Fabio Capello

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Fabio Capello
Russia-Aizer (4).jpg
Capello nel 2014
Nazionalità Italia Italia
Altezza 177[1] cm
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Ritirato 1980 - giocatore
9 aprile 2018 - allenatore[2]
Carriera
Giovanili
1962-1964SPAL
Squadre di club1
1964-1967SPAL49 (3)
1967-1970Roma62 (11)
1970-1976Juventus165 (27)
1976-1980Milan65 (4)
Nazionale
1969-?Italia Italia B[3]3 (0)
1972-1976Italia Italia32 (8)
Carriera da allenatore
1982-1986MilanPrimavera
1986-1987MilanVice
1987Milan
1991-1996Milan
1996-1997Real Madrid
1997-1998Milan
1999-2004Roma
2004-2006Juventus
2006-2007Real Madrid
2008-2012Inghilterra Inghilterra
2012-2015Russia Russia
2017-2018Jiangsu Suning
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 9 aprile 2018

Fabio Capello (Pieris, 18 giugno 1946) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

Cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della SPAL, con la quale ha esordito in massima serie nella stagione 1963-1964, ha speso la propria carriera agonistica tra Roma, Juventus e Milan, vincendo quattro campionati (tre con la Juventus e uno con il Milan) e due Coppe Italia (una con la Roma e una con il Milan). Dal 1972 al 1976 ha collezionato 32 presenze in nazionale maggiore realizzando 8 gol, compreso quello che ha permesso all'Italia di vincere per la prima volta in casa dell'Inghilterra a Wembley nel 1973.

Conclusa la carriera da calciatore, ha intrapreso una proficua carriera da allenatore, affermandosi come uno dei migliori tecnici della propria generazione.[4] Nel suo palmarès può vantare la vittoria di cinque campionati italiani (quattro con il Milan e uno con la Roma) e due spagnoli (entrambi con il Real Madrid), quattro Supercoppe italiane (tre con il Milan e una con la Roma) nonché una UEFA Champions League nella stagione 1993-1994 e la Supercoppa UEFA del 1994, entrambe con il Milan. Dal 2007 al 2012 è stato il commissario tecnico nell'Inghilterra, che ha guidato al campionato mondiale 2010, dove è stato eliminato dalla Germania agli ottavi di finale, e dal 2012 al 2015 è stato il selezionatore della Russia, che ha condotto durante il campionato mondiale 2014, non andando oltre il terzo posto nel girone eliminatorio. Ha chiuso la propria carriera di allenatore nel 2018, dopo aver guidato i cinesi dello Jiangsu Suning.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Pieris, frazione di San Canzian d'Isonzo, oggi in provincia di Gorizia ma all'epoca di Trieste, Capello è nipote di Mario Tortul,[5][6] calciatore professionista tra gli anni 1950 e 1960, fratello minore di sua madre Evelina.[7] Il padre Guerrino, maestro elementare, visse l'orrore dei campi di sterminio nazisti venendo deportato in sei lager.[8] Durante gli anni trascorsi a Ferrara, Capello conobbe Laura, che diventerà sua moglie nel 1969; dal matrimonio ebbero due figli.[8]

Grande intenditore di vini e amante del viaggio, della caccia e dell'arte astratta, Capello ha raccontato di non aver mai voluto mescolare la propria famiglia con il calcio, negando perciò a moglie e figli il permesso di conoscere la sua lettura delle partite; ha ammesso anche di aver sempre cercato di scegliersi gli amici più stretti tra le persone che non facevano parte del proprio ambito lavorativo.[8] Coniò il celebre termine «cassanata» per riferirsi ai fin troppo esuberanti comportamenti mostrati in diverse occasioni da Antonio Cassano, che Capello allenò nelle esperienze alla Roma e al Real Madrid.[8]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Capello (al centro) sigla, con un suo tipico tiro da fuori area, il gol del momentaneo 2-1 per la Juventus sul Leeds Utd nella finale di andata della Coppa delle Fiere 1970-1971 (2-2).

Regista dai piedi perfetti e freddo rigorista, Capello è stato il punto di riferimento a centrocampo per tutte le squadre in cui ha militato. Veniva ammirato per la semplicità del suo gioco, l'intelligenza tattica e la spiccata propensione al gol. Il forte carattere che sempre lo ha contraddistinto lo rendeva leader in campo, essendo sempre stato pronto a stimolare i propri compagni di squadra.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

«Quando si arrabbia sono pochi quelli che osano guardarlo negli occhi, e se ti offre una possibilità e tu non la sfrutti puoi anche andare a vendere salsicce fuori dallo stadio. Nessuno va da lui a parlargli dei suoi problemi. Capello non è tuo amico. Non chiacchiera con i giocatori, non a quel modo. Lui è il sergente di ferro, e quando ti chiama in genere non è un buon segno. D'altro canto non puoi mai sapere. Lui distrugge e costruisce.»

(Zlatan Ibrahimović[9])

La forte personalità di Fabio Capello lo rese un allenatore molto severo, tanto da ricevere il soprannome di "sergente di ferro": le sue gestioni furono caratterizzate da un rigido rispetto delle regole, soprattutto in ritiro, sostenendo che non osservarle comportasse un danno per lo spogliatoio.[10] Il punto di forza di Capello risiedeva nel riuscire ad adattarsi alle diverse squadre in cui lavorava, studiando i giocatori a disposizione e riconoscendone veri e falsi leader, ponendosi così un obiettivo da raggiungere.[10] Inoltre, considerava importante osservare e imparare dagli altri allenatori, di modo di riproporre ai propri giocatori, i quali a loro volta imparavano tra loro.[10] Il modulo più usato durante la sua carriera da allenatore è stato il 4-4-2, caratterizzato da una robustezza difensiva e da un gioco basato sulla velocità e sulle ripartenze.[11]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

SPAL[modifica | modifica wikitesto]
Capello alla SPAL nella stagione 1966-1967.

Capello iniziò a giocare a calcio nella squadra della sua località natale, il Pieris, dove aveva già militato il padre. Fu notato all'età di sedici anni da Paolo Mazza, il quale lo portò a Ferrara per due milioni di lire, anticipando Giuseppe Viani il quale voleva tesserarlo per il Milan; fu proprio il padre Guerrino a precludere un primo passaggio del figlio ai rossoneri, nonostante l'insistenza di Viani, affermando di voler mantenere la parola data al dirigente ferrarese.

Trascorse due anni nelle giovanili della SPAL,[5] il secondo dei quali nella primavera guidata da Giovan Battista Fabbri; l'esordio in prima squadra arrivò il 29 marzo 1964, a quasi diciotto anni, nella partita di Serie A persa per 3-1 in casa della Sampdoria.[5][12] Collezionò appena 4 presenze nella sua prima stagione in massima categoria, al termine della quale gli Estensi retrocedettero in Serie B.

