.it
  4. ^ da Mentelocale.it
  5. ^ a b c Antonio Papa e Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna 1993
  6. ^ Prestigiacomo 2001, p.15.
  7. ^ Storia del Palermo Calcio - 1900, Ilpalermocalcio.it. URL consultato il 25 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2012).
  8. ^ Prestigiacomo 2001, p.26.
  9. ^ Rizzuto, p. 87.
  10. ^ Romanato, pag.217-218 "I giuochi ginnastici raccolti e descritti per la scuola e per il popolo" pubblicato a Milano dalla casa editrice Hoepli nei primi mesi dell'anno 1895..
  11. ^ a b Chiesa, p. 10.
  12. ^ Salvo imprevisti rimbalzi o respinte del portiere o dei difensori nel tentativo di salvare sulla linea quando la palla era già entrata.
  13. ^ Chiesa, p. 15.
  14. ^ a b La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (08/lug/1921, Fasc. 25), p. 1
  15. ^ a b c d e La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (15/lug/1921, Fasc. 26), p. 1
  16. ^ a b Stefano Olivari, Lo stile di Rosetta, in blog.guerinsportivo.it, 15 febbraio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2013).
  17. ^ La Cronaca sportiva (07/lug/1922, Fasc. 25), pp. 2-3.
  18. ^ La Cronaca sportiva (03/nov/1922, Fasc. 36), p. 1.
  19. ^ Le due assemblee della federazione calcistica, La Stampa, 17 agosto 1925. URL consultato il 3 novembre 2010.
  20. ^ Emilio Marrese, La malattia globale del calcio, in Sport - la Repubblica (Roma), 22 maggio 2004, p. 48.
  21. ^ Il titolo del 1926-1927 fu revocato al Torino senza che il primo posto dei granata venisse annullato. Il titolo del 2004-2005 fu revocato alla Juventus senza che il primo posto dei bianconeri venisse annullato.
  22. ^ Nel 1914-1915 il torneo fu sospeso e venne assegnato a tavolino il primo posto, ma non il secondo. Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina furono seconde a pari merito. Nel 1968-1969 Cagliari e Milan furono seconde a pari merito. Nel 1971-1972 Milan e Torino furono seconde a pari merito.
  23. ^ Dal 1898 al 1904, nel 1909, dal 1910-1911 al 1925-1926 e nel 1928-1929 non ci furono terze classificate. Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina si piazzarono seconde a pari merito. Nel 1968-1969 Cagliari e Milan furono seconde a pari merito. Nel 1971-1972 Milan e Torino furono seconde a pari merito. Negli anni 1927-1928, 1932-1933, 1937-1938, 1953-1954 e 1955-1956 due squadre si posizionarono terze ex aequo.
  24. ^ Il titolo del 2004-2005 fu revocato alla Juventus senza che il primo posto dei bianconeri venisse annullato.
  25. ^ Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina furono seconde a pari merito. Nel 1968-1969 Cagliari e Milan furono seconde a pari merito. Nel 1971-1972 Milan e Torino furono seconde a pari merito.
  26. ^ Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina si piazzarono seconde a pari merito. Nel 1968-1969 Cagliari e Milan furono seconde a pari merito. Nel 1971-1972 Milan e Torino furono seconde a pari merito. Negli anni 1932-1933, 1937-1938, 1953-1954 e 1955-1956 due squadre si posizionarono terze ex aequo.
  27. ^ Storia della Serie D su serie-d.com. Archiviato il 30 settembre 2007 in Internet Archive.
  28. ^ Nazionale A - Nazionali, FIGC, su figc.it. URL consultato il 29-12-2014.
  29. ^ Sito ufficiale FIGC, Italia-Francia 15-5-1910, su figc.it. URL consultato il 25 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  30. ^ STATISTICHE - IL PALMARES DELL'ITALIA (NAZIONALE MAGGIORE), su italia1910.com. URL consultato l'11-06-2019.
  31. ^ a b c Storia - FIGC, su figc.it. URL consultato il 19-12-2014 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2014).
  32. ^ Euro Story: 1968 acuto azzurro, su gazzetta.it. URL consultato il 29-12-2014.
  33. ^ La beffa più amara, k.o. al golden gol, su repubblica.it. URL consultato il 29-12-2014.
  34. ^ Nazionale, la settimana magica di Locatelli: dal gol alla convocazione in Under-21, su repubblica.it, 8 ottobre 2016.
