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Vujadin Boškov

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Vujadin Boškov
Vujadin Boskov.jpg
Boškov allenatore della Sampdoria nel 1989
Nazionalità Jugoslavia Jugoslavia
Jugoslavia Jugoslavia (dal 1992)
Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro (dal 2003)
Serbia Serbia (dal 2006)
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Ritirato 1962 – giocatore
2001 – allenatore
Carriera
Squadre di club1
1950-1960 Vojvodina Vojvodina 185 (15)
1961-1962 Sampdoria 13 (1)
1962-1964 Young Boys Young Boys  ? (?)
Nazionale
1951-1958 Jugoslavia Jugoslavia 57 (0)
Carriera da allenatore
1962-1964 Young Boys Young Boys
1964-1971 Vojvodina Vojvodina
1971-1973 Jugoslavia Jugoslavia
1974-1976 ADO Den Haag ADO Den Haag
1976-1978 Feyenoord Feyenoord
1978-1979 Real Saragozza Real Saragozza
1979-1982 Real Madrid Real Madrid
1983-1984 Sporting Gijon Sporting Gijón
1985-1986 Ascoli Picchio Ascoli
1986-1992 Sampdoria
1992-1993 Roma
1994-1996 Napoli
1996-1997 Servette Servette
1997-1998 Sampdoria
1999 Perugia Perugia
1999-2001 Jugoslavia Jugoslavia
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Argento Helsinki 1952
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Vujadin Boškov (in serbo Вујадин Бошков, ˈvujadin ˈboʃkov; Begeč, 16 maggio 1931Novi Sad, 27 aprile 2014) è stato un allenatore di calcio e calciatore serbo, di ruolo centrocampista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Zio Vuja si divertiva a far largo uso di ironia, merce rara nel calcio di oggi, ma era un maestro di sport e si trasformava in battutista per smorzare le tensioni. »
(Sebastiano Vernazza, La Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2014)

Boškov nacque nel 1931 a Begeč, villaggio a una quindicina di chilometri da Novi Sad, nella provincia di Voivodina, all'epoca parte della Jugoslavia. Aveva un fratello maggiore di nome Alexandre, morto diciassettenne nel 1943 per meningite.[1] Nel 1955 si sposò con Yelena, intellettuale, giornalista, e studiosa di notevole caratura[2] a cui rimase legato per tutta la vita;[3] nel 1957 la coppia ebbe una figlia, Alexandra.[3] Si laureò in storia a Novi Sad, ed era appassionato anche di geografia e politica.[3][2]

Durante la sua carriera si distinse per le sue frasi sintetiche, ironiche e a volte lapalissiane, aforismi entrati nella cultura generale del mondo calcistico – soprattutto italiano – anche come veri e propri tormentoni.[4][5][6]

Morì il 27 aprile 2014, all'età di ottantadue anni, dopo una lunga malattia,[7][4] una forma molto aggressiva di Alzheimer.[3] In suo onore è stato istituito dalla Sampdoria il "Trofeo Vujadin Boškov".[8]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Boškov giocatore della Sampdoria nel 1961-1962

Nel 1946 lasciò il suo piccolo villaggio per andare a giocare nella Vojvodina di Novi Sad.[9] Era un centrocampista organizzatore di gioco, giocava come mezzala o mediano. I suoi modelli erano l'ungherese Nándor Hidegkuti e il brasiliano Didi.[1] Iniziò a giocare con la prima squadra nel 1950 e vi restò per dieci anni. Durante questo periodo non raccolse vittorie poiché i tornei jugoslavi erano ad esclusivo appannaggio di Stella Rossa, Partizan, Hajduk e Dinamo, i cosiddetti grandi quattro (velika četvorka).[7] Il massimo piazzamento raggiunto dal Vojvodina fu il secondo posto in campionato nella stagione 1956-1957, alle spalle della Stella Rossa, oltre a una finale di Coppa di Jugoslavia persa nel 1951 contro la Dinamo Zagabria. Nel 1958 a causa di uno scontro di gioco con il portiere avversario, subì un infortunio a una gamba che lo condizionò per circa due anni. Nel 1961, all'età di 30 anni si trasferì in Italia, alla Sampdoria. Prima di questa età la federcalcio serba vietava trasferimenti all'estero.[7] Indossò la maglia numero 7.[2] Militò in Serie A per una sola stagione (1961-1962), risentendo di problemi fisici.[7] Sotto la guida di Eraldo Monzeglio la squadra raggiunse il decimo posto, Boškov collezionò 13 presenze e un gol.