La SPAL tornò però subito in massima serie, grazie anche alla mano di Mazza il quale fortificò la rosa, e il diciannovenne Capello divenne già il riferimento per il centrocampo oltreché il rigorista di una formazione che si riaffacciò sulle grandi ribalte del calcio italiano. La stagione 1966-67 fu amara per Capello, poiché un infortunio al ginocchio gli fece perdere metà campionato, al termine del quale concluse la sua esperienza in maglia biancazzurra.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1967 venne acquistato per 260 milioni di lire dalla Roma,[5] nel mezzo di un mercato estivo in cui la società giallorossa mise a segno diversi importanti colpi al fine di costruirsi un solido futuro, investendo su giocatori di esperienza come il brasiliano Jair, ma anche su giovani speranze come lo stesso regista friulano.

Capello (terzo in piedi da sinistra) alla Roma durante la stagione 1967-1968.

Ad accoglierlo fu il mister Oronzo Pugliese, il quale non poté però puntare molto su Capello durante la stagione: i problemi fisici già accusati a Ferrara continuarono infatti a farsi sentire. Fu così impiegato solamente in 11 partite di un deludente campionato giocato dalla formazione capitolina, che chiuse all'undicesimo posto. Segnò la sua prima rete in giallorosso contro la Juventus il 5 novembre 1967, decisiva per l'1-0 finale.

L'annata 1968-1969 fu tutta un'altra storia, grazie all'arrivo in giallorosso del Mago Helenio Herrera il quale fece di Capello il perno della squadra. Nonostante il non esaltante ottavo posto in Serie A, i giallorossi portarono a casa la Coppa Italia, primo trofeo conquistato dal giovane centrocampista, che segnò una doppietta nell'ultima giornata del girone finale contro il Foggia & Incedit.

L'ultima stagione di Capello in maglia giallorossa vide l'ennesimo deludente piazzamento in campionato, ancora undicesimo, contrastato da un avvincente percorso della squadra in Coppa delle Coppe terminato alle semifinali. Nell'estate del 1970 il nuovo presidente romanista Alvaro Marchini scatenò l'ira dei tifosi e di mister Herrera mettendo sul mercato i cosiddetti gioielli della quadra, Landini, Spinosi e lo stesso Capello, il quale lasciò così la Capitale dopo 84 presenze ufficiali e 18 reti messe complessivamente a segno.

Juventus[modifica | modifica wikitesto]
Capello (a sinistra) e il compagno di squadra Roberto Bettega alla Juventus nel 1972.

Nel 1970 si trasferì così, assieme agli altri due gioielli Landini e Spinosi, alla Juventus.[3] Come quando passò alla Roma, Capello si trovò in una società totalmente rivoluzionata da numerosi nuovi innesti e affidata a un nuovo allenatore, Armando Picchi. Come Herrera, anche Picchi lo mise al centro del gioco della squadra, ma appena pochi mesi dopo, durante la prima esperienza da allenatore di una grande squadra, al tecnico sopraggiunse la tragica morte.

Nel corso della stagione 1970-1971 l'eredità di Picchi venne affidata al tecnico delle giovanili bianconere, Čestmír Vycpálek, il quale trascinò la squadra alla finale di Coppa delle Fiere, dove Capello segnò una rete nel 2-2 dell'andata a Torino contro il Leeds Utd, ma che con l'1-1 del ritorno in Inghilterra, rese inutili le speranze per la Vecchia Signora di aggiudicarsi il trofeo per via della regola dei gol in trasferta. Durante la stagione 1971-1972, Capello mise a segno il suo record personale di marcatore in campionato (9), contribuendo alla vittoria del quattordicesimo scudetto del club torinese, nonché il suo primo in carriera.

Capello (in primo piano), inseguito da José Altafini, esulta dopo avere aperto le marcature in Juventus-Sampdoria (2-0) del 9 maggio 1976.

L'annata seguente, sempre con il cecoslovacco in panchina, subì la sconfitta ai tiri di rigore nella finale di Coppa Italia contro il Milan, ma più sofferente fu quella per 1-0 nella finale di Coppa dei Campioni contro l'Ajax di Johan Cruijff. La delusione per le due finali, perse entrambe da titolare e con la maglia numero dieci sulle spalle, fu mitigata dalla vittoria del campionato, che arrivò solamente all'ultima giornata, traendo vantaggio dall'inciampo del Milan nella "fatal Verona".

Dopo un'altra stagione agli ordini di Vycpálek, terminata con un secondo posto in campionato, Capello si confermò colonna portante della Juventus anche sotto la guida di Carlo Parola, conquistando il suo terzo scudetto nella stagione 1974-1975, e sfiorando il titolo l'edizione seguente, perdendo la corsa scudetto contro i concittadini e rivali del Torino.

Milan[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 fu oggetto di un clamoroso scambio con il capitano rossonero Romeo Benetti, il quale fu voluto in bianconero dal nuovo tecnico Giovanni Trapattoni, passato a giugno proprio dal Milan alla Juventus. Il Trap riteneva la Vecchia Signora avesse bisogno più di un centrocampista di nerbo, come il suo pupillo rossonero, che di uno di qualità come il numero dieci bianconero, perciò Benetti raggiunse il suo allenatore facendo ritorno a Torino dopo sette anni, mentre Capello si trasferì a Milano per quella che sarà l'ultima tappa della sua carriera da giocatore.

Alla prima stagione con la sua maglia rossonera, Capello venne subito impiegato come titolare da Giuseppe Marchioro prima e dal paròn Nereo Rocco poi, riuscendo subito a conquistare la Coppa Italia 1976-1977, la sua seconda in carriera dopo quella vinta otto anni prima a Roma. Anche con il ritorno di Nils Liedholm in panchina nella stagione 1977-1978, Capello continuò a giocare con continuità nel Milan, con il quale raggiunse il quarto posto in campionato assicurandosi la qualificazione in Coppa UEFA.

Capello con la maglia del Milan nel 1976

Tutto cambiò l'annata dopo, quando gravi problemi fisici gli tolsero la maglia da titolare, e riuscì a scendere in campo in campionato solamente per 8 volte; ciò gli bastò però per conquistare lo scudetto della stella, il suo quarto in carriera.[3]

Nella stagione seguente, la sua ultima da giocatore, Capello totalizzò appena tre presenze in campionato e 1 presenza, con 1 gol, in Coppa Italia. Rendendosi conto di essere arrivato al capolinea, lasciò il calcio giocato nel 1980; i suoi compagni, dopo essere stati declassati dal terzo posto conquistato in campionato per via delle sentenze sul calcioscommesse, retrocedettero per la prima volta in Serie B.[13]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 maggio 1972, durante gli anni di militanza nella Juventus, esordì nella nazionale maggiore italiana, contro il Belgio.[3] Ne divenne una presenza fissa nella prima metà degli anni 1970, totalizzando 32 presenze e 8 reti,[3] tra le quali spiccò negli annali il gol segnato il 14 novembre 1973 a Wembley, grazie al quale l'Italia vinse per la prima volta nella sua storia in casa dell'Inghilterra, e garantendosi la partecipazione al campionato del mondo 1974 in Germania Ovest, dove l'Italia uscì al primo turno. In quel torneo realizzò il gol del definitivo 2-1 nella partita persa contro la Polonia,[12] ma l'eliminazione dal torneo fu, secondo lo stesso Capello, uno dei ricordi più amari della sua carriera.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Prima di conseguire la qualifica da allenatore, frequentò le scuole manageriali della Fininvest.[14] Già plurivittorioso sul campo, condusse varie formazioni al successo dalla panchina, tanto da ricevere il soprannome di "Don Fabio" ai tempi dell'esperienza in Spagna.[15]

Milan[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi, la carriera dirigenziale[modifica | modifica wikitesto]
Capello alla sua prima esperienza sulla panchina del Milan, mentre posa con il trofeo della Coppa Super Clubs 1987.