  35. ^ Club Italia - Nazionale Under 21, figc.it. URL consultato il 6 giugno 2010.
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  37. ^ Federico Ferri, Federico Buffa, Storie Mondiali: Il grande Uruguay (1930), Sky Sport, 2014.
  38. ^ David Goldblatt, The Ball is Round: A Global History of Football, Londra, Penguin, 2007 p. 248
  39. ^ Il Littoriale, 10 ottobre 1932, prima pagina Archiviato il 5 giugno 2015 in Internet Archive. emeroteca.coni.it
  40. ^ Giuseppe Smorto, Bearzot: "Premiati i nostri risultati", in la Repubblica, 20 maggio 1984, p. 37.
  41. ^ Ecco i manager di Italia '90, in la Repubblica, 31 marzo 1987, p. 48.
  42. ^ Vittoria Sivo, Il Mundial '90 da gioco a business, in la Repubblica, 17 luglio 1987, p. 14.
  43. ^ Domenico Rocca, La grande abbuffata, su rivistacontrasti.it, 22 settembre 2017.
  44. ^ Alberto Stabile, Mondiali '90, in la Repubblica, 25 aprile 1989, p. 1.
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  46. ^ Euro 2012: Italia in piena corsa
  47. ^ Gioia per Polonia e Ucraina
  48. ^ L'UEFA comunica le tredici città prescelte per ospitare Euro 2020: al Wembley di Londra si terrà la finale, selezionata anche Roma, Uefa.com, 19 settembre 2014.
  49. ^ Dossier su Roma 2024
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  51. ^ UEFA Youth Tournament Under 18, 1955, su rsssf.com, 6 luglio 2019.
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  55. ^ Köse porta al trionfo la Turchia, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  56. ^ Germania forza otto, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  57. ^ a b Tutte le finali giocate in Italia, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  58. ^ Europa League, si giocherà a Torino la finale del 2014, su sport.sky.it, 6 luglio 2019.
  59. ^ A Reggio Emilia la finale della UEFA Champions League Femminile 2016, su sassuolocalcio.it, 6 luglio 2019.
  60. ^ a b c d e f Nuove case in Serie A, 9 luglio 2019.
  61. ^ Silvia Bia, Squinzi e il Sassuolo si prendono lo stadio Tricolore. Protestano i tifosi della Reggiana, in il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2013. URL consultato il 20 ottobre 2017.
  62. ^ GLI STADI DELLA SERIE A 2017-2018, 9 luglio 2019.
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  64. ^ Programma Centri Federali Territoriali, su figc.it, 9 luglio 2019.
  65. ^ Elenco scuole calcio elite, su figc.it, 9 luglio 2019.
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  67. ^ Juventus Museum, una stagione da record!, su juventus.com, 2 luglio 2017.
  68. ^ Alessandro Martini, I primi cento musei in Italia nel 2017, in La classifica mondiale dei musei più visitati nel 2017, Il Giornale dell'Arte, nº 385, aprile 2018, ISSN 0394-0543 (WC · ACNP).
  69. ^ Il #JMuseum tra i 50 musei più visitati d'Italia, in juventus.com, 13 maggio 2014.
  70. ^ MUSEO SAN SIRO – INTER E MILAN, 9 luglio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Romanato, Francesco Gabrielli (1857-1899). Le origini del calcio in Italia dalla Ginnastica allo Sport, Edizioni Antilia S.a.s., ottobre 2008, ISBN 978-88-87073-86-7.
  • Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, Einaudi, 1954 (2ª ed. 1990)
  • John Foot, Calcio. 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l'Italia, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 621
  • Giuseppe Bagnati - Gaetano Sconzo, Il primo capitano. Francesco Calì e la Nazionale, Antipodes, 2010, ISBN 978-88-96926-00-0
  • Carlo Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1.a puntata: 1898-1907, pp. 1–16, in Guerin Sportivo #4 (aprile 2012), pp. 83–98.
    • 2.a puntata: 1908-1910, pp. 17–32, in Guerin Sportivo #5 (maggio 2012), pp. 83–98.
    • 3.a puntata: 1910-1912, pp. 33–48, in Guerin Sportivo #6 (giugno 2012), pp. 83–98.
  • Fabrizio Turco, Vincenzo Savasta, Il Calcio dimenticato. Toro, Genoa, Milan, Juve, il pallone dei pionieri, Roma, Editori Internazionali Riuniti, 2014, ISBN 978-88-359-9419-0.

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