Dal 1962 al 1964 giocò in Svizzera negli Young Boys. A Berna, ricoprì l'innovativo ruolo di giocatore-allenatore.[1][9] Iniziò ad allenare quando, durante una sessione di allenamento, l'allenatore si fece male a un ginocchio e lasciò a Boškov il suo fischietto dicendogli di continuare al suo posto.[1]

Ha dichiarato di non aver ricevuto nemmeno un'ammonizione durante la sua carriera.[1]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

« Boskov aveva accumulato quasi sessanta presenze nella Jugoslavia di 60 anni fa, nazionale di livello, non a caso gli jugoslavi erano chiamati i «brasiliani d'Europa». »
(Sebastiano Vernazza, La Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2014)

Nel 1951 esordì con la nazionale jugoslava. Nel 1953, ventiduenne, fu convocato dalla FIFA nella formazione del Resto d'Europa per una gara a Wembley contro l'Inghilterra; l'incontro finì 4 a 4.[1] Con la Jugoslavia partecipò ai Giochi Olimpici del 1952: la squadra di Milorad Arsenijević raggiunse la finale, ma fu sconfitta per 2-0 allo Stadio Olimpico Helsinki dalla "Squadra d'oro" dell'Ungheria, con reti di Puskás e Czibor.[9]

Partecipò a due campionati del mondo. In Svizzera, nel 1954, la Jugoslavia fu eliminata ai quarti di finale dai futuri campioni della Germania Ovest. Anche quattro anni dopo, in Svezia, fu eliminata ai quarti sempre dalla Germania Occidentale.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Boškov esulta per la vittoria del suo Den Haag nella finale della KNVB beker 1974-1975

Tornato in patria nel 1964, allenò per sette anni la "sua" Vojvodina, portandola alla vittoria del campionato jugoslavo per la prima volta nella sua storia, nella stagione 1965-1966. Nel 1971, a soli quarant'anni fu chiamato ad allenare la nazionale jugoslava: alle qualificazioni al campionato europeo di calcio 1972 i blu vinsero il proprio girone sopravanzando i quotati Paesi Bassi del calcio totale, la Germania Est e il Lussemburgo, ma furono sconfitti ai play-off dall'Unione Sovietica. Nel 1973 Boškov lascerà poi il suo Paese per dissapori con il regime di Tito.

Si trasferì nei Paesi Bassi dove prese la guida del Den Haag. Con i cigni vinse la Coppa d'Olanda 1974-1975, battendo in finale il Twente; nella stagione successiva raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe, venendo eliminato dagl'inglesi del West Ham. A fine anno passò al Feyenoord. Con la squadra di Rotterdam raggiunse i quarti della Coppa UEFA, concludendo il campionato in quarta posizione, mentre nell'annata seguente il club non andò oltre il decimo posto. Nei Paesi Bassi fu accolto con grande affetto, ma dovette lasciare anche questa nazione a causa di una nuova legge sugli extracomunitari.

Boškov di ritorno alla Samp negli anni ottanta, come allenatore, qui con Briegel e Cerezo.

Iniziò quindi una nuova avventura in Spagna, sulle panchine di Real Zaragoza, Real Madrid (conquistando una finale di Coppa dei Campioni, un campionato e due Coppe di Spagna) e Sporting Gijon, cui seguì la lunga esperienza in Italia, dove lavorò per Ascoli, Sampdoria, Roma, Napoli e Perugia, con un fugace intermezzo in Svizzera nel Servette Genève. Nel calcio italiano – dove fu anche docente alla scuola per tecnici e allenatori di Coverciano, sotto la direzione di Italo Allodi[7][10] – il suo nome è legato soprattutto allo scudetto conquistato dai blucerchiati nella stagione 1990-1991: in generale, il periodo di Boškov sotto la Lanterna, tra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni novanta, ha costituito uno storico ciclo di esperienze e vittorie per la squadra ligure.

Da allenatore riuscì a raggiungere due volte la finale di Coppa dei Campioni, con il Real Madrid (1981) e undici anni dopo con la Sampdoria (1992) venendo sconfitto in entrambe le occasioni per 1-0 (dal Liverpool e dal Barcellona).

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Silver medal.svg Argento olimpico: 1

Helsinki 1952

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

KNVB Beker.svg Coppa d'Olanda: 1

ADO Den Haag: 1974-1975

Liga trophy (adjusted).png Campionato spagnolo: 1

Real Madrid: 1979-1980

RFEF - Copa del Rey.svg Coppa di Spagna: 2

Real Madrid: 1979-1980, 1981-1982

Campionato italiano di Serie B: 1

Ascoli: 1985-1986

Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 2

Sampdoria: 1987-1988, 1988-1989

Scudetto.svg Campionato italiano: 1

Sampdoria: 1990-1991

Super coppa italiana.svg Supercoppa italiana: 1

Sampdoria: 1991
Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Coppacoppe.png Coppa delle Coppe: 1

Sampdoria: 1989-1990

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

Panchina d'argento: 1

1990-1991

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Vujadin Boskov, la vecchia intervista: "Il mio segreto? Spiare i giocatori di notte".
  2. ^ a b c Vujadin, il serbo orgoglioso che sapeva parlare anche di politica.
  3. ^ a b c d Yelena Boskov a Genova: «Con Vuja ho riso tanto e ora cerco di non piangere».
  4. ^ a b Boskov morto: vinse scudetto e Coppa delle Coppe con la Sampdoria. URL consultato il 27 aprile 2014.
  5. ^ È morto Vujadin Boskov.
  6. ^ Addio Vujadin Boskov, mitico «padre-allenatore» della Sampdoria.
  7. ^ a b c d e Morto Vujadin Boskov. Mannini "spiega" la sua tattica.
  8. ^ 4-2 a Eintracht, Sampdoria vince trofeo Boskov.
  9. ^ a b c El mítico Vujadin Boskov fallece a los 82 años.
  10. ^ Zio Vuja compie 80 anni.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]