Dopo una parentesi nella formazione giovanile del Milan, con cui vinse la Coppa Italia Primavera 1984-1985, fu promosso vice della prima squadra, agli ordini del suo ex tecnico Nils Liedholm, per la stagione 1986-1987;[16] sul finire della stessa debuttò come allenatore in Serie A, subentrando allo svedese nel frattempo esonerato:[17] guidò così la squadra durante le ultime sei giornate di campionato,[18] garantendo la qualificazione in Coppa UEFA grazie alla vittoria nello spareggio contro la Sampdoria.[19]

Seguì un periodo da dirigente della Polisportiva Mediolanum in varie discipline, tra cui hockey su ghiaccio, baseball, pallavolo e rugby.[20][21]

Il ritorno in panchina e il ciclo di successi[modifica | modifica wikitesto]

Capello abbandonò nuovamente la scrivania in favore del campo quando il Milan, nel giugno del 1991, ebbe necessità di sostituire Arrigo Sacchi, chiamato a dirigere la nazionale italiana.[22] Accolto da un'iniziale perplessità per la sua scarsa esperienza in panchina ed etichettato frettolosamente come uno yes man dei vertici societari, Capello raccolse la difficile eredità del tecnico romagnolo, capace a posteriori di segnare la storia del calcio, e inaugurò uno dei più prolifici cicli di vittorie della sponda rossonera di Milano. Fra il 1991 e il 1996, infatti, la squadra allenata dal bisiaco si aggiudicò quattro scudetti,[23] di cui tre consecutivi (1991-1992, 1992-1993, 1993-1994, 1995-1996), e una Champions League (1993-1994),[24] e disputò altre due finali della massima competizione continentale per club nel 1993 e nel 1995; stabilì inoltre numerosi primati, tra cui il maggior numero di risultati utili consecutivi in Serie A (58).[17][25]

Capello viene portato in trionfo dai giocatori del Milan dopo la vittoria del quattordicesimo scudetto rossonero, nella stagione 1993-1994.

Capello ereditò in larga parte giocatori e schemi tattici del predecessore Sacchi, rimpiazzando il centrocampista Carlo Ancelotti con il giovane Demetrio Albertini e inserendo il portiere titolare Sebastiano Rossi.[26] La prima stagione alla guida del Milan si concluse in modo trionfale, con la vittoria dello scudetto da imbattuti, fatto senza precedenti nella storia del calcio italiano.[26] Nell'estate del 1992 il Milan, sborsando 15 miliardi di lire per assicurarsi la promettente ala del Torino Gianluigi Lentini, concluse la più costosa operazione di calciomercato della storia fino a quel momento;[26] in rossonero arrivarono poi anche Fernando De Napoli, Stefano Eranio, Jean-Pierre Papin, Dejan Savićević e Zvonimir Boban.[26] Il forte organico, che poteva già contare su nomi del calibro di Marco van Basten, Ruud Gullit, Paolo Maldini e Frank Rijkaard, fu gestito dall'allenatore friulano con un impiego frequente del turnover, di cui Capello è stato tra i precursori in ambito calcistico.[26] Lo schema tattico prevedeva l'adozione di Rijkaard e Albertini quali centrocampisti difensivi che consentivano alle ali maggiore libertà di attacco.[26] La squadra dominò il campionato di Serie A 1992-1993, confermandosi campione,[27] e raggiunse da imbattuta la finale di Champions League, dove venne sconfitta per 1-0 dall'Olympique Marsiglia.[28] Nel corso della stagione il club rossonero stabilì una striscia di imbattibilità di 58 partite di Serie A, dal 26 maggio 1991 al 21 marzo 1993, record per il calcio italiano.[26][29]

Nel costruire la squadra per la stagione 1993-1994, Capello fece acquistare, tra gli altri, Christian Panucci e Marcel Desailly.[26] Impiegando quest'ultimo davanti alla difesa, il tecnico consentì al resto del centrocampo di proporsi con maggiore copertura ed efficacia in avanti.[26] Pur sconfitto nella Coppa Intercontinentale contro il San Paolo, cui partecipò in luogo dello squalificato Marsiglia, in ambito nazionale il Milan riuscì ad aggiudicarsi lo scudetto per la terza volta di fila[26] e contestualmente si aggiudicò la Champions League battendo per 4-0 in finale il Barcellona allenato da Johan Cruyff.[26][30] A causa degli infortuni patiti da numerosi elementi dell'attacco rossonero, van Basten in primis, il Milan realizzò appena 36 gol in 34 partite di campionato, ma confermò la solidità del reparto arretrato, con soli 15 gol subiti (miglior difesa della Serie A).[31] La linea difensiva milanista dell'epoca, composta dai quattro italiani Mauro Tassotti, Franco Baresi, Alessandro Costacurta e Maldini, è ancora considerata una delle più valide di tutte le epoche.[32][33][34][35][36][37][38] Della compattezza difensiva dell'undici di Capello beneficiò il portiere Rossi, la cui porta, nel campionato di Serie A 1993-1994, rimase inviolata per 929 minuti di gioco consecutivi, dal 12 dicembre 1993 al 27 febbraio 1994, stabilendo un record[39] che sarà battuto dallo juventino Gianluigi Buffon solo nel campionato di Serie A 2015-2016.[40]

Capello (a destra) al ritorno in Italia con il trofeo della Champions League, dopo la vittoriosa finale del 1994 ad Atene contro il Barcellona.

Con le partenze di van Basten e Papin, Capello richiamò al Milan l'olandese Gullit, ceduto appena un anno prima alla Sampdoria, e ingaggiò l'attaccante Paolo Di Canio. L'inizio della stagione 1994-1995 vide i rossoneri stentare in campionato e uscire sconfitti dalla Coppa Intercontinentale contro il Vélez Sarsfield,[26] ma la squadra si aggiudicò a marzo la Supercoppa UEFA battendo l'Arsenal[41] e raggiunse per la terza volta di fila la finale di Champions League, dove venne sconfitta di misura dall'Ajax.[26] Il campionato si chiuse con un deludente quarto posto, che negò ai rossoneri la qualificazione alla successiva edizione della Champions League.

La campagna acquisti per la stagione 1995-1996 fu faraonica: Berlusconi consegnò all'allenatore bisiaco le stelle George Weah e Roberto Baggio, oltre all'ala Paulo Futre. Capello, che già disponeva di Di Canio, Lentini, Savićević, Eranio, Roberto Donadoni e Marco Simone, dovette gestire una notevole abbondanza di opzioni nel ruolo di ala[26] e lo fece con un uso sapiente del turnover, modificando occasionalmente il modulo 4-4-2 in un 4-3-3 in cui la punta centrale Weah, nel frattempo insignita del Pallone d'oro 1995, era supportata da Baggio e Savićević, consentendo così ai due playmaker di giocare vicini a centrocampo.[26] Il Milan chiuse la stagione aggiudicandosi lo scudetto, il quarto in cinque anni, con un margine di otto punti sulla Juventus seconda classificata.[42]

Real Madrid[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 1996 venne ingaggiato dal Real Madrid del presidente Lorenzo Sanz, concretizzando voci già diffusesi nei mesi precedenti.[43] Chiamato a risollevare le sorti di una squadra che si era piazzata quinta nella stagione precedente (peggior piazzamento dal 1977), non guadagnando la qualificazione alle competizioni europee, il tecnico chiamò in squadra Clarence Seedorf, prelevato dalla Sampdoria,[44][45] e spinse subito per l'acquisto di Roberto Carlos: venuto a sapere della messa sul mercato del terzino brasiliano, il tecnico contattò immediatamente Sanz e fece chiudere la trattativa con l'Inter nel giro di poche ore.[46] Capello riuscì a realizzare un efficace equilibrio tattico: le incursioni di Roberto Carlos in avanti e i lanci di Fernando Hierro conferirono sostanza alla manovra offensiva,[47] ispirata da Raul e Predrag Mijatović.[48]

Entrato in conflitto con Sanz,[49] l'allenatore preannunciò la propria partenza già in primavera;[50] l'esperienza iberica si concluse tuttavia in modo trionfale, con la conquista del titolo grazie al margine di due punti sul Barcellona.[51]

Ritorno al Milan[modifica | modifica wikitesto]

«La mia avventura al Real Madrid finì con una telefonata di Berlusconi che mi chiese di tornare ad allenare il Milan. A lui dovevo tutto e non potevo dirgli di no.[46]»

Dopo il suo addio dal Real Madrid, Capello fece ritorno al Milan, anche per riconoscenza nei confronti di Berlusconi.[51] Reduce da una stagione fallimentare, la compagine meneghina non migliorò, tuttavia, i propri risultati classificandosi decima nel campionato di Serie A 1997-1998 e mancando la qualificazione alle coppe europee per il secondo anno consecutivo.[52] Di maggiore caratura risultarono le prestazioni offerte in Coppa Italia, dove la squadra, dopo un cammino caratterizzato dalla storica vittoria sull'Inter per 5-0 nell'andata dei quarti di finale,[53] capitolò in finale contro la Lazio, in maniera rocambolesca: dopo avere vinto per 1-0 l'andata a San Siro, venne sconfitta per 1-3 al ritorno all'Olimpico, peraltro dopo l'iniziale vantaggio siglato all'inizio della ripresa, subendo tre gol in appena dieci minuti.[17] A causa dei deludenti risultati, Capello venne esonerato al termine della stagione.[17][54]

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Trascorsa la stagione 1998-1999 nel ruolo di commentatore per la Rai,[55] nel giugno 1999 Capello fu ingaggiato dalla Roma.[56][57]

Dopo l'incolore sesto posto del campionato 1999-2000, nel 2000-2001 condusse i giallorossi, nel frattempo rinforzati con l'arrivo di Gabriel Batistuta,[58] a vincere il campionato: in testa per gran parte della stagione,[59] la squadra capitolina resistette all'assalto della Juventus e si laureò campione d'Italia, per la terza volta nella sua storia, il 17 giugno 2001.[60] Due mesi più tardi, il 19 agosto, i giallorossi trionfarono per la prima volta anche in Supercoppa italiana, superando la Fiorentina.[61] Il campionato 2001-2002 registrò un'altra buona prestazione della Roma, capace di incamerare il titolo d'inverno;[62] nel girone di ritorno i capitolini cedettero tuttavia il passo a Inter e Juventus, terminando poi in seconda posizione dietro questi ultimi, con sorpasso all'ultima giornata ai danni dei nerazzurri.[63]

Nella stagione seguente la Roma raggiunse la finale di Coppa Italia, persa contro il Milan.[64] Gli stessi rossoneri si imposero nel campionato 2003-2004, sconfiggendo la formazione di Capello sia nel confronto diretto di gennaio sia a maggio, a due giornate dalla fine, e staccandola alla fine di 11 punti in classifica.[65]

Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Capello, tecnico della Juventus, firma un autografo a metà degli anni duemila.

Nel maggio 2004 divenne l'allenatore della Juventus,[66] fatto vissuto come un «tradimento» dai tifosi romanisti:[67] lo stesso tecnico, appena pochi mesi addietro,[68] aveva infatti dichiarato di non nutrire interesse per la panchina bianconera.[69]

Al termine di un testa a testa protrattosi per tutta la stagione, fu lo scontro diretto dell'8 maggio 2005 a San Siro, terminato 0-1 per la Juventus contro il Milan di Carlo Ancelotti, a decidere il campionato.[70] Anche la stagione successiva, seppure iniziata malamente con la sconfitta 0-1 in Supercoppa italiana contro l'Inter ai tempi supplementari, si concluse con la vittoria dello scudetto, il ventinovesimo della storia bianconera e l'ottavo in carriera per Capello, dopo la vittoria per 2-0 contro la Reggina sul campo neutro del San Nicola di Bari.[71] I due titoli vennero tuttavia revocati a seguito dello scandalo di Calciopoli, scoppiato a maggio del 2006. Durante l'intero biennio con Capello la squadra torinese stabilì un primato, rimanendo in testa alla classifica per 76 giornate di Serie A (dal 12 settembre 2004 al 14 maggio 2006),[72] mentre in ambito europeo furono due formazioni inglesi, il Liverpool poi laureatosi campione d'Europa nel 2004-2005, e l'Arsenal poi finalista nel 2005-2006, a spegnere i sogni di gloria dei bianconeri in UEFA Champions League, sempre ai quarti di finale.

Alla Juventus Capello rinsaldò i legami tra l'ambiente e David Trezeguet,[73] e valorizzò il promettente svedese Zlatan Ibrahimović,[74] mentre visse un rapporto conflittuale con il capitano della squadra, Alessandro Del Piero, il quale in tale biennio fu impiegato con minore frequenza rispetto al passato.[75][76]

Ritorno al Real Madrid[modifica | modifica wikitesto]

Capello nel 2007, alla sua seconda esperienza alla guida del Real Madrid.

Nell'estate 2006, dopo lo scandalo che declassò la Juventus in Serie B, Capello fece ritorno al Real Madrid.[77][78][79] Dopo un inizio di stagione difficoltoso, che vide tra l'altro l'esclusione di Antonio Cassano dalla rosa,[80][81] i madrileni riuscirono a migliorare i propri risultati: pur eliminati dal Bayern Monaco negli ottavi di Champions League,[82] si imposero sul fronte nazionale sopravanzando il Barcellona per l'esito favorevole degli scontri diretti.[83]

Malgrado il successo, Capello venne esonerato dal presidente Ramón Calderón pochi giorni dopo.[84]

Nazionale inglese[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2007 venne chiamato alla guida della nazionale inglese, reduce dalla mancata qualificazione per l'Europeo.[85] Ad accompagnarlo era uno staff interamente italiano, con Italo Galbiati allenatore in seconda.[86] Dopo una serie di amichevoli,[87][88][89] affrontò il primo banco di prova con le eliminatorie dei Mondiali 2010:[90][91] una striscia di 8 vittorie consecutive assicurò ai britannici la qualificazione per il torneo.[92][93][94][95][96] Grazie ai risultati ottenuti Capello fu nominato — dopo Vicente del Bosque — il secondo miglior commissario tecnico del 2009, in base alla classifica stilata dall'IFFHS.[97] La rassegna iridata si concluse per i Leoni negli ottavi di finale, contro la Germania.[98]

Confermato in panchina,[99] il tecnico friulano condusse gli inglesi a qualificarsi senza sconfitte per l'Europeo 2012.[100][101][102] Nel febbraio precedente il torneo rassegnò tuttavia le proprie dimissioni,[103] in seguito alla scelta della FA di destituire John Terry dei gradi di capitano per il comportamento razzista di quest'ultimo verso Anton Ferdinand.[104]

Nazionale russa[modifica | modifica wikitesto]

Capello sulla panchina russa nel 2014

Nell'estate 2012 divenne il commissario tecnico della nazionale russa.[105][106] L'esordio avvenne il 15 agosto, con un pareggio nell'amichevole contro l'Uruguay.[107] Nell'autunno 2013 la selezione russa conquistò l'accesso diretto al Mondiale, costringendo il Portogallo agli spareggi.[108]

Il torneo si concluse però in breve tempo per la squadra, con l'immediata eliminazione nella fase a gruppi: la sconfitta col Belgio condannò i russi al terzo posto, con due punti in classifica (per via dei pareggi con Corea del Sud e Algeria).[109] Nonostante l'iniziale conferma giunta dalla Federazione locale,[110] nell'estate 2015 il contratto venne rescisso.[111]

Jiangsu Suning[modifica | modifica wikitesto]

L'11 giugno 2017 venne annunciato ufficialmente come nuovo tecnico dello Jiangsu Suning, squadra di proprietà del gruppo Suning; lo staff tecnico era completato da Gianluca Zambrotta e Cristian Brocchi come assistenti, Franco Tancredi come preparatore dei portieri e Giampiero Ventrone come preparatore atletico.[112] Esordì nella sconfitta interna per 1-0 contro il Changchun Yatai.[113] Dopo appena un mese alla guida del club cinese venne eliminato al quinto turno della Coppa della Cina dal Shanghai Shenxin. In campionato condusse la squadra al dodicesimo posto e centrò una sofferta salvezza. Il 28 marzo 2018, dopo appena 3 partite di campionato (in cui aveva totalizzato una vittoria e 2 sconfitte), rescisse consensualmente il contratto.[114]

Dopo la risoluzione del contratto con lo Jiangsu Suning, il 9 aprile 2018 annunciò il proprio ritiro da allenatore dopo 37 anni di carriera.[2]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

In parallelo alla carriera in panchina, Capello ha intrapreso anche l'attività di commentatore televisivo: l'esordio fu nel 1983 a Telemontecarlo dove, alternandosi con Altafini e Bulgarelli, affiancava Luigi Colombo.[115] Ha poi svolto tale incarico anche per Fininvest e Tele Capodistria.[14][116] Durante la stagione 1998-99 collaborò con Bruno Pizzul per le gare della nazionale italiana,[55] ruolo svolto anche nel periodo precedente l'esperienza inglese.[117]

Dal 2013 al 2018 è stato opinionista per Fox Sports, passando poi a Sky Sport.[118]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

  • Nell'estate 1994 fu interrogato per il presunto coinvolgimento in una combine, dopo che la sconfitta casalinga del Milan contro la Reggiana (all'ultimo turno di campionato) aveva consentito ai reggiani di salvarsi, causando contestualmente la retrocessione del Piacenza.[119] Nei mesi successivi, dopo un'altra gara con i reggiani, fu squalificato per accuse di parzialità rivolte all'arbitro Loris Stafoggia.[120]
  • Durante il periodo alla Juventus — di comune accordo con la società — vietò ai propri calciatori di interrompere il gioco per consentire le cure di avversari infortunati,[121] ritenendo che questi potessero trarne un vantaggio illecito.[122]
  • Nel gennaio 2007 mostrò il dito medio ai tifosi del Real Madrid, la cui dirigenza non accettò le scuse,[123] multando l'allenatore.[124] Poche settimane dopo ringraziò le frange più estreme del tifo madrileno per non averlo contestato, subendo un richiamo dalla Federazione.[125]
  • Indagato per evasione fiscale nel gennaio 2008,[126] nella primavera seguente venne accusato di falsa testimonianza circa il processo di Calciopoli.[127]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1963-1964 Italia SPAL A 4 0 CI 0 0 - - - - - - 4+ 0+
1964-1965 B 9 0 CI 1 0 - - - - - - 9+ 0+
1965-1966 A 20 1 CI 3 0 - - - - - - 20+ 1+
1966-1967 A 16 2 CI 1 1 - - - - - - 17 3
Totale SPAL 49 3 5 1 - - - - 50+ 4+
1967-1968 Italia Roma A 11 1 CI 1 0 - - - - - - 12 1
1968-1969 A 25 6 CI 8 4 - - - - - - 33 10
1969-1970 A 26 4 CI 5 0 CdC 8 3 - - - 39 7
Totale Roma 62 11 14 4 8 3 - - 84 18
1970-1971 Italia Juventus A 27 5 CI 2 0 CdF 11 3 TP 1 0 41 8
1971-1972 A 29 9 CI 9 3 CU 7 1 - - - 45 13
1972-1973 A 27 3 CI 9 2 CC 9 0 - - - 45 5
1973-1974 A 27 4 CI 8 0 CC 2 0 - - - 37 4
1974-1975 A 28 3 CI 6 1 CU 9 2 - - - 43 6
1975-1976 A 27 3 CI 1 2 CC 1 0 - - - 29 5
Totale Juventus 165 27 35 8 39 6 1 0 240 41
1976-1977 Italia Milan A 26 1 CI 6 0 CU 5 3 - - - 37 4
1977-1978 A 28 3 CI 5 0 CdC 2 1 - - - 35 4
1978-1979 A 8 0 CI 0 0 CU 3 0 - - - 11 0
1979-1980 A 3 0 CI 1 1 CdC 0 0 - - - 4 1
Totale Milan 65 4 12 1 10 4 - - 87 9
Totale carriera 341 45 66 14 57 13 1 0 461+ 72+

Cronologia presenze e reti in nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
13-5-1972 Bruxelles Belgio Belgio 2 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1972 - Ingresso al 46’ 46’
17-6-1972 Bucarest Romania Romania 3 – 3 Italia Italia Amichevole -
21-6-1972 Sofia Bulgaria Bulgaria 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
20-9-1972 Torino Italia Italia 3 – 1 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole - Uscita al 72’ 72’
7-10-1972 Lussemburgo Lussemburgo Lussemburgo 0 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1974 1
21-10-1972 Berna Svizzera Svizzera 0 – 0 Italia Italia Qual. Mondiali 1974 -
13-1-1973 Napoli Italia Italia 0 – 0 Turchia Turchia Qual. Mondiali 1974 -
25-2-1973 Istanbul Turchia Turchia 0 – 1 Italia Italia Qual. Mondiali 1974 -
31-3-1973 Genova Italia Italia 5 – 0 Lussemburgo Lussemburgo Qual. Mondiali 1974 -
9-6-1973 Roma Italia Italia 2 – 0 Brasile Brasile Amichevole 1
14-6-1973 Torino Italia Italia 2 – 0 Inghilterra Inghilterra Amichevole 1
29-9-1973 Milano Italia Italia 2 – 0 Svezia Svezia Amichevole -
20-10-1973 Roma Italia Italia 2 – 0 Svizzera Svizzera Qual. Mondiali 1974 -
14-11-1973 Londra Inghilterra Inghilterra 0 – 1 Italia Italia Amichevole 1
26-2-1974 Roma Italia Italia 0 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Amichevole - Uscita al 87’ 87’
8-6-1974 Vienna Austria Austria 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
15-6-1974 Monaco Italia Italia 3 – 1 Haiti Haiti Mondiali 1974 - 1º turno -
19-6-1974 Stoccarda Italia Italia 1 – 1 Argentina Argentina Mondiali 1974 - 1º turno -
23-6-1974 Stoccarda Polonia Polonia 2 – 1 Italia Italia Mondiali 1974 - 1º turno 1
28-9-1974 Zagabria Jugoslavia Jugoslavia 1 – 0 Italia Italia Amichevole -
5-6-1975 Helsinki Finlandia Finlandia 0 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1976 -
8-6-1975 Mosca Unione Sovietica Unione Sovietica 1 – 0 Italia Italia Amichevole - Uscita al 36’ 36’
22-11-1975 Roma Italia Italia 1 – 0 Paesi Bassi Paesi Bassi Qual. Euro 1976 1
30-12-1975 Firenze Italia Italia 3 – 2 Grecia Grecia Amichevole -
23-5-1976 Washington Stati Uniti Stati Uniti 0 – 4 Italia Italia Torneo del Bicentenario 1
28-5-1976 New York Inghilterra Inghilterra 3 – 2 Italia Italia Torneo del Bicentenario -
31-5-1976 New Haven Brasile Brasile 4 – 1 Italia Italia Torneo del Bicentenario 1 Uscita al 41’ 41’
22-9-1976 Copenaghen Danimarca Danimarca 0 – 1 Italia Italia Amichevole -
25-9-1976 Roma Italia Italia 3 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole -
16-10-1976 Lussemburgo Lussemburgo Lussemburgo 1 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1978 -
17-11-1976 Roma Italia Italia 2 – 0 Inghilterra Inghilterra Qual. Mondiali 1978 -
22-12-1976 Lisbona Portogallo Portogallo 2 – 1 Italia Italia Amichevole - Uscita al 59’ 59’
Totale Presenze (76º posto) 32 Reti (39º posto) 8

Statistiche da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche aggiornate al 31 marzo 2018. In grassetto le competizioni vinte.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazzamento
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
apr.-giu. 1987 Italia Milan A 5+1[128] 2+1 2+0 1+0 CI 1 0 1 0 - - - - - - - - - - 7 3 3 1 42,86 Sub., 5º
1991-1992 A 34 22 12 0 CI 8 3 4 1 - - - - - - - - - - 42 25 16 1 59,52
1992-1993 A 34 18 14 2 CI 8 5 2 1 UCL 11 10 0 1 SI 1 1 0 0 54 34 16 4 62,96
1993-1994 A 34 19 12 3 CI 4 1 2 1 UCL 12 7 5 0 SI+SU+CInt 1+2+1 1+1+0 0+0+0 0+1+1 54 29 19 6 53,70
1994-1995 A 34 17 9 8 CI 4 1 0 3 UCL 11 6 2 3 SI+SU+CInt 1+2+1 0+1+0 1+1+0 0+0+1 53 25 13 15 47,17
1995-1996 A 34 21 10 3 CI 4 2 2 0 CU 8 6 1 1 - - - - - 46 29 13 4 63,04
1996-1997 Spagna Real Madrid PD 42 27 11 4 CR 6 4 1 1 - - - - - - - - - - 48 31 12 5 64,58
1997-1998 Italia Milan A 34 11 11 12 CI 10 5 3 2 - - - - - - - - - - 44 16 14 14 36,36 10º
Totale Milan[129] 209+1 110+1 70+0 29+0 39 17 14 8 42 29 8 5 9 4 2 3 300 161 94 45 53,67
1999-2000 Italia Roma A 34 14 12 8 CI 4 1 0 3 CU 8 4 2 2 - - - - - 46 19 14 13 41,30
2000-2001 A 34 22 9 3 CI 2 0 1 1 CU 8 6 1 1 - - - - - 44 28 11 5 63,64
2001-2002 A 34 19 13 2 CI 4 1 0 3 UCL 12 3 7 2 SI 1 1 0 0 51 24 20 7 47,06
2002-2003 A 34 13 10 11 CI 8 4 3 1 UCL 12 3 5 4 - - - - - 54 20 18 16 37,04
2003-2004 A 34 21 8 5 CI 4 2 0 2 CU 8 4 2 2 - - - - - 46 27 10 9 58,70
Totale Roma 170 89 52 29 22 8 4 10 48 20 17 11 1 1 0 0 241 118 73 50 48,96
2004-2005 Italia Juventus A[130] 38 26 8 4 CI 2 0 1 1 UCL 12 7 3 2 - - - - - 52 33 12 7 63,46 (titolo rev.)
2005-2006 A[131] 38 27 10 1 CI 4 2 1 1 UCL 10 6 1 3 SI 1 0 0 1 53 35 12 6 66,04 (piazz. annullato)
Declassato 20º (retr.)
Totale Juventus[132] 76 53 18 5 6 2 2 2 22 13 4 5 1 0 0 1 105 68 24 13 64,76
2006-2007 Spagna Real Madrid PD 38 23 7 8 CR 4 1 3 0 UCL 8 4 2 2 - - - - - 50 28 12 10 56,00
Totale Real Madrid 80 50 18 12 10 5 4 1 8 4 2 2 - - - - 98 59 24 15 60,20
giu.-nov. 2017 Cina Jiangsu Suning CSL 18 6 6 6 CdC 3 1 1 1 ACL - - - - SC - - - - 21 7 7 7 33,33 Sub., 12º
2018 CSL 3 1 0 2 CdC 0 0 0 0 - - - - - - - - - - 3 1 0 2 33,33 Resc. cons.
Totale Jiangsu Suning 21 7 6 8 3 1 1 1 - - - - - - - - 24 8 7 9 33,33
Totale carriera 557 310 164 83 80 33 25 22 120 66 31 23 11 5 2 4 768 414 222 132 53,91

Nazionale nel dettaglio[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Competizione Piazzamento Andamento
Giocate Vittorie Pareggi Sconfitte % Vittorie
2008 Inghilterra Inghilterra Qual. Mondiale 1º nel Gruppo 6, qualificato 4 4 0 0 100,00&
2009 6 5 0 1 83,33
2010 Mondiale Ottavi di finale 4 1 2 1 25,00
2011 Qual. Europeo 1º nel Gruppo G, qualificato 8 5 3 0 62,50
Dal 2008 al 2011 Amichevoli 20 13 3 4 65,00
Totale Inghilterra[133][134] 42 28 8 6 66,67
2012 Russia Russia Qual. Mondiale 1º nel Gruppo F, qualificato 4 4 0 0 100,00&
2013 6 3 1 2 50,00
2014 Mondiale 3º nel Gruppo H 3 0 2 1 &&0,00
Dal 2012 al 2014 Amichevoli 12 7 5 0 58,33
Totale Russia 25 14 8 3 56,00

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1991-1992, 1993-1994, 2000-2001
1997
2000
2005
Miglior allenatore: 2005
Premio della critica: 2011
Premio alla carriera per allenatori: 2018

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Caminiti, p. 70.
  2. ^ a b Capello annuncia il ritiro: "Basta allenare, smetto: più comoda la tv", su gazzetta.it, 9 aprile 2018.
  3. ^ a b c d e Sappino, p. 125.
  4. ^ (EN) Gabriele Marcotti, Greatest Managers, No. 20: Capello, su espn.com, 6 agosto 2013.
  5. ^ a b c d Enzo Torotora, Linea diretta - Fabio Capello, in Intrepido, 1973, pp. 121-123.
  6. ^ Morto Tortul, ex Samp, in La Gazzetta dello Sport, 26 agosto 2008.
  7. ^ Calcio, mamma Capello: Fabio è tenero come una mimosa, su sport.repubblica.it, 8 aprile 2008.
  8. ^ a b c d Giovanna Tedde, Fabio Capello, scopri tutto sull'allenatore: moglie, figli e curiosità, su donnaglamour.it, 2 luglio 2018.
  9. ^ Massimiliano Valle, FABIO CAPELLO, il duro della panchina. Biografia e aneddoti, su pianetamilan.it.
  10. ^ a b c Le caratteristiche del sergente di ferro, su performancestrategies.it, 12 luglio 2019.
  11. ^ Il modulo 4-4-2, su fmita.it, 23 gennaio 2015.
  12. ^ a b Sappino, p. 124.
  13. ^ Il calcioscommesse degli anni Ottanta, su ilpost.it, 4 giugno 2012.
  14. ^ a b Corrado Sannucci, Signor Capello, l'avevamo tanto offeso..., in la Repubblica, 7 febbraio 1992, p. 27.
  15. ^ Adriano Seu, La tormentata parabola di Don Fabio da Madrid a Nanchino. Tra flop e ponti d'oro, su gazzetta.it, 27 marzo 2018.
  16. ^ Licia Granello, Liedholm, fatti più in là, in la Repubblica, 8 aprile 1987, p. 23.
  17. ^ a b c d Sappino, p. 593.
  18. ^ Gianni Brera, Non è vero ma ci crede, in la Repubblica, 12 aprile 1987, p. 23.
  19. ^ Panini, p. 470.
  20. ^ Licia Granello, Capello, il tecnico più depresso d'Italia, in la Repubblica, 4 maggio 1991, p. 42.
  21. ^ Marco Pasotto, Prima è stato inventato manager dal Cavaliere, in La Gazzetta dello Sport, 24 aprile 2012.
  22. ^ Licia Granello, Nasce il Milan dell'austerità, in la Repubblica, 20 giugno 1991, p. 35.
  23. ^ Licia Granello, Lo scudetto senza Sacchi, in la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 31.
  24. ^ Capèllo, Fabio, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  25. ^ Stop alla serie di 33 gare utili, in La Gazzetta dello Sport, 19 aprile 2007.
  26. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Marcotti.
  27. ^ (EN) Paolo Bandini e Sid Lowe, How Capello won his nine league titles, su theguardian.com, 14 dicembre 2007. URL consultato il 18 marzo 2016.
  28. ^ 1992/93: French first for Marseille, su uefa.com, 26 maggio 1993 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2016).
  29. ^ (EN) The longest unbeaten runs in European football, su uefa.com, 4 febbraio 2016. URL consultato il 18 marzo 2016.
  30. ^ Sid Lowe, Barcelona v Milan revisited: The night in 1994 the Dream died, su theguardian.com, 28 marzo 2012. URL consultato il 10 aprile 2015.
  31. ^ Rob Bagchi, Cornered Fabio Capello knows precisely how to square the circle, su theguardian.com, 11 agosto 2010. URL consultato il 18 marzo 2016.
  32. ^ James Horncastle, Gianluigi Buffon record cements his legacy as greatest keeper of all-time, su espnfc.com, 21 marzo 2016. URL consultato il 21 marzo 2016.
  33. ^ Paolo Bandini, Gianluigi Buffon humble as clean sheet record tumbles, but delight not universal, su theguardian.com, 21 marzo 2016. URL consultato il 21 marzo 2016.
  34. ^ Rob Smyth, The Joy of Six: Great defences, su theguardian.com, 8 maggio 2009. URL consultato il 9 marzo 2016.
  35. ^ Enrico Currò, Nazionale: 2013, addio al catenaccio, su repubblica.it, 19 novembre 2013.
  36. ^ Foot, p. 228.
  37. ^ Mattia Fontana, La storia della tattica: da Sacchi a Guardiola, su it.eurosport.com, 19 agosto 2014. URL consultato il 10 marzo 2016.
  38. ^ Jonathan Terreni, Speciale squadre nella leggenda, Milan '93-'94 vs Inter '09-'10, su calciomercato.it, 19 giugno 2012. URL consultato il 10 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  39. ^ Sebastiano Rossi, imbattibile testa calda, su calcioromantico.com, 17 febbraio 2014. URL consultato il 7 ottobre 2015.
  40. ^ Buffon sets new Serie A record, su football-italia.net, 20 marzo 2016. URL consultato il 20 marzo 2016.
  41. ^ 1994: Masterful Milan march on, su uefa.com. URL consultato il 18 marzo 2016.
  42. ^ MILAN-JUVE HISTORY, su acmilan.com, 19 settembre 2014. URL consultato il 18 marzo 2016.
  43. ^ Enrico Currò, Capello, un saluto e tante lacrime, in la Repubblica, 29 aprile 1996, p. 34.
  44. ^ Seedorf: 'La Sampdoria, Capello e un garage. Ecco come sono andato al Real Madrid', su calciomercato.com, 16 ottobre 2017.
  45. ^ Capello, odio-amore con Madrid, su repubblica.it, 28 giugno 2007.
  46. ^ a b "Guarda che l'Inter vende Roberto Carlos". E Capello lo portò a Madrid Archiviato il 4 marzo 2017 in Internet Archive., foxsports.it, 23 dicembre 2016
  47. ^ Capello debutto sofferto, in la Repubblica, 1º settembre 1996, p. 42.
  48. ^ Capello rivela: "Mijatovic mi ha mentito", su repubblica.it, 22 agosto 2007.
  49. ^ Via libera di Sanz a Capello, in la Repubblica, 25 aprile 1997, p. 39.
  50. ^ Gianni Piva, Capello: "Addio Real, me ne vado", in la Repubblica, 30 aprile 1997, p. 49.
  51. ^ a b Enrico Currò, Capello: "Milan, ritorno da te", in la Repubblica, 15 giugno 1997, p. 41.
  52. ^ Luigi Garlando, L'addio di Simone, in La Gazzetta dello Sport, 2 luglio 1997.
  53. ^ Lodovico Maradei e Germano Bovolenta, Il Milan cancella l'Inter, in La Gazzetta dello Sport, 9 gennaio 1998.
  54. ^ Licia Granello, Capello al capolinea, in la Repubblica, 4 maggio 1998, p. 36.
  55. ^ a b Gabriella Mancini e Antonello Capone, Pizzul e Capello tutto cuore, in La Gazzetta dello Sport, 20 maggio 1999.
  56. ^ Bruno Bartolozzi e Gaetano Imparato, Roma: accordo raggiunto con Capello, in La Gazzetta dello Sport, 31 maggio 1999.
  57. ^ Enrico Currò, Capello: "Ecco la mia Roma", su repubblica.it, 3 giugno 1999.
  58. ^ Gaetano Imparato, Emergenza Batistuta, in La Gazzetta dello Sport, 1º settembre 2000.
  59. ^ Capello lancia Tommasi ma nasconde la sua Roma, su repubblica.it, 30 dicembre 2000.
  60. ^ Gaetano Imparato e Stefano Boldrini, «Il giorno più bello della mia vita», in La Gazzetta dello Sport, 18 giugno 2001.
  61. ^ Ruggiero Palombo, La Roma è tre volte super, in La Gazzetta dello Sport, 20 agosto 2001.
  62. ^ Antonello Capone, Totti, piedi magici senza fuorigioco, in La Gazzetta dello Sport, 7 gennaio 2002.
  63. ^ La Roma in Champions con un rimpianto, su repubblica.it, 5 maggio 2002.
  64. ^ Andrea Sorrentino, La Roma resta con i nervi a pezzi, in la Repubblica, 1º giugno 2003, p. 40.
  65. ^ Gianluca Moresco, Inter, Juve e Roma: le ragioni della resa, su repubblica.it, 2 maggio 2004.
  66. ^ L'ultimo regalo di Umberto "Porto Capello alla Juventus", su repubblica.it, 27 maggio 2004.
  67. ^ Livia Taglioli, Capello scrive: "Grazie Roma", su gazzetta.it, 28 maggio 2004.
  68. ^ "La Juve? Non mi interessa", su repubblica.it, 28 maggio 2004.
  69. ^ Livia Taglioli, "Non sono scappato da Roma", su gazzetta.it, 5 giugno 2004.
  70. ^ Emanuele Gamba, Juve superiore in tutto, Milan perde per colpa sua, su repubblica.it, 8 maggio 2005.
  71. ^ Capello: "A testa alta", su gazzetta.it, 14 maggio 2006.
  72. ^ Riccardo Pratesi, Uno scudetto al veleno, su gazzetta.it, 14 maggio 2006.
  73. ^ Giancarlo Laurenzi, «Piacere, Trezeguet, pupillo di don Fabio», in La Stampa, 19 luglio 2004, p. 35.
  74. ^ Ruggiero Palombo, Capello umilia la Roma, in La Gazzetta dello Sport, 20 novembre 2005.
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  106. ^ Giorgio Kudinov, Capello è già a Mosca e oggi sarà allo stadio, in La Gazzetta dello Sport, 21 luglio 2012.
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  118. ^ Conte, scontro in tv con Capello: "L'Inter non è solo contropiede!", su gazzetta.it, 6 gennaio 2020.
  119. ^ Milan-Reggiana, Capello testimone, in la Repubblica, 11 agosto 1994, p. 30.
  120. ^ Accuse all'arbitro, squalificato Capello, in la Repubblica, 24 novembre 1994, p. 27.
  121. ^ Capello: "L'avversario è a terra? Non mandiamo più la palla fuori", su repubblica.it, 4 dicembre 2004.
  122. ^ "Dico stop ai falli di svenimento", su gazzetta.it, 4 dicembre 2004.
  123. ^ "Quei gestacci meritano una forte multa", su repubblica.it, 15 gennaio 2007.
  124. ^ Il Real Madrid multa Fabio Capello, gesto da "hooligan della panchina", su repubblica.it, 16 gennaio 2007.
  125. ^ Capello ringrazia gli ultrà ed è polemica, su repubblica.it, 7 febbraio 2007.
  126. ^ Capello indagato per frode fiscale, redditi non dichiarati per dieci milioni, su repubblica.it, 16 gennaio 2008.
  127. ^ Processo Gea, Capello e Giraudo indagati per falsa testimonianza, su repubblica.it, 7 maggio 2008.
  128. ^ Spareggio quinto posto, per l'accesso alla Coppa UEFA 1987-1988. Disputato a Torino, 23 maggio 1987, Milan - Sampdoria 1 - 0 dts.
  129. ^ Panini, pp. 649, 724.
  130. ^ Il titolo di Campione d'Italia e lo Scudetto vinto, vennero revocati dalla CAF il 14 luglio 2006. La revoca venne definitivamente confermata dalla Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso il CONI il 27 ottobre 2006.
  131. ^ Titolo assegnato dalla FIGC il 26 luglio 2006, dopo la precedente non assegnazione alla Juventus. Il primo posto ottenuto dalla Juventus nel campionato fu annullato e attribuito all'Inter.
  132. ^ Fabio Capello, su juworld.net. URL consultato il 30 aprile 2012.
  133. ^ (EN) Fabio Capello, su thefa.com. URL consultato il 30 aprile 2012.
  134. ^ (EN) Managers - Fabio Capello, su soccerbase.com. URL consultato il 30 aprile 2012.
  135. ^ A seguito della sentenza della Commissione di Appello Federale in merito ai fatti oggetto dello scandalo del calcio italiano del 2006, lo scudetto vinto dalla Juventus nel campionato 2004-2005 fu revocato e non più assegnato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Almanacco Illustrato del Milan, 2ª ed., Panini, marzo 2005.
  • Vladimiro Caminiti, Juventus Juventus – Dizionario storico romantico dei bianconeri, Milano, Edizioni Elle, 1977.
  • (EN) John Foot, Winning at All Costs: A Scandalous History of Italian Soccer, New York, Nation Books, 2006.
  • (EN) Gabriele Marcotti, Capello: The Man Behind England's World Cup Dream, Bantam Books, 2008, ISBN 978-0-553-82566-4.
  • Marco Sappino (a cura di), Dizionario del calcio italiano, Baldini & Castoldi, 2000, ISBN 88-8089-862-0. URL consultato il 9 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2013).

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